{"id":31538,"date":"2017-12-06T07:45:58","date_gmt":"2017-12-06T07:45:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31538"},"modified":"2026-01-11T19:30:10","modified_gmt":"2026-01-11T19:30:10","slug":"parrocchia-dei-santi-giovanni-e-paolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31538","title":{"rendered":"Parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo"},"content":{"rendered":"\r\n<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_0116m2-2-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_0116m2-2-scaled.jpg\"><\/div>\r\n<p><em>Parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\r\n<h3>Parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo<\/h3>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nome della Localit\u00e0<\/em><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Vasta palude in questo sito giaceva, fra le cui acque \u00e8 fama sorgesse piccola chiesa intitolata a San Daniele, nella quale stava forse quella goffa scultura, rappresentante il santo fra i leoni, che si osserva innestata sull&#8217;angolo dell&#8217;odierno prospetto del tempio, a destra di chi entra per la porta maggiore.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fondazione<\/em><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Riferiscono alcuni, che San Domenico esercitasse la sua sacra eloquenza anche a Venezia; certo \u00e8 per\u00f2 che sin dal principio del secolo XIII, i seguaci di lui avevano qui stanza nella contrada di San Martino, trovandosi in alcune bolle pontificie nominato il priore di quella chiesa, appartenente all&#8217;Ordine dei predicatori. Intento il governo allo stabile decoroso collocamento di s\u00ec cospicua famiglia, il Doge <strong>Jacopo Tiepolo<\/strong> don\u00f2 alla stessa, nell&#8217;anno 1254, lo spazio paludoso di cui si \u00e8 detto, affinch\u00e9, disseccandolo, porgesse l&#8217;area per la erezione di un cenobio e di un tempio. \u00c8 verosimile che allora si escavasse a quest&#8217;uopo il canale che scorre dinnanzi la chiesa, poich\u00e9, seguendo le osservazioni dell&#8217;erudito <strong>Temanza<\/strong>, sembra poterlo annoverare fra quegli alvei artificialmente praticati in quei tempi, ad oggetto di regolare il corso delle acque vaganti per la citt\u00e0.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Le indulgenze concesse da Papa <strong>Innocenzo IV<\/strong>, la generosit\u00e0 della Repubblica, le elemosine dei devoti, somministrarono larghi mezzi corrispondenti alla mole del progettato edificio; talch\u00e9 nel 1293 il convento pot\u00e9 albergare tutti i padri dell&#8217;ordine in esso raccolti per celebrare il capitolo che vi si tenne, sotto la presidenza del generale <strong>Nicol\u00f2 Boccassino<\/strong>, salito poi alla Sede Apostolica col nome di <strong>Benedetto XI<\/strong>.<\/p>\r\n<h4>Chiesa<\/h4>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pu\u00f2 stabilirsi con sicurezza l&#8217;architetto di questo maestoso tempio: per\u00f2 la sua euritmia, poco diversa da quella dell&#8217;altro intitolato a Santa Maria Gloriosa detta dei Frari, che a suo luogo vedremo, costrutto dal 1232 al 1250 per opera del rinomatissimo <strong>Nicol\u00f2 da Pisa<\/strong> restauratore delle arti del disegno sopra giusti principi, lascia ragionevolmente supporre che il <strong>Pisano<\/strong> medesimo, trovandosi allora nella citt\u00e0 nostra, tracciasse anche il piano del sacro edificio che i padri domenicani stavano per innalzare, e lo abbia indi condotto, assistito forse da qualcuno di quei claustrali, ch\u00e9 molti valenti uomini l&#8217;ordine anno verava, fra i quali Fra<strong> Ristoro<\/strong>, Fra<strong> Sisto<\/strong>, ed altri esperti architetti. Lo stile infatti del tempio \u00e8 proprio di quella et\u00e0, partecipa della maniera tedesca uscita dall&#8217;altra chiamata gotica, ma con largo concepimento, segnando l&#8217;epoca in cui lo studio degli artisti tendeva a riprodurre le belle forme greco-romane, dappoi ristabilite magistralmente in onore da quei celebri che per le maestose opere loro innalzarono ad alta perpetua fama i secoli XV e XVI.