{"id":22523,"date":"2017-06-08T16:11:50","date_gmt":"2017-06-08T16:11:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=22523"},"modified":"2017-06-08T16:11:50","modified_gmt":"2017-06-08T16:11:50","slug":"sala-dello-scrutinio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=22523","title":{"rendered":"Sala dello Scrutinio"},"content":{"rendered":"<h3>Sala dello Scrutinio<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">  Sino dai tempi della repubblica formava questa sala sola una cosa con quella del  maggior consiglio. In essa si eleggevano i 41 patrizi destinati per l&#8217;elezione del doge e che poi passavano in quella dal pregadi a nominarlo effettivamente; si facevano in essa gli scrutini per la nomina di alcune cariche ed essa a vari somiglianti oggetti era adoperata. Ebbe principio soltanto sotto la ducea di Francesco Foscari allorch\u00e9 si fece l&#8217;appendice alla fabbrica del Calendario; ma se soffri gli stessi incendi cui and\u00f2 soggetta la sala del gran consiglio ed i luoghi contigui, vanno per\u00f2 insieme con essi restaurata. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  Da questa aula cominciano propriamente a contarsi i fasti veneziani dipinti sulle tele che poi hanno un proseguimento nella mentovata sala del maggior consiglio. Le nostre osservazioni, in questa dello Scrutinio, cominceranno dal capo della sala occupato dalla tela del finale giudizio di Jacopo Palma dove sotto la repubblica stava il trono ducale ed i seggi per la signoria. Grande maestria pales\u00f2 Palma in vero in si ampia tela, sebbene non abbia saputo evitare una confusione negli aggruppamenti delle figure ed una monotonia nelle linee da varo formate. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  Osservato che si abbia il finale giudizio, per vedere con regolarit\u00e0 i quadri onde le altre pareti sono rivestite, \u00e8 mestieri di condurci all&#8217;estremit\u00e0 del <em>lato sinistro <\/em> ed esaminare nel I quadro l&#8217;assedio dato da Pipino (anno 809) alla nascente citt\u00e0 di Venezia. Fra le altre cause si debbono osservare in quel quadro gli assediati, che colle fionde lanciano pane nel campo nemico quasi a scherno del blocco con che Pipino voleva stringerli. Opera \u00e8 dessa di Andrea Vicentino, il quale pur fece il il quadro raffigurante il medesimo Pipino sconfitto dai Veneziani nel canal Orfano. Ivi scorgi il rompersi del ponte costruito dai Franchi sulle botti onde tragittare da Malamocco alle isole Realtine; ivi vedi la confusione della battaglia; ivi gran fuoco si palesa adoperato dal pittore, senza che sia tolta la maggior precisione e lo studio in ogni menoma parte. III. Dopo questo quadro Sante Peronde mostr\u00f2 il doge Domenico Michel, che spedito (anno 1123) con flotta numerosa a soccorrere i cristiani di Siria, incontra presso Jaffa la flotta del califo d&#8217;Egitto; l\u2019attacca e un fa grande scempio. Investito il pittore della forte azione la espresse con ogni evidenza, n\u00e8 obliava ci\u00f2 che accadde allora al generale Marco Barbaro, il quale, perduto combattendo lo stendardo della propria galea, s\u2019azzuff\u00f2 siffattamente coi nemici che di sua mano ne uccise il capitano, e svolto dal reciso capo il turbante, f\u00e8 con esso nuovo stendardo a cui nel mezzo segnava un cerchio coll\u2019istesso sangue dell\u2019ucciso nemico. Il perch\u00e9 la sua famiglia, chiamata diansi dei Magadesi, volle che si appallasae dei Barbari e che sostituisso nell&#8217;arma gentilizia il cerchio rosso alle tre rose d\u2019oro. IV. Succede a quest&#8217;azione la presa di Tiro avvenuta per opera del medesimo doge Domenico Michiel nel seguente anno 1124. Prevedendo l\u2019armata degli altri cristiani, stringente con l&#8217;assedio per terra quella citt\u00e0, dover arrivare