{"id":29994,"date":"2026-05-26T00:08:46","date_gmt":"2026-05-26T00:08:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=29994"},"modified":"2026-05-25T19:19:08","modified_gmt":"2026-05-25T19:19:08","slug":"antonio-foscarini-nobile-innocente-1622","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=29994","title":{"rendered":"Antonio Foscarini, nobile, innocente (1622)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\"> Antonio Foscarini, nobile, innocente (1622) <sup>1<\/sup> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedremo in questo racconto da una parte un innocente soggiacere al peso d\u2019ingiuste accuse, e dall\u2019altra un governo, ingannato da false apparenze, confessare il proprio fallo, e reintegrare in tutti i modi possibili la fama del condannato; caso non raro il primo, rarissimo, senza dubbio, il secondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cavaliere <strong>Antonio Foscarini<\/strong><sup>2<\/sup>, dopo importanti cariche sostenute<sup>3<\/sup>, venne spedito nel 1609 ambasciatore alla corte d\u2019Inghilterra. Qui nacquero le sue sventure, poich\u00e8, inimicatosi col proprio segretario <strong>Giulio Muscorno<\/strong><sup>4<\/sup>, uomo di pessima natura, questi per vendicarsi lo accus\u00f2 presso gli Inquisitori<sup>5<\/sup> di scandalosa condotta, di poco rispetto verso la maest\u00e0 della regina, e, quel che \u00e8 pi\u00f9, di lasciar leggere altrui i dispacci che mandava al proprio governo. Il <strong>Foscarini<\/strong>, richiamato in patria nel 1615, fu tosto sostenuto in carcere, e solo dopo lungo processo pot\u00e9 uscirne innocente, mentre invece il <strong>Muscorno<\/strong> riporto due anni di reclusione nella fortezza di Palma. Un crudele destino per\u00f2 perseguitava l\u2019infelice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Correvano allora tempi sospettosi nei quali, se in Venezia vi erano uomini perversi che per oro tradivano lo stato, altri pur vi erano che, per oro egualmente, ovvero per bassa vendetta, accusavano di tale delitto gli innocenti. Il <strong>Foscarini<\/strong>, essendo, dopo le corse avventure, rientrato in grazia del governo tanto da venire eletto <em>Savio di Terra Ferma<\/em><sup>6<\/sup>, e poscia da vedersi rivestito di altre cariche gelosissime<sup>7<\/sup>, frequentava di giorno e di notte, con quella leggerezza di carattere che non gli era del tutto estranea, l\u2019abitazione dell\u2019Inglese contessa <strong>d\u2019Arundel<\/strong><sup>8<\/sup>, donna di spirito, domiciliata allora in Venezia<sup>9<\/sup>, ove convenivano il <strong>Sacchetti<\/strong>, residente di Firenze, il <strong>Rossi<\/strong>, segretario Cesareo, e quello di Spagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto bast\u00f2 perch\u00e9 la sera dell\u20198 aprile 1622, all\u2019uscire di Senato, egli venisse tradotto in carcere, sotto la grave imputazione di essersi pi\u00f9 volte ritrovato con esteri diplomatici, e d\u2019aver loro svelato le secrete deliberazioni della Repubblica. E cos\u00ec evidente parve ai giudici la di lui reit\u00e0, che il 20 aprile successivo lo condannarono ad essere strangolato quella notte stessa in prigione, e poscia appeso la mattina del 21 alle forche con un piede in alto per rimanervi fino al termine della giornata<sup>10<\/sup>. Dopo l\u2019intimazione della sentenza, il <strong>Foscarini<\/strong> richiese in grazia di poter far testamento, dettato il quale<sup>11<\/sup>, mor\u00ec, se non molto