{"id":29892,"date":"2017-11-20T18:10:09","date_gmt":"2017-11-20T18:10:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=29892"},"modified":"2017-11-20T18:10:09","modified_gmt":"2017-11-20T18:10:09","slug":"veneranda-porta-e-stefano-fantini-amanti-omicidi-1780","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=29892","title":{"rendered":"Veneranda Porta e Stefano Fantini, amanti, omicidi (1780)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Veneranda Porta e Stefano Fantini, amanti, omicidi (1780) <sup>1<\/sup> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Verso il mezzogiorno del 14 giugno 1779 si ritrovava un busto d\u2019uomo con le sue braccia nel pozzo situato di fronte alla porta laterale della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio. Pi\u00f9 tardi si ritrovavano due coscie colle gambe e piedi in un altro pozzo nella parrocchia di S. Margarita, in una piccola corte<sup>2<\/sup> vicina alla <em>Fondamenta di C\u00e0 Renier<\/em>, o <em>del Malcanton<\/em>. Il giorno susseguente appariva galleggiante una testa nel canale di Santa Chiara verso il Purgo<sup>3<\/sup>, e tosto dopo si scoprivano alcuni interiori, galleggianti essi pure, nel <em>Canale della Giudecca<\/em> verso la Umilt\u00e0<sup>4<\/sup>. Commosso il governo a s\u00ec fiero avvenimento, apriva le indagini, e fatti unire insieme quei miserabili avanzi, i quali apparivano chiaramente divisi mediante tagli gli uni dagli altri, ed avuta la dichiarazione medica che essi erano parti di un solo maschile cadavere, li faceva esporre pel riconoscimento al <em>Ponte della Paglia<\/em><sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Riuscito vano il tentativo, li faceva seppellire, meno la testa, che, dopo l\u2019imbalsamazione, voleva nuovamente esposta alla vista del popolo sopra due panche fuori dell\u2019Uffizio dell\u2019Avogaria<sup>6<\/sup>. Siccome poi essa portava nei capelli un rol\u00f2<sup>7<\/sup> formato col brano d\u2019una vecchia lettera, la quale aveva per firma le iniziali V. F. G. C., inseriva nelle pubbliche gazzette il racconto del fatto col contenuto della lettera, e colle iniziali predette. Ordinava finalmente l&#8217;esposizione della Beata Vergine nella basilica di San Marco, nonch\u00e9 quella del SS. Sacramento in tutte le chiese della citt\u00e0 acciocch\u00e9 venissero a scoprirsi gli autori dell\u2019arcano e crudele misfatto. Volle il caso che una delle gazzette cadesse fra le mani d\u2019un Giovanni Cestonaro, nativo di Vicenza, ma domiciliato in Este, agente dei NN. UU. Leonardo Nadal<sup>8<\/sup>, e Roberto Bold\u00f9<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Egli corse a Venezia il 26 giugno 1779, e recatosi all\u2019Avogaria, riconobbe rabbrividendo il proprio carattere, e, bench\u00e9 sfigurata, la testa del proprio fratello Francesco Cestonaro<sup>10<\/sup>, a cui aveva diretto la lettera firmata dalle iniziali V. F. G. C., corrispondenti alla sottoscrizione: Vostro Fratello Giovanni Cestonaro. Disse che Francesco, avendo sortito dalla natura una tempra irrequieta, erasi assentato dalla casa paterna per emigrare in esteri paesi, ove esercit\u00f2 l\u2019arte ora del parrucchiere, ora del famiglio o maestro di casa, e che, reduce da Cefalonia, spos\u00f2 in Corf\u00f9 Veneranda Porta da Sacile, donna vedova, sui trentanni, un p\u00f2 zoppa e piuttosto brutta, madre di due figlie del primo letto, l\u2019una delle quali teneva seco, l\u2019altra aveva mandato a Sacile dai propri parenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Disse che Francesco procre\u00f2 colla Veneranda un\u2019altra figlia, allora affidata alla custodia di uno zio presso Este, e che da circa quattro anni domiciliava unitamente alla moglie ed alla figliastra in Venezia a San Barnaba in Calle della Madonna<sup>11<\/sup>. Interrogato se potesse supporre quali fossero gli autori del delitto, fece cadere il sospetto sopra la cognata, e sopra l\u2019amante della medesima Stefano Fantini da Udine, staffiere del N. U. Angelo IV, detto Antonio, Dolfin<sup>12<\/sup>, attestando