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Sino dall&#8217;anno 1246, si era data mano alla muratura di questo tempio; senonch\u00e9, procedendo i lavori con la lentezza inseparabile dalla vastit\u00e0 del progetto, sappiamo che nel 1390 non era per anco compiuto, di maniera che la consacrazione fu ritardata sino al 12 novembre del 1430, nel qual giorno <strong>Antonio Corraro<\/strong>, vescovo di Ceneda, celebr\u00f2 il sacro rito. La sua forma \u00e8 rettangolare, si allarga verso il presbiterio a guisa di croce latina, si divide in tre navate, la larghezza della nave di mezzo eccede alcun poco il doppio di quella di ognuna delle laterali, la totale lunghezza dell&#8217;edificio ascende a piedi veneti 290, la larghezza, al centro, \u00e8 p. 80, alla crociera 125, l&#8217;altezza 108. E&#8217; decorato di 16 altari di marmi finissimi, e quasi tutti adorni di preziose sculture e pitture.<\/p>\r\n<h4>Cappella della Beata Vergine del Rosario<\/h4>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Un braccio della Crociera comunica con l&#8217;adiacente Cappella della Beata Vergine del Rosario: questa, per la sua ampiezza e bellezza, pu\u00f2 stabilirsi anche da s\u00e8 sola una chiesa, ricchissima per le opere dello scarpello e del pennello che ne rivestono i fianchi ed il cielo. Sorge nella medesima magnifico marmoreo altare quadriforme, decorato da belle statue. La sacristia parimenti \u00e8 fregiata di ricco altare, e ridonda di pitture di molto merito. Schierati sulle interne pareti del tempio figurano 41 mausolei, tutti di marmo: segnano questi la storia delle arti di alcuni secoli, ed occupano molte pagine della storia della Repubblica, per i nomi e per le gesta famose di tanti eroi in onore dei quali furono inaugurati.<\/p>\r\n<h4>Monumenti Mocenigo, Loredano, Vendramin<\/h4>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno della chiesa a destra e a sinistra della porta maggiore, vi sono due monumenti innalzati ai dogi <strong>Pietro<\/strong>, e <strong>Giovanni Mocenigo<\/strong>, lavori preziosi dei <strong>Pietro<\/strong> e <strong>Tullio Lombardo<\/strong>, e cos\u00ec pure verso quegli altri due collocati nella maggior cappella, l&#8217;uno (a destra) eretto al doge <strong>Leonardo Loredano<\/strong>, per opera di <strong>Girolamo Grapiglia<\/strong>, l&#8217;altro (a sinistra), al doge <strong>Andrea Vendramino<\/strong>, lavoro insigne e finissimo di <strong>Alessandro Leopardo<\/strong>.<\/p>\r\n<h4>Monumento Colleoni<\/h4>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 posso a meno di entrare in un breve episodio riguardo a quello del <strong>Colleoni<\/strong>, che sorge sul campo al tempio adiacente. <strong>Bartolammeo Colleoni<\/strong>, di Bergamo, capitano d&#8217;alto valore, aveva militato per oltre 20 anni agli stipendi della Repubblica nel grado di generalissimo in terra, essendo sistema di quel governo di affidare bens\u00ec ai patrizi le flotte, ma non gli eserciti sul continente: cauta disciplina politica, diretta ad impedire la elevazione di un dittatore di tutte le forze dello Stato padrone. Nel giorno 4 novembre 1475, il <strong>Colleoni<\/strong> moriva nel suo castello di Malpaga, lasciando alla Repubblica pingue legato, a condizione che un monumento equestre gli fosse eretto.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Si occup\u00f2 il governo della esecuzione del testamento n\u00e9 modi corrispondenti al proprio decoro, e alle benemerenze dell&#8217;estinto suo capitano, chiamando all&#8217;uopo i pi\u00f9 rinomati artisti che allora si distinguevano. <strong>Alessandro Leopardo<\/strong> innalz\u00f2 un piedestallo di scelti marmi, fiancheggiato da sei colonne corintie, e decorato d&#8217;ornamenti finissimi in bronzo \u00e8 in marmo, onde formasse base al colosso equestre. Il cavallo con l&#8217;eroe sull&#8217;arcione, che vi sta sovrapposto, \u00e8 un gran getto di bronzo, originariamente dorato; ma l&#8217;oro nel processo del tempo si \u00e8 quasi interamente squagliato: rimane il bronzo, che forse risveglia meglio l&#8217;idea d&#8217;un antico. L&#8217;opera in marmo \u00e8 uno dei migliori studi del summenzionato <strong>Leopardo<\/strong>, il cavallo fu modellato da <strong>Andrea da Verocchio<\/strong>, toscano, il quale sembra imitasse il famoso teschio d&#8217;antico bronzo nel reale museo di Firenze tuttora conservato.