{"id":24953,"date":"2017-08-05T15:05:43","date_gmt":"2017-08-05T15:05:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24953"},"modified":"2019-08-18T05:25:42","modified_gmt":"2019-08-18T05:25:42","slug":"chiesa-e-monastero-di-santa-maria-delle-vergini-vulgo-de-le-verzene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24953","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di Santa Maria delle Vergini vulgo de le Verzene"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa di Santa Maria delle Vergini vulgo de le Verzene. Monastero di Monache Cistercensi. <em> Chiesa e Monastero demoliti<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Intimorito <strong>Onorio papa III<\/strong> dalle gravi perturbazioni d\u2019Italia, commosse dall\u2019imperatore <strong>Federigo Il<\/strong>, nemico dichiarato della chiesa romana, e fiero persecutore del suo capo visibile, mand\u00f2 il <strong>cardinal Ugolino<\/strong> <em>vescovo di Ostia<\/em> (che fu poi papa col nome di <strong>Gregorio IX<\/strong>) suo legato a Venezia, acciocch\u00e9 eccitasse lo zelo della Repubblica a soccorrerlo, e formasse seco lega a difesa della religione, e della giustizia. Mentre dunque si maturava affare s\u00ec grave, si sent\u00ec ispirato il cardinale di persuadere al doge <strong>Pietro Ziani<\/strong>, che in una parte remota della citt\u00e0, dove si vedeva una piccola chiesa dedicata ai <em>Santi martiri Giovanni e Paolo<\/em>, sopra una palude poco distante dalla cattedrale, fondar volesse una chiesa, la quale in memoria della basilica dedicata a <em>Maria Vergine in Gerusalemme<\/em>, e poco avanti miseramente occupata dai Saraceni, chiamar si dovesse <em>Santa Maria Nuova in Gerusalemme<\/em>. Accolse il pio doge quanto gli suggeri il legato, ed eretta la chiesa, vi aggiunse un monastero di monache, che da lui dorato rest\u00f2 poi in perpetuo juspatronato dei suoi successori. Anche il cardinal legato non so se prima, o dopo della di lui assunzione al sommo pontificato, contribuire volle al mantenimento delle sacre vergini nel nuovo monastero adunate, e sbors\u00f2 tanto soldo, quanto bastar potesse per comprar tredici mansi, ossia possessioni, nel territorio padovano, che poi fatto papa esent\u00f2 da ogni aggravio di decime con una sua bolla, data dal <em>Palazzo Lateranense<\/em> nel d\u00ec 4 di gennaio dell\u2019anno XIII del suo pontificato, che fu di Cristo l\u2019anno 1234. L\u2019esser dunque questo monastero istituzione di un doge di casa <strong>Ziani<\/strong>, eretto a persuasione di uno, che sedette nel soglio di San Pietro, nei tempi di un imperatore <strong>Federigo<\/strong> di nome, diede occasione all\u2019equivoco, ed alla volgare, ma falsa tradizione, che fosse stato egli fondato da <strong>Sebastian Ziani<\/strong> doge, padre del soprallodato <strong>Pietro<\/strong>, ad eccitamento di <strong>Alessandro papa III<\/strong>, allorch\u00e9 a conchiudere la pace si era a Venezia portato <strong>Federigo imperatore<\/strong> primo di tal nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> E di fatti con molti autentici documenti conservati nell\u2019archivio patriarcale si prova, che sino all\u2019anno 1182, cio\u00e8 sette anni dopo la venuta di <strong>papa Alessandro III<\/strong>, nel sito paludoso, dove fu fondata dappoi la chiesa di <em>Santa Maria in Jerusalem<\/em>, vi era una chiesa sotto il titolo dei <em>Santi Giovanni e Paolo<\/em>, che si rovin\u00f2 nel fondare il nuovo monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Fondato il nuovo monastero, ed