{"id":24950,"date":"2025-02-23T05:58:50","date_gmt":"2025-02-23T05:58:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24950"},"modified":"2025-02-23T07:37:49","modified_gmt":"2025-02-23T07:37:49","slug":"chiesa-e-monastero-di-santa-maria-vergine-assunta-in-cielo-vulgo-della-celestia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24950","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di Santa Maria Vergine Assunta in Cielo vulgo della Celestia"},"content":{"rendered":"\n<h3>Chiesa e Monastero di Santa Maria Vergine Assunta in Cielo vulgo della Celestia. Monastero di Monache Cistercensi. <em> Chiesa demolita, Monastero secolarizzato<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fioriva in Piacenza con lode di santit\u00e0 il monastero di suore, che nell\u2019austera osservanza dell\u2019ordine <em>Cisterciense<\/em> fondato aveva la vergine <em>Santa Franca<\/em>, allorch\u00e9 nell\u2019anno 1236. venuto da Venezia a presiedere come podest\u00e0 in quell\u2019illustre citt\u00e0, allora libera, il celebre senatore <strong>Reniero Zeno<\/strong>, che poi fu doge, ebbe occasione di conoscere, e di ammirare le esemplari virt\u00f9 di quelle pie religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credette adunque di dare non solo un ornamento, ma un sussidio pure alla sua patria, se ve ne introducesse l\u2019istituto, perci\u00f2 a tutto suo potere procur\u00f2 ed ottenne, che si fondasse in Venezia un monastero cli uguale osservanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottenute dunque dai Cisterciensi, dai quali diretto era il monastero, le opportune facolt\u00e0 con la benedizione della loro abbadessa <strong>Carenzia Visconti<\/strong>, partirono verso Venezia dodici monache scelte fra le pi\u00f9 capaci e virtuose, accompagnate da molti nobili s\u00ec veneziani, che Piacentini, e da due monaci Cisterciensi del Monastero di Piacenza, detto della <em>Colomba<\/em>, i quali secondo l\u2019uso di quei tempi destinati erano alla direzione, ed assistenza del nuovo monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accolte furono in Venezia le vergini fondatrici con quella venerazione, che era dovuta alla loro virt\u00f9, e fu con ammirabile sollecitudine eretto loro un sufficiente monastero, che nello stesso anno di sua fondazione 1237, venne da papa <strong>Gregorio IX<\/strong>, accolto fotto la protezione della sede apostolica, e chiamato <em>Santa Maria de Celestibus<\/em>, ci\u00f2 che dimostra essere favola ci\u00f2, che da alcuni si scrive, essere staro questo monastero denominato della <em>Celestia<\/em> dalla sua prima abbadessa, che con tal nome si chiamava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rinnov\u00f2 poi, ed ampli\u00f2 il sopraccitato apostolico privilegio <strong>Innocenzio IV<\/strong>, nell\u2019anno 1247, concedendo libera ed indipendente alle monache l\u2019elezione della loro abbadessa; ed il di lui successore <strong>Alessandro IV<\/strong>, esent\u00f2 prima nell\u2019anno 1255 il monastero da qualunque ecclesiastico aggravio, poi nell\u2019anno seguente 1256, conferm\u00f2 la sentenza di <strong>Gualtiero<\/strong> vescovo Castellano, sottoscritta dal patriarca di Grado <strong>Angelo Barocci<\/strong>, con la quale si stabil\u00ec, che per cento e cinquanta passi all\u2019intorno del <em>Monastero della Celestia<\/em> erigere di nuovo non si potesse chiesa alcuna, n\u00e9 veruno luogo sacro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguirono gli esempi delle pontificie munificenze <strong>Ulrico<\/strong> piissimo arcivescovo di Salisburgo, e <strong>Tommaso<\/strong> vescovo squillacense legato pontificio di <strong>Alessandro IV<\/strong>, per restituire l\u2019arcivescovo <strong>Ulrico<\/strong> alla sua sede, dalla quale iniquamente era stato cacciato. Poich\u00e9 giunti insieme a Venezia nell\u2019anno 1261, concessero sacre indulgenze a chiunque dei fedeli piamente porgesse sussidio alla chiesa del monastero, che a quei tempi si alzava dai fondamenti, il che pure fece nell\u2019anno 1287 <strong>Ugone<\/strong> vescovo di Betlemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reso dunque illustre questo sacro luogo e per la piet\u00e0 delle religiose sue abitatrici, e per s\u00ec riguardevoli privilegi, acquist\u00f2 nuovo splendore per la dimora, che in esso lungamente fece il santo abbate del <em>Monastero di San Benedetto Novello<\/em> di Padova <strong>Giordano Forzat\u00e8<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perseguitato il sant\u2019uomo dall\u2019inumano furore di <strong>Ezzelino da Romano<\/strong>, fuggi prima in Aquileia. Ma perch\u00e9 quivi ancora insidiavano alla di lui vita gli infami sicari del tiranno, ammonito in visione dall\u2019angelo, si ricover\u00f2 in Venezia fra sacri recinti del <em>Monastero della Celestia<\/em>, ove accolto da un venerabile vecchio monaco, visse seco lui santamente circa sette anni, finch\u00e9 chiamato dal Signore vol\u00f2 all\u2019eterna quiete nell\u2019anno 1248.