una grand&#8217;oste condotta dal soldano di Damasco, mormorava contro i capi dicendo: che in quell\u2019incontro tutto il peso sarebbe caduto sopra di essa mentre i Veneziani tranquilli nei vascelli loro avrebbero avuto sempre il modo di ritirarsi in caso sinistro. A tali mormorazioni, punto il doge nell&#8217;amore, fece spogliar i vascelli dei remi, del timone, delle vele, ec., e caricata ogni cosa sul dorso dei marinai, disceso con essi a terra. Rendutosi al campo mostr\u00f2 sino a qual punto sapessero dimenticare i Veneziani la propria salvezza onde mostrare la fede loro e l&#8217;interesse per i pericoli degli alleati. A si fatta intrepidezza stordito tutto il campo, non consent\u00ec che fossero esposti a perire i vascelli al menomo soffio del vento; cosicch\u00e9 ritornatovi il doge cogli attrezzi, si rinnovarono con pi\u00f9 calore gli assalti di Tiro. Il pittore signific\u00f2 appunto il rendersi del doge al campo insieme ai marinai caricati degli attrezzi. Per verit\u00e0 somma armonia ottenne esso in questo dipinto; e Tiro che si riflette sull&#8217;onde, ed i principali, che bene si uniscono coi pi\u00f9 distanti oggetti, sono saviamente calcolati comunque si di leggeri non si palesino gli artifizi: vero scopo cui deve tendere l\u2019artista. Nel V ed ultimo quadro di questo lato sinistro \u00e8 spiegata la vittoria riportata da Giovanni e Rainieri Polani contra Ruggero Normanno re di Sicilia, il quale, dopo aver assediato Costantinopoli, aspirava all&#8217;interno dominio del greco imperio tenuto allora da Emmanuele. Avutosi ricorso da questi ai Veneziani depredarono essi la Sicilia, tolsero Corf\u00f9 a Ruggero, e presso la Morea incontratisi con l&#8217;armate di lui, accorsa alla difesa del proprio regno, la distrussero cosi che dovette ritirarsi in Sicilia e lasciar libero Emmanuele (anno 1148). La pittura \u00e8 di Marco di Vecellio, e chi considera alla malinconia dipinta sui volti degli schiavi, al nazionale carattere conservato a pieno in essi, ed a tutta la disposizioue delle cose in tanta brevit\u00e0 di spazio, vede certa cosa degna di un pensatore, n\u00e9 si di leggeri pu\u00f2 indursi ad accusare la scuola veneziana quasi sol atta alla verit\u00e0 delle tinte, e poco all&#8217;espressione, alla perfezione dei contorni ed a quello insieme che insaziabilmente fa amare un dipinto. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  All&#8217;incontro di tale vittoria, nel <em>destro lato <\/em> della sala, vedi il I quadra mirabile di Jacopo Tintoretto colla ricuperazione di Zara (anno 1346) quando, ribellatasi al Veneto dominio, si diede a Lodovico re d&#8217;Ungheria. N\u00e9 soggetto esser vi poteva di questo pi\u00f9 acconcio per sfogare il fervido genio del Tintoretto, sponendo tutti i violenti casi di una pugna in tal modo e con tanta diversit\u00e0 da rimaner pi\u00f9 stanchi che aver tutto contemplato. II. Andrea Vicentino pinse il quadro seguente sopra la finestra rappresentante la presa di Cattaro fatta nel 1378 da Vittore Pisani. Intanto che quell\u2019invitto capitano invigilava i Genovesi della parte del golfo onde avere in ogni caso pi\u00f9 facile il ritiro, pens\u00f2 di conquistar Cattaro, citt\u00e0 addetta al re d&#8217;Ungheria. Breve ne fu l&#8217;assalto, n\u00e9 lasciando tempo al presidio di ritirarsi nella cittadella, ogni cosa fu posta a sacco. III. Ma superava s\u00e9 stesso il medesimo pittore raffigurando tra le due finestre la vittoria dei Curzolari (anno. 1571), ovvero di Lepanto, ottenuta dalla repubblica unita ai principi confederati di Austria, di Spagna e d&#8217;Italia contro la possente armata di Selim imperatore dei Turchi. Posto il pittore nella necessit\u00e0 di schierare le due flotte, di esprimere la confusione messa in quella degli ottomani, la carneficina, il