{"id":25330,"date":"2017-08-11T06:54:27","date_gmt":"2017-08-11T06:54:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25330"},"modified":"2017-08-11T07:09:36","modified_gmt":"2017-08-11T07:09:36","slug":"chiesa-e-monastero-di-santa-maria-della-consolazione-vulgo-della-fava","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25330","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di Santa Maria della Consolazione vulgo della Fava"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa di Santa Maria della Consolazione vulgo della Fava. Monastero di Preti dell&#8217;Oratorio di San Filippo<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong> <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Fu studio particolare della civile e ricca Famiglia Amadi, il procurare per quanto poteva l\u2019aumento del culto verso la gran Madre di Dio. A tal oggetto espose essa alcune immagini della Santissima Vergine sopra dei muri di case private, in vista della pubblica strada, onde pi\u00f9 agevolmente si eccitasse la divozione dei passeggeri a riverirle. Dimostr\u00f2 con pi\u00f9 di un contrassegno Maria Santissima di gradire il pio affetto, e fece che una di queste immagini affissa non lungi dalla casa di essa famiglia, nella parrocchia di San Leone, risplendesse per molti ed illustri miracoli. Divulgatasi la fama di tante prodigiose grazie ottenute, perch\u00e9 ci\u00f2 non fosse creduto un fanatismo del volgo, comand\u00f2 prudentemente nell\u2019anno 1480 Maffeo Gerardi, patriarca dl Venezia, che se ne formasse severo processo, in cui per certa deposizione di accreditati testimoni, fu rilevata la verit\u00e0 delle miracolose guarigioni ottenute. Accresciuta dunque essendosi dopo ci\u00f2 la divozione del popolo, Luigi Amadi, ed Angelo di lui nipote, assistiti da Francesco Diedo, Francesco Zen, e Marco Soranzo pii Patrizi, ricorsero al patriarca Gerardi per impetrare la facolt\u00e0 d\u2019innalzare un oratorio, ove la sacra immagine fosse decentemente riposta, obbligandosi unitamente di mantenervi per la decente ufficiatura due sacerdoti, i quali senza cura alcuna di anime, dovessero, insieme con la cappella, dichiararsi esenti da qualunque soggezione della contigua chiesa parrocchiale. Assent\u00ec all\u2019istanza il buon patriarca, e con suo decreto segnato nel giorno 10 di novembre 1480, permise dipendentemente dall\u2019oblazioni esibite, l\u2019erezione della cappella, di cui fra gli altri istitu\u00ec perpetui procuratori tutti i discendenti dalla famiglia Amadi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Ottenuta dunque la permissione dell\u2019ordinario, fu eretta coll\u2019elemosine offerte dai devoti una cappella, non molto grande, ma ben ornata, che dal vicino ponte, detto delle Fave, fu denominata la chiesa della Madonna della Fava, in cui fu trasportata, e decorosamente riposta la prodigiosa immagine. Rinunziarono poi dopo alquanto tempo al carico assuntosi i procuratori della cappella, consegnandone le chiavi in mano del patriarca Antonio Contarini: perloch\u00e8 la provvidenza del dominio nell\u2019anno 1515, eccit\u00f2 lo zelo del patriarca stesso a dovere, quanto pi\u00f9 presto fosse possibile eleggere procuratori idonei al governo e custodi dei denari, robe, e beni di detta cappella. Non manc\u00f2 alla propria piet\u00e0 il zelante prelato, e nel giorno 5 di luglio dello stesso anno destin\u00f2 tre nobili, e due cittadini alla custodia di essa cappella, ed amministrazione dei beni, riservandosi la facolt\u00e0, in caso di vacanze, di sostituire altri procuratori il che fu esattamente osservato anche dai patriarchi successori. Per la diligenza dunque dei procuratori, essendosi accresciuto il culto e la divozione verso la sacra immagine, Giovanni Trevisano patriarca concesse nell\u2019anno 1572, che a solo oggetto di adorazione potesse all\u2019altare di detta cappella conservarsi in decente tabernacolo l\u2019eucaristico sacramento, che vi fu per la prima volta riposto nel giorno 2 di luglio per mano dello stesso patriarca; di cui permissione fu poi da Giulio Superchio vescovo di Caorle nel giorno 12 di maggio dell\u2019anno susseguente solennemente consacrata la chiesa dedicata a Maria Vergine della Consolazione, sotto il titolo della sua Visitazione a Santa Elisabetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Diede nuovo eccitamento alla divozione dei fedeli verso questa chiesa l\u2019apostolica liberalit\u00e0 del pontefice Gregorio XV, il quale nell\u2019anno 1621 ne dichiar\u00f2 privilegiato l\u2019altare, e poi nell\u2019anno susseguente concesse plenaria indulgenza a chi nel giorno del mistero titolare, cio\u00e8 della Visitazione di Maria Vergine, visitasse la chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Continuarono in tanto sacerdoti