{"id":26740,"date":"2017-09-10T16:25:15","date_gmt":"2017-09-10T16:25:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26740"},"modified":"2017-09-12T13:22:13","modified_gmt":"2017-09-12T13:22:13","slug":"isola-di-san-cristoforo-della-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26740","title":{"rendered":"Isola di San Cristoforo della Pace"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa e Monastero di San Cristoforo della Pace. Monastero di Monaci Agostiniani della Congregazione di Monte Ortone. <em>Chiesa e monastero demoliti<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia dell&#8217;isola, della chiesa e del monastero<\/strong> <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per decreto del Maggior Consiglio ottenne Bartolommeo Verde, abitante nella Parrocchia della Santissima Trinit\u00e0, in libero dono nel giorno 14 di luglio dell\u2019anno 1332, un lungo tratto di rilevata palude, situata tra Venezia, e l\u2019Isola di San Michele di Murano, per dover in essa stabilire un molino a vento, che secondo l\u2019uso di quei tempi servisse alle occorrenze della citt\u00e0. Ademp\u00ec il buon uomo il proprio impegno; ma rovinato il fabbricato molino, deliber\u00f2 di far servire l\u2019elevato terreno ad uso di spirituale soccorso. Implor\u00f2 dunque, ed impetr\u00f2 nel giorno20 di giugno dell\u2019anno 1353 dalla suprema autorit\u00e0 del benefico donatore del luogo, la facolt\u00e0 di poter nel sito, ove esisteva il diroccato molino, ergere un pietoso ospizio sotto l\u2019invocazione dei Santi Cristoforo, ed Onofrio a ricovero di quelle miserabili femmine, che impegnate nell\u2019infame schiavit\u00f9 del peccato cercavano di esser accolte in luogo sicuro di penitenza. Fu esaudita l\u2019istanza, a condizione per\u00f2, che dopo la morte del fondatore dovesse l\u2019isola restare soggetta ai dogi di Venezia in perpetuo giuspatronato. Essendo perci\u00f2 volato ai premi di sua piet\u00e0 il Verde sotto il dogado di Marco Cornaro, questo principe ricevette il luogo sotto la giurisdizione sua, e dei suoi successori, eleggendovi un priore alla custodia, e cura dei poveri ivi ricoverati: il che proseguirono a fare i dogi, che lo susseguitarono, finch\u00e9 minorandosi lo zelo dei direttori, e le elemosine dei fedeli, i vide in pochi anni il pio ospizio privo d\u2019abitatori, e, le di lui fabbriche vicine a rovinare; Sollecit\u00f2 per\u00f2 il doge Francesco Foscari, che in un luogo consacrato da atti s\u00ec nobili di cristiana piet\u00e0 non venisse a mancar totalmente il divino culto, si present\u00f2 l\u2019occasione, che Giovanni Brunacci fiorentino, religioso dell\u2019ordine di Santa Brigida, e priore del monastero di Santa Cecilia di Roma, cercava per s\u00e9 e per la sua religione un luogo solitario per servire a Dio in Venezia. Ad esso pertanto con ducale diploma del giorno 21 di maggio dell\u2019anno 1474 liberamente concesse l\u2019isola tutta dei Santi Cristoforo ed Onofrio, perch\u00e9 restare dovesse in perpetuo possesso del di lui ordine, riservato per\u00f2 sempre ai dogi l\u2019antico giuspatronato, che possedevano. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Breve fui la dimora dei religiosi brigidiani in quest\u2019isola. Poich\u00e9 avendo il pontefice ordinata una riforma del loro ordine, essi partirono dall\u2019isola; perch\u00e9 il sopra lodato doge Foscari <em>conosciuta l\u2019integrit\u00e0 della vita, e l\u2019odore dell\u2019ottima fama di Fra Simone da Camerino, rettor generale dei frati Eremiti dell\u2019Osservanza di Santa Maria di Monte Ortone<\/em>, alla congregazione da questo santo uomo recentemente istituita un\u00ec, e don\u00f2 l\u2019isola, e fabbriche in essa poste, perch\u00e9 i frati di detta congregazione avessero in essa perpetuo domicilio, finch\u00e9 vivessero nell\u2019osservanza