{"id":31677,"date":"2017-12-09T14:51:04","date_gmt":"2017-12-09T14:51:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31677"},"modified":"2026-04-10T11:31:51","modified_gmt":"2026-04-10T11:31:51","slug":"parrocchia-di-san-cassiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31677","title":{"rendered":"Parrocchia di San Cassiano vulgo San Cassan"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8662m2-1-1-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8662m2-1-1-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di San Cassiano dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di San Cassiano vulgo San Cassan<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Localit\u00e0<\/em> Anche questa parrocchia sorge, se non in tutto, per\u00f2 nella massima parte, su quelle isole che formavano il gruppo di <em>Luprio<\/em>. La chiesa parrocchiale, ed alcune sue contrade, si trovano nel circondario di questo sestiere di San Polo: ma tutto il caseggiato posto oltre il canale, o rio, che scorre dinnanzi alla chiesa medesima, appartiene al sestiere di Santa Croce.<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fondazione<\/em> Riferiscono alcuni cronicisti, esistesse la chiesa fin dal principio del secolo VIII, intitolata, a quel tempo, a Santa Cecilia, e ufficiata da monache nel vicino chiostro raccolte, indi fosse ricostruita nel 928 a cura delle famiglie <strong>Michiel<\/strong>, <strong>Minotto<\/strong> e <strong>Miani<\/strong>. Osserva per\u00f2 il dotto <strong>Flaminio Cornaro<\/strong>, che per l&#8217;incendio del 1105 smarrirono tutti li documenti relativi a questo tempio, e che da un diploma dell&#8217;anno 1188 di papa <strong>Clemente III<\/strong>, esso figurava sotto il titolo di San Cassiano vescovo e martire, e solamente pi\u00f9 tardi fu fregiato della duplice intitolazione di San Cassiano e Santa Cecilia, dal che sembra potersi arguire, che in origine non portasse altro titolo che quello di San Cassiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricostruito dopo l&#8217;incendio summentovato, ebbe poi nel 1232 la dotazione di alcune case donate da <strong>Giacomo Minotto<\/strong>, discendente dai primi fondatori. Si dice nuovamente eretto anche nel 1350; e finalmente nel 1622 ebbe radicale restauro, e fu condotto alla presente sua condizione: allora appunto lo si \u00e8 decorato dei preziosi marmi, e di alcune delle scelte pitture che vi si ammirano. Bench\u00e9 ridotto modernamente, si era per\u00f2 conservato dinnanzi la maggior porta il vestibolo nel quale, giusta l&#8217;antico rito, si trattenevano i peccatori di gravi mancanze, obbligati a scontare la penitenza fuor della chiesa, sino a che, purificati, fossero ammessi fra gli altri devoti; ma questo rudero dei costumi dei primi secoli del cristianesimo, venne distrutto, onde riformare la facciata del tempio.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;incertezza dell&#8217;epoca della erezione del tempio, si estende anche alla istituzione della parrocchia; nondimeno, vogliono alcuni rimontare s\u00ec l&#8217;una, che l&#8217;altra al secolo IX, e precisamente al tempo della traslazione della sede ducale da Malamocco a Rialto. Certo \u00e8 per\u00f2, che la donazione mentovata di sopra fa prova, come nel 1232 la parrocchia donataria era gi\u00e0 stabilita. Questo parrocchiale circondario non sofferse smembramento veruno per la riforma del 1810, anzi in quella circostanza venne considerabilmente ampliato per l&#8217;aggiunta di alcune contrade tolte alla conservata parrocchia di San Giacomo dall&#8217;Orio, e di altre che appartenevano alle quattro soppresse parrocchie di Santa Maria Mater Domini, di Sant&#8217;Eustachio (San Stae), di Sant&#8217;Apollinare (Sant&#8217;Aponal) e di Sant&#8217;Ubaldo (San Boldo).