{"id":25295,"date":"2025-05-18T06:04:27","date_gmt":"2025-05-18T06:04:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25295"},"modified":"2025-05-18T06:22:54","modified_gmt":"2025-05-18T06:22:54","slug":"chiesa-e-monastero-di-san-giorgio-dei-greci-vulgo-san-zorzi-dei-greghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=25295","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di San Giorgio dei Greci vulgo San Zorzi dei Greghi"},"content":{"rendered":"\n<h3>Chiesa di San Giorgio dei Greci vulgo San Zorzi dei Greghi. Monastero di Monache Basiliane. <em>Monastero secolarizzato<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque per ragioni di commercio, che i veneziani sino dalla loro prima origine intrapresero con le provincie d\u2019Oriente, sia stata sempre grande l\u2019affluenza dei greci in Venezia, pure ella divenne maggiore da che l\u2019imperiale citt\u00e0 di Costantinopoli nell&#8217;anno 1452 fu miseramente occupata dagli Ottomani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rifugiatisi in tal incontro molti dei greci in Venezia, ivi desiderarono di fissare la loro dimora, purch\u00e9 aver potessero una chiesa, nella quale si celebrassero i divini uffici, e si amministrassero i sacramenti secondo il rito cattolico di loro nazione. Present\u00f2, e sostent\u00f2 con fervore le suppliche dei suoi nazionali il cardinal <strong>Isidoro Ruttena<\/strong> vescovo sabinense, ed avendo anco per lo stesso oggetto il sommo pontefice scritto un breve apostolico al patriarca di Venezia, acconsent\u00ec il senato, che per uno dei greci cattolici fosse destinata dal patriarca una chiesa, e che nel caso che vi fosse difficolt\u00e0 di rinvenirla, potessero allora i greci fabbricarsene una, ed ivi celebrare secondo i lor riti i divini uffici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eman\u00f2 il decreto del senato nel giorno 14 luglio dell\u2019anno 1456, e con vien dire che fosse tosto destinata la <em>chiesa parrocchiale di San Biagio<\/em>, poich\u00e9 nell\u2019anno 1470, con altro decreto il consiglio dei dieci stabil\u00ec, che in nessuna altra chiesa fuorch\u00e9 in <em>San Biagio<\/em> di gi\u00e0 a tal oggetto assegnata potesse celebrarsi secondo le costumanze del rito greco. Una met\u00e0 dunque della chiesa di <em>San Biagio<\/em> fu per qualche tempo ufficiata dai sacerdoti, e frequentata dai nazionali greci, ma riuscendo ci\u00f2 e per la diversit\u00e0 dell\u2019idioma, e per la differenza delle cerimonie ecclesiastiche di disturbo e d\u2019incomodo non meno ai parrocchiani che ai greci, si determinarono questi di cercar una chiesa, ove senza soggezione potessero soli esercitare l\u2019ufficiatura divina secondo il lor rito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono le loro prime mire per la <em>cappella detta di Sant\u2019Orsola<\/em>, contigua alla <em>chiesa dei Santi Giovanni e Paolo<\/em>, ed avendone nell&#8217;anno 1473, ottenuta permissione dal pontefice <strong>Sisto IV<\/strong>. Maneggiarono con quei religiosi dell\u2019ordine dei predicatori qualche accordo. Caduta poi senza effetto la stabilita concessione, si fermarono ancora i greci per qualche tempo in <em>San Biagio<\/em>, ove ottenuta nell\u2019anno 1498 dal consiglio dei dieci la permissione istituirono la <em>confraternita di San Nicol\u00f2<\/em> composta di duecento cinquanta persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andava frattanto accrescendosi sempre pi\u00f9 il numero dei greci abitanti in Venezia; perloch\u00e9 con pi\u00f9 serio consiglio pensarono a fabbricarsi una chiesa in sito opportuno. Ne porsero dunque sotto