{"id":2358,"date":"2023-06-25T05:33:40","date_gmt":"2023-06-25T05:33:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=2358"},"modified":"2023-06-25T06:21:54","modified_gmt":"2023-06-25T06:21:54","slug":"chiesa-e-monastero-del-corpus-domini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=2358","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero del Corpus Domini"},"content":{"rendered":"\n<h3>Chiesa del Corpus Domini. Monastero di Monache Domenicane. <em>Chiesa e Monastero demoliti<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto abbiamo di notizie circa l&#8217;origine dell\u2019illustre <em>Monastero del Corpo di Cristo<\/em>, tutto lo dobbiamo alla diligenza di <strong>Bartolomea Riccobona<\/strong>, che in una sincera cronaca tesse la fondazione, ed i progressi di esso insieme con le memorie di molte virtuose monache che con lei professarono vita religiosa in questi chiostri. Tali ne furono dunque i principi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lucia<\/strong> nata in Venezia dalla nobilissima famiglia <strong>Tiepolo<\/strong> circa il principio del secolo XlV lasci\u00f2 il mondo prima di conoscerlo, essendosi nell\u2019undecimo anno dell\u2019et\u00e0 sua vestita dell\u2019abito di Sant\u2019Agostino nel <em>Monastero di Santa Maria degli Angeli di Murano<\/em>, ove religiosamente visse per trentaquattro anni. Destinata poi malgrado la sua ripugnanza dal Vescovo di Torcello in Abbadessa del <em>Monastero dei Santi Filippo e Giacomo d\u2019Ammiano<\/em>, lo govern\u00f2 lodevolmente per tre anni, nel qual tempo, mentre con calde lagrime, e fervorose preghiere implorava di conoscere, ed eseguire il Divino beneplacito, vide un giorno assorta in estatica contemplazione il divino Redentore grondante sangue, e coronato di spine, il quale le impose di dover ad onore, e sotto l\u2019invocazione del suo corpo instituire in Venezia un monastero di monache. Attonita a tal comando la pia vergine, e fra il timore, e la consolazione riguardando s\u00e9 stessa e la sua povert\u00e0 sent\u00ec confortarsi all&#8217;impresa dal Redentore, che mostrandole le cicatrici dei chiodi, e promettendole la sua assistenza disparve. Si replic\u00f2 nelle due susseguenti notti la stessa visione; perci\u00f2 ubbidiente la buona abbadessa si port\u00f2 in Venezia dal piissimo Patriarca di Grado <strong>Francesco Querini<\/strong>, ed espostagli per ordine l\u2019apparizione, ed il comando, fu da lui vie pi\u00f9 animata ad intraprendere la grande opera con la sicurezza, che Dio non sarebbe mai per mancare, alle sue promesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incoraggiata <strong>Lucia<\/strong> dai consigli del santo uomo, chieste prima, ed ottenute le opportune facolt\u00e0 e di abbandonare il <em>Monastero d\u2019Ammiano<\/em>, e di poterne fabbricare un nuovo in Venezia, si ritir\u00f2 in una casa privata, ove stette per sei anni con fiducia attendendo gli aiuti della Provvidenza divina. Ritrovato poi nell\u2019estremo angolo della citt\u00e0 un sito detto <em>Cao de Zirada<\/em>, anticamente, destinato alla fabbrica dei vascelli, quello destin\u00f2 per piano dei nuovi chiostri, per la di cui compera offersero spontaneamente il prezzo alcune nobili vedove, che se le erano esibite compagne nel santo proposito. Ma mancando esse poi all\u2019impegno (di che ne furono ben presto con funesta morte dalla divina giustizia punite) convenne, che la povera vergine con alcuni pochi soldi da lei raccolti mendicando, nel che era perita, comprasse il sito, e vi disponesse un&#8217;angusta chiesa di tavole sotto l\u2019invocazione del <em>Corpo di Cristo<\/em>. Vi aggiunse accanto alla chiesa un pio mercante per nome <strong>Francesco Rabia<\/strong> sette celle, nelle quali and\u00f2 a chiudersi la buona <strong>Lucia<\/strong> con un\u2019altra compagna, vestite dell\u2019abito di San Benedetto, e con due femmine secolari; e quivi persever\u00f2 costante per ventotto anni non mai mancando della concepita speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ardeva in quei tempi fierissima guerra tra le Repubbliche di Venezia e di Genova, e gi\u00e0 l\u2019esercito genovese, acquistata Chioggia, minacciava da vicino la veneta libert\u00e0, di che angustiato il buon mercante <strong>Rabia<\/strong> promise a Dio con voto solenne, che fabbricherebbe di pietre la <em>Chiesa del Corpo di Cristo<\/em>, subito le afflitte cose dei veneziani prendessero respiro. Vinti dunque poco dopo i nemici genovesi, e riconciliatesi con la pace le due Repubbliche, si port\u00f2 <strong>Francesco<\/strong> a misurare il sito dell&#8217;ideata chiesa; a cui and\u00f2 incontro <strong>Lucia<\/strong>, e il Signore, gli disse, mi ha dimostrato in visione la tua persona come fondatore della chiesa, e mi ha palesato pure chi dovr\u00e0 fabbricarmi il monastero, in cui io stessa (era allora ottuagenaria) vedr\u00f2 oltre sessanta monache dedicate al Divino servizio. Fu un tal vaticinio deriso dal buon mercante come un delirio della vecchiaia; ma l\u2019esito prov\u00f2 ben presto la verit\u00e0 della rivelazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla grande intrapresa aveva Iddio destinate due savie vergini, nate in Venezia di civili ed onesti genitori, <strong>Facio Tommasini<\/strong>, ed <strong>Elisabetta Contarini<\/strong>, i quali chiamati in et\u00e0 ancor fresca a migliore vita lasciarono le due figlie insieme con il loro fratello <strong>Tommaso<\/strong> all\u2019educazione e custodia di <strong>Matteo Paruta<\/strong> loro parente. Si addoss\u00f2 egli l&#8217;intera cura dei tre orfani, che da <strong>Margarita<\/strong> di lui moglie piissima matrona furono con tale diligenza educati nel timore di Dio, e nella Scienza dei Santi, che nel fiore di loro adolescenza (toccando appena <strong>Elisabetta<\/strong> la maggiore il XV ed <strong>Andriola<\/strong> l\u2019XI anno dell\u2019et\u00e0) protestarono apertamente di non volere altro sposo che Ges\u00f9 Cristo. Questo ardente desiderio palesarono le buone verginelle al loro confessore, che era il Beato <strong>Giovanni dei Domenici<\/strong>, allora <em>Lettore nel Convento dei Santi Giovanni e Paolo<\/em>, da cui furono confortare a prendere l\u2019abito religioso nel <em>Monastero di Sant\u2019Andrea<\/em>, che fioriva allora in grande fama di regolare osservanza. Non si sentirono le buone donzelle nel loro interno rese quiete dai consigli del santo uomo, e rese poi per divina rivelazione certe dell\u2019erezione di un nuovo monastero, replicarono ad esso le loro istanze, il quale eccitato pure da un\u2019altra vergine d\u2019esimia piet\u00e0 alla grande opera, dopo aver con digiuni e fervorose preghiere implorata la divina assistenza, si determin\u00f2 a promuovere la fondazione di un <em>Monastero di Religiose Domenicane<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre dunque andava il venerabile uomo maturandone i mezzi, ebbe l\u2019incontro di vedere il piccolo luogo del Corpo di Cristo, ove abboccatosi con la fondatrice <strong>Lucia<\/strong> facilmente l\u2019indusse a mutare la regola di San Benedetto nell\u2019istituto dei Predicatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 fatto si port\u00f2 il Beato <strong>Giovanni<\/strong> a Perugia, ove risedeva allora la Corte Romana, per impetrare dal Sommo Pontefice <strong>Bonifacio IX<\/strong> la facolt\u00e0 di fondare il nuovo monastero. Con quali prodigi di suprema beneficenza accompagnasse Dio il viaggio del santo uomo, e con quanta celerit\u00e0 si compisse la fabbrica progettata, meglio \u00e8 intenderlo