{"id":2650,"date":"2023-10-22T05:03:04","date_gmt":"2023-10-22T05:03:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=2650"},"modified":"2023-10-22T05:56:01","modified_gmt":"2023-10-22T05:56:01","slug":"chiesa-e-monastero-di-santa-maria-madre-del-redentore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=2650","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di Santa Maria Madre del Redentore"},"content":{"rendered":"\n<h3>Chiesa di Santa Maria Madre del Redentore. Monastero di monache Cappuccine vulgo Capuzine. <em>Monastero demolito<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desiderosa di vedere anche in Venezia professali da monache l\u2019istituto dato da San Francesco di Paola ai suoi Minimi, raccolse la Nobile Matrona <strong>Marianna Tron<\/strong> nell\u2019anno 1589, alquante vergini di virt\u00f9 distinta, e fra queste <strong>Francesca Triaca Marasca<\/strong> nobile mantovana, arrivata l&#8217;anno precedente in Venezia, ed <strong>Angela Crasso<\/strong> figlia del celebre jurisconsulto <strong>Niccol\u00f2<\/strong>, le quali due poco prima erano siate vestite dell\u2019abito serafico per mano dei cappuccini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Disposto dunque con tale unione il formale della nuova fondazione, subito si cominci\u00f2 a discorrere sulle gravi spese occorrenti al materiale delle fabbriche, e degli alimenti, si trovarono talmente i mezzi ineguali alla consecuzione del fine, che le buone vergini si ritirarono dall&#8217;impresa, fuorch\u00e9 le sopra lodate <strong>Francesca<\/strong>, ed <strong>Angela<\/strong>, le quali costanti nel buon proposito si determinarono di procurare la fondazione del nuovo convento sotto l&#8217;austera primitiva regola di Santa Chiara. Chiuse dunque in un&#8217;angusta casa si scelsero per direzione del loro vivere la regola di San Francesco da eseguirsi in totale perfezione senza veruna dispensa, e ben presto eccitate da s\u00ec splendido esempio si unirono ad esse molte altre vergini desiderose d&#8217;abbracciare la stessa severit\u00e0 di professione regolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arriv\u00f2 intanto a Venezia nei principi dell&#8217;anno 1590 il padre <strong>Girolamo da Perugia<\/strong>, ministro generale dei cappuccini, a cui nel giorno 21 di gennaio consacrato dal martirio della vergine Sant\u2019Agnese si presentarono le virtuose vergini desiderose di essere da lui benedette, riconosciute per figlie, animate dunque dai di lui consigli si portarono dopo ad implorare l&#8217;assistenza del patriarca <strong>Lorenzo Priuli<\/strong>, dal quale accolte con paterno affetto, e confortate alla perseveranza, furono avvisate di dovere sollecitamente cercare un sito opportuno alla fondazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Convenne per\u00f2 per motivo di una grave carestia, da cui afflitta era la citt\u00e0, differire il negozio sino all&#8217;anno susseguente, del quale intervallo di tempo servissi opportunamente il demonio per istillare nell&#8217;animo troppo delicato di quelle vergini un tale tedio della solitudine, che eccettuata unicamente <strong>Angela<\/strong>, tutte le altre si ritirarono, e la stessa <strong>Francesca<\/strong> prima promotrice della grande opera poco dopo per motivo delle cose sue domestiche ritorn\u00f2 a Mantova sua patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto mentre nella paterna sua casa persevera costante la buona Angela nell&#8217;intrapreso vigore di vivere, i di lei genitori, ai quali con mirabile carit\u00e0 ella assistette, finirono i loro giorni; onde ella si ritrov\u00f2 affatto libera per procurare l&#8217;ideata fondazione, a cui per\u00f2 non osava dare mano ritirata dai sentimenti di sua umilt\u00e0. Ad animarla servissi Iddio dell&#8217;esortazioni di un pio sacerdote, per di cui consiglio si ritir\u00f2 essa a vivere solitaria con una sola compagna in una casa contigua al piccolo oratorio di S<em>anta Maria della Consolazione<\/em>, detto <em>dalla Fava<\/em>, ove Iddio la provvide d&#8217;altre compagne pi\u00f9 delle prime fervorose, e costanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da s\u00ec fausti principi assicurata la buona vergine del divino volere, si present\u00f2 unitamente alle altre al patriarca <strong>Matteo Zane<\/strong> tutta fedelmente esponendogli