{"id":24975,"date":"2025-07-27T04:15:28","date_gmt":"2025-07-27T04:15:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24975"},"modified":"2025-07-27T06:09:45","modified_gmt":"2025-07-27T06:09:45","slug":"chiesa-e-monastero-del-santo-sepolcro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24975","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero del Santo Sepolcro"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa del Santo Sepolcro. Monastero di Monache Francescane <em>Chiesa demolita, Monastero secolarizzato <\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Variano fra se discordi gli scrittori nel decidere, a chi principalmente appartenga il merito d\u2019aver fondato in Venezia il monastero del Santo Sepolcro. Perci\u00f2 il <strong>Wadingo<\/strong> negli <em>annali Serafici<\/em> ne vuol fondatrice <strong>Elena<\/strong> vedova di <strong>Marco Vioni<\/strong>, ed il <strong>Gonzaga<\/strong> nella <em>Storia Minoritica<\/em> asserisce, esserne state le fondatrici <strong>Polissena Premarino<\/strong> e <strong>Beatrice Veniera<\/strong>, fuggire da Negroponte in Venezia nella fatale invasione di quel regno. Sottoscrivono al parer del <strong>Gonzaga<\/strong>, l&#8217;<strong>Arturo<\/strong> nel <em>martirologio francescano<\/em>, che al giorno 9 di settembre enunziando la Beata <strong>Beatrice Veniera<\/strong>, nota aver essa dato con la <strong>Premarina<\/strong> i principi al monastero del Sepolcro, e l\u2019avrebbero nel menologio pur francescano, che allo stesso giorno della Beata <strong>Beatrice<\/strong> facendo menzione, pi\u00f9 diffusamente racconta la prodigiosa di lei fuga dall\u2019isola soggiogata insieme con la <strong>Premarina<\/strong>, che poi le fu compagna nell\u2019erezione del monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa apparente contraddizione di storici altrettanto veritieri, quanto accreditati, vien facilmente conciliata dal confronto dei documenti, con l\u2019autorit\u00e0 dei quali tessere si deve la vera ferie della fondazione. Nei principi del XV secolo <strong>Elena<\/strong> nata dalla nobile famiglia <strong>Celsi<\/strong>, e gi\u00e0 maritata con <strong>Marco Vioni<\/strong>, nobile veneto, dopo la morte del marito abbandonato ogni pensiero di mondo, tutta si diede ad una vita ritirata e devota nei lodevoli esercizi di cristiana carit\u00e0 e religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desiderosa per\u00f2 che dopo ancora della sua morte continuati fossero a benefizio dei prossimi quegli atti di carit\u00e0 cristiana, nei quali impiegata ella si era vivendo, dispose con suo testamento, scritto l\u2019anno 1409, che la met\u00e0 di sua casa assegnata fosse in abitazione di povere e devote donne, delle quali gi\u00e0 accolto aveva qualche numero; e l\u2019altra assegnata fosse in ospizio di quelle pellegrine, che per l\u2019acquisto di sacre indulgenze si portavano ai luoghi sacri s\u00ec d\u2019Italia, che d\u2019oltremare; frequente essendo; allora in Venezia l\u2019approdare di quelli, che bramavano opportunit\u00e0 di trasporti ai sacri luoghi di Palestina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eseguirono fedelmente i commissari destinati la disposizione della pia matrona, e ridotta ad uso di piccoli domicili, ed ospitale ricetto l\u2019ampia casa posta in contrada di San Giovanni in Bragola, vi fecero innalzare vicina una cappella sotto il titolo di Maria Vergine presentata al tempio, che resa pi\u00f9 ampia dappoi, fu per un <em>Santo Sepolcro<\/em> eretto in essa a perfetta somiglianza col vero, chiamata la <em>chiesa del Sepolcro<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pass\u00f2 molto tempo dal compimento delle caritatevoli fabbriche, quando al Regno di Negroponte fatalmente soggiogato dai turchi giunsero a Venezia coi miseri avanzi della nobilt\u00e0 di quel