d\u2019aver ricevuto parecchie lettere dal fratello in cui si lamentava di tresca siffatta. Dietro tali deposizioni nello stesso giorno 26 Veneranda fu condotta innanzi il tribunale. Essa sulle prime pareva disposta a deludere il vero, ma tutto ad un tratto incominci\u00f2 a chiedere piet\u00e0<sup>13<\/sup>, dicendo che il marito dopo un alterco voleva ammazzare lei ed il Fantini, e che quest\u2019ultimo, senza che ella c\u2019entrasse, uccise con vari colpi di mazza la notte del 12 giugno il Cestonaro, e con un coltello lo tagli\u00f2 a pezzi per gettarli il giorno seguente a pi\u00f9 riprese nei luoghi, ove con raccapriccio dell\u2019intera citt\u00e0 erano stati scoperti<sup>14<\/sup>. Colto il giorno 27 novembre il Fantini in una casa vuota in <em>Rio Marin<\/em>, confessava anch\u2019egli il delitto, ma attestava che la donna l\u2019aveva sedotto, che era stata essa in quella notte fatale a gettarsi addosso al ferito turandogli la bocca con una gonna perch\u00e9 non gridasse, che, non ben sicura della di lui morte, voleva che gli fossero dati altri colpi<sup>15<\/sup>, che con un rasoio lo fer\u00ec nella gola, e che finalmente da lei era partita la sollecitazione di fare a pezzi la vittima<sup>16<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Senonch\u00e9 dalle successive deposizioni dei rei, da quelle della piccola fanciulla Vittoria, figliastra dell\u2019ucciso, stata presente al misfatto, nonch\u00e9 da altri mezzi di prova appariva chiaramente che tanto Veneranda Porta, quanto Stefano Fantini erano andati d\u2019accordo nel togliere di mezzo il misero Francesco Cestonaro, e che anche prima avevano tentato per ben tre volte d\u2019avvelenarlo affine di poter contrarre insieme novelli sponsali. Ambedue perci\u00f2, esaurito il lungo processo, vennero condannati, mediante sentenza della Quarantia Criminale 10 gennaio 1780 M. V., al taglio del capo, ed il Fantini anche ad essere dopo morte squartato. La sentenza ebbe esecuzione il giorno 12 <sup>17<\/sup>. Alcuni raccontano che la Veneranda domand\u00f2 ai giudici d\u2019essere la prima a subire il supplizio, ma che questa grazia non le venne concessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANNOTAZIONI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>1<\/sup>Non vi fu delitto che facesse tanto rumore come il presente. Ben tosto si videro uscire per le stampe di Trevigi alcune ottave di V. M. col titolo: La Barbarie punita, ossia Vera descrizione dei misfatti che fecero in Venezia Veneranda Porta e Stefano Fantini ecc. Ai nostri giorni fu composto e rappresentato sulle scene anche qualche dramma tragico sull\u2019argomento medesimo, e Pasquale Negri ne parl\u00f2 diffusamente, ma romanzescamente al solito, tanto nel suo Soggiorno in Venezia di Edmondo Lundy, quanto nelle sue Leggende Veneziane. \u00c8 questo poi l\u2019unico processo, susseguito da capital condanna, che si conservi per intero, diviso in 8 fascicoli, componenti due volumi, nel nostro Archivio Generale.<br \/>\n<sup>2<\/sup> Questa corte, un tempo chiamata di C\u00e0 Fondi, o di C\u00e0 Loredan, giace dopo l\u2019attuale Calle Berlendis, ma coll\u2019avvenute rifabbriche cangiossi la topografia del luogo, distruggendosi pure il pozzo.<br \/>\n<sup>3<\/sup> Il Purgo era un tratto di terreno con gallerie, destinato a mondar coll\u2019acqua le lane, ed i panni, situato anticamente in parrocchia di S. Simeone Profeta, ma fino dal 1661 stabilito in parrocchia della Croce verso Santa Chiara. Camera del Purgo chiamavasi il relativo magistrato, il quale, composto da lanaiuoli, giudicava le liti insorte in materia di lanificio, e vegliava perch\u00e8 i proprietarii delle fabbriche avessero cognizioni e patrimonio sufficienti per poter dirigerle, e perch\u00e8 i lavori riuscissero perfetti.<br \/>\n<sup>4<\/sup> La Chiesa di S. Maria dell\u2019Umilt\u00e0, ora distrutta, sorgeva sulle Zattere verso la Dogana. Secondo alcuni Registri dei Giustiziati, il luogo preciso ove si rinvennero gli interiori fu di faccia il quartiere degli ufficiali, o zaffi da barca, allora sulle Zattere situato.