{"id":25839,"date":"2017-08-31T15:40:38","date_gmt":"2017-08-31T15:40:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25839"},"modified":"2024-04-17T18:22:38","modified_gmt":"2024-04-17T18:22:38","slug":"scuola-grande-di-santa-maria-della-misericordia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25839","title":{"rendered":"Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia"},"content":{"rendered":"<h3>Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia. <em>Scuola secolarizzata<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della scuola<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra chiostri del <em>Priorato di Santa Maria di Misericordia<\/em>, detta della <em>Valverde<\/em>, trasse i principi suoi la devota confraternita, ora <em>Scuola Grande della Misericordia<\/em>, istituita (come asserisce il <strong>Sansovino<\/strong> nella sua <em>Venezia<\/em>) da quei mercanti, che trasferirono la loro <em>Fraterna di Santa Maria della Misericordia<\/em> dalla <em>Chiesa dei Frati Minori<\/em>, detti i <em>Frari<\/em>, alla <em>Chiesa di Santa Maria dell\u2019Orto<\/em>. Di ci\u00f2 per\u00f2 non vi \u00e8 memoria alcuna negli antichi registri della Scuola medesima, i quali anzi manifestano come di nuovo piantata la <em>Confraternita di Santa Maria de Valverde Madre di Misericordia<\/em> nell\u2019anno 1308, di consenso di <strong>Pietro Civran<\/strong> Priore del luogo, e con la permissione del Doge <strong>Pietro Gradenigo<\/strong>, e dei di lui consiglieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si diffuse tosto con riputazione di particolare piet\u00e0 il nome di questa esemplare unione. Onde per maggiormente promuoverne gli avanzamenti, <strong>Egidio<\/strong> Patriarca di Grado, <strong>Nicol\u00f2<\/strong> Patriarca di Costantinopoli, e molti altri Vescovi con loro diplomi concessero spirituali indulgenze a chiunque o desse il suo nome all\u2019istituita compagnia, o in altra maniera ne favorisse gli incrementi, e gli spirituali esercizi, per l\u2019adempimento dei quali <strong>Giovanni Donato<\/strong> Priore nell\u2019anno 1310 assegn\u00f2 ai confratelli uno spazio di terreno, che parte fu occupato con la fabbrica di un ospizio, e parte impiegato nel formarne un cimitero per i defunti della confraternita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rendendosi per\u00f2 ogni giorno pi\u00f9 numeroso il concorso di quelli, che ricercavano aggregarsi alla devota compagnia, fu necessario pochi anni dopo dilatare l&#8217;innalzato ospizio. A tal oggetto il sopra lodato Priore <strong>Giovanni Donato<\/strong> nell\u2019anno 1327 assegn\u00f2 una casa di ragion del Priorato con l\u2019assenso di tre Frati ivi abitanti nel monastero, fra i quali leggendosi nominato anche Fra <strong>Niccol\u00f2<\/strong> Priore di <em>San Marco di Bocalama<\/em> Monastero dell\u2019 Ordine di Sant\u2019Agostino, ne viene in evidente conseguenza, che anche i religiosi della Misericordia professassero lo stesso istituto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si termin\u00f2 la nuova fabbrica nell\u2019anno 1341, la quale tuttavia riuscendo angusta all\u2019accresciuto numero dei confratelli, si deliber\u00f2 nell\u2019anno 1361, di fabbricare il terzo, e pi\u00f9 spazioso ospizio, per cui ottenuta fu l\u2019opportuna facolt\u00e0 concessa nel giorno 28 di febbraio da <strong>Bartolommeo Donato<\/strong> Priore, e confermata nel giorno 2 del susseguente marzo da <strong>Leonardo Leoni<\/strong> Piovano di <em>San Giovanni Batista in Bragora<\/em>, e Vicario Generale di <strong>Niccol\u00f2 Morosini<\/strong> Vescovo di Castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come per\u00f2 la piet\u00e0 verso Dio non mai suole andar divisa dalla carit\u00e0 verso dei prossimi, cos\u00ec offertasi l\u2019occasione, che un certo <strong>Francesco di Fiorenza<\/strong> Confratello di Scuola esib\u00ec alcune sue case contigue all\u2019ospizio, parte per ingrandimento d\u2019esso, e