alla relazione, che egli ne scrisse a <strong>Tommaso Tommasini<\/strong>, fratello delle sopra lodate vergini, e che di gi\u00e0 aveva professata la regola dei Predicatori, reso poi celebre per le varie dignit\u00e0 vescovili da lui sostenute e per le grandi imprese da lui operate in servigio di Santa Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Furono dirette le lettere della fondazione segnate da Papa <strong>Bonifacio IX<\/strong> nel giorno 20 di gennaio dell\u2019anno 1394 al Vescovo di Caorle, il quale con autorit\u00e0 di Commissario Apostolico soppresse nel nuovo <em>Monastero del Corpo di Cristo<\/em> l&#8217;istituto di San Benedetto, e vi istitu\u00ec quello dei Predicatori, del che lo stesso Pontefice ne rese consapevole con sua precisa Bolla la nuova destinata Priora <strong>Lucia Tiepolo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu ricevuto poi il monastero nella giurisdizione dell&#8217;Ordine Domenicano dal Beato <strong>Raimondo da Capua<\/strong>, allora Priore Generale dell\u2019Ordine, che per il buon governo d\u2019esso vi stabil\u00ec ottime regole approvate poi nell\u2019anno 1398 dallo stesso Pontefice <strong>Bonifacio IX<\/strong>. Ci\u00f2 eseguito, e disposte ad intero compimento le interne fabbriche del monastero, furono in esso nel giorno festivo dei Santi Apostoli Pietro e Paolo dall\u2019anno 1395 introdotte ventisette donne d\u2019esimia virt\u00f9 alle quali il Beato G<strong>iovanni de Domenici<\/strong> dopo di aver offerto a Dio il salutare sacrificio, diede il sacro abito dell&#8217;Ordine Domenicano, ed istitu\u00ec prima priora la benemerita fondatrice <strong>Lucia Tiepolo<\/strong>, a cui consegn\u00f2 le chiavi del monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La premura ammirabile, che si aveva di venire ad aggregarsi ad una comunit\u00e0 angelica, fece che la buona Priora vedesse in&nbsp;breve tempo avverata la rivelazione fattale, contando nel secondo anno di suo governo settantadue religiose, che sotto la sua direzione professarono la primitiva regola di Sant\u2019Agostino secondo lo spirito, e le costituzioni di San Domenico si videro ben presto fiorire la pi\u00f9 edificante regolarit\u00e0 ed una non ordinaria virt\u00f9 fra quelle religiose, il di cui fervore trasportandole ad austerit\u00e0 pericolose chiamava bene spesso la discretezza del direttore Beato <strong>Giovanni<\/strong> a moderarne gli eccessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era per\u00f2 considerato il nuovo convento in Venezia come un esemplare della perfezione religiosa, in cui affinch\u00e9 con pi\u00f9 fermezza si stabilissero, permise Iddio, che il loro buon Padre il Beato <strong>Giovanni<\/strong> dovesse assentarsi da Venezia, supplendo pe\u00f2 con efficacissime spirituali lettere a quei devoti discorsi, coi quali era solito animarle alla virt\u00f9. Quattro anni dopo lo stabilimento del monastero la sopra lodata <strong>Margherita Paruta<\/strong> rimasta vedova destin\u00f2 di scegliersi fra questi chiostri un pi\u00f9 nobile e durevole Sposo, a cui offerse se stessa, e tutte le sue sostanze, colle quali fu dilatato il chiostro, ed essa accolta con allegrezza dalle monache quale madre, fu (bench\u00e9 contra sua voglia) destinata Vicaria all\u2019assistenza della buona Priora, la quale dopo aver governato per ben vent\u2019anni la numerosa comunit\u00e0 pass\u00f2 al premio di sue fatiche, contando oltre cento anni dell\u2019et\u00e0 sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piansero le monache al passaggio dell\u2019amorosa loro madre: ma nel vedere il di lei volto improvvisamente rifiorire d\u2019una vaghezza prodigiosa e giovanile, mutarono le lagrime in giubilo, e si sentirono da&nbsp;straordinaria mutazione eccitare nell\u2019interno