accoltevi alquante vergini, tutte di sangue patrizio \u00e8 fu loro a norma di ci\u00f2 che si usava nel monastero di Gerusalemme, assegnato l\u2019abito, detto di San Marco, e la <em>regola di Sant\u2019Agostino<\/em> per professare: e poich\u00e9 nelle costituzioni del loro ordine avessero chi le istruisse, furono stabiliti a dirigerle ed assisterle alcuni canonici regolari della <em>congregazione di San Marco di Mantova<\/em>; ai quali diretti da un priore assegnarono abitazione contigua al monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Fu frattanto nel terzo anno dopo la fondazione del monastero il <strong>cardinal Ugolino<\/strong> dichiarato supremo capo della chiesa col nome di <strong>Gregorio IX<\/strong>, il quale anche nell\u2019apice del sommo apostolato <em>continu\u00f2 a stringere<\/em> (cos\u00ec si espresse nei suoi diplomi) <em>il monastero con le braccia di speciali prerogative, ed assicurarne la conservazione con mano sollecita<\/em>. Che per\u00f2 con replicati diplomi liber\u00f2 i beni temporali di esso monastero da ogni pagamento di decime, e conferm\u00f2 l\u2019esenzioni concessegli dal podest\u00e0, e magistrati di Padova. N\u00e9 provvide solamente la di lui apostolica attenzione al corporale mantenimento, ma vie pi\u00f9 sollecito dei spirituali vantaggi, destin\u00f2 visitatori apostolici per togliere qualunque disordine, e commise ai priori della congregazione gi\u00e0 mentovata, che, intrapresa per autorit\u00e0 apostolica la cura delle monache, dovessero d\u2019indi esserne e visitatori, e direttori nelle cose spirituali, e nell\u2019amministrazione dei sacramenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Come per\u00f2 il monastero nella prima sua fondazione era stato fra troppo ristretti confini fabbricato, cos\u00ec s\u2019interposero il doge <strong>Pietro Ziani<\/strong>, e lo stesso pontefice <strong>Gregorio IX<\/strong>, acciocch\u00e9 <strong>Pietro Pino<\/strong>, allora vescovo castellano, concedesse una palude di ragion del suo vescovado a rendere pi\u00f9 comoda l\u2019abitazione delle monache e dei canonici, che le assistevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Imitarono il benefico esempio di <strong>Gregorio IX<\/strong> i pontefici suoi successori. Poich\u00e9 <strong>Innocenzo IV <\/strong> nell\u2019anno 1252 conferm\u00f2 tutti i privilegi di gi\u00e0 concessi, ed <strong>Alessandro IV<\/strong> non solo li approv\u00f2 nell\u2019anno 1253, ma esentate volle con replicati diplomi degli anni 1259 e 1260, da ogni aggravio di decime tutte le terre, e possessioni del monastero. Alcune di queste per\u00f2 essendo nel territorio di Trevigi, e sorto papa <strong>Clemente IV <\/strong> nell\u2019anno 1266, quel comune, che ad esempio dei padovani sollevar volesse da ogni aggravio le rendite nel loro trasporto. Succeduto poi nell\u2019apostolica sede <strong>Gregorio X<\/strong>, die de nuova forza ai privilegi del monastero, ampliamente confermandoli nell\u2019anno 1270 e poi nell\u2019anno 1274 stabil\u00ec, che l\u2019elezione del priore di <em>Santa Maria delle Vergini<\/em> dovesse rendersi valida coll\u2019assenso dell\u2019abbadessa, e dell\u2019altre monache; (lo che ad istanza del doge avevano per l\u2019avanti concesso i canonici della congregazione nel loro generale capitolo) e che le rendite del monastero dalle sole monache venissero amministrate. N\u00e9 di ci\u00f2 contento il santo pontefice, nello stesso giorno 9 di aprile, in cui segnato si era il riferito diploma, scrisse anche al priore, e capitolo