{"id":31598,"date":"2017-12-08T13:18:44","date_gmt":"2017-12-08T13:18:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31598"},"modified":"2026-01-12T13:16:22","modified_gmt":"2026-01-12T13:16:22","slug":"parrocchia-dei-santi-apostoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31598","title":{"rendered":"Parrocchia dei Santi Apostoli"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8620m2-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8620m2-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia dei Santi Apostoli dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia dei Santi Apostoli<\/h3>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fondazione<\/em>. Si dice eretta anche questa chiesa per insinuazione dello stesso San Magno vescovo di Oderzo, il quale alla met\u00e0 del secolo VII o in quel torno, cooper\u00f2 alla edificazione di molti altri sacri edifici come a suo luogo abbiamo veduto. Gli abitanti del vicinato, e segnatamente <strong>Gardoco Gardolico<\/strong>, si prestarono pel suo innalzamento: le famiglie <strong>Erizzo<\/strong> e <strong>Cornaro<\/strong> concorsero pi\u00f9 tardi al restauro. Riedificata verso il 1575, il vescovo di Trau <strong>Antonio Guido<\/strong>, ne celebr\u00f2 la consacrazione nel giorno 6 luglio dell&#8217;anno stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella rifabbrica fu per\u00f2 conservata la elegante ricca cappella che vi era stata aggiunta dalla famiglia <strong>Cornaro<\/strong>, incrostata di marmi finissimamente scolpiti: affissi alle sue pareti stanno due avelli con le spoglie mortali d&#8217;individui di quella illustre prosapia. Ivi appunto erasi tumulata anche la rinomatissima <strong>Caterina Cornaro<\/strong> regina di Cipro, morta in Venezia l&#8217;anno 1510: le sue ceneri per\u00f2 ne furono tratte nella circostanza della ricostruzione della chiesa, e si trasportarono in quella di San Salvatore, ove le venne eretto magnifico mausoleo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moderna forma si diede pi\u00f9 tardi alla chiesa per opera dell&#8217;architetto <strong>Giuseppe Pedolo<\/strong> verso la met\u00e0 del secolo XVIII: ebbe indi altri radicali restauri e molte decorazioni anche in questi ultimi tempi, per la pia generosit\u00e0 e per le sollecitudini di monsignor <strong>Pianton<\/strong> abate mitrato, e di alcuni di quei parrocchiani: finalmente lo zelo religioso dell&#8217;attuale monsignor pievano la condusse alla presente maestosa sua condizione nell&#8217;anno 1845.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sappiamo con sicurezza quando questa parrocchia si istituisse; ma fondata la chiesa pel concorso degli abitanti di quel circondario, il quale si annovera fra i primi in queste isole popolati, vi ha fondata ragione onde supporre, che all&#8217;origine del sacro edificio rimonti pur quella della parrocchia. Mancano tracce dei nomi de primi parrochi, per\u00f2 abbiamo quello di <strong>Giovanni Gradenigo<\/strong> il quale, nel 1092, sosteneva questa cura col titolo di vicario. Abbiamo pur anche i nomi di tutti i successori di lui, fra i quali <strong>Nicolao Benedetto<\/strong> fu il primo che s&#8217;intitolasse pievano, nel 1572.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel vicino <em>Campiello de la Cason<\/em>, sorgevano antichi edifici, i quali \u00e8 fama servissero alla residenza del tribuno che governava questo gruppo d&#8217;isolette prima ancora della traslazione della sede ducale da Malamocco a Rialto, cio\u00e8 innanzi all&#8217;814; e che anche dopo questo avvenimento alcuni magistrati continuassero a sedere in quella localit\u00e0, e ivi altres\u00ec stabilite fossero le pubbliche carceri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo inoltre assicurati dalle memorie di quei tempi, che nel vicino canale o rio di divisione fra questa e la vicina parrocchia di San Canciano, solevano i primi dogi tenere le loro barche armate a difesa della citt\u00e0, circostanza anche questa valevole a dimostrare, ivi essere stato il nerbo della primitiva popolazione, e il centro delle autorit\u00e0 destinate a vegliare sulla pubblica sicurezza, le