{"id":31594,"date":"2017-12-08T16:16:49","date_gmt":"2017-12-08T16:16:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31594"},"modified":"2026-01-12T13:19:55","modified_gmt":"2026-01-12T13:19:55","slug":"parrocchia-di-san-marziale-vulgo-san-marcilian","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31594","title":{"rendered":"Parrocchia di San Marziale vulgo San Marcilian"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8628m2-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8628m2-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di San Marziale dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di San Marziale vulgo San Marcilian<\/h3>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fondazione<\/em>. In uno spazio ove era stabilito uno squero, ossia cantiere per fabbricare navigli, fu innalzata questa chiesa l&#8217;anno 983, a spese della patrizia famiglia <strong>Dei Bocchi<\/strong>, e intitolata a San Marziale Vescovo di Limoges, volgarmente detto<em> San Marcilian<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso la fine del secolo XVII divenuta cadente, fu rifabbricata da fondamenti a cura del pievano <strong>Giuseppe Pasquini<\/strong>, in parte con mezzi propri, e in parte con le elemosine del vicinato. Condotta nel 1693 a compimento, fu poi consacrata nel 28 Settembre del 1721 dal Patriarca di Venezia <strong>Pietro Barbarigo<\/strong>. Questo tempio presenta il gusto architettonico del secolo XVII; per\u00f2 \u00e8 decorato di qualche buon quadro; vi si distingue la celebre opera di <strong>Tiziano<\/strong> rappresentante Tobia guidato dal l&#8217;Angelo.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua istituzione rimonta al 1133 e forse anche pi\u00f9 in l\u00e0: vasto ne \u00e8 il circondario, divenuto maggiore nel 1810 per l&#8217;aggiunta di una grande porzione di quella dei Santi Ermagora e Fortunato (San Marcuola) tuttora conservata; e di alcune contrade dell&#8217;altra di Santa Sofia, allora soppressa.<\/p>\n<h4>Chiese nel circondario di questa parrocchia attualmente ufficiate.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Lodovico <\/strong>(vulgo Sant&#8217; Alvise)<\/em>. Sussidiaria. Eretta intorno al 1588 a spese della vedova <strong>Antonia Venier<\/strong> nobile matrona veneziana, la quale poi vi aggiunse un monastero in cui si rinchiuse con alcune compagne, abbracciando la regola di Sant&#8217;Agostino. Soppresso dal governo italiano il cenobio, fu per\u00f2 mantenuta l&#8217;ufficiatura della chiesa come sussidiaria di San Marziale. Il convento si destin\u00f2 a ricovero delle figlie adulte dell&#8217;ospizio chiamato della Piet\u00e0, che accoglie gli esposti. Ora, provveduto essendo in altra maniera al collocamento delle esposte adulte, il chiostro convertito ad altri usi, viene presentemente restaurato, e adattato per il collocamento in esso delle Suore della Carit\u00e0, che, dall&#8217;Ospizio di Santa Lucia, devono esservi traslocate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria dell&#8217;Orto <\/strong>(vulgo la Madonna dell&#8217;Orto)<\/em>. Oratorio Sacramentale. <strong>Marco Tiberio<\/strong> da Parma generale della Congregazione degli Umiliati, venuto a Venezia, fond\u00f2 questa chiesa verso la met\u00e0 del XIV secolo, e la dedic\u00f2 a San Cristoforo. Vi aggiunse anche un chiostro per i monaci del suo ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre si lavorava per compiere l&#8217;edificio, fu casualmente escavata in un orto vicino una rozza immagine in marmo di Maria Vergine col Bambino, la quale collocata dignitosamente nella chiesa di San Cristoforo, le diede il nome di Santa Maria dell&#8217;Orto. La famiglia di quegli Umiliati avendo nel 1477, per la