{"id":24498,"date":"2022-10-30T03:58:29","date_gmt":"2022-10-30T03:58:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24498"},"modified":"2024-02-03T13:38:31","modified_gmt":"2024-02-03T13:38:31","slug":"chiesa-dello-spirito-santo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24498","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero dello Spirito Santo"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa dello Spirito Santo. Monastero di Monache Agostiniane. <em>Monastero secolarizzato<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iddio, che dispone con l&#8217;infinita sua sapienza i mezzi umani ad eseguire gli oggetti di sua Provvidenza, mosse una monaca del <em>Monastero di Santa Caterina<\/em> di Venezia, per nome <strong>Maria<\/strong>, della civile famiglia <strong>Caroldo<\/strong>, a dimostrare un ardentissimo desiderio di fondare un convento sotto l&#8217;invocazione dello <em>Spirito Santo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunic\u00f2 ella questa sua brama a <strong>Girolamo Caroldo<\/strong> suo fratello segretario del Senato, e, ad un buon sacerdote per nome <strong>Giacomo Zamboni<\/strong>, i quali concordi intrapresero di assisterla, e comprarono col proprio soldo un fondo capace nella <em>parrocchia di San Gregorio<\/em>. Si present\u00f2 indi al patriarca di Venezia <strong>Maffeo Gerardi<\/strong> ne ottennero da esso non solo lode, ed assenso, ma (conosciuto prima all&#8217;idea idoneo il luogo designato) volle anco interporsi appresso il senato per ottenerne dalla di lui autorit\u00e0 la permissione, che fu concessa con decreto del giorno 17 aprile dell&#8217;anno 1483. Essendosi per\u00f2 preventivamente disposte le fabbriche opportune all\u2019abitazione delle monache, si port\u00f2 il patriarca nel terzo giorno dopo emanato il pubblico decreto al <em>Monastero di Santa Caterina<\/em>, ed ivi richiese all&#8217;abbadessa che a riguardo della nuova fondazione concedere gli volesse la monaca <strong>Maria Caroldo<\/strong> con altre tre, una sola delle quali fosse del numero delle coriste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resistette alle prime istanze la superiora, ma replicati con forti esortazioni i comandi, ubbidiente consegn\u00f2 le ricercate monache, che trasferite furono ai nuovi chiostri, e cos\u00ec fu con somma quiete istituito il <em>Monastero dello Spirito Santo<\/em>. Una tanta tranquillit\u00e0 rest\u00f2 ben presto susseguita da un&#8217;orribile tempesta eccitata contro la fondatrice, chiamata in giudizio avanti il sopra lodato patriarca <strong>Gerardi<\/strong> per discolparsi di gravissimi turpi delitti, dei quali era stata accusata. Prov\u00f2 ella con evidenti ragioni la verit\u00e0 di sua innocenza, sicch\u00e8 furono le accuse riconosciute per false da <strong>Antonio Saracco<\/strong> arcivescovo di Corinto, e vicario generale del patriarca <strong>Gerardi<\/strong>, ed essa dichiarata innocente fu riconfermata nel suo grado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tale sentenza d\u2019assoluzione si appell\u00f2 alla sede apostolica <strong>Cecilia Vacca<\/strong> monaca del nuovo monastero, e la principale fra le accusatrici dell&#8217;abbadessa. Che per\u00f2 fu dal pontefice istituito giudice delegato l&#8217;abbate di San Gregorio, perch\u00e9 ne riconoscesse, e giudicasse la causa. Mentre dunque pendeva sotto il giudice l&#8217;appellazione, <strong>Tommaso Donato<\/strong> successore al <strong>Gerardi<\/strong> nel patriarcato di Venezia, comandato nuovo processo contra l&#8217;inquisita abbadessa, divenne anco a definitiva sentenza, con la quale avendola privata del grado e nome d&#8217;abbadessa, e cacciatala dal fondato monastero, la fece rinchiudere in altro assai pi\u00f9 ristretto, interclusale affatto la maniera di poter trattare con chiunque. Si appell\u00f2 alla sentenza di sua condanna la deposta abbadessa al pontefice <strong>Alessandro VI<\/strong>, che rimise la cognizione e la decisione della causa al patriarca di Costantinopoli <strong>Girolamo Lando<\/strong>, ed ai due di lui colleghi; ma qual giudizio poi ne seguisse non ci \u00e8 noto per la mancanza dei documenti, o forse perch\u00e9 la morte dell\u2019inquisita avr\u00e0 terminato senza altre sentenze l&#8217;affare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto mentre sotto dei giudici si agitava la causa della fondatrice, cercarono le monache di acquistare spirituali decori, e vantaggi alla loro nascente comunit\u00e0, e nell&#8217;anno 1492, impetrarono che il loro monastero fosse incorporato ed unito all&#8217;<em>Ospedale di Santo Spirito in Saxia<\/em> di Roma, e dichiarato membro di quell&#8217;ordine; prerogativa che gli fu poi confermata con diploma pontificio segnato nel giorno 29 marzo dell&#8217;anno 1493, da <strong>Alessandro VI<\/strong>, sommo pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desiderosi di partecipare dello spirituale beneficio concesso alle monache alcuni devoti secolari, istituirono una pia confraternita ad onore dello <em>Spirito Santo<\/em>, e a suffragio dell&#8217;anime penanti, innalzando vicino alla chiesa per uso di loro particolari radunanze un oratorio sopra