{"id":26402,"date":"2024-04-14T03:13:00","date_gmt":"2024-04-14T03:13:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26402"},"modified":"2024-04-14T04:23:35","modified_gmt":"2024-04-14T04:23:35","slug":"chiesa-di-san-fantino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26402","title":{"rendered":"Chiesa di San Fantino"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa di San Fantino<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concorsero con uniforme piet\u00e0 all\u2019erezione della chiesa parrocchiale di San Fantino tre nobili famiglie <strong>Barozzi<\/strong>, <strong>Aldicina<\/strong>, ed <strong>Equilia<\/strong>, ed ebbe il merito poi di sottrarla dall\u2019imminente rovina con rifabbricarla di nuovo la famiglia <strong>Pisani,<\/strong> che ne accrebbe il decoro con trasferire in essa una prodigiosa immagine di Maria Vergine condotta dalle provincie dell\u2019oriente. Concorse numeroso il popolo a venerare la Madre di Dio nella di lei immagine, resa illustre per molte miracolose grazie, e con le elemosine in tal occasione raccolte la chiesa gi\u00e0 restaurata pot\u00e9 ridursi a perfezione negli abbellimenti, fa menzione di questa immagine, e dei miracoli da essa operati, il <strong>Sabellico<\/strong> nel suo libro del sito di Venezia, e nello stesso luogo descrive la facciata della chiesa recentemente eretta di candido marmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai continuati prodigi, coi quali si rese ai devoti benefica questa sacra immagine, cominci\u00f2 a chiamarsi la chiesa con nuovo titolo di <em>Santa Maria delle Grazie di San Fantino di Venezia<\/em>, come si vede scritto in moltissimi documenti dell\u2019anno 1499, e degli anni susseguenti. Con tal denominazione la chiam\u00f2 anche il senato veneto in un suo decreto dell\u2019anno 1506, con cui comand\u00f2, che <em>alla chiesa de Madonna Santa Maria de San Fantin<\/em> fosse consegnata per la di lei restaurazione porzione del soldo gi\u00e0 a lei lasciato in testamento dal cardinale <strong>Giovanni Battista Zeno<\/strong>, vescovo di Vicenza. Assegnati aveva nell\u2019anno 1501 il cardinale in legato dieci mila ducati, affinch\u00e9 fosse sino dai fondamenti diroccata la <em>chiesa di San Fantino<\/em>, e con essi in pi\u00f9 ampia ed ornata forma rinnovata con sue cupole appoggiate a forti colonne. Poich\u00e9 dovendo il senato adempire le estreme volont\u00e0 del defunto, and\u00f2 nell\u2019anno citato 1506 e ne susseguenti somministrando a parte a parte il soldo destinato <em>per la restaurazione, e rifacimento della Chiesa de Madonna Santa Maria de San Fantin<\/em>. Non erano per\u00f2 bastanti le beneficenze del cardinale <strong>Zeno<\/strong> all\u2019intero compimento della magnifica opera. Per cui convenne alla diligenza di <strong>Marco Rodino<\/strong> piovano cercar i mezzi opportuni per il proseguimento, e perfezione della fabbrica; di cui poi consacr\u00f2 l\u2019altare maggiore nel giorno 16 di febbraio dell\u2019anno 1493 <strong>Angelo<\/strong> dei Gradi dell\u2019Ordine dei Minori vescovo di Nona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardevole per la sceltezza dei marmi, e per gli ornamenti di bronzo \u00e8 l\u2019altare, in cui si conserva l\u2019eucaristico sacramento. L\u2019altro altare, ove ora si custodisce la miracolosa immagine della Vergine Santissima fu eretto dalla piet\u00e0 del piovano <strong>Giovanni Pomelli<\/strong> nell\u2019anno 1632. Il corpo della <em>Santa Martire Marcellina<\/em>, sepolto gi\u00e0 con un vaso del suo sangue nel cimitero di Priscilla da <strong>Cindimione<\/strong> di lei marito, fu poi condotto ad arricchire questa chiesa: in cui pure onorevolmente si conserva un osso del braccio del <em>Martire San Trifone<\/em> protettore della citt\u00e0 di Cattaro. \u00c8 