{"id":26408,"date":"2024-02-04T05:32:29","date_gmt":"2024-02-04T05:32:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26408"},"modified":"2024-02-04T07:14:27","modified_gmt":"2024-02-04T07:14:27","slug":"chiesa-di-san-giuliano-vulgo-san-zulian","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26408","title":{"rendered":"Chiesa di San Giuliano vulgo San Zulian"},"content":{"rendered":"\n<h3>Chiesa di San Giuliano vulgo San Zulian<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Marturio<\/strong>, uomo di gran conto, e di molta saviezza, allorch\u00e9 viveva nel suo esilio il doge <strong>Giovanni Participazio,<\/strong> govern\u00f2 la Repubblica insieme con <strong>Orso<\/strong> vescovo castellano, e <strong>Basilio Trasimondo<\/strong>, i pi\u00f9 riguardevoli fra i cittadini. N\u00e9 minore della prudenza fu la di lui piet\u00e0, sacrificato avendo riguardevole parte di sue sostanze per l\u2019erezione della chiesa dedicata al famoso martire <em>San Giuliano d\u2019Antiochia<\/em>; e dopo aver conservata insieme con la santa sua sposa <strong>Basilissa<\/strong> un\u2019intatta virginit\u00e0 nel matrimonio, depose per la fede di Cristo la testa sotto la spada, del carnefice, come si rappresenta nei due quadri laterali, che adornano la cappella maggiore. L\u2019epoca della fondazione ci viene comprobata dall\u2019iscrizione posta sotto il ritratto del doge <strong>Giovanni Participazio<\/strong> nella sala del Maggior Consiglio, che dice: <em>Sotto di me fu eretta la Chiesa di San Giuliano<\/em>. Figlio di <strong>Giovanni Marturio<\/strong> fu <strong>Pietro<\/strong> piissimo patriarca di Grado, che morto nei confini di questa chiesa gi\u00e0 fatta parrocchiale, fu poi portato a Grado, e sepolto nell\u2019atrio della Chiesa di Sant\u2019Eufemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consumata da un vastissimo incendio nell\u2019anno 1105 fu rifabbricata di nuovo, ed \u00e8 verosimile, che avesse il merito di tal rinnovazione la famiglia <strong>Balbi<\/strong>, che dal <strong>Sansovino<\/strong> vien detta fondatrice della chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa la met\u00e0 del XV secolo resa gi\u00e0 cadente dalla lunghezza del tempo la chiesa fu rinnovata sul modello (come si dice) il <strong>Sansovino<\/strong>, contribuendo la maggior parte della spesa <strong>Tommaso Filologo<\/strong> Ravennate, medico, ai suoi tempi famosissimo il quale avendo anche alzato di marmo l\u2019esterna facciata, vi colloc\u00f2, (ottenutane nell\u2019anno 1553 facolt\u00e0 dal senato) la sua immagine in bronzo cavata dal vivo, e fatta come ritratto al naturale, acciocch\u00e9 restasse perpetua la memoria di sue beneficenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consacr\u00f2 poi con solenne rito la chiesa <strong>Giulio Superchio<\/strong> vescovo di Caorle nel giorno 8 di luglio dell\u2019anno 1580.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amministr\u00f2 questa chiesa il solo piovano sino all\u2019anno 1405, nel quale papa <strong>Innocenzo VII<\/strong>, all\u2019istanze del doge <strong>Michiele Steno<\/strong>, e dei parrocchiani della chiesa di San Giuliano, commise al vescovo di Castello <strong>Francesco Bembo<\/strong>, che dovesse con autorit\u00e0 apostolica instituire in essa chiesa quattro titoli presbiterali, e divise le rendite della mensa parrocchiale in due eguali porzioni, una lasciarne al sostentamento dei piovani, e l\u2019altra assegnarla per dividersi fra i quattro nuovamente istituiti capitolari; la qual assegnazione solo ottenesse il suo effetto dopo la morte, o la partenza del vivente Piovano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricca questa chiesa di stimatissime pitture, e di sacre suppellettili riconosce il massimo suo decoro nei sacri pegni, che ella possiede. Sono questi un osso del Santo martire suo titolare; un osso di <em>San Floriano martire<\/em>; il corpo di <em>San Germano<\/em> pure martire, estratto dai sacri sotterranei di Roma; ed il corpo, bench\u00e9 privo di testa, del <em>Santissimo Paolo<\/em> il primo, che per attestato di <em>San Girolamo<\/em> santificasse gli eremi. Dopo la felice sua morte sepolto nell\u2019eremo, dove visse, da <em>Sant\u2019 Antonio abbate<\/em>, fu poi da <strong>Emmanuele<\/strong> imperatore tratto dal seno della terra, e trasportato in Costantinopoli, ed ivi deposto nella chiesa di