{"id":24287,"date":"2022-10-02T04:27:00","date_gmt":"2022-10-02T04:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24287"},"modified":"2023-01-21T07:10:52","modified_gmt":"2023-01-21T07:10:52","slug":"chiesa-di-santa-maria-della-salute-vulgo-la-salute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=24287","title":{"rendered":"Chiesa di Santa Maria della Salute vulgo la Salute"},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa di Santa Maria della Salute vulgo la Salute. Seminario di Chierici Regolari Somaschi<\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del seminario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorpresa la citt\u00e0 nell&#8217;anno 1630 da fierissima peste, che pose in poco tempo fra i morti un gran numero dei cittadini, si rivolse il senato per allontanare cos\u00ec aspro flagello ad implorare la Divina Misericordia, e si obblig\u00f2 con solenne voto all&#8217;erezione di un magnifico tempio col titolo di <em>Santa Maria della Salute<\/em>, alla di cui visita dovesse poi annualmente portarsi con divora pompa il principe, ed il senato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;erezione della votiva chiesa furono destinati tre illustri senatori, i quali come il pi\u00f9 opportuno fra gli altri alla decretata fabbrica scelsero il luogo della <em>Santissima Trinit\u00e0<\/em>, ove trasportato si era il seminario patriarcale. Per un oggetto cos\u00ec nobile, ed interessante acconsent\u00ec il patriarca <strong>Tiepolo<\/strong> alla vendita, e dopo averne fissato il giusto prezzo, gett\u00f2 egli stesso nel giorno primo di aprile dell&#8217;anno 1631 la prima pietra benedetta nei fondamenti, insieme con alcune medaglie di diversi metalli, nelle quali si rappresenta l&#8217;immagine di <em>Nostra Signora<\/em> con la causa e tempo della fondazione, come si vede fra le altre incise dopo la prefazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre per\u00f2 la magnifica chiesa andava avanzandosi verso il suo totale compimento, decret\u00f2 la maturit\u00e0 del senato nel giorno 29 di dicembre dell&#8217;anno 1656 di doverla consegnare ai <em>Chierici Regolari della Congregazione di Somasca<\/em> fondata gi\u00e0 per il raccoglimento, ed educazione degli orfani dal Beato <strong>Girolamo Miani<\/strong> patrizio veneto, idi cui religiosi figli eredi dell&#8217;apostolica carit\u00e0 del santo loro padre ivi si esercitavano fruttuosamente nell\u2019istruzione dei chierici del seminario consegnato alla lor cura. Accolse con esultanza la <em>congregazione di Somasca<\/em> il magnifico dono, e tosto accanto di esso dispose l\u2019erezione di un ben disposto collegio, nei fondamenti del quale volle di sua mano collocare la prima pietra nel giorno 17 di febbraio dell&#8217;anno 1670 il patriarca <strong>Giovanni Francesco Morosini<\/strong>, n\u00e9 molto dopo si condusse la fabbrica a decoroso compimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ridotta poi ad intera perfezione anche la chiesa, vi fu all&#8217;altare maggiore di essa per ordine pubblico collocata la celebre immagine di Nostra Signora, che con somma venerazione si custodiva nella <em>Cattedrale di San Tito<\/em> di Candia, trasferita a Venezia nell&#8217;anno 1672, allorch\u00e9 quell\u2019illustre metropoli pervenne in potere degli ottomani.&nbsp;Altra sacra immagine della Madre di Dio si custodisce all&#8217;altare a lei dedicato sotto il titolo della <em>Santa di lei Nativit\u00e0<\/em>, e di essa riferisce un antico documento scritto in lettere greche, che fosse stata da <strong>Emmanuel<\/strong> imperatore di Costantinopoli riposta nella <em>Basilica di Santa Sofia<\/em>, ed ivi con particolar culto venerata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu poi nel giorno 9 di novembre dell&#8217;anno 1687, per mano di <strong>Luigi Sagredo<\/strong> patriarca di Venezia consacrata la maestosa chiesa, il di cui decoro vien accresciuto dalle copiose reliquie, delle quali ella \u00e8 arricchita, e