{"id":1830,"date":"2016-03-17T07:31:37","date_gmt":"2016-03-17T07:31:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1830"},"modified":"2019-01-04T07:11:10","modified_gmt":"2019-01-04T07:11:10","slug":"festa-o-visita-del-doge-a-zan-zaccaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1830","title":{"rendered":"Andata del doge nella Chiesa di San Zacccaria"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Andata del doge nella Chiesa di San Zacccaria<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al tempo che <strong>Agostina Morosini<\/strong> era <em>Badessa in San Zaccaria<\/em>, cio\u00e8 a dire, l&#8217;anno 855, il <strong>Pontefice Benedetto III<\/strong> fu in Venezia, e visit\u00f2 quella chiesa e quel monastero. Penetrato vivamente d&#8217;ammirazione per la virt\u00f9 e santit\u00e0 che vide regnare fra quelle sacre vergini, volle, tornato a Roma, dare una testimonianza della sua soddisfazione con l&#8217;arricchirle di un gran numero di reliquie e d&#8217;indulgenze. Fu allora che il <strong>Doge Pietro Tradonico<\/strong> (la cui famiglia fu poi detta <strong>Gradenigo<\/strong>) cominci\u00f2 a visitare il tempio di San Zaccaria fra il concorso del popolo. Sarebbe stato un vero scandalo a quei tempi, in cui tutto respirava la pi\u00f9 pura, e la pi\u00f9 solida piet\u00e0, se il capo della\u00a0Repubblica avesse mancato di assistere a solennit\u00e0 religiosa. Si fiss\u00f2 dunque il <em>giorno di Pasqua<\/em> come il pi\u00f9 adatto all&#8217;annuale visita. La Badessa Morosini lietissima di vedere il Doge processionalmente venire alla sua chiesa gli offerse, d&#8217;accordo colle sue religiose, un regalo degno di lui, e della ricca eredit\u00e0 di cui ella godeva. Fu questo una specie di diadema repubblicano, che si chiamava <em>Corno Ducale <\/em>di un valore straordinario. Esso era tutto d&#8217;oro: aveva il contorno ornato di ventiquattro perle orientali in forma di pere. Sulla sommit\u00e0 risplendeva un diamante ad otto facce, di un peso, e di una lucidezza mirabile. Nel dinanzi un rubino anch&#8217;esso di massima grossezza, che abbagliava colla vivacit\u00e0 del suo colore e del suo fuoco. Come poi descrivere la gran croce che stava nel mezzo del diadema? Era questa composta di pietre preziose, e particolarmente di ventitr\u00e9 smeraldi, dei quali cinque, che formano il traverso, vincevano in bellezza quanto si pu\u00f2 vedere in tal genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Regalo cos\u00ec inestimabile venne dal Doge sommamente gradito, e da quel momento si stabil\u00ec, che il superbo diadema non avesse a servire se non per il giorno della coronazione dei nuovi Dogi. Ma perch\u00e9 quelle buone religiose non stessero del tutto prive del piacere di rivederlo (piacere che richiamava alla memoria un&#8217;azione nobilissima di quella comunit\u00e0), si decret\u00f2 inoltre, che tutti gli anni nel giorno della visita da farsi a San Zaccaria, esso verrebbe tratto dal pubblico tesoro, e sopra un bacino presentato dal Doge medesimo, e mostrato a tutte le suore; il che fu sempre esattamente eseguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un triste avvenimento accaduto l&#8217;anno 864 contribu\u00ec a dare a questa Festa un lustro maggiore. Da lungo tempo vi avevano in Venezia forti dissensioni fra alcune nobili famiglie, e sotto il Ducato di Tradonico pi\u00f9 che mai infierivano. Tutta la citt\u00e0 pareva divenuta un campo di battaglia; non essendovi giorno, in cui le due fazioni non si scontrassero, e non venissero fra di loro alle mani. Si azzuffavano a torme, n\u00e9 mai si distaccavano senza prima avere sparso molto sangue. Il Doge tutto tent\u00f2 per conciliare gli accaniti cittadini; ma gli venne ci\u00f2 che d&#8217;ordinario incontra