{"id":24703,"date":"2025-08-03T05:30:50","date_gmt":"2025-08-03T05:30:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24703"},"modified":"2025-08-03T05:50:34","modified_gmt":"2025-08-03T05:50:34","slug":"chiesa-di-santa-maria-formosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24703","title":{"rendered":"Chiesa di Santa Maria Formosa"},"content":{"rendered":"\n<h3>Chiesa di Santa Maria Formosa<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Felice fu per la nascente citt\u00e0 di Venezia l&#8217;arrivo del vescovo di Oderzo <em>San Magno<\/em>, che ivi si rifugi\u00f2 dal furore di <strong>Rotario<\/strong> re dei <em>Longobardi<\/em>, vi fond\u00f2 per divina rivelazione otto chiese. La quarta di esse fu quella dedicata alla Madre di Dio, che apparsa in visione al santo uomo, mentre orava, gli prescrisse di dover ivi fabbricar a di lei onore una chiesa, ove vedesse fermata una bianca nuvola.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ubbidiente il santo al gran comando, mentre va ricercando dei ricevuti contrassegni vide poggiarsi una candidissima nuvoletta nel luogo appunto, ove ora sorge la chiesa di <em>Santa Maria<\/em>, detta <em>Formosa<\/em> dalla vaga forma, in cui si mostr\u00f2 la Vergine al santo prelato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;aiuto dunque di quei cittadini, che vivevano allora raccolti nell&#8217;isola di Rialto, e massimamente dalla famiglia <strong>Tribuno<\/strong>, che pi\u00f9 di ogni altra contribu\u00ec all&#8217;erezione del sacro edificio, fu innalzata sotto il titolo della <em>Purificazione di Maria Vergine<\/em> la nuova chiesa, che conviene credere fosse per la povert\u00e0 di quei tempi di assai debole struttura, mentre, passati appena due secoli, essendo, come scrive il <strong>Dandolo<\/strong>, quasi diroccata, fu dai figliuoli di <strong>Marin<\/strong> patrizio riedificata circa l&#8217;anno 864.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu dopo nell&#8217;anno 929 eletto vescovo olivolense <strong>Pietro Tribuno<\/strong>, che memore delle benemerenze di sua famiglia per la prima erezione della chiesa, volle arricchirla di spirituali tesori, collocando in essa i sacri corpi dei <em>Santi Saturnino martire<\/em> e <em>Nicodemo sacerdote<\/em> insieme col capo di<em> San Romano martire<\/em>, i quali poi, come \u00e8 verosimile, perirono nell&#8217;incendio orribile, che con molte altre tutta consum\u00f2 questa chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successe la fatale disgrazia raccontata dal <strong>Dandolo<\/strong> nell&#8217;anno 1105, dopo la quale fu rialzata dalle sue ceneri in magnifica forma la chiesa, che nella sua architettura molto si rendeva somigliante alla Ducale Basilica di San Marco. Dur\u00f2 per quattro e pi\u00f9 secoli intatta la chiesa, finch\u00e9 nell&#8217;anno 1689, essendo stata da una violenta scossa di terremoto in gran parte atterrata, la piet\u00e0 di <strong>Turrin Tononi<\/strong> ricco mercante ne risarc\u00ec in ornatissima forma i discapiti; ed a maggior decoro della rinnovata chiesa aggiunte vi furono due facciate di marmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una sontuosa cappella, che a man destra dell&#8217;altar maggiore fece erigere ad onore di San Giuseppe il <em>patriarca d&#8217;Aquileia<\/em> <strong>Antonio Grimani<\/strong>, si venera un&#8217;immagine della Madre di Dio, la quale prima appesa al muro di una casa privata, poco lungi dalla chiesa, essendosi resa celebre per i molti miracoli, fu nel giorno 29 di giugno dell&#8217;anno 1612, solennemente per mano di <strong>Francesco Vendramino<\/strong> patriarca di Venezia trasportata al suddetto altare. Nell&#8217;altra cappella a man manca con eguale magnificenza eretta dalla famiglia <strong>Querini<\/strong>, si conserva il corpo di <em>San Venusto martire<\/em>, tratto dal cimitero di Priscilla, e condotto a questa chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019antichit\u00e0 di sua origine, e per le altre sue prerogative fu destinata questa chiesa per una delle cinque matrici della citt\u00e0, riconosciuta per tale dalle figliali di <em>San Procolo<\/em>, di <em>San Giovanni in Oleo<\/em>, detto Novo, di <em>San Leone<\/em>, di <em>Santa Marina<\/em>, di<em> Santa Maria Nuova<\/em>, di <em>San Giovanni Grisostomo<\/em>, dei <em>Santi Apostoli<\/em>, di <em>Santa Sofia<\/em>, e di <em>San Felice<\/em>.