{"id":2646,"date":"2023-09-10T03:45:28","date_gmt":"2023-09-10T03:45:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=2646"},"modified":"2023-09-10T04:18:33","modified_gmt":"2023-09-10T04:18:33","slug":"chiesa-dei-santi-ermagora-e-fortunato-detta-san-marcuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=2646","title":{"rendered":"Chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato vulgo San Marcuola"},"content":{"rendered":"\n<h3>Chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato vulgo&nbsp;San Marcuola<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quei sfortunati tempi, che l\u2019Italia tutta era dal furore dei Longobardi con stragi, ed incendi rovinata, gli abitatori della terrestre Venezia ricorrendo come a sicuro rifugio alle Lagune dell\u2019Adriatico, popolarono fra le altre anche due isole chiamate di <em>Luprio<\/em>, divise per\u00f2 tra esse da un largo Canale, e vi fabbricarono due Chiese Parrocchiali, una dedicata alla <em>Santissima Croce<\/em>, e l\u2019altra ai <em>Santi Martiri d\u2019Aquileia Ermagora e Fortunato<\/em>. Viene da alcuni autori di <em>Cronache Venete<\/em> attribuito il merito della fondazione di questa seconda chiesa alle famiglie patrizie <strong>Memma<\/strong> e <strong>Lupaniza<\/strong>; ma \u00e8 pi\u00f9 verisimile doversi ci\u00f2 intendere della nuova rifabbrica eseguita nei principi del secolo XII, allorch\u00e9 un orribile terremoto atterr\u00f2 molta parte della citt\u00e0, e le acque dei canali scosse da quell\u2019impeto violento gettarono fiamme di vapori sulfurei, dai quali furono eccitati in diverse parti della citt\u00e0 improvvisi incendi. Da questa sorpresa anche la <em>Chiesa di Sant\u2019Ermagora<\/em> fu in poche ore miseramente consumata, restando solo illesa dalla forza del fuoco la venerabile mano del Precursore, la di cui identit\u00e0 fu mirabilmente autenticata con tal prodigio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rifabbricata dalla piet\u00e0 dei fedeli la chiesa fu poi nella domenica prima dopo l\u2019ottava del Corpo di Cristo dell\u2019anno 1332, con grandiosa solennit\u00e0 consacrata da <strong>Angelo Delfino<\/strong> Vescovo di Castello, unitamente con due altri Prelati, <strong>Marco Morello<\/strong> Vescovo Domocense, e <strong>Tommaso Foscarini<\/strong> Vescovo di Tine, dedicandola a Dio sotto l\u2019invocazione <em>di Maria Vergine Santissima, dei Santi Ermagora e Fortunato, e del Beato Giovanni Battista, la di cui destra si conserva in detta chiesa<\/em>. Come questa sacra reliquia, la quale unica fra tutte le preziose reliquie della citt\u00e0 soleva, per attestato del <strong>Sabellico<\/strong>, portare nelle processioni coperta da baldacchino, pervenisse a questa chiesa, deve prendersene il racconto da pi\u00f9 remoti principi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopoch\u00e9 i discepoli del Precursore riposero il sacro di lui corpo nel particolare monumento, che secondo l\u2019opinione comune degli scrittori situato era nella citt\u00e0 di <em>Sebaste<\/em>, quivi ripos\u00f2 venerato dai fedeli sino ai tempi dell\u2019Apostata <strong>Giuliano<\/strong>, che occupato avendo dopo la morte di <strong>Costanzo<\/strong> l\u2019impero dichiar\u00f2 atroce guerra al nome, ed ai seguaci di Cristo. Animati allora dalla perfidia dell\u2019imperatore i pagani credendo di apportare un gravissimo danno alla Religione Cristiana, gettarono nel fuoco le sacre ossa di <em>San Giovanni Battista<\/em>, la maggior parte delle quali per\u00f2 (come da <strong>Teodoreto<\/strong> e <strong>Rufinno<\/strong> trasse il <strong>Dandolo<\/strong> nella sua <em>Cronaca<\/em>) fu da alcuni devoti <em>Monaci Gerosolimitani<\/em> raccolta, e poi da <strong>Teofilo<\/strong> Patriarca d\u2019Alessandria onorevolmente collocata in un tempio prima profanamente dedicato a <em>Serapide<\/em>, e poi purgato dall\u2019immondezze del gentilesimo, e con cattolico rito consacrato al vero Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avvenne poi per Divina disposizione, che dopo molti secoli arrivasse