{"id":24762,"date":"2025-03-16T07:47:45","date_gmt":"2025-03-16T07:47:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24762"},"modified":"2025-03-16T07:47:21","modified_gmt":"2025-03-16T07:47:21","slug":"chiesa-e-convento-di-san-francesco-delle-vigna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24762","title":{"rendered":"Chiesa e Convento di San Francesco della Vigna"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa dei San Francesco della Vigna. Convento di Frati Minori Osservanti.<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del convento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per impulso di quella devota propensione, che nutriva verso il serafico istituto <strong>Marco Ziani<\/strong> Conte d&#8217;Arbe, figlio di <strong>Pietro<\/strong> doge, volle non solo con pii legati beneficarne gli alunni, abitanti in Santa Maria Gloriosa dei Frari, ma prescrisse pur anche d&#8217;esser sepolto appresso d&#8217;essi nella tomba comune dei frati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assegn\u00f2 pure una vasta sua vigna, posta nella <em>parrocchia di Santa Giustina<\/em>, in cui eretta si vedeva una chiesa, acciocch\u00e8 servisse di abitazione perpetua a sei religiosi, che dovessero esser tratti dalla religione dei Minori, o pur dei Predicatori, o dall\u2019Ordine Cisterciense, i quali fossero ivi convenientemente con le di lui rendite in perpetuo trattati. La cagione, per cui il pio testatore nel suo testamento abbia preferita la religione serafica all\u2019altre due, l&#8217;accenna egli nel suo testamento: perch\u00e9, dice egli, <em>a principio, quando essi Frati Minori giunsero a Venezia, dimorarono in essa vigna<\/em>. Segno il suo testamento <strong>Marco Ziani<\/strong> nell&#8217;anno 1253 e poco dopo mor\u00ec: il che si rileva da un pontificio diploma di papa <strong>Alessandro IV<\/strong>, dato nell&#8217;anno seguente, in cui lodando, la piet\u00e0 di <strong>Marco<\/strong> testatore, permette al provinciale dei Minori della Marca Trevisana, di poter in detta vigna, secondo la testamentaria ordinazione, costruire un convento ed abitarvi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concorsero tosto i commissari del defunto ad eseguire la di lui volont\u00e0, e solo uno di essi, per nome <strong>Giovanni Campolo<\/strong>, sotto frivoli pretesti ritirandosi dal parere degli altri ostava all&#8217;adempimento. Perci\u00f2 ricorsa al pontefice <strong>Alessandro IV<\/strong>, <strong>Costanza<\/strong> figlia del marchese d&#8217;Este, e vedova del defunto conte <strong>Marco<\/strong>, ottenne, che con un breve apostolico costringesse nell&#8217;anno 1255 il renitente commissario all&#8217;esecuzione del suo dovere. Comand\u00f2 poi nello stesso anno il pontefice ai frati Minori, che ricever dovessero dalle mani del commissario il luogo loro lasciato dal <strong>Ziani<\/strong>; e risaputo poi, che ne erano stati introdotti al possesso, con nuova apostolica bolla, segnata nell&#8217;anno 1256, ne approv\u00f2 la consegna, e ne conferm\u00f2 perpetuo l&#8217;uso per abitazione dei frati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 poi il nuovo monastero era poco discosto dall&#8217;altro di monache Cisterciensi, dette della <em>Celestia<\/em>, ed un&#8217;antica costituzione stabilita dal vescovo Castellano, e confermata dal patriarca di Grado, e dalla sede apostolica prescriveva, che niuno luogo religioso potesse fondarsi in Venezia, se non lontano cento e cinquanta passi da qualunque altro, derog\u00f2 il pontefice per questo solo caso alla legge comune, ed ai privilegi dell&#8217;ordine Cisterciense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quantunque