generale un\u2019apostolica lettera, ingiungendo, che a spiritual assistenza di questo monastero, <em>fondato gi\u00e0, e al loro ordine da Gregorio IX, assoggettato<\/em>, mandar dovessero un discreto numero di savi religiosi, onde il monastero non ne risentisse soverchio aggravio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Da tali apostoliche provvidenze ben si argomenta, che gi\u00e0 fosse cominciato ad intepidirsi quel fervore di carit\u00e0, con la quale dovevano i canonici assistere alle religiose loro commesse: dal che nascendone scandali, e discordie nel monastero, ordin\u00f2 <em>papa Bonifacio VIII<\/em> a <strong>Leonardo Falier<\/strong>, piovano allora della <em>chiesa di San Bartolammeo<\/em>, poi  <em>patriarca di Costantinopoli<\/em>, che preso diligente esame del vivere e della condotta dei canonici, se ritrovasse deviare essi dal loro dovere, con tal forza rimuovere li dovesse dal monastero, che pi\u00f9 ritornarvi non potessero; e assegnando alle monache un idoneo sacerdote per confessore, stabilisse libera ad esse l\u2019elezione dell&#8217;abbadessa, che per la prima volta dovesse da esso d\u2019apostolica autorit\u00e0 essere confermata e benedetta, ricevendone il giuramento di fedelt\u00e0 dovuta alla chiesa romana. Conobbe nei processi fatti il savio piovano, essere purtroppo vera la mala direzione dei canonici: perci\u00f2 con formale sentenza li scacci\u00f2 perpetuamente dal monastero, e non molto dopo <strong>Matteo Veniero<\/strong>, <em>Primicerio di San Marco<\/em>, avutane commissione dallo stesso pontefice, assegn\u00f2 i canonici abitanti in <em>Santa Maria delle Vergini<\/em> ad altri luoghi della loro congregazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Quantunque per\u00f2 i canonici dell\u2019<em>Ordine di San Marco<\/em> fossero stati rimossi dalla personale assistenza del <em>Monastero delle Vergini<\/em>, contuttoci\u00f2 perseverarono per alquanto tempo le monache sotto l\u2019obbedienza dello stesso ordine, assoggettandosi alle visite pastorali, finch\u00e9 affatto sciolte da tal soggezione si elessero di vivere militando sotto la regola del <strong>vescovo Sant\u2019Agostino<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> All\u2019inquietezze, che disturbavano l\u2019animo delle religiose, si aggiunse una non men grave disgrazia nell\u2019anno 1365, perch\u00e9 accesosi casualmente fuoco nel giorno 11 d\u2019agosto divor\u00f2, e distrusse in poche ore la maggior parte del monastero; e quantunque la carit\u00e0 di <strong>Andrea Contarini<\/strong> doge ne procurasse il rinnovamento sollecito, pure in quei tempi assai angustiosi per i veneziani, occupati nella guerra dei genovesi, procedeva assai lentamente l\u2019opera; sicch\u00e9 papa <strong>Urbano V<\/strong> commiserando le angustie e le ristrettezze delle nobili vergini, eccit\u00f2 al loro soccorso la piet\u00e0 dei fedeli, concedendo nell\u2019anno 1369 cento giorni d\u2019indulgenza a chi concorresse a soccorrerle. Nell\u2019anno poi 1398, <strong>Bonifacio papa IX<\/strong>, rese partecipi dell\u2019indulgenze di <em>Santa Maria della Porziuncola<\/em> tutti quei fedeli, che visitando nel giorno primo, e secondo di maggio la <em>Chiesa di Santa Maria delle Vergini<\/em>, stendessero alla di lei riparazione la mano benefica. Degno di memoria \u00e8 il fervoroso amore, che dimostrarono ai loro chiostri le religiose; perch\u00e9 quantunque nate e nutrite fra gli agi di nobilissime case, pure giunsero (come si rileva da pubblici documenti) a privarsi interamente dell\u2019uso