le principali di esse sono le seguenti. Il corpo di <em>San Crescensione martire<\/em>, di cui si rileva dall\u2019iscrizione sepolcrale, che sia vissuto anni 20 e si celebra la solennit\u00e0 del di lui martirio sotto rito doppio nel giorno 10 di marzo, come pure l&#8217;ufficio della traslazione del medesimo sotto rito semidoppio nel giorno 22 di settembre. Il corpo di <em>San Giusto martire<\/em>, la di cui festa con rito doppio solennizzata cade nel giorno 27 di aprile. Il corpo di <em>San Fabiano martire<\/em>, la memoria del quale vien con rito doppio festeggiata nel giorno 29 di novembre. Porzione del cranio di <em>San Cipriano<\/em> vescovo di Cartagine, e martire, adornata con lama di argento, in cui si legge con greci caratteri inciso il nome del santo. Un osso del braccio del taumaturgo <em>Sant&#8217;Antonio di Padova<\/em>, conservato in nobile custodia all&#8217;altare dedicato al di lui nome. Questo dai santuari della chiesa di Padova, ove riposa il santo corpo, fu per comando del senato nell&#8217;anno 1652 fra gli applausi, e le festose acclamazioni d\u2019infinito popolo tradotto a Venezia, e nel giorno 6 di giugno dell&#8217;anno stesso con devota e pomposa processione collocato nella Chiesa della Salute, e comando poi il Senato in questa occasione, che dovesse il principe accompagnato dai senatori portarsi ogni anno alla visita della sacra reliquia, alla di cui venerazione dovessero pure processionalmente concorrere ambi i cleri, e le Scuole Grandi della citt\u00e0. Un osso del braccio del Beato <em>Girolamo Miani<\/em> patrizio veneto, ed illustre fondatore della congregazione di Somasca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uscirono di questa casa molti soggetti illustri per piet\u00e0, per dottrina, e per ecclesiastiche dignit\u00e0, dei quali troppo lungo sarebbe il tesserne un esatto indice.<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1839)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Stettero i chierici nel seminario della <em>Santissima Trinit\u00e0<\/em> sino al 1630 in cui, sorpresa la citt\u00e0 da fierissima peste che nella sola capitale estinse ben 80.000 persone e pi\u00f9 di 600.000 ne mieteva nelle province, il senato, ad allontanare s\u00ec aspro flagello, si fece ad implorare il cielo obbligandosi con solenne voto, prima alla erezione di un magnifico tempio in onore di S<em>anta Maria della Salute<\/em>, poi all&#8217;annua visita che con devota pompa, far dovesse il principe ed il senato a quel tempio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Nel mese di dicembre 1631, cessato il flagello, il governo ademp\u00ec immediatamente alla, promessa. Invit\u00f2, col mezzo dei propri ambasciatori i pi\u00f9 celebri architetti di tutte le azioni a produrre il modello del tempio sontuoso, e ne diede la cura della scelta a tre senatori. Ma frattanto per non indugiare il pubblico rendimento di grazie aveva il senato fatta costruire in quattro giorni una gran chiesa di legno, che addobbata preziosissimamente, aveva nel mezzo un altare coll&#8217;immagine di Maria Vergine. E siccome per recarsi dal palazzo ducale a quel sito conveniva attraversare il gran canale, cos\u00ec fu costrutto un ponte provvisorio, simile a quello che viene adoperato per la <em>festa del Redentore<\/em>, e che, partendo da <em>San Mois\u00e8<\/em>, metteva capo al punto della festa.&nbsp;Le colonne, i porticati e le finestre della piazza, guerniti di orientali tappeti, presentavano l&#8217;aspetto di un magnifico teatro. Nel mezzo delle procuratie nuove s\u2019innalzava un palco per il <em>magistrato di Sanit\u00e0<\/em>, sopra cui venivano posti gli stemmi dei patrizi componenti allora quel consesso, nonch\u00e9 un superbo quadro colla <em>Vergine<\/em> ed i <em>Santi Rocco<\/em> e <em>Sebastiano<\/em>; finalmente, dalla porta principale della basilica fino al ponte piantato a San Mois\u00e8, stavano disposti degli archi coperti di panno bianco, affinch\u00e9 sotto di essi passassero le