{"id":31534,"date":"2017-12-06T10:43:28","date_gmt":"2017-12-06T10:43:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31534"},"modified":"2026-01-11T19:55:22","modified_gmt":"2026-01-11T19:55:22","slug":"parrocchia-di-san-zaccaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=31534","title":{"rendered":"Parrocchia di San Zaccaria"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_0112m2-2-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_0112m2-2-scaled.jpg\"><\/div>\n<p>Parrocchia di San Zaccaria dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/p>\n<h3>Parrocchia di San Zaccaria<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nome della Localit\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Faceva parte delle isole <em>Gemine<\/em>, sulle quali furono erette anche le Chiese di San Martino, e di San Giovanni in Bragora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fondazione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa \u00e8 una di quelle edificate verso la met\u00e0 del secolo VII per l&#8217;esortazioni del rinomatissimo vescovo di Oderzo San Magno, del quale gi\u00e0 si \u00e8 parlato. Il chiostro adiacente si fece costruire dal Doge <strong>Angelo<\/strong> o <strong>Agnello Participazio<\/strong>, salito al trono nell&#8217;anno 809, o in quel torno, e da <strong>Giustiniano<\/strong>, figlio, collega, e successore di lui; i quali vi stabilirono una religiosa famiglia sotto la regola di San Benedetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In origine, a similitudine di molti altri, anche questo cenobio era doppio, racchiudeva, cio\u00e8, un riparto per le monache, ed uno per monaci; questi ufficiavano la chiesa, dirigevano le suore nello spirituale, ed alla economica amministrazione attendevano. <strong>Leone V<\/strong>, chiamato l&#8217;<strong>Armeno<\/strong>, imperatore d&#8217;Oriente, amico e alleato de veneziani, che avevano gi\u00e0 cominciato prestare, coi loro navigli, possenti aiuti a quella vacillante monarchia, e alla cui corte il summentovato <strong>Giustiniano<\/strong> tenuto avea lungo soggiorno, invi\u00f2 a Venezia il sacro corpo di San Zaccaria, dono ben degno di s\u00ec alto sovrano, e nel tempo stesso concorse con larga summa alla edificazione di quel religioso stabilimento; anzi spedi a questa parte valenti architetti che i lavori ne dirigessero. Papa <strong>Benedetto III<\/strong>, fuggito nell&#8217;855 da Roma per le violenze ed insidie dell&#8217;antipapa <strong>Anastasio<\/strong>, ricover\u00f2 a Venezia, e pose stanza in questo monastero, diretto allora dall&#8217;abbadessa <strong>Augustina Morosini<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella cospicua visita si vede rappresentata in un quadro del <strong>Celesti<\/strong>, sovrapposto all&#8217;altare, presso la sagrestia, che \u00e8 decorato della celebre tavola di <strong>Giovanni Bellino<\/strong>, rappresentante Maria Vergine fra alcuni santi. Reduce il pontefice alla sua sede, arricch\u00ec questa chiesa di generose indulgenze e di sacre reliquie, fra le quali si distinguevano i corpi di San Pancrazio, e di San Sabina. Regnante il doge <strong>Orso Partecipazio<\/strong>, eletto nell&#8217;864, il monastero, minacciando rovina, venne quasi integralmente ricostruito, a cura dell&#8217;abbadessa<strong> Giovanna<\/strong>, figlia del medesimo doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;incendio del 1105, che divor\u00f2 tanta parte della citt\u00e0, distrusse anche questo monastero e sua chiesa: l&#8217;uno e l&#8217;altra furono bentosto rialzati, e della chiesa allora riedificata, sussiste tuttavia qualche traccia nella cappella di San Tarasio, nella confessione sottoposta alla stessa, e nel gi\u00e0 coro delle monache e sue adiacenze. Nei