{"id":24715,"date":"2017-08-05T06:37:35","date_gmt":"2017-08-05T06:37:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24715"},"modified":"2023-01-22T07:15:23","modified_gmt":"2023-01-22T07:15:23","slug":"chiesa-e-convento-dei-santi-giovanni-e-paolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24715","title":{"rendered":"Chiesa e Convento dei Santi Giovanni e Paolo"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Convento di Frati Domenicani Predicatori. <em>Convento secolarizato<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del convento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che tra le altre citt\u00e0 d&#8217;Italia abbia con le apostoliche sue predicazioni illustrata anche Venezia, il glorioso fondatore dei <em>Predicatori San Domenico<\/em>, lo scrivono concordemente gli storici del suo istituto, fra i quali il <strong>Malvenda<\/strong> cita in testimonianza i documenti di questo <em>Convento dei Santi Giovanni e Paolo<\/em>, che riferiscono, essersi nell&#8217;anno 1217 portato a Venezia San Domenico, ed ivi per alcuni suoi pochi Frati aver ottenuto un piccolo Oratorio, detto allora di San Daniele, e che poi dopo la canonizzazione del santo patriarca fu chiamato di San Domenico, ed ora dopo l\u2019anno 1567 si dice del Rosario. Appresso detto oratorio, che a principio era assai angusto, vi fabbric\u00f2 il Santo Patriarca un piccolo Monastero. Di cui si vedono tutt&#8217;ora i vestigi nel recinto del nuovo. Seguono poi gli stessi documenti, che altro non sono che un non antico trassunto di tradizioni popolari e insussistenti: Nell&#8217;anno 1226 si ampli\u00f2 per un miracolo il Convento. Il doge <strong>Giacomo Tiepolo<\/strong> vide in visione una notte l&#8217;oratorio, e la vicina <em>piazza di San Daniele<\/em> piena d&#8217;odorosi fiori con alcune bianche colombe, che portavano croci d\u2019oro su le loro fronti, andava volando per questi fiori, mentre due Angeli discesi dal Cielo profumavano con turiboli d&#8217;oro quel sito. Mentre egli ci\u00f2 osserva ud\u00ec una voce che disse. Questo \u00e8 il luogo, che scelsi ai miei Predicatori. Narr\u00f2 il doge nel giorno seguente la visione in <em>Senato<\/em>, che tosto decret\u00f2 doversi concedere 40 passi di nuovo sito ai religiosi per ingrandimento del loro Monastero; e allora cominci\u00f2 a fabbricarsi la magnifica chiesa, sotto il titolo di <em>Maria Vergine<\/em> e dei <em>Santi Martiri Giovanni e Paolo<\/em>; di che ne fu poi fatto solenne istrumento nell&#8217;anno 1234. Diedero forse causa a questo racconto i due Angeli, che con profumieri alla mano si vedono scolpiti sul sepolcro del doge <strong>Giacomo Tiepolo<\/strong>, ed un antico marmo affisso alla facciata esteriore della chiesa, a lavoro di mezzo rilievo, rappresentante il profeta <strong>Daniele<\/strong> posto fra i leoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque sia indubitabile, (come anco lo rapporta il primo tomo degli annali dell\u2019Ordine recentemente uscito alla luce) essersi il santo fondatore trasferito a Venezia, per ivi trattare col <em>cardinal<\/em> <strong>Ugolino<\/strong>, legato apostolico, affari gravi della chiesa universale, e della sua religione, ci\u00f2 non ostante di quanto ci riferiscono i documenti del convento, nulla ne lasciarono registrato le antiche <em>Cronache Veneziane<\/em>; anzi oltre molti altri riflessi, spicca l\u2019insussistenza di questa tal narrazione, probabilmente tessuta in tempi non molto remoti dal diploma del doge <strong>Tiepolo<\/strong>, nel quale concedendosi <em>terreno allagato da acqua<\/em>, chiaramente li conosce, non potervi essere stati su di esso fabbricati n\u00e9 oratorio, n\u00e9 monastero. Quello, che di certo spicca dai documenti, egli \u00e8, che molto prima della donazione del doge <strong>Tiepolo<\/strong>, avevano gi\u00e0 i religiosi dell\u2019<em>ordine dei Predicatori<\/em> fissata sede in Venezia, ove giunti dopo la morte del Santo loro fondatore, predicando pubblicamente, e insegnando, dimostrarono di quale spirito fossero stati dal santo loro padre lasciati eredi. Fu la prima loro abitazione presso la <em>chiesa parrocchiale di San Martino<\/em>, leggendosi in documenti pontifici segnati negli anni 1226 e 1229 nominato il priore della <em>Chiesa di San Martin<\/em> di Venezia dell&#8217;<em>ordine dei Predicatori<\/em>, quale fu da <strong>Gregorio IX<\/strong> eletto fra i visitatori apostolici di alcune chiese. Tali dunque, mentre quivi ristrettamente dimoravano, furono gli esempi di virt\u00f9, coi quali i buoni religiosi si meritarono l&#8217;amore della citt\u00e0, che il doge <strong>Tiepolo<\/strong>, stimando necessaria al bene del popolo la lor dimora, di pubblico consenso concesse loro un dilatato spazio di terreno, allagate ancora dall&#8217;acqua, posto nei confini delle <em>Parrocchia di Santa Maria Formosa<\/em>; di che ne fu formato istrumento nel mese di giugno dell\u2019anno 1234. Mor\u00ec poi il doge <strong>Tiepolo<\/strong> nell&#8217;anno 1251, e fu il di lui corpo riposto in un sepolcro di marmo, che si vede collocato nella facciata esteriore della chiesa, in cui pur giace il doge <strong>Lorenzo<\/strong> suo figlio, morto nell&#8217;anno 1273. Non men utile e decoroso fu l&#8217;acquisto, che fece in quei tempi in Venezia la religione dei Predicatori. Poich\u00e9 lo stesso <strong>Alberico<\/strong> priore, che ottenuti aveva i doni della pubblica munificenza, ammise al noviziato dell&#8217;ordine il beato <strong>Giacomo Salomone<\/strong>, lume splendidissimo di santit\u00e0. Rivolto poi il buon superiore a rendere utili i pubblici doni, dispose la fabbrica di un ampio convento, e di una magnifica chiesa, per l\u2019erezione della quale nell&#8217;anno 1246, <strong>Innocenzio papa IV<\/strong>, concesse spirituali indulgenze a chi con mano elemosiniera ne avesse agevolato il proseguimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concorsero con tal affluenza i soccorsi dei devoti all&#8217;erezione del sacro recinto, sicch\u00e9 fu capace, prima che spirasse il secolo XIII, di ricever il capitolo generale dell\u2019ordine, ivi convocato nell&#8217;anno 1293 da <strong>Niccol\u00f2 Boccassino<\/strong>, maestro generale della religione, che prima aveva fra questi chiostri esemplarmente compito l\u2019anno di sua probazione, e che sia poi per il merito di sua virt\u00f9 promosso prima alla sede apostolica, ed indi all&#8217;onore degli altari, sotto nome del beato <strong>Benedetto XI<\/strong>. Simile convocazione del capitolo generale in questo convento fu comandata nell&#8217;anno 1330 da Barnaba da Vercelli, maestro generale dell&#8217;ordine, e nell&#8217;anno 1355 da <strong>Simon Ligonense<\/strong>, successore nel generalato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 per\u00f2 le interne abitazioni dei religiosi fossero gi\u00e0 da gran tempo ridotte alla lor perfezione, pure la vasta fabbrica della magnifica chiesa, e per l\u2019ampia sua mole, e per il grandioso dispendio andava lentamente proseguendo. Onde ad agevolarne il compimento, cos\u00ec ricercando efficacemente il priore, e gli altri religiosi del monastero, permise l&#8217;autorit\u00e0 del maggior consiglio con suo decreto, emanato nel giorno 17 di dicembre dell&#8217;anno 1390, che all&#8217;avanzamento del sacro edificio si impiegassero dieci mila ducati, provenienti dal pio legato di <strong>Niccol\u00f2 Lion<\/strong> <em>procurator di San Marco<\/em>. Aveva questi ordinato nel suo testamento, che dei beni di sua eredit\u00e0 fondato fosse per dodici religiosi dell&#8217;ordine dei <em>Predicatori<\/em> un convento in Murano, simile a quello di <em>San Niccol\u00f2 della Latuga<\/em>, gi\u00e0 da lui destinato per i frati Minori. Ma come, detratti i molti legati da lui lasciati, il resto che si calcolava 10 mila ducati sufficiente non era alla fondazione, e nello stesso tempo anco per ordinazione testamentaria di <strong>Marco Michieli<\/strong>, fabbricava nella stessa isola altro convento per i Domenicani, cos\u00ec fu creduto pi\u00f9 opportuno l&#8217;assegnarli al monastero di Venezia, coi quali non solo si aiut\u00f2 la fabbrica della chiesa, ma fu anche eretta la <em>Cappella di San Domenico<\/em>, che oggi si dice della <em>Vergine Santissima del Rosario<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una consimile ordinazione fatta aveva circa lo stesso tempo anche <strong>Marco Dolfino<\/strong>, detto per soprannome <strong>Trivella<\/strong>: ma essendo troppo scarsa la di lui eredit\u00e0 alla fondazione di un monastero in Murano, con altro decreto dell&#8217;anno 1392, fu permesso, che il soldo lasciato dal testatore andar dovesse (cos\u00ec richiedendo i religiosi) a sussidio della grandiosa fabbrica sacra dei <em>Santi Giovanni e Paolo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo ci\u00f2 per la quarta volta dentro il giro di un secolo fu convocato in questo convento il capitolo generale nell&#8217;anno 1393, per comando del maestro generale <strong>Raimondo da Capova<\/strong>, il quale ad istanza del doge <strong>Antonio Veniero<\/strong>, e del senato ordin\u00f2 coll&#8217;assenso dei suoi capitolari la regolare riforma del convento stesso, gi\u00e0 di molto decaduto dal rigore della primiera osservanza. Ne esegui il decreto il beato <strong>Giovanni Domenici<\/strong>, fiorentino, allora semplice religioso, e poi cardinale di santa chiesa, che trasferiti dal convento osservante di <em>San Domenico di Castello<\/em> dodici religiosi, intraprese l&#8217;opera grande della riforma, e ridusse ben presto il convento ad una perfetta esemplare disciplina, con la zelante assistenza del priore <strong>Gregorio di Cesena<\/strong>, il quale per vantaggio, e stabilit\u00e0 dell&#8217;opera fu per ben quattro volte successivamente confermato priore. Succedette priore poi nell&#8217;anno 1397 <strong>Tommaso Aiutamicristo<\/strong>, uomo di virt\u00f9 esimia, e di eguale prudenza, che prima di compiere il suo governo, colto dal morbo pestilenziale, che allora desolava Venezia, pass\u00f2 al premio dei giusti. Seguirono successivamente a governare santamente questo monastero l&#8217;un dopo l\u2019altro<strong> Giovanni Domenici<\/strong> fiorentino, <strong>Bartolommeo da Perugia<\/strong>, <strong>Bartolommeo da Siena<\/strong>, gi\u00e0 confessore della <em>Santa vergine Caterina<\/em> sua concittadina, e <strong>Giovanni dei Benedetti<\/strong>, nobile veneto, religiosi e per l\u2019eminente dottrina, e per l&#8217;esemplar santit\u00e0, di costumi opportunissimi per fermamente stabilire in questi chiostri quel primiero fervore di spirito, che vi si era restituito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Progrediva frattanto insieme con la spiritual rifabbrica della riforma, anco i materiali edificio della chiesa, che ridetta a conveniente perfezione, fu nel giorno 12 di novembre dell&#8217;anno 1430, solennemente consacrata da <strong>Antonio Corraro<\/strong> dell&#8217;ordine dei <em>Predicatori<\/em>, vescovo di Ceneda, onorando la funzione con la loro presenza molti altri vescovi, ed altri prelati di distinta qualit\u00e0. Sette anni dopo furono nuovamente congregati in questo convento i padri del capitolo generale, per decreto di <strong>Bartolommeo Tesserio<\/strong>, maestro generale dell&#8217;ordine. Due altre volte poi nello stesso secolo XV fu onorato questo convento con la con vocazione del generale capitolo; la prima nell&#8217;anno 1486, in cui fu creato maestro generale dell&#8217;ordine <strong>Barnaba Sassone<\/strong>; e l&#8217;altra nell&#8217;anno susseguente 1487. Poich\u00e9 essendo morto pochi giorni dopo di sua elezione il detto generale, furono richiamati i capitolari a Venezia per nuova creazione, la quale cadde nella persona di <strong>Gioacchino Turriani<\/strong> veneto, uomo dottissimo, e che presedeva al capitolo in uffizio di vicario generale. L&#8217;ultimo dei capitoli generali, che furono tenuti in questo convento, fu convocato nell&#8217;anno 1592 da <strong>Ippolito Maria Beccaria<\/strong>, maestro generale dell&#8217;ordine. Frattanto la chiesa, che gi\u00e0 compita si era nella sua interna struttura, andava avanzando nei suoi abbellimenti, dei quali il pi\u00f9 riguardevole \u00e8 l&#8217;altar maggiore, eretto nell&#8217;anno 1619 sul modello di <strong>Matteo Carmero<\/strong> architetto, di scelti marmi, e tanto ordinata magnificenza, che a niuno altro pu\u00f2 dirsi secondo. Di nobilissima forma \u00e8 pure la Cappella, intitolata del santo nome di Dio, la quale essendo prima dedicata a <strong>San Lodovico<\/strong> <em>vescovo di Tolosa<\/em>, muto poscia il suo titolo a causa di una devota congregazione di uomini, fondata primieramente nella cappella, detta della Pace, e poi qua trasportata nell&#8217;anno 1587 ad oggetto di onorare il santo nome di Dio, e compensare con devote onorificenze gli strapazzi, che questo venerabile nome riceve dalle sacrileghe lingue dei bestemmiatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di eguale sontuosit\u00e0 \u00e8 pure la <em>cappella dedicata a San Domenico<\/em>, in cui si vedono rappresentati in gran bronzi i principali suoi miracoli. La pi\u00f9 riguardevole per\u00f2 tra le cappelle \u00e8 quella dedicata a Maria Vergine, sotto il titolo del suo Rosario, ricchissima di preziose suppellettili, ed adorna di pitture, e sculture dei pi\u00f9 accreditati e famosi artefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre queste, che formano con la chiesa un corpo solo, altre tre cappelle vi sono aderenti alla chiesa, delle quali una \u00e8 dedicata a tre gran lumi della religione Domenicana, <em>San Vicenzo Ferrerio<\/em>, <em>San Pietro martire<\/em>, e <em>Santa Caterina da Siena<\/em>, la di cui confraternita fu eretta nell&#8217;anno 1458. L\u2019altra \u00e8 sotto il titolo delle <em>Sante Vergini Orsola<\/em>, e <em>Compagne martiri<\/em>, in cui fin dall&#8217;anno 1300 fu instituita una compagnia di devoti ad onore di questo glorioso coro di vergini, delle quali si vede il martirio rappresentato in gran quadro dal celebre pennello dl Vettore Carpaccio. La terza situata nel fine del chiostro presso la<em> Scuola Grande di San Marco<\/em>, \u00e8 dedicata a <em>Maria, Vergine Santissima<\/em>, sotto il titolo <em>della Pace<\/em>, ed in essa si venera un&#8217;antica immagine della <em>Gran Madre di Dio<\/em>, di lavoro greco, e che per antica tradizione si asserisce essere quella stessa, avanti a cui orando <em>San Giovanni Damasceno<\/em> ricuper\u00f2 miracolosamente la mano, che per difesa delle sacre immagini gli era stata recisa. Fu questa devotissima immagine (che viene dai nazionali greci assai onorata) trasportata da Costantinopoli da <strong>Paolo Morosini<\/strong>, nobile veneto, e donata ai padri di questo convento, i quali dopo di averla molto tempo conservata all&#8217;altare del loro capitolo, finalmente la trasportarono nell&#8217;anno 1505 in questa cappella da loro sontuosamente eretta, a di cui custodia, e culto permisero, che si istituisse nell&#8217;anno 1546 una pia confraternita di devoti, cura dei quali fosse l&#8217;onorare con solenni ossequi <em>Maria Santissima<\/em> nella sua immagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 minori dei materiali sono gli spirituali ornamenti di questa magnifica chiesa. In essa si venera, rinchiuse in preziosi tabernacoli d&#8217;argento dorato, una spina della <em>corona di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, ed una porzione della di lui <em>Santissima Croce<\/em> in altri ricchissimi reliquiari si conservano pure un piede intero, ed incorrotto della serafica vergine <em>Caterina da Siena<\/em>, un dito incorrotto esso pure di <em>San Pietro martire<\/em>, un articolo di un dito di <em>San Vicenzo Ferrerio<\/em>, un piede di uno degli <em>Innocenti di Betlemme<\/em>, un articolo del dito di <em>Santa Maria Maddalena<\/em>, e cinque teste, che si dicono delle vergini compagne di <em>Sant&#8217;Orsola<\/em>: le quali tutte cospicue reliquie si conservano collocate in ornatissimi nicchi all&#8217;altare della sacristia. Nella chiesa per\u00f2 si custodiscono chiusi in cassette di cristallo ornate di argento due interi ossi delle braccia dei Santi titolari, ottenuti gi\u00e0 nell&#8217;anno 1661, con assenso del pontefice <strong>Alessandro VII<\/strong> dal cardinal <strong>Giberto Borrommeo<\/strong>, titolare della <em>Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo<\/em>, e dai padri Gesuati allora possessori di essa chiesa, col mezzo dell&#8217;ambasciatore veneto <strong>Pietro Basadonna<\/strong>, che poi da <strong>Clemente Papa X<\/strong> nell&#8217;anno 1673, fu annoverato fra i cardinali di santa chiesa. Stanno esse venerabili reliquie collocate in mano di due angeli di marmo, che le sostengono custodite con sopraccasse di metallo dorato, e che aperte vengono nel giorno della loro solennit\u00e0, nella quale annualmente si portano a visitare questa chiesa il doge, ed il senato per devota riconoscenza della vittoria ottenuta ai Curzolari, contro l&#8217;armata Turca nell&#8217;anno 1656 in memoria della quale divenne ai fori veneti festivo il giorno 26 di giugno, consacrato col martirio dei due Santi Fratelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti furono i soggetti insigni, i quali sortiti da questi chiostri illustrarono la patria, e la religione loro con la santit\u00e0 del loro costume, e con lo splendore della lor dottrina, dei quali deve prima di qualunque altro rammemorarsi il beato <strong>Giacomo Salomone<\/strong>. Privato questi dei suoi genitori nel fiore di sua giovent\u00f9, volle consacrarsi a Dio, vestendo in questo convento le sacre <em>lane di San Domenico<\/em> con tal fervore di spirito, che fino dai primi giorni della sua religiosa vita, si prefisse il santo suo fondatore come un esemplare, fu cui riformar dovesse i suoi costumi. Esegui s\u00ec presto, e s\u00ec perfettamente il suo disegno il santo giovine, che non vi fu virt\u00f9 alcuna del padre, che non si vedesse esattamente risplendere nel figlio. La sua maniera di vivere era in sommo austera, e l&#8217;orazione continua, brevissimo tempo dando nelle notti ad uno stentato riposo. Ma quanto era rigido verso s\u00e9 stesso, altrettanto era pieno di dolcezza verso dei prossimi. Onde la maggior sua delizia era il servire ai poveri nell&#8217;ospedale di Forl\u00ec, in cui ebbe la buona sorte di convertire a Dio, ed al cattolico dogma <strong>Carino<\/strong>, prima infame Sicario, ed uccisore del martire San Pietro, poi santo, ed austerissimo religioso Domenicano, per il merito di sua ammirabile penitenza venerato sugli altari. Sessantasei anni condusse il santo uomo di vita religiosa, la maggior parte nel <em>Monastero di Forl\u00ec<\/em>, in continuati esercizi d&#8217;umilt\u00e0, nei pi\u00f9 vili impieghi da lui con avidit\u00e0 ricercati, ed in apostoliche predicazioni, con le quali ridusse innumerabili uomini dall\u2019eresia alla verit\u00e0 del credere, e dai peccati alla santit\u00e0 dell\u2019operare. Finalmente avendo per quattro anni con invincibile pazienza tollerati in silenzio gli acerbissimi dolori di un cancro, che gli rodeva il petto, s&#8217;inferm\u00f2 gravemente, e conosciuto vicino il sine di sue fatiche, munito degli ecclesiastici sacramenti, pieno d&#8217;anni, e di merito, con volto ridente, lucidamente spir\u00f2, illustrato da Dio in vita, e in morte con strepitosi miracoli. Esposto il di lui corpo per tre giorni riemp\u00ec la chiesa di soavissimo odore, e dimostr\u00f2 il valore di sua intercessione a favore, di tanti infermi, che accorsero ai di lui funerali per restare sanati, non pochi noverandosi i lebbrosi, gli storpi, ed altri oppressi da malori, che recuperarono istantaneamente la salute, ed alcuni, che dalla morte furono restituiti alla vita. Fu sepolto il sacro di lui corpo nella chiesa del suo ordine in Forl\u00ec, ove poi la Repubblica di Venezia fece ergere un nobile sepolcro di scelti marmi, ad un altare dedicato al suo nome, e <strong>Clemente VII<\/strong> concesse alla <em>chiesa dei Domenicani di Forl\u00ec<\/em>, che in essa si potesse celebrare l\u2019ufficio del beato gi\u00e0 dichiarato protettore della citt\u00e0. Simile grazia concesse <strong>Paolo papa V<\/strong> nell&#8217;anno 1617 al <em>Monastero dei Santi Giovanni e Paolo<\/em> di Venezia, che fu poi estesi a tutto l&#8217;ordine di <em>San Domenico<\/em>, e finalmente nell&#8217;anno 1728 concessa al clero della citt\u00e0 di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il <strong>Beato Giacomo<\/strong> deve nominarsi <strong>Paolo Veneto<\/strong>, compagno per due anni indivisibile di <em>San Domenico<\/em>, di cui imit\u00f2 vivamente le virt\u00f9, come lo attestano gli annali della religione Domenicana: dai quali si rileva pure, che morisse in Venezia celebre per santit\u00e0 d\u00ec costumi nell&#8217;anno 1383. <strong>Roberto Napolitano<\/strong> illustrato da Dio con miracoli. Fu anche figlio di questo convento <strong>Giovanni Andrea Carga<\/strong>, nativo del Friuli, che eletto nell&#8217;anno 1606 da <strong>Paolo Papa V<\/strong> <em>vescovo Sirense<\/em>, coron\u00f2 la lodevole sua vita nell&#8217;esercizio dell&#8217;apostolico suo ministero con una santa morte, strozzato dai Turchi nell\u2019anno 1617, il processo del di cui martirio, e dei miracoli operati da Dio per di lui gloria, fu formato dal <em>vescovo dell\u2019Isola d\u2019Andros<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi illustri personaggi, ai quali la santit\u00e0 della lor vita assegno il primo luogo, aggiunger si devono altri riguardevoli per l&#8217;ecclesiastiche dignit\u00e0, che sostennero, e che con lode sono registrati nei fasti della santa religione dei <em>Predicatori<\/em>. Questi sono <strong>Tommaso Tommasini<\/strong>, detto <strong>Paruta<\/strong>, che dopo varie riguardevoli stime cariche ecclesiastiche, mor\u00ec vescovo di Feltre, e Belluno, chiese allora insieme unite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pietro Giustiniani<\/strong>, prima priore di questo convento nell&#8217;anno 1458 e nello stesso anno destinato arcivescovo di Corf\u00f9. <strong>Tommaso Stella<\/strong> da <strong>Giulio Papa III<\/strong> fatto <em>vescovo di Capodistria<\/em>. <strong>Lodovico dei Martini<\/strong>, Priore di questo convento nell&#8217;anno 1532 e poi sei anni dopo da <strong>Paolo III<\/strong> fatto <em>vescovo Ariense in Candia<\/em>. <strong>Teodoro Dedo<\/strong> essendo nell&#8217;anno 1611. Priore di questo convento fu da <strong>Paolo V<\/strong> dichiarato <em>vescovo di Curzola<\/em>. <strong>Raffael da Riva<\/strong>, <em>vescovo<\/em> prima di <em>Curzola<\/em>, e poi di <em>Chioggia<\/em>, a cui fu trasportato nell&#8217;anno 1510. Morto nell&#8217;anno 1611, volle essere sepolto nella chiesa del suo monastero in Venezia ove pur riposa (come lo denota l&#8217;iscrizione sua sepolcrale) altro suo precessore <strong>Michiel da Verona<\/strong> Domenicano, morto <em>vescovo di Chioggia<\/em> nell&#8217;anno 1346.