{"id":39849,"date":"2018-06-02T05:29:29","date_gmt":"2018-06-02T05:29:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39849"},"modified":"2026-01-12T13:24:55","modified_gmt":"2026-01-12T13:24:55","slug":"parrocchia-di-san-simeone-profeta-vulgo-san-simeon-grando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=39849","title":{"rendered":"Parrocchia di San Simeone Profeta vulgo San Simeon Grando"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8656m-1-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/DSC_8656m-1-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di San Simeone Profeta vulgo San Simeon Grando dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di San Simeone Profeta vulgo San Simeon Grando<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Localit\u00e0<\/em> Anche questa parrocchia occupa uno spazio in quel gruppo d&#8217;isolette che componevano l&#8217;antico circondario chiamato <em>Luprio<\/em>, <em>Lupao<\/em>, od <em>Orio<\/em>.<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fondazione<\/em> Si reputa eretta del 967 dalle famiglie <strong>Ghisi<\/strong>, <strong>Aoldo<\/strong> e <strong>Brioli<\/strong>. Sotto la mensa dell&#8217;altar maggiore si custodisce il sacro corpo del santo titolare, qu\u00ec trasportato nell&#8217;anno 1205 da due veneti cittadini che lo trassero dalla cappella di Santa Maria, contigua alla Basilica di Santa Sofia di Costantinopoli, e ne fecero dono a questa Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Asseriscono alcuni, che il corpo del profeta San Simeone sia venerato in Zara; ma vi ha ragione di credere, che quella sacra reliquia appartenga ad altro santo dello stesso nome, e non al profeta. Difatti, quello di Zara fu col\u00e0 trasferito circa 75 anni dopo il traslato di questo di Venezia: d&#8217;altronde il primo \u00e8 intatto, il secondo manca di alcune membra, e fra le altre di un braccio, il quale \u00e8 fama essersi donato da un pmperatore d&#8217;Oriente a <strong>Carlo Magno<\/strong>, che lo depose nella sua cappella in Aquisgrana. A tergo della mensa suddetta scorgesi una iscrizione con caratteri del secolo XIV, da cui si rileva, che nel 1517, alla presenza di alcuni vescovi, il corpo del santo profeta fu estratto da un antico avello di greco marmo, e riposto pi\u00f9 dignitosamente nel sito ove ora giace. In varie epoche, anche da noi lontane, questa chiesa venne rifabbricata, e tuttavia conserva traccie della antica sua condizione a moderno ristauro innestate: alcuni segnali additano, che circa sei pollici al disotto del suo pavimento, ve ne ha un altro il quale \u00e8 intessuto di fini marmi, e di qualche bronzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pi\u00f9 recente sua consacrazione rimonta al 15 luglio 1596, celebrata dal vescovo <strong>Marsilio dei Marsili<\/strong>. Questo tempio si chiama volgarmente San Simeon Grande, per distinguerlo dall&#8217;altro, poco lontano, dedicato ai Santi Apostoli Simone e Taddeo-Giuda, detto San Simon Piccolo, il quale anticamente era di piccola dimensione, e se ora presentasi di maggior mole, ci\u00f2 avvenne dopo l&#8217;ultima sua rifabbrica nel secolo XVIII.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua istituzione si reputa contemporanea all&#8217;innalzamenmento della chiesa primitiva, n\u00e8 si adducono ragioni per eccepire questa tradizione da secoli stabilita. La riforma del 1810 le assegn\u00f2 pi\u00f9 largo circondario: furono ad essa aggregate, porzione della conservata Parrocchia di San Giacomo dall&#8217;Orio, tutta la soppressa Parrocchia di San Simon piccolo, alcune contrade di San Giovanni Battista Decollato, e una estesa frazione di Santa Croce, parrocchie tutte allora soppresse. Ebbe per\u00f2 in quella circostanza lo smembramento di poche abitazioni, che dall&#8217;antico suo circondario passarono in quello della vicina Parrocchia di San Giacomo dall&#8217; Orio.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santi Simone e Taddeo Giuda<\/strong><\/em>. Da un&#8217;antica pergamena scoperta sotto la mensa di un altare al momento dell&#8217;ultima rifabbrica di questa chiesa, pot\u00e8 arguirsi, che la primitiva sua fondazione rimonti al secolo IX, ed abbia avuto il merito d&#8217;innalzarla la famiglia <strong>Brioso<\/strong>. Gli escavi occorsi per la suddetta riedificazione fecero altres\u00ec apparire tre pavimenti di materia e manifattura diversa, l&#8217;uno sovrapposto all&#8217;altro in poca distanza, pruova non dubbia di ripetute ricostruzioni, od almeno di radicali restauri. Fondata tradizione assicura, che nel 21 giugno 1271 si sia celebrata la sua consecrazione, la quale per\u00f2 non sembra essere stata quella del tempio primitivo. Nel secolo XVIII il sacro edificio, logorato dal tarlo del tempo, minacciava rovina; quindi nel 1718 fu necessario di demolirlo, ma nei successivi anni 20 venne ricostruito nell&#8217;attuale sua forma elegante di piccolo Panteon. Merita encomio <strong>Giovanni Scalfarotto<\/strong> che ne fu l&#8217;architetto, il quale seppe allontanarsi dalle goffe maniere allor