{"id":22518,"date":"2017-06-08T15:47:12","date_gmt":"2017-06-08T15:47:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=22518"},"modified":"2022-12-16T16:06:36","modified_gmt":"2022-12-16T16:06:36","slug":"sala-del-maggior-consiglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=22518","title":{"rendered":"Sala del Maggior Consiglio"},"content":{"rendered":"<h3>Sala del Maggior Consiglio<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa sala lunga piedi veneti 151 c. e larga 74 venne incominciata nel 1309, e si \u00e8 finita nel 1423; da cui si vede che il <strong>Calendario<\/strong> nel 1343 riduceva il palazzo non lo demoliva del tutto come nel principio si \u00e8 detto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu la prima volta dipinta questa sala a chiaro-scuro verde, e la seconda venne rifatta a vari colori per mano del <strong>Guariento<\/strong> e del <strong>Pisanello<\/strong>. <strong>Guariento<\/strong> specialmente (anno 1365) in testa di essa dipingeva il <em>Paradiso<\/em> con altri quadri ai lati. Ma tra il 1474 ed il 1479 parve ai padri che rifar di bel nuovo si dovessero quei quadri valendosi dell&#8217;opera dei <strong>Vivarini<\/strong>, dei <strong>Bellini<\/strong> e d&#8217;altri chiari pittori di quell&#8217;epoca. Che se la fama di tali primi maestri rimaneva offuscata dai loro successori, dal <strong>Tiziano<\/strong>, dal <strong>Tintoretto<\/strong>, dal <strong>Veronese<\/strong>, voleva il <em>Senato<\/em> che questi nuovi pennelli fossero impiegati a ricoprire con le tele gli antichi affreschi. Tuttavolta tali opere celebrissime, rese ancora pi\u00f9 preziose per i ritratti dei rinomati capitani e degli illustri nostri senatori antichi, non che per gli usi che in esse fedelmente si conservavano, furono consunte dall&#8217;incendio del 1577. Per cui, sotto la cura di <strong>Jacopo Marcello<\/strong> e di <strong>Jacopo Contarini<\/strong>, in una al monaco camaldolese <strong>Girolamo Bardi<\/strong>, provvide il <em>Senato<\/em> che la sala venisse ancora rivestita di quei fasti veneziani dai quali per lo innanzi era adornata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi dunque al primo entrare voglia esaminar le pitture che ne ricoprono il <em>lato sinistro <\/em>(pi\u00f9 prossimo alla porta) vedr\u00e0 il doge <strong>Enrico Dandolo<\/strong> e la signoria giurare coi croce-signati nella chiesa di San Marco i patti solenni sulla spedizione di terra santa. Opera \u00e8 questa di <strong>Giovanni di Cherc<\/strong>, di un nobile partito, ben rotta nelle linee, sebbene vi regni confusione nella distribuzione delle tinte. Nel quadro presso il finestrone, da <strong>Andrea Vicentino<\/strong> si tolse a rappresentare Zara per terra e per mare scalata dai Veneziani in uno ai croce-signati. Sopra il finestrone poi <strong>Domenico Tintoretto<\/strong> rappresent\u00f2 il momento in cui le cittadine di Zara, alla testa del vescovo, danno le chiavi della citt\u00e0 al doge <strong>Dandolo<\/strong>. <strong>Andrea Vicentino<\/strong> dipinse poi <strong>Alessio<\/strong> figliuolo d\u2019Isacco imperatore di Costantinopoli che viene ad implorare l&#8217;aiuto dei croce-signati contro la barbarie dello zio, il quale, dopo aver usurpato il trono del padre di <strong>Alessio<\/strong>, aveva fatto scoccare il vecchio infelice e lo teneva imprigionato. Nel quadro seguente <strong>Jacopo Palma<\/strong> espresse i Veneziani che, con <strong>Alessio<\/strong> ed i croce-signati, obbligano alla resa la citt\u00e0 di Costantinopoli. N\u00e9 <strong>Domenico Tintoretto<\/strong> fu inferiore nell&#8217;esprimere ferocemente il finale conquiste di Costantinopoli fatto dai Veneziani coi Francesi allorch\u00e9 