sua mala condotta obbligato il governo ad allontanarla, vi subentrarono alcuni canonici secolari usciti dal Chiostro di San Giorgio in Alga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soppressa poi da Papa <strong>Clemente IX<\/strong> quella congregazione, il convento divenne propriet\u00e0 dello stato, da cui nel 1669 lo acquistarono i monaci Cisterciensi che vi rimasero sino alla soppressione decretata dalla Repubblica Veneta sul declinare del secolo scorso. Questo grandioso tempio \u00e8 decorato di scelti quadri, fra i quali si distingue la Vergine col Bambino, opera insigne di <strong>Giovanni Bellino<\/strong>. Le pareti laterali del presbiterio sono ricoperte da due gran quadri di estraordinaria dimensione, che mostrano l&#8217;ardimento e il valore di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong>. L&#8217;uno rappresenta i fatti che precederanno il Giudizio universale, l&#8217;altro il Monte Sinai e l&#8217;adorazione del Vitello d&#8217;oro, opere degne di somma ammirazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Girolamo<\/strong><\/em>. Le pie largizioni di <strong>Giovanni Contarini<\/strong> posero in grado alcune monache agostiniane, nel 1375 ritiratesi in causa di guerra da Treviso a Venezia, d&#8217;innalzare una chiesa a San Girolamo intitolata, e di aggiungervi un ospizio ove ricoverarsi. Un incendio distrusse nel 1456 quei fabbricati; e costrutti di nuovo, furono questi pure distrutti dall&#8217;altro incendio del 1705.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quelle ceneri sorsero ancora il convento e la chiesa; questa anzi di maggior dimensione che l&#8217;anteriore; il tutto per\u00f2 fu convertito ad usi privati al momento della general soppressione, anzi da alcuni anni vi si piantarono i molini a vapore.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Chiesa di Santa Maria della Misericordia<\/strong><\/em>. Priorato Abaziale. Sino dall&#8217;anno 959 s&#8217;innalz\u00f2 questa chiesa sullo spazio chiamato allora <em>Valverde<\/em>, e fu intitolata a Santa Maria della Misericordia. Variano le opinioni quanto ai nomi dei fondatori: certo \u00e8 per\u00f2, che ne ebbe gran parte di merito la patrizia famiglia <strong>Moro<\/strong> da cui scese anche <strong>Cristoforo Moro<\/strong> doge nel 1462; poich\u00e9 sappiamo, che nel 1569, il patriarca di Grado <strong>Francesco Querini<\/strong>, qual commissario apostolico, con formale sentenza ha deciso, spettare il patronato di questa chiesa alla suaccennata famiglia <strong>Moro<\/strong> qual fondatrice del sacro edificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso la chiesa si eressero un ospitale per i poveri infermi, ed un chiostro ove si stabil\u00ec una famiglia di agostiniani governati da un priore, il quale veniva presentato dalla patrona famiglia <strong>Moro<\/strong>, che spesso sceglieva un individuo della sua stirpe. Nel 1454 essendo priore <strong>Giacomo Negri<\/strong>, Papa <strong>Nicol\u00f2 V<\/strong> decret\u00f2, che quel priorato, l&#8217;ospitale e sue aderenze, fossero esenti da ogni dipendenza dalla parrocchia nel cui circondario erano collocati. Pi\u00f9 tardi, Papa <strong>Clemente VIII<\/strong> dispose nel 1600, che <strong>Girolamo Savina<\/strong>, a quel tempo priore, e tutti i successori di lui, sedendo nei sinodi diocesani, e nei concili provinciali, occupassero il secondo posto dopo il veneto patriarca, vestissero il rocchetto e l&#8217;abito de notai apostolici, usassero nella lor chiesa le insegne pontificali <em>Episcoporum More<\/em>, e potessero dare al popolo la solenne benedizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque l&#8217;antica facciata di questo tempio si sia rialzata in marmo nel 1659 