{"id":23988,"date":"2026-08-02T07:34:50","date_gmt":"2026-08-02T07:34:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=23988"},"modified":"2026-08-02T12:30:24","modified_gmt":"2026-08-02T12:30:24","slug":"francesco-da-bussone-detto-il-carmagnola-condottiero-traditore-della-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=23988","title":{"rendered":"Francesco da Bussone detto il Carmagnola, condottiero, traditore della Repubblica (1432)"},"content":{"rendered":"<h3>Francesco da Bussone detto il Carmagnola, condottiero, traditore della Repubblica (1432)<sup>1<\/sup><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Francesco Bussone<\/strong>, detto <strong>Carmagnola<\/strong> dal luogo di sua nascita, trasse l&#8217;origine da povera e vile famiglia<sup>2<\/sup>. Datosi giovanetto al mestiere dell&#8217;armi, vi progredi in modo da rendersi il principale sostegno del trono di <strong>Filippo Maria Visconti<\/strong>, duca di Milano<sup>3<\/sup>. Ricolmo perci\u00f2 d&#8217;onori e ricchezze, e divenuto sposo di <strong>Antonietta<\/strong>, sorella, come \u00e8 fama, illegittima del duca medesimo<sup>4<\/sup>, provoc\u00f2 contro di s\u00e8 l&#8217;invidia dei cortigiani, che giunsero ad istillare il veleno della sfiducia nel petto di <strong>Filippo<\/strong>. Di qual&#8217; udienza chiesta e non ottenuta dal <strong>Carmagnola<\/strong>, di qua la sua fuga a Venezia<sup>5<\/sup>, susseguita dalla confisca dei suoi beni, e dalla proibizione di seguirlo fatta alla di lui moglie e figlie per parte del <strong>Visconti<\/strong>, che cerc\u00f2 pur anche di fargli propinare il veleno<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il profugo soldato ottenne nel 1426 che i Veneziani facessero lega coi Fiorentini contro il suo antico padrone, ed ebbe il generale comando dell&#8217;armata<sup>7<\/sup>. Incominci\u00f2 con fausti auspic\u00ee l&#8217;ostilit\u00e0, s&#8217;impadroni di tutte le fortezze del Bresciano, e nell&#8217;anno seguente agli 11 ottobre riport\u00f2 la celebre vittoria di <em>Maclodio<\/em>. In premio del suo valore ebbe onori e largizioni grandissime. Senonch\u00e8 con l&#8217;aver lasciato liberi tutti i prigionieri nemici fece sorgere alcuni dubbii sopra la propria lealt\u00e0, dubbii che crebbero a dismisura quando alcuni anni dopo, rinnovatasi la guerra, rimase a lungo nell&#8217;inazione, diede causa, con il negare i soccorsi, alla rotta del <strong>Trevisano<\/strong> sul Po <sup>8<\/sup>, e dimostr\u00f2 mal volere nell&#8217;impresa di Cremona<sup>9<\/sup>, ricevendo in pari tempo continue lettere e messaggi dal duca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bisogno di consultare il <strong>Carmagnola<\/strong> circa le cose guerresche offr\u00ec un pretesto per chiamarlo a Venezia. Ignaro del suo destino, vi giunse il 7 aprile 1432, accompagnato da otto gentiluomini mandatigli incontro sotto colore d&#8217;onoranza, ma in effetto per assicurarsi della sua persona. Smontato al palazzo ducale, gli si disse che il doge, per patire di renella, l&#8217;avrebbe potuto accogliere soltanto l&#8217;indomani, e frattanto lo si trattenne ad arte in parole. Allorquando poi, giunta la sera e preso commiato, egli discendeva le scale per avviarsi in barca alla propria abitazione<sup>10<\/sup>, si vide improvvisamente aperte d&#8217;innanzi le porte delle prigioni &#8220;<em>Questa non \u00e8 la nostra via<\/em>&#8221; disse ai gentiluomini di scorta &#8220;<em>Anzi questa<\/em>&#8221; risposero essi, spingendolo dentro &#8220;<em>Ben vedo che son morto!