{"id":23510,"date":"2017-12-04T21:44:54","date_gmt":"2017-12-04T21:44:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=23510"},"modified":"2024-03-26T16:05:11","modified_gmt":"2024-03-26T16:05:11","slug":"famiglia-polo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=23510","title":{"rendered":"La famiglia Polo"},"content":{"rendered":"<h3>La famiglia Polo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La famiglia <strong>Polo<\/strong>, delle antiche veneziane patrizie, derivava dalla Dalmazia e propriamente da <em>Sebenico<\/em>. Due ne erano i rami in Venezia nel secolo XIII; l&#8217;uno abitava nella contrada di <em>San Felice<\/em>, dalla quale pass\u00f2 poi a <em>San Giovanni Grisostomo<\/em>; e l&#8217;altro abitava a <em>San Geremia<\/em>. La famiglia dei celebri viaggiatori <strong>Nicol\u00f2<\/strong>, <strong>Matteo<\/strong> e <strong>Marco<\/strong> era questa di <em>San Giovanni Grisostomo<\/em>. Le brevi notizie che la riguardano vengono tratte dalle belle memorie dateci da <strong>Emmanuele Cicogna<\/strong> nell&#8217;illustrare l&#8217;iscrizione posta sulla sepoltura di <strong>Nicol\u00f2 Polo<\/strong>, gi\u00e0 esistente nella <em>chiesa di San Lorenzo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nicol\u00f2<\/strong> e <strong>Matteo Polo<\/strong>, figli di <strong>Andrea,<\/strong> partirono da Venezia nel 1250 e recatisi a Costantinopoli ed aumentate col traffico le ricchezze andarono nel mar Maggiore. Comperate ivi gioie di gran prezzo fecero vela per <em>Soldadia<\/em> dove dimorarono fino al 1260 in cui si recarono alla citta di <em>Bolgari<\/em>, residenza del gran <strong>Can dei Tartari<\/strong> occidentali. A lui donarono le gioie portate ed egli li retribu\u00ec col doppio del valore di esse. Stettero un anno in quel paese; ma insorta guerra tra quel <strong>Can<\/strong> e l&#8217;altro di Persia, ovvero dei Tartari orientali, si portarono a <em>Bockara<\/em> citt\u00e0 dell&#8217;Asia media, donde nel 1264 si allontanarono, dopo un anno di cammino giunsero a <em>Chemenf\u00f9<\/em> alla corte di <strong>Cublai<\/strong> il quale li ricevette con molta cortesia. Ma partiti pure di li nel seguente anno 1266, vennero ad <em>Acri<\/em> nel 1269 ed alla fine di quell&#8217;anno rividero la patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nicol\u00f2<\/strong> ebbe trovata la moglie morta che gli aveva lasciato il figliuolo di 19 anni di nome <strong>Marco<\/strong>, di cui rimasta era gravida al tempo della partenza del marito. Non pi\u00f9 rimasero che due anni in Venezia quei due viaggiatori, e nel 1271, insieme col giovane <strong>Marco<\/strong>, partirono di nuovo traversando l&#8217;Armenia e giungendo a <em>Chemenf\u00f9<\/em> nel 1275.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<strong> Cublai<\/strong> li rivide con molto piacere e specialmente il giovane <strong>Marco<\/strong> cui venne brevemente esperto nei costumi dei Tartari ed in quattro linguaggi differenti. Divenuti straricchi quei viaggiatori vollero tornare alla patria. Invano l&#8217;imperatore tentava adescarli con l&#8217;aumento degli emolumenti e delle cariche che, non potendo pi\u00f9 resistere alle loro istanze, li onor\u00f2 di molte commissioni per principi vari fece loro preparare 14 navi ricche di gente e di roba. Cosi i <strong>Polo<\/strong> si misero in viaggio dal <em>Cattaio<\/em> al fine del 1291 od al principio del 1292 e dopo vari giri pervennero a Venezia nel 1295, nessuno pi\u00f9 li riconosceva: tanto gli stenti o gli anni gli avevano mutati nel linguaggio e nel volto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed a due differenti aneddoti diede origine il modo del manifestarti dei <strong>Poli<\/strong> ai famigliari. Il