con disegno di <strong>Clemente Moli<\/strong>, pure l&#8217;interno era caduto in gravissimo deperimento. In maggiore rovina versavano il chiostro e l&#8217;ospizio, diroccati in gran parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monsignor <strong>Pietro Pianton<\/strong>, nel 1828 a quel priorato abaziale, adoperando ogni pia sollecitudine, e con ingente dispendio, ebbe il merito di restaurare radicalmente s\u00ec l&#8217;una, che l&#8217;altro, e di erigervi dalle fondamenta cospicue aggiunte. Inoltre egli seppe decorare la chiesa, e sue adiacenze, di molti preziosi ornamenti sculti e dipinti, talch\u00e8 ora cangiarono affatto di aspetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli diede altres\u00ec vita novella a scelte pitture che, guaste e neglette, vi si trovavano, fra le quali \u00e8 famoso il da lui rivendicato quadro del Tobia, capo lavoro del rinomatissimo <strong>G. B. Cima da Conegliano<\/strong>, e che solo basterebbe per invitare gli amatori dell&#8217;arti alla visita di quest&#8217;abazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria dei Servi<\/strong><\/em>. Con le generose sovvenzioni di <strong>Giovanni Avanzo<\/strong>, alcuni padri Serviti, giunti a Venezia intorno al 1316, eressero chiesa e chiostro per il loro ordine, e vi si stabilirono. Innalzato sul principio un piccolo edificio, si gettarono dappoi nel 1330 le fondamenta di maestoso tempio, che giunto a compimento, si consacr\u00f2 nel 7 novembre 1491 dall&#8217;arcivescovo di Corinto <strong>Antonio Saracco<\/strong>. In quella costruzione fu seguito lo stile chiamato gotico, dominante a Venezia nel secolo XIV, sussiste tuttora qualche frammento delle sue porte, da cui pu\u00f2 arguirsi del gusto e della magnificenza dell&#8217;edificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo decoravano 22 altari, e molti preziosissimi monumenti, fra i quali si annoverava quello del doge <strong>Andrea Vendramin<\/strong>, dappoi trasferito nel tempio dei Santi Giovanni e Paolo. E come nel vicinato anche la patrizia famiglia <strong>Emo<\/strong> abitava, si eresse nella chiesa medesima, sul declinare del secolo scorso, il monumento di <strong>Angelo Emo<\/strong> ultimo grande ammiraglio della veneta signoria, il quale raccolto nella demolizione della chiesa, fu poi collocato in quella di San Biagio. Nella generale soppressione delle religiose corporazioni essendosi chiuso anche questo maestoso tempio, fu poi in unione al convento demolito nell&#8217;anno 1812.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Filippo Neri<\/strong><\/em>. Oratorio. Sul campo della gi\u00e0 demolita Chiesa dei Padri Serviti, sorge questo piccolo Oratorio gi\u00e0 dedicato a Santa Maria Annunziata. \u00c8 ufficiato dai devoti di San Filippo Neri da cui prese l&#8217;attuale denominazione. I sacri edifici fin qui accennati dipendono dalla parrocchiale di cui si parla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria Madre del Redentore <\/strong><\/em>(Chiesa delle Cappuccine). Alcune vergini devote di San Francesco, raccoltesi in umile ospizio, fondarono nel 1605 piccolo chiostro in Quintavalle presso la Basilica Patriarcale di San Pietro a Castello, abbracciando la regola di tutto rigore di Santa Chiara. Quella localit\u00e0 essendo troppo remota, le pie donne trovarono mezzi onde erigere una chiesa ed un chiostro lungo la fondamenta che scorre dirimpetto a San Girolamo, ed ivi, nel 1612, trasferite, vi rimasero sino alla generale soppressione. La chiesa continu\u00f2 ad essere ufficiata come oratorio; il convento divenne ospizio per le monache. Dopo alcuni anni, il religioso attuale governo austriaco, ristabilito quell&#8217;ordine di francescane, ritorn\u00f2 ad uso delle medesime il cenobio e la chiesa, e nuovamente le Cappuccine vi si trovano collocate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Bonaventura<\/strong><\/em>. Si ufficiava questa chiesa dai padri Riformati di San Francesco, nell&#8217;adiacente convento stabiliti sino dal 1620. Seguita la soppressione, si demolirono quegli edifici.