{"id":26443,"date":"2024-04-21T05:45:47","date_gmt":"2024-04-21T05:45:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26443"},"modified":"2024-04-21T05:58:17","modified_gmt":"2024-04-21T05:58:17","slug":"chiesa-di-santa-maria-del-giglio-vulgo-santa-maria-zobenigo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26443","title":{"rendered":"Chiesa di Santa Maria del Giglio vulgo Santa Maria Zobenigo"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa di Santa Maria del Giglio vulgo Santa Maria Zobenigo<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla nobile famiglia <strong>Giubenica<\/strong>, che ne fu la principale fondatrice, ricevette una particolar denominazione la chiesa dedicata a Maria Vergine sotto il titolo della <em>Annunciazione<\/em>, chiamata volgarmente <em>Santa Maria Zobenigo<\/em>. Asseriscono alcune croniche, essere concorsi nella spesa dell\u2019erezione anche gli <strong>Erizzi<\/strong>, <strong>Barbarighi<\/strong>, <strong>Graziaboni<\/strong>, e <strong>Semitecoli<\/strong>: ma comunque siasi di ci\u00f2, certo \u00e8, che il maggior merito \u00e8 della famiglia <strong>Giubenica<\/strong>, dalla quale sort\u00ec il vescovo <strong>Adeodato<\/strong> di Torcello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque non sia nota l\u2019epoca della fondazione, si deve per\u00f2 credere, che sia antichissima dall\u2019esser questa chiesa una delle cinque matrici, alla quale son soggette le chiese filiali di <em>San Mois\u00e8<\/em>, <em>San Fantino<\/em>, <em>San Maurizio<\/em>, <em>San Benedetto<\/em>, <em>San Michele Arcangelo<\/em> detta <em>Sant\u2019Angelo<\/em>, <em>San Vitale<\/em>, <em>San Samuele<\/em>, <em>San Gregorio<\/em>, i <em>Santi Vito e Modesto<\/em>, <em>Sant\u2019Agnese<\/em>, i <em>Santi Gervasio e Protasio<\/em>, <em>San Barnaba<\/em>, e <em>San Rafaele Arcangelo<\/em>. Tentarono in altri tempi alcune di queste chiese e quelle principalmente, che sono situate di l\u00e0 del Canal Grande, di sottrarsi dalla soggezione dovuta alla loro matrice; ma con uniformi sentenze dei vicari generali, e con risoluti decreti dei patriarchi, furono sempre repressi i tentativi, e comandata la continuazione degli ossequi, e ricognizioni solite praticarsi alle chiese matrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si abbruci\u00f2 la chiesa allorch\u00e9 nell\u2019anno 966 il popolo di Venezia, irritato contro il doge <strong>Pietro Candiano IV,<\/strong> incendi\u00f2 il Palazzo Ducale, e si distesero le fiamme a consumar le chiese, e case contigue fino a <em>Santa Maria Zobenigo<\/em>, che rest\u00f2 con gran parte della parrocchia miseramente incenerita. Risorta dalle sue ceneri incontr\u00f2 non molti anni dopo un\u2019egual disgrazia. Poich\u00e9 nell\u2019anno 1105, da un casuale incendio, che distrusse gran parte della citt\u00e0, fu interamente distrutta. Rilevata anche da questi danni con le carit\u00e0 dei fedeli , si conserv\u00f2 sino al secolo XVII verso il fine del quale manifestando essa i pregiudizi di sua vecchiezza, nell\u2019anno 1680, si cominci\u00f2 a rifabbricarla dai fondamenti, e nel breve spazio di un triennio fu ridotta a perfezione per studio e merito principalmente del suo piovano, <strong>Lodovico Baratti<\/strong>, che avendo assegnato al proseguimento della sacra fabbrica la maggior parte di sue rendite, eccit\u00f2 con l\u2019esempio i suoi parrocchiani a liberali soccorsi per la pia opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2018 nobilitato il materiale di questa chiesa da sette altari di scelto marmo, e dalla esteriore facciata di marmo, per la di cui erezione assegn\u00f2 in pio legato trenta mille ducati <strong>Antonio