fumo, il mare coperto di cadaveri, tutto egli ha espresso con tanto di verit\u00e0 che ti par quasi essere nel mezzo della mischia. Opera per\u00f2 assai poco pregiata fece Pietro Bellotti nell&#8217;altro IV quadro, ove \u00e8 dipinta la demolizione di Margaritino fatta da Francesco Cornaro nel 1571. Pel terrore impresso nei Turchi dalla vittoria di Lepanto facilmente sarebbe stata anni annichilita la potenza loro se i Veneziani avessero trovato appoggio negli altri alleati. Tuttavolta non vollero perdere per s\u00e9 stessi il frutto della vittoria cercando di riconquistare le piazze perdute, tra le quali era appunto il castello di Margaritino sulla costa dell&#8217;Albania: castello demolito tosto che da essi fu preso. Nel V quadro, l&#8217;ultimo di questo destro lato, Pietro Liberi signific\u00f2 la vittoria dei Dardanelli avvenuta nel 1698. L\u2019armata veneziana, comandata da Jacopo Cornaro, si era situata fino all&#8217;imboccatura dallo stretto dei Dardanelli, predava tutti bastimenti carichi per Costantinopoli, e produceva una carestia in quella capitale senza che l&#8217;ammiraglio turco osasse uscire a battaglia. Presentatasi finalmente l&#8217;occasione, disfatte vennero le sultane turche, ed i Veneziani tornarono ancora ai Dardanelli, dove continuarono a crociare e ad incomodare la capitale. Per\u00f2 la pace di Carlowitz, stipulata in quell&#8217;anno tra le potenze europee col fine di conservare ad ognuna quanto allora occupava, fece cessare quella guerra che segn\u00f2 il confine della gloria veneta. Piacque a Liberi di mettere lontana la caccia data dai vascelli veneziani a quelli dei turchi onde far principale nel quadro piuttosto la ignuda figura di uno schiavo che ferisce un Turco per cui si suole il quadro appellare lo <em>schiavo del Liberi<\/em>. \u00c8 una di quelle licenze a cui si abbandonava di leggeri il XVII secolo, verso la fine specialmente. Perch\u00e9 un accessorio primeggiare? Per far pompa forse di bel nudo? Fosse pur bello il nudo non deve l\u2019artista far ci\u00f2 che sa ma ci\u00f2 che deve. <em>Non erat his locus <\/em> direbbe Orazio. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  Cosi i tre lati di questa sala sono esaminati. Il quarto lato, opposto a quello del finale giudizio, \u00e8 formato dalla facciata interna della porta principale. Offre quindi essa un grande arco eretto alla memoria del benemerito doge Francesco Morosini il Peloponnesiano nel 1694. Gregorio Lazzarini culla grazia solita del suo stile vi dipinse all&#8217;intorno sei quadri allegorici. Nel 1. espresse la Pace che corona la Difesa e la Costanza e da lungi la citt\u00e0 di Candia, nel 2. In Religione porgente stocco e pileo a Morosini; nel 3- il Merito che gli da quattro bastoni, cio\u00e8 i quattro gradi di onore accordatigli dalla repubblica; nel 4. la Morea che, presa da quel doge, viene da lui presentata a Venezia con Gaudio pure in distanza; nei 5. la Vittoria navale assisa sullo sperone di una galera e col motto: <em>Victoria Noturna Navalis<\/em>; nel 6. la Vittoria terrestre significata dal motto <em>Leucas et Nicopolis <\/em> che sta sullo scudo tenuto in mano dal doge. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  Veduti tutti i lati della sala giover\u00e0 riconoscere il <em>fregio superiore<\/em>, che al paro di quella del maggior consiglio \u00e8 compartito in vari ovali, ciascheduno dei quali contiene un ritratto dei dogi, meno per\u00f2 il lato che forma la testa della sala in cui vi sono i quattro evangelisti e quattro maggiori profeti. Il che come si abbia esaminato, passeremo ad osservare il complicato soffitto tutto adorno di ricchi intagli messi ad oro, e diviso in tre compartimenti: l\u2019uno nel mezzo e gli altri due laterali. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  A maggior chiarezza principieremo dal considerare il <em>compartimento del mezzo <\/em> di questo soffitto, passando poscia agli altri due. Cinque quadri compongono adunque quel medio compartimento: tre ovali e due in forma quadrata. Nel I, verso l&#8217;anzidetta porta principale, che \u00e8 ovato, fu dipinta da Andrea Vicentino la flotta veneziana, che spedita (anno 1098) alla prima crociata, viene a contesa con quella dei Pisani avviata poi medesimo oggetto, e presele alcune galee, le riduce in schiavit\u00f9 4.000 uomini. In uno spazio si breve come bene fece vedere quel pittore l\u2019unione delle due flotte attraverso una principale accanita zuffa tra i soldati delle due nazioni posti in sulla cima del proprio bastimento! Nel II quadro, che \u00e8 quadrato, Francesco Montemezzano espresse la rotta data ai Genovesi dai Veneziani comandati da Lorenzo Tiepolo, tra Tiro ed Acri (anno 1258), per lo possesso della chiesa di San Saba di Acri, da cui i Genovesi volevano escludere i Veneziani. Il quadro presenta appunto l\u2019entrar che fanno i Veneziani in quel tempio. E di un gran colorito fece pompa il Montemezzano in esso certamente. Nel III quadro, che \u00e8 ovato, figur\u00f2 Camillo Ballini la vittoria ottenuta da Marco Gradenigo e da Jacopo Dandolo a Trapani contro i medesimi Genovesi (anno 1265), i quali premurosi di aver l&#8217;impero del mare, pur vagheggiato dai Veneziani non lasciavano mai quieti gli emuli loro. Laonde, incontratesi le due armate all&#8217;altezza di Trapani, con sommo accanimento tendevano a distruggersi; ma la vittoria fu dei Veneziani che, della 34 galee genovesi, 24 ne presero, le altre sommersero e passarono tutto l\u2019equipaggio genovese, a riserva di 2500 prigionieri, a fil di spada. Il campo di questo quadro, non che altro, dovrebbe assai essere meditato dagli artisti. Nel IV vano quadrato, Giulio dai Moro figur\u00f2 la presa fatta da Giovanni Soranzo della citt\u00e0 di Caffa (anno 1295) detta anticamente Teodosia, posta tra il mar Nero e la palude Metoide, della quale da 3o anni erano al possesso i Genovesi \u00abche la tolsero ai Tartari e questi agli imperatori d&#8217;Oriente. Finalmente nel V ed ultimo quadro che \u00e8 ovato, si veda la presa di Padova fatta in tempo di notte dai Veneziani sotto la scorta del celebre Carlo Zeno e di Francesco Molino (anno 1405) contro il signor di Padova Francesco Carrara. Opportunissimo soggetto fu questo per-Francesco Bassano amante come era dei lumi serrati. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  Dal compartimento di mezzo volgendosi ai laterali osserveremo primieramente il <em>compartimento destro<\/em>. E, se cominci dal grande arco eretto a Francesco Morosini, vedrai I. due triangoli dipinti da Antonio Aliense. Nell&#8217;uno espresse la disciplina militare terrestre, e nell&#8217;altro la Clemenza seduta sopra un leone che tenendo l&#8217;asta con una mano getta coll\u2019altra il folgore di Giove. II. Indi vien un ovale a chiaro scuro verde dove il medesimo Aliense raffigur\u00f2 il ricupero di Zara fatto da Ordelafo Falier nel 1117 dopo la sua ribellione per darsi a Stefano re d&#8217;Ungheria. Costo per altro quell&#8217;azione la vita al doge stesso che si era posto nella prima schiera onde animare i suoi viernmaggiormente. III. A quell&#8217;ovale succedono altri due triangoli, nel primo dei quali Antonio Aliense signific\u00f2 la Liberalit\u00e0 e nell&#8217;altro Camillo Ballini la Temperanza avente in bocca un morso di cavallo, nell&#8217;una mano un limone e nell&#8217;altra un compasso a dinotare la regolarit\u00e0 delle opere sue IV. Viene ancora altro ovale l&#8217;Aliense dipinse l&#8217;esempio di moderazione dato dal doge Domenico Michel (anno 1128) quando, nel tornare vittorioso di Soria e facendo Scala