<\/p>\n<h4>Scuole<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola de Lucchesi<\/strong><\/em>, detta anche del Centurione. Quei mercadanti lucchesi che sul principio del secolo XIV, per i turbamenti di loro patria, vennero cercare asilo in Venezia, eressero presso il suaccennato tempio dei padri Serviti ampio edificio dedicato a Ges\u00f9 crocifisso, sotto il titolo di Volto Sacro. Si unirono essi in fraterna, alla quale erano ammessi soltanto i Lucchesi, o gli oriundi di quella nazione, e, in questa cappella si raccoglievano pe loro esercizi di religione. L&#8217;edificio, di cui sussistono tuttavia muraglie e tetto, fu convertito ad usi secolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di Sant&#8217;Alvise<\/strong><\/em>. Presso la sussidiaria Chiesa di San Lodovico, o Sant&#8217;Alvise, di cui si \u00e8 detto di sopra, esisteva piccolo oratorio al santo medesimo dedicato, in cui si raccoglieva una pia confraternita: ma essendosi questa disciolta sino dagli ultimi tempi della cessata Repubblica, l&#8217;oratorio fu secolarizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola de Mercanti<\/strong><\/em>. Ampio edifizio s&#8217;innalza lungo un lato del Campo della Madonna dell&#8217;Orto, nel quale si raccoglieva una pia confraternita chiamata Scuola dei Mercanti, sotto gli auspici di Santa Maria dell&#8217;Orto e di San Cristoforo. Anche questo \u00e8 ora adattato ad usi privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola della Misericordia<\/strong><\/em>. Sino dal 1310 il priore del cenobio di Santa Maria della Misericordia in Valverde, assegn\u00f2 ad alcuni confratelli un vicino fondo di ragione di quella religiosa famiglia, per innalzarvi un oratorio per loro devoti esercizi, il quale fu pure intitolato a Santa Maria della Misericordia. La pia unione essendosi grandemente ampliata, aggiunse ivi anche un ospizio a vantaggio del poveri alla medesima ascritti, e pi\u00f9 tardi, si dichiar\u00f2 sommessa alla protezione di Maria Vergine Concetta, alla ricorrenza della cui festa si celebrava ogni anno grande solennit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senonch\u00e9 resosi troppo angusto il locale, che sorgeva sul campo dell&#8217;abazia, i confratelli lo abbandonarono, e lo cedettero alla Fraterna dei Tessitori, che vi tenne le sue adunanze sino a che, negli ultimi anni della cessata Repubblica, sciolta quella societ\u00e0, lo stabile pass\u00f2 in privato dominio. Ma quando la Confraternita della Misericordia usc\u00ec dal suddetto primitivo edificio, altro molto pi\u00f9 vasto e magnifico ne innalz\u00f2 sull&#8217;opposta sponda dell&#8217;adiacente canale, alla cui costruzione fu data mano al principio del XVI secolo, sopra modello di <strong>Sansovino<\/strong>, che lo condusse a termine l&#8217;anno 1532.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le decorazioni della facciata richiedevano per\u00f2 tanto dispendio, che furono tenute in sospeso, e mancano tuttavia. Convertito, dopo la soppressione, questo grande locale ad usi militari, il comando militare, secondando le pie istanze di Mons. <strong>Abate Pietro Pianton<\/strong>, onde porre in salvo da ogni possibile deperimento la preziosa scultura di <strong>Mastro Buono<\/strong> che decorava la mezzaluna della porta maggiore, la affid\u00f2 al priorato abaziale della vicina chiesa di Santa Maria della Misericordia, nella