{"id":2925,"date":"2016-04-09T16:55:34","date_gmt":"2016-04-09T16:55:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=2925"},"modified":"2017-12-10T08:32:23","modified_gmt":"2017-12-10T08:32:23","slug":"isola-di-san-clemente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=2925","title":{"rendered":"Isola di San Clemente"},"content":{"rendered":"<h3>Isola di San Clemente, Chiesa e Monastero di San Clemente. Padri di Monte Corona detti di Rua<\/h3>\n<p><strong>Storia dell&#8217;isola, della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad alloggio di quei fedeli, che nel secolo XII con frequenza intraprendevano i pellegrinaggi ai sacri luoghi della Palestina, da Pietro Gatileso uomo pio in una elevata palude contigua al Canal Orfano fu istituito un capace ospedale sotto l&#8217;invocazione del pontefice e martire San Clemente. La fondazione di questo caritatevole albergo deve per attestato del Dandolo dirsi fatta nell&#8217;anno di Cristo 1141, che fu l&#8217;undecimo del doge Pietro Polani, a cui l&#8217;erezione di un tale luogo forma parte dell&#8217;encomio apposto alla di lui immagine nella Sala del Maggior Consiglio: <em>La Citt\u00e0 di Fano sotto di me si rese tributaria, e furono fabbricati lii Monasteri di San Clemente e di San Giacomo di Paludo<\/em>. N\u00e9 fu solamente fondato questo pio e sacro luogo sotto il principato del doge Pietro Polani, ma venne anche (come attesta il Dandolo nella sua Cronaca) negli stessi tempi arricchito di un pregiabile tesoro, cio\u00e8 del venerabile corpo di Sant&#8217;Aniano discepolo, e successore di San Marco nel patriarcato di Alessandria. Ripos\u00f2 il sacro deposito in questa chiesa, finch\u00e9 essendo stato poi concesso nell&#8217;anno 1432 il Monastero ai Canonici Regolari di Santa Maria della Carit\u00e0, n\u00e9 potendo questi abitarlo per la tenuit\u00e0 di loro rendite, trasportarono nel giorno IV di novembre dell&#8217;anno 1453 il santo corpo nella loro Chiesa della Carit\u00e0, collocandolo sotto la mensa dell&#8217;altar maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu l&#8217;ospedale fino dalla sua origine soggettato per volont\u00e0 del fondatore al patriarcato di Grado, e quantunque il vescovo di Castello Giovanni Polani lo vantasse di sua giurisdizione, perch\u00e9 eretto nella sua diocesi, pure dopo qualche litigio convenne che nell&#8217;anno 1156 rinunziasse alle sue pretese, confessandolo d&#8217;immediata dipendenza da Enrico Dandolo patriarca gradese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">O chiamati alla direzione dell&#8217;ospedale fino dai principi di esso, o introdotti in seguito qualche tempo dopo abitavano in questo Monastero i Canonici Regolari, i quali (come si rileva da autentici documenti) si eleggevano nei casi di vacanze i loro priori confermati dai patriarchi di Grado, ad ognuno dei quali, nei casi della loro elevazione al patriarcato, era tenuto il priorato di San Clemente consegnare a titolo d&#8217;imprestito un letto nuovo, contribuzione che nell&#8217;anno 1337 fu dal patriarca Andrea Dotto ristretta in ducati quattro d&#8217;oro, e confermata poi dai patriarchi di lui successori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avendo poi nel giorno XV di febbraio dell&#8217;anno 1344 il pontefice Clemente VI, riservata a suo arbitrio per due anni la collazione di tutti i benefici, che venissero a vacare nella provincia gradese, ed avendo in seguito per replicati bienni prorogata una tale riserva, Cambio priore del Monastero di San Clemente venne a morte nell\u2019anno 1351 e in di lui luogo per elezione del suddetto pontefice Clemente VI, e per conferma del di lui successore Innocenzo parimente VI, fu dichiarato priore Franchina da Bologna canonico professo dello stesso monastero. Cos\u00ec seguirono i romani pontefici ad eleggere i priori, dall\u2019irregolare governo dei quali risent\u00ec il monastero cos\u00ec gravi