{"id":24919,"date":"2017-08-05T07:19:20","date_gmt":"2017-08-05T07:19:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24919"},"modified":"2017-11-13T15:48:41","modified_gmt":"2017-11-13T15:48:41","slug":"chiesa-e-monastero-di-san-domenico-di-guzman-vulgo-san-domenego-di-castello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24919","title":{"rendered":"Chiesa e Convento di San Domenico di Guzman vulgo San Domenego"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa e Convento di San Domenico di Guzman vulgo San Domenego. Convento di Monaci Domenicani Predicatori. <em>Chiesa e Convento demoliti<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del convento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ordin\u00f2 nel suo testamento, due giorni rima che morisse, l\u2019ottimo doge Marino Zorzi, che dei suoi beni comprare si dovesse un fondo, ove fabbricare un monastero per dodici frati dell\u2019ordine dei Predicatori, ed innalzare un contiguo ospedale per raccogliervi, ed alimentarvi orfani abbandonati. Pass\u00f2 poi agli eterni riposi il buon principe nel giorno 2 di luglio dell\u2019anno 1312 ed in esecuzione della i lui volont\u00e0, i procuratori di San Marco, e gli altri di lui commissari fabbricare fecero nella parrocchia di San Pietro di Castello un comodo convento, ed una chiesa dedicata a San Domenico, fondatore dell\u2019ordine, che ivi doveva risiedere. Compiti nell\u2019anno 1317 gli ordinati edifici, ne prese per ordine del generale il possesso fra Tommaso Loredan, soggettandoli con titolo di vicariato al Monastero dei Santi Giovanni e Paolo, di cui egli allora era priore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stette in tal soggezione questo convento pi\u00f9 di settanta anni; finch\u00e9 verso il fine del secolo XIV il beato Giovanni Domenici vi introdusse col bene della riforma anco il decoro di un indipendente governo. Fu veramente nei suoi principi istituito questo monastero nel rigore dell\u2019osservanza, ma introdotto in esso a poco a poco la tiepidezza, ne and\u00f2 sommamente scapitando la regolare disciplina, e la candidezza del costume. A riparare un tal disordine, che fatto si era universale in pressoch\u00e9 tutte le comunit\u00e0 religiose, s\u00ec per la continuazione dell\u2019ostinato scisma, come per la fierissima peste, che nell\u2019anno 1346, desolata aveva con gran parte dell\u2019Europa anche tutta l\u2019Italia, accorse con apostolico zelo il beato Raimondo da Capua Generale allora dell\u2019ordine dei Predicatori, e con efficacissime lettere eccit\u00f2 il Beato Giovanni Domenici, il quale allora predicava in Santi Giovanni e Paolo, a voler intraprender in Venezia la grande opera della riforma regolare. Questi furono i primi principi coi quali nel veneto Monastero di San Domenico, come attesta Sant\u2019Antonino di Fiorenza, l\u2019osservanza regolare, non poco decaduta nell\u2019ordine dei Predicatori, cominci\u00f2 a rifiorire per mezzo del Beato Giovanni Domenici, e di altri, che se gli aggiunsero compagni nel santo proposito. Era a quei tempi, come scrivono gli storici domenicani, il convento veneto di San Domenico quasi interamente desolato: per cui trasferitosi ad esso all\u2019anno 1391 il beato Giovanni, vi istitu\u00ec nel mese di settembre per primo priore il padre Tommaso Aiutamicristo, uomo di singolare zelo, e prudenza: onde cominci\u00f2 il convento stesso a godere del governo di un superiore proprio ed indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fama dell\u2019intrapresa riforma diede tal credito al monastero, che vi accorsero a gara per esservi ricevuti giovani esemplarissimi, anche della pi\u00f9 scelta nobilt\u00e0: onde ne pot\u00e9 il beato Giovanni mandar poi religiose colonie, a far rifiorire negli altri conventi dell\u2019Italia, quella esatta osservanza, che aveva egli restituito nei conventi primai San Domenico di Venezia, poi in quelli di Chioggia, e dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia. Fra