primi tempi, i fondatori <strong>Participazi<\/strong>, assegnarono a quel cenobio la rendita di alcune terre ed acque del vicinato; tal dotazione fu poi aumentata nel X secolo da cospicui esteri personaggi, e segnatamente da <strong>Ingelfreddo<\/strong> conte di Verona, da quel vescovo <strong>Nothiero,<\/strong> e da molti altri, con generosi doni di beni immobili, e di diritti, per cui divenne doviziosissimo. Qualche secolo dopo l&#8217;ultima suaccennata riedificazione, la chiesa trovandosi nuovamente in pericolo di crollare, le monache deliberarono di rialzarne altra nuova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si gettarono l&#8217;anno 1456 le fondamenta del magnifico tempio che tuttora si ammira, alla cui erezione contribuirono largamente i devoti, e anche il governo con mille ducati. Si ignora il nome dell&#8217;architetto; si conosce per\u00f2 che nel 1477 l&#8217;opera veniva diretta dal proto <strong>Antonio<\/strong> q. <strong>Marco<\/strong>. <strong>Temanza<\/strong>, scrittore molto avveduto, attribuisce a <strong>Martino Lombardo<\/strong> l&#8217;innalzamento della facciata: difatti, le decorazioni di questa presentano lo stile di molte altre che fregiano diversi edifici della nostra citt\u00e0, le quali sappiamo essere uscite dallo scalpello della rinomatissima scuola dei <strong>Lombardi<\/strong>, stabilita in quei tempi a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Condotto il tempio a compimento nel 1515, fu poi consacrato nel giorno 7 Maggio 1543 da <strong>Giovanni Lucio<\/strong> vescovo di Sebenico. L&#8217;armonia del compartimento, l&#8217;accuratissima esecuzione, la profusione e ricchezza dei marmi, la preziosit\u00e0 delle sculture, e pitture che copiosamente lo adornano, primeggiare lo fanno fra i nostri pi\u00f9 ragguardevoli monumenti.<\/p>\n<h4>Parrocchia<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa di San Zaccaria fu istituita parrocchiale sino dalla prima sua fondazione, prerogativa conservata anche dopo la erezione dell&#8217;adiacente monastero investito del patronato. Poco lungi da questa, sorgeva altra chiesa, dedicata a San Proculo (<em>San Provolo<\/em>), e dipendente dal monastero medesimo, i cappellani del quale ne sostenevano l&#8217;ufficiatura. Se la reputa eretta dagli stessi dogi <strong>Participazi<\/strong>, fondatori del cenobio: occorse pi\u00f9 volte riedificarla, e in essa fu trasferita nel secolo XII la sede parrocchiale, onde potessero le religiose quietamente applicarsi ai sacri loro esercizi; nondimeno il monastero conserv\u00f2 il diritto di eleggere quel pievano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa condizione erano le cose quando il cessato governo italico decret\u00f2 la soppressione delle societ\u00e0 religiose; in conseguenza di che, nel giorno 10 giugno 1810, le suore sloggiarono dal convento, e la chiesa rimase chiusa. Senonch\u00e9, poco appresso, cio\u00e8 nel 25 ottobre 1810, ridonato il tempio al divino culto, vi si stabil\u00ec la sede di una parrocchia, che allor si compose con le seguenti frazioni; alcune contrade dell&#8217;anteriore parrocchia di San Proculo, altre di quella di San Severo, chiese ambedue secolarizzate, porzione dell&#8217;antica Parrocchia di San Giovanni in Oleo, o San Zuane Novo, chiesa conservata come sussidiaria, e porzione pure della parrocchia, tuttora sussistente, di Santa Maria Formosa: a detta epoca si posero sotto la giurisdizione spirituale di San Zaccaria anche le carceri, anteriormente comprese in quella del Primicerio di San Marco.