Barbaro<\/strong>, benemerito ancora dello spirituale decoro della chiesa, a cui don\u00f2 i sacri corpi dei <em>Santi Eugenio ed Antonio martiri<\/em>, a lui mentre era ambasciatore in Roma liberalmente concessi da <strong>Innocenzo XI<\/strong> pontefice di santa memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre questi due sacri depositi si venera anche in questa chiesa un frammento del <em>legno della Santa Croce<\/em>, approvato dal cardinale <strong>Agostino Valier<\/strong>, e da <strong>Lorenzo Campeggio<\/strong> vescovo di Cervia, visitatori apostolici, e si conservano pure onorevolmente riposte le teste dei <em>Santi Anastasio e Pellegrino martiri<\/em>, e di <em>Santa Chiara vergine e martire<\/em>, e molte altre reliquie insigni dei santi martiri, estratte tutte dai cristiani sotterranei di Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era antica consuetudine di questa chiesa, siccome ancora di molte altre della citt\u00e0, di cantar una messa solenne nell&#8217;aurora del giorno festivo dedicato all\u2019<em>Annunciazione di Maria Vergine<\/em>. Poich\u00e9 <strong>Antonio Contarini<\/strong> prima canonico regolare di San Salvatore, e poi patriarca di Venezia, devotissimo di tal mistero impetr\u00f2 dal Pontefice <strong>Leon X<\/strong>, una bolla segnata nel giorno 8 di marzo dell\u2019anno 1521, in cui si1 concedeva Indulgenza di dieci anni, e di altrettante quarantene a chiunque nell\u2019aurora della solennit\u00e0 di <em>Maria Vergine Annunziata dall\u2019Angelo<\/em>, intervenuto fosse alla messa cantata nelle <em>chiese di San Salvatore<\/em> e di <em>Sant\u2019Antonio<\/em> dei canonici regolari di San Salvatore, o in qualunque altra chiesa della citt\u00e0, e diocesi di Venezia.&nbsp;La nuova chiesa fu poi nella domenica terza di luglio dell\u2019anno 1700, con pomposo apparato consacrata da <strong>Giovanni Badoero<\/strong> patriarca di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Benedetto Faliero<\/strong> prima piovano di questa chiesa, e poi primicerio della Ducale Basilica, fu nell\u2019anno 1201, innalzato alla sede patriarcale di Grado, e <strong>Antonio Savina<\/strong>, piovano esso pure di <em>Santa Maria Zobenigo<\/em>, fu nell\u2019anno 1496 promosso al vescovado di Chisamo nel regno di Candia. E\u2018 costituito il collegio capitolare di questa chiesa da 6 soggetti, che sono il piovano, tre preti titolati, un diacono, e un suddiacono. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rilevata con la carit\u00e0 dei fedeli da quei danni, si conserv\u00f2 sino al 1680 in cui, manifestando i pregiudizi della vetust\u00e0, venne riedificata dalle fondamenta e nel breve spazio di un triennio compiuta, per le particolari cure del parroco <strong>Lodovico Baratti<\/strong> che assegnava per la pia opera gran parte delle proprie rendite ed eccitava i parrocchiani a liberali soccorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E difatti al primo sguardo che si getti su questo tempio non si dimostrano lievi al certo tali soccorsi sebbene il pessimo gusto architettonico dominante in quell\u2019et\u00e0 li faccia dire miseramente gettati. Che cos\u2019\u00e8 l\u2019ammasso enorme di pietre le une sulle altre sovrapposte nella esteriore facciata senza bisogno veruno? Ecco a quali eccessi si giunge abbandonando le tracce della semplicit\u00e0 che per essere definita \u00e8 sempre arduo il violare. Trenta mila ducati cost\u00f2 codesta facciata alla famiglia <strong>Barbaro<\/strong> cinque individui della quale vennero appunto ritratti e posti nelle nicchie della sua facciata. Le piante topografiche delle citt\u00e0 di Roma, Candia, Padova, Corf\u00f9, Spalato e Pavia scolpite in sui pilastri