{"id":24945,"date":"2017-08-05T12:24:27","date_gmt":"2017-08-05T12:24:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24945"},"modified":"2024-08-25T06:01:31","modified_gmt":"2024-08-25T06:01:31","slug":"chiesa-e-monastero-di-santanna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24945","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di Sant&#8217;Anna"},"content":{"rendered":"\n<h3>Chiesa e Monastero di Sant&#8217;Anna. Monastero di Monache Benedettine. <em> Chiesa e Monastero secolarizzati<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il santo <em>istituto degli Eremiti<\/em>, che vivevano professando la regola di Sant\u2019Agostino, fu diffuso dall\u2019Africa nel resto del mondo cattolico, probabilmente nei tempi della persecuzione vandalica, che diede tanti martiri al cielo. Alcuni di questi religiosi solitari che abitavano nei boschi, e nelle solitudini del territorio di Fano, nella Marca d\u2019Ancona, nei principi del secolo XIII, unitisi insieme fondarono vicino a <em>Brittina<\/em>, piccolo Castello nella diocesi di Fano, una chiesa, ed un angusto monastero sotto l\u2019invocazione del Vescovo e Martire San Biagio: d\u2019onde ebbe origine la <em>Congregazione dei Brittini, o Brettinesi dell\u2019ordine di Sant\u2019Agostino<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esemplarit\u00e0 dei nuovi cenobiti trasse moltissimi ad aggregarli al loro austero istituto; cosicch\u00e9 convenne pensare alla fondazione di nuovi monasteri, per soddisfare ai santi desideri dei concorrenti, e destinare uno del loro numero, che con titolo di priore generale dirigesse l\u2019intero corpo dell\u2019istituita congregazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esercitava tale ufficio nel 1240 un uomo piissimo per nome <strong>Andrea<\/strong>, che destin\u00f2 uno dei suoi pi\u00f9 esemplari religiosi per nome <strong>Giacomo da Fano<\/strong>, acciocch\u00e9 procurasse d\u2019acquistare nella citt\u00e0 di Venezia una nuova sede per la sua religione. Ubbid\u00ec <strong>Giacomo<\/strong> ai comandi del superiore, e con l\u2019assistenza della divina previdenza comprato nell\u2019 anno 1242 un sufficiente spazio di terreno vacuo, non lungi dalla cattedrale, vi fabbric\u00f2 sopra, con permissione di <strong>Pietro Pino<\/strong> vescovo castellano, una chiesa, ed un monastero sotto il titolo delle <em>Sante Anna e Caterina<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale fu la probit\u00e0 dei costumi, con la quale quei primi religiosi si meritarono l\u2019amore universale, che per autorit\u00e0 del <em>Maggior Consiglio<\/em> nel giorno 14 di marzo 1284 ottennero indulti, ed elemosine dal pubblico erario, eguali a quelle, che prima erano state concesse alle due religioni dei predicatori, e dei minori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come la situazione del luogo, collocato nell\u2019estremo angolo della citt\u00e0, rendeva difficile ai buoni religiosi l\u2019esercizio del loro zelo per l\u2019aiuto dei prossimi, cos\u00ec avendo ritrovato sito pi\u00f9 opportuno nella <em>parrocchia dl Santo Stefano<\/em>, pensarono d\u2019alienare interamente le fabbriche di Sant\u2019Anna. Ne concesse loro la facolt\u00e0 <strong>Bartolommeo Querini<\/strong> di questo nome II vescovo castellano; a condizione per\u00f2, che quelle oneste persone, alle quali fosse cesso il monastero, dovessero sempre essere soggette ai vescovi castellani, e finch\u00e9 si eseguisse la mutazione, dovessero ivi abitare solo quattro frati coi suoi serventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si offr\u00ec ben presto l\u2019opportunit\u00e0 d\u2019alienare il monastero ad alcune devote femmine, le quali dirette da una Superiora, chiamata <strong>Maria Zotto<\/strong>, desideravano in luogo remoto servire a Dio professando la regola di San Benedetto. Fu segnato dunque l\u2019accordo nell\u2019anno 1297, ma le religiose donne non s\u2019introdussero nell\u2019acquistato monastero, che verso il fine dell\u2019anno 1304, o nei principi dell\u2019anno susseguente, in cui nel giorno 28 di giugno <strong>Maria Zotto<\/strong>, gi\u00e0 dichiarata abbadessa, con altre quattro monache si presentarono al vescovo di Castello <strong>Ramperto Polo<\/strong>, ed ivi, presente il priore di Santo Stefano, cessarono