{"id":25316,"date":"2024-10-03T06:22:12","date_gmt":"2024-10-03T06:22:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25316"},"modified":"2024-10-03T20:30:17","modified_gmt":"2024-10-03T20:30:17","slug":"chiesa-e-monastero-di-santantonio-abate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25316","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di Sant&#8217;Antonio Abate"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa di Sant&#8217;Antonio Abate. Monastero dei Canonici di San Salvatore e Ospedale dei marinai. <em>Chiesa, Monastero e Ospedale demoliti<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa, del monastero e dell&#8217;ospedale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quell\u2019estremo angolo della citt\u00e0, che per esser posto dirimpetto all\u2019<em>Isola di Sant\u2019Elena<\/em>, si chiamava punta di Sant\u2019Elena, concesse l\u2019autorit\u00e0 del maggior consiglio nell\u2019anno 1334, uno spazioso tratto di palude a <strong>Marco Catapan<\/strong>, e <strong>Cristoforo Istrego<\/strong> abitanti in Casello, con obbligo di riempierla di terra nello spazio di tre anni, sicch\u00e9 si rendesse abitabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adempirono l\u2019assunto obbligo i due cittadini, e <strong>Cristoforo Istrego<\/strong> avendo poco dopo sopra il terrapienato fondo costruita una casa di legno, l\u2019offr\u00ec in libero dono a <strong>Goto degli Abbati<\/strong> fiorentino, priore nella congregazione dei <em>Canonici Regolari di Sant\u2019Antonio di Vienna<\/em>, affinch\u00e9 in essa fondasse una chiesa, e monastero, sotto l\u2019invocazione del santo abbate suo particolare protettore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accett\u00f2 il priore la pia offerta, ed ottenutane prima la permissione da <strong>Niccol\u00f2 Morosini<\/strong> vescovo di Castello, dispose la fabbrica della nuova chiesa, nei di cui fondamenti pose la prima pietra benedetta <strong>Stefano<\/strong> dell\u2019ordine di Sant\u2019Agostino, <em>vescovo di Tiro<\/em>, e vicario generale del soprannominato <strong>Niccol\u00f2<\/strong> <em>vescovo di Castello<\/em>, nel giorno solenne di tutti i Santi, correndo l\u2019anno del Signore 1346. Benedisse poi il cimitero, e fece, che il nuovo priore <strong>Goto<\/strong> tutto l\u2019aspergesse d\u2019acqua benedetta, essendovi presente alle sacre cerimonie <strong>Aimone<\/strong>, maestro generale di tutto l\u2019ordine di Sant\u2019Antonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diedero riguardevoli soccorsi all\u2019intrapresa fabbrica <strong>Niccol\u00f2 Lion<\/strong> procurator di San Marco, e la famiglia <strong>Pisana<\/strong>; e ridotta poi a compimento la chiesa, ne eresse l\u2019esteriore facciata di ben lavorati marmi <strong>Pietro Grimani<\/strong> cavaliere gerosolimitano, e gran priore d\u2019Ungheria, figlio di <strong>Antonio<\/strong> gi\u00e0 doge di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Convien credere, che non molti anni dopo la fondazione del monastero, i canonici introdotti o l\u2019avessero abbandonato per la tenuit\u00e0 delle rendite, o si fossero in tale maniera rilassati nella regolare disciplina, che vi fosse necessaria una mano forestiera per governarli; si legge nei pubblici registri, che dal senato fino prima dell\u2019anno 1338 era stato destinato al governo del <em>Monastero di Sant\u2019Antonio di Vienna<\/em>, <strong>Antonio Gallina<\/strong> monaco di <em>San Benedetto nel Monastero di San Giorgio Maggiore<\/em>. Dagli stessi registri si rileva pure l\u2019antica consuetudine di lasciare, sotto pretesto di riverenza al santo abbate, vagare per la citt\u00e0 alcuni porci, che erano poi un particolare provento del priore; ma come da ci\u00f2, oltre il deturpamento della citt\u00e0, ne nascevano gravi disgrazie, massime nei teneri fanciulli, cos\u00ec comand\u00f2 risolutamente nel giorno 10 di Ottobre dell\u2019anno 1409, la suprema autorit\u00e0 del maggior consiglio, che fosse, interamente tolta una tanto abominevole costumanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto il sacro luogo sotto l\u2019amministrazione dei priori andava risentendo ogni giorno maggiori discapiti: onde il senato, che gi\u00e0 sapeva la necessit\u00e0 dei <em>canonici regolari di San Salvatore<\/em>, che ridotti in olto numero mal potevano capire nell\u2019angusto monastero di San Salvatore di Venezia, concesso loro non molti anni prima dalla liberalit\u00e0 del pontefice <strong>Eugenio