quale di dignitosamente si custodisce. Questo bel pezzo d&#8217;arte, di epoca anteriore a quella dell&#8217;edificio dal Sansovino costrutto, decorava dapprima quell&#8217;altro che sorge sul <em>Campo de l&#8217;Abazia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola della Madonna<\/strong><\/em> Rimpetto alla chiesa di San Marziale, sorgeva piccolo oratorio per gli esercizi religiosi di una fraterna, dedicato alla Madonna della Visitazione. Questo si trova ora incorporato alle abitazioni adiacenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso il Convento dei padri Serviti sorgevano due oratori, officiati, l&#8217;uno dalla confraternita dei Tintori, sotto gli auspici di Sant&#8217;Onofrio, l&#8217;altro da quella de Barbieri, intitolato ai Santi Filippo e Giacomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parimenti presso la testa del <em>Ponte de la Madonna dell&#8217;Orto<\/em> si trovava altro piccolo oratorio dei cuocitori di pane, e questo pure soppresso, fu incorporato alle abitazioni vicine.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Casa del Tintoretto<\/strong><\/em>. Lungo il canale chiamato <em>Rio de la Sensa<\/em>, scorre la <em>Fondamenta dei Mori<\/em>, perch\u00e8 alle muraglie di alcune case sono appoggiati rozzi simulacri di saraceni. Su questa fondamenta, si alza l&#8217;abitazione un giorno di <strong>Jacopo Robusti<\/strong> cognominato <strong>Tintoretto<\/strong>, nato nel 1512, morto nel 1594. <strong>Domenico<\/strong> figlio di lui, pittore anch&#8217;esso, mor\u00ec senza discendenza nel 1635.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, la casa di <strong>Jacopo<\/strong>, con la rimanente della sua eredit\u00e0, pass\u00f2 a <strong>Sebastiano Casser<\/strong>, oriundo tedesco, e allievo in Venezia del suddetto <strong>Domenico<\/strong>, del quale sposata aveva la sorella <strong>Ottavia<\/strong>. I discendenti <strong>Casser<\/strong> possiedono tuttora quello stabile, sul cui prospetto una iscrizione ricorda il celebre artista che l&#8217;abitava. Nella navata di mezzo della vicina chiesa della Madonna dell&#8217;Orto, verso la tribuna dell&#8217;organo, vi \u00e8 la tomba in cui <strong>Jacopo<\/strong> fu sepolto: di lui per\u00f2 non fa cenno la sovrapposta iscrizione, dalla quale si conosce, essere quello il sepolcro di <strong>Marco Vescovi<\/strong>; ma come questi era suocero di <strong>Jacopo<\/strong>, ivi perci\u00f2 si deposero anche le ossa del genero e dei suoi successori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Campo dei Mori<\/strong><\/em>. Prossimo alla casa del <strong>Tintoretto<\/strong> si apre un irregolare campo, e in esso pure si osservano, addossate alle case, alcune figure di saraceni, dai quali prese il nome di <em>Campo dei Mori<\/em>. Da quel simulacri, e dal sistema di costruzione che ancora si osserva in quel caseggiato, vi ha motivo di credere, fosse quello il quartiere solito abitarsi dagli africani che una volta concorrevano copiosamente per oggetti di commercio a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Casa di Alessandro Leopardo<\/strong><\/em>. Verso l&#8217;estremit\u00e0 occidentale della fondamenta che si alza dinnanzi la chiesa della Madonna dell&#8217;Orto, e precisamente presso la <em>Calle Gradisca<\/em>, vi ha una larga apertura chiamata <em>Corte del Caval Leopardo<\/em>, soprannominata <em>del Cavallo<\/em>, per aver fuso il monumento equestre di <strong>Bartolommeo Colleoni<\/strong> eretto sulla Piazza del Santi. Giovanni e Paolo. Vogliono alcuni, che <strong>Alessandro<\/strong> facesse in questa corte la fusione di quel colosso, ma siccome poco lungi dal tempio suddetto vi \u00e8 un&#8217;altra corte chiamata pur <em>del Cavallo<\/em>, \u00e8 pi\u00f9 probabile la opinione che in questa si sia eseguito quel getto, e che la corte presso <em>Gradisca<\/em> prendesse il nome soltanto dalla circostanza che ivi l&#8217;artista abitasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difatti <strong>Leopardo<\/strong>, dappoi tumulato nel chiostro della Madonna dell&#8217;Orto, ebbe anche sulla sua tomba un&#8217;epigrafe in cui \u00e8 fatta menzione del monumento del <strong>Colleoni<\/strong> da lui lavorato, e che aveva tanto innalzata la fama del suo grande ingegno. Ho gi\u00e0 osservato a suo luogo, essere incerto, se a <strong>Verocchio<\/strong>, o a <strong>Leopardo<\/strong> si debba attribuire il merito della statua equestre di cui si parla, e vi sono forti ragioni per credere, che l&#8217;onore sia tutto del primo; nondimeno \u00e8 fuor di dubbio, che la fusione fu eseguita dal secondo, il quale forse avr\u00e0 operato anche nel perfezionare il modello dal <strong>Verocchio<\/strong> lasciato. Comunque si sia, <strong>Leopardo<\/strong> fu artista di altissima rinomanza, e lasci\u00f2 in Venezia chiare prove del suo valore. Egli era anche impiegato presso la pubblica Zecca come incisore, ma un istante di aberramento da onesti principii lo fece cadere nel fallo d&#8217;essere complice di una truffa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quel delitto, il governo lo esili\u00f2 dallo stato, ma perdere non volendo per sempre un uomo di merito, poco appresso lo richiam\u00f2, senza rivocare per questo la pronunziata sentenza, ma sospendendone per soli sei mesi l&#8217;effetto. In quel temporario ritorno, ebbe occasioni per segnalare la sua maestria, talch\u00e9 la Repubblica, posto in non cale il giudizio contro di lui emanato, lo ristabil\u00ec nell&#8217;impiego di Zecca, con l&#8217;annuo assegno di ducati 30, dappoi portato a ducati 100.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ponderando bene queste circostanze, sorge il dubbio, se si debba maggior laude alla perizia dell&#8217;artista, o alla savia indulgenza de magistrati nel tener conto degli uomini le prestazioni de quali tornavano a decoro e utilit\u00e0 dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Benzi Zecchini <\/strong><\/em>Poco lungi dalla <em>Corte del Cavallo<\/em>, procedendo per l&#8217;adiacente fondamenta, sorge alla estremit\u00e0 della stessa un antico palazzo il quale, bench\u00e9 si trovi in stato che sembra rovinoso, merita per\u00f2 l&#8217;attenzione degli osservatori. Il prospetto \u00e8 di architettura gotica del secolo XIV con colonne di marmo greco venato: a tergo di questo prospetto, fu aggiunto, pi\u00f9 tardi, un vastissimo e ricco fabbricato della maggiore solidit\u00e0, e di quella maniera di architettare che si usava nel secolo XVII. Questa parte posteriore dell&#8217;Edificio, abbraccia tutta la lunghezza del <em>Rio dei Zecchini<\/em> sul quale s&#8217;innalza, ed \u00e8 fregiata di magnifiche decorazioni. Nell&#8217;interno, vi \u00e8 un cortile riccamente adorno, al quale fa seguito un vasto giardino che giunge quasi al margine della vicina laguna dirimpetto all&#8217;isola di Murano. La vedova dell&#8217;ultimo superstite della famiglia <strong>Benzi-Zecchini<\/strong>, cui apparteneva, lo lasci\u00f2 con la sua eredit\u00e0 alla Casa di Ricovero di Venezia che ne \u00e8 la proprietaria attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Convento dei Servi, Fra Paolo Sarpi<\/strong><\/em>. Da <em>Francesco Sarpi<\/em>, mercadante Veneziano, ed <strong>Elisabetta Morelli<\/strong> di lui moglie, nacque nel 14 Agosto 1552 il figlio <strong>Pietro<\/strong>, il quale, nel 1565, preso l&#8217;abito dei padri Serviti, entr\u00f2 in questo chiostro, assumendo