alla costanza nella regolare disciplina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa preziosa morte fu susseguita quattro anni dopo da altra consimile di <strong>Paola<\/strong> Madre del Beato <strong>Giovanni <\/strong>di<strong> Domenico<\/strong>, gi\u00e0 da <strong>Gregorio XII<\/strong> annumerato nel sacro Collegio dei Cardinali. Rimasta la buona donna nel fiore di sua et\u00e0 vedova per la morte di <strong>Domenico<\/strong> suo marito, attese ad educare nelle massime della cristiana perfezione <strong>Giovanni<\/strong> suo figlio, natole dopo i funerali del Padre; e corrispondendo egli alle pie materne istruzioni, si rallegr\u00f2 la pia genitrice di vedere sacrificato a Dio nell\u2019Ordine dei Predicatori quell\u2019unico figlio, che doveva essere il sostegno di sua vecchiezza. Per di lui impulso poi li chiuse essa (contando di sua vita cinquanta otto anni) nel <em>Monastero Veneziano del Corpo di Cristo<\/em>, ove fatta religiosa professa visse in un continuato esercizio di virt\u00f9 e mor\u00ec ottuagenaria nel giorno 6 di marzo dell\u2019anno 1416.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Monastero frattanto, che dalla liberalit\u00e0 Apostolica del Pontefice <strong>Gregorio XII<\/strong> era stato soccorso con ecclesiastiche pensioni, rest\u00f2 nell\u2019anno XlV dopo la sua fondazione dalla violenza d\u2019un turbine in gran parte conquassato. Onde per facilitarne il risarcimento nell&#8217;anno 1427, Papa <strong>Martino V<\/strong> concesse spirituali indulgenze a chiunque con pie elemosine accorresse a soccorrerlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Succedette a <strong>Martino V<\/strong> nella Sede di San Pietro <strong>Eugenio IV<\/strong> il quale dopo di avere nell\u2019 anno 1434, arricchita la <em>Chiesa del Corpo di Cristo<\/em> di spirituali indulgenze, confermo poi, ed aument\u00f2 nell\u2019anno susseguente tutti i privilegi gi\u00e0 concessi al monastero dal suo precessore <strong>Bonifacio IX<\/strong>. Perch\u00e9 per\u00f2 al numero delle monache, che andava sempre crescendo, vi fossero gli opportuni edifici, anche per i casi di loro malattie, il gi\u00e0 lodato <strong>Tommaso Tommasini<\/strong>, Vescovo allora di Feltre e di Belluno, vi fece a proprie spese nell\u2019 anno 1436 innalzare una assai comoda infermeria, e benefic\u00f2 poi con atti di particolare affetto questo monastero, nella di cui chiesa volle essere sepolto. Nello stesso tempo incirca, in cui le interne abitazioni delle monache andavano aumentandosi per la piet\u00e0 dei fedeli, <strong>Fantino Dandolo<\/strong>, allora celebre Senatore, e poi piissimo Vescovo, determin\u00f2 di render pi\u00f9 capace, ed adorna la troppo angusta chiesa. Perci\u00f2 diroccate le vecchie muraglie, dispose una nuova fabbrica di pi\u00f9 ampio giro, e perfezionatala nel termine di quattro anni, per renderla nel suo interno decorosa ottenne, che nel giorno 12 di luglio dell\u2019anno 1444 fosse consacrata per mano del Vescovo di Castello San <strong>Lorenzo Giustiniano<\/strong>, di cui per la conformit\u00e0 delle virt\u00f9 possedeva la pi\u00f9 cordiale amicizia; <em>come fu consacrata la chiesa<\/em> (cosi scrive la sopra lodata <strong>Riccoboni<\/strong> nella sua Cronaca) <em>Ges\u00f9 Cristo permise, che egli<\/em> (<strong>Fantin Dandolo<\/strong>) <em>fosse pronunciato Arcivescovo di Candia; al che egli fece grande resistenza; ma volendo il Santo Padre<\/em> (Eugenio IV) <em>che ad ogni modo lo dovesse essere, come figlio d\u2019ubbidienza accett\u00f2 nel giorno 13 di settembre, e add\u00ec 20 di febbraio fu consacrata nella nostra Chiesa del Corpo di Cristo per mano del Reverendissimo allora Vescovo, poi Patriarca di Venezia, e dei Vescovi di Ferrara, e di Jesolo con grande di devozione e solennit\u00e0.