discapiti, che sminuitosi a poco a poco il numero dei canonici, non abitava pi\u00f9 nel sacro luogo che il solo priore. Per regolar un tale disordine, e perch\u00e9 nella chiesa si rinnovasse il culto divino papa Eugenio IV, nell&#8217;anno 1432, un\u00ec <em>il Monastero di San Clemente; gi\u00e0 per l&#8217;incuria e negligenza dei suoi prelati reso estremamente pregiudicato all&#8217;altro Monastero di Santa Maria della Carit\u00e0 di Venezia dei Canonici Regolari della congregazione di Santa Maria de Frisonaria<\/em>, in maniera che potessero quei canonici di propria autorit\u00e0 prenderne il possesso. Fu dunque da Paolo Maffei veronese uomo di singolare piet\u00e0, e di eguale dottrina, priore allora di Santa Maria della Carit\u00e0, preso il possesso del luogo, ed istituito primo priore d&#8217;esso Antonio di Lussiano canonico professo del suo monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per oltre due secoli rest\u00f2 il Monastero di San Clemente in dominio dei Canonici della Carit\u00e0, abbandonato per\u00f2 e privo di abitatori per la scarsezza delle sue rendite, finch\u00e9 la Divina Providenza nel secolo XVI vi fece rifiorire con splendore il divino culto, e l&#8217;osservanza regolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa i principi del citato secolo XVI, avendo il Beato Paolo Giustiniano monaco Camaldolese fondata nel primiero rigore della regola di San Benedetto una Congregazione di Eremiti con l&#8217;abito, e sotto le costituzioni di San Romualdo, ed essendosi diffusa con applauso la notizia di tal fondazione, il magistrato, che si denomina in Venezia delle <em>Ragion Vecchie<\/em> offr\u00ec nell&#8217;anno 1573 la Chiesa di San Vitale di Poveglia, isola della diocesi di Chioggia, e soggetta alla di lui giurisdizione al sopra lodato Paolo Giustiniano, <em>perch\u00e9 potesse venire ad abitare in detto luogo con suoi eremiti<\/em>. Non ebbe per\u00f2 effetto la religiosa offerta, perch\u00e9 essendo allora il santo uomo per comando di papa Clemente VIl occupato nella fondazione dell\u2019Eremo di Monte Soratte presso Roma, non molto dopo fu chiamato da Dio agli eterni riposi nell&#8217;anno 1528.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la morte del venerabile fondatore si dilat\u00f2 vie pi\u00f9 la congregazione coll&#8217;acquisto di nuovi eremi, e massimamente del veneto istituito nell\u2019Isola di San Clemente con mirabile disposizione della divina provvidenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva nella chiesa del desolato monastero introdotta l&#8217;immagine, e la divozione di Santa Maria di Loreto Francesco Lazzaroni piovano della Chiesa di Sant\u2019Angelo di Venezia con permissione ottenuta dall&#8217;abbate, e dai canonici di Santa Maria della Carit\u00e0, ed aveva anche decorosamente fabbricata nella chiesa stessa una devota casa a similitudine interamente di quella, che si venera trasportata per mani angeliche nella fortunata terra di Loreto. Mentre per\u00f2 andava avanzandosi il sacro edificio, pervenne a Venezia Andrea Mocenigo piissimo eremita camaldolese desideroso di piantare nella sua patria un luogo di solitudine per abitazione dei suoi eremiti. Abbracci\u00f2 un tal incontro il buon piovano Lazzaroni, a cui per aver nella stessa congregazione un fratello eremita di nome Cherubino era ben noto il Padre Mocenigo; onde tosto li ridusse a trattare seco per ottenere all\u2019istituto degli eremiti il luogo di San Clemente, e consegnare loro la devota immagine, il di cui culto tanto gli era a cuore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunicarono dunque ambedue di pari consenso il loro pensiero ad alcuni nobili devoti dell&#8217;Ordine Camaldolese, che fecero applauso all&#8217;impresa; onde stabilito prima coll&#8217;Abbate e col capitolo di Santa Maria della Carit\u00e0 il prezzo dell&#8217;isola intera di San Clemente, fu ottenuta anche dall&#8217;autorit\u00e0 