{"id":28715,"date":"2017-10-25T06:26:04","date_gmt":"2017-10-25T06:26:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=28715"},"modified":"2026-01-14T07:27:49","modified_gmt":"2026-01-14T07:27:49","slug":"pietro-gradenigo-doge-xlix-anni-1289-1311","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=28715","title":{"rendered":"Pietro Gradenigo. Doge XLIX. Anni 1289-1311"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Pietro Gradenigo. Doge XLIX. Anni 1289-1311 <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Morto appena Giovanni Dandolo, il popolo tumultuante grid\u00f2 doge Jacopo Tiepolo, figlio del doge Lorenzo, contro le leggi statuite ed approvate dal popolo stesso, siccome vedemmo. Senonch\u00e9 la singolare prudenza e bont\u00e0 del Tiepolo valse ad acquetare la moltitudine, ritirandosi celatamente nella sua villa di Marocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Allora, raccoltisi gli elettori, secondo il rito convenuto, proclamarono doge Pietro Gradenigo, che si trovava a quel tempo podest\u00e0 a Capodistria. Furono quindi spedite dieci galee per levarlo, e il d\u00ec 25 novembre 1289 prese possesso del trono ducale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Il di lui reggimento fu gravido di grandi fatti, e tali che lo rese memorabile nei patri annali. E prima, una gloria splendeva sulla nazione veneziana, in Tomasina Morosini, figlia di Michele, la quale impalmata da Stefano, figlio di Andrea II, re di Ungheria, ed avutone un figliuolo, Andrea III, morto Ladislao, venne questi innalzato al trono dei suoi maggiori. Senonch\u00e9, passato anche Andrea III a vita migliore, senza prole, Tomasina, in unione al fratello suo Albertino, che l&#8217;aveva accompagnata e dimorava con essa, ritorn\u00f2 in patria, ove mor\u00ec nella casa che aveva fatto erigere a San Giuliano. Ed un&#8217;altra Morosini, di nome Costanza, figlia del procuratore Michele q. Alberico, impalmava, nel 1305, Uladislao re di Servia; donna di alto sentire e di senno profondo, che giov\u00f2 a quel monarca coi suoi consigli. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Frattanto peggioravano le condizioni dei cristiani nella Palestina, per i progressi delle armi del Sultano d&#8217;Egitto; sicch\u00e9, caduta Tripoli, era minacciata anche Tolemaide. E di vero, postovi finalmente assedio dai Turchi, nell&#8217;aprile del 1291, a nulla valsero gli sforzi dei difensori; e fu spettacolo miserando, allorch\u00e9 entrati quei barbari nella citt\u00e0, veder tutto al furore, alla rapina, alle stragi, esser soggetto. Perduto quest&#8217;ultimo resto delle conquiste in Oriente dell&#8217;armi cristiane, vani tornarono i disegni che in seguito furono fatti per riacquistare, con nuove crociate, il perduto. Da questa sciagura rimasero grandemente danneggiati i Veneziani nei loro averi e nei commerci e cercarono, in qualche modo, porvi riparo con i trattati, specialmente col sultano Naser Mohammed.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Ma pi\u00f9 gravi mali doveva apportare a Venezia la guerra, che, dopo la caduta di Tolemaide, arse contro di Genova. Le cagioni di essa, e la prima vittoria di cui andarono coronate le armi veneziane, colla presa di Caffa, narrammo gi\u00e0 nella illustrazione del dipinto, offerto alla Tavola CLXXXI bis, collocato nel soppalco della sala dello Scrutinio, ove per mano di Giulio Dal Moro veniva espressa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Tale vittoria era per\u00f2 susseguita, dopo varie correrie sul mare e reciproci danni patiti, da una sconfitta. Si allestivano dalle due rivali repubbliche le loro flotte, per venire finalmente a una giornata campale che decider dovesse le antiche questioni. Quella di Genova era forte di ottantacinque galee, comandate da Lamba Doria: Venezia ne contava novantacinque, rette da Andrea Dandolo. S&#8217; incontrarono il d\u00ec 8 settembre 1298, nelle acque di Curzola nella Dalmazia, ed il conflitto fu uno dei pi\u00f9 terribili: quantunque i Veneziani operassero prodigi di valore, massime le dieci galee montate dai Chioggiotti, pure la rotta loro fu piena, sicch\u00e9 pochi legni poterono salvarsi e recare in patria la nuova funesta. Cinquemila cattivi caddero in mano dei Genovesi, fra quali il famoso viaggiatore Marco Polo, che, tradotto a Genova, trovava in quelle prigioni il pisano Rustichelli, al quale dettava il racconto dei suoi viaggi. Preso veniva eziandio l&#8217;ammiraglio Andrea Dandolo, il quale, non sapendo sostener la vergogna di s\u00ec grave sventura, pria di entrare nel porto di Genova catenato, diede del capo nell&#8217;albero della sua capitana, e mor\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Se per cotesta sconfitta doloravano i veneziani, non gioivano per\u00f2 molto i Genovesi. Gravissime perdite avevano patito pur essi, n\u00e9 per tanta vittoria avevano fine le pugne. Si dava mano in Venezia ad allestir nuova classe; e infrattanto piccole flottiglie, e le stesse navi mercantili armate in guerra, correvano i mori depredando quelle di Genova. Un cotale Domenico Schiavo, o Schiavo, penetrava con tre o quattro galee, come altri dicono, fino nel porto di Genova, e, ad insulto, si narra vi facesse batter moneta sul molo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Si protraeva cos\u00ec la guerra micidiale fino al 1299, quando Matteo Visconti, vicario imperiale e capitano generale in Milano, volle farsi mediatore di pace fra le due repubbliche, e pervenne ad indurle ad un trattato, che fu sottoscritto il d\u00ec 25 maggio di quell&#8217;anno da Romeo Quirini e Gratono Dandolo, per i Veneziani; e da Ansaldo de Castro, Oberto Passio, Porchetto Salvatico e Nicol\u00f2 Ferrari, per i Genovesi. Quantunque per\u00f2 era detto in quel trattato, che sarebbe perpetua pace fra l\u2019una e l&#8217;altra repubblica, pure essa pace ben presto si ruppe, come vedremo. E poich\u00e9 i Genovesi non fecero motto nello accordo del loro amico ed alleato Andronico, cos\u00ec questi rimase abbandonato alla vendetta dei Veneziani. I quali, non trovando quell&#8217;Augusto disposto ad inchinarsi a tutte le loro pretensioni, spedivano Belletto Giustiniani, con ventotto galee fin sotto le mura di Costantinopoli a devastare e mettere a fuoco vari casali: sicch\u00e9 Andronico dovette piegarsi, e conchiudere, il d\u00ec 4 ottobre 1302, con la Repubblica, una nuova tregua di dieci anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Nel mentre questi fatti accadevano al di fuori, veniva operandosi nell&#8217; interno un grande mutamento nella costituzione fondamentale dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> E&#8217; fu quella, che venne appellata, dal comune degli scrittori, la Serrata del gran Consiglio, ma che veramente, per la legge dell&#8217;ultimo febbraio 1297, non mir\u00f2 ad altro che a depurare il Maggior Consiglio, affinch\u00e9 non fossero in esso introdotte persone non degne o capaci di sostenere la dignit\u00e0 ed a procurare il ben essere della Repubblica. E che ci\u00f2 sia vero, lo vengono provando le elezioni, che dopo quel tempo si fecero di uomini nuovi a quel carico; il che risulta patente dai registri tuttavia superstiti. Nondimeno \u00e8 da altro lato verissimo, che la conseguenza finale di tal legge, quella si era della esclusione del popolo da ogni cosa relativa alla pubblica amministrazione; sicch\u00e9 non poteva, per quanto si cercasse occultare il vero suo scopo, non risultare evidente agli occhi di molti popolani, i quali rimasero profondamente scontenti; e lo scontento loro frenarono finch\u00e9 arse la guerra con Genova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Ma non appena questa ebbe fine colla pace accennata, ecco sorgere e dilatarsi pi\u00f9 robusto il fuoco della discordia, e quindi ordirsi una trama onde rovesciare il nuovo ordine di cose. Capo di essa si fece Marino Bocconio, uomo ricco e di molto seguito, non di mente atta a condurre s\u00ec grave bisogna; sicch\u00e9 per la sua poca