udirono <strong>Alessio<\/strong>, da essi ristabilito sul trono, essere stato strozzato per opera dell&#8217;ingannatore <strong>Murtzulfo<\/strong> che gi\u00e0 si era fatto proclamare imperatore. Finalmente chiude questo lato sinistro il quadro, giudicato di <strong>Francesco Bassano<\/strong>, significante i baroni latini raccolti nella chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli per eleggere a nuovo imperatore <strong>Baldovino<\/strong> conte di Fiandre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passiamo alla gran <em>facciata di mezzo<\/em>, dove dopo la finestra si vedeva&nbsp; l&#8217;incoronazione di <strong>Baldovino<\/strong> che piacque allo stesso <strong>Francesco Bassano<\/strong> di far succedere nella piazza di Costantinopoli non nella chiesa dove veramente \u00e8 accaduta. Tra le due finestre <strong>Paolo Veronese<\/strong> comp\u00ec un\u2019opera che sebbene delle ultime sue fatture \u00e8 per\u00f2 assai ricca e di tinta calda e saporita. E in essa espresso il trionfo fatto in Venezia dal doge <strong>Andrea Contarini<\/strong> in seguito alla vittoria riportata sopra i Genovesi. Qui terminano due storie progressivamente condotte. A voler esaminare regolarmente gli avvenimenti dell&#8217;aiuto prestato dai Veneziani a papa <strong>Alessandro III<\/strong>, fuggito dalle persecuzioni dell\u2019imperatore <strong>Federico Barbarossa<\/strong>, giover\u00e0 recarsi al principio dell&#8217;altro destro lato per giungere ancora al sito ove ora siamo pervenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, incominciando a considerare il <em>destro lato<\/em>, diremo che allegato bens\u00ec veniva a <strong>Paolo Veronese<\/strong> ma compivano gli eredi di lui il quadro offerente papa <strong>Alessandro<\/strong> riconosciuto dal doge <em>Ziani<\/em> e dalla <em>Signoria<\/em> nel convento della Carit\u00e0 di Venezia ove sotto mentita veste era quel pontefice stato raccolto.&nbsp; Gli stessi eredi di <strong>Paolo<\/strong> compivano il quadro seguente, che esprime il papa ed il doge porgenti le credenziali agli ambasciatori onde si presentassero a <strong>Federico<\/strong> imperatore. E forse che <strong>Leandro Bassano<\/strong> si sar\u00e0 giovato della idea spiegata da <strong>Tiburzio<\/strong> da Bologna nel quadro qui preesistente e significante il medesimo pontefice in atto di dar il come al doge <strong>Ziani<\/strong>. <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong> raffigur\u00f2 nell&#8217;altro quadro gli ambasciatori Veneziani quando, giunti a Pavia, si presentano all\u2019imperatore acciocch\u00e9 desistesse delle ostilit\u00e0 contro papa <strong>Alessandro III<\/strong> gi\u00e0 ricoveratosi in Venezia. <strong>Francesco Bassano<\/strong> rappresent\u00f2 con bella immaginazione il papa che d\u00e0 stocco al doge nell&#8217;atto di montar la galera per comandare la flotta. Ma l&#8217;immaginazione di ognuno si accende al riguardare il seguente gran quadro di <strong>Domenico Tintoretto<\/strong> col combattimento navale dato dai Veneziani a <strong>Federico Barbarossa<\/strong>, e nel quale si vede far prigioniero <strong>Ottone<\/strong> figliuolo dell\u2019imperatore medesimo. La mischia delle galere, le disperate attitudini dei combattenti, l&#8217;aere addensato, tutto tutto \u00e8 gi\u00e0 espresso in quest\u2019opera lodevole. Tocc\u00f2 a <strong>Paolo Fiammengo<\/strong> di rappresentare sopra la finestra la partenza da Venezia del doge benedetto da papa <strong>Alessandro<\/strong>. Sopra la porta, che mette alla <em>sala dello Scrutinio<\/em>, <strong>Andrea Vicentino<\/strong> dipinse la offerta che il doge <strong>Ziani<\/strong> fece al papa del prigioniere <strong>Ottone<\/strong> figlio di <strong>Federico Barbarossa<\/strong>. Nell&#8217;altro quadro <strong>Jacopo Palma<\/strong> eseguiva la permissione data dal papa ad <strong>Ottone<\/strong> di recarsi a trattare la pace col padre dopo la sconfitta datagli dai Veneziani. La mossa di quel giovane, tutta la generale disposizione, la leggiadria e la verit\u00e0 delle parti sono degne veramente di un gran maestro. Copiosa, bella e ben conservata opera di <strong>Federigo Zuccari<\/strong> \u00e8 il quadro ove scorgi il detto imperatore umiliarsi dinanzi al papa. Sopra la porta che metteva alla <em>Quarantia civil nova<\/em> <strong>Girolamo Gambarato<\/strong> dipinse il detto papa <strong>Alessandro III<\/strong>, l&#8217;imperatore ed il doge incontrati dai cittadini di Ancona quando, dopo la pace fatta tra il pontefice e l&#8217;imperatore in Venezia, approdarono a quel paese nel ritorno a Roma. Il papa consegna allora al doge un ombrello perch\u00e9 non fosse da meno di lui e dell\u2019imperatore. Dopo la seconda finestra <strong>Giulio dal Moro<\/strong> dipinse il papa nell&#8217;atto di far regali al doge <strong>Sebastiano Ziani<\/strong> nella chiesa di Roma in ricompensa della difesa a lui prestata dalla repubblica contro le persecuzioni dell&#8217;imperatore <strong>Federico Barbarossa.<\/strong> Cosi \u00e8 terminata la storia di papa <strong>Alessandro III<\/strong>, cos\u00ec l&#8217;esame \u00e8 compiuto dei tre lati della sala.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gran tela di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong>, aiutato dal proprio figliuolo <strong>Domenico<\/strong>, alta 50 piedi veneti, larga 74 in circa e raffigurante il Paradiso, occupa la <em>ultima facciata di mezzo <\/em>nella quale sotto la Repubblica esisteva il trono ducale. Comunque sia da condannarsi la troppa simmetria onde le figure sono in questa vasta tela disposte e la confusione che regna in esse, osservate per\u00f2 che siano le cose a parte si vede nondimeno il frutto di un genio sempre grande e sommamente fecondo. Dovevano eseguire quella tela <strong>Francesco Bassano<\/strong> e <strong>Paolo Veronese<\/strong>; ma non convenendo essi nella maniera, non si posero mai all&#8217;opera, finch\u00e9 la furia di <strong>Tintoretto<\/strong> valse bentosto a far sola ci\u00f2 che a due pittori era affidato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non in questo lato era collocato anticamente il trono ducale ma tra le due finestre che guardano nella corte di palazzo. Sopra il seggio del principe esistevano quattro versi di <strong>Dante<\/strong>, composti da lui quando venne oratore a Venezia per i signori di Ravenna ed allusivi alla pittura del paradiso. Nel riordinamento per\u00f2 della sala si pose quel trono nell&#8217;altro capo dove sta la tela del Paradiso da noi esaminata, fiancheggiandolo dall&#8217;una e dall\u2019altra banda i seggi dei consiglieri e degli altri reggenti formati il corpo della <em>Signoria<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Magnifico era altres\u00ec il vedere le otto file dei banchi lungo questa sala disposte onde accogliere il corpo dei patrizi ammessi al <em>gran consiglio<\/em> e nel quale l&#8217;autorit\u00e0 suprema della repubblica era riposta. Nei tempi della repubblica arrivava quel corpo al numero in circa di 1500 individui, ognuno dei quali entrando doveva avere l\u2019et\u00e0 di 25 anni, sebbene venisse fatta grazia ai figli di qualche famiglia benemerita. Si convocava il gran consiglio alla mattina per lo pi\u00f9 nei giorni festivi, od in altri ancora se le occasioni lo avessero ricercato. Da esso procedevano le elezioni dei magistrati, dei rettori della citt\u00e0 