dominanti. Ebbe poi nuova consecrazione nel 27 aprile 1738 da <strong>Gasparo Negri<\/strong> Vescovo di Citt\u00e0-Nuova nel l&#8217;Istria. Soppressa la parrocchia nel 1810, la chiesa divenne sussidiaria di San Simeone Profeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ges\u00f9, Maria e Giuseppe<\/strong><\/em>. Chiesa sacramentale delle Monache Eremitane Servite. <strong>Angela Maria<\/strong>, e <strong>Lucia<\/strong> sorelle <strong>Pasqualigo<\/strong>, trasferitesi da Venezia a Candia collo zio paterno che di esse avea preso cura, entrarono nel monastero di Santa Catterina in quell&#8217;isola. Reduci dopo alcun tempo alla patria, fondarono presso il campo della lana un piccolo ospizio con annesso oratorio, per la prima volta ufficiato nel 25 febbraio 1623. Unitesi alle fondatrici molte altre divote, edificarono e stabilirono ivi un nuovo monastero, abbracciando la regola di Sant&#8217;Agostino, dappoi approvata da papa <strong>Innocenzo X<\/strong> con bolla 1 luglio 1647. Colpito anche questo cenobio dalla generale soppressione, e ridotto ad altri usi, fu poi, sotto i religiosi auspici dell&#8217;attuale governo, restituito alla originaria sua destinazione, e divenne chiostro di Suore Eremitane Servite, le quali ristabilirono la ufficiatura della chiesa che vi \u00e8 congiunta.<\/p>\n<h4>Scuole<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola dei Laneri<\/strong><\/em>. Serviva alle riunioni de tessitori di pannilani, molti de quali abitavano in quel dintorni, e producevano nelle loro officine gran copia di finissime manifatture. Soppresse le corporazioni, questo locale fu convertito ad abitazione privata.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Rio Marin<\/strong><\/em> Questo rio scorre dinnanzi la Chiesa di San Simeone Profeta, e la sua linea retta lo addita opera dell&#8217;arte piuttostoch\u00e8 della natura: si crede infatti escavato per ordine di <strong>Marino Dandolo<\/strong>, da cui sembra aver preso il nome di <em>Rio Marin<\/em>.<\/p>\n<h4>Palazzi<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Gradenigo<\/strong><\/em> Questo maestoso edificio sorge sulla sponda del suaccennato rio, e appartiene all&#8217;illustre famiglia dei <strong>Gradenigo<\/strong> da cui uscirono quattro veneti dogi. Fra questi si \u00e8 segnalato quel <strong>Pietro<\/strong> che, nel 1297, fece adottare la tanto famosa legge che ha riformata l&#8217;antica costituzione, sostituendo all&#8217;originaria democrazia l&#8217;aristocrazia ereditaria. Esso doge seppe anche domare la ribellione di <strong>Bajamonte Tiepolo<\/strong>. Adiacente al palazzo si stende ampio giardino, intorno al quale si pu\u00f2 girare in carrozza a 4 cavalli, come si praticava sino alla fine del Settecento, avendosi eretta all&#8217;uopo nel giardino medesimo una magnifica scuderia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Cappello<\/strong><\/em> Apparteneva a questa patrizia famiglia quel <strong>Antonio Cappello<\/strong> il quale, sedendo ambasciatore presso <strong>Luigi XVI<\/strong>. di Francia, avvis\u00f2 il suo governo, sin dall&#8217;anno 1788, delle inquietudini che minacciavano grave esplosione in quel regno, e lo esort\u00f2 a prendere caute misure onde resistere allo sconvolgimento che ne potea ridondare in tutti gli Stati d&#8217;Europa.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Emo-Diedo<\/strong><\/em> Lungo la <em>Fondamenta di San Simon Piccolo<\/em> s&#8217;innalza un palazzo con colonne e frontispizio di marmo, propriet\u00e0 <strong>Diedo<\/strong>, di ragione una volta della famiglia di <strong>Angelo Emo<\/strong> ultimo valoroso grande ammiraglio della cessata Repubblica. Mancato a vivi quell&#8217;eroe nell&#8217;isola di Malta, l&#8217;anno 1792, mentre sosteneva il comando della veneta flotta nei mari d&#8217;Africa, la salma di lui trasferita in Venezia fu tumulata nel tempio dei padri Serviti, e deposta ivi in marmoreo avello scolpito dal primo istitutore di <strong>Canova<\/strong>, vale a dire dal <strong>Ferrari-Toretti<\/strong>. Demolito il tempio, quelle ceneri col sarcofago si trasportarono nella chiesa di San Martino, e di l\u00e0 in quella di San Biagio, parrocchiale della Marina, ove tuttora si custodiscono. La Repubblica, emulando la liberalit\u00e0 dei congiunti dell&#8217;estinto, volle a proprie spese innalzargli altro monumento a mezzo di celebre artista che accoppiasse alla propria l&#8217;immortalit\u00e0 del prode capitano. Questo parto del genio del sommo <strong>Canova<\/strong> fu inaugurato in una sala d&#8217;armi dell&#8217;Arsenale, ove fa chiara mostra dei differenti segnalati ingegni di due cospicuissimi Veneziani (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Simeone Profeta vulgo San Simeon Grando dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia di San Simeone Profeta vulgo San Simeon Grando Localit\u00e0 Anche questa parrocchia occupa uno spazio in quel gruppo d&#8217;isolette che componevano l&#8217;antico circondario chiamato Luprio, Lupao, od Orio. 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