quali pare si siano poi concentrate nel ducale palazzo, quando, intorno al 1175, il doge <strong>Sebastiano Ziani<\/strong> lo fece ampliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mentovato <em>Campiello de la Cason<\/em>, quantunque topograficamente appartenga alla parrocchia dei Santi Apostoli, ne era per\u00f2 canonicamente staccato, e compreso in quella di San Canciano; senonch\u00e9 nell&#8217;ultima riforma di cui pi\u00f9 volte ho fatto menzione, fu tolto a questa, e congiunto all&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ricambio di tale distacco, si smembrarono dal circondario dei Santi Apostoli alcune contrade che si diedero a San Canciano. Nel tempo stesso codesta parrocchia dei Santi Apostoli ebbe ampliazione per l&#8217;aggiunta che le si fece di alcune frazioni di quella di Santa Sofia allora soppressa, e di altre recise dalla conservata Parrocchia di San Felice.<\/p>\n<h4>Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiate<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Chiesa di Santa Maria Assunta dei padri Gesuiti<\/strong><\/em> Nel 1150, ovvero nel 1155, <strong>Pietro Gusoni<\/strong>, o <strong>Cleto Grausoni<\/strong>, innalz\u00f2 in questa situazione chiesa e chiostro ad ospizio di religiosi Crociferi, presso cui istitu\u00ec un ospitale per poveri infermi i quali dovevano da quei padri avere assistenza. Il fondatore, e dopo lui B<strong>onavere Grausoni<\/strong>, suo erede, dotarono quegli stabilimenti, ai quali alcuni patriarchi d&#8217;Aquileia aggiunsero patrimonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte vicissitudini ed anche le fiamme, travagliarono la chiesa ed il chiostro; altre pur ne sofferse l&#8217;ordine dei Crociferi soppresso nel 1656 da papa <strong>Alessandro VII<\/strong>, che assegn\u00f2 alla Repubblica i beni di quel convento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I chierici regolari della Compagnia di Ges\u00f9, digi\u00e0 partiti da Venezia sino dal 1606 per le controversie che si agitavano fra la Repubblica e il pontefice <strong>Paolo V<\/strong>, ottennero intanto il permesso di qui ritornare; quindi, profittando essi della soppressione dei Crociferi, stabilirono con <strong>Carlo Caraffa<\/strong>, vescovo di Aversa e legato pontificio, il contratto 11 marzo 1657, con cui, per ducati 50 mila, acquistarono il suaccennato locale, allor vuoto,e in questo fissarono domicilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa per\u00f2 minacciando rovina, si diede mano nel 1715 a riedificarla dai fondamenti con disegno dell&#8217;architetto <strong>Domenico Rossi<\/strong>: <strong>Giovanni Battista Fattoretto<\/strong> innalz\u00f2 la facciata. Ebbe allora moderna forma, e fu decorata di preziosi marmi e di pregevoli sculture e pitture. Ricchissimo \u00e8 l&#8217;interno del tempio, ornatissima la facciata, l&#8217;uno e l&#8217;altra lasciano desiderare qualche parsimonia negli ornamenti, ma il gusto di quel tempo cos\u00ec richiedeva, ed ogni secolo ha i suoi costumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soppresso nel 1773 l&#8217;ordine dei Gesuiti, il collegio che qui abitavano fu assegnato alle pubbliche scuole, che vi rimasero sino a che, nel 1807, si trasferirono nel chiostro di Santa Caterina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa si mantenne ufficiata col titolo di Sussidiaria della parrocchia dei Santi Apostoli. Risorta in questi ultimi tempi la Compagnia di Ges\u00f9, aprirono quei padri un ospizio anche in Venezia, al qual uopo ottennero dalla pia liberalit\u00e0 del governo la primitiva loro chiesa, di cui fu fatta consegna nell&#8217;8 luglio 1844, alla quale epoca cess\u00f2 di essere sussidiaria della parrocchia. Occupare per\u00f2 non potendo quei regolari anche l&#8217;antico chiostro ad uso diverso ormai convertito e adattato, fissarono abitazione in alcuni locali adiacenti al fianco settentrionale della lor chiesa.