la serie delle cose accadute, e dimostrandogli quali Iddio avesse destinate coadiutrici della sacra fondazione. Si rallegr\u00f2 il prelato di tale notizia, e lodato il santo proposito, ordin\u00f2 loro di scegliersi una superiora, assegnando ai loro spirituali esercizi le due chiese dei <em>Santi Giovanni e Paolo<\/em>, e di <em>Santa Maria dei Derelitti<\/em>, volgarmente detta <em>l&#8217;Ospedaletto<\/em>. Eletta dunque bench\u00e9 contro sua voglia <strong>Angela<\/strong> per superiora, dispose talmente le cose domestiche, che sopra ogni altra virt\u00f9 spiccasse la serafica povert\u00e0 del loro istituto. Di due sole stanze era la casa, ove abitavano, l&#8217;una destinata agli esercizi della divozione, ed al notturno riposo, e l&#8217;altra all&#8217;apprestamento dello scarso loro vitto di cibi quaresimali, e pure quivi continuarono per tre anni, finch\u00e9 accrescendosi il numero di quelle, che domandavano d&#8217;aggregarsi alla loro compagnia, si ridussero in una casa men ristretta nella parrocchia della Santissima Trinit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendo ivi ridotte in numero di dodici, cercar dalla pubblica autorit\u00e0 la permissione d&#8217;innalzare il nuovo monastero, e con decreto del Maggior Consiglio segnato del giorno di 26 giugno 1605, fu loro permesso<em> il comprar in Venezia una casa, e sopra d&#8217;essa fabbricar una piccola chiesa, nel quale rinchiuse attendere al servizio verso il signor Dio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lieta <strong>Angela<\/strong> per l\u2019ottenuta licenza ritrov\u00f2 toso in un remoto angolo della citt\u00e0, detto di <em>Quintavalle<\/em> vicino alla chiesa cattedrale una casa assai sufficiente, di cui con le elemosine dei fedeli fece l&#8217;acquisto, e l\u00e0 trasferitasi con venti vergini sue seguaci dispose i principi del nuovo monastero. Fece ogni sforzo il demonio per distruggere una cos\u00ec santa ed utile opera, e tante furono le aspre persecuzioni dalla di lui rabbia eccitare contro la fondatrice, e contro quell&#8217;angelico coro di verginelle, che si sarebbe veduta perire a pena piantata la sacra fabbrica, e sciogliersi la religiosa unione, se non avesse con un mirabile conforto della divina assistenza resistito la buona fondatrice con eroica costanza a tutta la forza dell&#8217;infernale nemico, e dei fautori del medesimo. Benedisse iddio la fiducia delle sue spose; e nel giorno 21 di gennaio dell&#8217;anno 1609 con un suo decreto stabil\u00ec il Senato, che nel nuovo monastero delle Cappuccine potessero accogliersi trenta religiose <em>per servire al signor Dio con vita religiosa e ritirata<\/em>; cosicch\u00e9 con la difesa di tale comando si sottrassero a molte insidie tese per annientarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo ci\u00f2 pose in quiete cos\u00ec <strong>Angela<\/strong> che le religiose di lei figlie, supplicarono con istanza il patriarca <strong>Francesco Vendramino<\/strong>, per ottenere col di lui mezzo (implorata prima l\u2019apostolica autorit\u00e0) due monache cappuccine di Brescia, che le istruissero nell&#8217;esatta osservanza della serafica regola. Furono al grave impiego destinate <strong>Maria Zuccato<\/strong> veneziana, ed <strong>Eufrasia Nasini<\/strong> nativa di Brescia, le quali giunte in Venezia nel giorno 15 di settembre dell&#8217;anno suddetto 1609 dopo due giorni di dimora fatta in casa dei benefattori si portarono all\u2019angusto <em>monastero di Quintavalle<\/em>, ove con indicibile giubilo accolte furono dalle religiose ivi abitanti. Per dar per\u00f2 con solennit\u00e0 la forma di vero monastero al nuovo eretto recinto fu destinato il giorno 4 di ottobre, sacro alla memoria del Serafico Santo Padre. Onde di buon mattino portatesi le vergini alla Cattedrale, ivi dal patriarca celebrante cibate furono dell&#8217;eucaristico pane, indi adempite tutte le altre solite formalit\u00e0 di tali funzioni, ricevettero per mano del prelato corone di spine sul capo, faci accese in mano, e soave croce sopra le spalle. Adornate di un s\u00ec compuntivo ornamento, e precedute da lunga schiera di religiosi cappuccini, ritornarono le Spose di Cristo al loro domicilio, ove presero il velo bianco, e l\u2019intero vestito della Serafica Religione, anzich\u00e9 per adempire perfettamente i riti dell\u2019ordine, cangiarono