nome dei soldati greci detti <em>Stradioti<\/em> riverente supplica al <em>Consiglio dei Dieci<\/em>, ed ottennero nel giorno IV di ottobre dell\u2019anno 1511 favorevole decreto per la permissione d\u2019innalzar una nuova chiesa, purch\u00e9 vi concorresse il beneplacito della sede apostolica. Implorarono perci\u00f2 i greci la paterna provvidenza di <strong>Leone X<\/strong> sommo pontefice, che con diploma del giorno 3 di luglio nell\u2019anno 1514, permise agli uomini della nazione greca abitanti in Venezia, di poter costruire una chiesa col suo campanile, e cimitero sotto l\u2019invocazione del <em>martire San Giorgio<\/em>, ed eleggersi un sacerdote cattolico, che esente da qualunque giurisdizione dell\u2019ordinario fosse immediatamente soggetto all\u2019apostolica sede, la di cui superiorit\u00e0 dovesse per essere riconosciuta col censo annuo di cinque libbre di cera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per innalzare dunque una magnifica chiesa, e per disporvi le abitazioni dei sacerdoti, acquistarono i greci un dilatato fondo di terreno nella <em>parrocchia di Sant\u2019Antonino<\/em>, e destinarono cinque uomini assennati della <em>confraternita di San Nicol\u00f2<\/em>, perch\u00e9 avessero cura dell\u2019avanzamento e direzione della fabbrica. Concorsero a gara i greci \u017fico s\u00ec abitanti in Venezia che altrove a promuovere il sacro edificio, di cui diede il modello <strong>Giacomo Sansovino<\/strong> architetto dei suoi tempi il pi\u00f9 celebre con tal disposizione, ed ordine, che niente pi\u00f9 avrebbe potuto idearsi un Architetto di nazione e rito Greco. Si divide il sacrario dal resto della chiesa con un muro ornatissimo, e sopra l\u2019interno altare del sacrario fu collocata un\u2019<em>immagine della Madre di Dio<\/em> gi\u00e0 famosa, come si dice, per molti miracoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trent\u2019anni di tempo si consumarono nella fabbrica, che si vide ridotta a perfezione nell\u2019anno 1561, e nel frattempo la <em>confraternita di San Nicol\u00f2<\/em> elesse nell\u2019anno 1527 al ministero della chiesa un sacerdote assegnandogli in mercede quei proventi, che derivavano dai battesimi e dagli sposalizi. Frattanto crescendo il numero dei greci, n\u00e9 potendo alle loro spirituali urgenze supplire un solo sacerdote, stabili il <em>Consiglio di Dieci<\/em> nell\u2019anno 1534, che da <strong>Arsenio<\/strong> vescovo cattolico di <em>Malvasia nella Morea<\/em>, cacciato dalla sua sede, ed abitante allora in Venezia fossero eletti coll\u2019intervento del vicario patriarcale due sacerdoti greci cattolici, che servissero nella chiesa di San Giorgio al culto divino, ed alla cura dell\u2019anime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 per\u00f2 in questo frattempo si era sparsa voce, che alcuni della nazione greca sentissero poco bene, e parlassero, ingiuriosamente del dogma cattolico, il pontefice <strong>Clemente VII<\/strong>, avvisatone dal patriarca <strong>Girolamo Querini<\/strong> sospese, e ritir\u00f2 dai greci la protezione della sede apostolica gi\u00e0 loro da <strong>Leone X<\/strong> accordata. Onde credette opportuno il consiglio dei dieci stabilire con legge nel giorno 11 di maggio dell\u2019anno 1542, che i sacerdoti greci eletti al governo della <em>chiesa di San Giorgio<\/em>, dovessero esser prima esaminati e riconosciuti per cattolici dal patriarca di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Atteso dunque tal decreto, accolse <strong>Paolo III<\/strong> sommo pontefice le istanze dei greci cattolici abitanti in Venezia, e con apostoliche lettere del giorno 22 giugno 1549, commise all\u2019<em>arcivescovo di Benevento<\/em> suo nunzio in Venezia, che presa diligente informazione della verit\u00e0 delle cose, dovesse con autorit\u00e0 pontificia confermare e rinnovare ai greci gli antichi privilegi accordati loro dal suo antecessore Papa <strong>Leone X<\/strong>. Affinch\u00e9 per\u00f2 con maggior decoro fossero nelle principali solennit\u00e0 celebrati i divini misteri fu chiamato a Venezia nell\u2019anno 1557.