<\/em> Beneficata poi con nobilissimi doni questa chiesa volle l\u2019ottimo Prelato in essa essere sepolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto il sopra lodato Vescovo <strong>Tommasini<\/strong>, a cui erano sommamente a cuore i vantaggi di questo monastero, preg\u00f2 istantaneamente il Pontefice <strong>Eugenio IV<\/strong> (di cui con la prudenza nel maneggio di gravi affari li aveva conciliata la benevolenza) a voler al <em>Monastero del Corpo di Cristo<\/em> unire, e soggettane la <em>Chiesa Parrocchiale di Santa Lucia<\/em>, il di cui Piovano oppresso dagli anni, e da continue malattie, si era reso inabile a governarla. Accolti dal Pontefice i desideri del buon Prelato, ne commise l\u2019esecuzione al Vescovo di Treviso, affinch\u00e9 al caso di morte, o di partenza dell\u2019attuale Piovano ponesse in possesso della <em>Chiesa Parrocchiale di Santa Lucia,<\/em> e delle dipendenze di essa l\u2019attuale Priora del <em>Monastero del Corpo di Cristo<\/em>. Morto dunque non molto dopo il vecchio Piovano, prese a nome del monastero il possesso della vacante <em>chiesa di Santa Lucia<\/em> il Procurator delle Monache <strong>Nicol\u00f2 Priuli<\/strong>, nella festiva giornata di San Giacomo Maggiore Apostolo nell\u2019 anno 1444. e ne conservarono le Priore l\u2019amministrazione e la cura fino all\u2019anno 1476, in cui pass\u00f2 la chiesa stessa al dominio delle Monache dell\u2019Annunziata, dette poi <em>di Santa Lucia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto la direzione dunque dei Padri Domenicani andarono continuando le monache, finch\u00e9 dopo i principi del secolo XVI, essendo insorte a turbare l\u2019interna pace del monastero gravi discordie fra la priora e le monache, credette opportuno il Pontefice <strong>Clemente VII<\/strong>, nell\u2019anno 1534, di comandare a <strong>Girolamo Aleandro<\/strong>, Arcivescovo di Brindisi, e suo Nunzio in Venezia, che esimere dovesse il <em>Monastero del Corpo del Signore<\/em> da qualunque giurisdizione e cura dell&#8217;Ordine Domenicano, e soggettarlo immediatamente alla Sede Apostolica, i di cui Legati residenti in Venezia avere ne dovessero la soprintendenza e il governo, che poi Papa <strong>Pio IV<\/strong>, ad istanza del Senato Veneto con suo diploma segnato nel giorno 8 di maggio trasfuse nei Patriarchi di Venezia, alla autorit\u00e0 dei quali tuttavia \u00e8 soggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrisse con molta lode di questo monastero, Sant\u2019<strong>Antonino<\/strong> Arcivescovo di Fiorenza nella terza Parte della sua Istoria, ove si gloria d\u2019essere stato discepolo del Beato <strong>Giovanni dei Domenici<\/strong>, illustre fondatore di esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le molte reliquie, di cui \u00e8 ricca questa chiesa, si venera con maggiore e pi\u00f9 antica venerazione la mano di Santa Veneranda Vergine e Martire, a di cui onore fu istituita in questa chiesa una pia Confraternita di devote persone. (1)<\/p>\n<p><strong>Festa del Corpus Domini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Nel 1806, dal governo italico vennero quivi concentrate le monache di Santa Maria del Rosario presso San Martino e parte anche di quelle del Sepolcro. Per i cambiamenti poi avvenuti nel 1810 la chiesa ed il monastero furono soppressi, e pochi anni dopo del tutto demoliti e ridotti ad una privata abitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">La chiesa di tempo in tempo adornata dall&#8217;alto al basso di eccellenti pitture andava segnalata per la funzione che si celebrava nel dopo pranzo del giorno del Corpus Domini. La mattina di quel giorno sino al 1454 si eseguiva la processione del Corpus Domini intorno la piazza San Marco, al modo di tutto il resto del mondo