il nome di <strong>Paolo<\/strong>. Applicatosi egli ad ogni ramo di studio, possedeva molte lingue, e vastissima erudizione: profondo era nelle scienze matematiche, nella medicina, e nell&#8217;architettura, e pi\u00f9 di tutto nella giurisprudenza, largo ed utile campo nel quale si diede essenzialmente a coltivare il diritto canonico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Repubblica, mirando alla propria grandezza. aveva costume di apprezzare gli uomini che a questa potevano contribuire, al che intenta, fece scaturire dal chiostro l&#8217;umile fraticello <strong>Paolo<\/strong>, bench\u00e9 senza nascita illustre, e senz&#8217;alcuna esteriore prerogativa, e lo innalz\u00f2 al rango di suo consultore teologo, ufficio nel quale seppe sostenere i diritti del principato. Senonch\u00e9 lo zelante utile servigio che al suo governo prestava, gli procacci\u00f2 nemici a segno, che nel 5 ottobre 1607 mentre, sull&#8217;imbrunir della notte, si restituiva al chiostro, sceso dal <em>Ponte de Santa Fosca<\/em>, venne colto da cinque assassini che con lo stilo gli impressero tre gravi ferite, due nel collo, l&#8217;altra nella faccia, che entrava all&#8217;orecchio destro e usciva fra la guancia ed il naso, e questa tanto forte e profonda, che l&#8217;arma feritrice incurvata, rimase fitta nell&#8217;osso dell&#8217;aggredito. Datisi gli assalitori alla fuga, il <strong>Sarpi<\/strong>, raccolto e assistito, d&#8217;altro non chiese se non che lo stilo si collocasse nella sua chiesa a piedi di un Crocifisso, con la iscrizione: <em>Dei filio liberatori<\/em>, quando poi seppe l&#8217;arresto dei delinquenti, mostr\u00f2 dispiacere, temendo svelassero cose contrarie al decoro della cattolica religione, ben sapendosi che a quel tempo ardeva discordia fra la Repubblica e il pontefice <strong>Paolo V<\/strong>. Chiam\u00f2 il <strong>Sarpi<\/strong> a curar sue ferite un giovane chirurgo da lui conosciuto, ma i magistrati, preso vivo interesse per la sua guarigione, lo circondarono de pi\u00f9 valenti professori, chiamando anche quelli della universit\u00e0 di Padova, dalla mano dei quali, dopo penosissime sofferenze, fu ristabilito in salute: ripigli\u00f2 quindi le sue occupazioni di consultore, che sostenne sino alla morte, spirando l&#8217;ultimo fiato nella notte fra il 14 e 15 gennaio 1623 (1622 M. V.) nell&#8217;anno 71.mo di sua et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasci\u00f2 molte opere da lui composte, fra le quali \u00e8 celebre la sua Storia del Concilio di Trento, al qual sacro consesso fu inviato col commissari della Repubblica. Quanto poi alle sue cognizioni delle scienze esatte, basti accennare, che <strong>Galileo<\/strong>, di cui era amico, lo riputava il pi\u00f9 insigne matematico di quei tempi. La salma del <strong>Sarpi<\/strong> fu deposta nella sua chiesa dietro la mensa dell&#8217;Altare di Maria Vergine Addolorata, ma senza iscrizione: bens\u00ec pi\u00f9 tardi due epigrafi vennero nell&#8217;avello introdotte. Decret\u00f2 il senato la erezione di monumento cospicuo in onore del defunto, ne fu commesso il disegno a <strong>Girolamo Campagna<\/strong>, ma come le controversie agitate fra Roma e Venezia sparso avevano dei dubbi sulla ortodossia di F. <strong>Paolo<\/strong>, la prudenza del governo sospese ogni pubblica manifestazione in favore della sua memoria. Demolito, nel 1812, il tempio, le ceneri del <strong>Sarpi<\/strong> rimasero inosservate, senonch\u00e9 poi scoperte a caso nel 2 Giugno 1822, e formalmente riconosciute nel 1828, furono nel 13 Novembre dell&#8217;anno stesso collocate con analoga epigrafe nella chiesa di San Michele di Murano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi Diedo e