{"id":25513,"date":"2017-08-20T18:51:21","date_gmt":"2017-08-20T18:51:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25513"},"modified":"2026-01-11T13:35:38","modified_gmt":"2026-01-11T13:35:38","slug":"parrocchia-di-san-pietro-di-castello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25513","title":{"rendered":"Parrocchia di San Pietro di Castello"},"content":{"rendered":"<div data-zoom=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/DSC_0105m2-1-scaled.jpg\" class=\"zoom\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/DSC_0105m2-1-scaled.jpg\"><\/div>\n<p><em>Parrocchia di San Pietro di Castello dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. Venezia 1821<\/em><\/p>\n<h3>Parrocchia di San Pietro di Castello&nbsp;<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;isola ove sorge la chiesa, si chiamava <em>Olivolo<\/em>, forse perch\u00e8 aveva la figura di un&#8217;oliva, o piuttosto perch\u00e8 anticamente vi germogliavano degli olivi. Perci\u00f2 i primi vescovi qui residenti si chiamavano <em>Olivolensi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La denominazione di Castello, che vi \u00e8 aggiunta, si reputa procedente dai ruderi di antico Castello, forse di costruzione romana, che si dicono qui rinvenuti. Sembra per\u00f2 verosimile, che questo nome sia derivato dalla muraglia di fortificazione ivi eretta sotto il Doge <strong>Pietro Tribuno<\/strong>, intorno al 906. Questa opinione trova appoggio nella circostanza, che <strong>Enrico Contarini<\/strong>, vescovo di questa chiesa, fu il primo che s&#8217;intitol\u00f2 <em>Castellano<\/em> nel 1091, e quindi dopo la erezione di quel forte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima chiesa, in questa localit\u00e0, si dice fondata nel V secolo dalla famiglia <strong>Samacali<\/strong>, poi chiamata <strong>Caotorta<\/strong>, abitante nella contrada; era sacra ai Santi Sergio e Bacco, dei quali si custodiscono tuttavia le spoglie mortali. Nel 774 venne riedificata in maggiore estensione, dedicata a San Pietro Apostolo, ed eretta in Cattedrale. Il vescovo <strong>Orso Participazio<\/strong>, figlio di <strong>Angelo<\/strong>, primo Doge in Rialto, la condusse a compimento, e la consacr\u00f2 nel 30 Maggio 841.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei secoli successivi fu restaurata pi\u00f9 volte, e alla fine riedificata nell&#8217;attuale sua forma per cura dei patriarchi <strong>Priuli<\/strong>, e <strong>Tiepolo<\/strong>. Il patriarca <strong>Cornaro<\/strong> la consacr\u00f2 nuovamente nel 2 Settembre 1642.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cattedra vescovile, eretta nel 774, vi si mantenne sino al 1451, alla quale epoca, soppresso il patriarcato di Grado, divent\u00f2 patriarcale, primaziale e metropolitana. In questa condizione rimase sino al 1807, nel quale anno la cattedra fu trasferita di fatto nella Basilica di San Marco, traslazione dappoi sancita con bolla papale del 1816, placitata dall&#8217;imperatore <strong>Francesco I<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tempio vasto e magnifico, di stile palladiano, costrutto nel 1621, architetto <strong>Giovanni Grapiglia<\/strong>. Facciata d&#8217;ordine composito, architetto <strong>Francesco Smeraldi<\/strong>. E&#8217; decorato di buone pitture e di qualche scultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella concentrazione delle parrocchie, praticata nel 1810, si aggiunse a questa una frazione di quella di San Biagio, allora soppressa. Nel circondario attuale di questa parrocchia, sussistono le chiese seguenti:<\/p>\n<p><em>San Francesco di Paola<\/em> &nbsp;<br \/>\n<em>San Giuseppe<\/em> &nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La giurisdizione di questa parrocchia si stende anche sull&#8217;Oratorio di Santa Maria Assunta nella vicina Isola delle Vignole, che \u00e8 fuori della citt\u00e0. La parrocchia stessa esercita pure qualche diritto sull&#8217;Isola di San Servilio, o San Servolo. Una volta il suo circondario abbracciava anche il Lido, e i due Lazzaretti, vecchio, e nuovo; ma queste frazioni furono smembrate quando, nel 1625, si eresse la parrocchia di Santa Maria Elisabetta del Lido, cui ora appartengono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzi la soppressione avvenuta sotto il governo italiano, nei primi anni dell&#8217;Ottocento, molte altre chiese esistevano in questa parrocchia di San Pietro e cio\u00e8<\/p>\n<p><em>Santa