del vino, acciocch\u00e9 risorgesse pi\u00f9 pronto dalle sue rovine l\u2019incendiato loro monastero. N\u00e9 tanto bast\u00f2 a risarcire nell\u2019intero i patiti danni; onde convenne nell\u2019anno 1408, avutane prima facolt\u00e0 dal <strong>doge Michiele Steno<\/strong>, vendere una non piccola parte delle case, e possessioni del monastero, per proseguire gli intrapresi lavori, ed alimentare le religiose. Rese note per\u00f2 le loro angustie ad <strong>Alessandro V<\/strong>, circa quei giorni dichiarato pontefice in Pisa, un\u00ec egli nell\u2019anno susseguente 1409 al monastero di <em>Santa Maria delle Vergini<\/em>, con lettere dirette a <strong>Francesco Bembo<\/strong> vescovo castellano, il priorato <em>Benedettino di Santa Maria di Polverara<\/em>, della diocesi padovana, del quale ne dovessero ottener il possesso al caso della morte del vivente priore <strong>Donato<\/strong> <em>di Verona<\/em>. Frattanto mentre si andava dilazionando il godimento dell\u2019ottenuta grazia, <strong>Eugenio IV<\/strong> ignorando la donazione di <strong>Alessandro V<\/strong>, assegn\u00f2 quel priorato, allorch\u00e9 vacante, alla <em>Chiesa di San Giovanni decollato<\/em> di Padova dei<em> Canonici Secolari di San Giorgio in Alga<\/em>; ma risaputo quanto a favore dell\u2019afflitto monastero si era prima stabilito, conferm\u00f2 con autorit\u00e0 apostolica nell\u2019anno 1441 la decretata unione, e <strong>Donato<\/strong> <em>di Verona<\/em>, priore ancor vivente, rinunzi\u00f2 con spontanea cessione il suo beneficio, acciocch\u00e9 subito il monastero ne ricevesse l&#8217;investitura, e il possesso. Continuavano intanto i pontefici a favorire e proteggere il monastero, avendo <strong>Giovanni XXIII<\/strong>, nell\u2019 anno 1411 riconfermata ogni di lui prerogativa, e <strong>Martino V<\/strong> nell&#8217;anno 1419 beneficato avendolo con ampia plenaria indulgenza. <strong>Eugenio IV<\/strong> conferm\u00f2 con positivi decreti la elezione dell\u2019abbadessa eletta nel suo pontificato, e commise a <strong>San Lorenzo Giustiniani<\/strong>, allora vescovo di Castello, il benedirla: e <strong>Niccol\u00f2 V<\/strong>, finalmente nell\u2019anno 1448, viet\u00f2 al santo vescovo qualunque ingerenza nel monastero, perch\u00e9 sino dalla sua fondazione alla sede apostolica immediatamente soggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Andavano intanto proseguendo felicemente le cose, ed a poco a poco si venivano compensando i gravissimi patiti danni: allorch\u00e9 nell\u2019anno 1487 un casuale incendio, suscitatosi nella notte precedente l giorno 19 di novembre, distrusse la maggior parte del riedificato monastero. Che per\u00f2 <strong>Agostino Barbarigo<\/strong> doge, conoscendo la totale impotenza delle religiose, impetr\u00f2 dal senato, che a pubbliche spese se ne risarcissero perfettamente i pregiudizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Non cos\u00ec agevolmente per\u00f2 lo spirituale del monastero rilevarsi dai gravi detrimenti, nei quali era incorso per il lungo scorrere degli anni, e per la smoderata libert\u00e0 delle monache, che tali solo di nome e di vestito vivevano, senza legame dei voti, e senza obbligo di clausura: onde uscire a loro agio ne potevano, e contrare anche sponsali per liberarsi affatto da quell\u2019apparenza di stato monastico, che dimostravano nell\u2019esteriore. Per accorrere a questi, e ad altri simili disordini, che avevano presa alta radice anco in molti altri monasteri della citt\u00e0, <strong>Antonio Contarini<\/strong>, piissimo <em>patriarca di Venezia<\/em>, ne rese avvertita l\u2019apostolica provvidenza di <strong>papa Leone X<\/strong> che, lodato lo zelo del savio prelato, diede allo stesso ampia autorit\u00e0 di correggere e riformare gli sconcertati monasteri, e fra questi nominatamente quello di <em>Santa Maria delle Vergini<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Adoper\u00f2 il discreto patriarca primieramente tutti i pi\u00f9 soavi mezzi di esortazione, e consigli: ma reso vano qualunque tentativo, deliber\u00f2 di dividere le abitazioni del chiostro; e quantunque disturbato ne fosse da appellazioni, ed altri coraggiosi tentativi delle monache; pure, superati con l\u2019assistenza pontificia, e col beneplacito del dominio tutti gli ostacoli, introdusse in una porzione del monastero alquante monache tratte dall\u2019esemplare <em>monastero di Santa Giustina<\/em>, che erano del numero di quelle, che si chiamavano osservanti, per l\u2019osservanza appunto, con cui adempivano le loro regole , a differenza dell\u2019altre, che conventuali si dicevano, per aver poco altro di regolare fuor dell\u2019esteriore abito, e del convento comune. Con la divisione delle stanze restarono pur partite le entrate in tal maniera, che assegnatane l\u2019intera amministrazione alle osservanti, come vere padrone del luogo, una competente porzione se ne assegnasse alle conventuali giusta il loro numero, finch\u00e9 o si riducessero a professare l\u2019osservanza, o dalla morte fossero ridotte a dovere. Per eseguire per\u00f2 e in questo, e in altri monasteri, con equit\u00e0, e proporzione un tal assegnamento di rendite, comand\u00f2 il <em>Consiglio di Dieci<\/em>, a cui esposte avevano le osservanti dei riformati monasteri le loro querele, che col patriarca si unissero tre de primari senatori, da lui eletti nel giorno 17 di settembre dell\u2019anno 1521 e seco lui con discretezza e giustizia adempissero la divisione decretata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Si esegu\u00ec concordemente, secondo i progetti del prudente patriarca, la partizione; del che dolenti le monache conventuali appellarono a <strong>papa Adriano VI<\/strong>, che rimise nell\u2019anno 1523 la consumazione dell\u2019affare a <strong>Tommaso Campeggio<\/strong> <em>vescovo di Feltre<\/em>, allora apostolico legato in Venezia. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Cess\u00f2 pochi giorni dopo di vivere <strong>Chiara Donado<\/strong> <em>abbadessa delle Monache Conventuali<\/em>: perloch\u00e9 il <strong>patriarca Contarini<\/strong>, che aveva gi\u00e0 ottenuto dalla suprema pontificia potest\u00e0, il doversi nei casi di vacanza eleggere le abbadesse dal numero dell\u2019osservanti, le congreg\u00f2 a pieno capitolo nel monastero, e presedette all\u2019elezione, che cadde in <strong>Marina Barbaro<\/strong>, monaca osservante, da lui poi a nome del pontefice confermata nel giorno 22 di dicembre. Nello stesso anno 1523. Per sconcertare la felicit\u00e0, con cui andavano progredendo gli spirituali vantaggi del monastero, sparse il comune nemico contese e discordie, dalle quali restarono commosse e sconcertate anche alcune delle monache stesse osservanti: onde acciocch\u00e9 si togliesse anche questo non leggero impedimento della riforma, prescrisse <strong>Clemente VII<\/strong> alle preghiere del doge <strong>Andrea Gritti<\/strong>, che le pi\u00f9 contenziose fra le monache dell\u2019osservanza dovessero ritornare a quei monasteri, ed ordine, d&#8217;onde erano partite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Non