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Santato<\/strong> da Rovigo, prima priore in questo convento, e di poi nell&#8217;anno 1615 eletto <em>vescovo di Rettimo in Candia<\/em>. <strong>Gualtero<\/strong>, o sia <strong>Waltero<\/strong> della famiglia <strong>Agnusdei<\/strong> veneziano, prima <em>vescovo di Trevigi<\/em>, poi di <em>Castello<\/em>, riposa sepolto in questa chiesa, in cui pur giace<strong> Bartolommeo dei Pisciali<\/strong> Bolognese, <em>vescovo di Torcello<\/em>. <strong>Giberto Zorzi<\/strong>, <em>vescovo di Parenzo<\/em> nell&#8217;anno 1367 <strong>Lorenzo Venier<\/strong> nell&#8217;anno 1411 fatto <em>vescovo di Modone<\/em>. <strong>Giorgio Dolfin<\/strong> nell&#8217;anno 1413 eletto all&#8217;<em>arcivescovado di Corf\u00f9<\/em>. <strong>Lodovico Longo<\/strong>, <em>vescovo di Modone<\/em> nell&#8217;anno 1466. <strong>Domenico Fregonio<\/strong> eletto <em>arcivescovo di Spalato<\/em> da <strong>Gregorio XIII<\/strong> <strong>Girolamo Vielmo<\/strong>, uomo dottissimo, <em>vescovo di Cittanova in Istria<\/em> morto nell&#8217;anno 1582 e sepolto nella cappella maggiore di questa chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giuseppe Pizzini<\/strong> eletto nell&#8217;anno 1644, <em>vescovo di Caorle<\/em>, mor\u00ec in Venezia nell&#8217;anno 1648. N\u00e9 minore decoro arrecarono a questo monastero <strong>Giovanni Benedetto Zuanelli<\/strong>, e <strong>Giulio Maria Bianchi<\/strong>, ambi veneti; il primo dei quali fu da <strong>Benedetto XIII<\/strong> eletto maestro del sacro palazzo, nel quale ufficio mor\u00ec correndo l&#8217;anno 1738, l\u2019altro poi fu prima da <strong>Clemente IX<\/strong> ascritto fra i consultori della sacra congregazione dell&#8217;indice, di cui poi fu da <strong>Innocenzio XI<\/strong> dichiarato segretario. Ricusate costantemente le mitre offertegli di Capodistria, Spalato, e Corf\u00f9, mor\u00ec in Roma nell&#8217;anno 1707. Oltre XIX dogi ebbero sepoltura in questa chiesa molti personaggi illustri e per la gloria dell&#8217;armi, e per le dignit\u00e0 sostenute, fra quali di un solo saremo onorevole menzione. \u00c8 questi l&#8217;invittissimo eroe <strong>Marco Antonio Bragadin<\/strong>, che avendo valorosamente sostenuto la difesa di <em>Salamina in Cipro<\/em> contro un immenso esercito di Turchi, finalmente per mancanza e dei viveri, e dei difensori, avendola ceduta ad onorevoli patti, fu dal barbaro spergiuro comandante fatto scorticar vivo nell&#8217;anno 1571, sostenendo egli intrepidamente fino all&#8217;ultimo respiro, con costanza da martire, l&#8217;inumana carneficina. La di lui pelle trasportata in Venezia, e collocata in un nobile vaso di scelto marmo, fu collocata in un posto cospicuo di questa chiesa nel mezzo di un decente mausoleo, fu cui si vede scolpito in mezzo busto il di lui simolacro, e di sotto inciso l&#8217;elogio di sua militare, e cristiana virt\u00f9. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839) <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ponendoci ora all&#8217;esame di s\u00ec gran tempio diremo che sorse tra il 1246 in cui ebbe cominciamento, e l\u2019anno 1430 in cui fu consacrato per\u00f2 alcuni fatti attestano non aver nel 1390 ricevuto per anco interamente il termine. Il paludoso terreno su cui si ergeva; la stessa gran mole che per via delle elemosine non progrediva soltanto, sono cagioni sufficienti a cosiffatti ritardi nondimeno il primiero concetto non fu mai negletto e tutto induce a credere che sia stato somministrato da <strong>Nicol\u00f2 da Pisa<\/strong>, il quale in quei momenti innalzava in questa citt\u00e0 il tempio di <em>San Maria Gloriosa dei Frari<\/em>. Forse che poi sar\u00e0 stato condotto il lavoro da qualche fratello della religiosa domenicana famiglia che famigerati architetti possedeva in quei giorni. L&#8217;architettura di questo tempio \u00e8 quella che si suole chiamare Tedesca e della quale tante fabbriche si eressero in Germania ed in Italia: architettura sorgente dai principi della Gotica, spoglia dei minuziosi suoi ornamenti e bella per forme pi\u00f9 vive, per proporzioni pi\u00f9 pronunziate. Altezza, maest\u00e0, semplicit\u00e0, sono i caratteri del <em>tempio dei Santi Giovanni e Paolo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prospetto esteriore di questo tempio \u00e8 una semplice muratura che poco pi\u00f9 sopra al livello della porta \u00e8 come disposta a ricevere un ornamento architettonico. Tutto il resto non fu mai intensione che dovesse essere alterato. Quegli archi, quelle membrature semplici e precise palesano essere questo prospetto a somiglianza di molti atri destinato a dover tale rimanere quale pur ora si vede. Sembra che la mira di chi erigeva e questo e gli altri fosse di offrire anzi un tetro colore che congiunto alla grandiosit\u00e0 dei templi mettesse riverenza all&#8217;approssimarvisi. E gi\u00e0 se togli le sei colonne qui poste ad ornamento della porta non nicchie, non statue tu vedi: nudit\u00e0, severit\u00e0, sole vi dominano. I fori dell&#8217;ampia circolare finestra nel mezzo, e delle due semicircolari ai lati interrompono soli la squallidezza a cui si aggiungono i tre minareti superiori al timpano, e basta. Eppure qual cosa \u00e8 mai che senza avvertimento veruno il tuo cuore \u00e8 s\u00ec disposto ad entrare in un tempio, in un luogo capace di pensieri sovrumani? La grandezza della mole, la sua snellezza atta ad alleggerire il peso il quale sarebbe per opprimerti; un ordine severo s\u00ec, ma che appunto pi\u00f9 facilmente si rileva: questi sono gli elementi di una sensazione che decompor non sapresti, e che ti \u00e8 l\u00e0 comunicata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedrai negli spazi fra i pilastri della facciata quattro sarcofagi di marmo di semplice lavoro. Il primo non ha inscrizione fuori che quella collocata sullo stemma del vicino pilastro, la quale dice: <em>Patria recepta<\/em>; ma, per una lapide che ora fu collocata in chiesa, sappiamo essere il tumulo di <strong>Marino Morosini<\/strong> uno dei 20 senatori aggiunti al <em>consiglio dei X<\/em> quando si tratt\u00f2 di procedere contro il doge <strong>Marino Faliero<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secondo si deposero le ossa di <strong>Jacopo Tiepolo<\/strong> e di <strong>Lorenzo Tiepolo<\/strong> figlio di lui; dogi fioriti, il primo del 1229 al 1249, epoca in cui stanco abbandon\u00f2 spontaneamente le pubbliche cure; il secondo dal 1268 sino all&#8217;anno 1275 in cui mor\u00ec. Giace nel terzo <strong>Marco Michel<\/strong> della <em>parrocchia di San Canciano<\/em> come si rileva dalla inscrizione. Girato poi l&#8217;angolo della facciata si scorgono al basso tre altri depositi non intatti, l&#8217;uno di <strong>Francesco Zeno<\/strong>, l\u2019altro di <strong>Giovanni Barisano<\/strong> e l&#8217;ultimo di <strong>Marino Contarini<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrando nel tempio, che \u00e8 di forma rettangolare allungata anzi che no, allargarsi il vedremo a guisa di croce latina verso il presbiterio. Dalla porta maggiore sino alla crociera si divide in tre navi formate a cinque archi di sesto acuto sostenuti da grosse colonne. Le due colonne penultima appaiono lavorate in maniera da far congetturare esservi stato appoggiato il coro gi\u00e0 esistente nel mezzo del tempio a similitudine del coro dei Frari; ma venne tolto di l\u00e0 nel 1681.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La larghezza della nave di mezzo sorpassa alcun poco il doppio di quella delle due laterali e la lunghezza intera del tempio di piedi veneti 290. La sua larghezza al centro \u00e8 di 80 ed alla crociera di 125, mentre che l&#8217;altezza \u00e8 di 108. Si rifletta a si fatta proporzione tra l&#8217;altezza e la lunghezza, perch\u00e9 a nostro avviso sta in essa riposto il prestigio che cosi ci alletta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua origine noi crediamo che questo tempio al pari che ogni altro antico avesse i soli altari de le quattro cappelle laterali alla cappella maggiore per\u00f2 la chiesa, pi\u00f9 che le altre circostanze, le quali giustamente fecero modificare le sue discipline, faceva gran conto allora di tener la faccia degli astanti rivolta ai divini uffici. Era bens\u00ec perduta a quei di la pratica greca lodevole di separare l&#8217;un sesso dall&#8217;altro con logge, con sbarre; ma si voleva almeno che una necessit\u00e0 non obbligasse i credenti a dover guardarsi scambievolmente e dar luogo alle distrazioni si naturali all&#8217;umana debolezza. Gli altari adunque sono anche in questo tempio di architettura posteriore a quella che innalzava il tempio medesimo, bench\u00e9 il pi\u00f9 antico di tutti, posto alla destra di chi entra, \u00e8 di quella architettura lombarda che nella basilica di San Marco agli altari della maggiore e delle laterali cappelle aggiungeva i due altarini di <em>San Paolo e di San Jacopo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora facendosi ad esaminare tutte le parti di questo tempio ed incominciando dal fianco destro vedremo il grandioso deposito del doge <strong>Pietro Mocenigo<\/strong> scolpito con somma finitezza in marmo istriano da <strong>Pietro Lombardo<\/strong>, e da <strong>Tullio<\/strong> ed <strong>Antonio<\/strong> figli di lui. Nella cima vi ha il <em>Redentore fra due angeli<\/em>, e nell&#8217;attico le <em>Marie al sepolcro di Cristo<\/em>. Nel mezzo tre ligure sostengono l&#8217;urna e sopra l&#8217;urna, collocata fra due geni, vi ha la statua pedestre del doge. Sul parapetto dell&#8217;urna stessa si rappresenta il <strong>Mocenigo<\/strong>, quando, generalissimo di mare, sedati i tumulti di Cipro, consegna a quella regina le chiavi di <em>Famagosta<\/em>, e quando, vincitore di <em>Scutari<\/em>, riceve la piazza dal comandante ottomano. Sei statue simboliche fiancheggiano finalmente tutto il monumento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24716\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Pompeo-Giustiniani-Girolamo-Canale-e1501074798186.jpg\" alt=\"\" width=\"588\" height=\"494\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Pompeo-Giustiniani-Girolamo-Canale-e1501074798186.jpg 588w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Pompeo-Giustiniani-Girolamo-Canale-e1501074798186-300x252.