paese, <strong>Beatrice Veniera<\/strong>, e <strong>Polissena Premarina<\/strong>, le quali rive di ogni umano soccorso accolte furono l\u2019anno 1471, nella parte della casa destinata a povere donne, ove santamente vivendo disposero i principi del nobile monastero, in cui poi si convert\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era <strong>Beatrice<\/strong> una giovane di vaghissimo aspetto, che nella fatale espugnazione di Negroponte perdute avendo tutte le assistenze di sua parentela, timorosa pi\u00f9 di sua castit\u00e0, che della vita, fuggi ad uno scosceso monte non lungi dal mare. Ivi priva di consiglio, non men che di aiuto, si tagli\u00f2 intera la bionda sua chioma per poter con essa legarsi ad un albero, proposto avendosi di morire consunta dalla fame, o divorata dalle fiere, piuttosto che espor la preziosa sua virginit\u00e0 alla licenza militare dei barbari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre dunque l\u2019afflitta donzella lavorava torcendosi recisi capelli, le apparve la gran Madre di Dio, e la confort\u00f2 soavemente nei suoi timori, l\u2019assicur\u00f2 della preservazione di sua integrit\u00e0: indi la consigli\u00f2 rifugiarsi in Venezia, ove l\u2019aveva destinata per fondare sotto il suo nome e patrocinio un monastero di suore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rincuorata <strong>Beatrice<\/strong> da tal vista, e da s\u00ec fausti presagi, mentre si dispone a scender dal monte, si scorge a lato, un venerabile vecchio, che per breve e facile cammino la condusse al mare, e la raccomand\u00f2 al capitano di una nave, che pronta stava alla vela. Ivi ritrov\u00f2 <strong>Polissena Premarina<\/strong> sua intima amica, e che nella sorpresa della citt\u00e0 perso aveva il marito trucidato dai turchi: perci\u00f2 credette doversi unir ad essa, ed insieme intraprender il viaggio verso Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quivi assistite dalla pubblica carit\u00e0, non avendo tetto proprio, ove ricoverarsi, furono dai commissari della Vioni introdotte nell\u2019ospizio delle vere donne, dove vivendo in somma ritiratezza, ed impieghi continuati di carit\u00e0, diedero ben predetto a conoscere quale fosse la santit\u00e0 del loro animo. Sparsane di ci\u00f2 la fama, vi accorse a vederle <strong>Orsola Usnago<\/strong> vergine nobile, che desiderosa di dedicarsi al divino servigio, ispirata si sent\u00ec di unirsi ad esse; che pur fece poco dopo Maria da Canale, matrona d\u2019esimia piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meravigliosi furono gli esempi di virt\u00f9, che diedero queste donne nei ben ripartiti esercizi di orazione, di penitenza, e di ministrare ai poveri; sicch\u00e9 invaghite di una si lodevole maniera di vivere sei nobili donzelle, pregarono, ed ottennero di esser aggregate alla loro compagnia. Questi furono i principi del monastero. Poich\u00e9 avendo velata <strong>Beatrice<\/strong> la celeste visione da lei avuta, ed i ricevuti vaticini, risorsero le buone donne ivi congregate di dedicarsi a Dio, procurando di ridur in chiostro sacro quel luogo, in cui potessero professare la regola del terzo ordine serafico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Palesarono dunque ai commissari della <strong>Vioni<\/strong> le loro brame, e considerando essi, che dopo la deplorabile perdita di Costantinopoli espugnata dai turchi, pi\u00f9 non giungevano a Venezia pellegrini per portarsi a Gerusalemme, credettero di ben eseguire, anzi di perfezionare la pia volont\u00e0 della testatrice, concedendo l\u2019anno 1493 alla <strong>Premarina<\/strong>, ed all\u2019altre sue compagne nominatamente il possesso dell\u2019ospitale, da erigersi in monastero del terzo ordine di San Francesco, a condizione per\u00f2, che una parte dei luoghi restare dovesse sempre riservata al ricovero delle