<\/em>&#8221; esclam\u00f2 l&#8217;infelice, dopo le quali parole le porte si chiusero dietro i suoi passi<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Processato e torturato, confess\u00f2, come si fece correr fama, il tradimento, che rest\u00f2 provato anche da testimoni e scritture<sup>12<\/sup>. Pertanto il 5 maggio 1432 venne condotto in Piazzetta di S. Marco con le mani legate al tergo, e con una spranga in bocca per abbandonare il capo sotto la scure del carnefice<sup>13<\/sup>. Dopo l&#8217;esecuzione il di lui corpo si port\u00f2 con ventiquattro doppieri alla chiesa di <em>San Francesco della Vigna<\/em>, ma quando stava per sotterrarsi, sopraggiunse il frate che l&#8217;aveva assistito nei supremi momenti, e dichiar\u00f2 essere stata sua volont\u00e0 di riposare in quella vece nella chiesa di <em>Santa Maria Gloriosa dei Frari<\/em><sup>14<\/sup>. Col\u00e0 rimasero i suoi avanzi mortali fino all&#8217;epoca in cui poterono essere trasferiti a Milano nella chiesa di <em>San Francesco Grande<\/em>, presso il tumulo di <strong>Antonietta Visconti<\/strong> sua sposa. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>ANNOTAZIONI<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>1<\/sup> Di questo tragico fatto s&#8217;occuparono tutte le storie e tutte le cronache. Alcuni lo svolsero anche in separati lavori, e tema gradito ne fecero i romanzieri e poeti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>2<\/sup> Nacque nel 1390 da genitori, il cui mestiere era quello, come si dice, di pascolare i porci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>3<\/sup> Di questo principe vedi Pag. 78, Annot. 2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>4<\/sup> Essa era vedova di <strong>Francesco Barbavara<\/strong>, ministro di <strong>Filippo Maria Visconti<\/strong>, e sposata dal <strong>Carmagnola<\/strong> nel 1417, lo rese padre di quattro donzelle: <strong>Antonia<\/strong>, <strong>Margherita<\/strong>, <strong>Isabella<\/strong>, e <strong>Lucchina<\/strong>. Trattenuta, come si disse, a Milano, anzi, secondo alcuni, imprigionata con le figlie, tostoch\u0117 il marito fuggi a Venezia, pot\u00e8 raggiungerlo dopo la pace firmata il 20 decembre 1426. Avvenuta la fatale catastrofe, che la rese vedova per la seconda volta, essa venne confinata con annua pensione nel convento delle Vergini, ma, avendo nel 1433 ottenuto d&#8217;abitare Treviso, o Padova, o Vicenza e contorni, fino a Sanguinetto, colse il destro l&#8217;anno susseguente di rifugiarsi a Milano, ove mori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>5<\/sup> Ci\u00f2 avvenne il 23 febbraio 1425, ed il 2 marzo successivo fu condotto il <strong>Carmagnola<\/strong> agli stipendii della Repubblica (Senat . Secret. IX, 1 ) .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>6<\/sup> A tal effetto il duca spedi a Treviso, ove allora si trovava il <strong>Carmagnola<\/strong>, alcuni sicarii, contro cui fu proceduto come richiedeva la giustizia (Senat. Secret. IX, 33, e 34) .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>7<\/sup> Vedi il racconto XIX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>8<\/sup> <strong>Nicol\u00f2 Trevisan<\/strong>, figlio del procuratore <strong>Giacomo<\/strong> da <em>San Giovanni Nuovo<\/em>, fu nel 1424 sopracomito di galera in Dalmazia, ed, eletto nel 1431 generale di 37 galere in Po contro il duca di Milano, prese cinque vascelli nemici, ma poi, chiesto indarno al <strong>Carmagnola<\/strong> l&#8217;appoggio dell&#8217;esercito terrestre, venne totalmente disfatto. Chiamato perci\u00f2 alle carceri e non comparso, fu bandito con taglia, la qual condanna si mitig\u00f2 alquanto dopo la morte del <strong>Carmagnola,<\/strong> avendosi permesso allora al <strong>Trevisan<\/strong> di dimorare in tutto il Veneto dominio, meno Venezia. La di lui famiglia, quantunque venisse in parte d&#8217;Aquileja, ed in parte da Treviso, e quantunque innalzasse stemmi differenti, discese tutta, giusto il <strong>Freschot<\/strong> e <strong>Cappellari<\/strong>, da un solo ceppo. Essa fond\u00f2 varie chiese, n\u00e8 fu da meno dell&#8217;altre nel dare alla patria chiari personaggi , fra cui il doge <strong>Marcantonio<\/strong> eletto nel 1553.