del senato la permissione d&#8217;erigere un eremo nella stessa isola, di cui presero poi il possesso nel giorno IV del susseguente novembre i visitatori destinati a ci\u00f2 dalla congregazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono tosto fabbricate dodici celle secondo l&#8217;uso degli eremiti per ordine del procuratore Renier Zeno, il di cui fratello di nome Tito esemplarissimo eremita dopo aver costantemente ricusate le dignit\u00e0 del suo ordine, toller\u00f2 d&#8217;essere istituito primo priore dell&#8217;eremo veneziano, nel di cui governo santamente mor\u00ec nel giorno 5 di giugno dell&#8217;anno 1646.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compiuta poi la fabbrica della sacra casa, fu in essa nel giorno 8 di settembre dell&#8217;anno 1646 trasportato il virginale simulacro di Maria Vergine, con festiva pompa accompagnato dal patriarca Giovanni Francesco Morosini, e da innumerabile frequenza di popolo ivi concorso ad implorare il patrocinio della gran Vergine Madre di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo stata poi per opera dei devoti eremiti dilatata a comodo dei fedeli la chiesa, ed eretta per comando di Bernardo Morosini illustre senatore l&#8217;esteriore facciata di marmo, Luigi Foscari patriarca di Venezia ne esegui la solenne consacrazione nel giorno 15 di maggio dell&#8217;anno 1750, assegnando per la festiva anniversaria memoria il giorno 22 di ottobre. Riposano sugli altari di questa chiesa onorevolmente collocati li corpi dei Santi Giacinto ed Ilario martiri estratti dalle cristiane catacombe di Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vissero in quest&#8217;eremo fra gli altri con lode di singolare santit\u00e0 il padre Prosdocimo da Murano, che dopo essere per molti anni vissuto chiuso in una cella santamente mor\u00ec nell&#8217;anno 1678, ed il padre Andrea da Treviso uomo di sublime orazione, e di profonda umilt\u00e0 glorificato da Dio con mirabili guarigioni, il quale vol\u00f2 al Cielo nell&#8217;anno 1704.(1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la soppressione generale del 1810 spari tanta spirituale beatitudine, ma si mantennero per altro gli edifici. Tuttavolta dell\u2019antecedente edificio del Gatileso nulla pi\u00f9 rimane fuorch\u00e9 una finestra di gotica architettura nella muraglia dell&#8217;orto; di quello dei canonici lateranensi poco, se ne eccettui Il tempio nobilissimo merc\u00e9 le lor cure fondato, ma cresciuto ed abbellito dagli eremiti. Di questi sussistono ancora il chiostro e quasi tutte le casette dove traevano la solinga e silenziosa loro vita. Singolare contrasto fa con l\u2019eremo loco la fabbrica a guisa di piramide sorgente su di un lato dell\u2019isola per la conserva della polvere d&#8217;archibugio. Su molte isolette ci avverr\u00e0 vederne di simili erette dalla provvidenza del senato dappoi che terribili incendi distrussero l&#8217;isola si Sant&#8217;Angelo ed il castello di Brescia, i due principali depositi di polvere dello stato. Quindi, anzich\u00e9 concentrarla in due soli, ordin\u00f2 che in molti separati recinti, presso i cenobi in ispecie della laguna, fosse disposta per evitare nuovi pericoli e pi\u00f9 forti danni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incominciando ora a considerare la chiesa fondata dai lateranensi ed abbellita, siccome si \u00e8 detto, nel secolo XVII dagli eremiti, si dice la facesse murare a sue spese Bernardo Morosini gentiluomo veneziano. Del secolo nulla per\u00f2 vi trasparisce; anzi per quella schiettezza, per l\u2019essere edificata in tre ordini, divisi da semplici cornici, e scompartiti da ante, la diresti opera dei Lombardi. Per lo che giova credere che il Morosini la riedificasse sull\u2019antico modello, aggiungendovi alcuni ornamenti che bene con lo stile di quella et\u00e0 non si uniscono. Tali sono le statue di Nostra Donna, dei Santi Benedetto e Romualdo ed i busti, le lapidi e le gesta navali che il medesimo Bernardo Morosini faceva porre a suo padre Francesco, morto nel 1618 a Corf\u00f9 ed a Tommaso suo fratello, morto combattendo nell\u2019anno 1647 (a).