e di tutti quei carichi non dispensati dal senato. In esso, come a suprema autorit\u00e0, avevano sanzione le pi\u00f9 importanti deliberazioni prese dal senato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla generale considerazione di questa sala deve l\u2019occhio portarsi ad osservarne il soffitto cosi ricco d\u2019oro, di lavori e d&#8217;intagli che forse il pi\u00f9 magnifico non esiste. Per entro ai suoi compartimenti sono rappresentate diverse imprese della repubblica e diversi nobili esempi dati dai pi\u00f9 illustri suoi cittadini. Nel mezzo per\u00f2 in tre gran quadri sono espresse tre differenti allegorie. Noi ad esaminarne pi\u00f9 agevolmente le pitture, volgeremo le spalle al detto capo della sala ricoperto dalla gran tela del Paradiso; indi ci faremo ad osservare ad un medesimo tempo i due ordini laterali sinistro e destro riserbando per ultimo quello di mezzo. Dai <em>sei ottagoni <\/em>laterali, tre per parte, cominceranno le nostre osservazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due primi laterali ottagoni adunque, corrispondenti alle due porte d&#8217;ingresso, sono di <strong>Paolo Veronese<\/strong>. In quello alla sinistra di chi guarda \u00e8 effigiata la difesa di Scutari fatta da <strong>Antonio Loredan<\/strong> (anno 1462) contro ottanta e pi\u00f9 mila uomini comandati dallo stesso <strong>Maometto<\/strong> re dei Turchi, rimanendone in quella pugno uccisi oltre a 10.000 per cui con vergogna dovette <strong>Maometto<\/strong> levar l&#8217;assedio e ritirarsi. In quello alla destra vedasi la presa di Smirne fatta da <strong>Pietro Mocenigo<\/strong> (anno 1471) contro i Turchi. Veramente grandiosi sono gli assunti di queste due tele. Ma non sono punto inferiori in certa terribilit\u00e0 di concetti e nella condotta gli altri due successivi ottagoni di <strong>Francesco Bassano<\/strong>. Nell&#8217;uno alla sinistra espresse <strong>Camiano Moro<\/strong> che con un&#8217;armata 200 navigli se ne and\u00f2 nei 1484 in Po, e venuto alla Polesella, diede gran rotta al duca di Ferrara, assali tre castelli di legno posti da quel duca a difesa dello stesso fiume, ne abbruci\u00f2 due, salv\u00f2 il terzo, e sopra i suoi navili il condusse trionfante a Venezia. Nell\u2019altro poi alla destra espresse la vittoria presso Casal Maggiore riportata da <strong>Michele Attendolo<\/strong> generale della repubblica nel 1446 sopra <strong>Francesco Piccinino<\/strong> capitano di <strong>Filippo Maria Visconte<\/strong> duca di Milano guadando il Po con un fante in groppa di ciaschedun uomo d&#8217;arme e facendo 40.000 prigioni, oltre l\u2019aver obbligato il medesimo <strong>Piccinino<\/strong> a fuggire in un battello. Gli altri due ottagoni sono opere di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong>. Offre quello alla sinistra la sconfitta data nel 1484 da <strong>Vittorio Soranzo<\/strong> al principe <strong>Sigismondo d\u2019Este<\/strong> vicino ad Argenta, traducendo molti prigionieri a Venezia dove anzi furono attaccate in piazza in segno di trofeo 200 celate dei pi\u00f9 nobili prigionieri. Offre quello alla destra la battaglia navale sul lago di Garda (anno 1440) data da <strong>Stefano Contarini<\/strong> contro <strong>Biagio Assareto<\/strong> generale del predetto <strong>Visconti<\/strong> duca di Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro <em>piccoli quadri a chiaro-scuro<\/em>, si dall&#8217;una che dall&#8217;altra parte, dividono i detti sei ottagoni dagli altri sei seguenti. Stanno appunto in quei piccoli quadri gli esempi dati dai Veneziani pi\u00f9 illustri. Noi osserveremo dapprima i quattro alla sinistra per indi farci ad esaminare quelli della destra. Nel primo a