<\/p>\n<h4>Chiese non ufficiate, soppresse o demolite<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>San Giovanni in Oleo<\/strong><\/em> cos\u00ec chiamato per il martirio, nell&#8217;olio bollente, da quel santo Apostolo ed Evangelista sofferto. Per distinguere questa chiesa dalle altre al santo medesimo dedicate, prese anche il titolo di <em>San Zuane Novo<\/em>. Eretta intorno all&#8217;anno 968 dalla famiglia <strong>Trevisan<\/strong>, venne riedificata al principio del secolo XV, e consacrata nel 1465 da <strong>Andrea Bono<\/strong>, ultimo Vescovo di Jesolo o Equilio. Finalmente verso la met\u00e0 del secolo XVIII fu ricostruita in moderna forma dall&#8217;architetto <strong>Matteo Lucchesi<\/strong>. Parrocchiale sino da primi tempi, venne soppressa nel 28 giugno 1808, e addetta a San Marco qual sussidiaria; in tal condizione di sussidiaria fu poi, nel 25 ottobre 1810, aggregata alla Parrocchia di San Zaccaria, cui tuttora appartiene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Santi Filippo e Giacomo<\/strong><\/em>. Questa chiesa, e il chiostro adiacente, si fondarono verso il 1190 dai monaci dei Santi Felice e Fortunato stabiliti nell&#8217;Isola Ammiana, che sorgeva nelle nostre lagune, poco lungi da Torcello. Sottoposta quell&#8217;isola alle incessanti corrosioni delle onde, era quasi affatto scomparsa sul declinare del secolo XIV, lo che obblig\u00f2 i monaci ad abbandonarla, per trasferirsi in Venezia nella chiesa e nel chiostro summentovati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scemata poi, e quasi ridotta al nulla quella religiosa famiglia, il governo prese possesso di quei locali, concentrando il tutto nella Parrocchia di San Marco, di cui era capo il Primicerio, il quale stabil\u00ec nel convento la sua abitazione. Nel 1579, quell&#8217;edificio fu convertito in seminario dei chierici della Cappella Ducale, stabilimento dappoi traslocato, nel 1591, in altro chiostro a San Nicol\u00f2 di Castello gi\u00e0 eretto ove ora verdeggia il pubblico giardino. Per tale innovazione, il Primicerio riprese l&#8217;anteriore sua stanza, e la chiesa si commise a un rettore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1807, secolarizzata la chiesa, e mancato a vivi poco appresso l&#8217;ultimo primicerio <strong>Luigi Foscari<\/strong>, il chiostro si destin\u00f2 ad usi diversi.\u00a0Sorgeva, laterale alla chiesa, una cappella sacra a Sant&#8217;Apollonia, ora pur secolarizzata, ma che nondimeno lasci\u00f2 a quella fondamenta il suo nome.\u00a0Sul fianco del primiceriato che guarda le carceri, stava un&#8217;altra chiesetta intitolata a Santa Scolastica, cui si accedeva per la <em>Calle dei Albanesi.<\/em><\/p>\n<h4>Localit\u00e0 meritevoli di particolare menzione<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ruga Giuffa<\/strong><\/em>. \u00c8 una lunga via che scorre nella parte settentrionale di questa parrocchia, chiamata <em>Ruga<\/em> perch\u00e9, nei primordi di Venezia, si dava questo nome alle strade fiancheggiate di case d&#8217;ambedue i lati, era forse un francesismo tratto da <em>Rue<\/em>: le fu poi aggiunto il titolo <em>Giuffa<\/em>, quando in essa si stabilirono molti armeni procedenti da Iuffa, citt\u00e0 sull&#8217;Arasse, venuti ad esercitare in Venezia la mercatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Grimani<\/strong><\/em>. Alla estremit\u00e0 di questa contrada s&#8217;innalza, il palazzo della illustre famiglia <strong>Grimani<\/strong>, eretto dal Cardinale <strong>Giovanni Grimani<\/strong>, gi\u00e0 Patriarca d&#8217;Aquileja, il quale \u00e8 fama ne abbia dato il modello. La maggior porta, di stile grave, si reputa architettata da <strong>Sebastiano Serlio<\/strong>. Questo maestoso edificio fu riccamente adorno da quel prelato con preziose pitture, e sculture, fra le quali primeggia la statua colossale di Marco Agrippa, opera di alto merito di greco scalpello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Trevisan o Malipiero<\/strong><\/em>. Vicino