Santa Maria Speziosa da esso imperatore fabbricata. Essendosi poi in quei tempi fortunati, nei quali le armi venete avevano acquistato gran parte dell\u2019impero di Romania, trasferito a Costantinopoli <strong>Giacomo Lanzolo<\/strong> nobile cittadino di Venezia, ed illustre non meno per la sua piet\u00e0, che per le ricchezze, udita che ebbe la fama dei miracoli, con i quali illustrava Iddio la memoria del solitario suo servo, adoper\u00f2 ogni mezzo per farne acquisto. Onde finalmente ottenne dall\u2019abbate e monaci, in custodia dei quali riposava il santo corpo, bench\u00e9 senza testa, gi\u00f9 per l\u2019innanzi trasferita a Roma. Lieto per l\u2019ottenuto s\u00ec raro tesoro lo rec\u00f2 seco a Venezia, ed in onorevole sepolcro lo deposit\u00f2 nella chiesa del <em>martire San Giuliano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec ne leggono la storia della traslazione in tre lezioni divisa i monaci, ossia eremiti sotto il titolo di <em>San Paolo eremita<\/em> fondati nell&#8217;Ungheria, i quali annualmente celebrano nel giorno 14 di novembre con uffizio doppio la commemorazione del trasporto del santo loro protettore da Costantinopoli a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con tutto che tanto sia certo il trasporto delle venerabili reliquie in Venezia, e tanto manifesto, e continuato il possesso, ed il culto di esse, non mancarono alcuni di contendere alla nostra citt\u00e0 questo pregio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Saussujo<\/strong> nel supplemento al <em>Martirologio Gallicano<\/em> asserisce trasportato il corpo del Santo Anacoreta dall\u2019Egitto alla Francia nel M<em>onastero di Clugn\u00ec<\/em>; il che viene apertamente rifiutato dalla storia, e dalla tradizione Greca, che lo afferma trasferito nel monastero di Santa Maria Speziosa in Costantinopoli. Alcuni scrittori ungheri all\u2019incontro lo confessano bens\u00ec acquistato dai veneti, ma soggiungono poi essere stato donato dalla Repubblica a <strong>Lodovico I<\/strong> re d\u2019Ungheria, che lo fece deporre nella cappella Regia di Buda d\u2019onde poi fu trasportato nel <em>Monastero di San Lorenzo<\/em> un miglio distante dalla citt\u00e0 suddetta di Buda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come per\u00f2 non vi \u00e8 luogo in Ungheria, che un tal tesoro possegga; cos\u00ec a colorire tale mancanza scrive <strong>Michiele Bombardo<\/strong> nella <em>Topografia del gran Regno d\u2019Ungheria<\/em>, che si veneravano bens\u00ec nel Monastero di San Lorenzo reliquie di San Paolo primo eremita, ma che per negligenza dei custodi un tale tesoro svan\u00ec. Nel che \u00e8 degno di riflesso, che questi custodi, per la negligenza dei quali scomparve il sacro deposito erano religiosi dello stesso ordine, come dissi istituito ad onore di <em>San Paolo primo eremita<\/em>, e fregiato col di lui nome, il qual sacro ordine celebrando, (come accennai) solennemente la traslazione da Costantinopoli a Venezia non mai menzione fece, n\u00e9 festa della pretesa traslazione da questa citt\u00e0 al Regno di Ungheria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una prolissa narrazione di questo vantato trasporto porta il <strong>Bollando<\/strong> al giorno 10 di gennaio, che per gli errori, e per le maligne affettate espressioni, dei quali \u00e8 ripiena, ben dimostra la falsit\u00e0 dei racconti, e l\u2019ignoranza eguale all\u2019astio, che nutriva l\u2019autore verso dei veneziani da lui arrogantemente vilipesi. Conobbe la verit\u00e0 delle venete ragioni il dotto P. <strong>Bollando<\/strong>; onde quasi volesse conciliare le pretese delle due nazioni, scrisse esser verosimile, che non l\u2019intero corpo, ma pi\u00f9 tosto alcune delle sue parti fossero trasportate in Ungheria, che \u00e8 il solito rifugio di chi vede il torto manifesto della sua causa; o di chi vuol conciliare in maniera verosimile e non disgustosa due parti discordi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rende illustre testimonianza all\u2019esistenza del venerabile corpo in Venezia un estero scrittore <strong>Pellegrino Merula<\/strong>, che nel <em>Santuario Cremonese<\/em> da lui composto scrive, si conserva in Venezia nella Chiesa di San Giuliano il corpo di <em>San Paolo primo eremita<\/em> senza la testa gi\u00e0 trasportata a Roma, e che i regolari del di lui ordine nel mese di maggio dell\u2019anno 1626 