antica tradizione del popolo di quella citt\u00e0, che il corpo di questo santo martire fosse stato rapito dall\u2019oriente per condurlo a Venezia nello stesso tempo, che da Alessandria si trasferiva a Venezia il venerabile deposito dell\u2019evangelista San Marco, e viaggiando insieme quei sacri pegni verso Venezia deposti in due diverse navi, succedette per divina disposizione, che la nave, in cui si custodiva il corpo dell\u2019evangelista arrivasse felicemente a Venezia, quando l\u2019altra che portava le sacre ossa di <em>San Trifone<\/em> costretta fu d\u2019approdare alle spiagge vicine a Cattaro, onde i cittadini accolto il sacro corpo, e collocatolo in un magnifico sepolcro di marmo, l\u2019elessero per loro principale protettore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un osso della gamba di questo illustre martire fu tolto in Cattaro da <strong>Vettor Pisani<\/strong>, e trasferito a Venezia nella <em>chiesa di San Fantino<\/em>, per la di cui restituzione avendo replicatamente supplicato gli ambasciatori della citt\u00e0 di Cattaro, non credette il senato i doverli compiacere, privando la propria metropoli di un pegno cos\u00ec prezioso e venerabile. Pi\u00f9 recentemente nell\u2019anno 1746 ottenne la chiesa in pregiatissimo dono due anelli della catena con cui fu per qualche tempo legato nella prigione il Santo confessore di Cristo Fantino suo titolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la parrocchia riceve decoro dai natali, che in essa trasse il santo primo patriarca di Venezia <strong>Lorenzo Giustiniani<\/strong>, che poi nella chiesa fu rigenerato a Dio con l\u2019acque battesimali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu eletto nell\u2019anno 1483 piovano di San Fantino <strong>Bartolommeo Bonini<\/strong>, uomo di gran dottrina, e di eguale piet\u00e0, il quale essendo stato nell\u2019anno susseguente eletto vescovo di Sebenico, per ottener il possesso della nuova conferitagli dignit\u00e0, rinunzi\u00f2 alla cura parrocchiale; essendo stato con risoluto decreto del giorno 7 di marzo 1496 stabilito dal senato, che pi\u00f9 non dovesse ai piovani eletti vescovi darsi il possesso temporale delle loro chiese, se prima non si fossero spontaneamente dimessi dall\u2019amministrazione, e titolo dei piovanati; per toglier quel sino allora corso pernicioso abuso, per cui i piovani veneti destinati ai vescovadi ritenevano in commenda le parrocchie, e ne godevano le rendite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A destra della chiesa si vedono con magnifica struttura eretti l\u2019oratorio, e l\u2019<em>ospizio dedicati a Maria Vergine Assunta al Cielo<\/em>, ed al <em>dottor massimo San Girolamo<\/em> ad uso delle funzioni di una pia Confraternita, istituita fin da remotissimi tempi per assistenza di quei miserabili, che devono con pubblico infame supplizio pagare la pena dei lor misfatti. Si chiam\u00f2 fin dai suoi principi questa pietosa congregazione con l\u2019unico titolo di <em>Santa Maria di Giustizia<\/em>, come si rileva dal decreto dell\u2019anno 1411 con cui il consiglio di dieci permise ai confratelli l\u2019accompagnar vestiti di bruno i condannati a morte, consolandoli, ed esortandoli alla rassegnazione, e poi dopo l\u2019esecuzione della sentenza condurne i cadaveri alla sepoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendosi poi per negligenza dei direttori della scuola tralasciato un s\u00ec lodevole esercizio, supplicarono ed ottennero i confratelli dall\u2019autorit\u00e0 del suddetto consiglio dei dieci nell\u2019anno 1443 di poter rinnovare il pio ufficio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo dunque di essere stati rimessi i confratelli nella continuazione delle loro caritatevoli funzioni, si elessero essi nell\u2019anno 1458 per secondo protettore il <em>dottor San Girolamo<\/em>. Poich\u00e9 essendovi nella <em>chiesa di San Fantino<\/em> una confraternita consacrata alle glorie di questo santo, chiesero i direttori di ambe le scuole al consiglio dei dieci, che dell\u2019una, e dell\u2019altra si formasse un corpo solo sotto il doppio titolo di<em> Santa Maria di Giustizia e di San Girolamo<\/em>, il che fu loro concesso con decreto del giorno 21 di novembre dell\u2019anno 1458.