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Da morte rapito, non pot\u00e9 il <strong>Verocchio<\/strong> fondere il getto. E segu\u00ec <strong>Leopardo<\/strong> anche questa difficile operazione, e forse dovette riparar qualche danno che si crede dal modello sofferto in una prima fusione dal <strong>Verocchio<\/strong> con sinistro effetto intrapresa; comunque si sia, il colosso riusc\u00ec perfetto, e sotto il ventre del cavallo, nella cinghia che assicura la sella, si legge l&#8217;iscrizione: &#8220;<em>Alexander Leopardus V F opus&#8221;<\/em>. Quella &#8220;<em>F&#8221;<\/em> diede luogo a interpretazioni diverse: vogliono alcuni che significhi &#8220;<em>fecit&#8221;<\/em>, perch\u00e9 <strong>Leopardo<\/strong> lavorasse altres\u00ec nel modello; altri la spiegano &#8220;<em>fudit&#8221;<\/em>, perch\u00e9 infatti egli ebbe il merito della fusione.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Il monumento \u00e8 ammirabile, sia per l&#8217;invenzione che per la esecuzione, e viene dagli intelligenti giudicato il pi\u00f9 bello nel suo genere che dopo l&#8217;antichit\u00e0 si sia innalzato. Desta meraviglia quel cavallo di tanto peso, sostenuto da tre sole gambe tenendo la quarta molto rialzata in atto di passeggiare, e che alla bellezza delle forme congiunge lo spirito della vita: vi si ravvisa il gran capitano che marcia come fosse alla cima delle sue squadre. Innalzato nel 1495, l&#8217;inclemenza dell&#8217;atmosfera, percuotendolo per pi\u00f9 di tre secoli, aveva danneggiato i marmi e i bronzi del piedestallo, si pose allora riparo, facendo eseguire nel 1851 diligente restauro, per cui riebbe l&#8217;originaria sua venust\u00e0.<\/p>\r\n<h4>Parrocchia<\/h4>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Soppresse nel 1810 le societ\u00e0 religiose, questa chiesa, sino allora dai padri domenicani ufficiata, fu indi eretta in parrocchiale: si compose il suo circondario staccando la chiesa medesima e il suo vicinato dalla Parrocchia di Santa Maria Formosa, cui apparteneva, e aggiungendovi alcune frazioni delle soppresse Parrocchie di Santa Marina, di Santa Giustina, e di Santa Maria Nuova. Per tale aggregazione, i parrocchiali diritti di questa chiesa si estendono non solo entro il Sestiere di Castello ove \u00e8 collocata, ma ancora nel conterminante Sestiere di Cannaregio, al quale appartiene quella zona di abitazioni che sorgono fra i due canali chiamati, l&#8217;uno <em>Rio dei Mendicanti<\/em>\u00a0 \u00a0e l&#8217;altro <em>Rio de la Panada<\/em>.<\/p>\r\n<h4>Chiese entro la periferia di questa Parrocchia attualmente ufficiate.<\/h4>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Lazzaro dei Mendicanti <\/strong><\/em>\u00a0Oratorio dell&#8217;Ospitale Civile. Fra le Isole che spuntano dalla nostra laguna, si annovera quella, lungi dalla citt\u00e0 circa un miglio, divenuta famosa per la Congregazione de Monaci Mechitaristi Armeni, che da oltre un secolo vi \u00e8 stabilita, ove molti interessanti oggetti stanno raccolti, e segnatamente figura una cospicua tipografia, da cui sortono eleganti edizioni di opere classiche, soprattutto in lingue orientali, che rendono molto attivo il nostro commercio librario colle regioni oltre mare.\u00a0In questa isoletta appunto si fondava nel secolo XII un ospizio per i lebbrosi, con annesso Oratorio a San Lazzaro dedicato, da cui prese l&#8217;isola il nome.