processioni. Tra di quegli archi si distinguevano per magnificenza: uno all&#8217;uscita della piazza, l&#8217;altro all&#8217;imboccatura della via conducente al ponte ed il terzo al capo del ponte stesso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Il giorno 28 novembre il doge <strong>Nicol\u00f2 Contarini<\/strong>, accompagnato dall&#8217;augusto suo corteggio, discese nella basilica Marciana, dove si trovava unito il senato per assistere ad una messa solenne, mentre che uno dei comandatovi del <em>Magistrato di Sanit\u00e0<\/em> ad alta voce annunziava nella pubblica piazza: avere il Signore, per l\u2019intercessione di Maria, accordata la grazia di liberare la veneta capitale e tutte le sue province dal flagello della peste. Non appena erano state proferite tali parole, che l&#8217;aria echeggiava dei sacri bronzi, si alzavano altissime grida di gioia e le lagune rimbombavano di colpi d&#8217;artiglieria. Terminato nella basilica di San Marco il divino sacrificio, si dava cominciamento alla processione, che giunta e raccolta nella nuova temporaria chiesa all&#8217;altra sponda del canale, intonava il <em>Te Deum.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Ma a si sontuosa festa non si rimase la piet\u00e0 del Senato. Malgrado le immense spese allora sostenute per la guerra di Mantova e durante i sedici mesi del contagio, distribu\u00ec molte largizioni ai poveri delle parrocchie, agli ospedali e ad ogni pio ospizio. Fedele poi al patto di erigere il nuovo tempio, scelse: tra i prodotti disegni, quello di <strong>Baldassare Longhena<\/strong>, stabilendo di piantarlo in questo sito medesimo ove aveva innalzata l&#8217;anzidetta chiesa provvisoria. Fu quindi mestieri di atterrare il monastero e la chiesa della <em>Santissima Trinit\u00e0<\/em> e trasportare il seminario dei chierici di bel nuovo a <em>San Cipriano di Murano<\/em>. E nel mentre che la magnifica chiesa andava avanzandosi al compimento decret\u00f2 il senato nel 1656 di consegnarla ai chierici regolari della <em>congregazione di Somasca<\/em>, instabiliti per lo raccoglimento e per l&#8217;educazione degli orfani dal beato <strong>Girolamo Miani<\/strong> patrizio veneto. Impresero essi bentosto ad erigere un collegio che ricevette compimento nel tempo medesimo della chiesa, cio\u00e8 nell&#8217;anno 1672, e che non riusc\u00ec punto inferiore ad essa per la magnificenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">La chiesa consacrata nel 1687, pu\u00f2 dirsi vera basilica ed un&#8217;opera ammirabile in ogni sua parte. Grandioso per\u00f2 e di effetto sorprendente ne \u00e8 il prospetto diviso in tre facce; media l&#8217;una e laterali le altre. Si ascende per una gradinata di quindici gradini che muove intorno alle tre facce, ed entrati nell&#8217;interno, ad onta che infelice corresse il gusto all&#8217;epoca in cui fu eretto, sono cos\u00ec sublimi le impressioni che riceviamo in questo tempio che ognuno debba proclamarlo un&#8217;inspirazione del genio. Una rotonda ottangolare \u00e8 nel mezzo sostenuta da otto colonne alte piedi 40 e sulle quali gira all&#8217;intorno un cornicione composito adorno di balaustri e di otto grandi statue. Si erge poi sul cornicione un&#8217;altra elevazione alta piedi 30, che seguitando l&#8217;inferiore ordine ottangolare ha sedici finestroni e viene terminata da altra cornice dentellata di nuova invenzione. Da quest&#8217;ultima cornice muove la gran cupola, avente settantadue piedi di diametro e cinquanta di altezza con la lanterna in fine alta piedi trenta. E la cupola, ed il resto di s\u00ec augusto tempio sono ricoperti di lamine di piombo; il pavimento \u00e8 lastricato a disegno di bellissimi marmi, ed intorno alla descritta rotonda ottangolare cammina un andito nel quale sono le sei cappelle corrispondente ciascuna ad uno degli archi della detta rotonda, mentre agli altri due corrispondono la porta principale e l&#8217;altar maggiore. Quest&#8217; ultimo di forma semicircolare e di bella