ad Alessandria un veneto patrizio di nome <strong>Andrea Memmo<\/strong>, il quale da <strong>Atanasio<\/strong> Patriarca ottenne mediante anche l\u2019intercessione del Patriarca di Gerusalemme in dono la mano di <em>San Giovanni Battista<\/em>, e trasportata avendola a Venezia, nella <em>Chiesa di Sant\u2019 Ermagora<\/em> sua Parrocchia, eresse ad onore del Precursore un decente altare, e nella di lui mensa nascostamente secondo la gelosia di quei tempi ripose la venerabile destra. Segui la traslazione della sacra reliquia nei principi del secolo XI, e per la devota riverenza, con cui fu accolta dalla citt\u00e0, fu fino di allora decorata la <em>Chiesa dei Santi Martiri Ermagora e Fortunato<\/em> anche col titolo di <em>San Giovanni Battista<\/em>; come si legge in un antico documento dell&#8217;anno 1070, col quale <strong>Domenico Stornato<\/strong> offri alcune sue rendite alla Chiesa di Sant\u2019Ermagora e di <em>San Giovanni Battista di Luprio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trascorso poi dal fortunato acquisto qualche tratto di anni, <strong>Vital Michele<\/strong> Vescovo Castellano dubitando, che forse non perisse col lungo corso dei tempi la memoria di un tanto tesoro, stabil\u00ec nell\u2019anno X del Dogado di <strong>Ordelafo Faliero<\/strong>, che fu di Cristo l\u2019anno 1112 di cautamente ricercare nel secreto dell\u2019altare la sacra reliquia. Scelti dunque alcuni dei pi\u00f9 prudenti fra i sacerdoti del suo clero, si port\u00f2 alla <em>Chiesa di Sant\u2019 Ermagora<\/em>, ed ivi a porte chiuse ricercato avendo nell\u2019interno della mensa vi ritrov\u00f2 in un nobile vaso la venerabile destra del Precursore insieme con alcuni frammenti d\u2019altre di lui ossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al primo spiegarsi del panno di seta in cui involte erano le sacre reliquie, usc\u00ec da esse una tale fragranza d\u2019insolito odore, che non solo riemp\u00ec la chiesa, ma si diffuse ancora per i vicini canali, e per le strade, onde manifestato l\u2019arcano della scoperta, vi accorse numerosissimo popolo, ed onor\u00f2 Iddio la memoria del suo Precursore con molti, e segnalati miracoli. A questi segu\u00ec poi il prodigio gi\u00e0 di sopra accennato, ed accaduto nell\u2019anno 1117, quando tra le dilatate fiamme, che consumarono interamente la chiesa, la venerabile destra rimase preservata ed illesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aggiunse poi la nobile famiglia <strong>Memma<\/strong> ai due sopra riferiti benefici della rinnovazione della chiesa, e del dono della sacra mano, anche il terzo, offrendo nell\u2019anno 1740, alla stessa sua parrocchiale il sacro corpo di <em>Santa Memmia Martire<\/em> tratto dai sacri Cimiteri di Roma unitamente con l\u2019inscrizione sua sepolcrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste cospicue reliquie, delle quali \u00e8 ricca questa chiesa, aggiungere vi si devono un dito di <em>Sant\u2019 Ermagora Martire<\/em> Titolare, ed un articolo di <em>Sant\u2019Andrea Apostolo<\/em>; la mano di <em>Santa Teodosia Vergine e Martire<\/em>, ed il corpo di S<em>an Fortunato Martire<\/em> dalle Romane Catacombe trasferito a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dur\u00f2 per circa sei secoli dopo la prima sua rinovazione questa chiesa, finch\u00e9 dopo il principio del secolo XVIII, minacciando pericoli di non lontana rovina, nell\u2019 anno 1728 cominci\u00f2 a rinnovarsi, e per assidua diligenza di <strong>Bartolommeo Trevisano<\/strong> di lei Piovano, fu in pi\u00f9 dilatata e grandiosa forma rifabbricata dai fondamenti, e poi nell\u2019anno 1737 ottenne il decoro dell\u2019Ecclesiastica consacrazione per mano di <strong>Francesco Antonio Corraro<\/strong> dell\u2019Ordine dei Cappuccini Patriarca di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Unitamente con la chiesa fu riedificato anche il vecchio Oratorio dedicato a Ges\u00f9 Crocifisso, ove suole esercitarsi in esemplari opere di Religione una devota Confraternita, di cui particolar impegno \u00e8 il condure