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Pompeo-Giustiniani-Girolamo-Canale-e1501074798186-500x420.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 588px) 100vw, 588px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre il vicino angolo si osserva nell&#8217;alto un elegante monumento del secolo XVI, ricco di ornamenti con somma diligenza scolpiti. Sopra l&#8217;urna giace la statua di <strong>Girolamo da canal<\/strong>. La spoglia mortale dell\u2019eroe riposa in un tumulo a piano terra sottoposto al monumento di <strong>Nicol\u00f2 Marcello<\/strong> ore appunto si trovava in addietro questo di <strong>Canal<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;urna poi sottoposta al monumento <strong>Canal<\/strong> fu dedicata al doge <strong>Renier Zeno<\/strong> il cui stemma nella vicina targa e scolpito. Stava quest&#8217;rna nel chiostro del convento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene ora il primo altare colla tavola dipinta a tempera da <strong>Giovanni Bellino<\/strong>. Rappresenta la Vergine in trono circondata dai quattro dottori e da altri santi e sente. Questa pittura fu restaurata nel 1819. Parleremo altrove intorno la tempera di quei beati antichi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Succede il monumento in marmo del paragone, a <strong>Melchiorre Lancia<\/strong>, morto nel 1674. Scolpito questo monumento di forma piramidale da <strong>Melchiorre Barthel<\/strong> fiammingo, sebbene risenta il cattivo gusto secolo XVII in cui fu eretto, pure l\u2019invenzione di <em>Cristo risorto<\/em> alla cima quasi immagine della novella vita apertaci dai patimenti e dalla risurrezione di Cristo, non che la donna dolente al basso meritano encomio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Puro stile \u00e8 nel seguente monumento innalzato nel 1596 a quell&#8217;invitto <strong>Marc&#8217;Antonio Bragadin<\/strong> che, come abbiamo veduto, fu scorticato vivo dai Turchi nel 1595, dopo la perdita di <em>Famagosta<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo altare, ricco di fini marmi e di bella simmetria, rinchiude una tavola divisa in nove compartimenti. I tre superiori rappresentano il <em>Redentore morto, la Vergine e l\u2019Angelo annunziatore<\/em> del divino concepimento; i tre di mezzo, <em>San Vincenzo Ferreri<\/em>, <em>San Sebastiano e San Cristoforo<\/em>. Nel basamento, in piccole figure, vi sono alcune azioni di <em>San Vincenzo<\/em>. Tutte queste vaghissime opere altri le reputa del <strong>Carpaccio<\/strong>, ed altri di <strong>Luigi Vivarini<\/strong>; noi piuttosto inclineremmo a crederle del primo anzich\u00e9 del secondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il deposito che segue di fini marmi con bel busto al naturale sopra l&#8217;urna, e due figure simboliche tra le colonne, \u00e8 di Luigi volgarmente detto <strong>Alvise Michel<\/strong>. Oratore insigne era il <strong>Michel<\/strong> e mor\u00ec perorando in senato l&#8217;anno 1589.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cappella seguente, ricca di bei marmi, di sculture e di dorature, eretta venne verso la met\u00e0 del secolo XVI da <strong>Lodovico Storlado<\/strong> <em>procuratore di San Marco<\/em> e da lui intitolata a <em>San Lodovico Bertrando<\/em>; ma poi nel 1587 si \u00e8 intitolata al <em>Nome di Dio<\/em>. Nelle pareti laterali stanno in quattro nicchie altrettante statue dorate rappresentanti <em>Davide, Zaccaria, Daniele e Salomone<\/em>. Alla met\u00e0 della cappella vi sono due porte. Sopra quella a destra vi \u00e8 interiormente un quadro del <strong>Mera<\/strong> fiammingo col<em> battesimo di Ges\u00f9 Cristo<\/em>, indi nell&#8217;alto un quadro col <em>Padre Eterno fra gli angeli<\/em>, opera di <strong>MatteoIngoli<\/strong>. Sopra la porta alla sinistra lo stesso <strong>Mera<\/strong> dipinse la <em>Circoncisione di Nostro Signore<\/em> e nell&#8217;alto il suddetto <strong>Ingoli<\/strong> <em>la gloria degli angeli<\/em>. Per questa seconda porta si passa al Battistero ove fu collocato un buon quadro del <strong>Lazzarini<\/strong> rappresentante <em>San Giambattista<\/em>. L&#8217;altare poi ha la pala con <em>Cristo in croce ed appiedi la Maddalena e San Lodovico<\/em> che \u00e8 una delle migliori produzioni di <strong>Pietro Liberi<\/strong>. Finalmente il soffitto, ricco di stucchi, racchiude vari dipinti di <strong>Giambattista Lorenzetti<\/strong> rappresentanti <em>Ges\u00f9 Cristo espresso sotto le quattro forme di Salvatore, di figlio di Syrach, di Josedech<\/em> e di <strong>Nave<\/strong>. Nel centro vi sono angioletti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uscendo da questa cappella si scorge nel pavimento una lapide che copre il tumulo di <strong>Lodovico Diedo<\/strong>; indi vedi il deposito magnifico fatto innalzare col disegno di <strong>Andrea Tirali<\/strong> dalla dogaressa <strong>Elisabetta Querini Valier<\/strong>. Questo monumento si alza quanto lo \u00e8 la chiesa e si allarga per tutto lo spazio fra le due cappelle che lo fiancheggiano, e comprende una cappella nel suo basamento. Un grande strato di marmo giallo fa campo alle tre statue che vi primeggiano e raffigurano nella di mezzo il doge <strong>Bertucci Valier<\/strong> morto nel 1658; quella a sinistra di chi guarda <strong>Silvestro Valier<\/strong> figlio di <strong>Bertucci<\/strong> morto nel 1700, ed alla destra la suddetta <strong>Elisabetta Querini Valier<\/strong> moglie di <strong>Silvestro<\/strong>, morta nel 1708. Siccome nel dogado di Bertucci la repubblica riport\u00f2 la famosa vittoria sui <em>Turchi ai Dardanelli<\/em>, ne la quale il generalissimo <strong>Marcello<\/strong> tanto si \u00e8 segnalato, cos\u00ec sul basamento del mausoleo \u00e8 scolpita quella marittima azione agitata nel giorno dei <em>Santi Giovanni e Paolo<\/em>, 26 giugno 1656.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24718\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Silvestro-Valier-e1501075000267.jpg\" alt=\"\" width=\"628\" height=\"493\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Silvestro-Valier-e1501075000267.jpg 628w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Silvestro-Valier-e1501075000267-300x236.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Silvestro-Valier-e1501075000267-535x420.jpg 535w\" sizes=\"auto, (max-width: 628px) 100vw, 628px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cappella aperta, come si disse, nel basamento del detto mausoleo <strong>Valier<\/strong> \u00e8 quella di <em>San Giacinto<\/em>. Alla destra di essa vi ha la <em>Flagellazione<\/em> dell&#8217;<strong>Aliense<\/strong>, ed alla sinistra <em>San Giacinto<\/em> che tragitta un fiume a piedi asciutti, opera di <strong>Leandro Bassano<\/strong>, il cui ritratto si vede nella figura presso il garzone a cavallo. Il soffitto ha il <em>Padre Eterno<\/em> nel mezzo, e quattro santi negli ovali all&#8217;intorno; opere tutto del <strong>Palma<\/strong>. Nel tumulo presso l&#8217;ingresso di questa cappella riposano le ossa dell&#8217;anzidetto doge <strong>Silvestro Valier<\/strong> e della dogaressa sua moglie, mentre \u00e8 sepolto nella chiesa di <em>San Giobbe<\/em> il cadavere del doge <strong>Bertucci<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Succede a questa la ricchissima cappella gi\u00e0 di <em>San Domenico<\/em> ed ora del <em>Santissimo Sacramento<\/em> costrutta col disegno di <strong>Andrea Tirali<\/strong> nel 1690. Sul soffitto, ornato di stucchi, <strong>Giambattista Piazzetta<\/strong> dipinse <em>San Domenico portato in cielo<\/em> e nei pennacchi le quattro virt\u00f9 teologali a chiaro-scuro. Dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte di questa cappella, tra colonne di fino marmo, stanno sci grandi quadri di alto-rilievo, cinque dei quali sono di bronzo fusi intorno all&#8217;anno 1715 da <strong>Francesco Lioni<\/strong> sotto la direzione di <strong>Giuseppe Mazza<\/strong> scultore bolognese, mentre di legno \u00e8 il sesto. Quello di mezzo alla destra rappresenta la <em>morte di San Domenico<\/em> ed i due laterali due miracoli da quel santo operati. Quello poi di mezzo alla sinistra esprime <em>il santo che battezza gli eretici<\/em>, mentre quello che gli sta al lato sinistro esprime il <em>miracolo del libro tratto illeso dalle fiamme<\/em> e nell&#8217;ultimo al destro lato il <em>santo che appare in aiuto ad un suo devoto dai masnadieri assalito<\/em>. Quest&#8217;ultimo \u00e8 appunto quello di legno poich\u00e9 moriva il <strong>Mazza<\/strong> pria che tali opere fossero compiute. La tavola dell&#8217;altare \u00e8 debole cosa di <strong>Girolamo Brusaferro<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uscendo anche da questa cappella si trova il piccolo altare che \u00e8 il sesto numerato da questo lato. La sua tavola raffigurante Cristo morto sostenuto dagli angeli \u00e8 una copia tratta dal <strong>Padovanino<\/strong> dall&#8217;originale di <strong>Paolo Veronese<\/strong>. Il parapetto dell&#8217;altare medesimo \u00e8 di porfido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamoci ora a descrivere il braccio della crociera. Primo che s&#8217;incontra \u00e8 un quadro con <em>San Agostino seduto<\/em>; opera di <strong>Bartolommeo Vivarini<\/strong> del 1473. Quanta castigatezza! Chi studia osservi in tali quadri, per grazia di Dio, conservati tuttora. Viene appresso altro quadro di figura rettangolare rappresentante <em>San Marco<\/em> che <em>assiste alle sessioni del magistrato della Milizia marittima<\/em>, bella opera di <strong>Giambattista d\u2019Angelo<\/strong>, detto il <strong>Moro da Verona<\/strong>, verso il 1570. Perch\u00e9 sono s\u00ec scarse le opere nelle quali la pittura si sia proposto il ritratto degli oggetti contemporanei! Un diletto pari a quello che proviene dal mirare in questo quadro le galeazze antiche verrebbe a tutti se scorgessero ritratti degli oggetti che dai libri imperfettamente sono sempre descritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi alza gli occhi vede il monumento eretto dalla veneta repubblica in onore di <strong>Nicol\u00f2 Orsino<\/strong> <em>principe di Nola e conte di Pitigliano<\/em>, generale condotto ai servigi della repubblica, e che fa s\u00ec utile nella <em>guerra di Cambrai<\/em>. Il monumento \u00e8 di puro stile e finemente scolpito in marmo d&#8217;Istria; la statua equestre \u00e8 di legno dorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Semplice e del buon secolo \u00e8 il settimo