{"id":20511,"date":"2017-04-17T11:48:33","date_gmt":"2017-04-17T11:48:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=20511"},"modified":"2017-04-17T12:00:36","modified_gmt":"2017-04-17T12:00:36","slug":"pietro-tribuno-doge-xvii-anni-888-912","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=20511","title":{"rendered":"Pietro Tribuno. Doge XVII. Anni 888-912"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Pietro Tribuno. Doge XVII. Anni 888-912<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle calde rimostranze del vecchio ed infermo Giovanni Partecipazio, non senza il consiglio di lui, i comizi elessero a doge Pietro Tribuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui la storia alcun poco si annebbia, per la esistenza d&#8217;un privilegio conceduto ai Chioggiotti da un doge Domenico Tribuno, datato nell&#8217; Iscrizione VIII, nel mese di aprile, imperando Costantino: privilegio che venne riconosciuto poi e confermato da tre dogi successivi. Questo Domenico fu padre di doge Pietro, ne \u00e8 a dire quali e quante argomentazioni si fecero per provare esservi nel privilegio accennato, quando errore di nome nell&#8217;Augusto, quando in quello del doge, e quando nell&#8217; epoca. Si cred\u00e9 anche, con nuove supposizioni, vera la esistenza del doge Domenico, ed in ultima analisi, come accade in tutte le questioni che non hanno per appoggio i fatti o la critica, rimase la controversia indecisa. Il pi\u00f9 sano partito ci sembra per\u00f2 quello di ritenere accaduto uno sbaglio di copia, sia in uno che in un altro luogo, e forse nel nome del doge. Imperocch\u00e9 non \u00e8 dato supporre, come supposero alcuni scrittori, fra cui il Sansovino, che dimenticato si sia dalla storia e dalla memoria degli uomini doge Domenico, sicch\u00e9 s&#8217;intralasciasse persino inserire la di lui immagine fra quelle dei dogi che si vedono nella sala del Consiglio Maggiore; qualora si pensi che due volte si espresse quella del doge Giovanni II Participazio, perch\u00e9 in due epoche diverse sed\u00e9 sul trono, siccome vedemmo; e del pari si volle effigiata l&#8217;altra immagine di Domenico Orseolo, che usurp\u00f2, nel 1032, per un giorno solo la ducale dignit\u00e0. Ma di ci\u00f2 basti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pietro Tribuno, non appena assunto al principato, cur\u00f2 di ottenere la conferma dei precedenti trattati da Guido, il quale, in mezzo ai commovimenti generali d&#8217;Italia, pervenuto era, appunto allora, a cingersi dell&#8217;imperiale diadema. Perci\u00f2 gli inviava a Pavia un&#8217;ambasciata solenne, conseguendo la chiesta conferma: nella quale venia dichiarato che i Veneziani, anche nelle citt\u00e0 dell&#8217;impero, dipenderebbero soltanto dal loro doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se per questa conferma aveva Pietro Tribuno procurata la pace e la sicurezza dei commerci al suo popolo, le sempre rinnovai) tisi discordie d&#8217;Italia, mosse da Berengario, da Lamberto e da Arnolfo, per lo possedimento di questa bella e mai sempre infelice contrada, e pi\u00f9 per lo calare degli Ungheri, chiamati dall&#8217;ultimo, si videro i Veneziani costretti a munire poderosamente i confini del loro Stato e delle isole tutte. Anzi, per porre al coperto d&#8217;ogni sorpresa nemica la citt\u00e0 stessa di Rivoalto, popolatasi vieppi\u00f9 allora per tale cagione, doge Pietro costruir fece una forte muraglia, che si estendeva dal castello d&#8217;Olivolo e, procedendo per l\u2019odierna riva degli Schiavoni, giungeva sino alla chiesa di santa Maria Jubanico, o Zobenigo, ove una grave catena si tendeva, che attraversava il canal grande, e che assicurata era presso alla chiesa od abbazia di San Gregorio. Oltre a ci\u00f2 cingeva di mura il palazzo ducale, la basilica e la piazza di San Marco; mura durate fino ai tempi di Sebastiano Ziani, siccome dicemmo nella storia della fabbrica del palazzo stesso ; ed aveva il tutto disposto perch\u00e9 si levassero, all&#8217; occorrenza, i pali che servivano di guida attraverso la laguna; nel mentre che colar faceva barche in parecchi canali, affondar sassi, collocare grosse navi alla imboccatura dei porti, siccome operato erasi al tempo di doge Pietro Tradonico contro gli Slavi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infrattanto che i nostri si preparavano alle difese, gli Ungheri, penetrati