religiosamente<sup>12<\/sup>, con alte proteste al certo della propria innocenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al ferale annunzio, sorpresa e dolore incominciarono ad invadere la citta, e poscia crebbero quando corse voce che il giustiziato non era colpevole. Infatti, avendo il <em>Consiglio dei X<\/em> concepito alcuni sospetti sopra la sincerit\u00e0 degli accusatori, <strong>Girolamo Vano<\/strong> da Salo, e <strong>Domenico de Zuane<\/strong> da Venezia, barcaiuolo dell\u2019ambasciatore di Spagna, li fece ambedue arrestare, li sottopose a severo esame, e dalle contraddizioni in cui caddero ebbe la dolorosa certezza dell\u2019atroce calunnia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ordin\u00f2 pertanto il 20 settembre 1622 la loro morte<sup>13<\/sup>, e tosto dopo si vide pubblicato, in data 16 gennaio 1622-23, un solenne decreto, volto allo scopo di divulgare innanzi il mondo intero l\u2019innocenza del giustiziato<sup>14<\/sup>, la cui salma dal cimitero dei SS. Giovanni e Paolo, ove era stata sepolta, venne deposta con magnifica pompa nella chiesa dei Frari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nell\u2019altra chiesa di S. Eustachio un busto del <strong>Foscarini<\/strong> con relativa iscrizione ricorda ai posteri il deplorabile caso<sup>15<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANNOTAZIONI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>1<\/sup> Vedi <strong>Romanin<\/strong> Vol. VII, e <em>Criminali<\/em> Vol. XXXIX. Il doloroso fatto del <strong>Foscarini<\/strong> esercit\u00f2 la penna di molti romanzieri e poeti, fra cui d\u2019<strong>Ippolito Pindemonte<\/strong>, di <strong>G. Battista Nicolini<\/strong> di <strong>Luigi Carrer<\/strong>, ed altri.<br \/>\n<sup>2<\/sup> Nacque nel 1570 da <strong>Nicolo<\/strong> q. <strong>Luigi<\/strong>, e da <strong>Maria Barbarigo<\/strong>. Della patrizia famiglia <strong>Foscarini<\/strong> ho detto a Pag. 150, <em>Annot.<\/em> 6 [Cap. XXXIX, nota per l\u2019edizione elettronica Manuzio].<br \/>\n<sup>3<\/sup> Nel 1597 fu <em>Savio agli Ordini<\/em>, nel 1606 podest\u00e0 di Chioggia, e nel 1607 ambasciatore al re Cristianissimo, dal quale ebbe l\u2019equestre dignita.<br \/>\n<sup>4<\/sup> In una cronaca cittadinesca, scritta nel principio del secolo XVII, si legge, che i <strong>Muscorno<\/strong> erano nobili Cipriotti, che avevano sepolcro in chiesa di S. Fantino, e che a quell\u2019epoca viveva <em>Giulio segretario, figlio di Giovanni, valoroso capitano, e grandemente benemerito della Signoria di Venezia<\/em>.<br \/>\n<sup>5<\/sup> Gli <em>Inquisitori di Stato<\/em>, istituiti, come si crede, nel XV secolo, e dichiarati permanenti coi decreti 20 settembre 1539, e 19 aprile 1583, erano tre, due scelti dal <em>Consiglio dei X<\/em>, ed uno dalla Signoria, allo scopo di sopraintendere ai rei di stato, nonch\u00e9 ai propalatori dei secreti della Repubblica. L\u2019autorit\u00e0 di questo magistrato venne alquanto repressa mediante la celebre correzione del 1762.<br \/>\n<sup>6<\/sup> Vedi Pag. 165, <em>Annot<\/em>. 3 [Cap. XLIV, nota per l\u2019edizione elettronica <strong>Manuzio<\/strong>].<br \/>\n<sup>7<\/sup> Si vide nominato senatore, ed ebbe l\u2019incarico di trattare con gli ambasciatori d\u2019Olanda, e di Francia.