{"id":29904,"date":"2017-11-11T19:55:54","date_gmt":"2017-11-11T19:55:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=29904"},"modified":"2017-11-11T19:55:54","modified_gmt":"2017-11-11T19:55:54","slug":"francesco-panizzi-maestro-di-casa-omicida-1751","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=29904","title":{"rendered":"Francesco Panizzi, maestro di casa, omicida (1751)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\"> Francesco Panizzi, maestro di casa, omicida (1751) <sup>1<\/sup> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Erano sette anni che Francesco Panizzi, Romano o Napoletano che fosse, dimorava a Venezia in qualit\u00e0 di maestro di casa presso famiglie patrizie, ed in questo frattempo si aveva dato a conoscere per uomo di carattere fiero e risoluto, vantando omicidi di propria mano commessi. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Quantunque sessagenario, egli manteneva un\u2019amorosa tresca con Angela Gagiola, meretrice in <em>Calle delle Locande<\/em> a San Paterniano<sup>2<\/sup>, ma spesse volte altercava con la medesima, ed allora metteva mano alla spada colla minaccia di volerla privare di vita. Stando le cose in questi termini, il Panizzi la sera del 12 gennaio 1751, mascherato, condusse al Ridotto ad un\u2019ora di notte la Gagiola, che pur essa era mascherata, ed indossava un mantello di color chiaro, guarnito d\u2019argento. Quindi con lei e con un altro amico and\u00f2 a cena verso le sette all\u2019osteria del Selvatico<sup>3<\/sup>, donde partissi dopo le otto, pregando l\u2019amico d\u2019accompagnare la donna a casa, e promettendo di venirle a tener compagnia per il restante della notte. Si rec\u00f2 allora all\u2019abitazione del N. U. Pietro Marcello<sup>4<\/sup>, procuratore di San Marco<sup>5<\/sup>, a cui in quel tempo prestava i propri servigi, vi si fermo quasi due ore, e finalmente picchio all\u2019uscio dell\u2019Angela, ne vi usci prima del giorno seguente. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Sorto il mattino, si trasfer\u00ec alla casa d\u2019un certo Allegri, ove soleva dormire, e dopo avervi scomposto ad arte il letto, and\u00f2 in traccia di vendere un mantello di color chiaro, guarnito d\u2019argento, riconosciuto poi per quello indossato dalla Gagiola nella sera antecedente. Ci\u00f2 eseguito, mont\u00f2 in gondola e si fece condurre sulle Zattere. Con l\u2019accordo altra gondola a quattro remi per il Dolo, ma quando si vide al largo, strinse altro contratto coi barcaiuoli per venire in quella vece condotto sul Ferrarese, dimostrandosi durante il viaggio sempre confuso, e sollecito di medicarsi tre tagli che aveva nelle mani. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Si era frattanto notata in Venezia la di lui scomparsa; il N. U. Pietro Marcello si era accorto della mancanza d\u2019alcuni pezzi d\u2019argenteria, ed aveva trovato in una stanza un tovagliolo brutto di sangue; una goccia di sangue aveva scorto pure l\u2019Allegri nella sua casa, e la porta e la finestra dell\u2019Angela rimanevano sempre chiuse. Insospettiti gli agenti della giustizia penetrarono a forza nell\u2019abitazione della cortigiana, e la trovarono trucidata unitamente alla di lei serva. Videro pure gettata a terra una camicia intrisa di sangue, che si scopri essere del Panizzi, e notarono involati gli oggetti preziosi onde l\u2019uccisa, per la sua condizione, si sapeva abbondantemente fornita. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> A tali indizi il Consiglio dei Quaranta al Criminale cit\u00f2 il Panizzi con proclama 28 gennaio 1751<sup>6<\/sup>, ne essendo comparso, lo band\u00ec il giorno trenta successivo, posta una taglia sul di lui capo<sup>7<\/sup>. Uno degli stessi barcaiuoli che l\u2019aveva condotto sul Ferrarese lo scopri poco dopo a Pisa<sup>8<\/sup>, al quale annunzi\u00f2 la Repubblica non tard\u00f2 a chiederne l\u2019estradizione, per cui il 7 aprile 1751 l\u2019assassino fu condotto a Venezia, e chiuso in carcere<sup>9<\/sup>. Egli, dopo aver confessato il