secolari, eletti dai procuratori, ad ufficiare la chiesa con titolo di cappellani, l\u2019ultimo dei quali fu Ermanno Stroissi, piissimo sacerdote veneto, sostituito a Pietro Armanno ancor vivente, il quale dopo aver per oltre trentacinque anni con esemplare piet\u00e0 assistito alla chiesa, finalmente consumato dalle fatiche, e dagli anni chiese, ed impetr\u00f2, che li fosse assegnato per coadiutore il soprallodato Ermanno, di cui conosceva a fondo la virt\u00f9. Destinato dunque questo per cappellano attese con fervore, non solo al decoro della chiesa, ma ancora al bene spirituale dei prossimi, nei quali santi esercizi si acquist\u00f2 due illustri compagni, Agostino Nani, gi\u00e0 Senatore riguardevole, e poi piissimo sacerdote, e Giovanni Battista Bedetti, condotto dal piccolo castello di San Marino a Venezia dalla divina provvidenza, che ivi lo destinava ad adempire i suoi disegni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Raccolti in una casa con concorde volont\u00e0 questi tre esemplarissimi sacerdoti, pensarono ad introdurre in Venezia il soave ed utile istituto dell\u2019oratorio, fondato da San Filippo Neri, ed ottenutane nel giorno 10 di giugno dell\u2019anno 1662 la pubblica permissione dal senato, ricorsero poi all\u2019autorit\u00e0 del patriarca Giovanni Francesco Morosini, perch\u00e9 loro permettesse il fondare in Venezia una congregazione dell\u2019Oratorio. Pens\u00f2 saviamente il prelato, che la nuova fondazione avesse ad essere non solo di decoro alla citt\u00e0, ma di vantaggio ancora alle anime della sua greggia. Perci\u00f2 di buon animo concorse ad accordare quanto chiedevano: concessione che fu poi confermata nel giorno 21 di novembre dell\u2019anno 1674 dall\u2019apostolica autorit\u00e0 di Clemente X, che arricchita la nuova Congregazione di molti privilegi, la dichiar\u00f2 soggetta alla giurisdizione dei patriarchi di Venezia. Frattanto continuava in riguardo alla chiesa la soprintendenza dei procuratori, dei quali gli ultimi furono Marin Grimani, figlio di Almor\u00f2, e Giovanni Battista Corner, figlio di Tommaso, senatori illustri, ed affezionatissimi all\u2019istituto di San Filippo; il primo dei quali dopo una vita esemplare nel secolo, si fece figlio di San Filippo nella congregazione dell\u2019oratorio di Brescia, ed il secondo sotto la spirituale disciplina del soprallodato P. Giovanni Battista Bedetti, risplendette nello stato di secolare con virt\u00f9 da religioso, e santamente nell\u2019anno 1709 pass\u00f2 al signore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Sino ai principi del susseguente secolo XVIII dimorarono i pii sacerdoti, e gli altri pure, che si aggregarono alla nascente congregazione, in angustissima casa, esercitando nella ristretta loro chiesa le sacre funzioni, e gli esercizi dell\u2019istituto con grave incomodo loro, e con dispiacere del popolo, che frequente vi accorreva. Onde nell\u2019anno primo del secolo pensarono alla nuova fabbrica di una pi\u00f9 spaziosa chiesa, ed alla dilatazione pure della casa, resa ormai incapace di contenerli. Ottenutane dunque la pubblica permissione, intrapresero prima l\u2019erezione della chiesa, nei di cui fondamenti con solenne funzione pose la prima pietra benedetta nel giorno 5 di agosto 1705 Giovanni Badoaro patriarca di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Si lavor\u00f2 un decennio nella struttura della nuova chiesa, in cui si celebr\u00f2 la prima messa da Domenico Sonzonio, prete dell\u2019oratorio, nel giorno 11 di dicembre dell\u2019anno 1715, e fu poi arretrata l\u2019antica cappella per render pi\u00f9 spaziosa la piazza avanti la nuova chiesa. Venne poi questa nel decorso adornata di ben intesi altari, e di grandioso tabernacolo, formato di preziosi marmi. Ma il maggior suo decoro lo riconosce dall\u2019abbondanza, e qualit\u00e0 delle reliquie ad essa donate. Due frammenti del prezioso legno della Santissima Croce, dei quali fu provata l\u2019identit\u00e0 col tormento del fuoco; alquanti capelli della Vergine Madre di Dio, ed un piede incorrotto del gran martire San Mamante, reliquie trasportate da Candia a Venezia nella funesta perdita di quella citt\u00e0. Furono dal doge Francesco Morosini, gi\u00e0 capitan generale in quell\u2019infelice regno, donate alla pia matrona Regina Giustinian Morosini sua cognata, e per di lei offerta passarono nell\u2019anno 1690 a questa chiesa approvate poi dal soprallodato patriarca Badoaro, perch\u00e9 esporre si potessero alla pubblica venerazione. Egualmente prezioso dono fece nell\u2019anno 1693 lo stesso doge ai sacerdoti del veneto oratorio, concedendo loro una intera sacra spina della corona del redentore, tratta essa pure di Candia, acciocch\u00e8 non fosse profanata dai barbari. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> La pala del primo altare, esprimente Sant\u2019Anna e la Beata Vergine \u00e8 bella opera di Giambattista Tiepolo. Si Osserva alla scelta delle linee nella composizione totale; osservazione che pur dovr\u00e0 farsi sul maggior numero delle pale di questa chiesa eseguite nella quinta epoca pittorica che, come altrove si \u00e8 detto, aspirava a dar grande armonia alle opere merc\u00e8 le linee ben combinate, n\u00e9 rimaneva contenta di gruppi staccati senza relazione all\u2019unit\u00e0 generale. E quanto poco cost\u00f2 a Tiepolo nella pala presente il raggiungere siffatta armonia ed un avanti-indietro si dotto! Le bianche vesti della vergine fanciulla staccano affatto il volto della Sant\u2019Anna; li angeli posti in penombra nell\u2019alto e lumeggiati solo di una luce riflessa lasciano il fulgore della luce pi\u00f9 viva alla Vergine che perci\u00f2 spicca sovra ogni altro oggetto, restando San Gioachino in atto di adorare i misteri che si stanno compiendo tutto nell\u2019oscuro in disparte; Per tali pregi, e per un certo amoroso colorito vuol essere notata la pala dell&#8217;altar susseguente colla Visitazione di Sant\u2019Elisabetta, opera di Jacopo Amigoni. Scioglie Maria il labbro al Magnificat: la Sant\u2019Elisabetta venera i sublimi sensi che escono dalla bocca della madre dell\u2019Altissimo; San Giuseppe genuflesso \u00e8 preso da un senso di ammirazione. Questo quanto all\u2019 espressione; quanto poi al magistero di quelle pieghe rade e grandiose; quanto ad ottener il distacco pi\u00f9 compiuto di ogni cosa colle tinte pi\u00f9 leggere sono considerazioni che l\u2019artista non preterir\u00e0 certamente dinanzi a pala si graziosa, e, se privo dei pregiudizi sar\u00e0 inteso ad accogliere il bello da tutto, abbandonando i difetti e le necessarie conseguenze delle opere umane un profitto certo ricaver\u00e0 anche da questa e dalle opere somiglianti del secolo trascorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Giambattista Cignaroli fece la tavola del terzo altare con Nostra Donna ed il Beato Gregorio Barbarigo. Il secolo trascorso tanto protei forme nei suoi assunti, altro ottimo saggio offre di se stesso in questa pala del Cignaroli. Qual anima \u00e8 s\u00ec disgraziata da non sentire il morbido delle carni dei fanciulli e delle donne quivi raffigurati! Chi \u00e8 si ignaro da non riconoscere tosto l\u2019economia posta dal pittore nel mettere ritta la Vergine, genuflesso il Beato Gregorio che si toglie pi\u00f9 facilmente dalla tela, merc\u00e8 l\u2019acclito vestito di bianco che sta dopo di lui e si bene si unisce col gran piviale a tutto il resto degli astanti pei quali prega con tanto amore, che nella bocca di lui ne senti quasi la sommessa voce; e negli occhi ne vedi le lagrime? Cara opera! <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> La cappella maggiore bella per ottime proporzioni ed ornata vagamente fu eseguita col disegno di Giorgio Massari. All\u2019altro lato della chiesa la pala con Cristo in Croce \u00e8 una delle deboli fatture di Gregorio Lazzarini. Bella opera per\u00f2 \u00e8 la pala del secondo altare di Giambattista Piazzetta con Nostra Donna e San Filippo in atto di celebrare. Lo abbiamo gi\u00e0 detto altrove; Piazzetta esagerava, ma chi osserva le opere di lui con occhio imparziale alta scienza sapr\u00e0 trovarvi, nobili documenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Nell\u2019ultimo altare da Domenico Vicari si fece recentemente la pala con San Sebastiano Valfr\u00e8 che esercita opere di piet\u00e0 verso i poverelli. Certo gran ricchezze pose il Vicari a trarre ogni cosa dal vero. Peccato che il desio delle ricerche particolari, cosi comune al nostro tempo, faccia dimenticare i grandi assunti generali s\u00ec nella combinazione delle linee e s\u00ec nella disposizione delle tinte! <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Giuseppe Bernardi, detto Torretto, esegu\u00ec finalmente le otto statue di marmo esprimenti i quattro dottori ed i quattro evangelisti e forse eseguiva gli altri superiori bassi rilievi con azioni di San Filippo. Dal 1. alla destra il santo si raffigura in contemplazione; dal 2. accinto a liberare un ossesso; dal 3. indirizzato da un angelo a Roma; dal 4. in estasi; dal 5. illuminato dallo Spirito 5anto; dal 6. prostrato al Battista; dal 7. moriente; dal 8. liberante un sommerso dalle acque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Bella \u00e8 la tavola di Jacopo Amigoni nella sacristia con Nostra Donna venerata da San Francesco di Sales. (2) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839). <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di Santa Maria della Consolazione vulgo della Fava. 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