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Epacumio<\/strong> vescovo greco del <em>Zante<\/em>, acciocch\u00e9 presedesse all\u2019ufficiatura, e cerimoniali della chiesa, lasciata la cura dell\u2019anime a due sacerdoti perci\u00f2 destinati. Uno fra questi fu <strong>Gabriel Seviro<\/strong> da <em>Malvasia<\/em> destinato nell\u2019anno 1573. Dalla confraternita di San Nicol\u00f2 alle parrocchiali funzioni, che poi eletto dal patriarca di Costantinopoli in arcivescovo di <em>Filadelfia<\/em> fu dalla suddetta confraternita costituito rettore e amministratore della chiesa, a cui anche il senato nell\u2019anno 1584 assegn\u00f2 annualmente in stipendio 180 ducati d\u2019oro chiamati in lingua veneziana zecchini. Pens\u00f2 questo prelato d\u2019istituire in vicinanza della <em>chiesa di San Giorgio<\/em> un monastero di monache sotto la regola di <em>San Basilio<\/em>, ed avutane nell\u2019anno 1609 permissione dal senato, comprato un sufficiente sito, vi innalz\u00f2 un ristretto monastero, ove vivono in rigida osservanza, ed in perpetua clausura alcune monache, non mai da esso partendosi, se non per intervenire in luogo appartato, e rinchiuso nella <em>Chiesa di San Giorgio<\/em> alla partecipazione dei divini misteri. Dopo aver sostenuto per trentasette anni il titolo di arcivescovo di <em>Filadelfia<\/em> mor\u00ec il <strong>Seviro<\/strong> nell\u2019anno 1617 in Dalmazia, ove portato si era per suoi particolari affari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successe al <strong>Seviro<\/strong> nel governo della greca chiesa in Venezia, e nei titolo pure di arcivescovo di <em>Filadelfia<\/em> <strong>Teofane Xenachio<\/strong>, a cui si defunto nell\u2019anno 1632, essendo stato sostituito <strong>Nicodemo Matax\u00e0<\/strong> vescovo greco del <em>Zante<\/em>, per non aver questi secondo le leggi della chiesa greca potuto ottener il titolo di arcivescovo di <em>Filadelfia<\/em>, convenne che la <em>Confraternita di San Nicol\u00f2<\/em> passasse a nuova elezione. Cadde questa in <strong>Atanasio Valeriano<\/strong> <em>vescovo di Cerigo<\/em>, che nell\u2019anno 1637, ottenne il titolo d\u2019arcivescovo di <em>Filadelfia<\/em>, e poi con decreto del senato fu dichiarato abbate del ricco <em>Monastero d\u2019Agaranto nell\u2019Isola di Candia<\/em>. Pass\u00f2 poi nel governo e nel titolo correndo l\u2019anno 1657 <strong>Melezio Cortaccio Candiotto<\/strong>, di cui vent\u2019 anni dopo fu successore <strong>Metodio Moronio<\/strong> stato prima <em>patriarca Greco di Costantinopoli<\/em>. Due anni presedette <strong>Metodio<\/strong> alla Greca Chiesa in Venezia, al di cui governo fu assunto Gerasimo Olaco sacerdote della chiesa stessa, che ad esempio dei suoi antecessori fu onorato del titolo arcivescovile di <em>Filadelfia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo degli arcivescovi di <em>Filadelfia<\/em>, che amministrassero questa greca chiesa, fu <strong>Melezio Tipaldo<\/strong> eletto nell\u2019anno 1680. Uomo per piet\u00e0 e per dottrina chiarissimo, e di sommo zelo per il cattolico dogma, a cui procur\u00f2 di ridurre tutti quelli di sua nazione, che