quelli, che nel fervore della riforma abbracciarono l\u2019istituto di San Domenico, fu il primo Giovanni dei Benedetti nobile veneto, che destinato dai suoi parenti allo stato ecclesiastico secolare, fuggi per desiderio di maggior perfezione, dalla casa paterna nell\u2019anno 1392 e vestito nel convento di San Domenico l\u2019abito de\u2019 Predicatori, ivi visse con tale esemplarit\u00e0 di costumi, che otto anni dopo fu da Bonifacio Papa IX promosso al patriarcato di Grado. Ricus\u00f2 l\u2019offerta dignit\u00e0 l\u2019umilissimo giovine, e dopo aver lungamente in esercizi di fervoroso apostolato passata la maggior parte ella sua vita, acconsent\u00ec di soggettarsi al peso del vescovado di Treviso, ove, dopo date lucidissime prove del suo pastorale zelo, mor\u00ec santamente. Segui il Benedetti nella religiosa vocazione Antonio Corraro, che poi fu promosso alla chiesa vescovile di Ceneda, dopo la di cui vestizione Tommaso Aiutamicristo, che era passato priore in Santi Giovanni e Paolo, colto da morbo pestilenziale pass\u00f2 al premio di sue fatiche. Dallo stesso male colpito mor\u00ec pure nell\u2019anno 1398, il Beato Niccol\u00f2, figlio di Giovanni Fisico da Ravenna, uomo di santissima vita, e dotato da Dio di singolarissimi doni. Ricevette egli nell\u2019anno 1392 l\u2019abito dei predicatori in questo convento, noverando il vigesimo anno dell\u2019et\u00e0 sua, e visse con tal fervore di penitenza, e cos\u00ec cospicui esempi di virt\u00f9, che non per anco compiti ventisei anni d\u2019et\u00e0, fu dichiarato priore. Ma gi\u00e0 maturo essendo il santo uomo per il cielo, si sent\u00ec nel giorno terzo di novembre assalito da violentissima febbre, e tumore alla gola, indizio del morbo pestilenziale, che doveva in poche ore toglierlo al mondo. Accolse egli con ilarit\u00e0 l\u2019annunzio della vicina morte, e munito dei sacramenti ecclesiastici, in continuati atti di amore e di umilt\u00e0 placidamente spir\u00f2, manifestando Iddio la sua gloria con molti ed evidenti prodigi. Pass\u00f2 poi al governo di questo convento, destinatovi nell\u2019anno 1414, priore, Tommaso d\u2019Antonio Cassarini da Siena, stato gi\u00e0 confessore della serafica Santa Caterina vergine, uomo di santo spirito apostolico, che pi\u00f9 di una volta fu veduto nel predicare sollevarsi mirabilmente da terra. Chiuse egli santamente i suoi giorni in questo convento, e fu deposto in una cassa dorata a lato dell\u2019altare, allora intitolato di Santa Maria Maddalena, ed al presente detto di San Pio V, restando il di lui nome da molti storici della religione onorato col titolo di beato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il Cassarini si legge priore in San Domenico fra Pietro da Venezia, dichiarato poi da Eugenio IV, vescovo Petenense nell\u2019anno 1434. Passati poi alquanti anni, vest\u00ec in questo convento l\u2019abito religioso Tommaso Donato, figlio del celebre senatore Ermolao, e nella sua giovent\u00f9 non avendo appena compito l\u2019anno 27 dell\u2019et\u00e0 sua, ne fu dichiarato priore. N\u00e9 la cura del governo per\u00f2, che replicatamente assunse, n\u00e9 l\u2019impegno di un continuato studio, lo rimossero giammai da quegli uffici di carit\u00e0, e di zelo, coi quali si acquistava l\u2019ammirazione universale, merit\u00f2 di esser nell&#8217;anno 1492 eletto patriarca della sua patria. Discepolo nella religione, ed imitator delle di lui virt\u00f9 fu Girolamo Quirini, che professato avendo in questo convento l\u2019istituto dei Predicatori, vi fu eletto priore nell\u2019anno 1507, ed indi nell\u2019anno 1524 innalzato alla sede patriarcale di Venezia. Circa questi tempi apportarono nuovo decoro a questo convento quattro di lui figli, dalla povert\u00e0 religiosa, che in esso professarono, assunti alla dignit\u00e0 vescovile. Fu di questi il primo Adriano, nato in Dalmazia da Giovanni Berettio veneziano, il quale dopo aver nel sacro Concilio di Trento dati illustri argomenti di sua