parte per l\u2019erezione di un ospedale per li poveri necessitosi della Scuola, abbracciarono ben volentieri il Guardiano, e gli altri un tal incontro, ed ottenutane dall\u2019autorit\u00e0 del Maggior Consiglio nel giorno 21 di ottobre dell\u2019anno 1386 la necessaria permissione, eressero una casa di carit\u00e0 a ricovero dei miserabili confratelli, i quali nella loro vecchiezza ridotti si erano all\u2019 angustie di una estrema povert\u00e0. Dopo ci\u00f2 rivolsero i pii uomini l&#8217;animo loro ad altra opera di religione. Poich\u00e9 essendo stata anticamente accanto al Priorato eretta una piccola Cappella ad onore della Vergine, e Martire Santa Cristina, stabilirono coll\u2019assenso cos\u00ec del Priore <strong>Giacomo Negri<\/strong>, come della Famiglia <strong>Moro<\/strong>, di trasportarne il culto nella chiesa, fabbricando ad onore della santa una pi\u00f9 decente cappella. Ci\u00f2 eseguito, perch\u00e9 si aumentasse la venerazione verso l&#8217;illustre vergine, procurarono con forti maneggi di ottenere il sacro corpo d\u2019essa, che riposa nella <em>Chiesa del Monastero di Sant\u2019Antonio di Torcello<\/em>, e gi\u00e0 ne avevano ottenuta Bolla Apostolica di permissione, ma ci\u00f2 risaputosi dal Consiglio di Dieci, viet\u00f2 con rigoroso decreto nell\u2019anno 1442, che non dovesse rimuoversi il sacro deposito dall\u2019 antico sepolcro, ma anzi continuar dovesse in custodia delle monache torcellane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo ci\u00f2 la confraternita, che quantunque istituita sotto gli auspici della Madre di Dio, non si aveva per\u00f2 stabilito per titolo da solennizzarsi veruno dei misteri dell\u2019ammirabile di lei vita, nel giorno 4 di agosto dell\u2019anno 1493 dichiar\u00f2 sotto il titolo dell\u2019Immacolata Concezione per sua protettrice e padrona la Vergine Santissima, ed ottenutane nel giorno 20 di settembre dal Consiglio dei Dieci una piena confermazione, cominciarono nell\u2019 anno stesso a celebrarne con grandiosa pompa la prima solennit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una tanta piet\u00e0 allettando i fedeli ad ascriversi nella devota unione, fece accrescere di tanto il loro numero, che si rese incapace l\u2019ospizio ad accoglierli nelle loro devote funzioni; onde si determinarono i Rettori della Scuola di piantarlo con nuova magnifica fabbrica nel dilatato sito, in cui fondato prima avevano l\u2019ospedale. Disposte dunque al ricovero dei poveri confratelli altre case in un sito, che si chiama <em>Corte della Misericordia<\/em>, eressero con facolt\u00e0 avuta nell\u2019anno 1498 dal Consiglio di Dieci un magnifico ospizio, di cui ne diede il modello il celebre Architetto Giacomo Sansovino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre trent\u2019anni furono consumati nella fabbrica del sontuoso luogo, in cui con festoso apparato fu celebrata la prima messa nel giorno 8 di dicembre dell\u2019anno 1532, intervenendo alla solennit\u00e0 della sacra funzione il Doge <strong>Nicol\u00f2 da Ponte<\/strong> coll\u2019accompagnamento del Senato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque per\u00f2 il nuovo ospizio fosse con tanta nobilt\u00e0 fabbricato, tuttavia le sacre reliquie, delle quali \u00e8 abbondantemente ricca la Scuola, si custodivano nell\u2019antico luogo delle radunanze, donde solo nell\u2019anno 1589 con pomposa processione furono tradotte all\u2019altare del nuovo ospizio, ove con venerazione sono conservate insieme con altre acquistate nei tempi posteriori, delle quali tutte questo \u00e8 l\u2019indice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una spina della corona del Redentore famosa gi\u00e0 per molti miracoli nel Regno della Morea, donde la trasfer\u00ec a Venezia <strong>Paolo Friuli<\/strong> patrizio veneto, e dopo la morte di esso <strong>Samaritana<\/strong> di lui moglie con pio legato la don\u00f2 alla Scuola nell\u2019anno 1593. Porzioni della Croce, della Colonna, della Porpora, e del