il possesso ottenuto fosse stato dalla suprema autorit\u00e0 del pontefice con bolla particolar confermato, con tutto ci\u00f2 neppur questo bast\u00f2 a fermare in quiete i nuovi abitatori. Perci\u00f2 i procuratori della <em>Chiesa di San Marco<\/em>, commissari anch&#8217;essi del defunto <strong>Ziani<\/strong>, trattarono di escluderli dal luogo, sotto pretesto, che non dovevano le religioni possedere due monasteri nella stessa citt\u00e0, e che la fondazione del luogo offendeva altamente il <em>Monastero della Celestia<\/em>, ed i privilegi della sua religione. Si opposero a tal pretesa gli altri commissari; e ridotto l\u2019affare a litigio, fu con sentenza dei giudici deciso, che i Frati Minori primi di ogni altro potessero, quando loro fosse di piacere, abitar nella vigna, e possederne le officine, ed altre pertinenze tutte ad essa annesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si stabil\u00ec dunque in perfetto possesso del sacro luogo, vissero per lungo tempo in numero di sei sacerdoti, e due laici con quelle elemosine, che loro continuavano a somministrare i commissari del <strong>Ziani<\/strong>, finch\u00e8 per l&#8217;odore di virtuose loro azioni avendo tratti molti a seco convivere, convenne ampliare di molto il ristretto convento, ed alzar dai fondamenti una chiesa pi\u00f9 capace a contenere la frequenza del popolo, che vi concorreva. Fu eretta questa nuova chiesa sul modello di <strong>Marino da Pisa<\/strong>, architetto in quei tempi rozzi assai celebre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu per\u00f2 conservata l&#8217;antica chiesa, che, come porta la tradizione, \u00e8 quella che tuttavia sussiste nell&#8217;orto del monastero, dedicata all\u2019evangelista San Marco, di cui, \u00e8 fama, che ivi sorpreso da burrasca pernottasse. <em>Ritornando il santo <\/em> (cos\u00ec scrive nella sua <em>Cronaca<\/em> <em>Andrea Dandolo<\/em> doge) <em>da Aquileia, ove aveva piantato l&#8217;evangelo, a Roma, giunse alla palude chiamata Rivoalto, ove incalzando il vento, si ferm\u00f2 ad un luogo eminente nella laguna, e rapito in estasi ud\u00ec dirsi da un angelo: Pace sia con te, o marco, qui riposer\u00e0 il tuo corpo. Credette l&#8217;apostolo, che con ci\u00f2 gli venisse predetto il naufragio, ma soggiunse l&#8217;angelo: Non temer Evangelista di Dio, molto ti resta ancora a patire. Dopo la tua morte qui si fabbricher\u00e0 una citt\u00e0, ove sar\u00e0 trasportato il tuo corpo, e tu ne sarai il protettore<\/em>. A questo racconto del doge <strong>Dandolo<\/strong> era prestata s\u00ec ferma credenza da tutti universalmente i veneziani, che soleva ogni anno, come lo attesta il <strong>Sabellico<\/strong>, portarsi il doge ed il senato a visitare quest&#8217;antica chiesa, che si credeva fabbricata nel sito preciso, ove l&#8217;angelo apparve all&#8217;evangelista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abitarono nel dilatato monastero i religiosi, accresciuti non solo in numero, ma in splendore di virt\u00f9 e di dottrina: al che contribu\u00ec molto una nobile raccolta di libri donata loro da <strong>Andrea Bragadin<\/strong>, detto <strong>Fascella<\/strong>, insigne benefattore, per le di cui elemosine si era quasi interamente rifabbricato il convento, come a spese della famiglia <strong>Marcimana<\/strong> si era eretta la nuova chiesa. Per l&#8217;esemplare vita per\u00f2, che ivi conducevano i frati, molti erano quelli, che desiderosi d&#8217;osservare la regola nel suo rigore, chiedevano di essere introdotti in questi chiostri. Che per\u00f2 essendo nell&#8217;anno 1472, arrivato a Venezia l&#8217;apostolico <em>San Bernardino da Siena<\/em>, talmente