Maria delle Vergini<\/em>&nbsp; (demolita)<br \/>\n<em>San Daniele<\/em>&nbsp; (demolita)<br \/>\n<em>Sant&#8217;Anna<\/em> (secolarizzata)<br \/>\n<em>San Gioacchino<\/em> (secolarizzata)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste chiese, i rispettivi conventi, ed altri stabilimenti cui erano annesse, vennero atterrati per formare l&#8217;area dei pubblici giardini<\/p>\n<p><em>San Domenico<\/em><br \/>\n<em>San Nicol\u00f2<\/em><br \/>\n<em>Concezione di Maria Vergine detta delle Cappuccine<\/em><br \/>\n<em>Sant&#8217;Antonio Abate<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Chiesa di San Domenico erano tumulati molti personaggi illustri, fra i quali ebbe onorevole sepoltura anche la celebre letterata <strong>Cassandra Fedele<\/strong>. Qui prese l&#8217;abito dell&#8217;ordine dei Predicatori <strong>Pier-Francesco Orsini<\/strong>, assumendo il nome di <strong>Vincenzo Maria<\/strong>, il quale salito poi nel 1724 al soglio pontificio si chiam\u00f2 <strong>Benedetto XIII<\/strong>, papa di altissima rinomanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Chiesa di San Antonio Abate si trovava il monumento del celebre <strong>Vittore Pisani<\/strong>, con la sua statua, che dopo il 1807 fu trasportato nel Regio Arsenale, ed eretto nella<em> Sala d&#8217;armi<\/em> del piano superiore.<\/p>\n<p><strong>Patriarcato<\/strong><\/p>\n<p>Adiacente alla Chiesa di San Pietro sorgeva un vasto edificio, gi\u00e0 residenza del vescovi, poi dei patriarchi, e poi convertito in caserma ad uso della marina.<\/p>\n<p><strong>Punta di Quintavalle<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 uno spazio che forma l&#8217;estremit\u00e0 meridionale dell&#8217;Isola di Castello Olivolo. Molto si \u00e8 detto sulla procedenza di tale denominazione; \u00e8 per\u00f2 verosimile che questa localit\u00e0, essendo la pi\u00f9 remota di Venezia, si sia chiamata <em>Quindavalle o Quinavalle<\/em> perch\u00e9 questa voce, nella lingua italiana dei secoli di mezzo, si usava per esprimere <em>la gi\u00f9 basso, ma alquanto lontano<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vocabolo <em>Quinavalle<\/em> o <em>Quindavalle<\/em> fu poi agevolmente trasformato in <em>Quintavalle<\/em>. Si dice fosse ivi domiciliata una famiglia <strong>Quintavalle<\/strong>, da cui si vuole dato il nome al sito; ma potrebbe anche la famiglia medesima averlo preso dalla localit\u00e0, come spesso avveniva nei secoli addietro. Lasciata l&#8217;Isola di Castello Olivolo, e attraversato il rio che la separa dal rimanente della citt\u00e0, si trova<\/p>\n<p><strong>Collegio di Marina<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo stabilimento si trovava collocato nel gi\u00e0 soppresso convento di Sant&#8217;Anna, ove era un cenobio di monache benedettine. Era destinato alla istituzione de cadetti della marina, che venivano iniziati a coprire i posti di ufficiali in quel corpo: diretto da un ufficiale superiore di marina, \u00e8 provveduto di scelti professori: vi si trovano costantemente circa 50 alunni. Tanto questo collegio, come la casa di educazione per i sotto-ufficiali, della quale si parler\u00e0 descrivendo la parrocchia di San Francesco della Vigna, venivano mantenuti dallo stato.<\/p>\n<p><strong>Salesiane<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il convento di San Giuseppe gi\u00e0 ad uso di suore agostiniane, fu al principio dell&#8217;Ottocento concesso dal governo ad una societ\u00e0 religiosa di monache salesiane, che si prestava con merito segnalato alla educazione di donzelle.<\/p>\n<p><strong>Pubblici Giardini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorgono questi nel vasto spazio che finisce in una punta sulla laguna, spazio di gi\u00e0 occupato, come si disse, da chiese, conventi, ospitali e dal seminario ducale. Un decreto 7 Dicembre 1807 il governo italico destin\u00f2 quel terreno all&#8217;erezione dei pubblici giardini: demoliti quindi tutti i fabbricati ivi esistenti, si piantarono i giardini con disegno del <strong>Selva<\/strong>, e presero la forma che tuttora conservano. Alcuni ornamenti vi furono aggiunti sotto l&#8217;occupazione austriaca, una privata societ\u00e0 vi fece costruire magnifica scuola di equitazione con buon maestro, e fini cavalli da maneggio.