{"id":20530,"date":"2017-04-17T12:34:08","date_gmt":"2017-04-17T12:34:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=20530"},"modified":"2017-10-24T11:37:51","modified_gmt":"2017-10-24T11:37:51","slug":"20530","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=20530","title":{"rendered":"Pietro III Candiano. Doge XXI. Anni 942-959"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Pietro III Candiano. Doge XXI. Anni 942-959<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Chiamato dal volere del popolo, Pietro III Candiano, figlio di Pietro II, sal\u00ec al trono ducale. Dopo un anno soltanto di reggimento dovette sostenere i diritti del patriarca di Grado, Marino, contro le pretensioni nuovamente poste in campo da Lupo, patriarca di Aquileia, il quale assalito aveva la citt\u00e0 stessa di Grado per impadronirsene. A por modo alle violenze di Lupo us\u00f2 il doge del partito medesimo posto in opera dal padre contro Wintkero, marchese dell&#8217;Istria, cio\u00e8, di sospendere ogni traffico e comunicazione col Friuli, e massime di recarvi il sale ed altri generi di supremo bisogno, interdicendo anche alle genti nemiche l&#8217;ingresso nelle venete acque. Ci\u00f2 valse, perch\u00e9 Lupo, astretto dal lagno comune dei popoli, chiedesse umilmente la pace; la quale consegu\u00ec alfine, mediante l&#8217;interposizione dello stesso patriarca Marino, a patto per\u00f2 di<br \/>\nnon ripigliare pi\u00f9 mai le armi contro la giurisdizione di Grado, sotto pena di cinquanta libbre d&#8217;oro ogni qualvolta mancasse. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Tornavano anche i corsari Narentani ad infestare il Golfo colle assuete lor piraterie, sicch\u00e9, a reprimerli, doge Pietro, il sesto anno del suo ducato, siccome nota il Sagornino, armar fece trentatr\u00e9 navi appellate <em>gumbarie<\/em> e ne diede il comando ad Orso Badoaro, o Partecipazio, ed a Pietro Rusolo od Orseolo. Veleggiarono essi verso le spiagge di Narenta e di Ragusa, ma, sia per l\u2019una o per l&#8217;altra cagione, tornarono senza effetto alla patria. Il perch\u00e9, doge Pietro ordinava si rimettesse in mare la flotta, dandone, forse, il comando a capitani pi\u00f9 esperti; i quali tanto operarono che i nemici furono costretti a chieder pace, sotto promessa di non pi\u00f9 rendersi infesti al veneto commercio. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Per le perpetue vicende d&#8217;Italia era, nel 950, pervenuto a cingere la corona di essa re Berengario II, al quale, l&#8217;anno seguente, spediva il doge un&#8217;ambasceria affine di conseguire la rinnovazione degli antichi trattati; il che ottenne subitamente. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Erano trascorsi quattordici anni da che Pietro ducava, quando, pi\u00f9 per gli eccitamenti perpetui del secondo suo figlio, pur esso di nome Pietro, che per sollevarsi dalle gravi cure di Stato, se lo prese a compagno, coll&#8217; assenso per\u00f2 della nazione. Ma dovette ben presto amaramente pentirsi: imperocch\u00e9 questo giovane ambizioso, di violento carattere, e sconoscente dei doveri di figlio, non appena fu pago nel suo desiderio, mal soffrendo il freno impostogli, forse, dal padre, fattosi un partito a s\u00e9 devoto, os\u00f2 tramare una congiura contro di esso per cacciarlo dal trono. Quindi improvvisamente assaliva il palazzo ducale; ma invano, ch\u00e9 il popolo tutto indignato, levandosi contro di lui, lo sconfisse, lo prese, e gi\u00e0 voleva trarlo a morte, se accorso il padre pietosamente lacrimando, non avesse impetrato per la sua vita. Raccoltasi tosto l&#8217;assemblea nazionale, statu\u00ec che venisse l&#8217;iniquo dannato all&#8217;esilio, giurando unanimemente che, vivo o morto il suo genitore, non sarebbe egli mai pi\u00f9 stato accolto, n\u00e9 pi\u00f9 mai richiamato a sedere sul trono. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Pietro part\u00ec quindi, togliendo seco a compagni Giovanni prete, Giorgio diacono e dodici servi, portandosi a Ravenna, dove fu accolto cortesemente da Guido, figlio di re Berengario; e tanto seppe entrargli in grazia, che divenne suo compagno in guerra nelle marche di Spoleto e Camerino; nella quale avendosi distinto, tornato a Ravenna, ottenne sei navi, colle quali usc\u00ec a corseggiare a danno della propria patria. E poich\u00e9 gli fu noto, stare sull&#8217;ancora alla foce del Po di Primaro sette navi veneziane cariche di ricche merci destinate a far vela per alla v\u00f2lta di Fano, corse ad assalirle, ed impadronitosene, le trasse a Ravenna. Per questa sciagura, succeduta all&#8217; altra assai pi\u00f9 funesta, cio\u00e8 quella della peste, che desolato aveva la citt\u00e0, da ridurla quasi a sepolcro; a cui si aggiunga i lamenti alti e perpetui, sollevati dai partigiani dell&#8217;espulso Pietro, cadde il doge addolorato cos\u00ec, che gli fu forza soccombere nel 959, ottenendo sepolcro nella chiesa di santo Ilario in isola. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Domenico figlio di Giovanni Talonico, cappellano della basilica ducale, cancelliere del doge, e indi vescovo Olivolense, avendo recato dall&#8217; Oriente le reliquie del Precursore, e quindi donatele, al tempo del nostro doge, alla chiesa di San Giovanni in Bragola, diede motivo che di tale acquisto se ne facesse memoria nella inscrizione che si legge nel cartellino girante retro, il ritratto del doge stesso. La quale inscrizione \u00e8 la seguente, rapportata con poca differenza dal Sansovino:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">SVB ME RELIQVIAE SANCTI IOANNIS BRAGORAE ECCLESIAE DEPONVNTVR.<br \/>\nOBII PAVLO POST SVBSTITVTVM FILIVM (1) <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. \u00a0Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pietro III Candiano. Doge XXI. Anni 942-959 Chiamato dal volere del popolo, Pietro III Candiano, figlio di Pietro II, sal\u00ec al trono ducale. 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