{"id":1828,"date":"2016-03-17T13:47:50","date_gmt":"2016-03-17T13:47:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1828"},"modified":"2016-05-05T06:47:57","modified_gmt":"2016-05-05T06:47:57","slug":"festa-per-la-traslazione-del-corpo-di-san-marco-a-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1828","title":{"rendered":"Festa per la traslazione del corpo di San Marco a Venezia"},"content":{"rendered":"<h3>Festa della traslazione del corpo di San Marco a Venezia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La religione fu sempre di grande\u00a0 aiuto ai Governi, sia per condurre le\u00a0 armate a pericolose ed importanti imprese, sia per soffocare in mancanza\u00a0di leggi le passioni e le discordie della\u00a0plebe, sia per accrescere quello splendore, che gli uomini utili alla patria\u00a0trassero dalle loro azioni, sia per seppellire i malvagi nell&#8217;obbrobrio insieme coi loro disegni distruttori dell&#8217;ordine e del bene pubblico; sia finalmente per forzare gli uomini non inciviliti a rispettare certi utili istituti, e certi regolamenti, dei quali il solo\u00a0legislatore conosce lo scopo e le conseguenze. Quando questo potente mezzo esiste in uno stato, e lo spirito di vera piet\u00e0 per gli oggetti consacrati\u00a0dal culto si conserva in un popolo,\u00a0riesce pi\u00f9 facile allora di spingere la\u00a0credulit\u00e0 sino a quelle cose, che appoggiate sono a semplici tradizioni\u00a0umane, e ad utili opinioni, senza discutere altro, ma che ornai credute\u00a0celesti rivelazioni, vengono pi\u00f9 volentieri accettate, ed esser possono\u00a0uno stimolo fortissimo a nobili azioni,\u00a0a generose imprese. In tutti i paesi\u00a0gli avveduti politici non solo tollerarono, ma altres\u00ec favorirono cosiffatte\u00a0opinioni, secondo che la loro prudenza e l&#8217;utile dello stato le fecero\u00a0credere opportune. L&#8217;autorit\u00e0 di quegli uomini rispettabili produsse mai\u00a0\u00a0 sempre una credenza universale. Chi sa che in queste lagune non si fosse\u00a0a bello studio disseminata tra il popolo la fama di certa profezia, che\u00a0aveva fatto breccia in tutti i cuori? Ci\u00a0sentiamo portati a crederlo dai felici\u00a0effetti che produrre doveva, e che realmente produsse in vantaggio della Repubblica. Lo Spirito Santo, si diceva,\u00a0aveva annunziato a San Marco per bocca di un angelo, che un d\u00ec le sue\u00a0ossa riposerebbero in queste lagune;\u00a0ed si aggiungeva, che la nostra Repubblica, sotto la protezione di quell&#8217;Evangelista, aveva a divenire grande e\u00a0possente, e si sarebbe conservata in\u00a0perpetuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simile tradizione era per quest&#8217;isolani un gagliardo incentivo per procurare ad ogni costo di acquistare\u00a0quel sacro deposito, che alcuni monaci custodivano con somma vigilanza\u00a0e gelosia in Alessandria d&#8217;Egitto. Ma\u00a0se per l&#8217;una parte gli sforzi della navigazione sempre crescenti, e i replicati viaggi a quelle spiagge davano\u00a0motivo a sperare del buon esito, per\u00a0l&#8217;altra l&#8217;interesse dei menzionati monaci, pi\u00f9 assai che la loro divozione,\u00a0rendeva scabrosa l&#8217;impresa. Ed infatti\u00a0riusc\u00ec vana per assai lungo tempo. Finalmente un fortunato accidente present\u00f2 favorevole occasione all&#8217;industria\u00a0dei nostri illustri conquistatori d&#8217;impadronirsi di quel sacro Palladio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;anno 828 due mercanti, Bono di Malamocco, e Rustico di Torcello partiti di qua sui loro vascelli\u00a0approdarono in Alessandria: dove appena giunti andarono, com&#8217;era il solito pio costume di tutti i veneti navigatori, a visitare la chiesa dove riposava il corpo di San Marco. Vi trovarono i religiosi, che ne facevano\u00a0la