sorge il <em>Ponte di Ruga Giuffa<\/em>; presso la testa di questo merita osservazione il palazzo, era gi\u00e0 della cospicua famiglia <strong>Trevisan<\/strong>, chiamato anche Palazzo Malipiero: \u00e8 decorato di marmorea facciata molto elegante, con finissima diligenza condotta dagli artisti della Scuola de Lombardi che arricch\u00ec Venezia di tante celebri opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Palazzo Trevisan o Cappello<\/strong><\/em> Tornando poi verso San Proculo (<em>San Provolo<\/em>), ed avviandosi al <em>Ponte di Canonica<\/em>, disceso questo, si osserva, sul canale che porta lo stesso nome di Canonica, un grandioso edificio, palazzo in addietro della famiglia <strong>Trevisan<\/strong>. Si reputa opera dei <strong>Lombardi<\/strong>, o di <strong>Guglielmo Bergamasco<\/strong>, costrutto al principio del Secolo XVI quando le arti del disegno cominciavano a riprodursi con giusto e regolare sistema. Ammirabile ne \u00e8 il prospetto, tutto incrostato di marmo intarsiato di altri marmi rari e preziosi; annerito dal tempo, e dalle salse esalazioni, lascia molto desiderare che una mano diligente si accinga alla sua pulitura, onde cos\u00ec ridonarlo all&#8217;attenzione degli amatori dell&#8217;arti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo edificio si conosce sotto il nome altres\u00ec di Palazzo Cappello, e si reputa digi\u00e0 abitato dalla famiglia della tanto famosa <strong>Bianca<\/strong>. Deggio su ci\u00f2 avvertire, che la casa <strong>Cappello<\/strong> era posta nel circondario della chiesa di Sant&#8217;Apollinare (<em>Sant&#8217;Aponal<\/em>) a piedi del <em>Ponte Storto<\/em>, e che da quella, non da questo palazzo, \u00e8 fuggita <strong>Bianca<\/strong> in et\u00e0 di anni 16, nella notte del 28 novembre 1565, per unirsi a <strong>Pietro Bonaventuri<\/strong> che la trasse in Toscana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Palazzo Trevisan fu poi comperato con i danari di <strong>Bianca<\/strong> quando il Gran Duca <strong>Francesco dei Medici<\/strong>, stendendo ad essa la mano, la innalz\u00f2 ad onorevolissima condizione. Allora appunto, cio\u00e8 nel 1578, o in quel torno, <strong>Bartolammeo<\/strong> suo padre, e <strong>Vittorio<\/strong> suo fratello, vennero ad abitare questo palazzo. Sbagliano adunque coloro che, seguendo la popolar tradizione, si occupano a meditare, come potesse la bella <strong>Bianca<\/strong>, dal suo appartamento, invaghirsi di un commesso della banca Salviati che le stava rimpetto, poich\u00e9, di contro al Palazzo Trevisan, non vi ha quasi altro caseggiato che quello ad uso dei Canonici di San Marco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponte de la Paglia<\/strong><\/em>. Il ponte che qui si presenta si chiama della <em>Paglia<\/em>, eretto nel 1560, si reputa il primo costruito di pietra viva, poich\u00e9 a quel tempo erano tutti di legno, eccettuato forse qualcuno di pietre cotte. Si dice traesse il nome dalla paglia ivi deposta ad uso de cavalli e delle asinelle, cavalcatura una volta de patrizi che intervenivano al Gran Consiglio in Palazzo Ducale. Per\u00f2 sembra pi\u00f9 verosimile, che tale denominazione venisse dalle barche cariche di paglia che ivi solevano approdare. Conserv\u00f2 questo ponte l&#8217;antica forma sino all&#8217;anno 1844 in cui fu raddoppiata la sua larghezza, e pi\u00f9 agevoli si ridussero le due rampe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ponte dei Sospiri<\/strong><\/em>. Dal <em>Ponte de la Paglia<\/em> se ne vede un altro a breve distanza, il quale accavalca lo stesso canale sopra una linea pi\u00f9 alta. \u00c8 questo un ballatoio coperto, che pone in comunicazione il Palazzo Ducale, cui si appoggia da un lato, con le carceri, alle quali \u00e8 