volontariamente al priore stesso, ed al di lui convento tutte le pie oblazioni donate gi\u00e0 dai fedeli al <em>Monastero di Sant\u2019Anna<\/em> fino al giorno della mutazione, e traslazione del monastero stesso fatta a loro favore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Varie poi furono le controversie, che per motivo di tal cessione furono agitate cos\u00ec nei fori ecclesiastici, che nei civili, e si rileva da una sentenza dei giudici della curia, detta del procuratore; per cui alcuni beni lasciati al <em>Monastero di Sant\u2019Anna<\/em>, mentre in esso abitavano i frati Agostiniani, furono nell\u2019anno 1343, con positiva sentenza dichiarati appartenenti in egual porzione ai due contendenti monasteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andarono poi, per la miseria dell\u2019umana instabilit\u00e0, decadendo dal loro primiero fervore le monache, ed avendo alcune di esse, sorto pretesto della loro debole complessione, e dell\u2019intemperie dell\u2019aria, ottenuto dal cardinale <strong>Pietro Riario<\/strong>, legato apostolico, una troppo perniciosa facolt\u00e0 di potersi portare alle case dei loro congiunti accompagnate da due, o pi\u00f9 monache, senza ch\u00e9 l\u2019ordinaria autorit\u00e0 del patriarca potesse opporvisi, da ci\u00f2 ne contrassero elle sentimenti e costumi secolareschi, che facilmente comunicarono all\u2019altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rese dunque di solo abito religiose, niente per la loro riforma eseguirono di quei salutari documenti, coi quali il pio patriarca <strong>Antonio Contarini<\/strong> procur\u00f2 ridurle al loro dovere. Onde conoscendo inutili tutti i rimedi, pens\u00f2 d\u2019introdurre in una parte separata del monastero alcune monache, tratte da gli <em>osservanti chiostri di San Giovanni Laterano<\/em>: deliberazione, che fu poi approvata, e confermata dal Pontefice <strong>Leone X<\/strong>, che con suo decreto in data 12 ottobre dell\u2019anno 1519, prescrisse, che in simile maniera dovessero ridursi all\u2019osservanza tutti gli altri monasteri delle monache Conventuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riuscirono fruttuose le diligenze del zelante prelato, poich\u00e9 eccitare dall\u2019esempio delle nuove abitatrici seguirono gli impulsi della divina grazia, che le chiamava, e fecero rivivere nel monastero l\u2019antico splendore dell\u2019osservanza, che tuttavia vi si conserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 per\u00f2 restasse in questi chiostri un perpetuo stimolo al ben operare, le monache di <em>San Giovanni Laterano<\/em> vi lasciarono in deposito il corpo della virtuosa serva di Dio Suor <strong>Niccolosa<\/strong>, che avevano seco portato dal primo loro monastero, ove ella santamente mor\u00ec, illustrata poi da Dio con grazie miracolose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu quel rispettabile corpo per ordine del patriarca <strong>Girolamo Quirini<\/strong> collocato in un sepolcro eminente alquanto da terra, ed affisso al muro, ove ripos\u00f2 finch\u00e9 nell\u2019inverno dell\u2019anno 1689, essendovi penetrata insensibilmente l\u2019acqua dalla molta copia delle nevi, fu per comando del patriarca <strong>Giovanni Badoaro<\/strong> schiuso il sepolcro, ove ritrovarono il virgineo cadavere, malgrado l\u2019umidit\u00e0 del luogo, affatto incorrotto con le vesti di lana sane ed intatte, quasich\u00e9 dal contatto delle verginali carni partecipata avessero l\u2019incorruzione. Riposto poi nel suo sepolcro, fu d\u2019indi per alcuni prodigiosi segni avvenuti nuovamente estratto, e cos\u00ec avendo prescritto il soprallodato patriarca, fu per tre giorni esposto alla devozione del popolo: dopo di che rinchiuso in una decente cassa, coperta di panno nero, fu collocato separatamente nel coro interiore delle monache.