<\/p>\n<p><strong>Punta di Sant&#8217;Antonio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;estremit\u00e0 meridionale dei pubblici giardini portava l&#8217;antico nome di <em>Punta di Sant&#8217;Antonio<\/em>, perch\u00e8 ivi appresso sorgeva una chiesa intitolata a quel santo abate, annessa ad un cenobio di canonici regolari. Vicino al cenobio era l&#8217;Ospizio dei marinari invalidi, al quale apparteneva la Chiesa di San Nicol\u00f2 di Bari. Quella punta si chiamava anche <em>Motta<\/em>, per la sua elevazione.<\/p>\n<p><strong>Strada Nuova ai Giardini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conseguenza del suaccennato decreto italiano, venne coperto di lunga v\u00f2lta quel tronco del <em>Rio di Castello<\/em> che si stendeva dal <em>Ponte Nuovo<\/em>, detto della <em>Veneta Marina<\/em>, sino oltre il punto d&#8217;ingresso ai suddetti giardini, e si form\u00f2 cos\u00ec la strada nuova conducente ad essi giardini, lunga circa 250 passi veneti.<\/p>\n<p><strong>Ponte della Catena<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ponte era di legno, e sostenuto da catene onde poterlo alzare in caso di bisogno pel passaggio delle barche destinate ad entrare nel vicino <em>Rio della Tan<\/em>a. Nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, venne ricostruito in marmo, e prese il nome di <em>Ponte Nuovo<\/em>: si chiama per\u00f2 <em>Ponte della Veneta Marina<\/em>, per l&#8217;adiacente bottega di caff\u00e8 cos\u00ec intitolata.<\/p>\n<p><strong>Feste Veneziane<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa di San Pietro ricorda uno di quegli avvenimenti che sembrano accompagnare l&#8217;adolescenza delle nazioni, e che manifestano la ferocia degli offensori, l&#8217;energia degli offesi, lo spirito e la condizione dei tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli antichi Messeni, violando le belle spartane raccolte nel tempio di Diana per celebrare i sacri misteri, accesero la terribile messenica guerra, che innaffi\u00f2 il suolo greco di tanto sangue. Il <em>Ratto delle Sabine<\/em> segn\u00f2 l&#8217;epoca della fondazione di Roma, sviluppando il violento carattere del popolo che si proponeva la conquista dell&#8217;universo. Venezia, nascente in Rialto, d&#8217;uopo aveva d&#8217;abitanti: per\u00f2 il Governo, ben lungi d&#8217;imitare e Greci, e Romani, e di seguir la politica del senato di Sparta che autorizz\u00f2 con decreto l&#8217;adulterina generazione dei Parteni, saviamente dispose pi\u00f9 retti provvedimenti onde rendere popolosa la capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prese quindi ogni cura di promuovere e proteggere i matrimoni, e di segnalare la santit\u00e0 delle nozze colla pi\u00f9 splendida magnificenza. Sino da primi, tempi si destinarono il tempio di San Pietro, e il giorno della Purificazione di Maria Vergine, ricorrente il 2 Febbraio, per consacrare gli sponsali di questi abitanti; per la qual cosa la maggior parte del matrimoni contemporaneamente, e nella chiesa medesima celebrandosi ogni anno, diedero origine ad una festa nazionale di commovente amist\u00e0, e di brillante esultanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per innalzare a pi\u00f9 alto decoro tal festa, fu poi decretato, che 12 fanciulle distinte per saviezza e avvenenza, annualmente prescelte fra le famiglie povere, si dotassero dallo stato, e ricoperte di candide vesti e d&#8217;ampio velo sul capo, fossero presentate all&#8217;altare dal Doge con tutto lo splendore della sua dignit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Regnante <strong>Candiano II<\/strong>, o come vogliono alcuni, <strong>Candiano III<\/strong>, cio\u00e8 fra l&#8217;anno 932 e il 942, spuntato il sole, che illuminar doveva la cerimonia, tutti erano devotamente nella cattedrale riuniti, quando alcuni pirati dalle istriane coste venuti, e durante la notte appiattati a tergo dell&#8217;Isola di Castello Olivolo, sbucando da lor nascondigli invasero a mano armata la chiesa, rapirono a piedi dell&#8217;altare le spose e le arcelle che racchiudevano il corredo delle medesime, e gettato confusamente il tutto nei loro navigli fuggirono a piene vele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuna resistenza opporre potevano gli astanti dall&#8217;improvviso assalto atterriti: ma il Doge intrepido, troncato ogni indugio, esce dal tempio coi giovani sposi, e con i pi\u00f9 coraggiosi, scorre le vie, i cittadini chiamando a vendicare l&#8217;oltraggio. Formato rapidamente uno stuolo di armati, vi si pone alla testa, s&#8217;imbarca, e va in traccia dei rapitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Li raggiunge