{"id":31591,"date":"2017-12-08T13:04:19","date_gmt":"2017-12-08T13:04:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31591"},"modified":"2026-01-12T13:21:26","modified_gmt":"2026-01-12T13:21:26","slug":"parrocchia-dei-santi-ermagora-e-fortunato-vulgo-san-marcuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31591","title":{"rendered":"Parrocchia dei Santi Ermagora e Fortunato vulgo San Marcuola"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8630m2-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_8630m2-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di San Marcuola dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia dei Santi Ermagora e Fortunato vulgo San Marcuola<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nome della Localit\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa parte occidentale si distingueva anticamente un vasto circondario col nome di <em>Luprio <\/em>o<em> Lupao <\/em>od<em> Orio<\/em>, nel quale molte isolette con varie chiese sorgevano. Codesto circondario era attraversato da un tronco del Canal Grande, quindi le parrocchie in esso comprese si stendevano sulle due opposte rive del canale medesimo. Con il processo de tempi, il nome <em>Luprio <\/em>od<em> Orio<\/em> si ristrinse a quella sola parrocchia la cui Chiesa \u00e8 intitolata a San Giacomo volgarmente detto <em>dall&#8217;Orio<\/em>, tralasciandosi poco a poco di attribuire tale denominazione alle altre circostanti isolette. Fra queste appunto una ve ne era chiamata <em>Lemeneo<\/em>, ed anche <em>Zecchi<\/em>, nella quale si alz\u00f2 la chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato.<\/p>\n<h4>Chiesa<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eretta intorno all&#8217;810: \u00e8 verosimile la tradizione, che alcuni profughi aquileiensi l&#8217;abbiano costrutta per celebrar la memoria del loro vescovo San Ermagora, e di quel diacono San Fortunato, ambedue martiri per la fede cristiana. Gagliardissimo terremoto che nel 1117 fece crollare gran parte della citt\u00e0, diede causa allo sviluppamento di vapori sulfurei che incendiarono, fra gli altri edifici, anche questa chiesa. Venne allora rialzata, ed \u00e8 fama a ci\u00f2 si prestassero le cospicue famiglie <strong>Memmo<\/strong> e <strong>Lupanizza<\/strong> in quei dintorni domiciliate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima domenica dopo l&#8217;ottava del Corpus Domini dell&#8217;anno 1532 ebbe consacrazione dal vescovo di Castello <strong>Angelo Dolfin<\/strong>, in concorso d&#8217;altri due vescovi. Il nuovo tempio si dedic\u00f2 a Maria Vergine, ai Santi Ermagora e Fortunato, ed a San Giovani Battista, attesoch\u00e9 di quest&#8217;ultimo si trovava ivi deposta la destra mano. Questa sacra reliquia si era trasportata da Alessandria a Venezia sin dal principio del secolo XI, per devota cura di <strong>Andrea Memmo<\/strong>, che l&#8217;ebbe in dono da <strong>Atanasio<\/strong> Patriarca in quella citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consunta dal tempo anche la seconda chiesa, si diede opera, nel 1728, alla sua nuova erezione, a merito del Pievano <strong>Bortolammeo Trevisano<\/strong>, con disegno di <strong>Giorgio Massari<\/strong>. Compiuta l&#8217;anno 1735, fu consacrata nel 1779 da <strong>Federico Maria Giovanelli<\/strong> Patriarca di Venezia.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene ignota l&#8217;epoca della istituzione di questa parrocchia, militano buone ragioni per supporla contemporanea all&#8217;innalzamento del primo tempio. Il suo circondario, gi\u00e0 molto esteso, fu circoscritto entro limiti pi\u00f9 ristretti per la riforma del 1810. A quel momento si aggregarono a questa Parrocchia tutta quella di Santa Maria Maddalena, allora soppressa, e alcune contrade delle due, parimenti soppresse, parrocchie di San Leonardo e di San Fosca. Ma nell&#8217;atto medesimo le furono tolti i circondari di San Girolamo, di Sant&#8217;Alvise, e del Rio della Sensa, i quali si unirono alla parrocchia di San Marziale.