nel Friuli e dilatatisi sino a Treviso, pervenuti erano a superare le isole di Fine, Eraelea, Equilio, e darle alle fiamme, accampandosi a Mestre. Poi, da col\u00e0 movendosi, ed impiegando in tali scorrerie il corso di un anno, si approssimavano a Lissa-Fusina e a Santo Ilario, passando quindi ad occupare Capodargine, Loredo, Brondolo e le due Chioggie, stendendosi fino al porto di Albiola. E qui, unite quante pi\u00f9 barche poterono raccogliere dai fiumi e luoghi gi\u00e0 conquistati, disegnavano con queste superare il porto ora detto, e attraversare l&#8217;intera laguna da Malamocco a Rialto. Sennonch\u00e9 ivi li attendeva la numerosa flottiglia, che la previdenza del doge aveva armata, e della quale aveva egli stesso assunto il comando; a cui mal poteva quella degli Ungheri porsi a fronte, e perch\u00e9 composta di barche conteste di vimini e cuoio, e raccolte, come dicemmo, lungo i fiumi da lor valicati, e quindi non atte a forte e lunga battaglia. Tuttavia ferocissima fu dessa; imperocch\u00e9 da un lato accendevano gli animi la cupidit\u00e0 del ricco bottino, l&#8217;innata ferocia, la baldanza delle ottenute vittorie; e dall&#8217;altro, la carit\u00e0 della patria, l\u2019amore dei parenti, e pi\u00f9 d&#8217;ogni altro affetto, pensiamo, quello della religione, minacciata da coloro che disconoscevano Cristo e la sua fede divina; sicch\u00e9 non \u00e8 a dire quali e quante fossero le stragi, quale il lutto che si preparava dalla sorda morte. Il doge animoso volava, col suo navicello, di schiera in schiera, eccitando e confortando i suoi nella terribile pugna; ora ricordando loro essere quello il luogo stesso ove altra volta trionfato avevano contro Pipino; ora invitandoli a volgersi a Dio, siccome dispensator di vittoria; ora, in fine, pregandoli di guardare alle dolci spose, ai cari nati, e alle domestiche mura, erette colle loro mani medesime. Tutti questi eccitamenti e pi\u00f9 l&#8217;ira naturale a cui \u00e8 soggetto l&#8217;uomo, allorquando si vede offeso ingiustamente, barbaramente nella parte pi\u00f9 delicata dei suoi affetti, e degli interessi suoi propri, operarono s\u00ec, che i Veneziani divenissero tanti leoni, eroicamente pugnando, e alla fine vittoriando in guisa che la strage dei barbari fu piena ed integra, dalla quale poterono ben pochi salvarsi con precipitevole fuga; n\u00e9 quindi pi\u00f9 mai arrischiarsi di tentare l&#8217;ingresso nelle venete lagune, quantunque tratto ricomparissero violentemente a saccheggiare or l&#8217;una or l&#8217;altra parte d&#8217;Italia. Tanta vittoria merit\u00f2 al doge, che Leone il Filosofo, imperatore d&#8217;Oriente, lo decorasse del titolo di Protospatario, e che Berengario, re d&#8217;Italia, seco lui si congratulasse, lodandolo siccome conservatore della pubblica libert\u00e0 ed espulsore dei barbari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia infatti era allora campo di luttuosissime pugne, e cogli uomini congiurava ai suoi danni eziandio la natura: sicch\u00e9 freddo intensissimo, dirotte piogge, straripamento continuo di fiumi, inducevano carestia, miseria e fame. Sole le isole godevano la pace; ed il commercio e la navigazione procuravano ricchezza ed abbondanza. E merito era questo di doge Pietro, il quale, per un dissidio religioso, pi\u00f9 privato che pubblico, sorto allorch\u00e9 si doveva eleggere un nuovo vescovo alla cattedra di Olivolo, fu da alcuni cronacisti giudicato assai severamente, o, a meglio dire, ingiustamente, ed asserito, contro il vero, che fosse ucciso dal popolo: mentre, siccome testimoniano, fra gli altri, il Sagornino ed il Sanudo, fu uomo pacifico, savio e benigno, e la sua morte naturale, accaduta nel 912, fu dal popolo tutto compianta; ottenendo onorata sepoltura\u00a0nella chiesa di santo Zaccaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritratto di questo doge, reca nella sinistra mano un papiro su cui \u00e8 scritto:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">AB INGENTIBUS VNDIQVE BELLIS, PATRIAM INGENTI CLASSE TVTATVS SVM. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. \u00a0Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pietro Tribuno. Doge XVII. Anni 888-912 Alle calde rimostranze del vecchio ed infermo Giovanni Partecipazio, non senza il consiglio di lui, i comizi elessero a doge Pietro Tribuno. 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