&nbsp;Si accrebbe il decoro della chiesa nell&#8217;anno 1145, allorch\u00e9 in essa fu istituita la congregazione detta dal di lei nome di <em>Santa Maria Formosa<\/em>, una delle nove formate dal clero veneto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 antica vanta la sua origine una confraternita laica fondata in questa stessa chiesa ad onore di Maria Vergine, sotto il titolo della sua <em>Presentazione<\/em>, quale si gloria di aver avuto il suo principio fin dall&#8217;anno 933, ed in un oratorio contiguo alla chiesa frequenta i suoi devoti esercizi. Pi\u00f9 recente \u00e8 la piissima confraternita, ossia scuola decorata col titolo della Santissima Trinit\u00e0, ed eretta nell&#8217;anno 1604, la quale ha per caritatevole oggetto il somministrare e raccogliere elemosine per impiegarle nella liberazione degli schiavi cristiani, che languiscono sotto la tirannide degli Ottomani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per antico istituto della Repubblica sono tenuti i Dogi ogni anno nella vigilia della <em>Purificazione di Maria Vergine<\/em> visitare accompagnati dal senato questa chiesa, e devono pure alla loro morte lasciarle in legato un pallio di ricco drappo per ornamento dell&#8217;altar maggiore. Quando abbia avuto principio l&#8217;obbligo di un tal legato egli \u00e8 ignoto; solo si sa, che la visita solenne del principe cominci\u00f2 fin all&#8217;anno 943, quando i veneziani, e massimamente i parrocchiani di <em>Santa Maria Formosa<\/em>, ricuperarono le spose rapite dai triestini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invidiosi questi della gloria, che andava acquistando Venezia avendo risaputo, che solevano le spose venete nel primo giorno di febbraio portarsi pomposamente a Castello per esservi benedette dal vescovo, si posero di notte tempo con piccole barche in agguato dietro il palazzo del vescovo, e sortiti poi improvvisamente all\u2019arrivar delle spose, le rapirono con violenza insieme con le loro ricchezze. Irritati da s\u00ec scelerato tradimento i veneziani si armarono tosto, ed ascesi sui loro legni sorpresero gli empi ladroni al lido di Caorle, ove festosi dividevano la loro preda; quindi col mezzo di un breve, e non faticoso combattimento avendone trucidata una gran parte, e disperso il rimanente, ricuperarono nel giorno stesso le spose, ed i loro ricchi adornamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbero il maggior merito del presto allestimento, e dell&#8217;ottenuta vittoria gli artefici fabbricatori di casse, parrocchiani di <em>Santa Maria Formosa<\/em>, onde ottenutane lode dal principe impetrarono che in tal giorno fosse con solenne pompa visitata la loro chiesa. Da questa vittoria ebbe origine la festa gi\u00e0 tanto celebre detta delle <em>Marie<\/em>, la di cui pompa soleva attirare a Venezia gran numero di forestieri. Solevano queste giovani dette volgarmente Marie, essere prima in numero di dodici tratte a sorte dalle parrocchie della citt\u00e0; ma ne fu poi nell&#8217;anno 1272 ristretto il numero a sole quattro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venivano scelte fra le pi\u00f9 belle della citt\u00e0, e si ornavano d&#8217;oro e gioie a tal misura, che quando avessero mancato al loro abbellimento le ricchezze private, si estraevano dal pubblico tesoro i pettorali, e le corone gioiellate per addobbarle. L&#8217;ordine, che si doveva tenere nell&#8217;apparato della solennit\u00e0 fu prescritto con pubblico decreto sotto il doge <strong>Pietro Polani<\/strong> nell&#8217;anno 1143. Andavano le giovani dette <em>Marie<\/em> nel giorno ed ora stabilita al Palazzo Ducale, ove accolte dal doge, seco lui si portavano alla cattedrale di Castello, ove si celebrava una messa solenne, e si rendevano grazie a Dio per l&#8217;ottenuta vittoria contro dei triestini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornate poi a San Marco ricevevano nella Ducale Basilica le candele benedette, e poi ritornate alle loro barche con lungo giro per i canali andavano a visitare la chiesa di <em>Santa Maria Formosa<\/em>; solennit\u00e0, che per la sua lunga durata fu poi