Vendramin<\/strong><\/em>. Sceso quel <em>Ponte de Santa Fosca<\/em> ove, come si disse, venne assalito il <strong>Sarpi<\/strong>, s&#8217;incontrano due fondamente, l&#8217;una a sinistra che scorre verso la demolita Chiesa dei Servi, l&#8217;altra a destra. Sulla prima, sorge un palazzo di bella forma, decorato di elegante marmoreo prospetto, innalzato da <strong>Andrea Tirali<\/strong>: l&#8217;edilizio apparteneva alla patrizia famiglia <strong>Diedo<\/strong>, da cui anche la fondamenta prese il nome. Sulla seconda, chiamata <em>Fondamenta del Forner<\/em>, vi \u00e8 il <em>Palazzo Vendramin<\/em> gi\u00e0 abitato dal fu doge <strong>Andrea<\/strong>, e famiglia sua, prima che possedesse il <em>Palazzo Calergi<\/em> sul Canal Grande. \u00c8 un edificio di bella forma, dello stile de <strong>Lombardi<\/strong>, fregiato di fine sculture dei pi\u00f9 esperti squadratori del secolo XVI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponte dei Pugni<\/strong><\/em>. Il preaccennato <em>Ponte de Santa Fosca<\/em>, e l&#8217;altro poco lontano chiamato <em>Ponte de San Marcilian<\/em>, presentano tuttavia, nel selciato della loro piazzetta, scolpite le orme del piede umano. Era costume antico, che i pi\u00f9 robusti campioni del basso popolo, in certi giorni di festa, comparissero su alcuni Ponti che non avevano parapetti, per far prova di forza e desterit\u00e0, lottando e pugnando fra loro. Fra i ponti a ci\u00f2 destinati si annoverano questi due, che serbano ancora le tracce del sito ove si collocavano i lottatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzi Contarini e Rizzo Patarol<\/strong><\/em>. Lungo la fondamenta che passa dinanzi alla Madonna dell&#8217;Orto, sorgono due grandiosi palazzi, l&#8217;uno a levante, l&#8217;altro a occidente di quella chiesa. Il primo appartiene alla illustre patrizia famiglia <strong>Contarini<\/strong>; il secondo ai successori del fu conte <strong>Rizzo Patarol<\/strong>: a quest&#8217;ultimo \u00e8 annesso un orto botanico, ricco di piante indigene ed esotiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ghetto<\/strong><\/em>. Trovandosi nel circondario di questa parrocchia una sola frazione del Ghetto, si parler\u00e0 pi\u00f9 estesamente di questo quartiere nella descrizione della parrocchia di San Geremia, ove sin dal principio fu stabilito. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Marziale dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia di San Marziale vulgo San Marcilian Chiesa Fondazione. In uno spazio ove era stabilito uno squero, ossia cantiere per fabbricare navigli, fu innalzata questa chiesa l&#8217;anno 983, a spese della patrizia famiglia Dei Bocchi, e intitolata a San [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":125726,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[607,2005],"tags":[2422,141],"class_list":["post-31594","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mappe-venezia","category-parrocchie","tag-parrocchia-di-san-marziale","tag-sestiere-di-cannaregio"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8628m2-scaled.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31594","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31594"}],"version-history":[{"count":22,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31594\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":125728,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31594\/revisions\/125728"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/125726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31594"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31594"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31594"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}