povere pellegrine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stabilita dunque cos\u00ec saggiamente la nuova fondazione, pens\u00f2 <strong>Beatrice<\/strong> a cominciar le necessarie fabbriche dalla parte pi\u00f9 sacra, dilatando l\u2019angusta cappella, e riducendola a forma di chiesa, in cui per divina ispirazione dispose innalzare la forma del Santo Sepolcro, quale appunto si venera in Gerusalemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ha per costante tradizione, esserne stato in visione dimostrato il disegno alla Beata <strong>Chiara Bugni<\/strong>, vergine di esemplare santit\u00e0, che vestito aveva l\u2019abito fra le prime suore del monastero. Ne prescrisse ella dunque agli operari le regole, e le misure, in seguito di che si osserv\u00f2 con meraviglia, che qualunque volta essi trasgredire avessero le stabilite ordinazioni, trovavano distrutto invisibilmente nella notte ci\u00f2 che di lor capriccio operato avevano: che per\u00f2 conoscendo esser divino volere, che dipendessero dalla legge della vergine si illuminata, si astennero di indi in poi di operar ad arbitrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembrerebbe dovere, il dar a questo passo qualche contezza di questa serafica vergine, di cui il <strong>Wadingo<\/strong> tesse fra i suoi <em>annali<\/em> al Tomo XVI la vita, tratta da un mf. del celebre P. <strong>Francesco Zorzi<\/strong> minore osservante, e patrizio veneto, che le fu confessore, ma come di troppo si interromperebbe la storia del monastero, cos\u00ec sar\u00e0 pi\u00f9 opportuno riservarsi in fine a dare un breve compendio di sue virt\u00f9, e dei mirabili doni, dei quali la ricolm\u00f2 il Signore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto <strong>Beatrice<\/strong>, e le devote sue figlie conoscendo che al perfetto compimento dello stato religioso mancava solo la conferma apostolica, ottennero da papa <strong>Alessandro VI<\/strong> ad\u00ec 7 settembre l\u2019anno 1499, di poter ritenersi la casa lasciata dalla <strong>Vioni<\/strong>, ed in essa professare la regola del terzo ordine serafico in perpetua clausura, sotto la direzione dei <em>Frati Minori dell\u2019Osservanza<\/em>, ai quali le consegn\u00f2, ordinando il giorno 26 dello stesso mese al guardiano, e ai frati di San Francesco della Vigna, quando ne fossero ricercati, di destinare uno dei suoi frati di lodevole vita per assistere agli spirituali; bisogni delle religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si soggettarono di mala voglia i frati a tal peso: che per\u00f2 appena spirati tre mesi dalla data del decreto apostolico, implorarono dal pontefice di esserne esentati, suggerendo anche quanto fosse bene il concedere ad uso delle monache la rimanente della casa destinata alle pellegrine, per levare cos\u00ec quegli scandali, che potevano nascere da una tale promiscuit\u00e0 di abitazione. Rimise papa <strong>Alessandro<\/strong> l\u2019istanza al patriarca di Venezia <strong>Tommaso Donato<\/strong>, e furono poi poste le monache in possesso dell\u2019intera casa; ma dovettero i frati continuare nella spirituale assistenza, finch\u00e9 l\u2019anno 1546 da <strong>Paolo III<\/strong>, furono assoggettate all\u2019autorit\u00e0 del legato apostolico dimorante in Venezia, ed indi da <strong>Clemente VIII<\/strong> l\u2019anno 1594, pi\u00f9 opportunamente ridotte sotto la patriarcale giurisdizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mentre per\u00f2, che si procurava in Roma, e in Venezia l\u2019apostolica confermazione, insorse a turbare la quiete, e il contento delle buone religiose un litigio, promosso loro dal piovano, e dai preti della contigua parrocchiale <em>chiesa di San Giovanni Battista in Bragola<\/em>, i quali asserendo derivar loro gravi pregiudizi dalla nuova fondazione del monastero, loro si opposero a tutto