sotto il di lui magistero si aumentarono i frati, che convenne loro fabbricare in altro angolo della citt\u00e0 il <em>Monastero di San Giobbe<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu in oltre decorato questo monastero con la dimora, che in esso fecero <em>San Giovanni di Capistrano<\/em>, e <em>San Giacomo dalla Marca<\/em>, l&#8217;uno e l&#8217;altro dei quali per lunghi, e replicati tempi seminarono in Venezia la divina parola. I <em>beati Alberto Sartiatense, Angelo da Clavasio, e Bernardino da Feltre<\/em> diedero in questo convento illustri testimonianze di loro virt\u00f9, ai quali aggiungere si possono il venerabile <strong>Antonio dei Pagani<\/strong> veneto, fondatore delle congregazioni delle donne dette <em>Dimesse<\/em>, ed il P. <em>Pietro d&#8217;Assisi<\/em>, i cui sotto nome di fra <strong>Pieruzzo della Piet\u00e0<\/strong> dovranno dirsi molte cose all&#8217;ospedale di tal nome, da lui fondato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto la chiesa fabbricata, come dicemmo, dalla famiglia <strong>Marcimana<\/strong>, dava manifesti contrassegni di non lontana rovina; perci\u00f2 fu di necessit\u00e0 il pensare a nuova rifabbrica, la quale si determin\u00f2 dover essere pi\u00f9 dilatata di spazio, e pi\u00f9 magnifica di struttura. Ne fu il disegno ideato dal celebre <strong>Sansovino<\/strong>, e la prima pietra fu gettata nei fondamenti nel giorno 15 di agosto dell&#8217;anno 1534, insieme con una medaglia gi\u00e0 esposta fra le altre al fine della prefazione. Fu formato l&#8217;augusto tempio di una sola nave, e l&#8217;esteriore facciata eretta tutta in marmo, sull&#8217;idea esibita dal <strong>Palladio<\/strong>, supera in maest\u00e0 qualunque altra della nostra citt\u00e0. Fu questa un effetto della religiosa piet\u00e0 di <strong>Giovanni Griman<\/strong>i patriarca d&#8217;Aquileia, la di cui famiglia eresse pure la prima cappella, che si ritrova a man manca nell&#8217;ingresso della chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ornatissimi sono gli altari dell\u2019altre cappelle, fra le quali merita singolare attenzione quella, che \u00e8 dedicata a San Girolamo, fabbricata gi\u00e0 dai nobili <strong>Badoeri<\/strong>, tutta incrostata di marmi figurati a mezzo rilievo, di finitissimo lavoro. Oltre per\u00f2 le cappelle, che magnificamente erette, ed adornate si vedono nella chiesa, altra ve ne \u00e8 vicina al primo chiostro, che arricchita di molte indulgenze, e di preziose reliquie di santi, vien detta per antonomasia la Cappella Santa, i di cui tesori sono rapportati dal Gonzaga nella <em>Storia Serafica<\/em>, e sono una Spina del Signore, un dito di San Paolo apostolo, un piede di Santa Anastafia, ed un altro piede di Santa Brigida, a quali aggiunger si deve un articolo di un dito di San Pietro d&#8217;Alcantara, ed una porzione di osso di San Pietro Regalato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un&#8217;urna di marmo ben disposta, e rilevata da terra, vicina alla cappella maggiore, riposa il corpo del beato <em>Matteo da Bascio<\/em> fondatore dei <em>Cappuccini<\/em>, missionario apostolico, che infermatosi in Venezia in casa del piovano di San Mois\u00e8, ivi santamente mor\u00ec, manifestando Iddio la di lui gloria con aperti prodigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insorse perci\u00f2 contesa tra il capitolo della <em>chiesa parrocchiale di San Mois\u00e8<\/em>, ed i regolari di San Francesco per seppellire il di lui corpo: ma conosciuto essendosi, essere egli vissuto sempre soggetto alla ubbidienza de ministri generali dell&#8217;ordine, e morto nel loro abito, fu giudicato appartener alla religione il di lui