innestato dall&#8217;altro; tramite eretto per gli inquisiti, onde il loro passaggio dai tribunali ai luoghi di reclusione, e viceversa, fosse sollecito, sicuro ed inosservato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il ponte volgarmente detto dei <em>Sospiri<\/em>, essendo ben naturale che i colpevoli sospirassero nel transitarlo. Questi pochi cenni sarebbero pi\u00f9 che sufficienti per indicarne l&#8217;uso e l&#8217;oggetto, se la gonfia mole dei parti di fantasia pomposamente innalzata sopra questo piccolo edificio, non mi obbligasse a presentarlo nella sua verit\u00e0, scevro dalla catasta delle menzogne con le quali lo hanno ingombrato coloro i quali, al dire del\u00a0 <strong>Pastori<\/strong> di Parma, credono d&#8217;acquistare fama di celebrit\u00e0 letteraria, passando per quella peste di lavoro che si chiama romanzo, o simile fatta di stramberia e falsit\u00e0: questa fatale necessit\u00e0, egli soggiunge, ci arricchiva di produzioni della mente le pi\u00f9 mostruose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Carceri<\/strong><\/em>. L&#8217;incendio scoppiato nella notte 20 dicembre 1577 in Palazzo Ducale, disordin\u00f2 e scompose quel sommo edificio a tal segno, che minacciava imminente integrale rovina.\u00a0Consultati i pi\u00f9 esperti architetti, opinarono, essere necessario demolire anche le parti dalle fiamme lasciate in piedi, e nuova reggia innalzare: anzi con tale divisamento si accinse il <strong>Palladio<\/strong> a delineare un progetto degno di Venezia, e di lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gravemente pesava sull&#8217;animo dei Patrizi e di tutti gli ordini dei cittadini, la distruzione di s\u00ec venerando monumento, fondato dal primo doge residente in Venezia, ampliato, decorato e arricchito dalla lunga serie de suoi successori. Prima di venire a s\u00ec commovente risoluzione, volle il governo mettere in pratica ogni possibile tentativo per conservare l&#8217;opera di tanti secoli, di tanti studi, e di tante dispendiose sollecitudini; a quest&#8217;uopo, l&#8217;architetto <strong>Antonio Da Ponte<\/strong> diede un progetto, che fu adottato, seguendo il quale intraprese il malagevole incarico di eseguire un generale restauro di tutto il periclitante edificio, come ancora il rifacimento di quanto le fiamme avevano divorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La felice riuscita di s\u00ec arduo e svariato lavoro, mostr\u00f2 al governo quale uomo avesse a servigio suo, e quanta gli si dovesse riconoscenza. Cessato il bisogno di quella circostanza, non fu condannato all&#8217;obblio tanto merito; anzi nel 1588 la Repubblica affid\u00f2 allo stesso architetto la costruzione del celebre <em>Ponte di Rialto<\/em>, che incolume tuttora grandeggia; e, l&#8217;anno appresso, gli commise altres\u00ec la edificazione delle Pubbliche Carceri, onde trarre i detenuti dalle angustie di quelle allora nel Palazzo Ducale esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso la testa adunque del <em>Ponte della Paglia<\/em> di cui si \u00e8 detto, si alza maestoso edificio la cui fronte ha l&#8217;aspetto di principesco palazzo, e i fianchi presentano tutta la robustezza, che si addice a pubbliche carceri. Questo ampio stabilimento, capace per circa 400 individui \u00e8 quadrilatero, ed isolato: spaziosa corte che ne occupa il centro, grandemente contribuisce alla salubrit\u00e0 del medesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fondamenta o Riva degli Schiavoni<\/strong><\/em>. Comincia questa dinanzi alle carceri, e prosegue in linea dolcemente arcuata, sino al <em>Ponte de la C\u00e0 di Dio<\/em>. Prese il nome dai Dalmati, volgarmente chiamati <em>Schiavoni<\/em>, i quali, lungo la stessa, tenevano una volta e in terra e in acqua gli