guardia in gran cordoglio; e chiestane la ragione, seppero da loro stessi, che i Saraceni entrati test\u00e9 in quel\u00a0Tempio, avendo veduto la quantit\u00e0\u00a0di marmi preziosi e rarissimi che l\u00e0\u00a0si chiudevano, li giudicarono di buon\u00a0acquisto, e li fecero trasportare sui loro vascelli per impiegarli nel palazzo, che il Califfo di Alessandria faceva costruire nella sua capitale. I\u00a0nostri mercanti mostravano vivo dolore e somma indignazione d&#8217;una si\u00a0esecranda rapina, ed insieme spiegarono assai destramente il loro timore\u00a0\u00a0 per tutto ci\u00f2 che poteva avvenire di\u00a0peggio. Fecero vedere, che i Saraceni\u00a0non erano gente da contentarsi di questo, ma s\u00ec bene da venire ad eccessi\u00a0vieppi\u00f9 detestabili. E chi pu\u00f2 sapere,\u00a0aggiunsero, che non aspirino ancora\u00a0al corpo di San Marco? La sola idea\u00a0di ci\u00f2 (gridavano maliziosamente i nostri) ne fa fremere, e desta in noi un\u00a0ragionevole batticuore; quindi \u00e8 che\u00a0pieni di zelo conclusero, che sarebbe tornato meglio affidar loro questo\u00a0Santo Corpo, il quale avrebbe ottenuta\u00a0convenevole\u00a0collocazione, e sarebbe\u00a0stato salvo da ogni insulto. La proposizione non poteva essere n\u00e9 pi\u00f9\u00a0saggia, n\u00e9 pi\u00f9 giusta: gli stessi religiosi li confessarono; ma come privare\u00a0\u00a0 se stessi di s\u00ec preziosa reliquia, che\u00a0per loro era fonte inesausta di profitti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avevano un bel dire i due veneziani,\u00a0ora assicurandoli della loro riconoscenza, ora dei premi che dovevano\u00a0aspettarsi dalla Repubblica, e ancora meglio da Dio per s\u00ec grande sacrificio. Nulla valse a persuaderli. Si pose mano finalmente a quel metallo s\u00ec seducente e s\u00ec ricercato, che a somma\u00a0\u00a0 vergogna della nostra specie, assai\u00a0spesso fa nascere l&#8217;equilibrio tra l&#8217;onore e l&#8217;infamia, tra la giustizia e il\u00a0tradimento, tra la riconoscenza e l&#8217;esecrazione, tra i talenti e l&#8217;ignoranza;\u00a0l&#8217;oro in una parola fu impiegato come un onesto compenso, che non lasciava luogo ai rimorsi. Ci sogliamo\u00a0d&#8217;ordinario dolere, che l&#8217;ingordigia\u00a0umana abbia malamente trionfato della\u00a0\u00a0 natura, la quale con gran ragione\u00a0\u00a0 aveva rinchiuso questo dannoso e funesto metallo nelle viscere pi\u00f9 profonde e pi\u00f9 dure della terra; ma l&#8217;uso\u00a0che in tale incontro di esso fecero i\u00a0nostri navigatori, non pu\u00f2 meritare\u00a0biasimo; ne avverr\u00e0, che l&#8217;uomo il\u00a0pi\u00f9 severo se ne scandalizzi, quando\u00a0il lucido incanto ad altro non serv\u00ec,\u00a0che a far dissotterrare un morto con\u00a0intenzioni s\u00ec pie, che bastano a giustificare la scelta del mezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Superato un inciampo, se ne presentarono degli altri. Siccome conveniva celare ai fedeli di Alessandria il\u00a0sacro furto perci\u00f2 si ebbe ricorso ad\u00a0uno\u00a0stratagemma. Si stabil\u00ec di trasportare il corpo di San Marco in tempo\u00a0di notte, sostituendovi quello di San\u00a0Claudio, che non otteneva fama e venerazione s\u00ec grande. Ma ci\u00f2 non bastava essendovi motivo di temere venisse scoperto dai Saraceni presidi\u00a0alla dogana, soliti a visitare con gran\u00a0rigore ogni sorta di mercanzia per esigerne il diritto di uscita. Era uopo\u00a0adunque o lo scansare questa visita,\u00a0o renderne vani coll&#8217;astuzia gli effetti. Parve quindi opportuno collocare il\u00a0santo corpo nel fondo di un corbaccio, ricoprirlo di erbami, e riporvi\u00a0sopra molti pezzi di carne porcina. Il\u00a0ribrezzo che provano i Musulmani per\u00a0questo cibo \u00e8 tale, che non s\u00ec tosto\u00a0i gabellieri vi posero