{"id":21426,"date":"2017-05-23T11:15:53","date_gmt":"2017-05-23T11:15:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=21426"},"modified":"2019-12-11T08:00:55","modified_gmt":"2019-12-11T08:00:55","slug":"palazzo-foscarini-sangiantoffetti-bembo-a-san-trovaso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=21426","title":{"rendered":"Palazzo Barbarigo Marcello Foscarini Sangiantoffetti conosciuto come Ca&#8217; Bembo a San Trovaso"},"content":{"rendered":"<h3>Palazzo Barbarigo Marcello Foscarini Sangiantoffetti conosciuto come Ca&#8217; Bembo a San Trovaso<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Nel centro di questa parrocchia, tra una fondamenta e l&#8217;altra, sono frequenti i palazzi, che ai lati e agli angoli si vedono farle corona; quello dei <strong>Basadonna<\/strong>, poi <strong>Priuli Scarpon<\/strong>, adesso del nob. cavaliere <strong>Giovanni Battista Giustinian<\/strong>, verso la <em>calle Corf\u00f9<\/em>, ove stanno i due dei <strong>Contarini dai scrigni<\/strong>, ora <strong>Berthold<\/strong>; dopo la farmacia e la casa <strong>Bizio<\/strong>, l&#8217;altro, oggi <strong>Nani<\/strong>, di <strong>Francesco Barbarigo<\/strong>, che fu otto volte consigliere di Dorsoduro, cognominato per antonomasia il <em>ricco di San Trovaso<\/em>, padre dei Dogi <strong>Marco e Agostino<\/strong>. In prossimit\u00e0 a questo, sorgeva il palazzo <strong>Giustiniani<\/strong>, poi <strong>Pasqualigo<\/strong>, di gotica architettura, che era dipinto all&#8217;esterno dal <strong>Tintoretto<\/strong>, e che nel 1832 si demoliva, con sommo lucro di privato appaltatore per la dovizia dei raccoltisi materiali; ed a capo della fondamenta, rimpetto, l&#8217;altro palazzo <strong>Bollani<\/strong>, ora del Comune, per uso del R. Ginnasio Liceale, sul disegno del <strong>Tirali<\/strong>. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Nessuna sorpresa pertanto, che questa magione dei <strong>Bembo<\/strong>, di cui tocchiamo, fosse composta di due palazzi, insieme connessi, di stile disforme, come poco lungi vediamo pure i due palazzi uniti <strong>Contarini dai scrigni<\/strong>, formare un solo corpo, adonta i due differenti prospetti, l&#8217;uno del medio-evo, il secondo dello Scamozzi, gi\u00e0 a suo luogo in quest&#8217;opera descritti, sul Canal Grande. Poich\u00e9 altra misura fu questa della grandezza veneziana il triplicare, e quadruplicare l&#8217;insieme delle moli in una stessa casa, come, per esempio, negli edifici, a San Samuele, dei <strong>Mocenighi<\/strong>; singolarit\u00e0, la quale accresce lo stupore, che i veneziani abbiano tratto partito da piccole aree, per comprendervi, con destrezza di artificio, grandiose moli, per cui parrebbe fossero anzi occorsi ingenti spazi, per estendersi, con tanta copia di agi, in interiori riparti e suddivisioni. Del fatto di questa duplicit\u00e0 di edificio, se anche non ci derivassero tracce dalla tradizione e dalla storia, basterebbe a chiarirci un&#8217;occhiata all&#8217;area, rimasta vacua da quel lato, che col palazzo <strong>Bollani<\/strong> immediatamente confina, ove si fece sorgere una terrazza, e pi\u00f9 tardi si innalzava una muraglia a presidio; e di leggieri pu\u00f2 credersi, che fosse antica, pi\u00f9 dell&#8217;altra, la fabbrica, e per vetust\u00e0 si atterrasse. D&#8217;altronde, il prospetto del superstite edificio, rimasto isolato, presenta tutte le moderne sembianze; ha una giusta simmetria di sagome, nobilissimo ne \u00e8 l&#8217;insieme, aggraziata la decorazione della faccia, come risponde al decoro della fabbrica la maest\u00e0 del vestibolo. Per il quale si accede di fronte con volutt\u00e0 della vista alle delizie di un giardino all&#8217;inglese, con serra di piante esotiche a bel disegno architettonico, notabile, per