Sepolcro del Nostro Redentor Ges\u00f9 Cristo. Porzione del Velo di Maria Vergine. Un osso di San Venereo Martire, il di cui corpo fu condotto a Venezia, e collocato nella <em>Chiesa di Sant\u2019 Agnese<\/em> nell\u2019anno 1379. Porzioni d&#8217; ossa dei Santi Apostoli Paolo, Andrea e Matteo, e di molti altri Santi Martiri e Confessori dispose in nobili reliquiari d&#8217;argento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deve si annoverava fra le pi\u00f9 riguardevoli reliquie anche una devotissima immagine della Madre di Dio, dipinta (come costa da antichi documenti) gi\u00e0 in Gerusalemme nell\u2019anno 421, e poi rinnovata dal Santo Pittore e Monaco <strong>Lazzaro<\/strong>, il quale quantunque per ben due volte abbia dovuto tollerare il tormento di sentirsi abbruciare le mani con lastre infuocate, pure ricuperato per miracolo l\u2019uso d\u2019esse, continu\u00f2 a ristorare tutte le sacre immagini deturpate , e guaste dall&#8217; empiet\u00e0 degli iconoclasti. Fu poi portata questa sacra immagine alla citt\u00e0 di Corone, e l\u2019anno 1499, essendo caduta quella infelice citt\u00e0 nelle mani dei Turchi, fu concessa agli Schiavi Cristiani, fra i quali oper\u00f2 molti miracoli. Ripreso Corone nell\u2019anno 1665 dall\u2019esercito dei Veneziani, fu la venerabile immagine per divozione di un pio uomo chiamato <strong>Domenico Luigi<\/strong> adornata con ricchi abbellimenti, e trasportata a Venezia fu donata alla <em>Scuola di Santa Maria di Misericordia<\/em>, ove riverentemente si custodisce. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della scuola (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella stanza terrena sopra l&#8217;altare vi \u00e8 in mezzaluna la <em>Santissima Trinit\u00e0<\/em>, e diversi angeli di <strong>Matteo Ponzone<\/strong>. La tavola dell&#8217;altare con <em>Maria, che riceve sotto il manto alcuni confratelli<\/em>, era di <strong>Paolo Veronese<\/strong>, ma fu restaurata dal <strong>Padovanino<\/strong>, che vi aggiunse appiedi un bel angioletto; fu intagliata da <strong>Agostino Caracci<\/strong>. Sul primo ramo della scala la mezzaluna a parte sinistra con un&#8217;opera della misericordia \u00e8 di <strong>Paolo Pagano<\/strong>. Da un lato poi della scala vi \u00e8 <em>Mos\u00e8, che fa scaturire l&#8217;acqua<\/em>, d&#8217;<strong>Antonio Pellegrini<\/strong>. Dirimpetto vi \u00e8 il <em>Castigo dei Serpenti<\/em> di <strong>Ambrogio Bono<\/strong>. Dalle parti di un Crocifisso vi \u00e8 l&#8217;<em>Annunziata<\/em>, di <strong>Gregorio Lazarini<\/strong>. Segue la <em>fuga in Egitto<\/em> del detto, e sopra una porta in faccia vi \u00e8 un angelo pure dello stesso autore. Vi \u00e8 poi la <em>Strage degli innocenti<\/em> d&#8217;<strong>Antonio Zanchi<\/strong>. E in faccia una storia sacra del <strong>Bono<\/strong> suddetto. In un altro volto l&#8217;opera della misericordia di visitare i carcerati \u00e8 di <strong>Francesco Pittoni<\/strong> e l&#8217;albergare i pellegrini del Cav. <strong>Bambini<\/strong>. L&#8217;albergo della scuola \u00e8 dipinto tutto da <strong>Domenico Tintoretto<\/strong> con varie rappresentazioni, e ritratti. (2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La confraternita in essa raccolta era una delle sei cos\u00ec dette grandi della citt\u00e0; e grandi rendite invero essa aveva, tutte impiegavate in opere pie. Per tacere di molte altre, maritava ogni anno sessanta donzelle, la met\u00e0 con trenta ducati e l&#8217;altra, met\u00e0 con dieci ducati di dote. Nel giorno di Pasqua liberava i carcerati per debiti che non avessero oltrepassato i 240 ducati. Ma espilata prima nei rivolgimenti del 1797, indi soppressa nel 1807 rimase il suo locale ad uso di magazzino. In addietro la sua stanza terrena era adorna di marmi e di statue, e l&#8217;albergo superiore era tutto dipinto da <strong>Domenico Tintoretto<\/strong>. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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