altare alla destra della porta laterale. La sua tavola, bella opera di <strong>Lorenzo Lotto<\/strong>, esprime <em>Sant&#8217;Antonino circondato da due angeli<\/em>: stanno inferiormente alcuni ministri qual in atto di ricevere istanze, qual di dispensare denaro ai poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopra la porta e la grande finestra coi vetri coloriti raffiguranti vari santi. Quest&#8217;opera, eseguita nel secolo XVI da <strong>Girolamo Moretto<\/strong> che vi lasci\u00f2 il suo nome, si reputa disegnata da <strong>Bartolommeo Vivarini<\/strong>. Negli anni 1702 e 1820 venne per\u00f2 restaurata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lorenzo Bregno<\/strong> scolp\u00ec la statua pedestre che \u00e8 sopra codesta porta e che raffigura il generale d&#8217;infanteria <strong>Luigi Naldo<\/strong> nativo di <em>Brisighella<\/em> territorio di Fenza, grandemente segnalatosi nella <em>guerra di Cambrai<\/em>. Oppresso da gloriose fatiche moriva il <strong>Naldo<\/strong> nel 1510, e la repubblica riconoscente gli inaugurava questa statua assegnando con un <em>Senatus-consulto<\/em> all\u2019unica sua figlia superstite l\u2019abitazione, e i beni al padre di lei concessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tavola dell&#8217;ottavo altare, che fa riscontro all&#8217;ultimo descritto, rappresenta il <em>Salvatore tra gli angeli<\/em>. E una bella pittura di <strong>Rocco Marconi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora dobbiamo parlare delle cappelle lungo la linea superiore della crociera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima cappella adunque vi ha sulla parete a destra il monumento ad <strong>Odoardo Windesor<\/strong>, barone inglese morto nel 1574. Ebbe egli splendida pompa e questo monumento elegantissimo elevato alle sue virt\u00f9. Sul pilastro che succede vi ha un quadro coi <em>Santi Paolo e Giacomo apostoli e San Nicol\u00f2<\/em>. Si reputa lavoro del <strong>Bonifacio da Verona<\/strong>. L&#8217;altare ricco ed elegante di fino marmo morione, rassomigliante al paragone, \u00e8 opera di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong> del quale pur sono le due statue appiedi della croce ed i due angeli sul frontispizio. Il <em>Crocefisso<\/em> \u00e8 di <strong>Francesco Cavrioli<\/strong> da <em>Serravalle<\/em>. Questo altare stava nella soppressa <em>scuola di San Fantino<\/em>. Nella parete alla destra si tolse dal <strong>Bonifacio<\/strong> ad esprimere la <em>Maddalena ai piedi di Cristo in casa del Fariseo<\/em>. Viene in fine un&#8217;urna sulla quale giace un guerriero. Nel parapetto di essa sta <em>San Paolo con ai lati due angeli<\/em>. Sebbene mancante d&#8217;inscrizione, per lo stemma e per la figura di <em>San Paolo<\/em> che vi sono scolpite, si deve supporre contenga le ceneri di quel <strong>Paolo Loredana<\/strong> che, unitamente a <strong>Pietro Mocenigo<\/strong>, nel 1365 sed\u00f2 la ribellione di Candia suscitata dai fratelli <strong>Calergi<\/strong>. Sopra il monumento vi ha il quadro con <em>Sansone che si disseta coll\u2019acqua zampillante dalla mascella<\/em>: opera del <strong>Marconi<\/strong>. Sul pilastro c&#8217;\u00e8 in fine un quadro del <strong>Bonifacio<\/strong> coi <em>Santi Fabiano, Antonio ed Agostino<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24719\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-A-Marco-Giustiniani-e1501075103827.jpg\" alt=\"\" width=\"596\" height=\"462\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-A-Marco-Giustiniani-e1501075103827.jpg 596w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-A-Marco-Giustiniani-e1501075103827-300x233.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-A-Marco-Giustiniani-e1501075103827-542x420.jpg 542w\" sizes=\"auto, (max-width: 596px) 100vw, 596px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda cappella sulla parete alla destra vi ha il monumento a <strong>Matteo Giustiniano<\/strong> <em>conte di Carpasso<\/em> ed a <strong>Nicol\u00f2<\/strong> padre di lui conte e cavaliere; un&#8217;opera \u00e8 dessa del 1574. Affissi a questa parete vi sono tre quadri: 1. <em>la caduta della manna<\/em> del <strong>Lazzarini<\/strong>; 2. <em>San Michele combattente con Lucifero<\/em> del <strong>Bonifacio<\/strong>; 3. <em>la Vergine e San Francesco<\/em> di <strong>Leandro Bassano<\/strong>. Sul pilastro vi ha poi il quadro con <em>San Giovanni Battista e Sant&#8217;Antonio abate<\/em> del <strong>Bonifacio<\/strong>. L&#8217;altare, elegante lavoro di ordine ionico, sullo stile dei <strong>Lombardi<\/strong>, \u00e8 diviso in tre nicchie: le due laterali chiudono i <em>Santi Andrea e Filippo apostoli<\/em>, e quella di mezzo la <em>Maddalena<\/em> scolpita da <strong>Guglielmo Bergamasco<\/strong>. Passando ad esaminare la sinistra parte si vede sul pilastro il quadro del <strong>Bonifacio<\/strong> con <em>San Vito, l\u2019imperatore Costantino ed Ascanio<\/em>; indi succede il monumento a <strong>Marco Giustiniani<\/strong> morto nel 1347. Il gran quadro sovrapposto al monumento, rappresentante <em>Maria Vergine in trono circondata da alcuni santi<\/em> e venerata dai magistrati, \u00e8 opera di <strong>J. Tintoretto<\/strong>. Qual correzione di disegno! Chi voglia poi conoscere ci\u00f2 che potesse <strong>Tintoretto<\/strong> esamini tutte le estremit\u00e0 di questo quadro; veda i bei e grandiosi panneggiamenti, consideri gli scorci; non obblii la prospettiva lineare, ed il succoso dipingere; l&#8217;arte insomma che si puntella di ogni mezzo pu\u00f2 di giungere ad un grande effetto. Ma chi considera tati prerogative in cotesto dipinto? I due quadri, laterali al monumento test\u00e9 riferito, l&#8217;uno col castigo dei serpenti, l&#8217;altro coi mormoratori ingoiati dalla terra si pinsero dal <strong>Lazzarini<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccoci alla cappella maggiore. Vediamo da prima il monumento al doge <strong>Michele Morosini<\/strong>, la cui statua giacente sopra una bara, fregiata con gli emblemi degli evangelisti, sta sotto un grand&#8217;arco. Tra la bara e l&#8217;arco superiore vi \u00e8 incrostato nella parete un mosaico rappresentante <em>Cristo in croce, la santa madre, Giovanni ed altre figure<\/em>. Riccamente scolpito \u00e8 quell\u2019arco e lo fiancheggiano due minareti contenenti nell\u2019interno <em>vari santi ed il mistero dell\u2019Annunziazione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorge presso a questo l&#8217;altro maestoso monumento d&#8217;ordine corintio in fino marmo carrarese, eretto nel 1579 al doge <strong>Leonardo Loredan<\/strong> col disegno commesso all&#8217;architetto <strong>Girolamo Grapiglia<\/strong> da un pronipote del doge. Siede in trono, nel mezzo al maggior dei tre intercolunni onde il monumento \u00e8 compartito, la statua del doge stesso: opera di <strong>Girolamo Campagna<\/strong>. Le due statue laterali simboleggiano; quella alla destra di chi guarda <em>la Lega di Cambrai<\/em>; <em>l&#8217;altra Venezia<\/em>. Nelle nicchie fra gli intercolunni stanno <em>la Pace e l&#8217;Abbondanza<\/em>. I bassi-rilievi di bronzo sottoposti, alludenti alla <em>fedelt\u00e0 di Padova e di Verona<\/em>, insieme alle due statue superiori ed alle altre che adornano il monumento, si scolpirono da <strong>Danese Cattaneo<\/strong>, che eseguendole nel declinare della vita fece risentire quello stile di pratica pi\u00f9 che di sentimento, effetto d&#8217;ordinario della vecchiezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai detti monumenti ponendoci a considerar l&#8217;altar maggiore tutto di marmo carrarese, ed eseguito sul disegno di <strong>Matteo Carmero<\/strong> nel 1619, un&#8217;opera magnifica noi troveremo in esso, avente varie statue di santi e di Angeli. La tavola dell&#8217;altare coll&#8217;<em>Assunta<\/em> \u00e8 di <strong>Matteo Ingoli<\/strong>, e meritano considerazione i due candelabri di bronzo adorni di figure al dinanzi dell\u2019altare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;altare l&#8217;occhio naturalmente si rivolge agli altri due monumenti che occupano la sinistra parete di questa maggior cappella. Fu eretto il primo al doge <strong>Andrea Vendramin<\/strong> ed \u00e8 l&#8217;opera la pi\u00f9 bella nel suo genere che si trovi a Venezia l&#8217;ultimo apice anzi a cui l&#8217;arte italica, non derivata dalla imitazione dei tipi pagani, sia giunta con lo scalpello. La ricchezza dei marmi gareggia colla squisitezza del gusto e colla finezza delle sculture. Viene attribuita alla scuola dei Lombardi ed anzi a quell&#8217;<strong>Alessandro Lombardo<\/strong> che modell\u00f2 e fuse i pili di bronzo sottoposti alle antenne sostenenti gli stendardi della piazza di San Marco. Studiarono i <strong>Lombardi<\/strong> le opere dell&#8217;antichit\u00e0? \u00c8 un problema che senza pi\u00f9 si avanza da noi in faccia a questo monumento; per\u00f2 troppo ci svierebbe dalla condizione di quest\u2019opera la intera soluzione del problema medesimo. Laterali all&#8217;urna erano <em>due statue, Adamo ed Eva<\/em>, scolpite da <strong>Tullio Lombardo<\/strong>. Tolte di l\u00e0 si sostituirono i due guerrieri che prima fiancheggiavano il mausoleo, ed in lor vece si posero <em>Santa Maria e Santa Maddalena<\/em> scolpite da Lorenzo Bregno. L&#8217;<em>Adamo e l&#8217;Eva<\/em> si custodiscono presso la famiglia <strong>Vendramin Calergi<\/strong> cui apparteneva codesto doge.