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>9<\/sup> Avendo il <strong>Cavalcab\u00f2<\/strong> la notte del 15 ottobre 1431 occupato con un drappello di coraggiosi il ponte di <em>San Luca di Cremona<\/em>, non fu soccorso dal <strong>Carmagnola<\/strong>, che stava con l&#8217;esercito a tre miglia dalla citt\u00e0, e che era stato sollecitato ad accorrere, per cui dovette ritirarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>10<\/sup> Esso era il palazzo Lion, ora distrutto, presso il traghetto di S. Eustachio (San Stae) sul Canal Grande, che il <strong>Carmagnola<\/strong> aveva ricevuto in dono dalla Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>11<\/sup> Muove a riso il <strong>Cibrario<\/strong> nel suo racconto: La morte del conte <strong>Carmagnola<\/strong>, affermando che gli sgherri lo sospinsero nelle prigioni che un breve ponte, chiamato con infelicissimo augurio <em>Ponte dei Sospiri<\/em>, congiunge al palazzo ducale, mentre quel ponte e quelle prigioni allora non esistevano, e vennero fabbricati nel secolo successivo .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>12<\/sup> Misti XI , 39 .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>13<\/sup> Misti, ibidem .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>14<\/sup> Cosi afferma una cronaca del secolo XV, esistente nel Museo Correr, e citata dal Cicogna nella sua lettera al prof. Paravia in data 13 giugno 1854, col titolo: <em>Del preteso sepolcro in Venezia di Francesco Carmagnola<\/em>. Vedi la <em>Rivista Contemporanea<\/em> di Torino dell&#8217;anno medesimo. Che poi il <strong>Carmagnola<\/strong> fosse sepolto ai Frari \u00e8 detto anche nei <em>Misti del Consiglio dei X<\/em> (Vol . XI, Pag. 41 ). Il <strong>Cicogna<\/strong> nella lettera citata dimostra l&#8217;errore di coloro che vogliono essere stato deposto il corpo del <strong>Carmagnola<\/strong> in quel cassone di legno posto in chiesa di <em>Santa Maria Gloriosa dei Frari<\/em>, sopra la porta laterale che mette nel chiostro, e prova, come prima aveva notato il <strong>Sansovino<\/strong> nella sua Venezia, racchiudere invece quel cassone le spoglie del conte <strong>Luigi dalla Torre<\/strong> ucciso in barca il primo agosto 1549, ad archibugiate, dai fratelli <strong>Tristano<\/strong>, <strong>Nicol\u00f2<\/strong>, e <strong>Giovanni Savorgnan<\/strong>. Segue poi a raccontare come, raccoltasi apposita commissione il 24 febbraio 1854, venne aperto il cassone, e vi si trov\u00f2 fra la sabbia un avanzo di cadavere umano con capelli ancora di color biondo, con vesti eleganti secondo il costume del secolo XVI, e senza alcuna traccia che la testa fosse stata recisa a colpi di mannaja o d&#8217;altro strumento. Ci\u00f2 mi venne confermato altresi da un vecchio prete, sacrista, se non erro, della chiesa. F\u00e5 meraviglia come il <strong>Zanotto<\/strong> nella sua <em>Storia della Repubblica di Venezia<\/em> abbia perseverato, anche dopo la pubblicazione della lettera del <strong>Cicogna<\/strong>, negli antichi errori, gi\u00e0 dal Cicogna vittoriosamente confutati.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giuseppe Tassini. Alcune delle pi\u00f9 clamorose condanne capitale.&nbsp; (VENEZIA, Premiata tipografia di Gio. Cecchini 1866)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesco da Bussone detto il Carmagnola, condottiero, traditore della Repubblica (1432)1 Francesco Bussone, detto Carmagnola dal luogo di sua nascita, trasse l&#8217;origine da povera e vile famiglia2. Datosi giovanetto al mestiere dell&#8217;armi, vi progredi in modo da rendersi il principale sostegno del trono di Filippo Maria Visconti, duca di Milano3. 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