cadavere, che nel frattempo delle contese si conserv\u00f2 per tre giorni di fervida state incorrotto, e senza alcun mal odore. Fu il venerabile corpo pi\u00f9 a guisa di solennit\u00e0, che di funerale, condotto a <em>San Francesco della Vigna<\/em>, ed ivi depositato nella sepoltura comune dei frati; d&#8217;onde per il concorso del devoto popolo fu estratto dopo due mesi, e ritrovato senza segno veruno di corruzione, fu collocato prima in un&#8217;arca di legno, e poi nell&#8217;anno susseguente in altra di marmo, affissa al muro tra la piccola cappella di San Diego, e quella di San Girolamo, con inscrizione, che denota essere egli morto nel giorno 5 di agosto dell&#8217;anno 1552.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di due altri soggetti altres\u00ec conviene nominatamente far menzione, i quali dopo aver condotta in questo convento austerissima vita, morirono in esso con la morte dei giusti. L&#8217;uno \u00e8 fra <strong>Bonaventura da Venezia<\/strong>, uomo, il di cui vivere fu una continua serie di mortificazioni di corpo, e di spirito. Lontano da ogni ambizione, e dai desideri di qualunque cosa terrena, non mangiava se non una volta al giorno tozzi di pane avanzato, ed erba cruda insipida, e prendeva i tormentosi suoi sonni sopra le nude tavole con un legno per capezzale. Fatto sacrestano procur\u00f2 con tutta la diligenza il divino culto, ed abborrendo l&#8217;ozio, passava tutto il tempo, che sopravanzava al suo impiego, in orazioni e meditazioni delle cose celesti. Finalmente giunto all&#8217;et\u00e0 di 77 anni dopo aver nell&#8217;ultimo giorno di marzo dell&#8217;anno 1622 celebrata con singolare divozione la messa, presago di sua vicina morte gi\u00e0 da esso apertamente predetta, colto da un accidente, perdette il moto e la favella. Aperti poi gli occhi profer\u00ec dolcemente i sacri nomi di Ges\u00f9, e di Maria; indi poco dopo sorpreso da nuovo colpo placidamente spir\u00f2. Fu sepolto il suo corpo in una cassa separata, e sperimentarono molti l&#8217;efficacia della di lui intercessione nelle prodigiose grazie, che a lui ricorsi ottennero da Dio Signore. L&#8217;altro dei due soggetti \u00e8 fra <strong>Lodovico da Bergamo<\/strong>, uomo singolare in ogni virt\u00f9, che dopo un&#8217;austerissima vita, vol\u00f2 al cielo nel giorno 27 di gennaio dell\u2019anno 1700.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu consacrata solennemente la chiesa da <strong>Giulio Superchio<\/strong> vescovo di Caorle nel giorno 2 di agosto dell&#8217;anno 1582.&nbsp;Fu annessa a questo convento circa l&#8217;anno 1593, la procura generale dei luoghi di Terra Santa, le di cui elemosine raccolte da tutto il dominio veneto, son ivi conservate da un procurator generale, uomo secolare e devoto dell&#8217;ordine, che vien eletto dal ministro generale della religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 pure l&#8217;ospizio destinato a raccogliere i religiosi passeggeri, che s&#8217;incamminano alla Palestina, ed alle circonvicine provincie d&#8217;Oriente, per conservarvi, e dilatarvi la cattolica fede; e vien custodito da un procuratore generale religioso sacerdote, esso pure destinatovi per nomina del generale dell&#8217;ordine. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa della Vigna rovinava nel secolo XVI, sicch\u00e9 si prese a riedificare sul modello di <strong>Jacopo Sansovino<\/strong> (anno 1533). Incominciavano a sorgere il presbiterio ed il coro allorch\u00e9 insorsero contese tra i procuratori interni ed esterni del convento sulle proporzioni da osservarsi nel nuovo sacro edificio. Sospeso frattanto ogni lavoro, <strong>Francesco Giorgi<\/strong> frate di questo monastero, chiamato dal doge <strong>Gritti<\/strong>, ne riform\u00f2 secondo i principi Platonici le proporzioni dalle quali non pot\u00e9 pi\u00f9 dipartirsi il <strong>Sansovino<\/strong>. Secondo tali norme aveva quel sommo architetto immaginata anche la facciata esteriore; ma non piacendo essa al patriarca di Aquileia <strong>Giovani Grimani<\/strong>, il quale volle sostenerne le spese, venne incaricato il <strong>Palladio<\/strong> a ridurre un nuovo disegno che colla semplicit\u00e0 conveniente all\u2019interno della chiesa riuscisse di una grazia maestosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta di pietra istriana \u00e8 gi\u00e0 quella facciata: il suo imbasamento \u00e8 un continuo piedistallo su cui sorgono quattro gran colonne di circa 40 piedi sostenenti il sopraornato col frontespizio. Nel mezzo sta la gran porta, e nei laterali due nicchie hanno due statue di bronzo raffiguranti l&#8217;una <em>San Mois\u00e8<\/em>, e l&#8217;altra <em>San Paolo<\/em>. Ricorre tra gli intercolunni il sopraornato di un altro ordine minore corintio il quale serve alle due ali messe col\u00e0 per il fine di ricoprire i fianchi delle cappelle laterali della chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A chi entra in essa chiesa si presenta nel mezzo una grandiosa crociera. Per meglio illuminarla <strong>Sansovino<\/strong> aveva ideato d&#8217;innalzarvi nel centro una cupola che avrebbe anche diminuita la soverchia lunghezza del tempio, che per noi a parte a parte verr\u00e0 ora esaminato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri tempi nella facciata interiore stavano primieramente tre cassoni coperti di panno scarlatto ove riposavano le ossa di due cardinali e di un patriarca della famiglia <strong>Grimani<\/strong>. Il primo cardinale era <strong>Domenico<\/strong> figliuolo del doge <strong>Grimani<\/strong>; il secondo era <strong>Marino<\/strong> che fu creatura di <strong>Clemente VII<\/strong>; ed il patriarca di Aquileia poi, appellato <strong>Marco<\/strong>, era uomo di tal valore che nel 1537 fu generale di papa <strong>Paolo III<\/strong> per la lega contro le forze di <strong>Solimano<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troveremo degne di osservazione le due statuette sulle due pile dell&#8217;acqua santa, l&#8217;una raffigurante San Francesco d\u2019Assisi e l&#8217;altra San Giambattista, opere entrambi di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altare della prima cappella a destra ha una bella tavola di <strong>Giuseppe Salviati<\/strong> coi <em>Santi Giambattista, Jacopo, Girolamo e Caterina<\/em>. Nella seconda cappella, detta dello <em>Stellario<\/em>, merita osservazione il quadro posto lateralmente ed esprimente <em>Maria Vergine visitata<\/em>; opera di <strong>Pier Maria Penacchi<\/strong>. Nella terza cappella di casa <strong>Contarini<\/strong> la pala di <strong>Jacopo Palma<\/strong>, con <em>Maria Vergine in gloria e vari santi<\/em>, non vuol essere dimenticata, siccome di utile ricordanza sono i due busti collocati nei due muri laterali, l&#8217;uno posto al doge <strong>Francesco Contarini<\/strong> morto nel 1624, e l&#8217;altra al doge <strong>Luigi Contarini<\/strong> morto nel 1683. Invita la quarta cappella ad osservare una tavola celebrata di <strong>Paolo Veronese<\/strong> con a <em>Risurrezione di Nostro Signore<\/em>. In questa cappella, edificata dalla famiglia <strong>Badoer<\/strong>, vi hanno dall&#8217;uno e dall&#8217;altro lato due iscrizioni, l&#8217;una ad Andrea e l&#8217;altra ad <strong>Alberto Badoer<\/strong>. Entrambi furono gravissimi senatori, e sostennero entrambi importanti legazioni: il primo mori nel 