sinistra dipinse adunque l&#8217;<strong>Aliense<\/strong> <strong>Bernardo Contarini<\/strong> che proferse alla signoria di uccidere di sua mano <strong>Lodovico<\/strong> duca di Milano che tanto travagliava la Repubblica (anno 1499): offerta che per\u00f2 non venne accettata. Nel secondo <strong>Pietro Longo<\/strong> espresse il doge <strong>Loredan<\/strong> ascoltare stupefatto le esibizioni fattegli dal legato di <strong>Baiazette<\/strong> re dei Turchi onde unire le sue forze a quelle della repubblica nel tempo della lega di Cambrai (anno 1509). Nel terzo che \u00e8 una mezza luna rispondente sopra la finestra, da <strong>Andrea Vicentino<\/strong> furono rappresentati i quattro ambasciatori di Norimberga venuti a richiedere i Veneziani del codice delle leggi loro (anno 1508) onde servisse di guida a quei popoli. Il quarti non \u00e8 pi\u00f9 che un trofeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando agli altri quattro piccoli quadri della destra vedremo nel primo lo stratagemma usato da <strong>Carlo Zeno<\/strong> (anno 1582) quando, attaccatosi a battaglia nelle acque di Chioggia contra <strong>Brucicaldo<\/strong> capitano dei Genovesi, lo superava ricoprendo la galea del nemico colla vela della sua. Opera \u00e8 questa di <strong>Antonio Aliense<\/strong>, ma <strong>Pietro Longo<\/strong> nel secondo quadro espresse l\u2019altro stratagemma di <strong>Nicol\u00f2 Pisani<\/strong> il quale, trovandosi nelle acque di Sardegna in gran pericolo contro i Genovesi, pose la notte sopra molti remi alcuni lumi, e fermatili sopra l\u2019acqua, diede ad intendere al nemico di star ivi fermato mentre partiva dall&#8217;altra parte quietamente. Nel terzo cio\u00e8 nella mezza luna, lo stesso <strong>Pietro Longo<\/strong> dipinse la fortezza da <strong>Sebastiano Veniero<\/strong> dimostrata quando, comech\u00e9 vecchio e ferito, non volle mai desistere dal combattere contro i Turchi finch\u00e9 non ottenne la singolare vittoria, premio della quale furono 500 e pi\u00f9 legni nemici. Il quarto contiene, ugualmente che quello della sinistra, un altro trofeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamoci adesso a descrivere <em>gli altri sei ottagoni<\/em>, tra i quali sono intramessi gli anzidetti otto piccoli quadri. Tenendo lo stesso metodo di esaminare ad un&#8217;ora quel della sinistra coll&#8217;altro corrispondente alla destra, diremo che il primo alla sinistra, opera di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong>, offre la vittoria riportata da <strong>Jacopo Marcello<\/strong> (anno 1485) sopra gli Arragonesi uniti agli altri principi italiani, prendendo la citt\u00e0 di Gallipoli. Nell&#8217;altro primo alla destra il medesimo <strong>Tintoretto<\/strong> rappresent\u00f2 <strong>Francesco Barbaro<\/strong> che, aiutato dai cittadini e dalle stesse donne di Brescia, tra le quali si distinse <strong>Braida Avvogadra<\/strong> lor capitana, sostiene quella citt\u00e0 (anno 1458) contro gli assalti dell\u2019anzidetto duca di Milano. I due seguenti si fecero da <strong>Francesco Bassano<\/strong>, rappresentando in quello alla sinistra la vittoria di <strong>Giorgio Cornaro<\/strong> (anno 1508) riportata nel Cadore donde provenne che poterono i Veneziani non solo impadronirsi del Cadorino, ma di Gorizia, di Trieste, di Fiume, e trapassate le Alpi, compare alcuni luoghi dell&#8217;Ungheria. In quello poi alla destra signific\u00f2 <strong>Francesco Carmagnola<\/strong> (anno 1427) che presso Maclodio, terra del Bresciano, supera <strong>Carlo Malatesta<\/strong> generale di <strong>Filippo Maria Visconti<\/strong> duca di Milano, e lo fa prigioniero insieme con 8.000 cavalli ed 8.000 fanti. <strong>Jacopo Palma<\/strong> dipinse finalmente i due ultimi. Con l&#8217;uno alla sinistra effigi\u00f2 <strong>Andrea Gritti<\/strong> (anno 1509) che nel giorno di Santa Marina recupera la citt\u00e0 di Padova tenendo dietro ad alcuni carichi di fieno, cosicch\u00e9 nell&#8217;impadronirsi di una porta si rec\u00f2 in potere tutta la citt\u00e0. Nell&#8217;altro a destra espresse la vittoria riportata da <strong>Francesco Bembo<\/strong> presso Cremona contro <strong>Pacino Eustachio<\/strong> generale di <strong>Filippo Maria Visconti<\/strong> (anno 1427).