delitto, ed ottenuta la dispensa dai tormenti anteriori, venne decapitato il 22 aprile dell\u2019anno medesimo, e poscia fatto a quarti<sup>10<\/sup>, secondo il costume che ancora in quel tempo vigeva nella nostra citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANNOTAZIONI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> <sup>1<\/sup> Questa via, che nemmeno adesso e tutta monda da meretrici, prese il nome dalle varie locande che vi esistevano nel secolo passato. Si ha memoria che nel 1740 vi erano aperte una locanda all\u2019insegna delle Tre Chiavi, un\u2019altra all\u2019insegna delle Tre Rose, una terza all\u2019insegna dei Tre Visi, ed una quarta all\u2019insegna della Vida.<br \/>\n<sup>2<\/sup> La locanda all\u2019insegna del Selvatico, o dell\u2019Uomo Selvaggio, data del secolo XIV. Che si prestasse ad amorosi ritrovi, lo si deduce dal Dotti, il quale nelle sue satire, parlando delle donne di partito, ebbe in tal guisa ad esprimersi: Se riesce a queste lamie D\u2019allettar qualche mal pratico A commetter mille infamie Lo conducono al Selvatico.<br \/>\n<sup>3<\/sup> Le Raspe chiamano questo Pietro Marcello figliuolo di Pietro, ma con errore, poich\u00e9 gli esatti genealogisti lo fanno in quella vece figlio di Girolamo e di Chiara Civran. Egli nacque nel 1686, nel 1707 prese in consorte Chiara Duodo, e nel 1716 venne eletto Procuratore di San Marco de supra. Ebbe bens\u00ec un figlio nato nel 1719, che pur esso porto il nome di Pietro, ma questi non fu procuratore di San Marco, e, come si esprime una cronaca, nihil memoria dignum notandum reliquit, anzi, a cagione della sua mala condotta, fu incarcerato, restando inutili tutte le preghiere del padre per ottenere la di lui libert\u00e0. Si pretende che la patrizia famiglia Marcello sia discesa dalla gente Claudia Marcella di Roma, e che sia venuta fra noi nel settimo secolo. Nicolo doge, eletto nel 1473, Lorenzo capitano generale, morto combattendo contro i Turchi ai Dardanelli nel 1656, e Benedetto meritamente acclamato Principe della Musica Veneziana, nato nel 1686, e morto nel 1739, sono le principali glorie di questa famiglia.<br \/>\n<sup>4<\/sup> La dignit\u00e0 procuratoria era dopo quella del doge la pi\u00f9 eminente della Repubblica. Ebbe origine nel principio del secolo IX, allorquando si cominci\u00f2 ad eleggere un patrizio col titolo di procuratore perch\u00e9 sopravegliasse alla fabbrica della basilica di San Marco. Gli furono successivamente aggiunti alcuni colleghi coll\u2019ordine seguente, cio\u00e8 uno l\u2019anno 1231, un altro nel 1239, un terzo nel 1261, e due altri nel 1319. Ridotti a sei, furono divisi in tre classi. Due si chiamavano de Supra (destinati alla cura della basilica) due de Ultra (destinati all\u2019amministrazione delle tutele e commissarie al di l\u00e0 del Canal Grande) e due de Citra (destinati al medesimo uffizio al di qua del suddetto canale). Nel 1353 ai due procuratori de Supra se ne aggiunse un terzo. Finalmente nel 1442 il Maggior Consiglio fisso il loro numero a nove, tre per procuratia. I procuratori di San Marco venivano mai sempre ammessi in Pregadi senza bisogno dell\u2019annuale ballottazione, ed avevano altri diritti e privilegi. Oltre i nove procuratori ordinari, talvolta ve ne furono di straordinari, o perch\u00e9 tale dignit\u00e0 venne venduta nelle strettezze dell\u2019erario, o perch\u00e9 servi di premio a rilevanti servigi prestati allo Stato. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GIUSEPPE TASSINI. Alcune delle pi\u00f9 clamorose condanne capitale.\u00a0 (VENEZIA,\u00a0Premiata tipografia di Gio. Cecchini 1866) <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesco Panizzi, maestro di casa, omicida (1751) 1 Erano sette anni che Francesco Panizzi, Romano o Napoletano che fosse, dimorava a Venezia in qualit\u00e0 di maestro di casa presso famiglie patrizie, ed in questo frattempo si aveva dato a conoscere per uomo di carattere fiero e risoluto, vantando omicidi di propria mano commessi. 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