1580, l&#8217;altro nel 1592. <strong>Battista Franco<\/strong>, detto il <strong>Semolei<\/strong>, dipinse la tavola della quinta cappella di casa <strong>Barbaro<\/strong> col <em>battesimo di Cristo<\/em> insieme ai <em>Santi Francesco, Bernardino e Gregorio papa<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quivi riposano: 1. <strong>Francesco Barbaro<\/strong> cavaliere e procuratore che ebbe molti carichi dalla repubblica e che in fine liber\u00f2 Brescia da uno stretto assedio; 2. <strong>Zaccaria Barbaro<\/strong> suo figliuolo; 3. <strong>Ermolao Barbaro<\/strong> figlio di <strong>Zaccaria<\/strong> il quale, dottissimo nelle scienze ed annoverato tra i pi\u00f9 illustri uomini del suo tempo, fu vescovo di Verona e poi patriarca di Aquileia; 4. <strong>Marc&#8217;Antonio<\/strong> famoso specialmente perch\u00e9 ritrovandosi bailo a Costantinopoli nel 1571 durante la guerra col turco, tutto ch\u00e9 fosse rinchiuso e tenuto nelle strette, ragguagliava la repubblica di quanto col\u00e0 si trattava, e <strong>Giosafat Barbaro<\/strong> celebre per i viaggi e per politiche negoziazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volgendoci un po&#8217; alla sinistra si trova nella cappella a fianco della porta laterale un&#8217;antica tavola lavorata con somma diligenza ove \u00e8 raffigurata <em>Nostra Donna adorante il Bambino<\/em> con molti angeli al piano: opera \u00e8 dessa di frate <strong>Francesco da Negropont<\/strong>e, tranne il pezzo superiore che \u00e8 d&#8217;altra mano. In quella cappella giace <strong>Marc&#8217;Antonio Morosini<\/strong> il quale nella guerra di Lombardia assai si distinse. La inscrizione in suo onore ivi collocata ricorda che incontratosi egli per ben due volte in due ambasciatori fiorentini i quali ceder non gli vollero la via, prese uno di loro e di sorte lo spinse che lo gett\u00f2 nel fango dicendogli: impara a cedere ai maggiori dite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue il portone sopra il quale sta la memoria a <strong>Domenico Trevisan<\/strong> padre del doge che \u00e8 sepolto nel mezzo della chiesa. <strong>Domenico<\/strong> sostenne importanti legazioni in Italia, in Francia, in Germania, a Costantinopoli, in Egitto e fu comandante delle navi e mor\u00ec nel 1535. ln faccia all&#8217;ultima ricordata cappella un\u2019altra ne vedremo dedicata a San Francesco nella quale niente vuol essere osservato, come niente si trova nella seguente interiore cappellina dedicata a San Bernardino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due lati della cappella maggiore coperti sono da due grandi eguali depositi di fini marmi, l&#8217;uno al doge <strong>Andrea Gritti<\/strong> morto nel 1538 e l&#8217;altro a <strong>Triadano<\/strong> avo di lui, morto nel 1474. Fu per\u00f2 il doge che morendo commise la erezione anco di questo secondo monumento. Non sono di gran conto i due quadri attribuiti da alcuno a <strong>Parrasio Michele<\/strong> e da altri a <strong>Francesco Montemezzano<\/strong> ai fianchi dell&#8217;altare maggiore; l&#8217;uno col <em>sacrificio di Melchisedecco<\/em>, e l&#8217;altro col <em>miracolo della Manna<\/em>. Sono fattura nondimeno di <strong>Gian Marco Canozio<\/strong> i bei sedili nella parte posteriore del coro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma trascurata, alla destra della maggior cappella, anche l\u2019altra cappellina interiore dedicata a San Didiaco, degna di ogni osservazione si riconoscer\u00e0 poi la cappella susseguente tutta adorna di sculture del secolo XVI, detta di casa Giustiniana, dove forse \u00e8 sepolto il doge <strong>Marcantonio Giustiniani<\/strong> creato nel 1683 e morto nel 1688. Fu