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ridotta dunque la confraternita a maggior numero e potere, pens\u00f2 nell\u2019anno 1471 di fondare una sontuosa cappella ad onore di <em>Maria Vergine Assunta in Cielo<\/em>, che fabbricata e adornata con perfetta magnificenza fu poi decorata di grandi indulgenze, e di molte reliquie, che si custodiscono onorevolmente all\u2019 altare di Ges\u00f9 Crocifisso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si venera su questo altare esposta l\u2019immagine del Salvator nostro confitto in croce, la quale con lugubre pompa si conduce per estremo conforto dei pazienti, allorch\u00e9 sono condotti al patibolo, e dall\u2019una e l\u2019altra parte della croce stanno le immagini di Maria Vergine e di San Giovanni Evangelista formate di bronzo opera celebratissima di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricevette poi il consiglio di dieci nel giorno ultimo di maggio dell\u2019anno 1533 la <em>Scuola di Santa Maria e San Hieronimo<\/em> sotto la sua protezione, e dappoi nell\u2019 anno 1611 le concesse, che <em>la notte del Gioved\u00ec santo possa dopo tutte le sei Scuole Grandi, e quella della Passion<\/em>, portarsi processionalmente a visitare il Santissimo Sangue miracoloso nella Ducale Basilica di San Marco. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">A parte la cappella maggiore, il disegno della quale \u00e8 opera di <strong>Jacopo Sansovino<\/strong>, che anche in tale occasione non si mostr\u00f2 da meno di se stesso, \u00e8 ignoto l\u2019autore del resto di questo edificio; ma, avuto riguardo all\u2019epoca in cui in ordinato, non \u00e8 imprudente essere o di alcuno dei <strong>Lombardi<\/strong> o di quale e allievo loro. Coperto tutto di marmi e di una perfetta regolarit\u00e0 geometrica. La sua larghezza tiene divisa in tre navi, di cui quella di mezzo \u00e8 quasi il doppio delle laterali. La sua lunghezza e costituita da un arco minore nel mezzo fiancheggiato da due altri maggiori. E sebbene si amasse generalmente il contrario, pure tale inversione era chiamata dall\u2019uso che far dovessi dell\u2019arco medio, d\u2019introdurre cio\u00e8 nella chiesa, nel mentre che gli altri due laterali, destinati agli altari, esigevano un allungamento maggiore. Tale vicenda di arcate differenti, e ripetute per lo lungo e per lo largo della chiesa, la divide in altrettante crociere che piacevolmente si intrecciano coi campi rettangoli da esse prodotti e sui quali girano le volte sempre parallele e concentriche delle arcate medesime.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Tutto ci\u00f2 non \u00e8 che il corpo principale della chiesa a cui per compimento si aggiunse e la detta cappella maggiore ed un atrio che fa le veci di vestibolo all\u2019ingresso della porta maggiore. La maggior cappella \u00e8 quadrata, e scadrebbe di poco dalle crociere maggiori se non avesse l\u2019appendice delle quattro colonne scanalate corintie isolate che si alzano sugli angoli a sorreggere la graziosa cupola e ad aumentare la magnificenza e l\u2019ampiezza della medesima cappella, terminata da un nicchione finalmente che cresce alquanto del semicerchio, e che formando dignitoso ricinto all\u2019altare, presta tuttavia comodit\u00e0 ai sedili dei sacerdoti e rende pi\u00f9 pomposo l\u2019altare isolato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Dalle