potere, finch\u00e9 la sentenza dei delegati apostolici nell\u2019anno secolare 1500, rigettate le loro pretese, prosegu\u00ec felicemente sino; alla sua consumazione l\u2019affare, e furono perfezionate ad uso religioso le fabbriche del monastero, e della chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un maggior sacro decoro di questa chiesa, in cui si venerava in figura il <em>Santo Sepolcro del Redentore<\/em>, volle la divina provvidenza, che arrivasse prodigiosamente al monastero una cassa con entro un simulacro di legno, rappresentante il nostro Salvator morto schiodato dalla Croce, la quale (come ci rapporta la tradizione) in un giorno di furiosa burrasca galleggiando sulle acque urt\u00f2 replicatamente alle porte del monastero. Scosse dal rumore, degli urti le monache, aperta prima la porta, e poi la cassa ritrovarono con egual sorpresa, e allegrezza il devoto simolacro, che fu da loro riposto sull\u2019altare eretto nella cappella del Santo Sepolcro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma altrimenti avendo disposto la divina provvidenza, fu la venerabile immagine nel seguente mattino ritrovata riposta nell\u2019inferiore parte della cappella, ove \u00e8 il Sepolcro, il che essendo avvenuto replicatamente per ben tre volte, col\u00e0 la lasciarono, secondo la disposizione del divino volere. A tali prodigi tramandatici dalla locale tradizione aggiunge fede una lunga esperienza di fatto meraviglioso. Perci\u00f2 le acque false, che secondo lo spirare dei venti alcune volte stranamente gonfiandosi allagano le strade, e si intrudono fino elle case, tosto che arrivano al limitare del sacro luogo, quasich\u00e9 ne ossequiassero la santit\u00e0, si fermano, n\u00e9 pi\u00f9 osano d\u2019oltrepassarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre per\u00f2 questo sacro decoro, che con somma venerazione viene onorato da ogni ordine di persone, abbonda questa chiesa di altri sacri pegni, conservandosi all\u2019altare maggiore il corpo della martire <em>Santa Aurelia<\/em>, e molte ossa dei <em>Santi Martiri,<\/em> gloriosi avanzi delle persecuzioni dei tiranni imperatori romani. Vi si venera pure un osso di <em>Sant\u2019Ilarione<\/em> abbate, ed un altro di <em>Santo Stefano<\/em> vescovo di Antiochia e martire, una parte della coscia del celebre martire <em>San Mercurio<\/em>, ed un osso di San Melitone martire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pi\u00f9 celebre per\u00f2, perch\u00e9 la pi\u00f9 prodigiosa, fra le reliquie, che adornano questa chiesa, \u00e8 un osso di <em>Sant\u2019Andrea Damasceno<\/em>, prima monaco in Gerusalemme, poi arcivescovo di Candia, che vol\u00f2 al cielo nell\u2019Isola di Mitilene. Una reliquia del sacro suo corpo and\u00f2 col progresso del tempo in poter di un veneziano per nome <strong>Pietro<\/strong>, che tenendo con poca venerazione in luogo privato un cos\u00ec venerabile tesoro, si sent\u00ec Flagellato da Dio nei suoi domestici affari, che di giorno in giorno peggioravano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunic\u00f2 egli ad un prudente confessore le sue angustie, ed esegu\u00ec di lui consigli, portando ad una monaca sua zia, nominata suor <strong>Marcella<\/strong>, nel monastero del Santo Sepolcro il prezioso pegno, che a lui prima ignoto, fu poi conosciuto essere osso del santo arcivescovo di Candia <strong>Andrea<\/strong>, per il di lui nome con lettere greche scolpito in un cerchio d\u2019argento, che circondava la sacra reliquia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Collocata questa poi decentemente nella chiesa, volle Dio rimunerare il pio donatore, a cui di allora in poi andarono progredendo con somma felicit\u00e0 gli affari, che gi\u00e0 s\u2019incamminavano all\u2019ultimo eccidio. Molte, e frequenti furono poi le grazie prodigiose, con le quali Dio volle autenticata