l&#8217;occhio sopra, lo\u00a0rivolsero altrove, n\u00e9 pi\u00f9 oltre cercarono. Per tal modo riusc\u00ec ai nostri\u00a0veneziani di recare felicemente il corbaccio nel naviglio, dove appena giunti\u00a0spiegarono le vele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prospero da principio fu il viaggio;\u00a0ma poi insorse fiera burrasca, che\u00a0pose la nave in gran rischio. Non temevano per\u00f2 i pii marinai di naufragio\u00a0avendo il corpo del Santo per\u00a0mallevadore della loro salvezza, e questa buona fede gli emp\u00ec di un coraggio, che valse realmente a salvarli. Se\u00a0si ammira l&#8217;ardimento, quando pur non\u00a0produce se non se misfatti e rovina\u00a0negli uomini, ardiremo noi prenderlo\u00a0in burla, allorch\u00e9 viene eccitato da\u00a0una bonariet\u00e0 devota, e produce effetti\u00a0non meno innocenti che la loro origine? Sopravvenne alfine la calma ed\u00a0i viaggiatori arrivarono alla patria, annunziando qual sacro deposito avventurosamente recassero. Sul fatto stesso\u00a0il Doge, il clero e tutto il popolo accorsero in riva al mare per accogliere\u00a0quelle spoglie da s\u00ec gran tempo desiderate, e con\u00a0processione pomposa e\u00a0insieme devota le trasportarono nella\u00a0cappella Ducale, collocandole entro\u00a0una cassa sotto l&#8217;altar maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consolazione dei buoni veneziani\u00a0di possedere un s\u00ec prezioso tesoro sorpass\u00f2 ogni espressione. Da quel momento San Marco fu acclamato il Protettore della citt\u00e0, che quasi contemporaneamente aveva ricevuto il suo formale principio. L&#8217; immagine del Santo\u00a0e il suo Leone, divennero il contrassegno di tutti i pubblici monumenti,\u00a0lo stendardo delle flotte, l&#8217;impronta\u00a0di tutte le monete, la dolce speranza\u00a0di tutti i cuori. Non vi fu mai eccitamento pi\u00f9 valido a tutte quelle imprese che dovevano far prosperare la\u00a0Repubblica, la cui sorte, secondo la\u00a0profezia, dipendeva dal possesso di questa reliquia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nostri provvidi legislatori che assai bene conoscevano quanto importasse il mantenere sempre scolpita profondamente nei cuori una devozione\u00a0da cui scaturivano tanti vantaggi, vollero istituire una festa da celebrarsi\u00a0ogni anno il giorno 31 di gennaio, nel\u00a0qual giorno il sospirato deposito approd\u00f2 a Venezia. Essa si celebr\u00f2 sino ai nostri ultimi giorni, ma non consisteva che in una messa solenne a cui\u00a0interveniva il Doge colla Signoria. Quali altri segni di giubilo si siano dati il primo giorno dell&#8217;istituzione,\u00a0non potremmo dirlo; mentre non si trova su di ci\u00f2 veruno documento. Ma\u00a0qual che si fosse la festa, parve sempre\u00a0di poco momento ai nostri avi per sfogare la loro esultanza, e perci\u00f2 pensarono d&#8217;innalzare un tempio al nuovo Protettore, in cui riporre il suo venerabile\u00a0Corpo. Il luogo scelto a quest&#8217;oggetto\u00a0fu quello dove stava la piccola chiesa\u00a0di San Teodoro, che sino allora era stato\u00a0il solo Santo tutelare dei veneziani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottima fu la scelta del sito, venendosi\u00a0in tal guisa a congiungere il nuovo\u00a0tempio al palazzo Ducale gi\u00e0 intrapreso, e adempiendosi cosi l&#8217;avvertimento del Salmista, il quale vuole,\u00a0che la giustizia sia strettamente legata\u00a0colla pace e colla religione. L&#8217;edificio\u00a0fu assai presto terminato, se non che\u00a0nell&#8217;anno 976 un terribile incendio\u00a0lo ridusse quasi tutto in cenere. Alcune\u00a0\u00a0 ragioni politiche e devote concorsero a\u00a0far considerare questo accidente come\u00a0un favore speciale della Provvidenza;\u00a0e sull&#8217;istante fu decretato, che si costruisse un tempio, il