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Col girare del tempo, cessato il bisogno di quell&#8217;ospitale, vi si ricoverarono i poveri mendicanti; ma per la distanza dalla citt\u00e0 essendo malagevole il prestar loro assistenza, venne deliberato di trasferirli in altro locale; al qual uopo nuovo Ospizio si eresse in uno spazio vicino al convento dei padri domenicani. Collocati i poveri mendicanti in questo nuovo edificio, gli diedero il loro nome; come la nuova chiesa nel suo centro innalzata assunse quello di San Lazzaro. L&#8217;ospizio, e la chiesa si costruirono al principio del secolo XVII con modello che ne aveva dato <strong>Vincenzo Scamozzi<\/strong>, che in ci\u00f2 pure fece prova di valente architetto.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Invalidi miserabili, scabbiosi, e poveri orfani d&#8217;ambo i sessi, vi si raccoglievano: le fanciulle con particolare maestria nei musicali esercizi s&#8217;istituivano. Dopo i politici rivolgimenti accaduti al principio del nostro secolo, fu provveduto in altra maniera per codesti individui, e l&#8217;ospizio, come il propinquo Convento de Padri Predicatori, con l&#8217;adiacente Scuola di San Marco, in ospitale si convertirono.<\/p>\r\n<p><em>Monumento Mocenigo <\/em><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno di questa chiesa vi \u00e8 il cospicuo mausoleo innalzato alla memoria di <strong>Luigi Leonardo Mocenigo<\/strong>, valorosissimo capitano generale delle venete flotte, morto nel 1654 nella citt\u00e0 di Candia, ove coraggiosamente ne sosteneva la difesa contro gli assalti delle formidabili forze ottomane. Questo monumento pu\u00f2 dirsi quasi unico nel suo genere per l&#8217;ampia mole, per la ricchezza dei marmi, e per l&#8217;abbondanza delle sculture; e sebbene faccia palese la decadenza delle arti del secolo XVII, nondimeno dispiega grandioso concepimento. Occupa il mausoleo tutta l&#8217;altezza e tutta la larghezza del tempio, la cui dimensione \u00e8 alquanto spaziosa, sicch\u00e9 forma una trasparente parete, decorata da ambe le facce, che separa la chiesa dal suo vestibolo. L&#8217;ammirazione che inspira questa maestosa mole, corrisponde a quanta \u00e8 dovuta alla celebrit\u00e0 delle azioni che lo scultore vi ha incise, come alla magnitudine dell&#8217;eroe che le ha sostenute, il quale lo domina colla sua effigie.<\/p>\r\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di San Marco<\/strong><\/em>. In questo ampio e ricco locale si raccoglieva la confraternita intitolata Scuola di San Marco, una delle sei chiamate Scuole Grandi di Venezia, per la cospicuit\u00e0 delle loro rendite, che venivano impiegate in religiosi esercizi, e in opere di beneficenza a sollievo dei bisognosi. Soppressa al principio di questo secolo la pia unione, fu destinato ad altri usi quell&#8217;edificio, il quale poi, congiunto a quelli coi quali confina, divenne un quarto dell&#8217;Ospitale civile di cui parleremo. Fu innalzato nel 1485 per opera di <strong>Martino Lombardo<\/strong>, della cui valentia offre luminosa testimonianza. Per\u00f2 si crede fosse l&#8217;architetto assistito da Fra <strong>Francesco Colonna<\/strong> soprannominato <strong>Polifilo<\/strong>, religioso del vicino Convento dei Padri Predicatori.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La facciata che sorge sul campo, \u00e8 tutta di fini marmi, connessi, intarsiati, e scolpiti con tanta eleganza ed accuratezza per cui quegli ornamenti servono di modello agli studiosi delle arti sorelle. Le interne sale sono pure decorate abbondantemente di fine sculture: delicatissimi intagli rivestono tutta la superficie dei cieli delle medesime.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Cappella della Pace<\/strong><\/em>. Fra la suddetta Scuola di San Marco, e il vicino chiostro dei padri domenicani, esisteva una cappella intitolata alla Madonna della Pace, cui dava accesso il vestibolo nel quale si entra per una porta che si trova in linea con quella della accennata scuola. Il vestibolo sussiste, ma la cappella fu demolita, e l&#8217;area di questa forma parte dei cortili dell&#8217;ospitale. All&#8217;occasione di quei movimenti fu tolto da quel vestibolo fra gli altri oggetti anche il sarcofago, che altro non era che un semplice cassone di marmo, in cui giaceva il cadavere del doge <strong>Marino Falier<\/strong> decapitato nel 1355: le ceneri dell&#8217;estinto si deposero in un vicino cimitero, destinato una volta a raccogliere le ossa dei giustiziati, e il cassone, dal sito rimosso, fu trasportato nella vicina canonica del pievano, ove serve di vasca per l&#8217;acqua.