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interno del tempio, foggiato a croce latina, ha nel tronco principale alla destra la prima cappella detta la Morosina per essere stata eretta da quella famiglia. Pietro Ricchi vi espresse San Tommaso che tocca il costato del Redentore. Nella seconda cappella, chiamata degli Imberti e Correggi per essere stata innalzata da quelle famiglie, Francesco Ruschi rappresent\u00f2 Nostra Donna ed i Santi Agostino, Benedetto, Giovanni e Romualdo. Forma un braccio della crociera la susseguente cappella del Sacramento, per entro alla quale vi hanno due quadri il primo con San Romualdo che conversa coi suoi ed il secondo con la visione della scala di Giacobbe: entrambi assai patiti per l\u2019umidezza dominante nella chiesa, e mal per ci\u00f2 noti nel loro stile. Ma qual felici composizioni non son essi! Quanto naturalmente ne sono atteggiate le figure! Il salire di quei monaci nel primo come \u00e8 verace! Fate due incisioni di questi quadri e trovate in sacro soggetto altre due opere che sa piano produrre pi\u00f9 caro piacere. Nel lato sinistro di questa cappella, eretta a spese di Paolo Giustiniani Lolino, sopra la porta che va alla sagrestia vedi l\u2019effigie di tanto benefattore, mentre al lato destro, sopra la porta che va al campanile, vedi scolpita quella di Francesco fratello di lui stato per quattro anni ambasciatore in Francia, e morto mentre eseguiva la ambasceria di Spagna nel 1660.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorge isolata nel mezzo della chiesa quella cappellina sul modello del santuario di Loreto che faceva erigere, come si disse, il pievano di Sant&#8217;Angelo di Venezia. Non giova fermarci sopra i molti quadri e le moderne pitture a fresco di pittori diversi che ne coprono l\u2019andito tutto a l\u2019intorno. E\u2019 osservabile piuttosto nella parte esterna, verso il coro, il gran bassorilievo di bronzo di Giuseppe Maria Mazza valentissimo artefice bolognese e rappresentante l&#8217;Adorazione dei pastori. Due gran monumenti sepolcrali di Giusto le Curt adornano le pareti del recinto anteriore onde \u00e8 chiusa la santa casa. E&#8217; l\u2019uno a Giorgio morto nel 1676, e l\u2019altro a Pietro Morosini morto nel 1685.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questa cappellina si vede il coro ornato di vaghi sedili, sopra i quali stanno alcuni quadri esprimenti alcuni fatti di San Romualdo, dell\u2019ultima veneta maniera del secolo trascorso. Che se dai qui si passi all\u2019altro braccio della crociera, riempiuto dalla famiglia Piovene vicentina coll\u2019altare di San Clemente, il cui martirio fu espresso nella pala da Antonio Zanchi, si osserver\u00e0 ad un\u2019ora il quadro di Giuseppe Ens con il trasferimento dell\u2019immagine di Nostra Donna dalla Carit\u00e0 di Venezia a questa chiesa. Poco valgono tali quadri quanto all\u2019arte; ma quanto al costume \u00e8 peccato che si cadano in obblivione. Non \u00e8 degno di Alessandro Varottari l\u2019opposto quadro di San Romualdo che veste San Pietro Orseolo, n\u00e9 punto valgono le pale dei seguenti altari, la prima con Cristo e vari Apostoli di Antonio Zanchi, l\u2019altra di Giovanni Segala col transito di San Giuseppe, l\u2019ultima con San Michele sulla maniera del Zanchi. Ma ben se ci portiamo alla cappella ai fianchi della casa di Loreto, intitolata la <em>cappella delle colpe<\/em> perch\u00e9 in essa solevano gli eremiti radunarsi il sabato ed altamente confessare le colpe della settimana, vi troveremo il ricco se non il leggiadro altare sacro al Crocifisso che scolpiva Michele Ungaro nel secolo XVII. Oh quel secolo cos\u00ec cos\u00ec ricco perch\u00e9 si fantastico, perch\u00e9 si smanioso