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solennissime furono le esequie fattegli, con le quali fu elevato il suo corpo, che per il pubblico concetto di sua santit\u00e0 fu collocato in luogo cospicuo della chiesa, essendo sin dai primi tempi dopo il suo felice passaggio cominciata la pubblica venerazione dei popoli al suo sepolcro, la quale continua ancora, dopo che alle preghiere delle monache allora abitatrici in <em>San Benedetto Novello<\/em> fu il sacro corpo trasportato a Padova, e sopra la mensa di un altare collocato a devoto culto dei suoi concittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto quantunque dai pontifici diplomi di <strong>Gregorio IX<\/strong> e di <strong>Innocenzio I<\/strong>, fosse stato, come detto abbiamo, ricevuto il monastero sotto la protezione dell\u2019apostolica sede, ed esentato pur anco da qualunque ecclesiastica giurisdizione, pur nonostante le monache memori della loro origine vivevano sotto la direzione dei padri <em>Cisterciensi della Colomba<\/em>, riconoscendo il di loro abbate come ecclesiastico visitatore, dal quale ottener dovessero avvisi, ed ordini salutari, qualunque volta ricercato da esse si portasse in Venezia per farne la visita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec and\u00f2 progredendo per lungo tempo lo spirituale governo del monastero, finch\u00e9 nell\u2019anno 1351, Jacopo abbate della <em>Colomba<\/em>, bench\u00e9 non ricercato dalle monache, intim\u00f2 loro, per certo determinato giorno la visita da eseguirsi. Gravosi per\u00f2 riuscendo alle forze del monastero questi atti troppo frequenti di zelo, ricusarono le monache di accettarla, n\u00e9 si acchet\u00f2 l\u2019abbate alle giuste loro rimostranze in contrario, furono costrette ad appellarsi all\u2019apostolica sede, da cui immediatamente dipendevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cui irritato l\u2019abbate fulmin\u00f2 contro l\u2019abbadessa, e le religiose sue figlie sentenza di scomunica soggettandole all\u2019interdetto ecclesiastico. Da s\u00ec ingiusto procedere aggravare le monache avanzarono le loro doglianze in Avignone al pontefice <strong>Clemente VI<\/strong>, il quale nell\u2019anno 1352 rimise la controversia alla decisione di <strong>Niccol\u00f2 Morosini<\/strong>, allora vescovo di Castello; ed <strong>Urbano V<\/strong> di poi ai prieghi del senato veneto l\u2019anno 1369 moder\u00f2 la frequenza, e regol\u00f2 la forma di tali visite, prescrivendo che non pi\u00f9 di una volta all\u2019anno si eseguissero alle grate, e vietando l\u2019ingresso nei chiostri, e qualunque sborso di soldo; dovendosi osservar nel resto le prescrizioni dell\u2019istituto <em>Cisterciense<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tali provide ordinazioni avvamp\u00f2 vie pi\u00f9 lo sdegno dell\u2019abbate <strong>Jacopo<\/strong>, cosicch\u00e9 levato alle monache il confessore, ricus\u00f2 di pi\u00f9 volerle provvedere di sacerdote, che loro i sacramenti amministrasse. Una cos\u00ec irregolare maniera di procedere arrivata a notizia del pontefice <strong>Gregorio X<\/strong>, obblig\u00f2 l\u2019apostolica sua provvidenza ad ordinare risolutamente nell\u2019anno 1371, all\u2019abbate di <em>San Tommaso di Torcello<\/em>, detto dei <em>Borgognoni<\/em>, che se l\u2019abbate della <em>Colomba<\/em> differisse pi\u00f9 in oltre la destinazione di un confessore, dovesse egli assegnare sacerdote alla spirituale assistenza del monastero, al che eseguire fu eccitato l\u2019abbate Torcellano nell\u2019anno 1374 da pressanti lettere di <strong>Andrea Contarini<\/strong> doge, e principale protettore del monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terminata si era frattanto la sontuosa chiesa, a di cui maggior decoro volle la <em>Gran