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra opportuna questa piccola digressione per norma di quelli i quali, con il libro di <strong>Lord Byron<\/strong> alla mano, vanno in traccia del tumulo del <strong>Falier,<\/strong> che il dotto inglese asserisce di aver veduto addossato alla facciata del Tempio dei Santi Giovanni e Paolo, ove non vi \u00e8, n\u00e9 fu giammai collocato.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di Sant&#8217;Orsola e Scuola del Rosario<\/strong><\/em> Erano due oratori situati lungo la via chiamata <em>Salizada<\/em> dei Santi Giovanni e Paolo, i quali, secolarizzati, ad altri usi si convertirono.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Scuola di San Vincenzo<\/strong><\/em>, Oratorio. Apparteneva ad una confraternita eretta sotto gli auspici di questo Santo.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria dei Derelitti <\/strong><\/em> (volgarmente Chiesa del l&#8217;Ospitaletto), Oratorio della Casa di ricovero. La grave carestia del 1527 mosse la piet\u00e0 del governo, di alcuni cittadini, e particolarmente di San <strong>Girolamo Miani<\/strong>, ad erigere un ospizio per i poveri e per gli infermi, sopra di un fondo a tergo della cappella maggiore del tempio de Santi Giovanni e Paolo, il quale serviva a militari esercizi, perci\u00f2 chiamato il Bersaglio. Altri benefattori, e segnatamente il suddetto santo, versarono generose elemosine per ampliare quello stabilimento, sicch\u00e9, conservando l&#8217;originario titolo di ospitaletto, divenne un sontuoso edificio, destinato ad accogliere alcuni malati ed orfani d&#8217;ambo i sessi, ed ove pure le fanciulle, giusta il costume negli altri ospizi introdotto, venivano magistralmente istituite nella musica strumentale e vocale.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;oratorio adiacente fu ricostruito in maggiore estensione alla fine del secolo XVII, e la sua pesante facciata, eretta con disegno di <strong>B. Longhena<\/strong>, \u00e8 un tipo del grado eccessivo cui giunse la corruzione del gusto architettonico di quella et\u00e0. Eppure <strong>Longhena<\/strong> era uomo di molto merito, era stato preceduto di pochi anni da celebri maestri, aveva sott&#8217;occhio i loro studi e i loro edifici: ma cos\u00ec avviene all&#8217;uomo, che, non contento del bello e del buono, cercando il meglio cade nel pessimo.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1808, si tolsero da questo pubblico luogo i malati, che si trasferirono nell&#8217;ospidale, e fu destinato all&#8217;accoglimento dei poveri invalidi e degli orfanelli. Finalmente nel 1812 gli orfani maschi si portarono ai <em>Gesuati<\/em>; le femmine alle <em>Terese<\/em>. Sgombrato cos\u00ec l&#8217;edificio da codesti individui, fu convertito in Casa di ricovero per soli vecchi e invalidi poveri d&#8217;ambo i sessi.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Giovanni Laterano<\/strong><\/em>, Apparteneva questa chiesa al soppresso Convento di Monache Agostiniane, conosciuto sotto il titolo di San Giovanni Laterano.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santa Maria del Pianto<\/strong><\/em>, Oratorio dell&#8217;Istituto Canal. Lungo le <em>Fondamente Nuove<\/em>, sorgeva un convento di religiose dell&#8217;ordine dei Serviti, dette le Cappuccine, che fu soppresso. Annessa al cenobio era la chiesa intitolata a Santa Maria del Pianto, la quale, restaurata, divenne oratorio del conterminante orfanotrofio femminile, istituito e diretto dallo zelo caritatevole del piissimo <strong>Daniele Canal<\/strong>.<\/p>\r\n<h4>Stabilimenti, e localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione.<\/h4>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ospedale Civile<\/strong><\/em> Vasto Edificio, composto dei tre che abbiamo accennati di sopra, cio\u00e8: Convento dei Padri Domenicani, Ospizio e Chiesa dei Mendicanti e Scuola di San Marco, con l&#8217;adiacente Scuola della Pace.