{"id":28670,"date":"2017-10-25T06:10:08","date_gmt":"2017-10-25T06:10:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=28670"},"modified":"2026-06-16T06:00:11","modified_gmt":"2026-06-16T06:00:11","slug":"sebastiano-ziani-doge-xxxix-anni-1172-1178","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=28670","title":{"rendered":"Sebastiano Ziani. Doge XXXIX. Anni 1172-1178"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Sebastiano Ziani. Doge XXXIX. Anni 1172-1178<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Prima di eleggere il principe nuovo, parve necessario provvedere a pi\u00f9 regolare e ferma costituzione delle supreme magistrature dello Stato, e massime del doge; e frenare, in pari tempo, la licenza del popolo, che si manifestava frequentemente con tumulti ed atti violenti. Impresa era questa di grave momento, sicch\u00e9 occorsero da ben sei mesi prima di poterla mandare ad effetto. Finalmente si convenne di scegliere dodici elettori, due per sestiere, i quali, nominando ciascuno quaranta dei migliori cittadini, risultasse un Consiglio di quattrocentottanta individui, da rinnovarsi ogni anno il giorno di San Michele, per opera di nuovi elettori designati dallo stesso Consiglio. Al quale Consiglio spettava la distribuzione degli uffici, a maggioranza di suffragi, e preparare le leggi e gli oggetti da sottoporsi alla pubblica concione. Nelle cose poi di grave importanza, massime riguardanti l&#8217;esterna politica, si prosegu\u00ec a convocare il Consiglio dei Pregadi, che disponga le materie da proporsi al Consiglio maggiore. In fine, a limitare pi\u00f9 sempre il potere del doge, alti due suoi consiglieri, se ne aggiunsero altri quattro; e venne ancora a lui tolta la facolt\u00e0 di stabilire nei trattati, coi principi e Stati esteri, condizioni speciali a favore di s\u00e9 e del proprio commercio. Se ristretto si volle il potere del doge, si am\u00f2 per altro che la di lui pompa esteriore venisse accresciuta, e resa pi\u00f9 sacra e Intelata la sua persona. Si ordin\u00f2 quindi che al suo comparire in pubblico avesse corteggio di nobili: ogni quattro anni gli giurasse il popolo fedelt\u00e0, per mezzo dei capi di contrada: alla sua elezione, fosse portato per la piazza su un rotondo sedile, chiamato poi pozzetto, spargendo danaro al popolo, giusta il costume degli Augusti orientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Se cotali mutamenti tornarono grati ai cittadini, non lo fu per\u00f2 quello che introdurre si volle circa l&#8217;elezione del doge. Ed era, che d&#8217;allora in poi undici elettori, scelti dal maggior Consiglio, si ridurrebbero nella Basilica di San Marco, ed ivi procedere alla scelta del nuovo doge, che riportar dovrebbe nove suffragi tra gli undici, ed esser quindi sottoposto all&#8217;approvazione del popolo. Lo scontento generale per questa nuova legge ruppe in fiero tumulto, e poco manc\u00f2 non si venisse a spargere sangue fraterno; sicch\u00e9 fu duopo che alcuni maggiorenti, a calmare gli animi, s&#8217;infrapponessero, persuadendo il popolo, che il nuovo regolamento era diretto soltanto per introdurre miglior ordine nella elezione, la quale, facendosi pubblicamente nella Basilica, ed abbisognando dell&#8217;approvazione del popolo, lasciava a questo salvo il suo diritto. Fu stabilito quindi unanimamente, che il nuovo doge verrebbe presentato al pubblico, dicendo: <em>E&#8217; questo il vostro doge, se vi \u00e8 grado<\/em>. Tale conferma si ridusse in seguito ad una semplice forma, e venne anche questa ommessa del tutto, mano mano che la Repubblica diveniva aristocratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Con questa nuova regola fu primamente eletto doge, per il suffragio degli undici, Sebastiano