IV<\/strong>, deliber\u00f2 d\u2019impetrare dall\u2019apostolica autorit\u00e0 nell\u2019anno 1471, che il <em>Monastero di Sant\u2019Antonio abbate, detto di Vienna<\/em>, assegnato fosse alla congregazione dei <em>canonici regolari di San Salvatore<\/em>, carissimi allora alla citt\u00e0 per l\u2019esemplarit\u00e0 dei loro costumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accolse <strong>Sisto IV<\/strong>, che di recente era stato eletto pontefice, le premure del senato, e permise che il veneto monastero di Sant\u2019Antonio unito fosse, concesso alla congregazione dei canonici regolari di San Salvatore; per la diligenza dei quali non solo furono ristabiliti i cadenti edifici, ma la chiesa ancora ne ricev\u00e9 copiosi abbellimenti per l\u2019erezione magnifica di molte cappelle, ed altari, che l\u2019adornano. Fra questi \u00e8 mirabile l\u2019altare de diecimila martiri crocifissi, non solo per l\u2019arte meravigliosa, con cui espresse in pittura <strong>Vettor Carpazio<\/strong> la loro passione, ma per il motivo della di lui erezione, quale secondo che si legge nei registri dal monastero, fu questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dirigeva nell\u2019anno 1511 il <em>Monastero di Sant\u2019Antonio di Castello<\/em> <strong>Francescantonio Ottoboni<\/strong>: allorch\u00e9 nel giorno 10 di giugno arriv\u00f2 dal territorio di Vicenza in Venezia, con qualche principio d\u2019infermit\u00e0, uno dei canonici chiamato <strong>Giannandrea da Venezia<\/strong>, il quale dopo avere dimorato per un giorno nella canonica di San Salvatore, si port\u00f2 al monastero di Sant\u2019Antonio. Ivi caritatevolmente accolto si sent\u00ec aggravare dal male, che scoperto d\u2019epidemia lo lev\u00f2 in tre giorni dal mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risaputo il caso dal magistrato preside alla pubblica sanit\u00e0, fu sequestrato il monastero; onde i religiosi angustiati e dalla ristrettezza dei viveri, e dal pericolo dell\u2019orribile male, altro non seppero fare che con le pi\u00f9 fervorose preghiere implorare in soccorso dell\u2019afflitto loro stato la divina misericordia. Sovvenne questa alla mancanza degli alimenti per mezzo dei pii benefattori, uno dei quali sugger\u00ec loro il ricorrere all\u2019intercessione dei <em>diecimila martiri Crocifissi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre dunque tutti i religiosi ne chiedevano il patrocinio, il priore, che nel suo privato oratorio con vive lagrime orava, fu sorpreso dal sonno, nel quale gli parve vedersi prosteso avanti l\u2019altare del santo titolare, ove mentre rinnovava le sue suppliche, sent\u00ec aprirsi le porte della chiesa, che tosto fu riempita da una moltitudine di soggetti, i quali coronati egualmente, e con una croce sulle spalle, andavano a due a due processionalmente seguendo un grave personaggio, vestito pontificalmente, che arrivato al mezzo della chiesa diede in maniera pontificale la benedizione, e poi con tutta la sua comitiva disparve; e fu creduto poi essere stato l\u2019apostolo San Pietro, di cui correva quel giorno l\u2019ottava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parve dopo ci\u00f2 al buon priore di sentir dall\u2019immagine del santo abbate titolare uscir una voce, che l\u2019assicurava, essere il monastero reso salvo dai pericoli del morbo epidemico per l\u2019intercessione di quei santi. Svegliato il priore convoc\u00f2 a se i canonici, e raccont\u00f2 loro l\u2019avuta visione, di che ringraziando essi Iddio Signore, stabilirono di voler in avvenire celebrare perpetuamente solenne nel giorno 22 di giugno la festa dei santi martiri, ad onore dei quali <strong>Ettore Ottoboni<\/strong>, nipote del priore, eresse il magnifico altare. Fu poi nell\u2019anno susseguente lo stesso altare consacrato da <strong>Antonio Contarini<\/strong>, prima canonico regolare di San Salvatore, e poi patriarca di Venezia, che nella mensa mise una particella del legno della Santissima Croce con alcune reliquie degli stessi santi martiri crocifissi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre insigni reliquie erano decorosamente custodite in questa chiesa, di cui formano il pi\u00f9 prezioso ornamento, e sono: Una mano incorrotta di <em>Sant\u2019Antonio abbate<\/em>, coperta di carne e pelle, e mancante di alcuni articoli delle dita. Una gamba e piede incorrotti del <em>Santo profeta e martire Geremia<\/em>. Un osso del braccio di <em>San Bartolommeo apostolo<\/em>. Un osso del braccio di <em>San Matteo Apostolo<\/em>. Un osso del braccio di <em>Santa Margherita vergine e martire<\/em>. Un osso del braccio di <em>San Pantaleone martire<\/em>. Un dito di <em>San Magno vescovo e confessore<\/em>. Due denti di <em>San Mercurio martire<\/em>, un articolo delle dita di <em>San Bernardo abbate<\/em>, e due tese delle sante vergini compagne di <em>Sant\u2019Orsola nel martirio<\/em>. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mano sinistra nella cappella di Casa Lando vi \u00e8 la tavola con la discesa dello <em>Spirito Santo sugli Apostoli<\/em>, opera di <strong>Marco di Tiziano<\/strong>. All&#8217;altar della Madonna di sopra in mezzaluna il <em>Padre Eterno con alcuni Cherubini<\/em> \u00e8 di mano di <strong>Santo Croce<\/strong>. All&#8217;altare dei santi vi \u00e8 la tavola di <strong>Pietro Malombra<\/strong> con <em>Santi Catterina, Agnese, ed un santo vescovo<\/em>; cappella di C\u00e0 Malipiero. Nella cappella appresso la sacrestia la tavola di <em>San Michele<\/em> \u00e8 di <strong>Pietro Mera<\/strong>. All&#8217;altare di casa Querini la tavola con lo <em>sposalizio della Vergine<\/em> \u00e8 di <strong>Giacomo Palma<\/strong>. Segue l&#8217;altare di casa Ottoboni con la tavola di <strong>Vittore Corpaccio<\/strong>, che rappresenta il <em>martirio di diecimila martiri<\/em> cosa rara fatta nel 1515. All&#8217;altare di C\u00e0 Capello vi \u00e8 una tavola di <strong>Bonifazio<\/strong>, in aria la <em>Madonna con diversi angeli<\/em>, abbasso i <em>Santi Nicol\u00f2, Stefano, e Domenic<\/em>o. Vi sono poi sopra i capitelli delle colonne intorno la chiesa vari quadretti con figurine rappresentanti la<em> vita di Sant\u2019Antonio abbate<\/em> ed altro; opere assai antiche e sembrano per quello, che si pu\u00f2 da lungi giudicare, fatti a tempera. (2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Goto<\/strong>, o <strong>Giotto<\/strong>, <strong>degli Abati<\/strong>, priore dei <em>Canonici Regolari di Sant&#8217;Antonio Abate di Vienna<\/em> in Francia, edific\u00f2 nel 1346 una chiesa ed un convento in onore del santo suddetto, che furono quindi compiuti dalle famiglie <em>Lioni<\/em>, <em>Pisani<\/em> e <em>Grimani<\/em>, e che nel 1471 passarono dalle mani dei Canonici Regolari di Sant&#8217;Antonio in quelle dei <em>Canonici Regolari di San Salvatore di Venezia<\/em>. La religiosa comunit\u00e0 di <em>Sant&#8217;Antonio di Castello<\/em> and\u00f2 soppressa in virt\u00f9 della legge 7 settembre 1768. Allora la chiesa si fece uffiziare da un cappellano, ed il convento, divenuto di jus pubblico, servi ad usi diversi, fra cui nel 1787 all\u2019istituto di <strong>Luigia Pyrcher Farsetti<\/strong>, ove si raccoglievano e si istruivano nell\u2019arte del filare e del tessere ben 70 povere figlie della Citt\u00e0. Servi in epoca successiva ad ospitale pei soldati feriti, finch\u00e9, unitamente alla chiesa, dovette nel 1807 cadere per lasciar libero lo spazio al tracciamento dei Pubblici Giardini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <em>chiesa di S. Antonio<\/em>, architettata da <strong>Giacomo Lanfrani<\/strong>, ricca di dodici altari, ed abbellita da pitture del <strong>Carpaccio<\/strong>, del <strong>Bonifazio<\/strong>, di Marco Vecellio, del <strong>Palma il Giovane<\/strong>, del <strong>Malombra<\/strong>, del <strong>Mera<\/strong> ecc., scorgevano i monumenti di <strong>Vittore Pisan<\/strong>i, di <strong>Nicol\u00f2 Cappello<\/strong>, degli <strong>Ottoboni<\/strong>, del doge <strong>Antonio Grimani<\/strong>, di <strong>Pietro Pasqualigo<\/strong>, e del doge <strong>Pietro Lando<\/strong>. Tali pitture, e tali memorie in gran parte andarono disperse, ed ih parte salvate. Ancora nel mezzo dei Giardini sorge un grandioso arco, lavoro come si crede, del <strong>Sammicheli<\/strong>, che era all\u2019ingresso della cappella <em>Lando<\/em>&nbsp;nella chiesa di Sant&#8217;Antonio, e che, dopo aver giaciuto per 15 anni in pezzi al suolo, si ricostr\u00ec nel 1822. E nel recinto dei Giardini vi era, ancor poco tempo fa, un grosso capitello di colonna, che risale all\u2019epoca della fondazione della chiesa medesima, avendo l\u2019iscrizione: <em>Frater Gotus primi&#8217;s prior,<\/em> e che oggid\u00ec si conserva nel Civico Museo. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o v\u00f2lti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di Sant&#8217;Antonio Abate. Monastero dei Canonici di San Salvatore e Ospedale dei marinai. 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