della regola di Sant\u2019Agostino. Fu segnato il diploma ducale nel giorno 25 di novembre dell\u2019anno 1436. Da ci\u00f2 si rileva esser stata la popolare tradizione, che asserisce, aver il Beato Simone ottenuta la concessione di quest\u2019isola in ricompensa della pace stabilita tra la Repubblica, e il duca di Milano, Francesco Sforza, stante che questa pace, non rest\u00f2 segnata che nell\u2019anno 1454 e vale a dire diciotto anni dopo la donazione dell\u2019isola. Il merito di questa pace, felicemente maneggiata, e conclusa viene concordemente attribuita alla saviezza, e credito del Beato Simone camerinese da molti dei pi\u00f9 accreditati storici s\u00ec veneti, che stranieri, e fra questi da Enea Silvio Piccolomini, poi Pio Papa II nella sua storia dell\u2019Europa si esprime con questi sentimenti:<em> Essendo stato per concorde volere dei principi eletto il pontefice Niccol\u00f2 V per arbitro e conciliatore della pace d\u2019Italia, mentre egli prolungandone la conclusione si va rendendo sospetto, Simonetto frate dell\u2019ordine di Sant\u2019Agostino uomo per l\u2019innanzi d\u2019oscuro, e totalmente ignoto nome, ma di una provata integrit\u00e0 di costume, concili\u00f2 i veneti con il duca Francesco, e accordate le convenzioni stabilisse il giorno, in cui dovessero pubblicarsi. Parve a tutti un miracolo, che un umile e sconosciuto religioso abbia potuto ridur in pace l\u2019Italia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da cos\u00ec cospicua benemerenza di fra Simone ne derivarono alla congregazione illustri vantaggi. Poich\u00e9 il senato  veneto nell\u2019anno stesso 1454 in cui fu conclusa la pace, diede grandiosi privilegi d\u2019esenzioni ai monasteri tutti della congregazione, ed assegn\u00f2 rilevante somma di denaro dal pubblico erario alla restaurazione delle decadenti fabbriche di San Cristoforo, che da quel tempo in poi per pubblico rescritto cominci\u00f2 a denominarsi San Cristoforo della Pace, e nei nuovi muri del circondario furono incise le insegne della Repubblica veneziana, e del duca di Milano in marmo, ed unite con forte legatura di ferro in testimonianza dell\u2019accordata perpetua pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con tali soccorsi pot\u00e9 il buon vecchio rinnovare il monastero, e rifabbricare in pi\u00f9 nobile forma la chiesa, che poi nell\u2019 anno 1619 fu arricchita di copiose reliquie di santi a lei donate da Luca Stella, allora arcivescovo di Zara, e poi trasferito al vescovado di Padova. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il maggior ornamento di questa chiesa per\u00f2 deve considerarsi l&#8217;intero corpo del Beato Grazia, converso in questo monastero, che si conserva onorevolmente in un altare a di lui onore dedicato. Di questo santo uomo glorificato da Dio in vita, e in morte con stupendi miracoli scrissero la vita diffusamente molti autori, della quale se ne esibisce un sincero compendio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un villaggio del territorio di Cattaro nacque nel giorno 27 di ottobre dell\u2019anno 1438 il Beato Grazia da Benedetto e Buona pie ma povere persone, che secondo la bassa condizione di lor famiglia l\u2019allevarono bens\u00ec con sentimenti di timore di Dio, ma senza veruna diligenza di coltura, o di studio. Per il sostentamento di s\u00e9 e dei suoi genitori intraprese l\u2019impiego di marinaio; ma come fino dalla sua prima et\u00e0 tutte le sue inclinazioni erano rivolte alla piet\u00e0, cos\u00ec da quel doppiamente pericoloso esercizio non ne trasse veruno difetto, e fra il libertinaggio di quella vita gi\u00e0 pareva nato per il chiostro. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tal occupazione di vita ebbe frequenti l\u2019occasioni d\u2019approdar in Venezia, e di ivi udire alcune delle fervorose prediche del Beato Simone da Camerino, il quale per zelo di rigorosa osservanza della regola da esso professata di Sant\u2019Agostino, aveva recentemente istituita una nuova esemplare congregazione in Monte Ortone, territorio di Padova. Per gli efficaci discorsi del venerabile fondatore si arruolarono molti alla nascente compagnia, e fra questi Grazia nell\u2019anno trentesimo dell\u2019et\u00e0 sua, e di Cristo 1468, vest\u00ec l\u2019abito di Sant\u2019 Agostino nello stato di laico, o come si dice, di converso. La di lui vita dopo professata la regola, fu un continuato prodigio di penitenza; vestito sulla nuda carne di un ispido e lungo cilicio andava cinto i lombi di pesante catena di ferro armata di punte, che tormentavano fino i suoi brevissimi riposi presi da lui sopra delle assi, non avendo per capezzale che un sasso. Continui erano i suoi digiuni tollerati per tre giorni della settimana a duro pane e scarsa misura d\u2019 acqua, ai quali ne, in altri giorni aggiungeva qualche erba, o frutto senza veruno condimento. Le sue vigilie importavano la maggior parte della notte impiegata da lui o, nella meditazione delle verit\u00e0 eterne, o nei pi\u00f9 vili, e laboriosi ministeri, supplendo per impulso di carit\u00e0 alle fatiche destinate per gli altri. Ci\u00f2 che per\u00f2 fra le gravi sue austerit\u00e0 gli serviva di delizia, era il servire ai sacerdoti nel sacrificio dell\u2019altare, ove dall\u2019esterna composizione del volto, e dagli occhi fissi devotamente nei divini misteri ben si poteva a sufficienza comprendere di quali dolcezze interiori fosse allora riempita la di lui anima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2018angelica, ed a lui gratissima occupazione egli per\u00f2 con allegra prontezza tralasci\u00f2 tosto che dal comando dei suoi superiori venne destinato a pi\u00f9 basse faccende del monastero, e con egual esattezza ademp\u00ec i doveri dell\u2019ubbidienza nell\u2019abietto impiego della cucina addossatogli, quanto lo aveva fatto nel servigio dei sacri altari, e del divino sacrificio. Quanto fosse grata a Dio l\u2019umile rassegnazione del suo servo lo fece vedere con un prodigio, allorch\u00e9 in Monte Ortone lavorando Grazia nell\u2019orto, all\u2019udire la campanella che dava segno dell\u2019elevazione dell\u2019ostia consacrata nella contigua chiesa, gettatosi a terra per adorarla vide all\u2019improvviso spalancarsi tutte le muraglie, che dividevano l\u2019orto dalla chiesa, ed ador\u00f2 con piacere eguale alla meraviglia il Bambino Ges\u00f9 tutto circondato di splendori fra le mani del sacerdote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era per\u00f2 la di lui vita un continuo esercizio di orazione, n\u00e9 le manuali fatiche avevano forza di distogliere la di lui mente da un continuo rapimento in Dio, il quale molto pi\u00f9 si accresceva, allorch\u00e9 nell\u2019ore notturne destinate al riposo egli tutto si immergeva nella contemplazione delle cose celesti. Onde Iddio per far conoscere di qual fuoco ardesse il cuor del suo servo, mentre orava, fece comparire nell\u2019ore notturne prodigiose fiamme sopra la di lui cella, che atterrirono alla prima veduta i religiosi abitanti, finch\u00e9 ne scopersero con attenta indagazione la mirabile origine. A tal fervore di carit\u00e0, con la quale amava Dio, corrispondeva la fraterna dilezione del prossimo, onde tralasciava anche l\u2019orazione, e si dispensava dall\u2019esatta rigidezza, con cui custodiva il silenzio, per assistere e confortare con soavi discorsi gli infermi religiosi, anzi che sottraeva a se stesso la miglior parte dello scarso suo cibo per alimentarne i poveri di Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il merito di tal carit\u00e0 fu comprovato con un miracolo. Si fabbricavano di nuovo le muraglie del vecchio monastero di San