all\u2019ecclesiastica sepoltura i cadaveri di quei miserabili, che si ritrovano sommersi nell\u2019acqua. (1)<\/p>\n<p><strong>La visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Un oratorio contiguo alla chiesa c&#8217;\u00e8 pure addetto alla menzionata confraternita del Crocefisso, e che ora porta il nome dell&#8217;<em>Addolorata<\/em> per un&#8217;immagine trasportatavi dalla chiesa dei Servi. Chi entra nella chiesa per contiguo oratorio vi vedr\u00e0 alcuni quadri del passato secolo, chiamati di nessuna considerazione da chi non sa come nel cattivo si trovi il buono, e come in cose applaudite non si trovi n\u00e9 buono n\u00e9 cattivo. Per chi sa l&#8217;arte vi avr\u00e0 invece in essi qualche cosa da trarre profitto. Esprimono la <em>passione di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, e quello alla sinistra specialmente con <em>la Deposizione<\/em>, \u00e8 di tanto grandioso partito che chi si facesse a correggerlo nelle anfanate sue forme, riserbando in tutto l&#8217;alta sua protezione generale vedrebbe che cosa ne uscisse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Statue, anzich\u00e9 tele dipinte, sono le immagini dei Santi venerati sugli altari di questa chiesa. Entrando perci\u00f2 per il detto oratorio vedremo alla sinistra: primo altare <em>Sant&#8217;Antonio<\/em>, secondo altare&nbsp;<em>San Giambattista<\/em>; indi, trascurati i quadri di poco conto ornanti all&#8217;intorno il seguente pulpito sinistro, si scorger\u00e0 nel terzo altare&nbsp;la <em>Beata Vergine<\/em> e nel quarto&nbsp;<em>San Pietro<\/em>. Viene l&#8217;altare maggiore la cui tavola con l&#8217;<em>Assunzione<\/em> \u00e8 dipinta da <strong>Francesco Migliori<\/strong>, il quale nel soffitto di questa cappella, di forza e di effetto, fece le turbe fameliche satollate nel deserto. I due gran quadri laterali della cappella medesima, l&#8217;uno con la <em>Lavanda dei piedi<\/em> e l&#8217;altro con <em>la Cena<\/em>, sono copie tratte da<strong> Jacopo Tintoretto<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Passando ad osservare le statue dei restanti altari vedremo nel quinto altare <em>Sant&#8217;Antonio<\/em>, e nel sesto <em>San Gaetano<\/em>. Succede il pulpito destro, sopra il quale \u00e8 di <strong>Carlo Loth<\/strong> il <em>Cristo che va al Calvario<\/em>. Di <strong>Alvise dal Friso<\/strong> \u00e8 il quadro bislungo con <em>Cristo all&#8217;Orto<\/em> al fianco sinistro, e del <strong>Palma il Giovine<\/strong> quello ad esso sottoposto con il <em>Salvatore tra due devoti<\/em>, ritratti dall&#8217;originale. Al destro fianco \u00e8 pure di <strong>Alvise dal Friso<\/strong> il quadro bislungo con <em>Cristo tradito da Giuda nell&#8217;orto<\/em>, ed \u00e8 della maniera di <strong>Tiziano<\/strong> quello sottoposto con <em>Cristo bambino fra i Santi Andrea e Caterina<\/em>. Fu restaurato questo ultimo, e basta. Per\u00f2 c&#8217;\u00e8 ancora tanto da far meditare l&#8217;intelligente; soprattutto nella sua correzione. Stanno sugli ultimi due altari le statue di <em>San Giuseppe e di Sant&#8217;Elena<\/em>. Tutte queste statue non partono \u00e8 vero dai tipi dell&#8217;Antinoo, della Flora, ec.; ma chi sapesse far le debite sottrazioni non le troverebbe spregevoli affatto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Addette furono a questa chiesa, oltre la <em>scuola del Santissimo<\/em> quella della <em>Beata Vergine delle grazie<\/em>, quella di <em>San Giambattista<\/em>; quella delle <em>arti dei lavatori di lana<\/em> sotto il titolo del Rendentore, dei <em>tessitori<\/em> sotto quello di Sant&#8217;Elena, e dei <em>pattioro<\/em> sotto quello di San Gaetano; ma sovra tutte emergeva la <em>scuola ricordata del Crocifisso<\/em>, Una delle nove celebri congregazioni del clero veneto si \u00e8 ancora qui instituita sotto l&#8217;invocazione dei Santi Ermagora e Fortunato nel 1145, la quale, insieme alle altre, \u00e8 tuttavia sussistente in questa chiesa. (2)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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