architettura d&#8217;ordine corintia e composito ha nel mezzo l&#8217;altar isolato di marmo di Carrara con rimessi ed ornati di altri rari marmi e bronzi dorati e con quattro colonne corintie sostenenti un baldacchino. Dietro all&#8217;altar maggiore vi ha il nobilissimo coro quadrato da cui si entra nella sagrestia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Facendoci ora al solito esame particolare cominceremo dal primo altare alla destra di chi entra e nel quale <strong>Luca Giordano<\/strong> di Napoli fece la tavola di <em>Maria Vergine che ascende i gradini del tempio<\/em>. I due quadri ai lati sono di <strong>Antonio Triva<\/strong> da Reggio, valoroso discepolo del <strong>Guercino<\/strong>, e pittore di bella maniera: offrono i <em>Santi dottori Ambrogio e Agostino<\/em>. Nel secondo altare \u00e8 dello stesso <strong>Giordano<\/strong> la tavola di <em>Maria Vergine assunta al cielo<\/em> ed \u00e8 di <strong>Giammaria Morlaiter<\/strong> la statua in marmo carrarese di <em>San Girolamo Miani<\/em>. <em>La nascita di Maria Vergine<\/em> nel terzo altare \u00e8 del medesimo <strong>Giordano<\/strong>, come pure sono del rammentato <strong>Triva<\/strong> i due quadri laterali, con i <em>Santi Girolamo e Gregorio<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Sul grandioso maggior altare sorge un gruppo, scolpito da <strong>Giusto Le Curt<\/strong>, fiammingo, rappresentante la <em>Pestilenza che fugge<\/em>, e i <em>Santi Marco<\/em> e <em>Lorenzo Giustiniani<\/em>. Si custodisce in questo altare la veneratissima immagine di <em>Maria Vergine<\/em>, portata di Candia dal generale <strong>Francesco Morosini<\/strong> nel 1672 allorch\u00e9 cadde quel regno in potere degli Ottomani. Osservabile \u00e8 il parapetto che si discopre nei giorni solenni in questo altare, si per la copia delle pietre pregevoli e s\u00ec per lo minuto travaglio e per le gentili pitture. Sono altres\u00ec di bel lavoro i candelieri di bronzo posti sulla mensa di questo altare, fatture forse, di <strong>Andrea<\/strong> di <strong>Alessandro Bresciano<\/strong>, il quale lasci\u00f2 il suo nome scolpito nell&#8217;altro gran candelabro che sta alla destra dell&#8217;altare medesimo. Al basso di quest&#8217;ultimo candelabro sono espresse e la discesa dello <em>Spirit\u00f2 Santo e l&#8217;Annunziazione<\/em> e la <em>predicazione di San Paolo<\/em>, cose tutte imitate dai dipinti di <strong>Tiziano<\/strong>. Sotto il v\u00f3lto, in faccia all&#8217;altare, vi \u00e8 finalmente un gran quadro con <em>Maria Vergine supplicata<\/em> da parecchi Santi a liberare Venezia dalla pestilenza: opera brillante di <strong>Bernardino Prudenti<\/strong>, veneziano. Nel soffitto poi, dietro l\u2019altare, vi sono tre quadri di <strong>Giuseppe Salviati<\/strong>. Rappresentano <em>Elia ristorato dall&#8217; Angiolo<\/em>, la <em>Manna ed Abacucco<\/em> per i capelli trasferito da un Angiolo alla fossa dei leoni ove era rinserrato Daniele. Gli otto ovati, con gli evangelisti e con quattro dottori della nostra chiesa, sono opere di <strong>Tiziano<\/strong> pressoch\u00e9 settuagenario: e per certo sprezzo con che sono, condotte sbalordiscono ogni maestro dell&#8217;arte. Nell&#8217;<em>Evangelista San Matteo<\/em>, pi\u00f9 d&#8217;appresso all&#8217;ala del Vangelo dell&#8217;altare, fece <strong>Tiziano<\/strong> il proprio ritratto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Nel primo altare, dall&#8217;altra parte della Chiesa, la tavola con la <em>missione dello Spirito Santo<\/em> fu dipinta da <strong>Tiziano<\/strong> nel suo anno sessagesimoquarto ed apparteneva alla <em>chiesa di Santo Spirito<\/em>. In quest&#8217;opera, bene inventata e composta, belle sono alcune teste e naturali le espressioni. Ai lati di questa cappella vi sono altri due quadri del ricordato <strong>Triva<\/strong> cogli <em>evangelisti Marco e Luca<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Nella pala del secondo altare <strong>Pietro Liberi<\/strong>, padovano, rappresent\u00f2 Venezia prostesa innanzi a <em>Sant\u2019Antonio di Padova<\/em> e per questa pala <strong>Liberi<\/strong> fu creato cavaliere nel 1652 dal doge <strong>Molino<\/strong>. Nell&#8217; ultimo altare ci viene data siccome fattura dello stesso <strong>Liberi<\/strong> la tavola con <em>Maria Vergine Annunziata<\/em>. Opera \u00e8 certo di alto concepimento e di un grande ardire nel colorito.