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24751\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Paolo-Loredano-Michle-Morosini-Bartolomeo-Bragadino-e1501654960124.jpg\" alt=\"\" width=\"594\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Paolo-Loredano-Michle-Morosini-Bartolomeo-Bragadino-e1501654960124.jpg 594w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Paolo-Loredano-Michle-Morosini-Bartolomeo-Bragadino-e1501654960124-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Paolo-Loredano-Michle-Morosini-Bartolomeo-Bragadino-e1501654960124-80x60.jpg 80w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Paolo-Loredano-Michle-Morosini-Bartolomeo-Bragadino-e1501654960124-554x420.jpg 554w\" sizes=\"auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il carattere del monumento che segue, innalzato al doge <strong>Marco Cornaro<\/strong>, \u00e8 del secolo XIV; ma se ne ignora l&#8217;artefice. La statua del doge distesa sull&#8217;urna tiene il brando scolpito al destro lato. Si ruppe la lapide che portava la inscrizione relativa a codesto monumento nel collocare il prossimo deposito <strong>Vendramin<\/strong>. Il quadro vicino al monumento, con <em>le sponsalizie di Santa Catterina<\/em>, \u00e8 del <strong>Lazzarini<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dieci vescovi della insigne famiglia Domenicana giacciono sepolti in questa cappella maggiore, sulla quale la confraternita di San Marco aveva parecchi diritti: faceva celebrare, p.e., una messa solenne ad ogni prima domenica del mese da uno dei suoi 30 cappellani; erigeva 16 sedili per altrettanti individui della scuola; collocava a proprio talento l\u2019immagine di San Marco sull\u2019altar maggiore, e se ai padri spettava la manutenzione delle muraglia e del tetto, toccavano alla scuola le finestre ed alcuni interni addobbi. In segno dei quali diritti si vedono i due stemmi di San Marco collocati sull\u2019alto dei due laterali pilastroni della stessa cappella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla <em>Santissima Trinit\u00e0<\/em> \u00e8 dedicata la quarta seguente cappella. La sua parete a destra ha il monumento a <strong>Pietro Comare<\/strong>: opera semplice del secolo XIV. Il quadro sovrapposto col miracolo di <em>Sant&#8217;Antonio che nella piazza di Arimino fa inchinare l&#8217;asina dinanzi all&#8217;ostia sacrata<\/em> per confondere gli eretici, i quali sprezzavano il mistero dell&#8217;Eucaristia, \u00e8 una corretta e gentile Opera di <strong>Giuseppe Ens<\/strong> <em>d&#8217;Augusta<\/em> nel 1670. Il quadro poi interiore a quest&#8217;ultimo colla <em>strage degli lnnocenti<\/em> \u00e8 del <strong>Lazzarini<\/strong>. Vi ha sul pilastro quello con <em>i Santi Marco, Antonio abate, e San Jacopo apostolo<\/em> del <strong>Bonifacio<\/strong>. Parlando dell&#8217;altare di questa quarta cappella \u00e8 bella pittura di <strong>Leandro Bassano<\/strong> la tavola con la <em>Santissima Triade<\/em> nell\u2019alto ed al basso <em>la Vergine, gli apostoli ed i Santi Domenico e Girolamo<\/em>. Fiancheggiano l&#8217;altare due tavole con <em>San Lorenzo e San Domenico<\/em> dipinte dal <strong>Vivarini<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul vicino pilastro vi ha un buon quadro del <strong>Bonifacio<\/strong> coi <em>Santi Sebastiano, Leonardo e Jacopo apostolo<\/em>. Indi succede il modesto monumento ad <strong>Andrea Morosini<\/strong>. Il quadro sovrapposto al monumento stesso rappresenta la <em>Disumazione del corpo di San Giovanni Damasceno<\/em>; opera pregiatissima di <strong>Leandro Bassano<\/strong>, ed il quadro laterale con <em>Maria Vergine ed il Bambino<\/em> \u00e8 lavoro sullo stile del <strong>Celesti<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24720\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Luigi-Trevisan-e1501075211272.jpg\" alt=\"\" width=\"595\" height=\"493\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Luigi-Trevisan-e1501075211272.jpg 595w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Luigi-Trevisan-e1501075211272-300x249.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/FdV-2-a-Luigi-Trevisan-e1501075211272-507x420.jpg 507w\" sizes=\"auto, (max-width: 595px) 100vw, 595px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene ora la quinta cappella la quale ha sulla parete alla sinistra il monumento a <strong>Jacopo Cavalli<\/strong> formato da un&#8217;urna elegante di finissimo intaglio scolpita da <strong>Paolo<\/strong> figlio di <strong>Iacopo dalle Massegne<\/strong> valente artista del secolo XIV. Il padiglione istoriato che adorna tutta la parete fu pi\u00f9 tardi dipinto a fresco da <strong>Lorenzino<\/strong> discepolo di <strong>Tiziano<\/strong>; Sul pilastro vi ha il quadro con <strong>San Francesco nel deserto<\/strong> di <strong>Francesco Becaruzzi<\/strong> <em>da Conegliano<\/em>. Sulla parte alla sinistra vi \u00e8 il monumento al doge <strong>Giovanni Dolfin<\/strong>, collocato in origine nella cappella maggiore, e qui trasferito per far luogo a quello del <strong>Vendramin<\/strong> per cui non \u00e8 difficile aver perduta nel traslocamento l&#8217;inscrizione di cui \u00e8 mancante. Sotto l&#8217;urna del <strong>Dolfin<\/strong> vi ha il monumento elegante a <strong>Marino Cavalli<\/strong> ed affissi a questa parete sinistra stanno finalmente nell&#8217;alto i quadri seguenti: 1. S<em>an Marco che risana Sant&#8217;Aniano<\/em>, opera di <strong>Giovanni Mansueti<\/strong>; 2. <em>San Domenico che salva da una burrasca alcuni marinai<\/em>, opera bellissima di <strong>Alessandro Varottari<\/strong> detto il <strong>Padovanino<\/strong>; 3. <em>Cristo risorto con appiedi alcuni santi<\/em> di <strong>Giuseppe Porta<\/strong>, detto il <strong>Salviati<\/strong> perch\u00e9 seguir\u00e0 la maniera del suo maestro <strong>Salviati<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uscendo di questa cappella si scorgono addossati alla vicina parete della crociera i tre seguenti monumenti: 1. Quello a <strong>Vittore Cappello<\/strong>; opera semplicissima scolpita da <strong>Antonio Dentone<\/strong> sul finire del secolo XV e che era collocato sopra la porta della <em>chiesa dell&#8217;isola di Sant\u2019Elena<\/em> dove noi l&#8217;abbiamo ricordato. Sottoposto a questo del <strong>Cappello<\/strong> c&#8217;\u00e8 un monumento semplice sulla maniera del secolo XIV, e del quale s\u2019ignora il soggetto a cui si eresse e l\u2019artefice che lo eseguiva. Sopra la porta della crociera si trova il monumento ad <strong>Antonio Venier<\/strong> lavoro elegante e finissimo del principio del secolo XV che pare eseguito dai fratelli dalle <strong>Massegne<\/strong>; la porta sottoposta infine mette nella <em>Cappella del Rosario<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>CAPPELLA DEL ROSARIO<\/em>. Questa cappella fu gi\u00e0 edificata da quel <strong>Nicol\u00f2 Lion<\/strong> che scopri la congiura di <strong>Marino Falier<\/strong> a pro&#8217; di una confraternita instituita sotto gli auspici di San Domenico. Assai si aument\u00f2 tale confraternita dopo la vittoria dei <em>Curzolari<\/em> ed in rendimento di grazie della vittoria stessa ricostru\u00ec la cappella ampliandola sotto la direzione di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong>. Per osservarla con qualche ordine principieremo dall\u2019esaminarne la destra parete. Movendo dalla porta troveremo: 1. Il quadro esprimente <em>il Salvatore e la Vergine con Santa Giustina<\/em> che ne invoca la protezione alle armi venete. Ivi pur sono i ritratti di <strong>Pio V<\/strong>, di <strong>Filippo II<\/strong> re di Spagna e del doge <strong>Luigi Mocenigo<\/strong> collegati in sacra lega contro il Turco. Stanno dietro ai detti principi i loro generali <strong>Marc&#8217;Antonio Colonna<\/strong>, don <strong>Giovanni d&#8217;Austria<\/strong> e <strong>Sebastiano Venier<\/strong>. Bella opera \u00e8 questa di <strong>Domenico Tintoretto<\/strong>. Indi viene il quadro reputato da alcuni di <strong>Domenico Tintoretto<\/strong>, ma a pi\u00f9 buon diritto da altri di <strong>Jacopo<\/strong> padre di lui: rappresenta la <em>battaglia alle isole Curzolari<\/em>. Succede in fine la <strong>Nativit\u00e0 di Maria Vergine<\/strong> di <strong>Leonardo Corona<\/strong>. Nell&#8217;ordine superiore di questa parete si vedono: 1. <strong>Cristo che porta la croce<\/strong> di <strong>Leonardo Corona<\/strong>; 2. La <em>Resurrezione<\/em> di <strong>Jacopo Palma<\/strong>; 3. l\u2019<em>Ascensione<\/em> di <strong>Paolo Franceschi<\/strong>; 4. la <em>discesa dello Spirito Santo<\/em>, e 5. l&#8217;<em>Assunta<\/em>; opere di <strong>Jacopo Palma<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando alla parete sinistra si vedr\u00e0 prima la <em>Visitazione di Maria Vergine<\/em> di <strong>Sante Peranda<\/strong>; indi i <em>Padri Domenicani celebranti<\/em> il divino sacrificio in vasta campagna dopo la battaglia delle Curzolari; infine <em>Cristo tradotto innanzi Pilato<\/em> di <strong>Giovanni Soens<\/strong> fiammingo. Nell&#8217;ordine superiore di questa seconda parete si osserver\u00e0: 1. <em>Cristo nell\u2019orto<\/em> di <strong>F. Barbaro<\/strong>; 2. <em>le disputa fra i dottori<\/em> di <strong>L. Corona<\/strong>; 3. <em>la Circoncisione<\/em> di <strong>Andrea Vicentino<\/strong>; 4. <em>L\u2019adorazione dei pastori<\/em>; 5. <em>quella dei Magi<\/em>, ambedue di <strong>F. Bassano<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parete dirimpetto all\u2019altare ha <em>la Crocifissione<\/em> di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong> e superiormente <em>la Flagellazione e la Coronazione di spine<\/em> del <strong>Corona<\/strong>. Inferiormente si vede un\u2019inscrizione posta in memoria della visita fatta a questa cappella da Pio VI nel giorno della pentecoste del 1782.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il soffitto \u00e8 riccamente adorno di pitture e d\u2019intagli messi ad oro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24752\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Antonio-Venier-Andra-Vendramin-e1501655052954.jpg\" alt=\"\" width=\"554\" height=\"418\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Antonio-Venier-Andra-Vendramin-e1501655052954.jpg 554w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Antonio-Venier-Andra-Vendramin-e1501655052954-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Antonio-Venier-Andra-Vendramin-e1501655052954-80x60.jpg 80w\" sizes=\"auto, (max-width: 554px) 100vw, 554px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esaminando ora il corpo interiore della cappella cinto da una balaustrata, vedremo le sue pareti distribuite in vari comparti divisi da pilastri di marmo d&#8217;Istria ed ornate di figure e bassi-rilievi di stucco; ma il basamento, parimente diviso in comparti, ha in ciascuno comparto un basso-rilievo di marmo carrarese. Ammirabili sono quei bassi-rilievi per il meccanismo; ma il gusto \u00e8 cos\u00ec esagerato quale correva al principio del secolo XVIII in cui quelle opere furono prodotte. Prendendo ad osservarli ad uno ad uno, cominciando alla sinistra di chi entra nel ricinto della balaustrata, troveremo: 1. L&#8217;<em>Annunziazione<\/em>; 2. <em>La Nativit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo<\/em> di <strong>Giovanni Bonazza<\/strong>; 3. <em>la Visitazione di Maria Vergine<\/em> di <strong>L. e C. Tagliapietra<\/strong>; 4. <em>L&#8217;Angelo che avvisa San Giuseppe<\/em> della persecuzione di Erode di <strong>F. Bonazza<\/strong>; <em>5. Maria Vergine che si consacra al servizio del tempio<\/em> di <strong>Giuseppe Torrette<\/strong>; 6. <em>Gli sponsali di Maria Vergine<\/em> con <strong>San Giuseppe<\/strong>; 7. <em>Il Riposo in Egitto<\/em> di <strong>G.M. Morleiter<\/strong>; 8. <em>La Crocifissione<\/em> di <strong>L. e C. Tagliapietra<\/strong>; 9. <em>L&#8217;adorazione dei Magi<\/em> di <strong>Giovanni e figli Bonazza<\/strong>; 10. <em>La disputa di Ges\u00f9 Cristo<\/em> tra i dottori di <strong>Morleiter<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altare poi quadriforme \u00e8 un lavoro magnifico di <strong>Girolamo Campagna<\/strong> con colonne di breccia da Genova; le due statue ai due lati anteriori, raffiguranti <em>Santa Giustina e San Domenico<\/em>, sono di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong>; e le due posteriori, <em>San Tommaso d&#8217;Aquino e Santa Rosa<\/em>, sono dell&#8217;anzidetto <strong>Campagna<\/strong>. La tavola dietro l&#8217;altare coll&#8217;<em>Annunziazione<\/em> \u00e8 del <strong>Corona<\/strong>, ed il soffitto sopra l&#8217;altare col <em>la coronazione di Maria Vergine<\/em> \u00e8 bell&#8217;opera di <strong>Jacopo Palma<\/strong> del 1594.