Ziani uomo dotato di molte virt\u00f9, ricco di censo e caro al popolo: sicch\u00e9 quando fu presentato alla moltitudine, essa ad una voce lo applaudi, gridando: <em>Viva il doge, e Dio voglia ch&#8217;ei ci procuri la pace<\/em>: e tosto, preso da alcuni sugli omeri, fu recato intorno per la piazza; ed egli, a norna dello stabilito, gett\u00f2 monete al popolo affollato. Una legge dappoi determin\u00f2 la somma che il doge doveva largire in quella occasione, e fu dai cento ai cinquecento ducati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Primo atto dello Ziani fu di punire Marco Casolo, assassino del suo predecessore; poi regol\u00f2 sapientemente le finanze dello Stato, le quali, essendo in basso, e dovendo far fronte alle spese occorrenti a sostenere la lega lombarda, non potevano bastare; sicch\u00e9 dal Consiglio decider fece la sospensione dei pagamenti a saldo dei prestiti contratti coi cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Conosciuto poi che la pace era suprema necessit\u00e0, spediva nuovi ambasciatori ad Emmanuele, alfine di conchiuderla. Ma essendo tornato vano ogni argomento, e nuovi messi per conseguirla, pensar si dovette a continuare la guerra; e per ci\u00f2 fare pi\u00f9 validamente, si ferm\u00f2 un trattato di alleanza con Guglielmo I, re di Sicilia. Poi, a fine di togliere all&#8217;impero orientale l&#8217;importante punto d&#8217;appoggio che aveva in Italia, la citt\u00e0 di Ancona, allora assediata per terra dalle armi devote a Federico Barbarossa, fu spedita la flotta per stringerla anche dal lato del mare. Soccorsi per\u00f2 a tempo gli Anconetani da un esercito di Lombardi e di Romagnoli raccolto dalla contessa Bertinoro e dal Marcheselli, signor di Ferrara, e sopraggiunto il verno, dovettero i Veneziani ritirarsi, conchiudendo per\u00f2, con quelli di Rimini, un trattato, per lo quale fu chiuso agli Anconetani per lungo tempo perfino l&#8217;uscita del porto loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Federico frattanto era sceso in Italia con nuovo esercito; e gi\u00e0, incendiata Susa, preso Asti, e posto in vano l&#8217;assedio ad Alessandria, si ritirava a Pavia, ove, a fine di guadagnar tempo, propose nuove condizioni di accomodamento alla Lega. Le quali tornate senza effetto, da che l&#8217;imperatore seppe che dalla Germania gli pervenivano nuove genti, giunte queste si pose alla lor testa, e, nei campi di Legnano, presentava battaglia ai confederati italiani. Non \u00e8 a dire con quale e quanto ardore pugnarono Milanesi, Bresciani, Piacentini, Lodigiani, Novaresi, Vercellesi, che soli si trovarono congregati a fronte degli Alemanni. La storia registr\u00f2 con splendida nota quel fatto, che forma una delle pi\u00f9 care glorie d&#8217;Italia. Basta dire che l&#8217;imperatore fugg\u00ec in guisa, che corse voce, fra i suoi, che fosse rimasto sul campo, per cui l&#8217;imperatrice, a Como, assunto gi\u00e0 aveva il lutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Tale sconfitta poneva in fondo ogni speranza di riscossa nell&#8217;animo di Federico; sicch\u00e9 se pi\u00f9 volte, fino allora, con subdole arti aveva mostrato di curare la pace col pontefice Alessandro III, adesso, rimessi gli spiriti, si decise fermamente a trattarla; e, per ci\u00f2 fare, scrisse al doge pi\u00f9 volte impegnandolo a farsi mediatore, mettendo in suo arbitrio trattarla. A questo si unirono i re di Francia e d&#8217;Inghilterra, e s\u00ec che al fine ben preparate ed avviate le pratiche, Federico mand\u00f2 gli arcivescovi Guglielmo di Magileburgo, Cristiano di Magonza e Pietro vescovo di Vorms ad Anagni, ove si trovava il pontefice; e fu conchiuso che l&#8217;imperatore riconoscerebbe Alessandro come papa legittimo, e