Madre di Dio<\/em>, a cui era dedicata, che vi si trasportasse dall\u2019Oriente nell\u2019anno 1372 una sua devota immagine, resa celebre non solo per i prodigi occorsi nella sua traslazione, ma altres\u00ec per i continuati miracoli a favore dei suoi devoti: come lo attest\u00f2 in una sua bolla il cardinale <strong>Niccol\u00f2 Carraccioli<\/strong>, concedendo spirituali remissioni di pene a quei fedeli, che nei stabiliti giorni visitassero la chiesa di <em>Santa Maria dei Celesti<\/em>, ove la di lei immagine risplendeva per molti miracoli. La storia di questo mirabile trasporto si legge esposta a lato dell\u2019altare, su cui si venera il prodigioso simolacro, ed eccone il fedele trasunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vivevano nel monastero di <em>Santa Maria della Celestia<\/em> due monache di casa <strong>Contarini<\/strong>, le quali professando particolar affettuosa riverenza alla Vergine Santissima Madre di Dio instarono con efficaci preghiere appresso due lor fratelli, che dai paesi dell\u2019Oriente, per i quali navigavano, trasportassero loro qualche devota immagine di Nostra Signora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volle Iddio esaudite le brame delle pie religiose. Poich\u00e9 viaggiando quei due nobili verso Costantinopoli, si abbatterono in alcuni mercatanti pisani, che dalla stessa citt\u00e0 ritornavano, e nel discorrere di varie cose intesero da uno di loro, che avendo ritrovato in un determinato monte una statua di marmo rappresentante la Vergine Madre con il divino suo figliuolo, ed avendola voluta staccare dal luogo si affaticarono inutilmente, lasciandosi prima spezzar a traverso (come tutt\u2019ora si vede) che spiccarsi da quel macigno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si rallegrarono a tal notizia i due cavalieri, ed ansiosi d\u2019accertarsi del fatto, si condussero al disegnato luogo, ove non solo riconobbero la devota immagine, ma si videro provisti di opportuna occasione per il trasporto: non indi lungi avendo ritrovato un carro tirato da buoi, e guidato da due bellissimi giovani, che tratto con facilit\u00e0 dalla rupe il simolacro lo condussero al mare; indi caricatolo sulla nave disparvero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arricchiti di tesoro cos\u00ec prezioso i due nobili, mentre con propizio vento navigavano, si determinarono di offrire la mirabile immagine alla chiesa dei Santi Apostoli loro parrocchia. Ma un\u2019improvvisa procella replicatamente seguita fece loro per ben tre volte cangiar pensiero, stabilendo finalmente, ed obbligandosi con voro di offrirla a quella chiesa, che fosse di divino volere. Allo stesso proferir del voto susseguit\u00f2 la bonaccia; onde credettero di ricercar il divino beneplacito collocando la sacra immagine in un battello senza guida, n\u00e9 remiganti, perch\u00e9 la divina disposizione lo dirigesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Condotta dunque da superiore direzione la barchetta venne a diritto cammino ad approdar alle rive del monastero, dove dalle monache accorse alla novit\u00e0 del miracolo fu accolta con venerazione eguale alla loro allegrezza. Il giorno seguente, che fu il 2 agosto dell\u2019anno 1341, fu dal vescovo castellano <strong>Niccol\u00f2 Morosini<\/strong> con l\u2019accompagnamento solenne del clero, e con l\u2019intervento del doge <strong>Andrea Contarini<\/strong>, e del senato trasferita, e collocata sopra un altare della chiesa alla pubblica venerazione di un gran popolo giubilante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accadde in tal occasione, che uno dei muratori miscredente, mentre alza la mano per accomodar al luogo destinato il sacro simulacro, si sent\u00ec di repente assiderata la mano: onde riconoscendo nel castigo il suo fallo ne chiese pentito il perdono. Gli apparve nella seguente notte la Vergine Santissima e l\u2019assicur\u00f2 di riconcedergli l\u2019uso della mano, quando precedesse una sincera confessione dei suoi peccati; ma avendola esso eseguita senza debita disposizione, l\u2019avverti la misericordiosa Madre di doverla rinnovare, e dopo si vide con allegrezza ridonato l\u2019uso perduto della mano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono poi cos\u00ec copiosi e manifesti i prodigi, coi quali Dio rimuner\u00f2 la fede, e la divozione dei popoli cos\u00ec di Venezia, come dei circonvicini