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Fosca<\/strong><\/em>. Sussidiaria. La fondazione di questa chiesa rimonta al secolo IX o X; e sappiamo con certezza, che nel 1297 venne rifabbricata. Nel secolo XVII minacciando cadere, fu nuovamente costrutta l&#8217;anno 1679 nell&#8217;attuale sua forma; indi consacrata nel 15 agosto 1739 dal vescovo di Nola <strong>Girolamo Fonda<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria Maddalena<\/strong><\/em>. Oratorio sacramentale. Sorge in una isoletta anticamente ricinta da vari canali, che poi furono per la massima parte interrati. Abitava qui la nobile famiglia <strong>Baffo<\/strong> la quale, per quanto sembra, vi teneva un castello, di cui si conserva l&#8217;antica torre, divenuta poi campanile, e che ora si progetta di demolire, per la sua vetust\u00e0. Codesta famiglia <strong>Baffo<\/strong> eresse nel 1222, presso la torre, un piccolo oratorio, convertito pi\u00f9 tardi in chiesa parrocchiale. Diroccato quel sacro edificio, se ne fece altro nuovo, eretto nello scorso secolo per opera di <strong>Tommaso Temanza<\/strong>, della cui elegante perizia architettonica offre onorevolissimo saggio. Soppressa per la concentrazione del 1810 la parrocchia, si tenne per\u00f2 aperta la chiesa, indi fu chiusa, e poi nuovamente restituita al divino culto e stabilita oratorio sacramentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santissimo Crocifisso<\/strong><\/em>. Oratorio. Questo sacro edificio era annesso alla chiesa parrocchiale di cui formava come il vestibolo. Trae la sua intitolazione da un prezioso crocifisso che si venerava sull&#8217;altare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Leonardo<\/strong><\/em>. Questa chiesa parrocchiale erasi fondata sino dal 1025, e poi ricostruita nel Settecento. Soppressa la parrocchia, si chiuse il tempio, ora convertito ad altri usi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Anconetta<\/strong><\/em>. Si venerava in quest&#8217;oratorio una immagine di Maria Vergine che dalla greca voce <em>Icon<\/em> su chiamava ancona, e in diminutivo, anconetta. Chiuso questo tempietto all&#8217;epoca della concentrazione, veniva poi demolito.<\/p>\n<h4>Scuole<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola del Cristo<\/strong><\/em>. Oratorio. Sorgeva quasi rimpetto al Santissimo crocifisso, una volta si ufficiava da pia confraternita destinata a prender cura della religiosa tumulazione di quei sommersi che non erano conosciuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di Sant&#8217;Elena<\/strong><\/em>. La confraternita dei tessitori di telerie raccoglievasi in questo locale per trattare dei propri affari: soppresse tali corporazioni, fu convertito ad uso di abitazione, e innestato alla canonica del pievano.<\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare attenzione.<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel tronco del Canal Grande che bagna la costa meridionale di questa parrocchia, \u00e8 quasi tutto decorato di maestosi palazzi che formano splendida linea dal Rio di Noale a quello di Cannaregio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Grimani ora Dalla Vida<\/strong><\/em>. Sorge sull&#8217;angolo ove il <em>Rio de Noale<\/em> entra nel Canal Grande. Architettura semplice ed elegante, si reputa opera di <strong>M. Sammicheli<\/strong>. La facciata conserva ancora pallide tracce di pitture a fresco del <strong>Tintoretto<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indi succedono altre magnifiche moli di nobili abitazioni, alle quali fan seguito i tre palazzi: <em>Piovene<\/em>, <em>Erizzo<\/em>; <em>Marcello<\/em>. A tergo di questo ultimo, e precisamente lungo la via detta Rio Terr\u00e0, sopra la soglia del <em>Sottoportego Vendramin<\/em>, si osserva incastonata nella muraglia la effigie di <strong>Benedetto Marcello<\/strong> sommo compositore, anzi pu\u00f2 chiamarsi inventore di musica di nuovo genere, con iscrizione che addita la stanza ove si dedic\u00f2 a quegli studi che all&#8217;immortalit\u00e0 il