un sito loro concesso dalle monache, alle quali perci\u00f2 con patto espresso si obbligarono di corrispondere annualmente certe stabilite contribuzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mancarono dopo qualche anno d&#8217;osservanza i confratelli al debito assuntosi verso il monastero. Che per\u00f2 ricorse nell\u2019anno 1508, le monache all&#8217;autorit\u00e0 del pontefice <em>Giulio II<\/em>, stabil\u00ec questi, che il patriarca di Venezia dovesse come giudice delegato amministrare loro ragione, e nello stesso tempo il maestro generale del <em>Sacro Ordine di Santo Spirito<\/em> con efficaci lettere eccit\u00f2 la veneta confraternita all&#8217;adempimento dei suoi doveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sort\u00ec dopo quattro anni di litigio la sentenza patriarcale di <strong>Antonio Contarini<\/strong> successore del <strong>Donato<\/strong>, che conferm\u00f2 tutte le cose gi\u00e0 stabilite, e dichiar\u00f2 essere la confraternita obbligata ad osservare inviolabilmente i patti dell&#8217;accordo gi\u00e0 prima concertati. Eman\u00f2 la sentenza del patriarca nell&#8217;anno 1517. Eppure quegli uomini litigiosi andarono con varie arti procrastinandone l&#8217;esecuzione, finch\u00e9 nell&#8217;anno 1530, furono da lettere di <strong>Leonardo Bonafede<\/strong> maestro generale dell&#8217;<em>Ordine di Santo Spirito<\/em>, e vescovo di Cortona, obbligati sotto pena di scomunica a riconoscere il monastero con quelle onorificenze, che gli aveva solennemente promesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma n\u00e9 pur ci\u00f2 bast\u00f2 per ridurre alla dovuta ubbidienza l&#8217;ostinazione dei confratelli; che per\u00f2 <strong>Giovanni Pietro dei Santi<\/strong> succeduto al vescovo <strong>Bonafede<\/strong> nel grande magistero dell&#8217;<em>Ordine di Santo Spirito<\/em>, con risoluta sentenza estesa in sue lettere segnate nel giorno 8 di agosto dell&#8217;anno 1532, dichiar\u00f2 la confraternita priva di tutte le grazie, ed indulgenze, ed in conseguenza sciolta e annullata, qualunque volta pi\u00f9 ricusasse di adempire quei doveri, che ingiustamente si aveva addossati verso del monastero. Perch\u00e9 per\u00f2 il decreto giustissimo del grande maestro avesse irrevocabile, e pronta la sua esecuzione, fu nel giorno seguente confermato con diploma apostolico da <strong>Clemente VII<\/strong> pontefice massimo, con che ebbero finalmente fine i lunghi dispendiosi litigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conferm\u00f2 poi i privilegi tutti del monastero nell&#8217;anno 1533, il sopra lodato papa <strong>Clemente VII<\/strong>, ma avendo poi per giuste cagioni sospeso le indulgenze s\u00ec dell&#8217;<em>Ospitale di Santo Spirito in Saxia<\/em>, che degli altri ospitali, e pii luoghi, papa <strong>Paolo III<\/strong>, per soccorrere all&#8217;estreme indigenze del monastero bisognoso di pronti ripari le rinnov\u00f2 a di lui favore nell&#8217;anno 1539. Si celebra la dedicazione della chiesa nel giorno 22 del mese di luglio. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">La contigua chiesa, che colla soppressione del convento era stata chiusa, nel 1808 venne riaperta. Piantata essa insieme col monastero, solo che nel secolo XVI ricevette il compimento. Gli altari rispettabili per ricchezza di marmi non solo adesso per le opere di pittura, collocate nel tempo del riaprimento della chiesa. Sol che nel primo altare si pu\u00f2 considerare la tavola, stimata di uno dei <strong>Vivarini<\/strong>, col <em>Redentore ed i Santi Girolamo e Giorgio<\/em>; e nel terzo meriter\u00e0 una osservazione la pala per il soggetto in essa trattato, del <em>mistico sposalizio cio\u00e8 della beata Giovanna Collalto<\/em> fatto da San Cataldo, opera moderna gi\u00e0 appartenente alla <em>chiesa di San Biagio della Giudecca<\/em>. La facciata della porta \u00e8 tutta coperta da un magnifico mausoleo alzato nel secolo XVII ai due fratelli <strong>Paruta<\/strong>: <strong>Paolo<\/strong>, morto nel 1589, <strong>Andrea<\/strong> nel 1622, nonch\u00e9 a Marco figliolo di <strong>Paolo<\/strong>, morto nel 1629.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Accanto a questa chiesa sta ancora il locale della <em>Confraternita dello Spirito Santo<\/em> fabbricata alla fine del secolo XV da ulcuni devoti per ridursi ad esercitare le solite opere pietose a suffragio delle anime penanti. Dispensava quella confraternita due annue grazie di dieci ducati l&#8217;una; ma soppressa nel 1807 con tutte le altre scuole, caddero con essa gli spirituali benefici. (2)<\/span><\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Il <em>convento dello Spirito Santo<\/em> fu soppresso nel 1806, concentrandosi le monache con quelle di Santa Giustina. In tale occasione si chiuse anche la chiesa, la quale aveva avuto un restauro nel secolo XVI, ma due anni dopo venne riaperta come sussidiaria della <em>parrocchiale di Santa Maria del Rosario<\/em>. (3)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o v\u00f2lti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa dello Spirito Santo. Monastero di Monache Agostiniane. 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