il nome, e la stessa benemerita fondatrice divenuta novizia, deposto l\u2019antico nome di <strong>Angela<\/strong>, assunse quello di <strong>Francesca<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Destin\u00f2 poi il patriarca al governo del nuovo monastero la sopra lodata <strong>Maria Zuccato<\/strong>, nelle di cui mani, passato l&#8217;anno dalla loro vestizione professarono <strong>Francesca<\/strong>, e le altre novizie la primitiva regola di Santa Chiara da osservarsi nell&#8217;intero rigore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque per\u00f2 il sacro luogo gi\u00e0 ridotto in forma perfetta di monastero avesse ad essere la stabile abitazione dell&#8217;austere vergini, con tutto ci\u00f2 dispiacendo al saggio patriarca l&#8217;indole del sito troppo remoto, ed esposto ai pericoli, concert\u00f2 coi protettori delle monache d&#8217;acquistare loro un pi\u00f9 opportuno sito in faccia al <em>monastero di San Girolamo<\/em>, ove innalzato con le dovute licenze un nuovo bench\u00e9 assai ristretto chiostro, vi furono introdotte le cappuccine nel giorno 6 di giugno dell&#8217;anno 1612.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quivi vissero fortemente angustiate per molti mesi, finch\u00e9 accorrendo al loro sollievo la Divina Providenza dilatarono il loro recinto, ed eressero una povera ma decente chiesa sotto l\u2019invocazione di <em>Santa Maria Madre del Redentore<\/em>. Gett\u00f2 la prima pietra benedetta nei fondamenti il sopra lodato patriarca <strong>Vendramino<\/strong> nel giorno 17 di agosto dell\u2019anno 1614, e ridotta poi la fabbrica a perfetta struttura di chiesa, fu consacrata da<strong> Giovanni Tiepolo<\/strong> patriarca di Venezia nel giorno 1 di ottobre dell&#8217;anno 1673 sotto il titolo di <em>Santa Maria Madre del Redentore, di San Francesco, e di Santa Chiara<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo fu il compimento alle consolazioni della pia fondatrice suor <strong>Francesca Crasso<\/strong>, che vol\u00f2 poi agli amplessi del suo sposo nel giorno 5 di marzo dell\u2019anno 1625, contando di sua et\u00e0 l&#8217;anno sessantasei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendosi poi fondati nell&#8217;istituto serafico due Monasteri di Monache Cappuccine in Vicenza l&#8217;uno nell&#8217;anno 1629 ed in Padova l&#8217;altro nell&#8217;anno 1633, passarono in ogni uno d&#8217;essi con titolo di fondatrici due monache di Santa Maria del Redentore di Venezia per istruirvi le religiose novizie, e stabilirvi con perfezione il rigore dell\u2019osservanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riconosce pure da questo chiostro di Santa Maria del Redentore la pia origine l&#8217;esemplarissimo e santo monastero <em>di Santa Maria delle Grazie<\/em> fondato in un\u2019isola di Venezia da suor <strong>Maria Felice Spinelli<\/strong>, professa prima, e poscia abbadessa in questo monastero. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1815)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Elegante \u00e8 questa piccola chiesa, tenuta con volta decenza, e ricca di tre bei altari di marmo. In quello a destra vi \u00e8 una tavola con <em>Nostro Signore in croce<\/em> fra due angioletti e i <em>Santi Carlo Borromeo e Barbara<\/em>, fattura di <strong>Jacopo Palma<\/strong>. Dello stesso pittore \u00e8 la tavola dell&#8217;altare maggiore con <em>Nostra Donna in gloria<\/em>, e al piano al lato destro i <em>Santi Marco evangelista e Francesco di Assisi<\/em>, e dal lato sinistro le <em>Sante Orsola e Ghiaia<\/em>. Nell&#8217;altro che aveva pur esso una tavola del <strong>Palma<\/strong>, la quale and\u00f2 rovinata dalla umidit\u00e0 del sito, vi \u00e8 una buona tavola che gi\u00e0 era nella chiesa dei gesuiti di Padova. Offre il transito di San Giuseppe. Qui ebbe il danno che la s&#8217;impiccolisse nella parte superiore, per adattarla al sito, e che, come vi si legge: add\u00ec 19 aprile 1799 fu ristorata. (2)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) GIANNANTONIO MOSCHINI. Guida per la citt\u00e0 di Venezia all&#8217;amico delle belle arti. (Tipografia Alvisopoli. Venezia 1815)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Chiesa di Santa Maria Madre del Redentore. Monastero di monache Cappuccine vulgo Capuzine. 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