cattolico, e per quanto dur\u00f2 la Repubblica riusciva soprammodo magnifica. Le sei scuole grandi facevano pompa in essa delle ricchezze loro. Accompagnavano la processione le scuole anche del Santissimo Sacramento, i regolari, le congregazioni dei preti, i canonici delle chiese di San Marco e di San Pietro di Castello; indi procedeva l&#8217;intero senato, ogni membro del quale teneva al lato destro un poverello e largamente lo donava a similitudine di quanto nei tempi passati si faceva coi pellegrini i quali giungevano in questa stagione in Venezia affine di passare alle Terre Sante. Alla testa del senato era il doge; recava il patriarca il Sacramento sotto il baldacchino sostenuto da sei cavalieri della stola d&#8217;oro, ed in vicinanza stavano i vescovi suffraganei al patriarca residenti nell&#8217;estuario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Terminata cos\u00ec magnifica funzione della mattina era riservata la veneta piet\u00e0 a questa del Corpus Domini per dopo pranzo. Non appena si fond\u00f2 il monastero e si istituit\u00ec la confraternita dei nobili, della quale pi\u00f9 sopra abbiamo ricordato il locale, cominci\u00f2 assai subito l&#8217;anno suo ottavario coll&#8217;andare processionalmente il dopo pranzo del d\u00ec del Corpus Domini alla parrocchiale di San Geremia alfine di levare la Sacra Ostia e portarla a questa chiesa del Corpus Domini dove restava per otto giorni successivi esposta alla venerazione dei fedeli. Poi, nel vespro dell&#8217;ultimo giorno, si riportava alla chiesa di San Geremia. La processione del primo giorno si componeva di tutti i parrochi della citt\u00e0 non che della detta confraternita del Corpus Domini, alla quale in quel giorno venivano associati tutti i giovani patrizi che nell&#8217;anno avevano assunta la toga ed i senatori ultimamente eletti. Tutti questi accompagnavano la Sacratissima Ostia portata da un vescovo dei vicini paesi. Vi intervenivano altres\u00ec le sei scuole grandi ed era anzi in quell&#8217;incontro che facevano singolar pompa delle primarie loro cariche. Prima che fosse instituita la processione della mattina interveniva il doge a questa della sera ed il patriarca portava il Santissimo; ma indi a poi fu sostituito un procuratore e due consiglieri affinch\u00e9 sostenessero il decoro della pubblica maest\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Terminate le sacre funzioni di quel giorno aveva luogo il cos\u00ec detto <em>Fresco<\/em>, cio\u00e8 la corsa marittima delle condolette di tutti i facoltosi che si adunavano lungo questo braccio del grande canale affine di vedere la processione menzionata. Ancora rimangono alcune vestigia di tale fresco. (2)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Entrando per la porta maggiore a mano sinistra di vede <em>San Domenico, che getta i libri al fuoco<\/em> opera delle singolari di <strong>Sebastiano Ricci<\/strong>. Segue un quadro con la <em>Madonna e San Pio V<\/em>, opera del <strong>Formatti<\/strong>. Si vede poi la tavola dell&#8217;Altare con la <em>Madonna nell&#8217;alto San Domenico e Sant&#8217;Antonio<\/em> delle migliori di <strong>Antonio Zanchi<\/strong>. Passato l&#8217;altare vi era un\u2019altra <em>Madonna<\/em>, che apparisce al <em>transito di San Domenico del Patriani<\/em>. La tavola, che segue con la <em>Sacra famiglia<\/em> \u00e8 opera di <strong>Antonio Molinari<\/strong>, ed il quadro pure con la <em>Vergine<\/em> vari santi tra i quali <em>San Domenico di Soriano<\/em> \u00e8 dello stesso autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Segue la tavola del <em>Cristo morto con le Marie<\/em> ed un angioletto in aria, ed \u00e8 opera rara, e preziosa di <strong>Francesco Salviati<\/strong>. La tavola dell&#8217;altare maggiore col <em>Padre Eterno, e