conosceva vagar fuori della vera credenza. Per trentotto anni assistette egli con zelo pastorale alla chiesa, ed alla cura dell\u2019anime, finch\u00e9 nell\u2019anno 1718, fu da Dio chiamato all\u2019eterna retribuzione dei giusti; e dopo lui rest\u00f2 la chiesa sotto la sola direzione dei sacerdoti greci eletti, e amovibili a piacere della confraternita di San Nicol\u00f2, che ne possiede il giuspatronato. Pi\u00f9 che dalle ricche suppellettili viene adornata questa chiesa dalle molte reliquie dei santi conservate in decenti ripostigli, vicini alle porte del santuario. Sono queste: Un frammento della Santissima croce legato in oro, ed una mano di <em>San Basilio Magno<\/em>, che da Costantinopoli, dove si venerava, trasport\u00f2 in questa chiesa il soprannominato <strong>Gabriel Seviro<\/strong>. Un osso di <em>San Quirico<\/em> martire alessandrino. Un dito di <em>San Simeone Stilita<\/em>, ed un altro dito di <em>San Giovanni Damasceno<\/em>. Un osso di <em>San Macario<\/em> egizio abbate, ed un osso di San Giovanni Grisostomo. Un osso di <em>Santa Teodora imperatrice vedova<\/em>, ed un osso di <em>Santa Teodora alessandrina<\/em> solitaria penitente. Un osso di <em>San Policarpo vescovo di Smirne<\/em> e martire, e molte altre reliquie di santi tutte venute dall\u2019Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contiguo alla chiesa fu eretto per pio legato di <strong>Tommaso Flangini<\/strong>, mercatante di <em>Corf\u00f9<\/em>, un collegio per l\u2019educazione di Giovani Greci, avendovi il pio fondatore destinate sufficienti rendite per il loro alimento, e per la mercede di due maestri. Per la redenzione pure degli schiavi greci, e per la collocazione in matrimonio di vergini della stessa nazione assegn\u00f2 il pietoso testatore ricchi annui legati, e comand\u00f2, che i sacerdoti greci dovessero ogni anno nel giorno festivo di <em>Sant\u2019Atanasio<\/em> portarsi alla <em>Chiesa di Santa Croce della Giudecca<\/em> per venerarvi il corpo del santo patriarca, che ivi riposa, e cantarvi solennemente i vesperi secondo il rito della chiesa orientale. (1)<\/p>\n<p><strong>Vista della chiesa (1815)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Sulla fabbrica di questa chiesa riferiremo l&#8217;uniforme giudizio del <strong>Temanza<\/strong> e di <strong>Flaminio Corner<\/strong>. <strong>Jacopo Sansovino<\/strong> in tal opera si \u00e8 fatto pi\u00f9 onore che in qualunque altra ordinata da lui e in Venezia e in Roma. Si adatt\u00f2 per modo al rito di quella nazione, che la sembra architettata anzi da un greco, che da un latino artefice. E piena di maest\u00e0 e magnificenza; e come per conto di eleganza sembra che vi abbia toccato il sommo, cos\u00ec per conto di solidit\u00e0 sembra innalzasse un amatissimo castello. Non ci voleva ad innalzarla che l&#8217;oro di quella gente ed il periodo d&#8217;oltre ad anni trenta. Quando si complet\u00f2, lo sappiamo dalla greca esteriore iscrizione, la quale nel nostro linguaggio suona cos\u00ec: <em>A Cristo Salvatore e al santo martire Giorgio i Greci abitatori e quelli che si conducono a Venezia , per potervi venerare Iddio secondo il patrio costume, di lor facolt\u00e0 offrendo gran copia, eressero questo tempio l&#8217;anno 1561<\/em>. Il vicino Campanile, alzato intorno a vent&#8217;anni dopo la morte del <strong>Sansovino<\/strong>, \u00e8 certamente di suo carattere, all&#8217;asserire del <strong>Temanza<\/strong>; e n&#8217;\u00e8 stato esecutore uno dei fratelli <strong>Contino<\/strong>, architetti di qualche merito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Sopra la porta