estensione fra i parecchi nostri giardini. Uscendo da questo, si mette, per agiate scale, alla grande ornatissima sala, a splendide stanze, talune respicienti il giardino stesso, ove si ampli\u00f2 con un&#8217;ala considerevole il fabbricato, come sono nobili gli amezzati, e capace a sufficienza l&#8217;ultimo piano, male indicato dalla conformazione dei davanzali, veduti all&#8217;esterno, sulla sommit\u00e0 del prospetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Al tempo del <strong>Boschini<\/strong> si accennava nella di lui opera le miniere della pittura, che questo palazzo appartenesse alla famiglia <strong>Marcello<\/strong>, da cui avvertendosi all&#8217;epoca, risulterebbe fondato, e che fosse tutto dipinto a fresco al di fuori, secondo il costume, da Giorgione introdotto nel secolo XV. Infatti il <strong>Ridolfo<\/strong> cos\u00ec letteralmente scriveva: \u00ab<em>tra le opere a fresco ottiene gli applausi primieri la facciata di casa Marcello di San Travaso, ove il Tintoretto dipinse quattro favole di Ovidio, cio\u00e8 di Giove e Semele, di Apollo che scortica Marsia, dell&#8217;aurora che prende congedo da Titone, e di Gibele coronata di torri, sopra un carro tirato da leoni.<\/em>\u00bb Poi soggiunge : \u00ab<em>egli fece di sopra un lungo fregio inserito di uomini e di donne ignude, cosi vivaci e freschi, che paiono vivi, oltrecch\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 curioso incatenamento di figure, che dal pi\u00f9 esperto pittore inventar si potesse.<\/em>\u00bb Di questi affreschi si ravvisano alcune orme tuttora, e quanto fossero stupendi ci \u00e8 dato rilevare nella collezione, che ne elabor\u00f2 lo <strong>Zanetti<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Il <strong>Coronelli<\/strong> poi nelle sue Singolarit\u00e0 nota questo palazzo, al suo tempo, come di ragione del Foscarini; n\u00e9 certo senza fondamento, essendovi per altro condomini anche allora i <strong>Sangiantoffetti<\/strong>, che lasciarono il nome alla fondamenta. Poich\u00e9 abbiamo sott&#8217;occhio l&#8217;istrumento di compra-vendita di questo palazzo, che stipul\u00f2 appunto un <strong>Alvise Foscarini<\/strong> fu di <strong>Michele<\/strong>, procurator di San Marco, per interesse proprio e del fratello <strong>Lazzaro<\/strong>, e rileviamo che egli alienava la casa dominicale a <strong>Costantino Bellato<\/strong>, per ducati dieci mila trecento e trentatre d&#8217;argento; i quali furono anzi depositati nel <em>Magistrato di petizion<\/em>, per rispetto ad un fideicommisso, che <strong>Angelo M.a Labia<\/strong> istituiva con testamento 21 novembre 1684, a debito <strong>Foscarini<\/strong>, con istrumento di livello 29 gennaio 1696. Dal processo di tale vendita si ha l&#8217;istruzione che seguiva il traslato al <em>Magistrato dei X Savi<\/em>, e si pagava la decima dei 24 carati dello stabile il luglio 1725.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Quindi l&#8217;uffizio dell&#8217;esaminatore che era fino dal 1254 istituito, per gli strumenti di vendita, le cessioni e le obbligazioni, acci\u00f2 nel termine di trenta giorni potesse contraddire, mediante stride, chiunque avesse azione in contrario, faceva il cognito al n. 21, <strong>Benedetto Sangiantoffetti<\/strong>, per l&#8217;acquisto che fecero i <strong>Sellato<\/strong> dai <strong>Foscarini<\/strong>. Ma forse i primi acquirenti si pentivano di essersi intromessi nell&#8217;affare, e pensavano non consumarlo in faccia alla legge. Certo \u00e8 bens\u00ec, che il <strong>Toffetti<\/strong> subentrava nelle ragioni di anzianit\u00e0, nei privilegi, e nelle ipoteche della casa, venduta per conto del fideicommisso convenzionale, e veniva, come compratore riconosciuto, onde si affrancavano i capitali livellari, e il <strong>Foscarini<\/strong> levava per s\u00e9 il netto prezzo residuo di 9920 ducati effettivi. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Originaria del Cremasco la casa <strong>Sangiantoffetti<\/strong>, fra le pi\u00f9 antiche e pi\u00f9 illustri, alcuni degli ascendenti avendo figurato Grandi di Spagna di seconda classe, vanta un <strong>Gasparo<\/strong>, che nel 1638 assoldava dieci vascelli d&#8217;alto bordo, armati di ben duecento fanti per cadauno, offriva ducati mille all&#8217;anno, sino al termine della <em>guerra di Candia<\/em>, che dur\u00f2 un quarto di secolo, e centomila poi ne aggiunse. Largit\u00e0 non minore dimostrava <strong>Carlo<\/strong>, col mettere le domestiche argenterie senza scopo di utilit\u00e0, nei depositi della Repubblica; splendide prove di patriottismo, che agl&#8217;insigni meritavano l&#8217;onore del patriziato. Curiosa coincidenza! che nella controversia, insorta per la vendita di questo palazzo, sedesse <em>giudice dell&#8217;Esaminador<\/em> un <strong>Nicol\u00f2 Bembo<\/strong>, la famiglia del quale doveva averne a pi\u00f9 tarda stagione il tanto combattuto possesso, ed anche per sua parte riflettervi il lustro. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Chi pu\u00f2 ignorare, che una famiglia fu quella dei <strong>Bembo<\/strong> di antica e onorata gentilezza, feconda di tanti uomini, che sarebbe a noverarsi difficile, chiari nelle fatiche della guerra, e nelle opere della pace, nudrita di scelti e virili studi, e ormai, per le prove di sublime animo, venerata dal giudizio sicuro e libero della fama? Di quanta gloria non si coperse <strong>Giovanni Bembo<\/strong>, <em>procurator di San Marco<\/em>, quale generalissimo, contro i corsali Uscocchi, da meritarsi alle tempie il ducale diadema? In quanti modi non diede a conoscere la carit\u00e0 per la patria <strong>Giovanni Matteo<\/strong>, il difensore invitto di <em>Cattaro<\/em>, nel 1534, contro la flotta Ottomana, condotta da <strong>Ariadene Barbarossa<\/strong>, re di Algeri? Il quale, dottore e senatore <strong>Giovanni Matteo<\/strong> fu padre di <strong>Giulia Bembo<\/strong>, celebrata eroina, per le forti virt\u00f9 e il virile animo, onore di quel sesso, che soltanto per la bellezza comunemente si loda. Basteranno poi le parole, fossero anche le pi\u00f9 faconde, per nominar degnamente l&#8217;altissimo ingegno, che conobbe le sedi riposte del bello, e fu maestro delle latine ed italiane eleganze, decoro della porpora e splendor della storia? E potremo tacere del cav. <strong>Bernardo<\/strong>, suo padre, dotto nel Senato, ambasciatore a Firenze ed a Roma, negli ardui tempi della <em>lega di Cambray<\/em>, che, essendo Podest\u00e0 a Ravenna, unico concepiva ed incarnava il pensiero, sostenuta del proprio la spesa, di consegnare alla immortalit\u00e0, primo d&#8217;ogni altro, il monumento al grande e mendico fuggiasco, al Sire dell&#8217;altissimo canto, che, a parlare col <strong>Missirini<\/strong>, sparse la freschezza della vita sul passato deserto, visit\u00f2 le bolge dell&#8217; eterno pianto, e col volo dell&#8217; aquila sali al sole degli esseri? Egli raccoglieva piamente le ossa, che nel poema divino parlano ancora, terribilmente solenne, la parola sdegno sa, e lo scherno sublime, con cui colpiva le passioni e le colpe dei concittadini, e ne mostrava l&#8217;espiazione dolorose. E al tempo nostro, ai d\u00ec poc&#8217;anzi trascorsi, quando gi\u00e0 spenta ogni ira di parte, la magnifica Firenze celebrava il sesto centenario dalla nascita, suon\u00f2 il nome del <strong>Bembo<\/strong>, per tutta la festeggiante penisola, levatasi come un sol uomo sul sepolcro di chi cre\u00f2 nuova civilt\u00e0 e nuova sapienza nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Degni