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin qui abbiamo descritte le due ale di s\u00ec nobile soffitto. Ora ci conviene esaminare il gran <em>compartimento del mezzo <\/em> composto di tre celebri tele, quinci e quindi fiancheggiate da piccoli quadretti a chiaro-scuro simili agli altri gi\u00e0 esposti. Comincia anzi da una mezza luna a chiaro-scuro tale compartimento che noi ci faremo ad esaminare dal punto a cui siamo pervenuti, cio\u00e8 dal capo della sala opposto a quello della tela del Paradiso. In essa mezza luna adunque rappresent\u00f2 <strong>Antonio Aliense<\/strong> il fatto delle donne veneziane offerenti nel 1580 i loro ornamenti alla signoria affinch\u00e9 sostenesse la guerra contro i Genovesi quando assalirono la repubblica nelle stesse sue lagune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la detta mezza luna vengono altri due quadri a chiaro-scuro. Nel primo a destra di chi guarda <strong>Antonio Aliense<\/strong> raffigur\u00f2 <strong>Agostino Barbarigo<\/strong> che alle Curzolari, comunque fosse mortalmente ferito da una freccia, segue colle mani e coi piedi ad incoraggiare i suoi e far progredire la battaglia. Nell\u2019altro alla sinistra <strong>Pietro Longo<\/strong> mostr\u00f2 la giustizia severa fatta dai Veneziani al generale <strong>Gordiano<\/strong>, che nella guerra contro il patriarca di Aquileia (anno 1281), convinto di tradimento, fu tirato nel campo nemico con un mangano.&nbsp;Segue una delle tre mentovate gran tele, opera di <strong>Jacopo Palma<\/strong>, la quale offre Venezia cedente coronata dalla Vittoria ed avente ai piedi molti prigioni incatenati ed alcune donne raffiguranti le provincie unite.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo succedono altri due chiaro-scuri, il primo dei quali a destra esprime <strong>Marc&#8217;Antonio Bragadino<\/strong> che, difendendo valorosamente Famagosta (anno 1571) contro i Turchi, pur vinto dalla necessit\u00e0 patteggia coi nemici di aver libera coi suoi la vita. Ma contro la data fede fatto invece scorticare, sostiene il martirio con mirabile costanza. L\u2019altro chiaro-scuro a sinistra mostra l&#8217;esempio di religione dato da <strong>Pietro Zeno<\/strong>, il quale trovandosi capitano contro i Turchi (anno 1542), volle assistere alla messa sino al termine, sebbene fosse avvertito del soprarrivare dei nemici. Laonde, assalito da essi, venne prima di tutti dinanzi all&#8217;altare trucidato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gran tela del mezzo \u00e8 parte veramente sublime del pennello di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong>, e raffigura Venezia sulle nubi che vestita di bianco, tra <em>Cibele<\/em> e <em>Teti<\/em>, accarezza il Leone il quale con la bocca le porge una corona di alloro. Poco sotto di lei si vede un alto tribunale posto innanzi la chiesa di San Marco. Su quel tribunale sta il doge <strong>Nicol\u00f2 da Ponte<\/strong> (sotto il quale si fabbric\u00f2 appunto tutto il soffitto) che con le insegne bianche e coi magistrati del Collegio vestiti colle maniche aperte, pare che riceva ambasciatori di vari popoli, come Greci, Dalmati, Istriani, Italiani, ec. offerentisi spontanei alla repubblica e presentando chiavi, scritture, suggelli, ec.