delle colonne della facciata medesima non si sa a qual fine siano state fatte se non si vogliono frutti della goffaggine del secolo smanioso delle novit\u00e0, ansante di poter cacciare a forza un ghiribizzo, una fantasia coll\u2019idea falsa di far effetto, di riuscire impotente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma entriamo nell\u2019 interno. Fortuna che eleggesse l\u2019architetto. <strong>Giuseppe Sardi<\/strong> la semplice figura del quadrilungo comunque qua e l\u00e0 caricata dei soliti fregi contorti, dei cartellami e dei rabeschi insignificanti del secolo spinto all\u2019estrema corruzione. Sette ne sono gli altari. Per lo primo alla destra dipinse <strong>Carlo Loth<\/strong> la tavola con <em>Nostra Donna, Sant\u2019Antonio<\/em> nell\u2019alto e con il martirio al piano di <em>Sant&#8217; Eugenio<\/em> invitato dai sacerdoti dei falsi numi ad idolatrare. <strong>Giambattista Volpato<\/strong> fece la <em>nascita di Nostro Signore<\/em> nel quadro tra le due colonne susseguenti. Il busto sto sotto quel quadro \u00e8 del menzionato parroco <strong>Lodovico Baratti<\/strong> che tanto contribu\u00ec alla riedificazione, come si disse, di questo tempio. Per la porta sotto posta si passa ad una cappella fabbricata dal patrizio <strong>Girolamo Molin<\/strong> ed adorna di alcuni quadri che non meritano alcuna ricordanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando in chiesa; nel secondo altare \u00e8 di <strong>Giammaria Morlaiter<\/strong> la statua buona del Beato <strong>Gregorio Barbarigo<\/strong>. Succede il battistero sopra il quale c\u2019\u00e8 il busto del parroco <strong>Jacopo Panighetti<\/strong>, e pi\u00f9 sopra la <em>scesa dello Spirito Santo<\/em> di <strong>Giambattista Volpato<\/strong>, la tavola del terzo altare con la <em>visita di Nostra Donna<\/em> \u00e8 di <strong>Jacopo Palma<\/strong>. Per la prossima porta si passa in sagrestia; ma prima si potranno vedere ed il busto superiore di <strong>Girolamo Rota<\/strong> medico fisico, ed il quadro con V<em>enezia in atto supplichevole<\/em> di <strong>Antonio Zanchi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrando in sacrestia si trova da prima sopra il lavatoio un quadro con <em>Nostra Donna e San Giovanni<\/em> da altri tenuto per copia e da altri per cosa originale del <strong>Rubens<\/strong>. Poi sopra l\u2019inginocchiatoi si vede altro quadretto con <em>Cristo in croce<\/em> opera dei <strong>Bassani<\/strong>. Il quadro seguente con <em>Abramo che partisce il mondo<\/em> \u00e8 dello <strong>Zanchi<\/strong> mentre dall\u2019altra parte il quadro con l\u2019<em>adorazione dei Magi<\/em> \u00e8 buona copia del<strong> Padovanino<\/strong> e dello <strong>Zanchi<\/strong> i <em>due distesi apostoli Jacopo ed Andrea<\/em> sopra la porta. La statua di <em>Cristo risorto<\/em> collocata sull\u2019altare \u00e8 di <strong>Giulio dal Moro<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando dalla sagrestia all\u2019altare maggiore vedremo nel parapetto di esso la comunione degli apostoli lavoro di fine pietre rimesse da <strong>Giovanni Comin<\/strong>, ed il quadro nel soffitto col trasporto della santa casa lauretana \u00e8 dello <strong>Zanchi<\/strong>, il quale pur dipinse tutto l\u2019organo diviso in cinque comparti. La tavola di questo maggior altare coll\u2019<em>Annunziata<\/em> \u00e8 bella opera di <strong>Giuseppe Salviati<\/strong>. Sono di <strong>Tintoretto<\/strong> dietro l\u2019altare i quadri con l\u2019<em>adorazione dei pastori<\/em>, coi <em>quattro Evangelisti<\/em> e col fatto dell\u2019<em>Adultera<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato di questo altare vi \u00e8 fra le cariatidi il busto di <strong>Giulio Contarini<\/strong> fattura di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong> in faccia al quale sta un uguale monumento a <strong>Giustiniano Giustiniani<\/strong>.