molti Angeli<\/em> \u00e8 di <strong>Matteo Ingoli<\/strong>. I due quadri ai lati cio\u00e8 uno col <em>moltiplico del pane, e del pesce<\/em>, e nell&#8217;altro le <em>Nozze di Canna<\/em> in Galilea sono opere delle pi\u00f9 belle di Bartolomeo Scaligero. Vi sono dello stesso autore due quadri corrispondenti l&#8217;uno sopra la porta della Sagrestia, e l&#8217;altro sopra l&#8217;altra cio\u00e8 <em>Cristo al pozzo con la Sammaritana<\/em>, ed <em>altra storia pure di Cristo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Segue un quadro in due comparti ai lati dell&#8217;altare del Crocifisso nell&#8217;uno vi era la <em>comunione degli Apostoli<\/em> nell&#8217;altro e rappresentata la <em>stanza della cena<\/em> con una scala, che ivi conduce nella quale stanza si vedono alcuni Apostoli, che si levano, ed alcuni ferventi, che sparecchiano le tavole; opera bella, e bizzarro ritrovato di <strong>Sebastiano Ricci<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Vi \u00e8 poi la tavola con <em>San Pietro Martire e i Santi Nicol\u00f2 ed Agostino<\/em> con un angioletto sedente, che accorda un liuto opera delle squisite del <strong>Conegliano<\/strong>, \u00e8 qui degna da osservarsi la vaghezza del colorito di questa pittura, che fu fatta circa il principio del 1500, a differenza d&#8217;altre molte, che si vedono in questa chiesa che furono fatte centottanta anni dopo, e sono in comparabilmente pi\u00f9 nere, e sporche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">Segue la tavola dei <em>Re Magi<\/em> opera delle belle del <strong>Palma<\/strong>. Si trova poi la tavola di <em>Santa Veneranda con le Sante Maddalena, Agnese, Lucia<\/em>, ed altre con due angeli, che suonano il liuto, opera di <strong>Lazaro Sebastiani.<\/strong> Dai lati della porta maggiore vi sono due quadri l&#8217;uno alla destra uscendo con un miracolo di <em>San Domenico<\/em> opera del <strong>Lazarini<\/strong> contigua a quello di <strong>Sebastiano Ricci<\/strong>; l&#8217;altro alla sinistra pure con <em>San Domenico<\/em> opera di <strong>Francesco Pittoni<\/strong>. Di sopra poi vi era un gran quadro con la storia dell&#8217;<em>arca del vecchio testamento<\/em>, opera celebre di <strong>Antonio Molinari<\/strong>. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiesa del Corpus Domini. Monastero di Monache Domenicane. Chiesa e Monastero demoliti Storia della chiesa e del monastero Quanto abbiamo di notizie circa l&#8217;origine dell\u2019illustre Monastero del Corpo di Cristo, tutto lo dobbiamo alla diligenza di Bartolomea Riccobona, che in una sincera cronaca tesse la fondazione, ed i progressi di esso insieme con le memorie [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":23687,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[10,99],"tags":[311,312,303,141],"class_list":{"0":"post-2358","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-chiese","8":"category-monasteri","9":"tag-chiesa-del-corpus-domini","10":"tag-monastero-del-corpus-domini","11":"tag-parrocchia-di-san-geremia","12":"tag-sestiere-di-cannaregio"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Corpus-domini.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2358","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2358"}],"version-history":[{"count":33,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2358\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":101772,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2358\/revisions\/101772"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/23687"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2358"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2358"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2358"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}