la sacra reliquia, e manifestato il merito del santo prelato, la di cui intercessione esperimentarono tante volte benefica quelle monache, che ad esso lui con viva fede nelle loro infermit\u00e0 ricorsero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si celebra la consacrazione della chiesa nel giorno 14 di novembre, in cui nell\u2019anno 1582, fu solennemente dedicata a Dio sotto il titolo del Santo Sepolcro da <strong>Ambrogio Capizzi<\/strong>, arcivescovo d\u2019Antiveri, e primate del Regno di Servia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la Beata <strong>Beatrice Veniero<\/strong>, che fu da Dio dopo la sua morte illustrata con miracoli, come l\u2019attestano gli scrittori francescani, resse il monastero la Beata <strong>Chiara Bugni<\/strong> vergine estatica, le di cui mirabili virt\u00f9, e fatti prodigiosi furono in lingua Italiana prolissamente descritti dal p. <strong>Francesco Giorgio<\/strong> patrizio veneto, e dottissimo scrittore fra i Minori Osservanti. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Nella cappella maggiore vi fono due quadri di mano di <strong>Leandro Bassano<\/strong>, nell&#8217;uno gli <em>Apostoli portano la Vergine a seppellire<\/em>, nell&#8217;altro la ripongono nel sepolcro. Nella tavola poi dell&#8217;altare vi \u00e8 l&#8217;<em>Assunta<\/em> opera del <strong>Palma<\/strong>. Sopra l&#8217;altare dalla parte delle monache vi \u00e8 un quadro della <em>presentazione al Tempio di Maria<\/em>, opera di <strong>Santo Peranda<\/strong>. (2)<\/span><\/p>\n<p><strong>Altre notizie storiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Parte della chiesa era occupata con una specie di grotta (anno 1484), sotto la quale si vedeva un sepolcro in sembianza di quello di Gerusalemme non meno che un altare ricco di eletti marini e sostenuto da quattro angeli, dove in seguito si \u00e8 colloc\u00f2 la prodigiosa immagine di un Crocifisso. Da quel sepolcro ricevette appunto il proprio titolo questa chiesa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Il fabbricato del monastero situato al sinistro lato della chiesa, ed avente la porta fatta sul disegno di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong>, si and\u00f2 a mano a mano dilatando, intanto che la chiesa medesima sofferse qualche variazione, accrescendosi di altri due altari e ricevendo qualche onorata memoria. Tra le altre, dall\u2019uno e dall\u2019altro lato dell\u2019anzidetta grotta, furono poste due statue; l&#8217;una a <strong>Giambattista Peranda<\/strong> filosofo e medico nobilissimo morto nel 1586, e l\u2019altra a <strong>Girolamo Contarini<\/strong>, figlio di <strong>Marc\u2019Antonio<\/strong>, che fu due volte capitano di galera, e nel 1571 fu uno dei deputati alla guardia dei nostri lidi per timore dei turchi. Creato l\u2019anno appresso procuratore di San Marco in compenso degli esborsi pecuniari fatti nella guerra turchesca, difese Cipro dai pirati e di 56 anni mor\u00ec nel 1577.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Al lato destro poi della chiesa vi \u00e8 tuttora una casa di mediocre grandezza che turrita era anticamente e che fu l\u2019albergo assegnato dalla repubblica a <strong>Francesco Petrarca<\/strong>, quando, a nome dei principi di Milano venuto ambasciatore in Venezia, le fece dono di quei libri di cui si \u00e8 parlato in questo tomo. In seguito si fece servire di abitazione; al confessore delle monache del Sepolcro. (3)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa del Santo Sepolcro. Monastero di Monache Francescane Chiesa demolita, Monastero secolarizzato Storia della chiesa e del monastero Variano fra se discordi gli scrittori nel decidere, a chi principalmente appartenga il merito d\u2019aver fondato in Venezia il monastero del Santo Sepolcro. 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