&nbsp;Fuori della cappella fra l\u2019intercolunnio laterale vi ha nell\u2019alto il busto di <strong>Angiolo Nicolosi<\/strong> distinto per letteratura morto nel 1702 e sopra di esso un quadro coll\u2019<em>Annunziata<\/em> sullo stile dei <strong>Bassani<\/strong>.&nbsp;&nbsp;Diligentissima opera di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong> \u00e8 la tavola del primo altare col <em>Salvatore in gloria<\/em> ed i Santi Agostino e Giustina al piano. Fra l\u2019intercolunnio seguente sta collocato il busto di <strong>Andrea dei Vescovi<\/strong> sacerdote benemerito di questa chiesa, e sopra di esso un quadro coll\u2019<em>Assunzione di Maria Vergine<\/em> di <strong>Giambattista Volparo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019altare di mezzo sono dello scultore <strong>de Lucca<\/strong> le due statue di <em>Santa Caterina e San Giuseppe<\/em> ed i due quadri laterali di <strong>Pietro Ricchi<\/strong>; ma i quattro quadretti ad essi superiori sono dei <strong>Vivarini<\/strong>. Fra l\u2019intercolunnio c\u2019\u00e8 il busto del parroco <strong>Antonio dei Vescovi<\/strong> e sopra esso le <em>Sponsalizie di Nostra Donna<\/em> dello <strong>Zanchi<\/strong>.&nbsp;Una delle opere migliori dello stesso <strong>Antonio Zanchi<\/strong> \u00e8 la tavola dell\u2019ultimo altare con <em>Maria Vergine<\/em> nell\u2019alto ed al piano il martirio di <em>Sant&#8217;Antonio prete<\/em>.&nbsp;Bell\u2019opera di <strong>Giulio dal Moro<\/strong> con la <em>cena di Nostro Signore<\/em> \u00e8 quella sopra la porta, superiormente alla quale c\u2019\u00e8 un quadro di maniera palmesca esprimente la funzione del sabato santo che gi\u00e0 si faceva in questa chiesa come matrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il soffitto venne dipinto finalmente dallo <strong>Zanchi<\/strong> pi\u00f9 volte menzionato, facendo <strong>Domenico Maggiotto<\/strong> e <strong>Giuseppe Angeli<\/strong> i quadretti con le varie <em>stazioni della Via Crucis<\/em>. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di Santa Maria del Giglio vulgo Santa Maria Zobenigo Storia della chiesa Alla nobile famiglia Giubenica, che ne fu la principale fondatrice, ricevette una particolar denominazione la chiesa dedicata a Maria Vergine sotto il titolo della Annunciazione, chiamata volgarmente Santa Maria Zobenigo. Asseriscono alcune croniche, essere concorsi nella spesa dell\u2019erezione anche gli Erizzi, Barbarighi, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":116499,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[10],"tags":[2124,658,140],"class_list":{"0":"post-26443","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-chiese","8":"tag-chiesa-di-santa-maria-del-giglio","9":"tag-parrocchia-di-santa-maria-zobenigo","10":"tag-sestiere-di-san-marco"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/DSC_0307.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26443","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26443"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26443\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":116482,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26443\/revisions\/116482"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/116499"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26443"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26443"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26443"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}