dottrina e facondia, fu da Pio V, nell\u2019anno 1566, dichiarato vescovo di Capodistria; carica da lui per sei anni lodevolmente amministrata. Lorenzo dei Gherardi nativo di Bergamo fu il secondo, figlio prima, poi priore di questo convento, e zelantissimo dispensatore della divina parola, eletto poi vescovo titolare Modrusiense, e suffraganeo dell\u2019arcivescovo di Bologna. Il terzo fu Angelo Bragadino, che essendo stato nell\u2019anno 1537 ammesso alla religione in questo convento, vi fu destinato priore nell\u2019anno 1543 e poi da Giulio papa III, fu nell&#8217;anno 1550. dichiarato vescovo di Vicenza. Il quarto finalmente fu Girolamo Trevisano, che nell\u2019 anno 1532 ricevette in questo convento l&#8217;abito di San Domenico, per mano di Stefano Ususmaris genovese, priore allora del monastero, poi maestro generale dell\u2019ordine dei Predicatori. Nota essendo al Pontefice Pio IV, l&#8217;esimia dottrina del Trevisano, lo prescelse al vescovado, di Verona, e mor\u00ec poi in Trento nell&#8217;anno 1562, e il di lui corpo trasportato a Venezia, fu sepolto nel mezzo della sacristia in sepoltura particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto l\u2019ufficio del supremo inquisitorato contra l\u2019eretica pravit\u00e0, che nel dominio veneto erasi instituito fino dall\u2019anno 1289, e da Niccol\u00f2 Papa IV assegnato alla direzione dei Francescani, fu da Pio papa IV, nell\u2019anno 1560, collocato nel Monastero di San Domenico di Castello, per esservi amministrato dai padri Predicatori; dei quali il primo inquisitore fu fra Tommaso da Vicenza, che dopo tre anni aggravato dall\u2019et\u00e0, e privo di salute, rinunzi\u00f2 all\u2019 uffizio. Successe a lui Adriano Berrezio, ossia Valentico, cui dicemmo di sopra essere stato eletto vescovo di Capodistria. Dopo Adriano altri sei della famiglia dei Predicatori furono dall\u2019ufficio d\u2019Inquisitori destinati al governo di chiese vescovili, cio\u00e8 Marco Medici Veronese, inquisitore nel 1574, fatto vescovo di Chioggia. Vicenzo Arrigoni bresciano, inquisitore nell\u2019anno 1594, poi dichiarato vescovo di Sebenico. Ambrogio Fracassino bresciano, inquisitore nell\u2019anno 1651, eletto vescovo di Pola nell\u2019Istria. Tommaso Rovetta bresciano, inquisitore nell\u2019anno 1677, poi destinato vescovo di Lesina Isola, in latino Phariensis, l\u2019anno 1693. Raimondo Aspetti bergamasco, inquisitore nell\u2019anno 1698, successe al Rovetta nello stesso vescovado, da lui rinunziato l\u2019anno 1704. Vicenzo Maria Mazzoleni Bergamasco, inquisitore nell\u2019anno 1704, eletto arcivescovo di Corf\u00f9, pass\u00f2 poi da quella chiesa al vescovado di Parenzo, ove mor\u00ec benemerito di questo convento, da lui con vantaggiosi legati accresciuto di rendite. Dopo alcuni anni, che in questi chiostri stabilito fu l\u2019ufficio della sacra inquisizione, giunse in Venezia per visitarvi i conventi di sua religione, Paolo Constabile, maestro generale dell\u2019ordine dei Predicatori, che alloggiato in questo convento, pochi giorni dopo sorpreso da gravissima malattia, ivi rese lo spirito a Dio nel giorno 17 di settembre dell\u2019anno 1587. Le solenni di lui esequie furono a spese dei due conventi pomposamente celebrate nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, ed il corpo fu sepolto in San Domenico, ove alla di lui memoria fu eretto un monumento di marmo. Intraprese poi nell\u2019anno seguente 1583, il governo del monastero Domenico Bolani, nobile veneto, il quale mentre pensava al rinnovamento delle pareti laterali della chiesa, fuori di modo inclinate, eletto vescovo della Canea in Candia, ne lasci\u00f2 la cura al suo successore Angelo Avogadro bresciano, che dai fondamenti nuovamente le rialz\u00f2. Restaurata dunque la chiesa, e con altari eretti di marmo nobilitata, ottenne il decoro dell\u2019ecclesiastica consacrazione nel giorno 20 di gennaio dell\u2019anno 1609, per mano di Raffael da Riva domenicano, vescovo di Curzola, che consacr\u00f2 pure l\u2019altare maggiore sotto l\u2019invocazione di San Domenico fondatore dell\u2019ordine, e titolare della chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consacrata la chiesa, stabilirono i religiosi, che ad essa si trasportassero, e si custodissero all&#8217;Altare di Santa Maria Maddalena le preziose reliquie gi\u00e0 prima, ed in diversi tempi a questo monastero donate, delle quali formato aveva l\u2019inventario Eliseo dei Cappis, mentre nell\u2019anno 1587 governava priore questo convento. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Porzione del legno della Santissima Croce, trasportata in Venezia dalla citta di Famagosta in Cipro, ove con somma devozione era s\u00ec dai greci, che dai latini venerata. Un dito intero, ed incorrotto della serafica vergine Santa Caterina da Siena, ed un velo pure ed una veste intera, di cui la santa si serviva vivendo. Queste s\u00ec pregevoli reliquie furono ottenute dal beato Tommaso d&#8217;Antonio senese, gi\u00e0 confessore della santa, e donate a questo convento, in cui vivendo egli oper\u00f2 con tanta efficacia a favore del terzo ordine di San Domenico, gi\u00e0 professato dalla medesima santa, che finalmente ne ottenne dalla pontificia autorit\u00e0 la confermazione. Ne scrisse sopra ci\u00f2 il venerabile uomo un trattato, dal quale si raccoglie, che alla citt\u00e0 di Venezia deve la religione di San Domenico non solo i principi dell\u2019universale sua riforma, ma anche lo stabilimento del terzo ordine, che diede alla religione dei Predicatori, e alla chiesa universale tanti soggetti d\u2019una eminente santit\u00e0. Un osso intero del braccio della beata Giovanna da Orvieto domenicana. Un braccio con la mano unita di San Vicenzo martire, ed un osso di San Cristoforo pur martire. Un\u2019intera tonaca, di cui si vestiva vivendo la beata Margherita da Castello terziaria domenicana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le seguenti reliquie furono dai padri Domenicani di Durazzo felicemente sottratte al furore dei Turchi, nella fatale invasione di quella miserabile citt\u00e0, e trasportate in Venezia furono per ordine pubblico consegnate al Monastero di San Domenico di Castello. Un osso del braccio di San Mattia apostolo. Alcune reliquie di Santa Veneranda. Un dente di San Domenico fondatore dei Predicatori. Un osso del vescovo San Niccol\u00f2. Tre illustri soggetti, che dagli scrittori domenicani concordemente fregiati vengono col titolo di beati, avendo chiusa santamente la loro vita in questo convento, ivi pure furono sepolti: e di due di essi, cio\u00e8 del beato Niccol\u00f2 di Giovanni Fisico da Ravenna, e del beato Tommaso d\u2019 Antonio Cassarini, ambi priori del convento, ne abbiamo gi\u00e0 di sopra fatta onorevole menzione. Il terzo \u00e8 il beato Agostino da Biella del territorio di Vercelli, uomo estatico, e penitente, di cui corre fama, che non molto lungi dal Castel di Soncino risuscitasse un bambino morto senza battesimo. Pass\u00f2 al cielo con la morte dei giusti in Venezia nell\u2019anno 1493, e fu sepolto nel muro laterale della cappella dedicata, come dicemmo, allora a Santa Maria Maddalena, ed ora detta di San Pio V. Dal di cui sepolcro fu poi, nell\u2019anno 1610, estratto un osso del braccio, per contentar la devozione dei popoli di Biella, che richiedevano qualche reliquia di questo beato loro concittadino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questi venerabili ornamenti della chiesa, conviene registrare anche quelli del convento, cio\u00e8 i personaggi illustri, che da esso tratti furono per innalzarli all\u2019ecclesiastiche dignit\u00e0. Gi\u00e0 la maggiore parte di essi si sono di sopra brevemente illustrati, e ad essi aggiungere si devono Angelo Baronio, prima nell\u2019anno 1604, vescovo di Cattaro, e poi nell\u2019anno 1611, vescovo di Chioggia; Vettor Contarini eletto nell\u2019anno 1600, vescovo di Capodistria; Girolamo Rusca, che dal vescovado di Cattaro fu trasportato