<\/p>\n<h4>Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiate<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria Mater Domini<\/strong><\/em>. Sussidiaria. Si dice eretta nel 960 dalle famiglie <strong>Ziani<\/strong> e <strong>Cappello<\/strong>, e si crede dedicata in origine a Santa Cristina. Nel secolo XVI venne riedificata dalla celebre scuola architettonica dei <strong>Lombardi<\/strong>, e fu condotta a compimento da <strong>J. Sansovino<\/strong>. L&#8217;ultima sua consacrazione si celebr\u00f2 da <strong>Lucio<\/strong> vescovo di Sebenico, l&#8217;anno 1540. Elegante ne \u00e8 la struttura; fini marmi, e scelte pitture la rendono molto adorna. Soppressa nel 1810 la parrocchia, la chiesa divenne sussidiaria di San Cassiano.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Sant&#8217;Eustachio<\/strong> (San Stae)<\/em>. Oratorio Sacramentale. Riferiscono alcuni essersi costruita nell&#8217;VIII secolo a cura di <strong>Ordelafo<\/strong> vescovo di Olivolo ossia Castello, indi rialzata nel 966, e che sul principio s&#8217;intitolasse a Sant&#8217;Isaia, cui succedette il titolo di Sant&#8217;Eustachio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con sicurezza sappiamo soltanto, che esisteva nel 1270, facendone prova un pontificio diploma. Cadente per vetust\u00e0, venne rifabbricata nell&#8217;attuale sua forma l&#8217;anno 1678 da <strong>Giovanni Grassi<\/strong>; e poi nel 1709 il doge <strong>Alvise Mocenigo<\/strong>, personaggio della pi\u00f9 specchiata piet\u00e0, ne fece a proprie spese erigere la facciata dall&#8217;architetto <strong>Domenico Rossi<\/strong>, che la orn\u00f2 di magnifiche decorazioni, le quali peraltro appalesano il gusto pesante di quella et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abitava quel principe il palazzo di sua famiglia che sorge nel vicinato, e quindi venuto a morte, il suo cadavere fu deposto in una tomba nel mezzo di questo tempio, con iscrizione che forma il tipo delle morali sue qualit\u00e0, cos\u00ec concepita: <em>Nomen et cineres una cum vanitate sepulta<\/em>. Egli fu il quinto dei sette dogi che questo illustre casato diede alla Repubblica di Venezia.<\/p>\n<h4>Scuole<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di San Giovanni Battista<\/strong><\/em>. Sorgeva presso il vestibolo della chiesa di San Cassiano, col quale fu demolita. Si raccoglievano in esso gli ascritti alla Confraternita degli Osti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di Sant&#8217;Eustachio<\/strong><\/em> Sussiste ancora, bench\u00e9 secolarizzata, presso la chiesa di Sant&#8217;Eustachio, e serviva alle pie unioni della Confraternita dei Battioro e Tiraoro esercenti l&#8217;arte di ridurre l&#8217;oro a finissima forma onde adattarlo a qualunque genere di tessuti e ornamenti. Copiosissimo era una volta in Venezia il numero di tali lavoratori.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Poste Vecchie<\/strong><\/em>, \u00e8 una calle che si apre fra quella dei <em>Boteri<\/em> e il <em>Rio de le Beccarie<\/em>, cos\u00ec chiamata perch\u00e9 ivi era stabilito l&#8217;Uffizio delle Poste, eretto in Venezia verso l&#8217;anno 1160. Negli ultimi tempi della cessata Repubblica codesto ufficio fu trasferito nel palazzo <strong>Tiepolo <\/strong>in <em>Corte Barozzi<\/em> a San Mois\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle dei Boteri<\/strong><\/em>. Moltissimi essendo in Venezia i fabbricatori di botti da olio, dispose il governo, nel 1379, che tali officine si concentrassero nella spaziosa calle verso San Cassiano, che porta tuttavia il nome di quegli artefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Calle de le Caranpane<\/strong><\/em> cos\u00ec chiamata per le molte case ivi situate di propriet\u00e0 della famiglia <strong>Rampani<\/strong>. Quegli stabili furono una volta assegnati dal governo ad abitazione delle pubbliche meretrici, le quali perci\u00f2 volgarmente si chiamavano <em>Carampane<\/em>. La veneta polizia esercitava la massima vigilanza sopra i postriboli, come ne fanno prova alcuni regolamenti che rimontano sino all&#8217;anno 1314.