paesi, che <strong>Clemente VI<\/strong> con amplissimi diplomi d\u2019indulgenze ne volle animato il fervore alla dilatazione e continuazione del culto. Si rinnov\u00f2 questo e si accrebbe nell\u2019occasione, che per il vicino incendio dell\u2019Arsenale l\u2019anno 15\u00f39 dirocc\u00f2 la chiesa. Poich\u00e9 la maggiore delle lampade, che ardere soleva avanti l\u2019ammirabile simolacro, fu ritrovata dopo cinque giorni accesa splendere sotto le rovine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accompagn\u00f2 Iddio anche la solenne collocazione della sacra immagine nella nuova chiesa fatta li 27 maggio dell\u2019anno 1606 con replicati prodigi, dei quali sono permanenti testimoni le tabelle votive, che tutt\u2019ora appese si vedono all\u2019intorno del sacro altare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuavano frattanto le monache sotto la direzione degli abbatti piacentini, i quali di tratto in tratto, secondo lo stabilito dalle costituzioni apostoliche, o personalmente visitavano, o delegavano altro abbate cisterciense per adempire le visite presiedendo altres\u00ec all\u2019elezione dell\u2019abbadesse, qualunque volta le monache ne avanzassero le istanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019occasione per\u00f2 o di visite, o di elezioni corregger dovevano gli abbati presidenti tutti quei disordini, che introdotti si fossero ad offendere la regolare osservanza; del che incaricati se ne leggono <strong>Pietro<\/strong> Abbate della Folina nell\u2019anno 1439 e <strong>Girolamo Trevisano<\/strong> abbate di San Tommaso Torcellano nell\u2019anno 1492.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non bastarono per\u00f2 n\u00e9 le ordinarie visite, n\u00e9 le correzioni degli abbati cisterciensi per conservare inviolata fra chiostri di questo monastero la regolar disciplina, in cui furono fondati; ma avendo nei dolorosi tempi dello scisma contratta l\u2019antica religiosa disciplina non leggeri discapiti, vi accorse opportunamente la pontificia previdenza d\u2019 <strong>Eugenio IV<\/strong>, destinando visitatori apostolici del <em>Monastero di Santa Maria della Celestia<\/em> San <strong>Lorenzo Giustiniani,<\/strong> allora vescovo di Castello, e <strong>Fantino Dandolo<\/strong> protonotario apostolico, i quali nell\u2019anno 1442 estesero saggie e discrete regole alla correzione dei disordini, e alla riforma degli sconcertati costumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu tale il frutto degli ordini salutari, che ritornato poi il monastero sotto la direzione degli abbati cisterciensi, ne trassero essi nell\u2019anno 1457, <strong>Chiara da Mula<\/strong> ottima abbadessa, per costituirla madre e riformatrice del <em>Monastero di San Matteo<\/em>, detto <em>San Maffio<\/em>, di Mazzorbo, acciocch\u00e9 restituisse le monache rilassate al primiero vigore d\u2019osservanza.&nbsp;Per poco tempo per\u00f2 dopo l\u2019apostolica riforma stette il monastero soggetto agli abbati cisterciensi; poich\u00e9 nel principio del secolo XVI, furono dal romano pontefice tradotte le monache sotto il governo dei veneti patriarchi, ed esentate da qualunque visita, o soggezione dei superiori cisterciensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec vivevano in perfetta quiete le religiose, servendo devotamente al Signore, quando l\u2019anno 1569, la notte precedente al giorno 14 di settembre dedicato all\u2019esaltazione di Santa Croce, accesosi improvvisamente fuoco nell\u2019Arsenale, e passata la fiamma al luogo, ove si conservava la polvere per le artiglierie, avvampando questa in un instante scosse con tal impeto il contiguo monastero della Celestia, che in un momento diroccarono tutte le fabbriche, e la chiesa stessa si ridusse ad un mucchio di rovine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rifuggitesi sino dai principi dello scoperto incendio, provvidamente le monache, alle loro paterne case, passarono d\u2019indi ad abitare nel <em>Monastero di San Jacopo<\/em> della Giudecca, che loro in provvisionale ricetto concedettero pietosamente i <em>Padri Serviti<\/em>, e quivi dimorarono per lo spazio di cinque anni, finch\u00e9 riedificata risorgesse la loro antica abitazione. Rialzati poi con pi\u00f9 ampia e dilatata struttura i rovinati edifici della Celestia passarono ad abitarli le religiose nell\u2019anno 1574, il giorno 14 di marzo, accompagnate con