stazi per la vendita di carni affumicate e salate, che recavano dai loro paesi, e servivano particolarmente a nutrimento del basso popolo. Sino dal secolo IX cominci\u00f2 costruirsi questa fondamenta, e fu in epoche diverse continuata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua larghezza era all&#8217;incirca eguale a quanta ne aveva il P<em>onte de la Paglia<\/em> prima della recente ampliazione, e simile appunto alla larghezza tuttora conservata del vicino <em>Ponte del Vin<\/em>, e degli altri che a questo succedono. Nell&#8217;anno 1780, decret\u00f2 il governo il suo ingrandimento, per cui fu condotta alla presente larghezza di circa 80 piedi. I ponti che ne congiungono i vari tronchi, conservarono le dimensioni anteriori, quindi appaiono angusti, e sono addossati alle case conterminanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora soltanto, come si disse, fu ampliato quello della <em>Paglia<\/em>, e si atterr\u00f2 l&#8217;altro della <em>C\u00e0 di Dio<\/em>, il quale, immantinente riedificato, maestosamente domina il mezzo della fondamenta; ed \u00e8 ben degno di essere secondo a quel di Rialto. Scorre la <em>Riva dei Schiavoni<\/em>, lungo i circondari delle due Parrocchie di San Giovanni in Bragora, e di San Zaccaria, ciascuna delle quali ne abbraccia un tronco, e cos\u00ec procede dal <em>Ponte della Paglia<\/em> a quello della <em>C\u00e0 di Dio<\/em>. Questo la unisce alla <em>Riva de la C\u00e0 di Dio<\/em>, proseguita da quella dei vicini <em>Forni<\/em> sino al ponte che attraversa il <em>Rio de l&#8217;Arsenale<\/em>, e che serve a continuare il cammino lungo il <em>Campo e la Riva di San Biagio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine di questa, sorge il P<em>onte de la Veneta Marina<\/em>, che congiunge la linea fin qui discorsa con la strada nuova conducente ai pubblici giardini. Cos\u00ec si compone un&#8217;ampia via, quasi retta, dalla <em>Piazzetta di San Marco<\/em> ai giardini, lunga circa un miglio, che offre il pi\u00f9 svariato delizioso passeggio, e conduce a una meta di fragrante vegetazione, ove si pu\u00f2 riposare, ed ove, in questi ultimi tempi, si costru\u00ec una magnifica, bene servita, scuola di equitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Percorrendo codesta linea, s&#8217;incontrano sette ponti che formano parte della medesima con i seguenti nomi distinti, sovrapposti ai canali, o rii, che vo ad accennare.<\/p>\n<p><em>Ponte de la Paglia<\/em>, sul Rio di Palazzo.<br \/>\n<em>Ponte del Vin<\/em>, sul Rio del Vin.<br \/>\n<em>Ponte de la Piet\u00e0<\/em>, sul Rio dei Greci.<br \/>\n<em>Ponte del Sepolcro<\/em>, sul Rio della Piet\u00e0.<br \/>\n<em>Ponte de la C\u00e0 di Dio<\/em>, sul Rio della C\u00e0 di Dio.<br \/>\n<em>Ponte de l&#8217;Arsenale<\/em>, sul Rio dell&#8217;Arsenale.<br \/>\n<em>Ponte\u00a0 de la Veneta Marina<\/em>, sul Rio della Tana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sei di qiestii ponti sono di pietra; uno solo, cio\u00e8 il <em>Ponte de l&#8217;Arsenale<\/em> \u00e8 di legno; gi\u00e0 diviso questo in due parti, che nel mezzo si uniscono, si pu\u00f2 agevolmente aprirlo, e far girare ognuna di dette parti sopra un robusto perno, per lasciar libero il transito dei navigli che entrano od escono dall&#8217;Arsenale. Presso il secondo dei ponti sopraindicati, che \u00e8 quello chiamato del <em>Vin<\/em>, si alza grandioso palazzo di leggiadro stile moresco, abitazione una volta della patrizia famiglia <strong>Bernardo<\/strong>, ora <strong>Danieli<\/strong> convertito in albergo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti piacevoli oggetti fermano l&#8217;attenzione di chi percorre la via della quale si \u00e8 detto; senonch\u00e9 uno de pi\u00f9 interessanti \u00e8 quello appunto