<\/p>\n<h4>Teatri<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco lunge dal campanile della chiesa di San Cassiano, vi \u00e8 una calle detta del <em>Teatro Vecchio<\/em>, perch\u00e8 ivi sorgeva un teatro nel quale venne rappresentato nel 1637 il primo dramma in musica comparso sulle pubbliche scene. Sappiamo infatti che a Parigi simili spettacoli cominciarono l&#8217;anno 1672. Verso il <em>Ponte de l&#8217;Agnella<\/em> esisteva una volta altro teatro. Ambedue codesti edifici furono da lungo tempo distrutti. L&#8217;area del secondo \u00e8 ora convertita in ameno giardino del conte <strong>Albrizzi<\/strong>, e comunica con il di lui palazzo mediante un ponte sopra il rio che da esso palazzo disgiunge quello spazio ridotto a leggiadra vegetazione.<\/p>\n<h4>Palazzi<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla linea di questa parrocchia che fa sponda al Canal Grande, si osservano i seguenti cospicui palazzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Corner della Regina<\/strong><\/em> Opera magnifica. Architetto <strong>Domenico Rossi<\/strong>, anno 1721. Il veneto patrizio <strong>Caterino Cornaro<\/strong>, ultimo rampollo della famiglia da cui \u00e8 uscita la regina di Cipro, <strong>Caterina<\/strong>, gi\u00e0 proprietario di questo palazzo, ne fece dono a <strong>Papa Pio VI<\/strong>; e sua santit\u00e0 lo cedette dappoi ai nobili fratelli conti <strong>Cavanis<\/strong>, benemeriti fondatori di ospizi di carit\u00e0 per la povera giovent\u00f9. Da essi fratelli lo acquist\u00f2 in questi ultimi anni il Comune di Venezia, che vi ha stabilito il Monte dei Pegni con annessa Cassa Risparmio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Pesaro<\/strong><\/em> Maestosa ed ampia mole innalzata dal l&#8217;architetto <strong>Baldassare Longhena<\/strong> verso la meta del secolo XVII. Bench\u00e9 manifesti il cattivo gusto di quella et\u00e0, \u00e8 per\u00f2 un edificio degno di albergare un sovrano.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Tron<\/strong><\/em> Estinta la famiglia <strong>Tron<\/strong>, questo suo palazzo pass\u00f2 in altrui propriet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Mocenigo<\/strong><\/em> sulla via conducente alla chiesa di Sant&#8217;Eustachio, chiamata <em>Salizzada de San Stae<\/em>, s&#8217;innalza questo grandioso palazzo. Era in addietro abitato dalla illustre famiglia <strong>Mocenigo<\/strong>, la quale col girare dei secoli divenuta numerosissima, fece acquisto di altri palazzi nei quali alcuni dei suoi individui presero stanza. Un ramo per\u00f2 rimase nel suddetto palazzo a San Stae. Intorno a questo casato, ed ai sette dogi che ne uscirono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Baglioni<\/strong><\/em> Lateralmente al <em>Campo de San Casan<\/em> si apre la <em>Calle Muti<\/em>, entro la quale s&#8217;innalza cospicuo palazzo eretto nel secolo XV, gi\u00e0 di ragione della famiglia <strong>Muti<\/strong>, da cui pass\u00f2 ai <strong>Barbolani<\/strong>, indi ai <strong>Vezzi<\/strong>, e finalmente alla patrizia famiglia <strong>Baglioni<\/strong> che in esso presentemente dimora. L&#8217;innalzamento di questa famiglia al veneto pPatriziato pu\u00f2 fermar l&#8217;attenzione degli osservatori della vita politica dei governi. Fu essa portata alla superiore casta per le benemerenze acquistate nel diffondere copiosamente le belle edizioni che uscivano da suoi torchi di ogni genere di produzioni ecclesiastiche, scientifiche e letterarie. La veneta Repubblica intenta a promuovere l&#8217;incivilimento, il commercio, l&#8217;industria, premi\u00f2 luminosamente i <strong>Baglioni<\/strong> che secondavano le sue provvide mire colla loro attivit\u00e0 e collo studio. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Cassiano dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. 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