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando da questa cappella in chiesa, onde proseguirne il giro, a mano destra scorgeremo addossato alla parete presso la porta il monumento del secolo XV eretto ad <strong>Agnese Venier<\/strong> dogaresse ad <strong>Orsola <\/strong> figlia di <strong>Ceto<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedremo poscia il monumento elegantissimo in marmo d&#8217;Istria eseguito nel secolo XIV con la statua equestre di <strong>Leonardo da Prato<\/strong> di legno dorato. Erigeva un tal monumento il senato in onore di quel prode guerriero, oriundo di Puglia e cavaliere di Rodi, il quale nel 1509 offerse spontaneamente il suo braccio in difesa della Repubblica nella <em>lega di Cambrai<\/em>. Segnalatosi in molte azioni mor\u00ec sul campo di battaglia nel 1511, ed il suo cadavere trasferito in Venezia ebbe qui onorevole sepoltura. Inferiormente al monumento vi sono due quadri: l&#8217;uno con <em>San Pietro in mezzo a vasta campagna<\/em> di <strong>Stefano Cornetto<\/strong> del 1536; l\u2019altro con <em>Cristo in croce e le Marie<\/em>; bell\u2019 opera di <strong>Salviati<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Girato l&#8217;angolo si trova un gran quadro con <em>la Crocifissione<\/em> opera distinta di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong>. Sotto l\u2019organo poi si vedono due inscrizioni: l&#8217;una in memoria della consacrazione del tempio avvenuta nel 1430, e l&#8217;altra che rammenta le gesta del capitano <strong>Lodovico Camuno d\u2019Anversa<\/strong> morto ai servigi della repubblica sul principio della <em>guerra di Cambrai<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene la porta della sagrestia sulla quale stanno i tre busti a <strong>Tiziano Vecellio<\/strong>, <strong>Jacopo Palma<\/strong> il vecchio e <strong>Jacopo Palma il giovine<\/strong>. I puttini e le due fame, dipinte superiormente in atto d&#8217;abbracciare una palma, si eseguirono da <strong>Jacopo Palma il giovane<\/strong> il quale, morto nel 1628, fu sepolto nel tumulo appiedi di questa porta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>SACRISTIA<\/em>. Cominciando il giro a destra troveremo il quadro di <strong>Andrea Vicentino<\/strong> rappresentante la donazione fatta dal doge <strong>Jacopo Tiepolo<\/strong> ai padri Predicatori nel 1274 del fondo su cui si eresse questo tempio e l\u2019unito corridoio. Il vicino quadro con <em>la Risurrezione<\/em> \u00e8 bel lavoro di <strong>Jacopo Palma<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altare ha la tavola con <em>Cristo in croce ed alcuni santi<\/em> al piano dello stesso <strong>Jacopo Palma<\/strong>. Segue il quadro con <em>Cristo che porta la croce<\/em>, pittura attribuita a <strong>Luigi Vivarini<\/strong>, mentre le due mezze lune laterali all&#8217;altare nell\u2019alto, raffiguranti <em>l&#8217;Annunziazione<\/em>, si dipinsero da <strong>Leandro Bassano<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro sopra la vicina porta, con <em>San Domenico che mette in Tolosa alla prova del fuoco<\/em> i libri ortodossi, \u00e8 opera di <strong>Odoardo Fialetti<\/strong>. Segue altro quadro con <em>l&#8217;apparizione degli apostoli Pietro e Paolo a San Domenico<\/em>; lavoro del <strong>Zoppo dal Vaso<\/strong>. La gran tela sulla parete dirimpetto all&#8217;ingresso rappresenta <em>papa Onorio III che nel 1215 approva l&#8217;ordine dei pp. Domenicani<\/em>; \u00e8 opera molto pregiata di <strong>Leandro Bassano<\/strong>, mentre il piccolo quadro sopra la porta col<em> Salvatore fra gli angeli<\/em> \u00e8 del suddetto <strong>Fialetti<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parete dirimpetto all&#8217;altare si trovano due quadri: nell&#8217;uno <em>la fede circondata dagli angeli<\/em>, e nell&#8217;altro <em>i Santi Giovanni e Paolo<\/em>: opere entrambi di <strong>Francesco Fontebasso<\/strong>. Il quadro nella parete seguente esprime il <em>prodigio operato da San Domenico<\/em>, del <strong>Fialetti<\/strong> menzionato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopra la porta principale vi ha il quadro con <em>San Domenico e San Francesco che s&#8217;incontrano<\/em> presso Roma, o era di <strong>Angelo Lion<\/strong>. \u00c8 finalmente distinto lavoro di <strong>Marco Vecellio<\/strong> il soffitto con <em>Cristo fulminante e Nostra Donna che gli addita i Santi Domenico e Francesco d&#8217;Assisi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla sacrestia facendo ritorno in chiesa vedremo l\u2019epigrafe in marmo nero eretta dall&#8217;ambasciatore inglese <strong>Weston<\/strong> alla memoria del principe <strong>Enrico Stuardo d&#8217;Aubigny<\/strong> di lui affine, morto in et\u00e0 d\u2019anni 17 nel 1632.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24753\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Giovanni-Dolfin--e1501655148617.jpg\" alt=\"\" width=\"608\" height=\"475\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Giovanni-Dolfin--e1501655148617.jpg 608w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Giovanni-Dolfin--e1501655148617-300x234.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Giovanni-Dolfin--e1501655148617-538x420.jpg 538w\" sizes=\"auto, (max-width: 608px) 100vw, 608px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Addossati alla parete si trovano i seguenti monumenti: 1. Quello elegantissimo e di una esecuzione la pi\u00f9 felice in memoria del doge <strong>Pasquale Malipiero<\/strong>. Sotto il monumento vi ha il quadro con <em>Cristo e Maria Vergine seduti in trono tra molti angeli<\/em>, che reputato viene di <strong>Vittore Carpaccio<\/strong>. Fu restaurato e dovrebbe servire di lezione a coloro che credono redimere i dipinti col restaurarli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vede superiormente il secondo monumento ricco e magnifico a <strong>Giambattista Bonzio<\/strong>. Nelle due arcate che sorgono dal terreno stanno due monumenti, il primo al doge <strong>Michel Steno<\/strong>, non in altro consistente che in un\u2019urna sulla quale giace la statua del doge. Il secondo \u00e8 ugualmente formato da un semplice avello colla statua del <strong>Trevisano<\/strong> giacente. Dopo la statua sta nel mezzo un genietto colla face rovesciata e ad ambo i lati dei libri a significare la dottrina del <strong>Trevisano<\/strong> nelle lettere greche e latine. Manc\u00f2 esso ai vivi nel 1528 nella verde et\u00e0 di 23 anni e disposta la sua biblioteca a favore del cenobio gi\u00e0 unito, a questo tempio. Sopra i pilastri, che fiancheggiano i detti due monumenti <strong>Steno<\/strong> e <strong>Trevisan<\/strong>, sono collocate due statue, <em>San Tommaso d\u2019Aquino e San Pietro martire<\/em>: la prima reputato di <strong>Antonio Lombardo<\/strong> e la seconda di <strong>Paolo Milanese<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Magnifico, ma non elegante, \u00e8 il terzo monumento a <strong>Pompeo Giustiniani<\/strong> che sorge dopo le dette due arcate. La statua equestre \u00e8 opera di <strong>Francesco Terilli<\/strong> <em>da Feltre<\/em>. Sottoposte a questa monumento si leggono tre iscrizioni: la prima (a destra di chi guarda) ricorda il soggiorno di <strong>Pio VII<\/strong> nel cenobio dei <em>Santi Giovanni e Paolo<\/em> innanzi che, dal conclave raccolto nell&#8217;<em>isola di San Giorgio<\/em> in Venezia nell&#8217;anno 1800, venisse innalzato al soglio pontificio. La seconda (che \u00e8 in mezzo) esisteva nel chiostro sopra il sepolcro di <strong>Giovanni Dandolo<\/strong>, e la terza rammenta la visita fatta a questo tempio da <strong>Pio VI<\/strong> reduce dal viaggio della Germania nel 1782. Presso quest\u2019ultima vi ha altra inscrizione trasferita pure dal chiostro c che decorava il sepolcro di <strong>Cecilia Dandolo<\/strong> moglie di <strong>Luigi Gaudio<\/strong> morta nel 1791.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passato il monumento <strong>Giustiniani<\/strong> s&#8217;incontra il monumento al doge T<strong>ommaso Mocenigo<\/strong>. Una nobile, opera \u00e8 dessa in vero. La statua del doge giace sull&#8217;urna sottoposta ad un padiglione. Il parapetto ed i fianchi dell\u2019urna sono adorni di sette statue rappresentanti le virt\u00f9 teologali. Sei statue di santi sono collocate fuori del padiglione ed una alla, sommit\u00e0 del compartimento che racchiude le altre sei. <strong>Pietro di Nicola<\/strong> <em>di Firenze<\/em> e <strong>Giovanni di Martino<\/strong> da <em>Fiesole<\/em> furono gli artefici di questo mausoleo nel 1424. Appiedi del mausoleo medesimo giace in un tumulo la spoglia mortale del procuratore <strong>Pietro Mocenigo<\/strong> padre di questo doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricchissimo di ornamenti con somma eleganza trattati \u00e8 il monumento a <strong>Niccol\u00f2 Marcello<\/strong>, che nel suo genere a giusta ragione si considera una fra le migliori produzioni del secolo XV. Leggera si tenne l&#8217;urna per dar maggior risalto alla cassa sotto posta. Tutti gli ornamenti sono di tale stile e di si precisa esecuzione da non poter mai saziarsi nel contemplarli. Le quattro virt\u00f9 cardinali fiancheggiano il sarcofago; nell\u2019attico siede <em>la Vergine col Bambino a cui San Marco presenta il doge<\/em>, mentre <em>San Teodoro<\/em> occupa l&#8217;altro lato. Mezza <em>figura del Redentore<\/em> corona in fine il fastigio del mausoleo, accanto al quale sta l\u2019iscrizione al doge <strong>Marino Giorgi<\/strong> morto nel 1312.