primo \u00e8 che recatisi all&#8217;abitazione a <em>San Giovanni Crisostomo<\/em> imbandissero un magnifico banchetto e che al momento del sedere comparissero tutti e tre in gran veste talare di raso chermisi, la quale, dopo lavate le mani, facessero in pezzi e distribuissero ai servitori. Indossato un altro abito di damasco il divisero pure tra i servi, e lo stesso fecero con un altro di velluto sostituendolo al fine con il vestito comunale. Ognuno pu\u00f2 credere quanta meraviglia ci\u00f2 destasse nei circostanti; ma pi\u00f9 crebbe la meraviglia allorch\u00e9 essendo levata la mensa <strong>Marco Polo<\/strong> prese gli abili sdrusciti coi quali egli, insieme a <strong>Nicol\u00f2<\/strong> ad a <strong>Matteo<\/strong>, giunse a Venezia e scucitili ne trasse fuori copiosissime gemme. Non altro bisogn\u00f2 perch\u00e9 fossero riconosciuti e venerati. <strong>Matteo<\/strong>, come pi\u00f9 vecchio, innalzato venne a ragguardevole carica, e tutta la giovent\u00f9 visitava <strong>Marco<\/strong>, che per l&#8217;esaltare che faceva i milioni del gran Can fu cognominato <strong><em>Marco Milioni<\/em><\/strong>, onde il sito della casa dove abitava si appella tuttavia <em>Corte dei Milioni<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo aneddoto cui diede origine un tale riconoscimento si \u00e8 che essendosi dato dalla moglie di <strong>Matteo<\/strong> ad un povero dei cenciosi vestimenti coi quali i viaggiatori giunsero a Venezia, e nei quali erano cucite le gioie che seco loro avevano trasportate, <strong>Marco Polo<\/strong> come ci\u00f2 seppe, and\u00f2 sul ponte di Rialto e fingendosi pazzo volgeva una ruota dicendo: <em>El vegner\u00e0 se Dio vorr\u00e0<\/em>. Diffati dopo alcuni giorni in mezzo alla folla conobbe il suo vestimento adosso ad uno che si era fermato a vedere la sua pazzia. Avuta quindi da esso la veste e divulgatasi la nuova per la citt\u00e0 fu riputato savio e da tutti onorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 il governo per verit\u00e0 faceva poca stima di <strong>Marco<\/strong> merce che giunti i Genovesi con 70 galee fino all&#8217;isola di Curzola i nostri ne opposero loro altre 90 di una delle quali era <strong>Marco<\/strong> comandante sotto gli ordini del capitano generale <strong>Andrea Dandolo<\/strong>. Ed avvenuta la mischia, nella quale i Veneziani soccombettero, <strong>Dandolo<\/strong> e <strong>Marco Pol<\/strong>o, sebbene dagli altri abbandonati, continuarono valorosamente a combattere; ma oppressi dal numero, <strong>Marco<\/strong> rimase ferito ed entrambi furono fatti prigionieri. <strong>Dandolo<\/strong> ne mor\u00ec di dolore e <strong>Marco<\/strong> mandato a Genova (anno 1298) si mise a dettare la relazione dei suoi viaggi a pro di un suo amico che andava ogni giorno a visitarlo nella prigione e che si \u00e8 pubblicata poi con le stampe col titolo: <em>Del Milione di Marco Polo<\/em>. Conclusa la pace nell&#8217;anno appresso e ricuperata da <strong>Marco<\/strong> la libert\u00e0 torno a Venezia e presa moglie ne ebbe tre figliuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essendogli morto il padre <strong>Nicol\u00f2<\/strong>, lo fece seppellire nell&#8217;anziporta di <em>San Lorenzo<\/em> dove forse vennero sepolti e <strong>Matteo<\/strong> e <strong>Marco<\/strong> medesimo. La famiglia <strong>Polo<\/strong> si estinse in <strong>Marco Polo<\/strong> che nel 1\u041718 mor\u00ec essendo castellano di Verona. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Ermolao Paoletti. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La famiglia Polo La famiglia Polo, delle antiche veneziane patrizie, derivava dalla Dalmazia e propriamente da Sebenico. 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