bastavano per\u00f2 tutte le diligenze praticate ad introdurre una piena riforma nel monastero. Perci\u00f2 le conventuali o traendo da altri monasteri di rilassata osservanza altre a loro consimili, o aggregando al lor collegio fanciulle secolari, non minoravano molto di numero. Che perci\u00f2 ricusando il patriarca <strong>Girolamo Querini<\/strong> d\u2019ingerirsi in tal fatto, fu istituito <strong>Giacomo Pesaro<\/strong>, <em>vescovo di Passo<\/em>, dal lodato pontefice <strong>Clemente VII<\/strong>, nell\u2019anno 1529. Riformatore apostolico del monastero, il quale prese in esame con diligenza le cose, comand\u00f2 nell\u2019anno 1531 alle monache conventuali, che sotto pena di scomunica non dovessero in avvenire accettar fra i loro chiostri n\u00e9 monache d\u2019altri monasteri, n\u00e9 secolari fanciulle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Cos\u00ec fu nel breve giro di sei anni ridotto il numero delle conventuali a sole quattro; tre delle quali si determinarono ad abbracciar l\u2019osservanza, e fu il monastero secondo le apostoliche costituzioni ridotto, e reintegrato in un solo corpo, essendosi le osservanti, tratte dal <em>monastero di Santa Giustina<\/em>, determinate di cambiar l\u2019antico loro abito grigio nelle candide vesti usate in <em>Santa Maria delle Vergini<\/em>. Questa stessa qualit\u00e0 di abito bianco era allora indifferentemente adoperato s\u00ec dalle <em>monache coriste<\/em>, che dalle sorelle serventi; le quali da tal parit\u00e0 di vestito prendendo stimoli d\u2019alterigia, contaminavano con azioni men prudenti il buon nome acquistato dal monastero. Che per\u00f2 il cardinal penitenziere, d\u2019ordine pontificio, nell\u2019anno 1541 alle preghiere delle vergini coriste decret\u00f2, che in avvenire dovessero le sorelle vestirsi d\u2019abito nero, come usar solevano avanti la riforma; esempio che sarebbe utilissimo, se si imitasse, anco in molti altri monasteri, ove l\u2019uguaglianza nell\u2019abito alle nobili coriste somministra alle sorelle occasione di fasto, e ne seguono poi dissensioni, e inquietezze. Riconferm\u00f2 al riformato monastero tutti i suoi privilegi <strong>Paolo III<\/strong>, nell\u2019anno 1548. E <strong>Giulio papa III<\/strong>, a maggior sussidio, e decoro del monastero stesso un\u00ec ad esso nell\u2019anno 1551 la chiesa parrocchiale di <em>Sant\u2019Odorico di Musestre<\/em>, situata nei confini della diocesi trevigiana. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Atteso dunque il decoro di sua origine, e le replicare prerogative, con le quali fu egli in tutti i tempi favorito cos\u00ec dalla liberalit\u00e0 apostolica, come dalla munificenza del dominio, stabili il senato nel giorno 23 d\u2019aprile dell\u2019anno 1613 che la chiesa del monastero di <em>Santa Maria delle Vergini<\/em> dovesse ogni anno esser solennemente visitata dal principe, e dal senato nel giorno primo di maggio, come quello che era il primo dei due, nei quali aveva <strong>Bonifacio IX<\/strong> concessa l\u2019indulgenza di <em>Santa Maria della Porziuncola<\/em>, e che pochi anni avanti, cio\u00e8 nell\u2019 anno 1605 era stata da <strong>Paolo papa V<\/strong>, confermata e dichiarata plenaria, e perpetua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Tale fu la fondazione, tale la serie delle vicende di questo monastero, dichiarato perpetuo juspatronato dei dogi di Venezia dal fondatore <strong>Pietro Ziani<\/strong> doge, la di cui beneficenza imitando uno dei suoi posteri, nominato <strong>Zilio<\/strong>, don\u00f2 a questa chiesa una devota, e miracolosa immagine, la quale, come si deriva da antica tradizione, era prima venerata in Gerusalemme nel tempio dedicato al nome di <em>Maria Vergine<\/em>. Danno maggiore decoro a questa chiesa, che fu consacrata nel giorno 20 di giugno, anche molte, ed insigni reliquie, cio\u00e8 un piede di <em>San Giovanni Calibita<\/em>, una mano di <em>San Teodoro di Eraclea<\/em> martire, un osso di <em>San Giacomo Interciso<\/em> pur martire, e tre corpi <em>Santi dei Martiri<\/em> tratti dai cimiteri di Roma, che coi nomi imposti di <em>Magno<\/em>, <em>Pio<\/em>, ed <em>Onorato<\/em> furono collocati negli altari a pubblica venerazione. Nove sono in numero gli altari; ma tre si distinguono in qualit\u00e0, cio\u00e8 l\u2019altar maggiore, dove in un magnifico tabernacolo di scelti e preziosi marmi si conserva l\u2019adorabile sacramento, ed altri due situati alla met\u00e0 della vasta chiesa, dedicati l\u2019uno al <em>Redentor Crocifisso<\/em>, e l\u2019altro alla <em>Vergine Santissima<\/em> sotto il titolo <em>del Rosario.<\/em>(1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Entrando in chiesa nella prima tavola a mano sinistra vi \u00e8 in aria <em>Dio Padre<\/em> i <em>Santi Agostino<\/em>, <em>Marco<\/em>, e <em>Margherita<\/em>, di mano d&#8217;<strong>Antonio Aliense<\/strong>. Pi\u00f9 avanti vi \u00e8 la tavola di <em>San Sebastiano<\/em>, e di sotto in un ovadino l&#8217;<em>Annunziata<\/em>, opere delle buone d&#8217;<strong>Antonio Aliense<\/strong> quando studiava da <strong>Paolo<\/strong>; altare di C\u00e0 Querini. Nella cappella alla destra della maggiore vi \u00e8 la tavola della risurrezione opera del suddetto <strong>Aliense<\/strong>. Il tabernacolo dell&#8217;altar maggiore con quattro facce; nell&#8217;una la cena, di mano del <strong>Mera<\/strong>, nell&#8217;altra Cristo all&#8217;orto, di <strong>Pietro Vecchia<\/strong>; nella terza un simbolo dell&#8217;Evangelio di <strong>Matteo Ponzone<\/strong>, e nella quarta un simbolo pure di mano del Cav. <strong>Ridolfi<\/strong>. Nella cappella alla sinistra dell&#8217;altar maggiore vi \u00e8 la tavola dell&#8217;Annunziata delle prime di <strong>Gregorio Lazarini<\/strong>, e dai lati vi \u00e8 <em>San Pietro<\/em>, che piange e <em>San Francesco<\/em>; opere di <strong>Matteo Ponzone<\/strong>, che erano nella vecchia palla. Nell&#8217;alto dell\u2019organo vi \u00e8 il <em>Re Davide<\/em> di <strong>Antonio Zanchi<\/strong>. Segue passata la sagrestia la tavola del <em>Cristo morto con le Marie<\/em>; opera di <strong>Girolamo Gambarato <\/strong>; sopra il coro delle Madri vi \u00e8 rappresentata in gran tela la fondazione di questo nobilissimo monastero da <strong>Antonio Molinari<\/strong> della sua pi\u00f9 eccellente maniera.(2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Per decreto 29 novembre 1800, si assegnarono alle truppe di Marina, che ne presero possesso il 13 marzo 1807. Poi nel 1 febbraio 1809 si ridussero a bagno dei forzati, facendosi corpo di guardia la prossima chiesetta della Visitazione, fabbricata nel 1399, e ristaurata nel 1581. Ora sono completamente demoliti, e l\u2019area, compresa nella cerchia dell&#8217;Arsenale, serve a bacino di carenaggio, incominciatosi a scavare nel 1869. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o volti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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Monastero di Monache Cistercensi. 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