festosa pompa dal patriarca <strong>Giovanni Trevisano<\/strong>, e da numeroso concorso di nobili, che resero pi\u00f9 solenne la restituzione delle religiose vergini al primiero lor domicilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restituite le fabbriche d\u2019abitazione ad un pi\u00f9 comodo stato, fu altres\u00ec dai fondamenti rifabbricata la chiesa sul magnifico modello di <strong>Vicenzo Scamozzi<\/strong>, e poi l\u2019anno 1611 nel giorno 16 di aprile da <strong>Francesco Vendramin<\/strong> patriarca solennemente consacrata a Dio, sotto il titolo di <em>Maria Vergine assunta al Cielo<\/em>, e <em>dei Santi Abbati Benedetto e Bernardo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si conservano in questa chiesa le seguenti reliquie. Una spina della corona di nostro signore Ges\u00f9 Cristo, che con pomposo apparato si espone all\u2019adorazione dei fedeli nel marted\u00ec della settimana di passione. Un osso della gamba di <em>San Lorenzo<\/em> levita e martire, ed un osso pure di <em>Santo Stefano protomartire<\/em>, custoditi nell\u2019altare ad essi santi dedicato. Dieci teste di <em>vergini compagne di Sant\u2019Orsola<\/em>, e molte ossa dei<em> Santi martiri crocifissi in Armenia<\/em> sul monte Ararath. Il corpo di <em>San Caloandro martire<\/em>, e molte insigni reliquie dei santi martiri tratte dalle catacombe romane.(1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Incominciando a mano sinistra dal primo altare vi \u00e8 dipinta <em>Sant\u2019Orsola<\/em> con le <em>Vergini compagne martirizzate<\/em>, che \u00e8 di mano di <strong>Domenico Tintoretto<\/strong>. Segue l&#8217;altro altare nella di cui tavola vi \u00e8 <em>Maria col Bambino<\/em>, e molti angeli nell&#8217;alto, ed abbasso i<em> Santi Lorenzo e Stefano<\/em> di mano di <strong>Andrea Vicentino<\/strong>. Come pure \u00e8 dello stesso autore il <em>Padre Eterno<\/em> con gli angeli all\u2019altare dell\u2019immagine miracolosa. Le portelle dell&#8217;organo fono dipinte dal <strong>Tinelli<\/strong> nel di fuori l&#8217;<em>Annunziata<\/em> cosa limitata, e nel di dentro <em>San Luigi e San Giovanni Evangelista<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Nella cappella a mano sinistra dell&#8217;altare maggiore, ove \u00e8 instituita la divozione di Sant&#8217;Antonio di Padova, vi \u00e8 <em>San Domenico<\/em> con due santi vescovi di <strong>Paris Bordone<\/strong>. La tavola dell&#8217;altare maggiore con l\u2019Assunta \u00e8 di <strong>Giacomo Palma<\/strong>. La cappella alla sinistra ha la tavola di <strong>Antonio Foller<\/strong> con <em>San Michiele un santo vescovo, e Sant\u2019Antonio abbate<\/em>. La tavola poi dell&#8217;altare con Cristo in croce \u00e8 delle belle del <em>Palma<\/em>. Segue la tavola dei <em>diecimila martiri<\/em> opera delle pi\u00f9 stimate di <strong>Andrea Vicentino<\/strong>. Dopo questa vi \u00e8 la tavola con i <em>Santi Elena, Benedetto, Bernardo<\/em>, ed Angeli in aria, che sostengono la croce, opera rara di <strong>Maffeo Verona<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Sotto al coro vi sono quattro quadri mobili contenenti la storia dell&#8217;immagine miracolosa di <em>Nostra Signora<\/em>, che in questa chiesa si conserva, opere come dice il <strong>Boschini<\/strong> d&#8217;autore Fiammingo, e lo d\u00e0 molto quella dove si vede l&#8217;arrivo miracoloso della detta immagine al monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Sono sparsi sulle colonne della chiesa vari quadretti delle ultime scuole del <strong>Palma,<\/strong> ed altri di questa maniera se ne vedono per quasi tutte le chiese di monache, e parlatoi della citt\u00e0 con certe cornici particolari su di una stessa maniera. (2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Nel 1810 la chiesa fu chiusa ed aggregata all\u2019Arsenale. Il convento si diede alle truppe della Marina, ed ultimamente porzione di esso venne assegnata ad uso di quella casa di educazione militare marittima che innanzi stava a San Daniele. Entrano in cotesta casa i figli dei militari a ricevere, a spese dell\u2019erario, un\u2019educazione elementare insieme alle belle lettere, alla matematica ed al disegno. (3)&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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Monastero di Monache Cistercensi. 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