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Oratorio dell&#8217;Ospedaletto <\/strong><\/em> una volta intitolato a Santa Maria, ed ora dedicato a Santi Luigi Gonzaga e Filippo Neri. Questo piccolo sacro edificio \u00e8 un semplice oratorio adiacente ad un ospizio che raccoglie alcune povere vecchie, ai religiosi esercizi delle quali \u00e8 destinato. Ma quando, nel 1844, la chiesa dei Gesuiti fu consegnata a quei padri, si trasfer\u00ec in questo oratorio la confraternita dei mentovati due santi, che in quella chiesa si trovava stabilita: cos\u00ec l&#8217;interna sua ufficiatura acquist\u00f2 maggiore estensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Chiesa di Santa Caterina<\/strong><\/em>. Oratorio Sacramentale. Nel IX secolo alcuni regolari chiamati Sacchini, perch\u00e8 vestivano di sacco, si stabilirono nel chiostro a questa chiesa adiacente, sotto gli auspici di Santa Caterina. Soppresso da papa <strong>Gregorio X<\/strong> l&#8217;ordine, e devoluti i suoi beni alle spese per la guerra di Terra-Santa, <strong>Giovanni Bianco<\/strong> veneto mercadante fece nel 1288 l&#8217;acquisto di quel locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pio compratore don\u00f2 poi la chiesa, il convento, ed altri suoi capitali a <strong>Bortolotta Giustiniani<\/strong> per collocarvi una famiglia di sacre vergini. Essa infatti vi fond\u00f2 un monastero di agostiniane di cui fu la prima abbadessa. Per conservare la rimembranza dei padri Sacchini, il nuovo cenobio venne chiamato Santa Caterina dei Sacchi. Codesta <strong>Bortolotta<\/strong> era figlia del rinomatissimo fra <strong>Nicol\u00f2 Giustiniani<\/strong> gi\u00e0 monaco in San Nicol\u00f2 di Lido, uscito dal chiostro con pontificio permesso per unirsi ad <strong>Anna Michiel<\/strong> all&#8217;oggetto di dar successione alla sua cospicua prosapia, e che, ottenuto per numerosa prole l&#8217;intento, rientr\u00f2 a chiudersi nel monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa di cui si parla, bench\u00e9 riformata, e restaurata pi\u00f9 volte, serba ancora in qualche parte le tracce dell&#8217;antica sua costruzione nel Medio Evo. Nel secolo XVI fu decorata di pitture pregevoli, fra le quali si distingue la tavola dell&#8217;altar maggiore rappresentante gli Sponsali di Santa Caterina, opera segnalatissima di <strong>Paolo Veronese<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soppresso dal cessato governo italiano il convento, vi fu collocato nel 1807 il liceo con convitto. La chiesa divenne allora, come lo \u00e8 pure attualmente, oratorio sacramentale ad uso di quello stabilimento di educazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola dell&#8217;Angelo Custode<\/strong><\/em>. S&#8217;innalza quest&#8217;oratorio presso il ponte che mette al <em>Campo Santi Apostoli<\/em>, e serviva a religiosi esercizi di una confraternita o scuola eretta sotto gli auspicii dell&#8217;Angelo Custode. Soppresse tali pie unioni, fu destinato alla ufficiatura per gli accattolici della comunione Augustana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parte anteriore del gi\u00e0 collegio dei Gesuiti, erano incorporati due oratori, l&#8217;uno intitolato all&#8217;Annunziata, l&#8217;altro a Santa Barbara e Sant&#8217;Omobono: il primo ufficiavasi dalla Confraternita dei Passamaneri, il secondo da quella dei Sarti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro Oratorio intitolato a <em><strong>San Stefano<\/strong><\/em> apparteneva alla Confraternita degli Specchieri: questo locale \u00e8 ora innestato nel novello chiostro dei padri Gesuiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla <em><strong>Purificazione di Maria<\/strong><\/em> era dedicato l&#8217;oratorio di rimpetto alla chiesa dei Gesuiti; questo apparteneva alla Confraternita dei Bottai, ora \u00e8 convertito ad usi mercantili.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Liceo con Convitto <\/strong><\/em> Eretto nel 1807 nel gi\u00e0 chiostro delle monache in Santa Caterina, di cui si \u00e8 parlato di sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel piccolo tratto di questa parrocchia, che forma sponda al Canal Grande, \u00e8 decorato dai seguenti cospicui edifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Mangilli, ora Valmarana<\/strong><\/em> Architettura moderna di <strong>A. Vicentini.