prudenza, venuto in sospetto e sopravvegghiato, si scoperse il suo disegno; per cui, preso con dieci compagni, fu impeso con essi fra le colonne della piazzetta; gli altri fuggiti vennero posti a perpetuo bando. Conseguenza di ci\u00f2 fu la legge emanatasi il d\u00ec 22 marzo 1300, per la quale si rese difficile pi\u00f9 l&#8217;ammissione nel Maggior Consiglio di uomini nuovi; mentre il malcontento del popolo fu contenuto, pi\u00f9 che dalla fine funesta dei cospiratori, dalla nuova guerra rottasi coi Padovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Avevano questi, a difesa delle loro saline, eretto un forte presso alle paludi; della qual cosa mosse lagno la Repubblica: n\u00e9 le pratiche che ebbero luogo avendo ottenuto pacifico fine, eressero, i Veneziani, una bastita, che impediva il passaggio delle acque alle saline padovane, e di forte presidio la munirono. Poi Giovanni Soranzo assaliva d&#8217;improvviso, una notte, l&#8217;argine dei nemici, rispingendoli; e quindi poco poi, Eufrosio Morosini, dava l&#8217;assalto al forte in questione; continuando in seguito la guerra sotto altri capitani. Finalmente, per interposizione di Alboino della Scala, Guido Buonacorsi, capitano di Mantova, i signori da Camino ed il Comune di Treviso, fu conchiusa la pace il d\u00ec 5 ottobre 1304.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Rinnovava infrattanto, nel 1302, doge Gradenigo, la tregua con Michele Andronico, imperatore d&#8217; Oriente; ma in seguito, sollecitato da Carlo di Valois, stringeva con esso trattato per la riconquista di Costantinopoli. Krasi infatti stabilita la spedizione per il marzo dell&#8217;anno 1307, ma trascorso il tempo, e volendo, per suo vantaggio, mutar Carlo i patti primieri, svan\u00ec, come le antecedenti, anche questa spedizione, sicch\u00e9 fu rinnovata un&#8217;altra volta la tregua coll&#8217;Augusto orientale, nel 1310.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Due ostacoli per\u00f2, fra gli altri, si opposero perch\u00e9 avesse pieno effetto il trattato con Carlo, vale a dire, la guerra di Ferrara e la cospirazione di Boemondo, o Bajamonte Tiepolo. Ferrara, fino dal tempo della contessa Matilde, era venuta sotto una certa soggezione del Pontefice; poi, impadronitosi di essa il Salinguerra, e quindi questo cacciato, si erano impossessati i marchesi d&#8217;Este, fino ad Azzo VIII, il quale, vedutisi muovere contro Bolognesi, Veronesi, Mantovani, ricorse per aiuto alla Repubblica, la quale lo assistette in guisa da riuscir vincitore. Senonch\u00e9, venuto Azzo a morte il d\u00ec 31 gennaio 1308, era chiamato, per di lui volere, alla successione Folco, figlio di Fresco, suo figliuol naturale, ad esclusione dei propri fratelli Francesco ed Aldrovandino. Da ci\u00f2 nacque una guerra, nella quale Folco ricorse all&#8217;assistenza dei Veneziani, che, vagheggiando da un pezzo il dominio di quella citt\u00e0, spedirono ivi milizie sotto il comando di Nicol\u00f2 Quirini. Francesco, dal canto suo, chiese aiuto a papa Clemente V, offrendosi di riconoscere la pontificia autorit\u00e0 in Ferrara, e tenerla quasi in feudo della Chiesa. Clemente accolse la proposta, e sped\u00ec tosto sue genti a prender possesso della citt\u00e0, d&#8217; accordo con Francesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Frattanto il dominio di Fresco era venuto in odio al popolo, sicch\u00e9, vedendo egli di non poter resistere contro gli avversari, deliber\u00f2 spogliarsi della sovranit\u00e0 e cedere Ferrara ai Veneziani, ai quali infatti consegn\u00f2 Castel Tedaldo col ponte e colla torre che lo guardava sul Po, non che tutto il borgo superiore, ritirandosi quindi a Venezia. Faceva tosto il Pontefice intimare alla Repubblica di desistere da qualsiasi intrapresa contro Ferrara; ma, entrate le truppe della Chiesa in quella citt\u00e0, i Veneziani, forti nel diritto per la cessione di Fresco, si diedero a batterla con grave suo danno. E poich\u00e9 le varie pratiche tentate dal Pontefice per venire