<br \/>\n<sup>5<\/sup> Col\u00e0 pure, come si raccoglie dai Necrologi Sanitarii, esponevansi per solito i corpi degli annegati non conosciuti.<br \/>\n<sup>6<\/sup> Del Magistrato dell\u2019Avogaria si \u00e8 parlato pi\u00f9 sopra. L\u2019uffizio del medesimo era situato in Palazzo Ducale, ed aveva il suo ingresso presso la cos\u00ec detta Scala d\u2019Oro.<br \/>\n<sup>7<\/sup> Solevano nel secolo trascorso gli uomini di basso stato lasciar cadere, al pari delle donne, dai lati della fronte due ciocche di capelli, le quali, perch\u00e8 prendessero il riccio, involgevansi di notte in due rotoli di carta, chiamati rol\u00f2.<br \/>\n<sup>8<\/sup> Leonardo Nadal, figlio d\u2019Antonio e di Cornelia Erizzo, nacque il 19 gennaio 1740. La di lui famiglia venne nel 790 da Torcello, ed esercit\u00f2 il tribunato. Vanta un Sigifreddo vescovo di Reggio di Lombardia nell\u2019860, e, dopo esser rimasta del Consiglio nel 1297, un Pietro eletto vescovo di Jesolo nel 1370. Vanta pure varii capitani e senatori distinti. Una linea di questa famiglia pass\u00f2 colle colonie in Candia.<br \/>\n<sup>9<\/sup> Roberto Bold\u00f9 ebbe i natali da Nicol\u00f2 e da Cristina Malatesta il 27 marzo 1721. I Bold\u00f9 trasmigrarono da Conegliano fra noi nell\u2019800, e qui fabbricarono la chiesa di S. Samuele, e ristaurarono quella di S. Giacomo. Rimasero sempre del consiglio, dando alla patria lunga serie d\u2019uomini benemeriti in varii rami, cos\u00ec nei remoti, come nei secoli vicini.<br \/>\n<sup>10<\/sup> Nota l\u2019errore di tutti i Registri dei Giustiziati, e di quanti trattarono l\u2019argomento chiamandolo, anzich\u00e8 Francesco Cestonaro, Francesco Centenari.<br \/>\n<sup>11<\/sup> La Calle della Madonna, cos\u00ec detta per case che vi possedeva il monastero di S. Maria della Celestia, era sotto la parrocchia di S. Margarita, e st\u00e0 non lungi dal Campiello dei Squellini, ragione per cui alcuni lasciarono scritto che la Porta abitava in questo campiello.<br \/>\n<sup>12<\/sup> Nacque da Giovanni, ed abitava sulle Zattere in parrocchia di S. Basilio o Basegio. Della patrizia famiglia Dolfin a Pag. 104, Annot. 5 [Cap. XXVI, nota per l\u2019edizione elettronica Manuzio].<br \/>\n<sup>13<\/sup> Piet\u00e0! Misericordia! Raccomando le mie creature! Chiedo impunit\u00e0! Parler\u00f2 tutto! Dir\u00f2 la verit\u00e0 ecc.<br \/>\n<sup>14<\/sup> Da ci\u00f2 si vede quanto sia erronea la tradizione popolare riferita dal Negri, che Veneranda nulla confessasse prima che le venisse mostrata la testa del marito, e che frattanto beffasse i giudici coll\u2019arguzia dei motti. La testa del marito le venne mostrata soltanto alla fine dell\u2019ultimo costituto, ed allora ella profer\u00ec le parole: nol gha pi\u00f9 della so somiglianza! e cadde in deliquio, senza aggiungere cosa alcuna alle confessioni antecedenti.<br \/>\n<sup>15<\/sup> Per l\u2019amor de Dio! per l\u2019amor de Dio! deghene ancora! No sent\u00ec cossa ch\u2019el ziga?<br \/>\n<sup>16<\/sup> Ma bisogna farse coragio, e scomenzar perch\u00e8 vien tardi, e distrigarse!<br \/>\n<sup>17<\/sup> 12 Gennaro 1780. Stefano di Andrea Fantini da Udine d\u2019anni 30 fu decapitato e squartato, ed apesi li quarti nei soliti luoghi d\u2019ordine dell\u2019Eccelso Consiglio di quaranta al Criminal. Veneranda Porta rel.ta del q.m Fran.co Cestonari da Sacil d\u2019anni 37 fu decapitata d\u2019ord.e dell\u2019Ecc.o Cons.o di 40 al Criminal | S.Marco | (Necrologi Sanitarii). <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GIUSEPPE TASSINI. Alcune delle pi\u00f9 clamorose condanne capitale.\u00a0 (VENEZIA,\u00a0Premiata tipografia di Gio. Cecchini 1866) <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Veneranda Porta e Stefano Fantini, amanti, omicidi (1780) 1 Verso il mezzogiorno del 14 giugno 1779 si ritrovava un busto d\u2019uomo con le sue braccia nel pozzo situato di fronte alla porta laterale della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio. 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