osservazioni architettoniche volgendoci a dar uno sguardo alle altre opere dell\u2019arte esistenti in questa chiesa, nulla diremo primieramente del primo quadro, alla destra di chi entra per la maggior porta, raffigurante <em>Nostra Donna tra i Santi Marco e Lucia<\/em> nell&#8217;alto e dal basso il doge <em>Luigi Mocenigo<\/em> che visita la chiesa di San Marco onde ringraziare Maria Vergine della vittoria ottenuta dell\u2019armata: dei cristiani alle Curzolari nel 1571; nulla diremo altres\u00ec dell\u2019infelice pala di <strong>Liberale Cozza<\/strong> coi santi <em>Ignazio di Lojola e Luigi Gonzaga<\/em>; poco ancora diremo del quadro assai patito di <strong>Giuseppe Enz<\/strong> sopra la destra porta laterale esprimente i <em>Santi Giovanni evangelista, Rocco, e Teodoro supplici dinanzi a Nostra Donna<\/em> col parroco di questa chiesa <strong>Giovanni Pomelli<\/strong> per la liberazione della pestilenza; ma piuttosto, a soddisfazione dei curiosi, ricorderemo prima essere stato il parroco <strong>Pomelli<\/strong> medesimo quegli che sollevava il seguente altare laterale alla cappella maggiore che serba l\u2019anzidetta immagine di <em>Maria Vergine<\/em> trasportata dall\u2019oriente e donata a questa chiesa dalla famiglia <strong>Pisani<\/strong>; indi, passando nel presbiterio, richiameremo gli intelligenti a considerare il quadretto che \u00e8 sopra la porta della sagrestia e nel quale, <strong>Giovanni Bellini<\/strong> offr\u00ec <em>Nostra Donna, San Giuseppe<\/em> ed una gradevole veduta di case in distanza. N\u00e9 meno proveranno gli intelligenti di piacere considerando anche i due depositi che pendono dalla muraglia sinistra di questo presbiterio; l\u2019uno, il pi\u00f9 basso e pi\u00f9 semplice, accoglie le ceneri di <strong>Bernardino Martini<\/strong> morto nel 1518, e altro superiore, pi\u00f9 magnifico in uno che elegante, chiude quelle di <strong>Vinciguerra Dandolo<\/strong> morto nel 1517.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Scesi dal presbiterio per esaminare l\u2019altra parte della chiesa, troveremo ricco per materia e per lavoro l\u2019altare del sacramento, n\u00e9 spregevole scorgeremo essere il quadro vicino con la <em>crocifissione di Cristo<\/em>, opera di <strong>Leonardo Carona<\/strong>; ma triste ci parr\u00e0 al certo sopra la porta; la <em>Cena di Cristo<\/em> di <strong>Andrea Vicentino<\/strong>. Finalmente ravvisando non succo di colorito nella pala dell\u2019ultimo altare dipinta da <strong>Sante Peranda<\/strong> ed esprimente la visitazione di <em>Nostra Donna ad Elisabetta,<\/em> fiacco per lo contrario ci apparir\u00e0 il colorito del vicino quadro, dove <strong>Alberto Calvetti<\/strong> raffigur\u00f2 <em>San Gaetano innanzi a Nostra Donna<\/em>. Nulladimeno grazia troveremo nella composizione di esso, variet\u00e0 nelle linee, e quella scienza in somma di disporre le cose onde assai \u00e8 contraddistinto il trascorso secolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Uscendo dalla chiesa giover\u00e0 che si esamini il singolar genere della sua facciata la quale, mostrandosi paga di una modesta avvenenza, non lascia desiderare maggiore ricchezza. La bella porta che vi trionfa sulla squallida muraglia richiamerebbe sola l\u2019attenzione del riguardante se non fosse il finestrone semicircolare superiore, il quale, oltre al rendere ragione dell\u2019interna struttura, rompe la noia che dall\u2019 uniformit\u00e0 sarebbe ingenerata. (2)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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dall\u2019imminente rovina con rifabbricarla di nuovo la famiglia Pisani, che ne accrebbe il decoro con trasferire in essa una prodigiosa immagine di Maria 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