a conciliazione riuscirono vane, i suoi legati, il d\u00ec 16 ottobre 1308, pubblicarono una bolla di scomunica contro la citt\u00e0 di Venezia, il doge, i consiglieri, i capitani, e tutti quelli infine che avessero presa parte nell&#8217; oppugnazione di Ferrara; decretando in pari tempo la confisca di quanto i Veneziani possedevano in quella citt\u00e0, annullando ogni trattato o tregua od altro patto che qualunque comune o citt\u00e0 avesse in proprio danno ed in favore di essi Veneziani, proibendo ogni commercio con questi e il trasporto di vettovaglie a Venezia, revocando ogni privilegio e favore concesso per l&#8217;addietro dalla santa Sede alla Repubblica, quando questa fra dieci giorni non avesse desistito dalla condotta finora tenuta, ed aderito alle domande del Pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Portata la grave bisogna alle deliberazioni del Maggior Consiglio, sorsero due diversi partiti, uno tenace nel voler tenere Ferrara, I&#8217;altro di abbandonarla, s\u00ec per reverenza alla santa Sede, e s\u00ec per non incorrere nelle censure ecclesiastiche, e farsi incontro ad una guerra funesta. Prevalso il primo partito, nacque poi nella citt\u00e0 discordia e tumulto, per cui, venuti perfino alle mani, accaddero alcune uccisioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Senonch\u00e9, mentre tuttavia si agitava la cosa, e continuavano i maneggi in via conciliativa, le armi veneziane non cessavano di batter Ferrara, per cui i cittadini proposero, il d\u00ec 2 novembre 1308, un accomodamento, col quale si stabiliva, fra le altre cose, che, salve le ragioni della santa Sede, fosse mandato a Ferrara un podest\u00e0 veneziano; rimanessero in poter dei Veneziani il castello e gli altri luoghi occupati; pagassero i Ferraresi le guardie veneziane di detti luoghi. Accettati i patti ed approvati dal Maggior Consiglio il d\u00ec 3 dicembre 1308, fu spedito a Ferrara, siccome podest\u00e0, Giovanni Soranzo, e in qualit\u00e0 di capitano delle armi Vitale Michiel. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Ma poco and\u00f2, che pentitisi i Ferraresi della convenzione conclusa, mostrarono di volersene ritrarre: laonde, vedendo la Repubblica prendere aspetto minaccioso le cose, si prepar\u00f2 con ogni mezzo alla guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Innanzi per\u00f2 di accingervisi, ammon\u00ec pi\u00f9 volte i Ferraresi ad osservare religiosamente i patti convenuti; e poich\u00e9 essi, confidando nel Pontefice, che si mostrava irritato contro i Veneziani, non s&#8217; inchinarono a obbedienza, per non incorrere nelle paventate scomuniche, spediva la Repubblica a Clemente Ire ambasciatori, onde fargli intendere, sommessamente, ragione. Senonch\u00e9, partiti questi il di 26 marzo 1309 alla volta di Avignone, ove il Pontefice aveva fissata sua sede, il giorno appresso Clemente stesso fulminava scomunica tremenda contro il doge e lo Stato, la quale doveva avere effetto dopo trenta giorni, che si dava alla Repubblica per ravvedersi, come quella bolla si esprimeva. Ma in quella vece la Repubblica, ferma nei suoi diritti, ordinava ogni cosa alla guerra, quantunque, pel tenore della bolla stessa, si trovava esposta a pericolo gravissimo, massime per la crociata che, a suo danno, aveva pubblicata il cardinale Arnaldo Pelagrua. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> La guerra per\u00f2 incominciatasi, non progrediva in bene; e per un&#8217;epidemia manifestatasi nelle milizie veneziane, e per la perdita di castel Tedaldo, e conseguentemente per la disfatta della flotta sul Po, si dovette abbandonare del tutto Ferrara. La quale, venuta in poter di Francesco, questi incominciava a disgustarsi col Papa, per le scambievoli loro pretensioni; ed intanto Salinguerra III, venuto coi suoi ghibellini, se ne rendeva padrone; e con danno gravissimo della citt\u00e0, accaddero poscia altri fatti d&#8217;armi, per cui Ferrara stessa rimase alfine al Pontefice, che la dava in governo al re Roberto di Napoli, il quale poi dai cittadini medesimi veniva cacciato per mettersi sotto la protezione di Rainaldo duca d&#8217;Este.