della fama dei proavi loro, abitano ora questo palazzo, di comune possesso, il nob. cons. aulico <strong>Francesco Pietro Bembo<\/strong>, e il conte <strong>Pierluigi Bembo<\/strong> cavaliere; salito in et\u00e0 fresca al primo onore civico, per il fiore dell&#8217;ingegno, e per l&#8217;istinto della bont\u00e0, nella mitezza dell&#8217;indole, proclive al genio e al sentimento del bene. Egli, indotto appunto dalla mente e dal cuore, immaginava e coloriva il disegno di rifare in un tutto omogeneo le fila della sparsa beneficenza per ravvivare con migliori scopi la <em>Congregazione di Carit\u00e0<\/em>, che era sorta ai tempi di <strong>Napoleone I<\/strong>, e che ormai si attuava per l&#8217;Italia. Rappresentava quindi, come in uno specchio, le aspirazioni proprie, in alcuni gravi studi, storico economico statistici, col titolo delle Istituzioni di beneficenza, e postosi del bel numero uno fra i procuratori, poich\u00e9 conseguiva il suggello all&#8217;idea della sanzione suprema, mise in atto la parte pi\u00f9 delicata della carit\u00e0 per la patria, verso la famiglia numerosa degl&#8217;infortunati, che passa nell&#8217;ombra del gran quadro sociale. Pertanto, se la nobilt\u00e0 \u00e8 detta da <strong>Aristotele<\/strong> l&#8217;antichit\u00e0 della stirpe e della ricchezza, e da Plutarco la virt\u00f9 della schiatta, o a dir meglio, una certa qualit\u00e0 continuata nei posteri, per singolare professione di virt\u00f9 pubblica, diremo; che questo palazzo albergasse sempre soggetti, che vanto furono del patriziato e di Venezia. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> E fiorirono nella contrada, in cui vissero la <strong>Gaspara Stampa<\/strong>, e l&#8217;<strong>Alessandra Maraviglia<\/strong>, che diede il nome al prossimo ponte; lirica poetessa la prima, inspirata da un amore infelice; virtuosa moglie l&#8217;altra di <strong>Pietro Albino<\/strong>, gran cancelliere del regno di Cipro, che, rimasta prigioniera dei Turchi, alla presa di Nicosia, avanti di far vela per Costantinopoli diede fuoco alle munizioni, ed arse la nave e s\u00e8 stessa, purificando con l&#8217;eroismo l&#8217;immagine della troppo decantata <strong>Lucrezia<\/strong>. (1) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) GIANJACOPO FONTANA. Cento palazzi fra i pi\u00f9 celebri di Venezia (Premiato Stabilimento Tipografico di P.Naratovich. 1865).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palazzo Barbarigo Marcello Foscarini Sangiantoffetti conosciuto come Ca&#8217; Bembo a San Trovaso Nel centro di questa parrocchia, tra una fondamenta e l&#8217;altra, sono frequenti i palazzi, che ai lati e agli angoli si vedono farle corona; quello dei Basadonna, poi Priuli Scarpon, adesso del nob. cavaliere Giovanni Battista Giustinian, verso la calle Corf\u00f9, ove stanno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":21971,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[9],"tags":[1742,256,171],"class_list":{"0":"post-21426","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-palazzi","8":"tag-palazzo-foscarini-sangiantoffetti-bembo","9":"tag-parrocchia-di-san-trovaso","10":"tag-sestiere-di-dorsoduro"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/DSC_5614.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21426","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21426"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21426\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51160,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21426\/revisions\/51160"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/21971"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21426"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21426"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}