{"id":26393,"date":"2024-07-28T05:51:52","date_gmt":"2024-07-28T05:51:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26393"},"modified":"2024-07-28T06:01:12","modified_gmt":"2024-07-28T06:01:12","slug":"chiesa-di-san-bartolomeo-apostolo-vulgo-san-bortolomio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=26393","title":{"rendered":"Chiesa di San Bartolomeo Apostolo vulgo San Bortolomio"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa di San Bartolomeo Apostolo vulgo San Bortolomio.<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da popolar tradizione, che ancora al giorno d\u2019oggi sussiste, si rileva, che nell\u2019anno 840, nel bel mezzo della citt\u00e0 appresso l\u2019<em>Isola di Rialto<\/em> sia stata fabbricata una chiesa sotto l\u2019invocazione di <em>San Demetrio martire di Tessalonica<\/em>, la quale poi rinnovata dal doge <strong>Domenico Selvo<\/strong> nell\u2019anno 1170, sia stata ancora decorata in tal occasione col titolo dell\u2019<em>apostolo San Bartolomeo<\/em>. Di essa sin dalla sua prima origine fatta parrocchiale si dice, che sia stato piovano, o (come si chiamava allora) vicario, <strong>Giovanni Polani<\/strong>, poi <em>vescovo Castellano<\/em>, figlio del doge <strong>Pietro<\/strong>; dal che si deduce in quanto pregio fosse fin da quei tempi questa riguardevole chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pure per alcune gravi differenze fra essa, ed i canonici regolari della vicina <em>Chiesa di San Salvatore<\/em>, fu essa da <strong>Marco Niccola<\/strong> <em>vescovo Castellano<\/em> per preciso comando di papa <strong>Celestino III<\/strong>, concessa, e soggettata al monastero alla giurisdizione di <em>San Salvatore<\/em>; bench\u00e9 per poco tempo dopo (come gi\u00e0 si \u00e8 detto di sopra) fu per autorit\u00e0 di papa <strong>Innocenzo III<\/strong>, sciolta da tal unione, e restituita al governo del piovano, e del suo clero secolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ridonata dunque alla primiera sua libert\u00e0 fu in seguito amministrata la chiesa da cospicui soggetti, annoverando fra i piovani di quei tempi nell\u2019anno 1245. <strong>Giacomo Bellegno<\/strong>, eletto poi primicerio ducale e indi eletto <em>patriarca di Grado<\/em> nell\u2019anno 1300. <strong>Leonardo Faliero<\/strong> innalzato da papa <strong>Bonifacio IX<\/strong> alla sede patriarcale di Costantinopoli, e dichiarato amministratore della chiesa arcivescovile di <em>Candia<\/em>; e nell\u2019 anno 1326 <strong>Nicol\u00f2 Canale<\/strong>, fatto poi prima vescovo di Bergamo, indi arcivescovo di Ravenna, e finalmente arcivescovo di Patrasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amministrava questi la parrocchia nell\u2019anno 1347, quando il pontefice <strong>Giovanni XXII<\/strong>, a cui erano note le ristrettezze dei patriarchi di Grado, e quanto le tenui rendite fossero inadeguate allo splendore della lor dignit\u00e0, con diploma pontificio segnato nel giorno primo di aprile un\u00ec la <em>chiesa parrocchiale di San Bartolomeo di Venezia con tutte le sue prerogative e pertinenze <\/em> alla mensa patriarcale di Grado, e togliendola da qualunque soggezione del vescovo di Castello, l\u2019assegn\u00f2 in perpetuo possesso di <strong>Domenico<\/strong> <em>patriarca di Grado<\/em>, e dei di lui successori, ai quali concesse pure la facolt\u00e0 di poter dopo la morte, o alla partenza di<strong> Nicol\u00f2<\/strong> piovano vivente, eleggere in ogni caso di vacanza un vicario perpetuo. Furono destinati esecutori apostolici del diploma <strong>Arnaldo<\/strong> <em>vescovo di Bologna<\/em>, e gli abbati di <em>San Tommaso di Torcello<\/em>, e di <em>San Giorgio Maggiore<\/em>; che per\u00f2 essendo stato nel giorno 25 del susseguente luglio promosso il piovano <strong>Nicol\u00f2 Canale<\/strong> alla sede vescovile di Bergamo, <strong>Ugone<\/strong> abate di <em>San Tommaso di