in Sicilia rifiutava la corona che dargli volevano quei popoli per non abbandonare la propria patria. V. Compiano questo destro compartimento gli ultimi due triangoli dipinti dall&#8217;anzidetto Ballini, nel primo dei quali espresse la Giustizia avente in una mano un regolo, nell&#8217;altro un freno ed ai piedi i fasci e la scure nell&#8217;altro triangolo la Purit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  Dal destro passando al <em>sinistro compartimento <\/em> di questo soffitto, se cominceremo dalla parte sinistra della testa della sala, ove \u00e8 la tela del giudizio finale, vedremo: I due triangoli, che corrispondono ai due ultimamente esaminati, e che opere sono di Marco Vecellio. Nel primo signific\u00f2 la Fede e nei secondo la Prudenza, che armata al modo di Pallade con accanto un serpente e tre teste di cane, di lupo e di Leone tiene un piede sopra quest\u2019ultima per dinotare come ella domi all&#8217;uopo la stessa forza intanto che spia alla guisa dei cani e dei lupi. II. Succede a quei triangoli un\u2019ovale a chiaro-scuro dell&#8217;Aliense e dimostra il doge Pietro Ziani che depone la corona ducale per farsi monaco (anno 1228). III. Vengono poi altri due triangoli, nel primo dei quali Marco Vecellio rappresent\u00f2 la Fortezza figurata per una donna che, tenendo in una mano la clava d&#8217;Ercole, l&#8217;appoggia sopra la testa di un leone, e nel secondo si significava dall&#8217;Aliense la Magnificenza che da un vaso cava scettri, mitre e corone. IV. Il solito ed ultimo ovale a chiaro-scuro, che s\u2019inframmette a due triangoli, fu dipinto da Giulio dal Moro ed esprime la costanza d&#8217;animo di cui Arrigo Dandolo fu capace in Costantinopoli quando, trovandosi ambasciatore per la Repubblica (anno 1173), e parlando liberamente per la patria, sofferse intrepidamente l&#8217;abbacinamento ordinato dall&#8217;empio Emmanuele imperatore dei Greci. V. Finalmente chiudono questo destro compartimento gli ultimi due triangoli, in cui l&#8217;Aliense dipinse nell&#8217;uno la Concordia avente nella destra una tazza, due cornucopie nella sinistra, ed ai piedi la cicogna simbolo della concordia appo gli Egizi, e nell&#8217;altro la Disciplina militare marittima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">  Restano per ultimo ad esaminare i piccoli triangoli che s\u2019interpongono fra i triangoli, gli ovali laterali ed i gran quadri del compartimento di mezzo. Sono 12 quei piccoli triangoli, ed esprimono altrettante morali virt\u00f9 simbolicamente rappresentate. Considerate le quali virt\u00f9, dipinte dal Pordenone, l&#8217;intero esame di questa sala \u00e8 compiuto. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> (1) ERMOLAO PAOLETTI. Il Fiore di Venezia, Volume II. Tommaso Fontana tipografo edit. Venezia 1839<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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In essa si eleggevano i 41 patrizi destinati per l&#8217;elezione del doge e che poi passavano in quella dal pregadi a nominarlo effettivamente; si facevano in essa gli scrutini per la nomina di alcune cariche ed [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":22653,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[1718],"tags":[1091,1782],"class_list":{"0":"post-22523","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-palazzo-ducale","8":"tag-palazzo-ducale","9":"tag-sala-dello-scrutinio"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/DSC_0376.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22523"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22655,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22523\/revisions\/22655"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/22653"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}