al suo tempo che battuti i turchi sotto Vienna ne approfitt\u00f2 la repubblica per spingere le sue flotte nei mari di Levante sotto la condotta di <strong>Morosini il Peloponnesiaco<\/strong>. Nel parapetto dell&#8217;altare viene effigiato il <em>Giudizio Finale<\/em> nella tavola, divisa in tre comparti, vi \u00e8 nel mezzo <em>San Girolamo<\/em>; alla destra <em>San Michele<\/em> che pesa le anime ed alla sinistra <em>Sant&#8217;Antonio di Padova<\/em> con altro santo. La parte superiore ha <em>Nostra Donna col bambino<\/em>, e l\u2019inferiore parte, divisa in tre comparti da figure che suonano, contiene nel 1. <em>San Girolamo che prega<\/em>; nel 2. <em>San Girolamo che risana il leone<\/em>, e nel 3. lo stesso <em>santo che parla ad alcuni condottieri di bestie.<\/em> Nei due mari laterali poi di cotesta cappella si vedono intagliati a mezzo-rilievo 12 profeti ed i quattro evangelisti con la pi\u00f9 alta perfezione dell&#8217;arte. Intorno al fregio vi stanno 18 fatti della vita di Ges\u00f9 Cristo espressi con vera magistrale finezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Usciti da questa cappella troveremo il portone per il quale si passa nel corridoio che guida in sagrestia. Sopra il portone \u00e8 posta un&#8217;iscrizione al doge <strong>M. Antonio Trevisano<\/strong>, che abbiamo veduto essere sepolto nel mezzo della chiesa. Indi entrando nel corridoio si trova primieramente la cos\u00ec detta cappella santa ove conservatissima e bella sta una tavoletta di <strong>Giovanni Bellino<\/strong> con la <em>Beata Vergine seduta ed i Santi Girolamo, Sebastiano, Francesco d&#8217;Assisi<\/em> ed un ritratto vestito da pellegrino. L&#8217;alto tuono della tinta usata dal Bellini ci manifesta questa tavola per una delle estreme sue opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo corridoio stanno varie sepolture ad illustri personaggi. Siccome ne \u00e8 smarrita la rimembranza del vero sito non sarebbe difficile che qui fosse stato sepolto il celebre generale <strong>Carmagnola<\/strong> che appunto in questa chiesa ebbe sepoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Procedendo poscia pel detto corridoio, si entra nella sacrestia ove nell\u2019altare di mezzo vi ha una tavola con <em>Maria Concetta ed i Santi Marco, Girolamo ed Antonio<\/em>, lavorata da <strong>Giuseppe Angeli<\/strong>. Peccato che trascorresse cotesto <strong>Angeli<\/strong> al manierismo del secolo passato e che una lieve preparazione nelle tinte illanguidisse affatto il vigore dei suoi quadri! Si sta ora salvando la pala dipinta ad olio sul muro da <strong>Paolo Veronese<\/strong> nell&#8217;altare alla destra con <em>Nostra Donna nell&#8217;alto ed al piano i Santi Girolamo e Giambattista<\/em>. \u00c8 poi creduta di <strong>Jacobello dal Fiore<\/strong>, nell&#8217;opposto altare alla sinistra, la gran tavola divisa in tre comparti con i <em>Santi Bernardino da Siena, Girolamo e Lodovico<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando dalla sacrestia in chiesa, si vede sopra il pulpito una bellissima figura del <em>Salvatore<\/em> opera di <strong>Girolamo Santa Croce<\/strong>, ed era del medesimo pittore nell&#8217;altare sottoposto al pulpito il quadretto col <em>martirio di San Lorenzo<\/em> passato a Parigi nel 1797. In mancanza di esso vollesi fare la misera sostituzione che pur si vede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seguente cappella di casa Giustiniana si ammira una bella tavola di <strong>Paolo Caliari<\/strong> con Nostra Donna ed i Santi Giuseppe, Giambattista, Antonio abate e Catterina; tavola che fu anche incisa da <strong>Agostino Caracci<\/strong>. Qui vi hanno due iscrizioni a <strong>Lorenzo Giustiniani<\/strong> procuratore ed al senatore <strong>Marc&#8217;Antonio<\/strong>.