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Tutti questi avvenimenti per\u00f2 non avevano tolto gli effetti della scomunica, per la quale incalcolabili danni pativa la nazione. Onde porvi rimedio, e per acquetare lo scontento del popolo, per poco non tumultuante, si decise spedire nuovi ambasciatori a Clemente, affine di venire a conciliazione. Furono scelti Carlo Quirini e Francesco Dandolo, soprannominato Cane, ed ottenuta, dopo molte difficolt\u00e0, udienza dal Pontefice, seppe, l&#8217;ultimo massimamente, con tanta desterit\u00e0 condurre le pratiche, che alla fine, il d\u00ec 15 giugno 1311, si pubblicava intanto un armistizio, in virt\u00f9 del quale era dato licenza ad ogni Veneziano di recarsi a Ferrara ed esercitarvi con tutta sicurezza i suoi traffici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Non pot\u00e9 per altro doge Gradenigo vedere prima della sua morte il termine delle negoziazioni e levata la funesta scomunica; anzi, e pei danni patiti dalla nazione in questa guerra, e per gli antichi rancori, nati dalla cos\u00ec detta Serrata del gran Consiglio, and\u00f2 soggetto a una tremenda congiura, che poco manc\u00f2 che nol togliesse di vita, e con essa non fosse rovesciato lo stabilito sistema governativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> E&#8217; questa la congiura accennata di Bajamonte Tiepolo, il quale, unitamente al suo cero suo, Marco Quirini, fu scelto a capo da coloro che, da un lato, nutrivano particolare inimicizia contro il doge ed altri magistrati; dall&#8217;altro, mal soffrivano di essere stati, si diria quasi, espulsi dal Maggior Consiglio; e finalmente da coloro, che sofferto avevano gravissimi danni durante la guerra stessa, e che di presente ancor ne soffrivano, per la scomunica tuttavia in vigore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Costoro quindi adunatisi, convennero di raccogliersi la notte che precedeva il d\u00ec 14 giugno 1310, nella casa di Marco Quirini ora detto, e in sul romper dell&#8217;alba uscir poscia in due schiere verso la piazza maggiore, una diretta dallo stesso Quirini e dai suoi figli Nicol\u00f2 e Benedetto, l\u2019altra da Bajamonte; e quella procedere per il <em>ponte del Lovo <\/em>(lupo), la <em>calle dei Fabbri<\/em>, il <em>ponte dei Dai<\/em>; e questa per le mercerie. Mandavano contemporaneamente a Padova Badoaro Badoer, a raccoglier genti in aiuto; e sorto il giorno fissato, quantunque imperversasse terribile buffer\u00e0 nella notte, sicch\u00e9 il Badoaro fu impedito di accorrere a tempo con le genti raccolte, pure uscirono da casa Quirini a Rialto, gridando furibondi: Liberit\u00e0 e morte al doge! Un cotale Marco Donato, che, entrato dapprima nella congiura, erasi poi ritratto, aveva di ci\u00f2 avvertito nella notte stessa il doge; il quale, d&#8217;animo forte, non si smarr\u00ec, ma alacremente provvide per ripulsare i ribelli. Accrebbe subitamente il numero delle sue guardie; sped\u00ec ordini pronti ai podest\u00e0 di Chioggia, di Torcello e di Murano, affinch\u00e9 volassero colle loro genti armate; raccolse intorno a s\u00e9 i magistrati supremi e quanti pi\u00f9 pot\u00e9 del suo partito; fece che ognuno armasse celatamente i propri servi; ordin\u00f2 agli arsenalotti di star parati ai comandi; ed allorch\u00e9 fu avvertito del movimento dei congiurati, si arm\u00f2, scese nella piazza, ove fu accolto dalle schiere, guidate da Marco Giustiniani e dai Dandolo. Quindi, entrato appena il Quirini nella piazza colle sue genti, fu assalito dal Giustiniani; per cui, non attendendosi quello scontro, si diede a fuga precipitosa, nella quale rimasero uccisi, fra gli altri, lo stesso Marco Quirini e Benedetto suo figlio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Dall&#8217; altro lato si avanzava Bajamonte per le mercerie, e giunto sulla piazzuola di San Giuliano, per un