di un grande che il guidava alle esagerazioni? Forse perch\u00e9 fossa testimonio novello della umana imperfezione non atta mai a rimanersi sul dritto ma arduo sentiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa cappella ritornando in chiesa, ci sar\u00e0 dato di veder grandioso mausoleo eretto a Girolamo Gradenigo patriarca di Aquileia e poi di qui avviandoci alla sagrestia, non vili ci appariranno gli intagli che tutta l&#8217;adornano, non vile la pala dell&#8217;altare. Serbinsi lungamente si belle memorie di un severo ritiro ai tanti mali della vita e dove l&#8217;Eterno riceveva gli olocausti dei pi\u00f9 forti sacrifici. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(a) <em>A chi non \u00e8 conto il valore di Tommaso Morosini? Ei fu che, durante la guerra di Candia, offr\u00ec al senato (anno 1645) di ricuperare la Canea caduta in mano dei Turchi, chiudendo col forte dell\u2019armata lo stretto di Dardanelli, acciocch\u00e9, tolto l\u2019adito all\u2019uscita del nemico ed a nuovi soccorsi, dovessero arrendersi coloro che si erano impossessati della Canea. Ma nel mentre che sollevato all\u2019ufficio di capitano delle navi, che \u00e8 quanto dire a quello di ammiraglio, si metteva all\u2019ardito disegno, private inimicizie ed invidie glielo contrariarono. Fallito quel divisamento non venne per ci\u00f2 meno in lui l\u2019amore a la patria. Veleggiando anzi con alcuni vascelli nell\u2019Arcipelago si scontr\u00f2 con il capitan Bass\u00e0 intanto che un colpo di vento l\u2019aveva separato dai suoi. Anzi che cedere o ritirarsi, spinse egli la sola sua nave in mezzo alla flotta nemica di 45 galee e pugn\u00f2 s\u00ec ferocemente che fug\u00f2 e disperse gli Ottomani. Ma intanto che colla voce e coll\u2019esempio inanimiva i suoi, un colpo di archibugio gli fracass\u00f2 il capo. La ciurma irritata vendic\u00f2 una tale morte con quella del capitan Bass\u00e0. Il fratello Bernardo in benemerenza di lui eletto a successore nel governo dei navigli, fece, come si disse, erigere il monumento vicino a quello del padre loro, che fu anch&#8217;egli nobilissimo e valoroso guerriero. Pubblici funerali e pubblico lutto vennero ordinati dalla patria e persino una canzone popolaresca in ottava rima, pi\u00f9 volte ristampata sulla melodia del Tasso, si cantava dal gondoliere onde onorare l\u2019acerbo caso e la memoria gloriosa di Tommaso Morosini. <\/em><\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi che segue la caduta della Serenissima nel 1797 coinvolge anche l&#8217;isola di San Clemente e culmina con la soppressione napoleonica degli ordini religiosi. Nel 1810 i Camaldolesi abbandonano l&#8217;isola, che diventa sede di presidi militari a difesa di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal 1873 San Clemente ospita il Manicomio Centrale Femminile Veneto, chiuso nel 1992 dopo la legge 180\/78.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito di un imponente progetto di riconversione degli edifici e degli spazi esterni, nel 2003 apre sull&#8217;Isola di San Clemente un hotel di lusso. Dieci anni pi\u00f9 tardi, nel 2013, l&#8217;isola e il complesso vengono acquisiti dal gruppo turco Permak, che avvia un piano di ristrutturazione dell&#8217;hotel e di restauro della chiesa di San Clemente. La struttura \u00e8 attualmente gestita dal gruppo Kempinski, che ha riaperto l&#8217;hotel nel marzo 2016 con il nome San Clemente Palace Kempinski. Il resort conta 190 camere e suite, tre ristoranti e tre bar, una piscina, un campo da tennis e uno da golf pitch &#038; putt. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute, ed i costumi veneziani (Venezia, Tommaso Fontana editore 1837).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/San_Clemente_(isola) <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Isola di San Clemente, Chiesa e Monastero di San Clemente. 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