&nbsp;<strong>Giuseppe Salviati<\/strong> ci attende con la solita sua correzione del disegno e col vigore del suo dipinto a vedere nella contigua cappella, detta di casa <strong>Dandolo<\/strong>, la tavola con <em>Nostra Donna ed i Santi abati Antonio e Bernardo<\/em>; ed ai due lati dell&#8217;altare un profeta ed una sibilla dipinti a fresco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene poi la cappella, che coperta tutta di bei marmi e condotta sotto la direzione di <strong>Tommaso Temanza<\/strong>, \u00e8 dedicata a <em>San Gherardo Sagredo<\/em>. <strong>Antonio Cominelli<\/strong> fece la statua del santo e quella superiore della <em>Vergine<\/em>, mentre <strong>Antonio Gai<\/strong> operava i due laterali depositi, l&#8217;uno al doge Niccol\u00f2, l&#8217;altro al <em>patriarca Alvise Sagredo<\/em>. Tre bellissime statue si vedono nell&#8217;altro altare scolpite da <strong>Alessandro Vittoria<\/strong> ed esprimenti i <em>Santi Antonio abate<\/em>, <em>Rocco e Sebastiano<\/em>. Quanto gusto in quei panneggiamenti!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ultima cappella, detta Grimani, <strong>Federico Zuccari<\/strong> dipinse all&#8217;olio nel 1564 sopra sei lastre di marmo d\u2019Istria la <em>visita dei Magi<\/em>; ma, com&#8217;era affatto perita quell&#8217;opera, il vivente pittore <strong>Michelangelo Gregoletti<\/strong> tolse a produrne una copia. Le due figure di bronzo ai lati di questo altare si dicono opere di <strong>Cammillo Bozzetti<\/strong>. Nel mezzo di questa cappella vi \u00e8 la sepoltura di <strong>Giovanni Grimani<\/strong> patriarca di Aquileia come quello che aveva fatta edificare la cappella medesima. Qui forse riposa inoltre il doge <strong>Antonio Grimani<\/strong>, creato nel fine morto 22 mesi dopo senza che nel suo principato accadesse cosa notabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa chiesa fu officiata dai padri minori osservanti sino al 1810 in cui accadde la soppressione generale delle corporazioni religiose. Allora divenne parrocchiale, come lo \u00e8 attualmente; ma nel 1837 si diede in cura ai padri minori osservanti i quali vestirono nuovamente l&#8217;abito in Venezia e, non potendo passare nell&#8217;antico bellissimo convento per essere occupato dal militare, presero ad abitare il vicino. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa dei San Francesco della Vigna. Convento di Frati Minori Osservanti. Storia della chiesa e del convento Per impulso di quella devota propensione, che nutriva verso il serafico istituto Marco Ziani Conte d&#8217;Arbe, figlio di Pietro doge, volle non solo con pii legati beneficarne gli alunni, abitanti in Santa Maria Gloriosa dei Frari, ma prescrisse [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":25082,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[10,99],"tags":[470,1957,225],"class_list":["post-24762","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-chiese","category-monasteri","tag-parrocchia-di-san-francesco-della-vigna","tag-san-francesco-della-vigna","tag-sestiere-di-castello"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/DSC_0011.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24762","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24762"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24762\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":121307,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24762\/revisions\/121307"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25082"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}