quindi rinunzierebbe allo scisma; non darebbe molestia a coloro che lo avevano sostenuto, e in quanto alle controversie con la Lega sarebbero particolarmente discusse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Ottenuta poi dal pontefice carta di guarentigia e salvocondotto da Federico, partiva da Anagni, ed imbarcatosi sulle galee del re siculo, destinate a riceverlo, sciolse dal porto; ma una fiera tempesta lo spinse sulle coste della Dalmazia a Zara, da cui poi si diresse a Venezia, per indi recarsi nella citt\u00e0 destinata per tenere un congresso, onde stringere pace durevole fra il sacerdozio e l&#8217;impero. Difatti, pervenuto il pontefice a San Nicol\u00f2 del Lido, fu il primo di alloggiato in quel monastero, e quindi, il giorno appresso, incontrato dal doge entr\u00f2 a Venezia, recandosi ad alloggiare nel palazzo del patriarca di Grado. Intanto si propose Venezia stessa per luogo del meditato congresso, il quale si apr\u00ec verso la met\u00e0 di maggio dell&#8217;anno 1177. Molte furono le discussioni che ebbero luogo, per appianare le quali Federico partiva dalla Pomposa, delizioso palazzo in cui faceva la sua dimora presso Ravenna, per indi recarsi a Chioggia; ma allor elie si seppe essere egli arrivato in quella citt\u00e0, poco distante da Venezia, ed a Venezia soggetta, sorse il desiderio in molti del congresso che non si lasciasse col\u00e0 inonorato l&#8217;imperatore. Il quale, dopo avere alquanto esitato, alla fine approv\u00f2 i capitoli sottoscritti dai suoi plenipotenziari; ed il pontefice, dopo di averlo fatto assolvere dalle censure, permise che venisse a Venezia. Sei galee veneziane quindi, il d\u00ec 23 luglio, si recarono a Chioggia a levarlo, lo condussero a San Nicol\u00f2 del Lido, ove la Signoria, il d\u00ec appresso, unitamente al doge, al patriarca, al clero ed al popolo, si recarono a prenderlo, e lo condussero sulla piazza di San Marco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Stava ad attenderlo, sulla porta della Basilica Marciana Alessandro III, assiso sopra magnifico trono, e adorno delle vesti pontificali, circondato da cardinali e da prelati, in mezzo al gremito popolo spettatore. Tosto che Federico si fu accostato al Pontefice, depose il manto imperiale ed ogni altro ornamento di sua maest\u00e0, ed inoltratosi al soglio del Vicario di Cristo, si prostese umiliato a baciargli i piedi. Il papa tosto lo alz\u00f2 di terra, e gli diede sulla fronte il bacio di pace. Lo prese quindi amichevolmente per mano, lo guid\u00f2 nel tempio presso l&#8217;ara massima, ove Federico prest\u00f2 novellamente ubbidienza ed ossequio ad Alessandro, come a Sommo Pontefice. Il d\u00ec appresso, per desiderio dell&#8217;Augusto stesso, il papa celebr\u00f2 nel tempio medesimo l&#8217;incruento sacrificio, e di sua mano fece partecipe il monarca del pane angelico, e ci\u00f2 a sacramento di riconciliazione verace. Deposti ricchi doni da Federico sull&#8217;altare, si restitu\u00ec al palazzo ducale, ove preso aveva alloggio, unitamente coi pi\u00f9 distinti personaggi del suo seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> La ratificazione definitiva del trattato avvenne il primo giorno dell&#8217;agosto seguente; col quale prometteva e giurava l&#8217;imperatore, alle citt\u00e0 confederate, una tregua di sei anni, durante la quale quelli della Lega non sarebbero molestati dagli imperiali; potrebbero girare e commerciare liberamente nelle terre dell&#8217;imperatore, come altres\u00ec gli aderenti di questo godrebbero di egual libert\u00e0 nelle terre della Lega; nominerebbe dall&#8217;una parte e dall&#8217;altra ciascuna citt\u00e0 due arbitri a decidere nelle controversie che potessero insorgere; che se gli arbitri non