divisa in tre giorni. Molte furono le leggi, che per il buon ordine di questo spettacolo prescrisse la pubblica autorit\u00e0, finch\u00e9 poi nell&#8217;anno 1379, applicata la Repubblica ai pi\u00f9 seri pensieri, per la pericolosa guerra dei genovesi, trascur\u00f2 l&#8217;applicazione ai divertimenti: onde rest\u00f2 sospesa prima, e poi abolita la popolar festa delle <em>Marie<\/em>. Era tenuto in tal festa il piovano di <em>Santa Maria Formosa<\/em> mandar a spese del suo capitolo sue barche con otto uomini al servizio del vescovo, ed invitarlo seco a pranzo, o pure corrispondergli un certo censo stabilito nelle costituzioni del vescovado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diressero questa chiesa in qualit\u00e0 di piovani due illustri soggetti della famiglia Querini: <strong>Bortolammeo<\/strong>, che nell&#8217;anno 1274. fu dichiarato vescovo di Castello, e <strong>Francesco<\/strong> eletto nell&#8217;anno 1349, <em>vescovo di Capodistria<\/em>, poi <em>arcivescovo di Candia<\/em>, e finalmente patriarca di Grado, uomo santissimo, di cui occorrer\u00e0 parlare altrove. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Entrando in chiesa per la porta di fronte al detto altar maggiore si trova al fianco destro una semplice urna dove riposa il menzionato <strong>Vincenzo Cappello<\/strong>, il quale ha la statua pedestre sopra la porta. La tavola del primo altare che sussegue \u00e8 una delle opere pi\u00f9 ammirabili della veneta scuola, una delle tante prove che produrre sanno i veneti sulla scienza loro pittorica in ogni aspetto considerata. Offre essa <em>Santa Barbara<\/em> sotto il di cui patrocinio si ricoverava la <em>scuola dei Bombardieri<\/em>. La grandiosit\u00e0 e la correzione di quella figura; la nobilt\u00e0 di quel volto; la scelta di quelle pieghe; la verit\u00e0 di quelle tinte; l\u2019espressione finalmente sono tanti oggetti che ben si possono accennare, ma che appieno non saranno apprezzati da chi non abbia, con grande attenzione e per pi\u00f9 volte, considerata da vicino si bella figura. Sopra la detta santa vi \u00e8 in piccolo comparto un <em>Cristo morto<\/em>, mentre da una parte della santa stessa vi ha San Sebastiano e dall\u2019altra Sant\u2019Antonio abate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">La tavola del secondo altare di <strong>Bartolomeo Vivarino<\/strong> figlio, della seconda epoca di castigatezza che preparava la grande poca della dottrina e dello splendore pittorico, \u00e8 certo una delle migliori opere di lui. <em>Nostra Donna<\/em> nel mezzo accoglie sotto il suo manto vari devoti, la sollecitudine dei quali per ricoverarsi \u00e8 espressa con grande diligenza. I due comparti laterali offrono, l\u2019uno l\u2019incontro di <em>Sant\u2019Anna<\/em> e <em>San Gioacchino<\/em> e l\u2019altro <em>Nostra Donna<\/em> che presenta ad un <em>santo il Bambino<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Entrando nel braccio della crociera, tutta la parete della porta si vedr\u00e0 rivestita del monumento alla memoria di alcuni individui della fiamminga famiglia <strong>Helemans<\/strong>, morti nel corso del secolo XVII.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Movendo di qui per la destra cappella laterale all\u2019altar maggiore dove si onora il corpo di <em>San Venusto<\/em> si entra nel maggior altare avente la pala eseguita da <strong>Giulia Lama<\/strong>. Nel coro vi sono due ricchi monumenti di pessimo gusto. Quello a destra si eresse dal soprammenzionato pio restauratore di questa chiesa <strong>Torrino Tononi<\/strong> al padre ed al figliuolo di lui e l&#8217;altro si sollevava da <strong>Ermolao Barbaro<\/strong> per la moglie e per se medesimo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Segue la ricca e nobile cappella, fatta erigere da <strong>Antonio<\/strong>, <strong>Grimani<\/strong> vero la fine del secolo XVI; indi vien l&#8217;ultima che al paro di tutte le altre del lato destro non addomanda gran fatto le considerazioni dell\u2019amatore. (2)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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di Rotario re dei Longobardi, vi fond\u00f2 per divina rivelazione otto chiese. 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