istante si ferm\u00f2, onde raccogliere i suoi, alfine d&#8217;irrompere da due vie sulla piazza; una cio\u00e8 dalle mercerie stesse, l\u2019altra da San Basso. Senonch\u00e9, incontrate nell&#8217;uscire le genti del doge, si impegn\u00f2 accanita battaglia, nella quale vennero da tutte parti respinti i ribelli, onde, nel fuggire, dalle grida e dal tumulto, scossi i cittadini corsero alle finestre, fra cui una Giustina o Lucia Rossi, la quale, nell&#8217;impeto della mossa, spinse al basso un mortaio di pietra stante sul davanzale, e per caso cadde sul capo dell&#8217;alfiere di Bajamonte e lo uccise. Bajamonte stesso, posto in fuga, si ripar\u00f2 con alcuni dei suoi oltre il ponte di Rialto, il quale, scudo allora di legno, fu tosto da lui ruinato. Gli avanzi intanto della schiera gi\u00e0 retta da Marco Quirini, si rannodavano nella piazzuola di San Luca; ma anche qui trovarono uno scontro di altre genti armate dai confratelli della Carit\u00e0 e dalla consorteria dei pittori; dalle quali furono dispersi: sicch\u00e9 domata fu la rivolta di qua del canale. Rimaneva per\u00f2 ancora, oltre Rialto il corpo di genti comandate da Bajamonte; il quale erasi fortificato e munito nelle case, per cui se fosse giunto in tempo il congiurato Badoaro, non cos\u00ec facilmente si sarebbe potuto finire l&#8217;impresa. Ma il doge spediva contro Badoaro il podest\u00e0 di Chioggia, Ugolino Giustiniani, che scontratolo, lo combatt\u00e9, lo sconfisse e lo trasse prigioniero con tutti i suoi, Antolin Dandolo e Baldovino Dolfin, si designarono poi a cacciare dai luoghi occupati Bajamonte. Per risparmiare per\u00f2 il sangue cittadino, am\u00f2 il doge, innanzi tratto, usare le vie di misericordia, inviando al Tiepolo, per ben due volte, messi ad offrirgli perdono ed amnistia; ma egli superbamente rifiut\u00f2 le proposte. Allora Filippo Belegno, uomo venerando e di maschia eloquenza, volle egli stesso tentare l&#8217;animo di quel ribelle, e vi riusc\u00ec. Fu quindi conchiuso: Bajamonte, coi suoi, uscissero da Venezia e suo distretto: andasse egli a confine per quattro anni al di l\u00e0 di Zara, non per\u00f2 in terre nemiche: quelli ascritti al Maggior Consiglio, od aspiranti per diritto, per lo corso del tempo stesso, andassero al confinamento che loro sarebbe dal doge assegnato: gli altri, sommettendosi, troverebbero misericordia. Molti infatti chiesero perdono e l\u2019ottennero; e in tanto processatosi il Badoaro e gli altri complici, caduti prigioni, furono giustiziati. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> A render grazie a Dio per tanto favore, fu decretato perpetuamente festivo il giorno di San Vito, che cade il 15 giugno, e si premiarono poi tutti coloro che esposero s\u00e9 stessi per salute della patria. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Onde prevenir poi le ulteriori macchinazioni dei ribelli si istituiva precariamente il Consiglio dei Dieci, il quale, in seguito, si prorog\u00f2 di due in due mesi, indi ad anni cinque, poi a dieci, e finalmente si volle perpetuo: dovendo i membri che lo componevano durare in carica un anno, tempo che poi si estese a due. Era suo incarico vegliare alla sicurezza e prosperit\u00e0 dello Stato, alla tutela del cittadino, al buon costume. In mezzo a tante commozioni, scontento del popolo, arenamento dei commerci per la guerra di Ferrara e per la scomunica non per anche rimossa, moriva Pier Gradenigo, il d\u00ec 13 agosto 1311, non senza sospetto di veleno, come dice il Sansovino, e veniva tumulato, senza onori funebri, nella chiesa di San Cipriano di Murano, che era padronato della sua casa, entro un&#8217;urna di porfido senza inscrizione: urna che fu raccolta dalla sua famiglia, nella demolizione accaduta di quella chiesa, or sono alcuni anni. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Oltre l&#8217;istituzione del Consiglio dei X, furono al suo tempo create altre magistrature. Una fu quella dei Sopra-Consoli, decretata nel 1295, la quale intendeva alle faccende dei fallimenti. Poi furono aggiunti, nel 1298, ai due quattro altri consiglieri del doge, sicch\u00e9 questo corpo di sei fu appellato Consiglio minore del doge, o Signoria. Nel 1301, per decreto del Maggior Consiglio, venne eletto un Consultore di Stato, onde consigliasse le ragioni del Comune; e nel 1308 si ordin\u00f2 la regolazione dei volumi delle leggi, e la loro collocazione nell&#8217; ufficio degli Avvogadori di Comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Cerc\u00f2 doge Pietro altres\u00ec di stringere trattati coi vicini e coi lontani per vantaggiare possibilmente il commercio: ne concluse, nel 1309, con Adria, avente allora proprio podest\u00e0 e consiglio: in Lombardia fece ogni sforzo per ravvivare l&#8217;interrotto traffico del sale (1302). Nuovi patti strinse, nel 1307, con Leone d&#8217;Armenia, e conchiuse, nel 1306, il primo trattato di commercio con Cipro. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Si fondava poi, durante il suo reggimento, nel 1294, la chiesa di Santo Stefano, e si rinnovava, nel 1297, quella di Santa Fosca. Instituivasi, nel 1299, il bersaglio, e nel 1303-1304, si ingrandiva, la prima volta, l\u2019arsenale. Altre fabbriche ed abbellimenti otteneva la citt\u00e0. Oltre alcuni palazzi privati, nel 1301, si ordinava la erezione della Sala del Pregadi, e, nel 1300, si gettavano in bronzo due delle grandi porte della Basilica di San Marco. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Se quattro altre gravissime calamit\u00e0, oltre le guerre, la rivolta e la scomunica narrate, afflissero la capitale, cio\u00e8, l\u2019inondazione accaduta nel 1297, e le pesti che irruppero negli anni 1293, 1301 e 1307, delle quali perirono intere famiglie; cionnondimanco si mostrarono i Veneziani, all&#8217; occasione, splendidissimi, e non degeneri dal carattere loro festivo. E di vero, qui giunto, nel 1304, Pietro, figlio di Dionigi re di Portogallo, fu incontrato con ogni pompa dal doge, convitato e festeggiato durante il suo soggiorno. Si vuole ancora che il Gradenigo instituisse la festa della regata per distrarre il popolo, dopo la congiura Tiepolo, e con straordinaria magnificenza abbellisse il bucintoro. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Il breve, che tiene nella destra mano il ritratto di lui, dice; variata per\u00f2 l&#8217;ultima parola del primo verso, che non \u00e8 <em>coegi<\/em>, come riportano il Sanudo, il Sansovino ed il Palazzi, ma <em>repulsi<\/em>. <\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">  A FACIENDO SALEM PADVANOS MARTE REPVLSI,<br \/>\nVRBEM PVRGAVI PROPVLSIS SEDITIOSIS.  (1) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pietro Gradenigo. Doge XLIX. Anni 1289-1311 Morto appena Giovanni Dandolo, il popolo tumultuante grid\u00f2 doge Jacopo Tiepolo, figlio del doge Lorenzo, contro le leggi statuite ed approvate dal popolo stesso, siccome vedemmo. Senonch\u00e9 la singolare prudenza e bont\u00e0 del Tiepolo valse ad acquetare la moltitudine, ritirandosi celatamente nella sua villa di Marocco. Allora, raccoltisi gli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":126057,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[1029],"tags":[2225],"class_list":["post-28715","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-dogi","tag-pietro-gradenigo"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Pietro-Gradenigo-1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28715","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=28715"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28715\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":115032,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28715\/revisions\/115032"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/126057"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=28715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=28715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=28715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}