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri due quadri a chiaro-scuro succedono tostosto. Nel primo a destra <strong>Girolamo Padoanino<\/strong> dipinse l\u2019ardimento del generale <strong>Gatta-Malate<\/strong> nel condurre l&#8217;armata e le galee attraverso le montagne del Trentino per farle riuscire sul lago di Garda a cui non aveva potuto giungere direttamente a cagione degli ostacoli messi da <strong>Filippo Maria Visconti<\/strong>: ardimento che rec\u00f2 grande stupore agli stessi nemici, ed al generale <strong>Piccinino<\/strong> medesimo (anno 1459). Nel secondo di quei chiaro-scuri a sinistra <strong>Francesco Montemezzano<\/strong> espresse la intrepidezza del capitano <strong>Albano Armario<\/strong> che, preso dai Turchi (anno 1499), fu segato in due pezzi per non aver voluto rinegare alla nostra fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti per\u00f2 debbono provare altissima meraviglia osservando l&#8217;ultima delle dette tre gran tele operata <strong>Paolo Veronese<\/strong>. Qui tutti i pregi a cui l&#8217;arte pu\u00f2 giungere sono certamente raccolti: qui \u00e8 prodotto l\u2019effetto di cui il solo bello \u00e8 capace, di non saziar cio\u00e8 mai per quanto si riguardi. Venezia sedente sopra citt\u00e0, torri e castella \u00e8 qui coronata dalla Gloria, celebrata dalla Fama, accompagnata dall&#8217;Onore, dalla Pace, dalla Liberalit\u00e0, unitamente a <em>Giunone<\/em> ed a <em>Cerere<\/em> che ne esprimono la felicit\u00e0 e la grandezza. Nobilmente \u00e8 immaginato il campo con architettura di colonne ritorte e con un poggiolo al basso ripieno di estatici spettatori. Finalmente nell\u2019 ultimo piano si vedono guerrieri a cavallo, armi, insegne e prigionieri che compongono il gruppo annodato con molto ingegno al resto del quadro, e dipinto con un magistero che difficilmente potr\u00e0 essere raggiunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vengono altri due quadri a chiaro-scuro e la estrema mezza luna. Nel quadro a destra offresi <strong>Catterina Cornaro<\/strong> che dona il regno di Cipro ai Veneziani (anno 1484), ed in quello alla sinistra la fermezza di <strong>Stefano Contarini<\/strong>, quando venuto a giornata nel 1440 con <strong>Assareto<\/strong>, capitano di <strong>Filippo Maria Visconti<\/strong> e percosso combattendo nel capo cosi che la celata se gli incarn\u00f2 da non poter essere cavata che a pezzi con le tenaglie, ne sofferse i dolori senza dar il menomo segno di risentimento. La mezzaluna perfino presenta il restauro dell&#8217;istmo di Corinto ordinato dai Veneziani nel 1463 per chiudere la strada ai Turchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 l\u2019esame della gran sala, quanto a galleria, sia compiuto basta vedere il fregio ricorrente all\u2019interno di tre lati, e diviso in 16 comparti, in ognuno dei quali stanno due ritratti dei dogi, meno per\u00f2 quello di Marino Falier occupato invece dalla epigrafe: <em>Locus Marini Faledri decapitati pro criminibus<\/em>. Esaminate cosi la sala nella sua condizione di galleria e mestieri che si dica alcuna cosa anche quanto all&#8217;attuale sua condizione di museo e di biblioteca. L&#8217;uno e l&#8217;altra furono qui trasportati nel 1812 dalla pubblica biblioteca appositamente eretta ed il cui fabbricato gi\u00e0 in seguito verremo esaminando. &nbsp;(1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ERMOLAO PAOLETTI. Il Fiore di Venezia, Volume II. Tommaso Fontana tipografo edit. Venezia 1839<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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