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene ora il magnifico altare di ottimo gusto, su cui \u00e8 collocata la tavola celebratissima di <strong>Tiziano<\/strong> rappresentante <em>San Pietro ferito dal sicario nella foresta<\/em>. Non \u00e8 qui mestieri dei soliti industriosi commenti con che alcuni cercano far pensare gli autori in modo che forse non avranno mai sognato. L\u2019espressione in questa tela \u00e8 a tutti palese: la felicit\u00e0 di <strong>Tiziano<\/strong> nel significarla servir\u00e0 sempre di modello a chiunque voglia parlare con la pittura. E chi \u00e8 colui il quale non ravvisi nell&#8217;atto furioso con cui il sicario assale e trafigge il santo la prudente anteriore fuga del santo medesimo; il quale tosto, che in raggiunto ed atterrato, si compose alla calma del martire e si avvalor\u00f2 di quella gloria che egli addita ai mortali, e che due mirabili angioletti gli vengono dal cielo recando? Il compagno di lui, il quale non sa emularlo nella fermezza sfugge atterrito dalla morte e ci fa apprendere rimaner sovente solitaria la virt\u00f9 nei generosi suoi uffici, seguirla gli uomini finch\u00e9 \u00e8 prospera, abbandonarla nei perigli. Per\u00f2 chi mai espresse sino a tal segno una fuga? Il vento increspa le vesti del fuggente; gli occhi di lui si vedono spaventati per la vicina morte di Pietro; il braccio \u00e8 in atto di ricoprirne la orrida vista; le mani spalancate; tutto \u00e8 un moto ed un senso che si comunica nello spettatore inavvedutamente. L&#8217;arte non si sospetta in questo quadro, eppure ogni tratto di pennello \u00e8 un&#8217;arte, \u00e8 un pensiero che si nasconde nel tutto insieme. I due grandi arbori, che fan campo alle bianche vesti, e si agitano per il vento che meglio viene ad animare il quadro; lo scorcio del santo in terra disteso; la scienza dimostrata nel nudo del carnefice; la grazia degli angeli; il ragionamento posto nel frate che fugge; l\u2019aria diversa delle teste, tutto in somma costituisce un vero sublime, quel sublime che attraverso il solleggiare dei secoli rimane rispettato, trae ognor il sospiro subitaneo dai cuori poich\u00e9 una sola \u00e8 la impressione che produce. Ed innanzi a tal quadro si sosterr\u00e0 ancora la scuola Veneziana valer solo nel colorito? Osiamo affermarlo con tutta la sicurezza le et\u00e0 trascorse non possono in veruno sito del mondo contrapporre un\u2019opera pi\u00f9 perfetta di questa; la pittura non fu mai adoperata con pi\u00f9 compiuto successo. Il dire che i Veneziani non ebbero disegno \u00e8 il non sapere ci\u00f2 che significhi la parola. Bene pur due secoli caddero nel manierismo, ma con temporaneamente erano cadute tutte le scuole d&#8217;Italia, e la Romana non seppe al preservare il palladio del suo disegno da non produrre l\u2019insipido <strong>Maratta<\/strong>, e la insipidissima e sciamannata sua scuola. Ci\u00f2 forse era colpa dei tempi, i quali troppo felici e troppe opere commettendo, richiedevano una sollecitudine a discapito della diligenza necessaria. Ma lasciando di dire sui pregiudizi, consideriamo piuttosto al misero stato in cui questa tela prodigiosa \u00e8 ormai ridotta per opera del restauro. Sparite le mezze tinte, ogni cosa si approssima ad un totale annerimento che in veruno altra guisa non potrebbe essere salvato se non con una copia diligente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24754\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Orazio-bonfigli-e1501655307604.jpg\" alt=\"\" width=\"592\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Orazio-bonfigli-e1501655307604.jpg 592w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Orazio-bonfigli-e1501655307604-300x235.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Orazio-bonfigli-e1501655307604-536x420.jpg 536w\" sizes=\"auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso al detto altare di <em>San Pietro martire<\/em> vi \u00e8 il monumento ad <strong>Orazio Baglioni<\/strong> condottiero d&#8217;armati al servigio della repubblica, morto nel 1617 sul campo di battaglia pugnando con pochi fanti contro gagliardo corpo di soldati austriaci che recavano soccorsi a <em>Gradisca<\/em> assediata dai Veneziani. Primeggia nel monumento la statua equestre del <strong>Baglioni<\/strong> messa ad oro. Sente l&#8217;intero monumento il falso gusto del secolo XVII. Trasmessa per\u00f2 venne con esso dal senato la riconoscenza ai meriti del capitano. Sotto il monumento stesso \u00e8 posta la iscrizione a <strong>Marino Morosini<\/strong> tumulato nel primo sarcofago della facciata della chiesa. Il quadro vicino, con <em>l&#8217;adorazione dei pastori<\/em>, \u00e8 bella opera di <strong>Paolo Veronese<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nobile e ricco \u00e8 l&#8217;ultimo altare intarsiato di diaspro, di porfido, di verde antico e di altri preziosi marmi. Donna Verde figlia di <strong>Mastino Scaligero<\/strong>, e moglie di <strong>Niccol\u00f2 d&#8217;Este<\/strong> <em>duca di Ferrara<\/em>, venuta a morte nel 1364, dispose cospicuo legato a favore dei procuratori di San Marco s\u00ec per distribuirne ai poveri e si per erigere questo altare presso il quale venne tumulata. Fu quindi costrutto nel 15 4 da <strong>Guglielmo<\/strong> <em>bergamasco<\/em> nella chiesa dei <em>padri Serviti<\/em>, dopo a soppressione della quale venne qui trasferito. <em>Il San Girolamo<\/em>, collocato nel mezzo, \u00e8 di <strong>Alessandro Vittoria<\/strong> il quale scolp\u00ec pur anco il sovrapposto basso-rilievo con <em>la Vergine Assunta<\/em>. Francheggiano la sommit\u00e0 dell\u2019altare due iscrizioni, allusive alla morte di donna Verde ed alla erezione di questo altare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stemma della famiglia Dolfin affisso al vicino angolo sembra indizio di qualche tumulo spettante alla famiglia stessa. Opera moderna di fino marmo adorna di basso rilievo \u00e8 in fine il piccolo monumento a <strong>Gabriele marchese di Chasteller<\/strong>, eseguita dai veneti scultori <strong>Pietro Zandomeneghi<\/strong> ed <strong>A. Giaccarelli<\/strong> sopra disegno lasciato dal <strong>Chasteller<\/strong> medesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo succede il gran monumento di scelto marmo carrarese, lavoro elegante di <strong>Tullio Lombardo<\/strong>. Eretto venne al doge <strong>Giovanni Mocenigo<\/strong>, la statua del quale giace sopra la bara; due statue simboliche adornano gli intercolunni, mentre il rimanente del mausoleo \u00e8 ricco e di alti e bassi rilievi con nobile magistero scolpiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sormontano e fiancheggiano la maggior porta tre monumenti: al doge <strong>Luigi Mocenigo<\/strong>, alla dogaressa <strong>Loredana Marcello Mocenigo<\/strong> moglie di lui, ed al doge <strong>Giovanni Bembo<\/strong>. Compongono tutti e tre un solo mausoleo diviso in due ordini con colonne e pilastri scannellati. Nell&#8217;inferiore a destra di chi guarda \u00e8 scolpito il doge <strong>Luigi Mocenigo<\/strong> in atto d\u2019accogliere <strong>Arnoldo Ferrier<\/strong> oratore di <strong>Enrico III<\/strong> re di Francia. A sinistra si vede il doge stesso al sacrificio divino. Nell&#8217;ordine superiore vi ha <em>la statua del Salvatore<\/em> fra <em>quelle della Vergine e di San Marco<\/em>. Lateralmente sorgono le due urne sopra le quali giacciono le statue dei due accennati dogi <strong>Mocenigo<\/strong> e <strong>Bembo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A destra poi di chi osserva il detto gran monumento si trova innestata un&#8217;urna elegante contenenti le ceneri di <strong>Bartolommeo Bragadino<\/strong> celebre poeta morto nel 1507.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esame generale del tempio \u00e8 compiuto. Chi altre volte fosse uscito per la porta laterale, sulla quale sta il gran finestrone coi vetri colorati gi\u00e0 descritto, avrebbe trovato l\u2019oratorio in cui si raccoglieva la <em>confraternita di Sant&#8217;Orsola<\/em> nel sito ove sta ora la casa del parroco. Cotesto oratorio andava famoso per gli otto quadri dipinti da <strong>Vittore Carpaccio<\/strong> e coi quali veniva spiegata la storia della santa. Tali quadri esistono in parte presso l&#8217;<em>Accademia di Belle Arti<\/em>; la perdita per\u00f2 degli altri deve essere spiacevole all\u2019amatore delle arti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-24755\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Pasquale-Malipiero-e1501655386754.jpg\" alt=\"\" width=\"642\" height=\"478\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Pasquale-Malipiero-e1501655386754.jpg 642w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Pasquale-Malipiero-e1501655386754-300x223.jpg 300w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Pasquale-Malipiero-e1501655386754-80x60.jpg 80w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Pasquale-Malipiero-e1501655386754-265x198.jpg 265w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/FdV-2-a-Pasquale-Malipiero-e1501655386754-564x420.jpg 564w\" sizes=\"auto, (max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parecchie confraternite esistevano in questa <em>chiesa dei Santi Giovanni e Paolo<\/em>. Oltre quelle gi\u00e0 accennate, cio\u00e8 quella del <em>santissimo Nome di Dio<\/em> che maritava ogni anno 30 donzelle con 10 ducati per ciascheduna, quella da Rosario che ne maritava 47, trentasette delle quali avevano 20 ducati e 10 le altre, ed oltre <em>quelle di Orsola, e della Pace<\/em>, vi erano le scuole di <em>San Domenico di Suriano<\/em>, dei librai sotto il <em>titolo di San Tommaso d\u2019Aquino<\/em>, dei marangoni di nave dell&#8217;arsenale sotto il nome di <em>Santa Maria Elisabetta<\/em>, della <em>Madonna<\/em>, di <em>San Jacopo dei barcaiuoli<\/em>, dei legatori, degli specchieri sotto il nome <em>di San Stefano<\/em>, e finalmente i sovvegni <em>di San Vincenzo Ferreri<\/em>, <em>di San Pietro martire e di Santa Catterina da Siena<\/em>. (2)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti. Il Convento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi il convento ospita l&#8217;<em>Ospedale civile di Venezia<\/em>. \u00c8 articolato intorno a due chiostri e a un cortile. Ad est si trova il dormitorio dei frati, attraversato da un lunghissimo corridoio su cui si aprono le celle. Lo scalone del <strong>Longhena<\/strong> si caratterizza per i magnifici intarsi marmorei; la biblioteca conserva ancora il bellissimo soffitto ligneo di <strong>Giacomo Piazzetta<\/strong> (1682), con dipinti di <strong>Federico Cervelli<\/strong>. Attualmente il convento domenicano ha sede in quella che era <em>la Scuola di Sant&#8217;Orsola<\/em>. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Basilica_dei_Santi_Giovanni_e_Paolo_(Venezia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Convento di Frati Domenicani Predicatori. Convento secolarizato Storia della chiesa e del convento Che tra le altre citt\u00e0 d&#8217;Italia abbia con le apostoliche sue predicazioni illustrata anche Venezia, il glorioso fondatore dei Predicatori San Domenico, lo scrivono concordemente gli storici del suo istituto, fra i quali il Malvenda cita [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":25092,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[10,99],"tags":[1956,587,225],"class_list":["post-24715","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-chiese","category-monasteri","tag-chiesa-dei-santi-giovanni-e-paolo","tag-parrocchia-dei-santi-giovanni-e-paolo","tag-sestiere-di-castello"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/DSC_0995.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24715","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24715"}],"version-history":[{"count":17,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24715\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":97180,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24715\/revisions\/97180"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25092"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}