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Michiel detto del Brus\u00e0<\/strong><\/em> Venne cos\u00ec chiamato a causa dell&#8217;incendio sofferto alla fine dell&#8217;ultimo secolo. Per\u00f2 la patrizia famiglia <strong>Michiel<\/strong> lo ha ristaurato, e forma sua nobile stanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Michiel dalle Colonne, ora Martinengo <\/strong><\/em> E&#8217; dubbioso se il nome <em>dalle Colonne<\/em> proceda dal vestibolo che appunto \u00e8 decorato di colonne, ovvero dalla circostanza, che il doge <strong>Domenico Michiel<\/strong>, cui apparteneva, fece trasportare a Venezia nell&#8217;anno 1125 le due grandi colonne di granito erette sulla Piazzetta San Marco, qual trofeo delle gloriose sue gesta nelle guerre per la conquista di Terra-Santa.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A piedi del <em>Ponte dei Sartori<\/em>, andando verso la chiesa dei Gesuiti, sorge il <em><strong>palazzo Seriman<\/strong><\/em>, maestosa mole di stile moresco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla sinistra del <em>Ponte dei Gesuiti<\/em> sorgono lungo la fondamenta tre <em><strong>palazzi della patrizia famiglia Zen<\/strong><\/em> decorati di marmorei prospetti, i quali furono architettati da un amatore di belle arti di quella illustre prosapia chiamato <strong>Francesco<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fondamente Nuove<\/strong><\/em> Queste fondamente furono cos\u00ec chiamate per il decreto 22 febbraio 1589, con cui fu adottato di erigere in quella localit\u00e0 una nuova fondamenta di pietra d&#8217;Istria ove prima non era che un margine di terreno molle, costruzione che fu cominciata nel 1595. Un tronco di queste spaziose fondamente scorre lungo la estremit\u00e0 settentrionale della parrocchia, dal ponte che per il vicino <em>Palazzo Don\u00e0 dalle Rose<\/em> si chiama <em>Ponte Don\u00e0<\/em>, sino al canale detto <em>Sacca della Misericordia<\/em>. Questa via prosegue poi in linea retta verso levante, e i diversi suoi tronchi formano parte di altre parrocchie sin presso la chiesa di San Francesco della Vigna, ove finisce. Essa offre ameno passeggio della lunghezza di oltre mezzo miglio, molto opportuno nell&#8217;estiva stagione, per essere collocato al nord della citt\u00e0.<\/p>\n<h4>Feste veneziane<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uomo d&#8217;alti concepimenti, il quale, asceso alla ducale dignit\u00e0, seppe con la tanto famosa legge ultimo febbraio 1296 m. v., rifondere l&#8217;antica costituzione della Repubblica trasformando l&#8217;originaria democrazia in aristocrazia, fu <strong>Pietro Gradenigo<\/strong>. L&#8217;elevata sua mente era convinta, pi\u00f9 non permettere la condizione i tempi di lasciare in mano di tutte le classi della popolazione le redini dello stato; e penetrando nell&#8217;avvenire, ben conosceva necessario il promuovere con efficacia l&#8217;incivilimento della nazione, per assicurare il progresso del suo decoro e della sua grandezza. Occupava l&#8217;animo di quel doge la massima, le sole ricchezze e la sola nobilt\u00e0 non formare l&#8217;uomo di merito, ma doversi ricorrere al tempio della sapienza per trarne buoni ed utili cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo i quali principii, diede opera ad animare e nobilitare ogni maniera di studi, anche a mezzo di religiosi apparati. Quindi nel 1307 fece adottar legge, che istitu\u00ec la Festa di Santa Caterina, chiamata Festa de Dotti, perch\u00e9 nell&#8217;annuale ricorrenza del giorno dedicato alla santa, l&#8217;universit\u00e0, i licei, e tutti gli altri istituti di pubblico insegnamento si dischiudevano. Cos\u00ec consacrava il governo col suo maestoso intervento ai divini uffici nella chiesa e nel giorno summentovati, l&#8217;epoca nella quale, concesso allo spirito l&#8217;autunnale riposo, rientrava la giovent\u00f9 nell&#8217;arena delle studiose esercitazioni, che appianavano la via per salire ad ogni sorta di onori. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia dei Santi Apostoli dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. 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