Torcello<\/em>, uno dei commissari apostolici, ad istanza di <strong>Andrea Dotto<\/strong> <em>patriarca gradese<\/em>, esegui la stabilita unione, e pose il patriarca in perfetto e perpetuo possesso della <em>chiesa di San Bartolomeo<\/em>, commettendo al clero essa chiesa di rispettarlo, e ubbidirlo come suo superiore ecclesiastico, a cui anche competeva l\u2019elezione del vicario perpetuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 eseguito il patriarca, valendosi dell\u2019autorit\u00e0 a lui concessa dal pontificio diploma, elesse per primo vicario della chiesa <strong>Marco Gabrieli<\/strong>, e cos\u00ec andavano poi successivamente facendo i patriarchi successori, finch\u00e9 nell\u2019anno 1401, alcuni dei parrocchiani, assunto falsamente il nome dell\u2019intera parrocchia, istigati da <strong>Giovanni Basegio<\/strong>, allora vicario perpetuo della chiesa, uomo di genio assai torbido, impetrarono sotto insussistenti pretesti dal pontefice <strong>Bonifacio IX<\/strong>, un diploma segnato nel giorno primo di marzo, con cui levando la <em>chiesa di San Bartolomeo<\/em> da qualunque giurisdizione del patriarca gradese la soggettava immediatamente alla sede apostolica, e concedeva ai parrocchiani l\u2019autorit\u00e0 di eleggersi il loro vicario perpetuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si scosse il patriarca <strong>Andrea Dotto<\/strong> ad un\u2019ordinazione ingiuriosa non meno che pregiudiziale alla sua chiesa, ed avanzate al pontefice le giuste sue rimostranze, ottenne che nel giorno 9 di settembre del susseguente anno 1407 con nuova bolla ritrattasse la vecchia, e restituisse la <em>chiesa di San Bartolomeo<\/em>; al primiero suo stato nell\u2019ubbidienza, e soggezione del patriarcato gradese. Alle doglianze del patriarca unirono anche le proprie quei parrocchiani (ed erano il maggior numero) che dato non avevano n\u00e9 nome, n\u00e9 assenso alla prima supplica; che per\u00f2 il pontefice per render pubblica, e perpetua testimonianza alla loro probit\u00e0, con altro diploma emanato nel giorno 1 di dicembre dello stesso anno, nuovamente anche ad istanza dei parrocchiani rimise la Chiesa gi\u00e0 sottratta di <em>San Bartolomeo<\/em> alla piena, ed unica giurisdizione dei patriarchi di Grado. Chiamo poi il patriarca con iterati inviti e precetti il vicario <strong>Giovanni Basegio<\/strong>, che si era portato a Roma per promuovere presente le irregolari pretese, affinch\u00e9 ritornasse alla cura dell\u2019anime a lui commesse, ma l\u2019uomo ostinato ricusando di ubbidire, costrinse il patriarca a rimuoverlo dall\u2019uffizio con definitiva sentenza, che poi nel giorno 28 di novembre dell\u2019anno 1404, venne confermata dallo stesso pontefice <strong>Bonifacio IX<\/strong>. Godettero pacificamente dell\u2019autorit\u00e0 loro restituita i patriarchi di Grado, e dopo di essi i patriarchi di Venezia, finch\u00e9 nell\u2019anno 1525, avendo il patriarca <strong>Girolamo Quirini<\/strong> eletto vicario perpetuo della chiesa allora vacante <strong>Cesare Bacconi<\/strong>, uomo di fondata dottrina, alcuni` dei parrocchiani mossi da spirito di sediziosa novit\u00e0 vi contrapposero un sacerdote di nome <strong>Cosmo Fava<\/strong> (poi promosso al piovanato di <em>San Giovanni Novo<\/em>) e con violenza l\u2019introdussero nel possesso della chiesa, e dell\u2019abitazione di residenza. A tali irregolari maniere provvide la pubblica autorit\u00e0, e con sentenza dei giudici, cacciato come usurpatore l\u2019intruso <strong>Cosmo<\/strong>, fu restituito al possesso di sua dignit\u00e0 il legittimo vicario perpetuo <strong>Cesare Bacconi<\/strong>, che visse in essa venti anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai sopraccitati piovani, che dal governo di questa chiesa assunti furono alla dignit\u00e0 vescovile, aggiungere si deve <strong>Bartolommeo Giera<\/strong>, il quale essendo vicario perpetuo di <em>San Bartolomeo<\/em> fu nell\u2019anno 1664, da papa <strong>Alessandro VIII<\/strong>, dichiarato <em>vescovo di Feltre<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esercita in questa chiesa i pii suoi esercizi di carit\u00e0, e religione la pia congregazione destinata alla liberazione, e sollievo dei prigionieri, la quale nell\u2019 anno 1595, fu istituita per le fervorose insinuazioni del padre <strong>Giovanni Battista<\/strong> <em>da Pesaro<\/em> minore riformato, che predicando in detto anno nella chiesa dell\u2019ospedale degli Incurabili, non solo istill\u00f2 nell\u2019 animo dei devoti suoi uditori una devota compassione ai dolori di Ges\u00f9 Crocifisso, oggetto primario dei suoi zelanti discorsi, ma insinu\u00f2 anche un\u2019opera di carit\u00e0 a pro di quei miserabili, che languiscono nelle carceri. Per l\u2019uno e l\u2019altro di s\u00ec lodevoli oggetti fu fondata nell\u2019anno stesso, con la permissione del cardinale <strong>Lorenzo Priuli<\/strong> patriarca di Venezia, una pia Confraternita , ossia congregazione di persone sotto l\u2019invocazione di Ges\u00f9 Crocifisso, e la protezione del serafico San Francesco d\u2019Assisi nella <em>chiesa parrocchiale di Santa Maria Formosa<\/em>, da cui, pochi anni dopo fu trasferita a quella di <em>San Bartolomeo<\/em>; ed ivi durevolmente fissata. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mano sinistra entrando per la porta maggiore vi \u00e8 sopra la porta del campo un quadro di <strong>Santo Peranda<\/strong> con la <em>missione dello Spirito Santo<\/em>; Segue la tavola di <em>San Mattia apostolo<\/em> di <strong>Lionardo Corona<\/strong>; Segue in gran quadro il castigo dei serpenti opera del <strong>Palma<\/strong> fatta subito, quando torn\u00f2 da Roma. Nella cappella alla destra dell&#8217;altare maggiore vi \u00e8 la tavola di <em>Maria con alcuni angioletti<\/em> di <strong>Giovanni Fanachen<\/strong>. Dalle parti di detta <em>due Profeti<\/em> di mano di <strong>D. Ermanno Stroissi<\/strong>. Vi \u00e8 poi alia destra la visita di <em>Santa Elisabetta<\/em> del <strong>Peranda<\/strong>, ed alla sinistra il <em>transito di Maria<\/em> di <strong>Pietro Vecchia<\/strong>. La tavola dell\u2019altar maggiore, e i due quadri da i lati concernenti la <em>vita di San Bartolomeo<\/em> sono del <strong>Palma<\/strong>. Nella cappella alla sinistra vi \u00e8 la tavola dell\u2019<em>Annunziata<\/em> di <strong>Giovanni Rothamer<\/strong> in vece di una, che fu rapita di <strong>Alberto Durero<\/strong>. Il quadrone sopra la porta della sacrestia con la <em>manna nel deserto<\/em> \u00e8 opera singolare del <strong>Peranda<\/strong>. La tavola poi con l&#8217;<em>Angelo Michele<\/em> \u00e8 opera rara di <strong>Pietro Malombra<\/strong>. Vi \u00e8 poi la tavola di <em>tutti i Santi<\/em> opera di <strong>Marco del Moro<\/strong>. Le portelle dell&#8217;organo con al di fuori <em>i Santi Bartolommeo, e Sebastiano, e al di dentro San Luigi re di Francia, ed il pellegrino Sinibaldo<\/em> sono opere rare di frate <strong>Sebastiano del Piombo<\/strong>. Sopra le basi delle colonne vi sono molti quadri moderni concernenti la <em>vita di Cristo<\/em>, ed altro, opere delle pi\u00f9 belle di <strong>Francesco Pittoni<\/strong>. Nell&#8217;oratorio vicino alla detta chiesa cio\u00e8 sopra la sacrestia, vi \u00e8 la tavola dell&#8217;altare con l&#8217;<em>Assunta<\/em>, \u00e8 nel piano i <em>Santi Marco, Bartolommeo, e Mattia<\/em>, opera del <strong>Palma<\/strong>. Dalle parti dell&#8217;altare due quadri con azioni della <em>vita della Vergine<\/em> sono opere di <strong>Matteo Ingoli<\/strong>. Intorno al detto oratorio vi fono diversi quadri della <em>vita pure di Maria<\/em> opere di <strong>Enrico Falange<\/strong>. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di San Bartolomeo Apostolo vulgo San Bortolomio. 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