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto andava l\u2019antica chiesa dimostrando ogni giorno pi\u00f9 manifesti contrassegni di non lontana rovina, onde convenne rinnovarla. Fu nel giorno 4 di ottobre dell\u2019anno 1634, gettata la prima pietra benedetta nei fondamenti della nuova chiesa, che poi ridotta a perfezione consegu\u00ec il decoro dell\u2019ecclesiastica consacrazione nel giorno 4 di luglio dell\u2019anno 1659, per mano di <strong>Giovanni Francesco Morosini<\/strong>, patriarca di Venezia. La medaglia impressa per memoria della fondazione di questa chiesa si \u00e8 di sopra esibita con altre molte nel fine della prefazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco discosto dal <em>Monastero di Sant\u2019Anna<\/em> \u00e8 situato un devoto conservatorio, ove vivono alcune buone donne, che professano la regola del <em>terzo ordine di San Francesco<\/em>. Ne fu l\u2019istitutrice <strong>Elena Marchi<\/strong>, che nell\u2019 anno 1418, lasci\u00f2 una sua casa posta nella parrocchia di San Pietro con alcune rendite per abitazione, ed alimento di quattro suore del terzo ordine serafico. Avendo poi nell\u2019anno 1630 la pestilenza, che affliggeva Venezia, rapite tutte le suore a riserva di <strong>Domenica Rossi<\/strong>, pot\u00e9 questa sola con l\u2019assistenza divina acquistare al religioso luogo nuove abitatrici, che poi nell\u2019anno 1727, per maggiore perfezione di vivere si ridussero allo stato di comunit\u00e0 sotto il soave giogo dell\u2019ubbidienza. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Entrando dentro a mano sinistra la tavola prima con la <em>Santissima Trinit\u00e0 la Beata Vergine<\/em> ed un angelo in aria, abbasso i <em>Santi G\u00edoacchino, ed Anna<\/em> \u00e8 di <strong>Domenico Tintoretto<\/strong>. Segue l&#8217;organo tutto dipinto da <strong>Pietro Vecchia<\/strong>. Sopra le portelle nel di fuori <em>la nascita di Maria<\/em>, nel di dentro lo <em>sposalizio, ed il transito di San Giuseppe.<\/em> Nel parapetto la <em>nativit\u00e0 del Signore<\/em> e dalle parti l&#8217;<em>Annunziata<\/em>. Nel soffitto <em>San Giovanni Battista<\/em> che predica nel deserto. La tavola dell\u2019altare maggiore con il <em>Padre Eterno<\/em>, e molti angeli \u00e8 opera di <strong>Bartolommeo Scaligero<\/strong>. Dal lato destro di detto Altare vi \u00e8 <em>Cristo, la Vergine, i Santi Anna, Rocco, Sebastiano, e Lorenzo Giustiniani<\/em> in aria, ed abbasso il flagello della peste, che segui in Venezia l\u2019anno 1630; pittura di <strong>Giovambattista Lorenzetti<\/strong>. Nel lato sinistro un quadro con <em>Nostra Signora la Vergine, Sant\u2019Anna<\/em> ed alcuni angeli, e nel piano i <em>Santi Marco, Giovambattista, Nicol\u00f2 ed altri<\/em>, con alcuni scheletri di vascelli \u00e8 di <strong>Bartolomeo Scaligero<\/strong>. Dai lati della detta cappella maggiore al di fuori vi sono due quadri l&#8217;uno con<em> San Benedetto<\/em>, e l&#8217;altro con <em>Santa Scolastica<\/em> opere della maniera del <strong>Tiepolo<\/strong>. Vicini a questi vi sono due quadri bislunghi di <strong>Santo Piatti<\/strong> con azioni di due santi benedettini, e due altri simili in fondo la chiesa dello stesso aurore. Il soffitto \u00e8 di <strong>Francesco Ruschi;<\/strong> opera delle sue pi\u00f9 belle, eccetto l&#8217;ovato di mezzo, senza il quale sono pezzi 14, con parabole dell&#8217;Evangelio. Sopra il finestrone delie monache vi \u00e8 <em>San Lorenzo Giustiniani<\/em>, che appare in spirito a comunicare la <em>Beata NicoJosa<\/em> abbadessa delle stesse madri; opera di <strong>Michele Neithlingher.<\/strong> Dice il <strong>Boschini,<\/strong> che sia in questa chiesa un pallio d&#8217;altare fatto di ricamo dalle figlie del <strong>Tintoretto<\/strong> <strong>Ottavia e Perina<\/strong>, rappresentante la <em>Passione<\/em> dipinta dal loro genitore in San Rocco. Nell&#8217;uscire di chiesa si vede una tavola con un santo francescano di maniera bolognese. (2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Nel 1807 i loro edif\u00ecci furono secolarizzati, per poi, mediante il decreto 25 aprile 1810, accogliere il Collegio di Marina. Successivamente si prestarono ad uso di ospedale del Dipartimento Marittimo. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o v\u00f2lti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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Monastero di Monache Benedettine. Chiesa e Monastero secolarizzati Storia della chiesa e del monastero Il santo istituto degli Eremiti, che vivevano professando la regola di Sant\u2019Agostino, fu diffuso dall\u2019Africa nel resto del mondo cattolico, probabilmente nei tempi della persecuzione vandalica, che diede tanti martiri al cielo. 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