fossero da tanto a restituire l&#8217;ordine in qualche citt\u00e0 contumace, non verrebbe perci\u00f2 turbata la pace generale, ma solo contro quella citt\u00e0 verrebbe pronunziato il bando. Oltre ad alcune altre cose si statuiva, che nell&#8217;indicato corso di sei anni quelli della Lega non sarebbero tenuti a giurare fedelt\u00e0 all&#8217; imperatore, n\u00e9 questi pronunzierebbe sentenza in cose concernenti la Lega stessa. Finalmente fu fatta tregua del pari col re di Sicilia per quindici anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Speciale trattato conchiudevano poi i Veneziani con Federico, il d\u00ec 16 settembre seguente, per il quale rinnovava e confermava l&#8217;imperatore tutti i patti dei suoi antecessori, tanto in riguardo ai confini, quanto circa alle selve, alle vigne e ad ogni altro possedimento nelle terre imperiali; garentivali da ogni insulto e molestia; proibiva severamente ai suoi sudditi di appropriarsi alcuna cosa spettante ai legni veneziani che tacessero naufragio; provvedeva alla retta amministrazione della giustizia: pagando i Veneziani il solito ripatico ed il quadragesimo, avrebbero facolt\u00e0 di commerciare in tutti i domini dell&#8217;impero senza altro dazio o gravezza, e limitava i viaggi marittimi dei propri sudditi <em>fino a Venezia soltanto e non pi\u00f9 oltre<\/em>: infine provvedeva alla sicurezza dei legati, concedeva ai Veneziani l&#8217;uso dei boschi e dei pascoli nei vicini territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Anche papa Alessandro era largo con la Repubblica di concessioni spirituali. Consacr\u00f2 tre chiese; San Salvatore, Santa Maria della Carit\u00e0, la cappella d&#8217;Ognissanti nel palazzo del patriarca di Grado, contigua alla chiesa di San Silvestro, a cui poscia fu unita: don\u00f2 al doge la Rosa d&#8217;oro, da lui stesso benedetta nella Basilica di San Marco, e pose termine, finalmente, per un concordato, alle discordie che per vari secoli avevano turbata la pace fra i patriarchi di Aquileia e di Grado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Partiva l&#8217;imperatore verso il fine di settembre, e quindi il papa alla met\u00e0 del mese susseguente, ritornando ciascuno, con gran seguito, ai propri Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Questo fatto \u00e8 uno dei pi\u00f9 gloriosi che vanti la storia veneziana, perch\u00e9 da esso risplende, pi\u00f9 che da ogni altro, la potenza e la religione della Repubblica; e per ci\u00f2 voleva essa che venisse figurato in dodici tele distinte nella Sala del Consiglio Maggiore, ed in un&#8217;altra tela decorante la Sala del Consiglio dei Dieci. Ed appunto, per maggiori particolarit\u00e0 riguardanti la storia narrata, e le favolette spacciate intorno alla stessa, sulla norma delle quali si espressero i dipinti ora detti, sono da leggersi le illustrazioni delle Tavole CIV e CXXVII fino alla CXXXVIIl di questa opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Si era anche conchiusa la pace con l&#8217;imperatore Emmanuele, il quale, considerando che la lega strettasi fra i Veneziani ed il re di Sicilia poteva recargli danno gravissimo, massime nella qualsiasi supremazia che intendeva avere in Italia, si inchin\u00f2 a miti pensieri, e restitu\u00ec i Veneziani nel possesso di tutti i privilegi, di che solevano godere gli stessi sudditi dell&#8217;impero, rilasciando tutti i beni confiscati, e concedendo loro, a compenso dei danni patiti, quindicimila ducati d&#8217;oro, giusta Niceta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Le gravissime cure che domandavano tutti questi fatti, e l&#8217;oro in copia che doveva profondersi nel sostenerli, non impedirono che doge Ziani volgesse il pensiero al prosperamento