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Di qui passando nella sagrestia, degna certo di s\u00ec nobile chiesa, e lunga piedi veneti 45, e larga 26, con altezza corrispondente, si ammireranno nel soffitto di essa le tre opere immortali di <strong>Tiziano<\/strong>; <em>Abele ucciso<\/em>, il <em>sacrificio d\u2019Isacco<\/em>, e la <em>vittoria di Davide sopra Golia<\/em>. In quelle opere, qui trasferite dalla <em>chiesa di Santo Spirito<\/em>, <strong>Tiziano<\/strong> spiega tutta la grandezza e la sublimit\u00e0 dell&#8217;ingegno, tutta la dottrina e negli ignudi e nella prospettiva; l&#8217;alta sua meditazione nell\u2019uso dei pi\u00f9 minuti accessori, in somma quanto il costituisce veramente il primo pittore del mondo. \u00c8 della prima maniera di <strong>Tiziano<\/strong> la tavola sopra la porta alla destra dell&#8217;altare con San Marco che siede nell&#8217;alto, ed al basso i <em>Santi Sebastiano Rocco<\/em>, <em>Cosma e Damiano<\/em>. Amorosamente condotta questa tavola, pi\u00f9 bella \u00e8 resa dai caratteri delle teste e dal bellissimo panno bianco, che copre in parte la figura di <em>San Sebastiano<\/em>. Fu restaurata nel passato secolo dal <strong>Bertani<\/strong> e dal <strong>Diziani<\/strong>. La tavola dell\u2019altare con <em>Maria Vergine della Salute<\/em> \u00e8, di <strong>Alessandro Varottari<\/strong>, soprannominato il <em>Padovanino<\/em>, ed i due quadretti ai lati dell&#8217;altare medesimo, l&#8217;uno con la <em>testa di San Paolo<\/em> \u00e8 di <strong>Lorenzo Lotto<\/strong> e l&#8217;altro con la <em>testa del Salvatore<\/em> \u00e8 del <strong>Cordella<\/strong>. All&#8217;altra parte di questo altare, in corrispondenza alla detta tavola di <strong>Tiziano<\/strong>, vi \u00e8 un quadro bislungo di <strong>Marco Basaiti<\/strong>. La semplicit\u00e0 dello stile, unita a somma correzione, ed il giudizioso avanti indietro rendono oggimai giustamente apprezzata questa opera per lo addietro quasi negletta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Nel fianco tra le finestre <strong>Jacopo Palma<\/strong> il giovane fece le due figure di <em>Sansone e Giona<\/em>, e il ricordato <strong>Salviati<\/strong> le altre due di <em>Aronne e di Giosu\u00e8<\/em>, non meno che il quadro con la <em>cena di Nostro Signore<\/em> sopra la porta per la quale si passa alla chiesa, ed i due quadri laterali alla cena stessa rappresentanti <em>Davide vincitore incontrato dalle allegre donne<\/em> e quelli quadri laterali alla <em>gran Cena<\/em>, di <strong>Tintoretto<\/strong> esprimenti <em>Saule che vibra la lancia contro Davide<\/em>. Sotto uno di questi quadri vi \u00e8 un quadrettino che sembra di <strong>Girolamo Romanino<\/strong> di Brescia, con <em>Maria Vergine tenente il Bambino e con due santi<\/em>. Il gran quadro colla <em>Cena<\/em> \u00e8 una delle poche opere, nelle quali <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong> lasciasse il suo nome. Fatto pel <em>Refettorio dei Crociferi<\/em>, dei quali si vede alcun ritratto, il Refettorio veniva ad apparire del doppio maggiore per averne il pittore seguitato l&#8217;ordine e il disegno del soffitto. Comunque bellissimo sia il ritrovamento di quell&#8217;opera, nulladimeno si ascrive a difetto il punto troppo alto della veduta, e troppo vicino quello della distanza; onde nasce che le lontane figure diminuiscono molto dalle pi\u00f9 vicine. (2)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa di Santa Maria della Salute vulgo la Salute. 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