<br \/>\n<sup>8<\/sup> Questa dama era figlia di <strong>Gilberto<\/strong> conte di Shrewsbury, e moglie del conte <strong>Tommaso d\u2019Arundel<\/strong>, maresciallo d\u2019Inghilterra. Si aveva recato nel 1649 in Italia per attendere all\u2019educazione di due suoi figliuoletti. Si ignora se il <strong>Foscarini<\/strong> mantenesse con lei alcuna tresca amorosa, ma e certo che dal frequentare la di lei casa derivo la storiella, ripetuta da molti, che, andando l\u2019infelice nottetempo a ritrovare una donna maritata, sua amante, domiciliata presso l\u2019ambasciatore di Spagna, ed accusato in quella vece di recarsi a conferire con quest\u2019ultimo, negasse di giustificarsi per conservare illeso l\u2019onore della sua diletta, ed in conseguenza venisse giustiziato.<br \/>\n<sup>9<\/sup> Abitava precisamente in quel palazzo Mocenigo a S. Samuele, che in altri tempi venne preso a pigione da lady <strong>Mary Wortley Montague<\/strong>, e da lord <strong>Byron<\/strong>. Vedi <strong>Rawdon Brown<\/strong> nella sua erudita operetta, pubblicata recentemente in Venezia dall\u2019<strong>Antonelli<\/strong> col titolo: <em>L\u2019Archivio di Venezia con riguardo speciale alla Storia Inglese<\/em>. La contessa <strong>d\u2019Arundel<\/strong> dopo la catastrofe del <strong>Foscarini<\/strong> fu rassicurata dal senato, non si per\u00f2 che poco dopo non credesse cosa opportuna il ritirarsi a Torino.<br \/>\n<sup>10<\/sup> <em>Criminali.<\/em> Vol. XXXIX, Pag. 14.<br \/>\n<sup>11<\/sup> Lo dett\u00f2 al capitano delle prigioni <strong>Paolo Vedova<\/strong>, alla presenza del capitano delle barche del Consiglio, e del guardiano delle prigioni oscure. Il testamento e di questo tenore: ai 20 aprile 1622. <em>Lasso l\u2019anima mia a Dio; siano fatti scudi dusento per l\u2019anima mia. A tutti li miei nepoti lasso ducati cinquecento per uno, et a mie sorelle ducati cinquecento per una. Ducati diese all\u2019anno per una a cadauna de mie nezze monache all\u2019anno. Ducati seimila alla Sig. Isabetta mia nezza per il suo maritar. Ducati cinquecento alla signora Lucrezia mia cognata, per una volta tanto; ducati cento al pre maestro Paolo servita perch\u00e8 preghino il signor Dio. Al sig. Nicol\u00f2 et al sig. Girolamo, miei nipoti, lasso tutto il rimanente delli miei beni s\u00ec mobeli, come stabili, et crediti, e prego Dio che li benedica. Antonio Foscarini cav. affermo ut supra.<\/em> Il <em>pre maestro Paolo servita<\/em> sopraccennato e il celebre Paolo Sarpi, che con furberia fratesca, per entrar sempre pi\u00f9 nelle grazie dei Veneziani, si affrett\u00f2 a rinunziare al legato dicendo di non voler <em>haver a fare con chi si \u00e8 reso indegno della gratia del principe, n\u00e8 mentre vive, ne dopo la morte<\/em>.<br \/>\n<sup>12<\/sup> Leggesi nel dispacio, 23 aprile 1622, di <strong>Nicolo Sacchetti<\/strong>, residente di Toscana, che il <strong>Foscarini<\/strong> <em>mor\u00ec poco religiosamente, come aveva vivuto il tempo di sua vita<\/em>.<br \/>\n<sup>13<\/sup> Furono appiccati. Alcuni volevano che il <strong>Vano<\/strong> fosse mandato ad annegare, ma non vinsero il partito. <em>Criminali<\/em> Vol. XXXIX, Pag. 76.