della chiesa esteriormente nella mezza luna vi \u00e8 a <em>mosaico l&#8217;immagine del Salvatore<\/em>. In altri tre ovati superiori vi \u00e8 pure a <strong>mosaico il Salvatore<\/strong> nel mezzo, e alle parti <em>Nostra Donna e il Battista<\/em>. A mosaico similmente \u00e8 il <em>San Giorgio a cavallo<\/em> nella mezzaluna del la porta laterale; e vi son poi nei due muri laterali dipinte dieci mezze figure in altrettanti ovati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Entrando in chiesa, si osserva nella parete a destra un quadro con <em>Nostro Signore, la Vergine e il Battista<\/em>, e dopo la finestra vi \u00e8 altro quadro con la figura del <em>Salvatore<\/em>. Sopra la porta vi \u00e8 un ornato monumento alla memoria del dottissimo arcivescovo di Filadelfia <strong>Gabriele Severo<\/strong>, morto nel 1617, e pi\u00f9 alto vi si vede dipinta la figura di <em>San Nicol\u00f2<\/em>. Fra la porta e la seguente finestra vi \u00e8 un altro quadro con la <em>immagine di Nostra Donna<\/em>, e passata la finestra, un gran mosaico con la <em>Trasfigurazione di Nostro Signore<\/em>, mosaico lavorato, come vi si legge, l&#8217;anno MDCLXVI I marzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Male vi si adatta il quadro, che vi fu dipinto da <strong>Spiridione Diagon\u00e0<\/strong> l&#8217; anno 1809, e che sta sopra al mosaico, con <em>Cristo che chiama Pietro sulle acque<\/em>. Tutta coperta di pitture \u00e8 la parete che divide la chiesa dal luogo santo. Cominciando lo esame alla destra, si vede tra la parete laterale e la prima porta un quadro vestito tutto d&#8217;argento. Sopra la porta vi \u00e8 in tre piccoli comparti <em>San Stefano, la Presentazione di Nostra Donna e San Michele<\/em>. Tra questa e la porta di mezzo si vede al basso un quadro con la figura di <em>San Nicol\u00f2<\/em> vestita d&#8217;argento, e vari piccoli comparti con fatti della sua vita, e quindi, l&#8217;una sopra l&#8217;altra, le <em>figure di Mos\u00e8, di San Damiano e di San Michele<\/em>. Nell&#8217;alto vi \u00e8 il <em>Battesimo del Signore<\/em>. Al pilastro della porta di mezzo sta appoggiato un quadro con la figura del <em>Redentore<\/em> vestita d&#8217;argento, e in una breve lista laterale vi \u00e8 dipinta la figura di <em>Santo Alipio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Nei portelli che chiudono la porta di mezzo, vi sono dipinte due bellissime figure di <em>Abramo e di Melchisedecc<\/em>o. Sulla porta vi \u00e8 in cinque comparti <em>Cristo che ascende l&#8217;Oliveto<\/em>, che cala al limbo, che dispensa la cena, che sale al cielo, e discende sugli appostoli. Vi \u00e8 quindi una immagine di <em>Nostra Donna<\/em> coperta tutta d&#8217;argento, alla quale sta sopra gran figura della Croce, e nell&#8217;alto ai lati di una finestra rotonda vi \u00e8 il <em>mistero dell&#8217;Annunziazione<\/em> in mosaico. All&#8217;altro pilastro della porta sta appeso un quadro con la figura di <em>Nostra Donna<\/em> vestita d&#8217;argento, e in una breve lista laterale vi \u00e8 dipinta la figura di <em>San Simeone<\/em>. Tra questa e l&#8217;altra porta vi \u00e8 un quadro, pure vestito d&#8217;argento, con la figura di <em>San Giorgio<\/em>, e sopra ad esso si vedono dipinti, l&#8217;un sopra l&#8217;altro, i <em>Santi Elia, Cosma e Pietro<\/em>, e nell&#8217;alto la <em>Nascita di Nostro Signore<\/em>. Sopra la porta sono dipinti in tre piccoli comparti i misteri dell&#8217;<em>Annunziazione, della Nascita e della Trasfigurazione<\/em>. Tra la porta e la pareti \u00e8 appeso un altro quadro, mezzo coperto di argenti, con la figura del <em>Battista<\/em>. Non giova dire degli altri minor fregi pittorici, che adornano tutta quest&#8217;ampia parete. Tutte queste opere sullo stile dei greci si potrebbero credere eseguite da quel <strong>Benedetto Emporio<\/strong>, che lasci\u00f2 il suo nome nella <em>Cena di Nostro Signore<\/em>, la quale si vede all&#8217;altra parte di questa parete, che chiude il <em>Sancta Sanctorum<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Qui vi sono tre altari; e quel di mezzo tiene i pittorici suoi ornamenti a mosaico. Nella mezza luna sopra di esso vista il Salvatore: nel giro del v\u00f3lto vi sono le figure di <em>Nostra Donna e del Battista<\/em>. la pala offre <em>Nostra Donna fra due angeli<\/em>, e al basso, dietro l&#8217;altare, si vedono le figure dei quattro dottori della chiesa greca e dei <em>Santi Spiridione e Nicol\u00f2<\/em>. Uno dei due altari laterali offre dipinta l&#8217;<em>Ascensione di Nostro Signore<\/em>, e l&#8217;altro la <em>Crocifissione<\/em>: nella cupola sopra di questo si osserva il <em>Padre Eterno<\/em>, e nella cupola sopra l&#8217;altro altare la <em>Discesa del Signore sopra gli appostoli<\/em>. Tutto intorno per\u00f2 questo piccolo luogo \u00e8 coperto di minori pitture, i cui soggetti sarebbe lunga e inutile cosa il volere partitamente descrivere. Vi potrebbero aver avuto parte e quel <strong>Filippo Kabetz\u00e0<\/strong>, che lasci\u00f2 il suo nome soscritto in un quadro col <em>Giudizio Finale<\/em>, quadro che sta nell&#8217;alto del coro sopra l&#8217;atrio della chiesa, e quegli che nel ritratto del vescovo <strong>Atanasio Valeriano<\/strong> morto nel 1656, quadro esistente nella Scuola, di cui diremo, si soscrisse <strong>Costantinus Zane Retemnensis<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Nella parete all&#8217;altra parte di questo tempio si trover\u00e0 un quadro con la <em>Cena di Nostro Signore<\/em>, quindi dopo la finestra altro quadro con <em>Cristo in croce<\/em>. Vi sta nel mezzo un pulpito assai elegante, sopra il quale vi \u00e8 un quadro con la figura di <em>San Giorgio<\/em>: finalmente laterali all&#8217;altra finestra vi stanno due quadri, il primo con altra figura di <em>San Giorgio<\/em>, il secondo con la <em>Discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Contigua alla chiesa sorge una Scuola, la quale si riconosce eretta nel secolo XVII. Nella stanza inferiore vi \u00e8 assai bello un gran quadro con la <em>Risurrezione di Nostro Signore<\/em> sulla maniera di <strong>Bonifacio<\/strong>, e nella stanza superiore vi sono parecchi piccoli quadri con i misteri delle principali solennit\u00e0, e che di qua si sogliono trasportare opportunamente nella chiesa, di mano in mano che le ricorrono. (2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Compiuta la chiesa di San Giorgio, vi si stabilirono accanto in povere cellette alcune monache <em>Basiliane<\/em>, per le quali l\u2019arcivescovo <strong>Gabriele Seviro<\/strong> fece fabbricare nel 1609, con permissione del Senato, un convento, che si prest\u00f2 a tale scopo fino al 1829, e che ora si presta ad altri usi della Greca nazione. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) GIANNANTONIO MOSCHINI. Guida per la citt\u00e0 di Venezia all&#8217;amico delle belle arti. (Tipografia Alvisopoli. Venezia 1815)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o v\u00f2lti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).<\/p>\n \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di San Giorgio dei Greci vulgo San Zorzi dei Greghi. Monastero di Monache Basiliane. 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