portatisi a venerarne in detta chiesa il sacro deposito ivi sospendessero in devota offerta un gonfalone rappresentante l\u2019immagine del santo eremita loro protettore, e che poi chiedessero supplichevoli al patriarca una qualche reliquia del santo padre per adornare la loro chiesa. N\u00e9 deve recare meraviglia se falsamente si vantino gli ungheri di aver ottenuto il corpo di <em>San Paolo eremita<\/em>, bench\u00e9 da loro presentemente non posseduto, se anco i francesi si gloriano di possederne il capo nell\u2019<em>Abbazia di San Vicenzo di Laon<\/em>, che pur si conserva in Roma nella chiesa di Santa Maria in Campitelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conta questa chiesa fra suoi piovani due vescovi, <strong>Pietro de Baon<\/strong> Nobile Padovano, che ottenuto avendo il vescovado di Treviso nell\u2019 anno 1359, ritenne con titolo commendatario anche il piovanato, e <strong>Niccol\u00f2 Crucis<\/strong> eletto nell\u2019anno 1457 vescovo di Chioggia. Il numero dei capitolari \u00e8 di sette, che sono il piovano, quattro preti titolari, un diacono, ed un suddiacono. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Entrando in chiesa nulla pi\u00f9 si vedranno quanto ad opere di pittura che le pale degli altari giacch\u00e9 le altre che ne rivestivano tutte le pareti furono levate. Nel primo altare pertanto alla destra di chi entra \u00e8 opera assai danneggiata di <strong>Paolo Veronese<\/strong> la pala con il <em>Cristo morto sostenuto dagli angeli ed i Santi Jacopo, Marco e Girolamo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Sopra la porta laterale che tosto sussegue vedasi un\u2019iscrizione in grata memoria al cav. <strong>Girolamo Vignola<\/strong>, morto nel 1585. A spese di lui si fece il nobilissimo soffitto di questa chiesa nel quale<strong> Jacopo Palma<\/strong> dipinse il santo titolare portato in cielo dagli angeli ed in otto comparti di varia forma altrettante virt\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Segue un grandioso altare eretto sul disegno di quel <strong>Vittoria<\/strong> che pure scolpiva le due statue laterali esprimenti i <em>Santi Daniele e Catterina<\/em>, quelle di stucco sul frontispizio ed il parapetto dell\u2019altare raffigurante in basso-rilievo il <em>nascimento di Maria Vergine<\/em>. La tavola dell\u2019altare coll\u2019<em>Assunzione<\/em> \u00e8 di<strong> Jacopo Palma<\/strong>.&nbsp;Dello stesso <strong>Palma<\/strong> \u00e8, nell\u2019altare della seguente cappella a fianco della maggiore, la tavola con <em>San Giovanni evangelista<\/em> nell&#8217;alto ed i <em>Santi Giuseppe ed Antonio abate<\/em> al piano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">La tavola dell\u2018altare maggiore di <strong>Girolamo Santa Croce<\/strong> offre <em>Nostra Donna incoronata dalla Triade<\/em>, ed al piano i <em>Santi Giuliano, Floriano e Paolo eremita<\/em>.&nbsp;Nell\u2019altra cappella laterale del Sacramento <strong>Girolamo Campagna<\/strong> fece in mezzo rilievo Il <em>Cristo morto<\/em> sostenuto da un angelo e le due statue di <em>Nostra Donna e della Maddalena<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">La tavola miserabile del seguente altare \u00e8 di <strong>Vincenzo di Guarana<\/strong>; ma cara quante altre mai dell&#8217;epoca seconda della nostra pittura \u00e8 la pala del <strong>Cordella<\/strong> nel successivo altare con <em>Nostra Donna seduta, ed i Sani Giovanni evangelista e Giuliano<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Prima di lasciare questa chiesa diremo delle confraternite accolte in essa sino al cadere della repubblica. Erano esse quattro: quella di <em>San Rocco<\/em>; quella della nazione della Valtellina sotto il nome della <em>Nativit\u00e0<\/em>; quella dei merciai sotto il nome dell\u2019<em>Assunzione<\/em>; quella degli scardasseri sotto il titolo di <em>San Paolo eremita<\/em>, e quella dei strazzaroli (venditori di cenci) sotto il titolo di <em>San Jacopo<\/em>. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di San Giuliano vulgo San Zulian Storia della chiesa Giovanni Marturio, uomo di gran conto, e di molta saviezza, allorch\u00e9 viveva nel suo esilio il doge Giovanni Participazio, govern\u00f2 la Repubblica insieme con Orso vescovo castellano, e Basilio Trasimondo, i pi\u00f9 riguardevoli fra i cittadini. 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