al Vescovado di Capodistria; e Giacinto Maria Conigli nell\u2019anno 1675, da Clemente X di chiarato vescovo del Zante; e Vicenzo Maria Mazzoca vescovo di Cittanova nell\u2019Istria, ove religiosamente governando quella chiesa, ricus\u00f2 l\u2019arcivescovado di Corf\u00f9, offertogli dal pontefice Benedetto XIII. Questo santo pontefice deve per\u00f2 considerarsi come il pi\u00f9 cospicuo ornamento di questo monastero, in cui nell\u2019anno 1668, vestendo il sacro abito dei Predicatori, intraprese la religiosa sua carriera, che and\u00f2 felicemente a terminare nel supremo apostolato della chiesa universale, a cui fu assunto nel giorno 29 di maggio dell\u2019anno 1724, ed ove nel secolo chiamato era Pier Francesco degli Orsini duchi di Gravina, e nella religione fra Vicenzo Maria, creato poi pontefice volle essere  nominato Benedetto XIII, in memoria del beato Benedetto XI che dallo stesso ordine dei Predicatori era stato assunto al sommo pontificato. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrando in chiesa a mano sinistra sotto l&#8217;organo vi \u00e8 un quadro di Pietro Malombra con Cristo Redentore molti Angeli, i Santi Domenico, Antonio, Tommaso, e Pietro martire. Segue la tavola di Santa Febronia del Palma. Dopo questa vi \u00e8 la tavola di San Raimondo che va: sopra le acque di mano dell&#8217;Aliense. Segue la tavola dove Cristo sposa Santa Catterina da Siena, coll&#8217; assistenza della Vergine, ed altri Santi; opera bella del Palma. Dopo questo vi \u00e8 un miracolo della Beata Vergine che scaccia un esercito con le sassate; opera delle belle di Maffeo Verona. All&#8217;altare maggiore vi \u00e8 un abbozzo del Ferrarese fatto da valentuomo. Nel coro si vede un gran quadro dipinto dal Zoppo del Vaso ove Maria intercede appresso Cristo il perdono per i peccatori con molti Santi della Religione Domenicana nel piano. Scendendo dall&#8217;altare maggiore a mano sinistra vi \u00e8 la tavola con la Madonna in gloria, ed abbasso i Santi Francesco, Domenico, e Giacinto, opera bella del Palma. Segue un quadro con l&#8217;Annunziata, di Odoardo Fialetti. Si vede poi la tavola all&#8217;altare di San Domenico con la Madonna di Loreto, ed abbasso alcuni santi vescovi opera del Palma. Vi \u00e8 poi la tavola del nome di Dio con la Trinit\u00e0, e molti angeli opera pure del Palma. Torniamo da capo nell&#8217;ordine sopra il cornicione il primo quadro dopo l\u2019organo \u00e8 l&#8217;Annunziata di Marco di Tiziano. Segue la visita di Santa Elisabetta di Maffeo Verona. Continua la presentazione al Tempio, del detto. Il soffitto \u00e8 tutto d&#8217;Odoardo Fialetti. Nell&#8217;ospizio o refettorio di detti padri vi la Cena degli Apostoli di Giovanni Laudis. (2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella chiesa teneva la faccia rivolta sulla calle che pur da essa si appella di San Domenico ed aveva undici nobili altari di fini marmi ornati di buone statue e di pitture della terza pittorica epoca veneziana. Nella sagrestia era stata eretta la statua colossale in memoria del pontefice Benedetto Xlll per aver ivi egli vestito l\u2019abito dei predicatori e consumato l\u2019anno di approvazione; ma nel chiostro, vicino alla chiesa stessa vari illustri personaggi erano o sepolti o ricordati con distinte iscrizioni. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbero con l\u2019andare degli anni vari restauri, finch\u00e9 nel 1806 vennero secolarizzali, ed un anno dopo completamente atterrati per formare i Pubblici Giardini. Essi comprendevano quello<br \/>\nspazio che oggid\u00ec stendesi dall\u2019 ingresso dei Giardini medesimi al Rio di San Giuseppe. (4)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839). <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o v\u00f2lti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa e Convento di San Domenico di Guzman vulgo San Domenego. Convento di Monaci Domenicani Predicatori. 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