che non si vede. I vari tronchi della Riva dei Schiavpni furono eretti su pali conficcati alla profondit\u00e0 di circa sei piedi nel paludoso letto della laguna, sopra i quali si distesero due strati di grosse tavole di larice, incrocicchiati fra loro. Sopra questa impalcatura, si gett\u00f2 un forte battuto di terra, con che fu eretta un&#8217;arginatura di circa 9 piedi e mezzo di altezza, alla quale si sovrappose il lastricato di quel passeggio. Anche la strada nuova, che forma continuazione ai tronchi della fondamenta, \u00e8 sovrapposta in tutta la sua estensione ad una lunga volta, i cui fianchi poggiano parimenti sopra legname profondamente piantato; perci\u00f2 pu\u00f2 dirsi a ragione, che anche questo miglio di strada sorge tutto su palafitte.<\/p>\n<h4>Feste Veneziane<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riferiscono alcuni cronisti, che sino dalla fondazione del Monastero di San Zaccaria, cominciasse il doge a visitare annualmente la chiesa: altri pensano in modo diverso riguardo all&#8217;epoca, ma la opinione meglio fondata la stabilisce al tempo di Papa <strong>Benedetto III<\/strong>. Dopo avere il pontefice, nell&#8217;anno 855, tenuto stanza, come si disse, in quel chiostro, reduce a Roma, manifest\u00f2 la pi\u00f9 sentita riconoscenza, inviando a quella chiesa cospicue sacre reliquie, con generose indulgenze: decret\u00f2 quindi il governo, dovesse il doge, col suo seguito, trasferirsi ogni anno a venerare quei santi depositi, onde giovarsi delle apostoliche concessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Destinato venne alla cerimonia il XIII giorno del mese di settembre, vigilia dell&#8217;anniversario della consacrazione del primo tempio ivi eretto, come disopra abbiamo fatto osservare; nella quale circostanza, l&#8217;abbadessa <strong>Augustina Morosini<\/strong>, esultante pel segnalatissimo onore di quella visita, fece al principe ricco presente di un corno ducale d&#8217;oro massiccio, splendidamente arricchito di gemme, e tanto prezioso, che lo si volle serbato ad usarne soltanto per la coronazione, all&#8217;avvenimento al trono di un nuovo Doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si teneva perci\u00f2 custodito nel Tesoro di San Marco; senonch\u00e9 nel giorno dell&#8217;annua visita lo si traeva da quel depositorio, per portarlo sopra un bacile al Convento di San Zaccaria, ove il doge lo rendeva ostensibile alle religiose, con quest&#8217;atto manifestando in quanto pregio si teneva quel regalo. Un terribile avvenimento funest\u00f2 nei primordi quella sacra funzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occupava il seggio ducale <strong>Pietro Tradonico<\/strong>, d&#8217;illustre famiglia proceduta da Pola in Istria, pi\u00f9 tardi, per corruzione di lingua, chiamata <strong>Gradenigo<\/strong>, la quale molto decorosamente tuttora si conserva. Glorioso e paterno era stato per il lungo corso di 27 anni il suo regno; ma difficili erano i tempi, turbati dalle gagliarde fazioni alimentate da cittadini irrequieti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accagionato il Doge di non essere forte abbastanza onde ricondurre la calma, si congiur\u00f2 contro di lui. Venuto quindi, nell&#8217;anno 864, il giorno della consueta visita a San Zaccaria, e celebrata la sacra funzione, uscito il doge dal tempio, fu assalito da una turba di armati che lo stesero esangue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raccolto il cadavere, ebbe sepoltura nel vestibolo della chiesa allor sussistente; ma le successive ricostruzioni della medesima, delle quali ho parlato, fecero smarrire ogni traccia della sua tomba. Sembra peraltro, che in memoria del tristo caso si sia dappoi eretta la colonna, con sovrapposta croce, che tuttora sussiste