a Caorle, ove, presa terra, si disputavano la divisione della preda. Col\u00e0 sorpresi li attacca con gagliardia, li combatte, li uccide, e ne getta i cadaveri al mare onde privarli persino dell&#8217;onore del sepolcro. Il campo della battaglia si felicemente agitata prese il nome, che tuttora conserva, di <em>Porto delle Donzelle<\/em>. Ricuperate spose ed effetti, tutti tornarono a Venezia in trionfo, e la generale esultanza aggiunse nuovo lustro al compimento dei sacri riti, e al rendimento di grazie verso l&#8217;Altissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per conservare memoria di s\u00ec famoso successo, i <em>casselleri<\/em> (fabbricanti di casse) che somministrato avevano sull&#8217;istante il nerbo di quelle forze, chiesero in grazia, il Doge visitasse ogni anno, nel giorno appunto della Purificazione di Maria Vergine, la chiesa di Santa Maria Formosa, nella cui parrocchia erano stabiliti. Scosso da meraviglia per la moderazione della domanda, il Doge mise scherzosamente in campo qualche difficolt\u00e0, dicendo: e se piovesse? <em>noi vi daremo cappelli onde coprirvi<\/em>, risposero: E se avessimo sete? <em>vi daremo da bere<\/em>. Soddisfatto il Doge da tanta semplicit\u00e0, concesse la grazia: cos\u00ec ebbe principio la visita che nel suddetto giorno il capo della Repubblica, dopo la celebrazione dei matrimoni, faceva annualmente alla chiesa di Santa Maria Formosa, nella quale circostanza il pievano gli offriva in nome dei parrocchiani, alcuni cappelli di paglia, qualche bottiglia di malaga, e degli aranci. Questa festa fu intitolata delle Marie, forse pel giorno sacro a Maria in cui ricorreva, o forse perch\u00e9 molte spose portavano della Beata Vergine il nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si celebrava nel primi tempi con lauta pompa per otto giorni continui, nel corso dei quali le spose, magnificamente ornate, giravano per la citt\u00e0; lo che diede argomento all&#8217;ingegno d&#8217;illustri letterati di comporre fioritissime descrizioni sotto il titolo di <em>Ludi Mariani<\/em>. Continuamente aumentando il dispendio per quelle feste, adott\u00f2 il governo nel 1272 di limitare il numero delle spose, riducendole da 12 a 4, poi a 3: finalmente scomparsa l&#8217;antica modestia, cominci\u00f2 introdursi qualche disordine che adombrava la santit\u00e0 della cerimonia, per cui alle donzelle furono sostituiti dei simulacri onde rappresentarle, lo che diede causa alle derisioni, e ad altra natura d&#8217;inconvenienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopravvenuta intanto la guerra di Chioggia che occupava la nazione di pi\u00f9 gravi sollecitudini, si soppressero nel 1379 i <em>Ludi Mariani<\/em>, n\u00e9 pi\u00f9 vennero ristabiliti; continuarono peraltro sino alla fine del governo aristocratico, nel giorno prestabilito, la consueta visita annuale del Doge alla chiesa di Santa Maria Formosa, e la offerta che gli faceva il pievano.<\/p>\n<p><strong>Visita al Monastero delle Vergini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine del secolo XII, si eressero nei contorni dell&#8217;Isola di Castello una Chiesa intitolata a Maria Vergine, e l&#8217;adiacente cenobio, nel quale entrarono alcune suore prendendo l&#8217;abito di Sant&#8217;Agostino, e si chiamarono Le Vergini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Doge e il governo avendo sostenuta la spesa di quel sacro stabilimento, ne rimase il patronato al governo medesimo, per cui ogni nuova abbadessa riceveva dal Doge la investitura della sua dignit\u00e0, nella quale cerimonia esso doge le poneva in dito un anello d&#8217;oro che ella portava durante la vita. Inoltre si decret\u00f2, che nel giorno primo maggio di ogni anno, il Doge con la signoria visitasse la chiesa, e dopo l&#8217;ufficio divino, anche le suore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quella occasione l&#8217;abbadessa, pomposamente vestita, recitava elegante discorso, e regalava il Doge di un ricco mazzo di fiori con manico d&#8217;oro, e guernito di merletti veneziani. Altri fiori si distribuivano al corteggio del principe, il quale poi con benigne parole si congedava. Questo anniversario continu\u00f2 sino alla fine della Repubblica. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parrocchia di San Pietro di Castello dall&#8217;Iconografia delle trenta Parrocchie &#8211; Pubblicata da Giovanni Battista Paganuzzi. 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