chiunque nel calore delle altrui dispute spiega uno spirito conciliatore. Volendo destreggiare, si rese sospetto di parzialit\u00e0 ad entrambe le parti. Di fatti \u00e8 impossibile l&#8217;amare ad un&#8217;ora due fazioni diverse, e il farsi da esse riamare; conviene di necessit\u00e0 che una di esse rimanga scontenta, e non \u00e8 raro, che questa mediti la perdita non men della sua rivale, che quella del mediatore stesso. Il Doge mandava ordini, e non era obbedito: minacciava, e le sue minacce si sprezzavano non regnava pi\u00f9 disciplina alcuna, n\u00e9 sicurezza nella citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli avrebbe voluto punire taluno fra i pi\u00f9 ostinati d&#8217; entrambi i partiti, ma nelle discordie civili le punizioni hanno talvolta conseguenze ancor pi\u00f9 funeste perch\u00e9 di vantaggio inaspriscono gli animi. Il disordine andava pi\u00f9 ognora crescendo: si mormorava contro il Doge; si gridava contro dell&#8217;ingiustizia, della tirannia; dalle mormorazioni si venne alle invettive, e l&#8217;eccesso del fermento ebbe per sviluppo la morte sciagurata del Doge. Venne egli assalito nel momento che usciva con tutto il suo corteggio dalla chiesa di San Zaccaria. Le guardie cercarono in vano di difenderlo; egli spir\u00f2 sotto reiterati colpi di pugnale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Succeduto appena il fatto, i cittadini tennero una generale Assemblea in cui dopo aver deplorato il tragico fine del Doge, come un attentato orrendo, si crearono tre Commissari che prendessero in rigoroso esame l&#8217;affare. Conveniva assolutamente punire i rei per impedire ulteriori sfrenatezze nel popolo, ma si doveva anche fare s\u00ec, che in avvenire non potesse alcun Doge abusare della sua autorit\u00e0, n\u00e9 parzialeggiare con alcuna fazione: altrimenti non vi sarebbe differenza veruna fra il capo di una Repubblica libera ed un monarca, il quale si crede tutto permesso, perch\u00e9 niuno osa contrariare i suoi voleri, n\u00e9 prescriver limiti alla sua autorit\u00e0. Questi Triumviri si trassero fuori con vero zelo da una commissione s\u00ec gelosa. Si riconobbe l&#8217;utilit\u00e0 di tale magistratura, e quindi piacque che fosse perpetua. Ad essa si affid\u00f2 la custodia delle leggi, ed i suoi membri si chiamarono <em>Avvogadari di Comune<\/em>. Furono essi sempre mai in grandissima riputazione, poich\u00e9 erano i principali sostegni della pubblica sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si volle poscia dare alla Festa, o per meglio dire, alla visita di San Zaccaria, un aspetto pi\u00f9 decoroso, e per ci\u00f2 si risolse, che il Doge colla Signoria invece di andare a piedi si dovesse recare al monastero nelle sue barche dorate, e che le grandi confraternite si trovassero a quel momento nella chiesa. La folla del popolo si accrebbe allora, e continu\u00f2 poscia sino all&#8217;anno 1796, s\u00ec per acquistare le assegnate indulgenze, e s\u00ec per voglia di ammirare quel diadema, che col suo splendore abbagliava gli occhi di tutti. Il popolo non sa dimenticarlo, e lo piange tuttavia, come piange il pubblico un tesoro s\u00ec rinomato, e tante altre ricchezze nazionali miseramente disperse. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; font-size: x-small;\"> (1) GIUSTINA RENIER MICHIEL. Origine delle Feste veneziane. (MILANO 1829. Presso gli editori degli annali universali delle scienze e dell&#8217;industria.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andata del doge nella Chiesa di San Zacccaria Al tempo che Agostina Morosini era Badessa in San Zaccaria, cio\u00e8 a dire, l&#8217;anno 855, il Pontefice Benedetto III fu in Venezia, e visit\u00f2 quella chiesa e quel monastero. 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