sul Campo dinanzi alla Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ha ragione di credere, che l&#8217;assassinio si commettesse nel passaggio del doge per la <em>Riva dei\u00a0 Schiavoni<\/em>, disposto avendo il governo, dopo quel fatto, la erezione in pietre (probabilmente pietre cotte) del <em>Ponte di Canonica<\/em>, affinch\u00e9, in avvenire, tenesse il principe la via dei Santi Filippo e Giacomo, piuttostoch\u00e9 quella della Riva, riputata forse meno sicura, per la facilit\u00e0 che vi trovavano i malfattori di nascondersi nelle barche, e di fuggire con le medesime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le memorie pi\u00f9 accreditate stabiliscono codesto tragico fine del capo della Repubblica nel suddetto giorno 13 Settembre 864, vigilia dell&#8217;anniversario della consacrazione; sembra per\u00f2, che quando fu destinata altra via da tenersi dal principesco corteggio, si sia cangiato anche il giorno di quella visita, poich\u00e9, nei secoli susseguenti, e sino alla caduta della veneta aristocrazia, la cerimonia aveva luogo al momento dei vesperi del giorno di Pasqua; anzi, onde renderla pi\u00f9 magnifica, fu poi decretato, che il doge vi si trasferisse con le sue barche dorate, e costantemente fu conservata anche la ostensione del Corno Ducale, che pure si fece pi\u00f9 ricco con l&#8217;aggiunta di nuove gemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uccisione del <strong>Tradonico<\/strong> diede grave argomento di erigere una commissione per istruire la procedura, in conseguenza della quale furono severamente puniti i colpevoli. Il buon servigio prestato da quella straordinaria magistratura, persuase il governo a renderla permanente; fu questa l&#8217;origine del celebre Magistrato degli <em>Avvocati della Comune<\/em> (Advocatores Comunitatis), volgarmente chiamati Avvogadori di Comune, cui si affid\u00f2 l&#8217;importantissimo ufficio di vegliare per l&#8217;osservanza delle leggi, d&#8217;inquisire sulle trasgressioni, di accusare i rei, di giudicare su alcuni oggetti civili, e criminali, e pi\u00f9 ancora, il diritto di pronunziare il veto per sospendere le risoluzioni delle diverse autorit\u00e0, e quelle persino del Maggior Consiglio, quando fossero state contrarie alla legislazione. Questo magistrato fu il vero palladio della Repubblica, e per tanti secoli la sostenne sino a che seppe e pot\u00e9 conservare la sua forza morale. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Zaccaria dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821 Parrocchia di San Zaccaria Nome della Localit\u00e0 Faceva parte delle isole Gemine, sulle quali furono erette anche le Chiese di San Martino, e di San Giovanni in Bragora. Fondazione La chiesa \u00e8 una di quelle edificate verso la met\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":125657,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[607,2005],"tags":[720,225],"class_list":["post-31534","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mappe-venezia","category-parrocchie","tag-parrocchia-di-san-zaccaria","tag-sestiere-di-castello"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/DSC_0112m2-2-scaled.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31534","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31534"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31534\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":125676,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31534\/revisions\/125676"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/125657"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31534"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31534"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31534"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}