Cristoforo, allorch\u00e9 la domestica cisterna del chiostro nei bollori dell\u2019estate and\u00f2 rendendosi a poco a poco esausta d\u2019acqua, sicch\u00e9 conveniva e per l\u2019apprestamento dei cibi, e per la continuazione del lavoro, far condur l\u2019acqua da Venezia con grave incomodo, e con non minor dispendio del poverissimo monastero. Pieno per\u00f2 Grazia di viva fiducia in Dio, e di compassione alle necessit\u00e0 dei suoi confratelli, gett\u00f2 nell&#8217;arido pozzo un vaso dell\u2019acqua marina; indi con breve ma efficace orazione implor\u00f2 a soccorso del presente bisogno la divina misericordia, di cui vide tosto i mirabili effetti, riempiendosi ad un tratto l\u2019asciutta cisterna d\u2019acqua dolcissima, che con continuata beneficenza si conserva inesausta, e salutare fino ai nostri giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto cara a Dio era la virt\u00f9 del buon Grazia, altrettanto si rendeva ella insoffribile al demonio, che non tralasci\u00f2 sforzo alcuno o per ritirarlo dall\u2019austero modo di vivere, o per frastornarlo dall\u2019orazione, finch\u00e9 riconoscendo inutile ogni suo tentativo nella disperazione di superarlo sfog\u00f2 l\u2019infernale sua rabbia duramente flagellandolo, e con violenza trascinandolo per tutto il monastero fino a lasciarlo semivivo, nel qual incontro gravemente essendo stato ferito in una coscia, and\u00f2 quasi in contrassegno di sua vittoria zoppicando per tutto il rimanente della sua vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quarant\u2019anni dur\u00f2 il santo uomo nell\u2019esatta osservanza della religione, finch\u00e9 consumato dalle sue austerit\u00e0, e dalle sue fatiche cadde gravemente infermo. Malgrado la debolezza, a cui era ridotto, voleva il santo uomo continuare il severo costume di sua astinenza; ma per comando del superiore essendogli per cibo presentata la carne, mentre egli per obbedienza si dispone a gustarne, questa segnata dall\u2019infermo con la croce divenne tosto putrida e verminosa. Ridotto poi agli estremi dopo aver ricevuto in atto di penitente prosteso a terra, e con, la cintura al collo il divino viatico, e poi la sacra unzione, fra le lagrime, e le orazioni dei suoi religiosi placidamente spir\u00f2 nel giorno 9 di novembre dell\u2019anno 1508 e dell\u2019et\u00e0 sua settantesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono i di lui funerali onorati da una prodigiosa stella comparsa sul di lui feretro, e da un innumerabile concorso di popolo, che l\u2019acclamava per santo, e si pu\u00f2 dire, che dal giorno di sua sepoltura principiasse il di lui culto. Contuttoci\u00f2 la moderazione dei religiosi lo volle deposto nella comun sepoltura, ma nella notte seguente apparso il beato defunto tutto risplendente di luce celeste al priore del convento, l\u2019ammon\u00ec essere divino volere, che il di lui corpo riposto fosse in pi\u00f9 decente maniera. Ubbid\u00ec al comando il priore, e nella seguente mattina tratto il venerabile corpo, da cui spirava odore di paradiso, dal sepolcro, in cui giaceva, fu collocato in onorevole sito, chiuso in una cassa di cipresso. Manifest\u00f2 allora Iddio la santit\u00e0 del suo servo con gran numero di miracoli, e fece conoscere quanto la di lui morte fosse stata preziosa agli occhi suoi in tal maniera, che convenne pensare ad una pi\u00f9 onorevole deposizione dell\u2019ammirabile corpo. Fu questa eseguita a proprie spese da Antonio Trono, procurator di San Marco, il quale amicissimo del beato mentre viveva, ebbe la spirituale consolazione di vederlo per ben due volte dopo morte manifestamente apparso per visitarlo e recargli conforto. Per collocare dunque degnamente il corpo di Grazia, che tuttavia si conservava intatto ed incorrotto, fece innalzare il buon senatore sopra quattro colonne un sepolcro di marmo, fu cui si vede distesa in atto di chi dorme l\u2019immagine scolpita del beato, ed ivi eretto un altare, incomincio la pubblica venerazione del popolo nel primo anno dopo il felice di lui transito. I molti miracoli, che Iddio per intercessione del Beato continu\u00f2 ad operare, resero la di lui tomba ogni d\u00ec pi\u00f9 gloriosa, ed il di lui culto dal giorno della decorosa collocazione del sacro corpo, che segui nell\u2019anno 1509 and\u00f2 costantemente continuando senza interruzione veruna, e tuttavia continua fino al presente. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della scuola (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mano sinistra la Visita di Santa Elisabetta \u00e8 del figlio d&#8217;Andrea Vicentino. Sopra la porta che va in sacrestia vi \u00e8 un quadro col Salvatore, la Vergine, i Santi Marco e Girolamo, ed un doge Priuli: opera di maniera del Tintoretto. Nella cappella alla destra dell&#8217;altare maggiore vi \u00e8 una tavola in tre comparti nel, mezzo la Madonna, e San Cristoforo: opera di Giacomo Bassano, e va alla stampa, dice il Boschini, d&#8217;Egidio Sadeler, e dalle parti i Santi Stefano, Francesco, Girolamo, e Nicol\u00f2. Alla sinistra della cappella maggiore in mezzaluna la Madonna, Santa Veronica, ed altra santa; abbasso in tre paramenti nel mezzo San Giovambattista, alla destra San Geremia, alla sinistra San Francesco, cose tutte del Conegliano. Vi \u00e8 dietro alla suddetta per andar verso la porta a mano sinistra la tavola dell&#8217;altare con fa Madonna sedente, con i Santi Giovambattista, e Giorgio e due vescovi con alcuni angeli, opera dei Vivarini. Segue un&#8217;altra tavola con i Santi Girolamo, Pietro e Paolo, opera de suddetti. Segue una altra tavola, con la Madonna sedente, e i Santi Girolamo, Giovambattista, Sebastiano, ed un vescovo, opera dei suddetti Virarini. A mano sinistra nell&#8217;uscire di chiesa la palla con i Santi Pietro, Paolo, e Girolamo \u00e8 opera rara di Giovanni Bellino del 1505. (2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andava questa chiesa celebre per una tavola di Bassano gi\u00e0 data in luce da Egidio Sadeler, per un\u2019altra preziosissima di Giovanni Bellino, e per altre opere dei Vivarini e di altri pittori. Esposti erano anche in essa due antichi stendardi donati da Francesco Sforza duca di Milano al sopraddetto fra Simeone. Ma nelle concentrazioni del 1807 i monaci di quest\u2019isola riunitosi a quelli del convento di San Stefano di Venezia, e la chiesa, chiusa nel 1810, venne col monastero demolita, affine di ridurre l\u2019isola in un cimitero per la citt\u00e0 di Venezia. Nel 1807 c\u2019erano i pi\u00f9 lodevoli progetti di erigerlo a Sant\u2019 Andrea della Certosa ovvero nell\u2019isola di Santa Chiara; un decreto per\u00f2 di Napoleone destin\u00f2 invece questa di San Cristoforo che per essere ristretta, fece ora nascere la necessit\u00e0 di congiungerla con una lingua di terra a quella di San Michele e ridurre cos\u00ec ad ampiezza conveniente il cimitero destinato per una popolazione di ben oltre 1oo.ooo anime. Secondo l\u2019originario disegno di Antonio Selva, doveva questo cimitero avere una cappella coperta a cupola, ed essere cinto di portici, sotto le arcate dei quali erigere si dovessero vari monumenti. Il municipio per\u00f2, aggravato da soverchie spese, dovette esser pago di una cinta i semplici mura e di una cappella ottagona nel lato che riguarda la citt\u00e0; il che, come fu compiuto, ricevette la solenne benedizione ai 28 giugno del 1813. (3) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839). <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa e Monastero di San Cristoforo della Pace. Monastero di Monaci Agostiniani della Congregazione di Monte Ortone. 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