consegnarono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Correr<\/strong><\/em>. In capo alla suddetta via Rio Terr\u00e0 sorge il <em>Ponte de Sant&#8217;Antonio<\/em> a piedi del quale s&#8217;innalza ampio palazzo della patrizia famiglia <strong>Correr<\/strong>. Usc\u00ec da questo palazzo il primo pontefice massimo dato da Venezia alla santa romana chiesa. Egli fu appunto <strong>Angelo Correr<\/strong> che, nel 1406 cinto il triregno, assunse il nome di <strong>Gregorio XII<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Vendramin Calergi<\/strong><\/em>. Fra leggiadra verzura di due ameni giardini pomposamente s&#8217;innalza, sul margine del Canal Grande che guarda il sole verso il meriggio, questo maestoso edificio. Nobile prospetto, in tre ordini corinti disposto, rapisce di ammirazione per la sua euritmia, che non si saprebbe immaginare pi\u00f9 magnifica ed elegante. Forma esso un ricco tessuto di fini marmi intarsiati di porfido, di serpentino, di verde antico, e simili preziosi ornamenti, fra i quali spiccano graziose colonne di marmo greco venato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu costrutto nel 1481 dalla scuola dei <strong>Lombardi<\/strong>, fiorente allora in Venezia; anzi \u00e8 fama essere stato autore del modello quel <strong>Pietro Lombardo<\/strong> che lasci\u00f2 di se chiara memoria per la copia delle finissime sue produzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il veneto patrizio <strong>Andrea Loredan<\/strong> lo fece innalzare: i discendenti di lui lo vendettero nel 1581 per ducati 60.000 al duca di Brunsuvich, il quale poi lo alien\u00f2 al duca di Mantova. Morto il principe Brunswichese, una di lui figlia, per azioni dotali, ne spogli\u00f2 il mantovano, e ottenne che all&#8217;asta pubblica lo si vendesse. Allora (anno 1589) <strong>Vittore Calergi<\/strong>, sceso da potente famiglia di Candia, al veneto patriziato aggregata, lo comper\u00f2 per ducati 36.000, e vi stabili sua dimora. Estinta quella prosapia, il palazzo pass\u00f2 per titoli ereditari nella famiglia <strong>Grimani<\/strong>, e da questa in quella dei <strong>Vendramin<\/strong>, che venne ad abitarlo, aggiungendo al proprio nome quello altres\u00ec dei <strong>Calergi<\/strong>. Gli ultimi superstiti di questo illustre casato lo passarono, come si disse, in propriet\u00e0 della borbonica principessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <strong>Palazzo Martinengo.<\/strong><\/em> Questo elegante edificio appartiene all&#8217;antichissima rinomata famiglia dei conti <strong>Martinengo<\/strong>, oriunda di Brescia, aggregata per meriti segnalatissimi al veneto patriziato. Fra i tanti pii e valorosi campioni di questa stirpe, sostenitori della chiesa e de troni, luminosamente figur\u00f2 <strong>Gabriele Radino<\/strong>, cospicuo direttore del genio per la Repubblica di Venezia, che pose in opera la profonda sua matematica perizia nell&#8217;aspra difesa di Candia, poscia in quella di Rodi. Egli, unito al priore di Castiglia, ottenne dall&#8217;imperatore <strong>Carlo V,<\/strong> l&#8217;isola di Malta per stabilirvi l&#8217;allora peregrinante ordine di San Giovanni di Gerusalemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primeggiano sulla stessa linea del Canal Grande altri maestosi palazzi dei <em>Gritti<\/em>, <em>Contarini<\/em>, <em>Querini<\/em>, <em>Emo<\/em> ecc. digi\u00e0 eretti da patrizie famiglie, il versare sulla celebrit\u00e0 delle quali sarebbe troppo lungo episodio, straniero al soggetto di questa opera topografica, ed anco inutile, avendo altre penne, della mia pi\u00f9 felici, molto estesamente e onorevolmente trattato si alto argomento. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Marcuola dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia dei Santi Ermagora e Fortunato vulgo San Marcuola Nome della Localit\u00e0 In questa parte occidentale si distingueva anticamente un vasto circondario col nome di Luprio o Lupao od Orio, nel quale molte isolette con varie chiese sorgevano. 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