<br \/>\n<sup>14<\/sup> <em>MDCXXII. Ad\u00ec 16 Genn.ro. In Cons.o di X. Poich\u00e8 la provvidenza del sommo Dio, con mezzi veramente meravigliosi et imperscrutabili all\u2019ingegno humano, ha disposto che li medesimi autori et ministri delle falsit\u00e0 et imposture machinate contra il gi\u00e0 diletto nostro Antonio Foscarini, cavalier, fu de ser Nicol\u00f2, per le quali fraudolenti depositioni segu\u00ec necessariamente per ragion et per giustizia la sentenza contro esso cavalier, habbino da poi, senza impulsione, ovvero senza eccitamento di alcuno, manifestati se stessi, e confessato la fraude et ingano da loro commesso, onde di tanta iniquit\u00e0 hebbono condegno castigo con l\u2019ultimo supplicio, conviene alla giustizia e piet\u00e0 di questo Consiglio, al quale sopra tutte le cose incombe per quiete et sicurezza universale il proteggere l\u2019indennit\u00e0 dell\u2019honore e riputatione delle famiglie, sollevare in quanto si pu\u00f2 quelli che indebitamente restano oppressi con nota d\u2019infamia, secondo che in altri accidenti \u00e8 stato osservato et esseguito, per\u00f2: L\u2019Ander\u00e0 parte che per giusto solievo delli nob. huomini ser Nicol\u00f2 et ser Geromino Foscarini q.m ser Alvise, nepoti del suddetto cav. lontanissimi da ogni colpa et perci\u00f2 meritanti di esser per ogni rispetto di giustizia suffragati nelle persone loro et de posteri, sicome la divina providenza ha voluto che miracolosamente questo Consiglio habbia havuto fondato et chiaro lume della perfidia di quei che iniquamente testificarono et fecero apparir il falso contro il suddetto cav. Foscarini, secondo che si \u00e8 inteso dalle scritture et processi letti et diligentemente esaminati nel medesimo Consiglio, cos\u00ec resti con pubblico decreto attestata et manifestata la verit\u00e0 del fatto, et questa famiglia veramente degna di comiseratione ristorata nel pristino stato di honorevolezza, e di riputatione; et la presente parte sia letta nel Maggior Consiglio, ad intelligenza di caduno. (Comun N. CXIX, Pag. 234). In un\u2019arringa poi del riformatore Marco Foscarini, poscia doge, tenuta nella correzione dell\u2019anno 1761-1762, leggiamo: Tegno per domestica tradition la grata e tenera memoria de quel zorno, 16 gennaro 1622 (M. V.) quando xe stada dichiarata nel Mazor Consegio con solene Parte, e p\u00f2 resa nota a tutte le corti la tragica vicenda caduta sora un citadin che avea sostenudo le prime dignit\u00e0 de la patria. Xe sta alora che la povera mia casa ha acolto un prodigioso numero de Nobili, concorsi a manifestar sentimenti misti de lagrime e de consolation ecc.<br \/>\n15 Essa e cosi concepita: ANTONIO FOSCARENO AEQUITI BINIS LEGATIONIBUS AD ANGLIAE GALLIAEQUE REGES FUNCTO FALSOQUE MAJESTATIS DAMNATO CALUMNIA JNDICII DETECTA HONOR SEPULCHRI ET FAMAE INNOCENTIA X. VIRUM DECRETO RESTITUTA MDCXXII.<\/em> Dall\u2019essere scolpita quest\u2019iscrizione in chiesa di S. Eustachio, alcuni dedussero che l\u2019infelice <strong>Antonio<\/strong> abitasse nel prossimo palazzo, il quale, a dir vero, nel secolo XVII era dai <strong>Foscarini<\/strong> posseduto. Non ho prove per negare che ci\u00f2 abbia potuto verificarsi all\u2019epoca della condanna, ma e certo, come provai nelle mie <em>Curiosit\u00e0 Veneziane<\/em>, che il giustiziato nel 1598 abitava a S. Agnese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GIUSEPPE TASSINI. Alcune delle pi\u00f9 clamorose condanne capitale.&nbsp; (VENEZIA,&nbsp;Premiata tipografia di Gio. Cecchini 1866)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio Foscarini, nobile, innocente (1622) 1 Vedremo in questo racconto da una parte un innocente soggiacere al peso d\u2019ingiuste accuse, e dall\u2019altra un governo, ingannato da false apparenze, confessare il proprio fallo, e reintegrare in tutti i modi possibili la fama del condannato; caso non raro il primo, rarissimo, senza dubbio, il secondo. 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