{"id":26889,"date":"2017-09-26T17:39:26","date_gmt":"2017-09-26T17:39:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26889"},"modified":"2023-01-21T08:06:08","modified_gmt":"2023-01-21T08:06:08","slug":"chiesa-di-san-martino-di-burano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26889","title":{"rendered":"Chiesa di San Martino di Burano"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa di San Martino di Burano<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le altre isole, nelle quali i cittadini di Altino si ricoverarono, una fu quella di Burano, o Boreano, cos\u00ec chiamata dagli Altinati stessi in memoria d&#8217;una porta della loro citt\u00e0, che riguardava verso settentrione. Ma come quest\u2019isola troppo esposta all\u2019escrescenza del mare poco dopo cominci\u00f2 ad esser corrosa nei suoi fondamenti dall\u2019impetuoso corso dell\u2019acque, cos\u00ec i numerosi abitanti prevenendo il pericolo di sommergersi, si rifugiarono nell\u2019anno 959 ad un\u2019altra eminente, e dilatata palude fra Mazzorbo, e Torcello, e stabilito con gli abitanti di Mazzorbo nel dominio dei quali era la palude stessa, un annuale censo, ivi fissarono il lor domicilio, denominando il luogo stesso dal nome dell\u2019abbandonata isola Burano nuova. Ivi per la spirituale assistenza delle lor anime fondarono una chiesa sotto l\u2019invocazione del vescovo di Tours San Martino, la quale poi nell\u2019anno 1630, fu solennemente consacrata da Marco Antonio Martinengo vescovo di Torcello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riposano in essa i corpi di tre Santi Martiri, Albano (protettore principale dell\u2019isola), Orso, e Domenico, dei quali \u00e8 popolar tradizione non appoggiata a veruno documento, che rinchiusi in una grande arca di marmo galleggiando sopra dell\u2019acque approdassero a questa isola, n\u00e9 valevole essendo la forza di tutto il popolo per trarre a terra il grave deposito, quello poi con somma facilit\u00e0 eseguito fosse da teneri ed innocenti fanciulli. Aperta poi la cassa ritrovati in essa vi furono tre santi corpi insieme con un\u2019iscrizione latina incisa in marmo, di cui tenore \u00e8 questo: Albano Vescovo, e Domenico Eremita ambe due ad una stessa ora furono uccisi per Cristo. Per eternar poi la memoria dl un tanto prodigio fu la stessa cassa, di marmo riposta sotto la mensa dell\u2019altare, sopra del quale deposti furono i santi corpi, e da quell\u2019ora si accese nel cuore di quei poveri abitanti un tal fervore di divozione verso di Sant\u2019Albano, che lo venerano come il maggiore, e quasi l\u2019unico lor protettore appresso Dio. Fa menzione di Sant\u2019Albano vescovo, e di Sant\u2019Orso chierico resi martiri dagli eretici ariani l\u2019abbate Maurolico nel suo martirologio, e rammemora anche il loro terzo compagno San Domenico eremita e martire, il vescovo d\u2019Equilio Pietro Natali, che ne registra la passione, e la traslazione delle loro reliquie fatta a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad altro altare si conservano alcune ossa dei Santi Innocenti martiri trucidati in Betlemme, delle quali \u00e8 fama, che tradotte fossero a questa chiesa dall\u2019antico monastero di Sant\u2019Adriano di Costanziaco. Da un antico documento dell\u2019anno 1289, si rileva, che quella chiesa possedesse allora alcune rendite nelle lagune; ma ora priva affatto di ogni provento sussiste con le sole elemosine dei fedeli. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sola chiesa parrocchiale vi ha qui a tre navi assai bella e dedicata a San Martino. Chi la osserva trasandi il quadro laterale alla destra col miracolo di Sant\u2019Antonio; vedda la tavola piuttosto del primo altare, insieme al quadro superiore di Gaspare Diziani, ed obbliando il quadro rappresentante Sant\u2019Albano, creduto nella miglior parte di Antonio Zanchi, osservi la tavola del secondo altare di Sante Peranta con Cristo che al mare di Galilea chiama gli apostoli, \u00e8 badando pi\u00f9 che tanto, nella susseguente cappella laterale all\u2019altar maggiore, s\u00ec alla tavola di Giambattista Lorenzetti e s\u00ec ai quadri posti alla destra ed alla sinistra, l\u2019uno di Gaspare Diziani con la fuga in Egitto e l\u2019altro colla nascita di Nostro Signore di Francesco Fontebasso, passi nel coro dove Antonio Zanchi fece il gran quadro col diluvio alla destra; bella opera ed immaginosa, non meno che la tavola dell\u2019altare maggiore colla visita dei re magi. N\u00e9 per quei rotti partiti che contraddistinguono la pittura del secolo trascorso sar\u00e0 di minor effetto l\u2019altro gran quadro alla sinistra d\u2019ignoto autore rappresentante la strage degli innocenti. Buono studio potrebbe ricavarne ogni discreto intelligente, che le mende del tempo sapesse separare dall\u2019impeto del genio e dalle risorse artistiche in buon dato rinvenute nel passato secolo, ma troppo neglette finora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Disposti intorno al coro vi sono tre buoni quadretti altres\u00ec l\u2019uno con la fuga in Egitto, il secondo con l\u2018 adorazione dei pastori, ed il terzo colle sponsalizie di Maria Vergine sullo stile dei Bellini che si vogliono da alcuni di Vittore Carpaccio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue nell\u2019altra cappella laterale all\u2019 altar maggiore la tavola di Bernardino Prudenti con Sant\u2019Albano fra i due santi diaconi Orseolo e Domenico, ed il quadro grazioso esprimente il miracolo dell\u2019urna, che secondo la popolar tradizione galleggiando sull\u2019acqua approd\u00f2 a quest\u2019isola, n\u00e9 valevole essendo la forza di tutto il popolo per trarla a terra con somma facilit\u00e0 venne\u2018 trasportata da alcuni ragazzi. Aperta che fu, si rinvennero i corpi di Sant\u2019Albano vescovo e di San Domenico eremita con un\u2019iscrizione latina. Entrambi quei corpi coll\u2018urna stessa furono riposti sotto la mensa di questo altare e indi a poi Sant\u2019Albano fu costituito il santo tutelare dei Buranelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sante Peranda dipinse la tavola dell\u2019altar susseguente coi misteri del Rosario, e, se l\u2019umidit\u00e0 del sito non l\u2018avesse danneggiata, piacerebbe la crocifissione del deciso pennello di Giambattista Tiepolo, a cui succede il quadretto colla deposizione e la tavola dell\u2019ultimo altare coi Santi Rocco, Sebastiano ed Antonio abbate. L\u2019uno d\u2019ignoto autore (forse della scuola bolognese) e l\u2019altro di Bernardino Prudenti. Il quadro laterale all\u2019organo di Francesco Trevisan con il Battesimo di Ges\u00f9 Cristo ed i tre buoni quadretti della cantoria, l\u2019uno alla sinistra rappresentante San Martino tentato, l\u2018altro di mezzo la Cena di Nostro Signore e l\u2019ultimo i Santi Albano, Domenico ed Orseolo protettori di quest\u2019isola, possono meritare qualche osservazione. N\u00e9 vogliono essere dimenticati altres\u00ec il magnifico altare maggiore, opera del 1673, e la bella tavola di San Girolamo Santa-Croce posseduta un d\u00ec dalla distrutta chiesa di San Vito ed ora collocata in sacrestia. Esprime essa San Marco in trono col libro degli evangeli ed al piano due santi con pastorale in mano. Bene \u00e8 disegnata e sopra modo \u00e8 corretta; ma che si dir\u00e0 del dipinto dappoi che fu ritoccata? Gran danno recano al lume dell\u2019artista gli odierni troppo desiderati restauri! I pasticci del restauratore sottentrano all\u2019ingenua maniera dei classici e tutto sparisce di quella franchezza onde \u00e8 distinto l\u2019uno dall\u2019altro pittore. Anche di ci\u00f2 il tempo far\u00e0 ragione. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di San Martino di Burano Storia della chiesa Tra le altre isole, nelle quali i cittadini di Altino si ricoverarono, una fu quella di Burano, o Boreano, cos\u00ec chiamata dagli Altinati stessi in memoria d&#8217;una porta della loro citt\u00e0, che riguardava verso settentrione. 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