\u00a0<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Casa di Ricovero <\/strong><\/em> Di questa si \u00e8 fatto cenno disopra, parlando della Chiesa di Santa Maria dei Derelitti, n\u00e9 occorre aggiungere ulteriori notizie.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponte del Cavallo <\/strong><\/em> Sorge rimpetto alla maggior porta della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo; si crede cos\u00ec chiamato perch\u00e9, montando sopra esso ponte, si affaccia alla vista il monumento equestre del <strong>Colleoni<\/strong>: altri pensano che in una vicina corte si sia eseguito il getto del colosso di bronzo, e che da essa corte, detta del <em>Cavallo<\/em>, la Calle e il Ponte adiacente abbiano preso il nome.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Calle della Testa<\/em><\/strong> \u00c8 una lunga via in linea quasi retta, che parte dal <em>Calle de le Erbe<\/em>, e mette presso le <em>Fondamente nuove<\/em>. Verso la met\u00e0 di questa via, si vede innestata, nel muro esterno di una casa, una smisurata testa umana, goffo lavoro dei secoli trapassati, la quale probabilmente diede il nome a tutto il sentiero.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Barbaria de le Tole <\/strong>(delle Tavole)<\/em> \u00c8 un&#8217;ampia strada, che prende principio dalla summenzionata Casa di ricovero, dirigendosi verso Santa Giustina. \u00c8 opinione che in quel sito sorgesse una volta un bosco, e perci\u00f2 si chiamasse localit\u00e0 barbara, o <em>Barbaria<\/em>. Eretti poi nel vicinato grandiosi magazzini di legname da fabbrica, vi si aggiunse il titolo delle tavole, preso dai materiali che ivi pure si smerciano: ed ecco nascere il nome, <em>Barbaria delle Tavole<\/em>, o delle <em>Tole<\/em>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Vogliono alcuni, procedesse il nome della contrada dalla circostanza, che il legname ivi raccolto, si inviava in grandissima quantit\u00e0 ai paesi lungo la costa d&#8217;Africa, chiamata <em>Barbaria<\/em>, con cui Venezia faceva ampio commercio. Sulla destra di codesta via si apre piccola calle detto <em>Calle Bragadin<\/em>, ove abitava il celebre <strong>Marc&#8217;Antonio Bragadin<\/strong> prode difensore di Famagosta nel regno di Cipro, e che tradito da <strong>Mustaf\u00e0<\/strong>, al quale nel 1571 aveva ceduto con onorevole capitolazione la piazza giunta agli estremi, fu scorticato vivo. La pelle di quell&#8217;eroe inviata a Costantinopoli qual trofeo di vittoria, restituita pi\u00f9 tardi ai figli di lui, riposa in urna collocata nel mausoleo che gli venne innalzato nel 1596 nel tempio dei Santi Giovanni e Paolo. (1)<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo dall'Iconografia delle trenta Parrocchie - Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo Nome della Localit\u00e0 Vasta palude in questo sito giaceva, fra le cui acque \u00e8 fama sorgesse piccola chiesa intitolata a San Daniele, nella quale stava forse quella goffa scultura, rappresentante il [...]","protected":false},"author":2,"featured_media":125660,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[607,2005],"tags":[587,225],"class_list":["post-31538","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mappe-venezia","category-parrocchie","tag-parrocchia-dei-santi-giovanni-e-paolo","tag-sestiere-di-castello"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_0116m2-2-scaled.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31538","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31538"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31538\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":125662,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31538\/revisions\/125662"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/125660"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31538"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31538"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31538"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}