del commercio, al ben essere delle cose interne, ed all&#8217;abbellimento della citt\u00e0. Conchiuse quindi trattati di alleanza e di commercio con Cremona (1173), con Verona e Pisa (1175): provvide a tutelare gli interessi del popolo ed alla pubblica igiene, instituendo vari magistrati (1174) all&#8217;uopo, come i tre ufficiali alla giustizia vecchia; tre alla giustizia nuova; tre alle biade; quattro al dazio del vino; tre alla ternaria vecchia, sopra gli olii; quattro alla beccheria: magistrati tutti che vennero in seguito ordinati stabilmente. Ad abbellimento poi della citt\u00e0 ingrand\u00ec e selciar fece le piazze maggiore e minore di San Marco, demolendo la muraglia merlata che le cingeva tutte quante; eresse le fabbriche d&#8217;intorno alla piazza maggiore; restaur\u00f2 e ingrand\u00ec il Palazzo ducale; diede l&#8217;ultimo compimento alla Basilica del Santo Patrono; innalzar fece, per opera di Nicol\u00f2 Barattieri, le due immani colonne sulla piazzetta; e da questo stesso artefice fece costruire il primo ponte di Rialto in legno; cose tutte delle quali si \u00e8 discorso pi\u00f9 largamente nel Capo VI della Storia del Palazzo ducale, a cui rimettiamo il discreto lettore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Pacificata la Repubblica, il doge, d&#8217;animo profondamente devoto, essendo gi\u00e0 infermo, rinunziava alla ducale dignit\u00e0, il d\u00ec 12 aprile 1178, e si ritirava nel monastero di San Giorgio Maggiore in isola, ove il d\u00ec appresso moriva, e veniva deposto nella chiesa stessa, nel sepolcro marmoreo, che ancor vivo erasi fatto apparecchiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Aveva, gi\u00e0 prima della rinunzia al trono, stilato il suo testamento, nel quale dimostr\u00f2 la sua piet\u00e0 verso Dio e verso il prossimo. Imperocch\u00e9 lasci\u00f2 le rendite delle case da lui fatte erigere dall&#8217;ingresso della Merceria fino alla chiesa di San Giuliano, per dare il pane ai poveri prigionieri; e le altre case, pur sue, da San Giuliano al ponte dei Baretteri, don\u00f2 al monastero di San Giorgio Maggiore, con l&#8217;obbligo di tenere accesa una lampada dinanzi al sacro corpo di San Stefano; di dare, ogni marted\u00ec, un desinare a dodici poveri, ed apparecchiare ogni anno alla sua famiglia, il giorno di Santo Stefano, un desinare di fagioli, senza olio e <em>scievoli<\/em> (pesci di ogni specie di mugine); in fine lasci\u00f2 la corte di San Giorgio, presso il <em>campo Rusolo<\/em> (Orseolo), alle sette Congregazioni dei sacerdoti allora esistenti; mentre le altre due, a compiere l&#8217;attuale numero di nove, cio\u00e8 quelle di San Canziano e di San Salvatore, non furono istituite che negli anni 1253 e 1291.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Aveva di pi\u00f9 lo Ziani, fino dal 1174, rinnovato dai fondamenti la chiesa di San Geremia, nella cui parrocchia abitava prima di salire al trono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Il breve, che svolgesi dalla sinistra mano del suo ritratto, dice con qualche differenza dal Sanudo e dal Sansovino, e con errore manifesto nella ommissione della parola <em>liber<\/em>: <\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"> DVCATVM TITVLIS DOTAVI INCENTIBVS: ATQVE<br \/>\nPAPA MINIS LIBER FIT, FEDERICO, TVIS. (1) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sebastiano Ziani. Doge XXXIX. Anni 1172-1178 Prima di eleggere il principe nuovo, parve necessario provvedere a pi\u00f9 regolare e ferma costituzione delle supreme magistrature dello Stato, e massime del doge; e frenare, in pari tempo, la licenza del popolo, che si manifestava frequentemente con tumulti ed atti violenti. 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