quale superasse\u00a0ogni altro in nobilt\u00e0, ricchezza e buon\u00a0gusto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi si consultarono i migliori artisti di ciascun paese, bench\u00e9\u00a0non ne mancassero in Venezia di eccellenti; ma quando trattasi di cosa\u00a0di somma importanza, \u00e8 sempre migliore consiglio il raffrontare le opinioni\u00a0e le idee di molti. E perch\u00e9 le belle\u00a0arti tenevano a quei giorni il loro regno in Costantinopoli, di l\u00e0 si chiamarono l\u00ec pi\u00f9 rinomati professori, e\u00a0fu loro ordinato di formare il disegno\u00a0di un tempio, che a qualunque costo\u00a0riuscisse senza pari al mondo. L&#8217; ordine fu eseguito, il disegno approvato,\u00a0e la grande opera ebbe principio nel\u00a0977 sotto gli auspici del Doge Pietro\u00a0Orseolo. Si aggrand\u00ec l&#8217;area, che prima\u00a0era troppo angusta, e parve, tale quale\u00a0\u00e8 oggi, abbastanza spaziosa; essendo\u00a0eguale a quella di Giove Capitolino\u00a0in Roma. E infatti gli antichi nell&#8217;erigere i templi, non facevano tanto\u00a0caso dell&#8217;ampiezza, quanto della magnificenza. Il Vescovo di Venezia ne\u00a0gett\u00f2 la prima pietra sotto gli occhi\u00a0del Doge, e di tutto il popolo accorsovi. Il lavoro dur\u00f2 pi\u00f9 di tre secoli,\u00a0nei quali non si cess\u00f2 di far trasportare dalla Grecia i marmi pi\u00f9 rari e\u00a0pi\u00f9 fini destinati ad onorarlo. Lungo\u00a0sarebbe il descrivere le superbe e numerosissime colonne di porfido, di\u00a0granito e di altre preziose qualit\u00e0, come pure le insigni sculture, e i mosaici, che adornano e dentro e fuori\u00a0questa famosa Basilica, ha una galleria\u00a0di cose mirabili, \u00e8 un edificio illustre\u00a0e portentoso. La facciata, bench\u00e9 in\u00a0minore stima del resto, rispetto all&#8217;architettura, merita tuttavia d&#8217;esserlo\u00a0assai, per i fregi e gli ornati che ci presenta. Si vedono nelle statue\u00a0e bassirilievi gli eroi della religione\u00a0misti a quelli del paganesimo, e figure\u00a0mitologiche ed allegoriche. <em>C&#8217;<\/em><em>\u00e8<\/em><em> di<\/em><em>\u00a0<\/em><em>tutto<\/em>, dice il Temanza; ma questo\u00a0tutto \u00e8 un tesoro di singolari e bellissime produzioni dell&#8217;arti. Fra le\u00a0statue ve ne sono alcune dei primi secoli della Repubblica, e cos\u00ec di mano\u00a0in mano sino al celebre Sansovino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si deve lasciar d&#8217;osservare l\u2019eccellente lavoro in mosaico, che si trova \u00a0\u00a0appunto sulla facciata. La scelta del\u00a0soggetto che rappresenta \u00e8 analoga al\u00a0luogo e alla circostanza. Vi si vede\u00a0espressa per intero la storia della traslazione del corpo di San Marco in\u00a0Venezia. E in vero si ha campo di\u00a0ammirare l&#8217;ingegno dell&#8217;artista, che\u00a0seppe infondere tanta verit\u00e0, tanta somiglianza, tanta naturalezza nelle fisonomie e nei gesti de&#8217; suoi\u00a0\u00a0 personaggi.\u00a0Sui volti dei veneziani si legge la svegliatezza e la penetrazione del loro\u00a0spirito; poich\u00e9 mentre stanno mostrando ai Saraceni i pezzi di maiale, la\u00a0malizia del loro sguardo, e il movimento delle loro bocche palesano in\u00a0maniera assai viva la compiacenza che\u00a0provano nel corbellarli. Dall&#8217;altra parte\u00a0si nota nelle fisonomie dei Saraceni una\u00a0certa rustica goffezza, e una specie di\u00a0ripugnanza religiosa nel mirare oggetti\u00a0dalla loro legge vietati, che gli allontana dal sospettare d&#8217;altro. Finalmente\u00a0per tacere del resto, nel bel mezzo\u00a0della facciata si colloc\u00f2 l&#8217;emblema di\u00a0San Marco, cio\u00e8 il suo alato Leone\u00a0tutto di bronzo dorato. Questo Leone\u00a0si moltiplic\u00f2 in infinito non solamente\u00a0nella Citt\u00e0, ma in tutti i paesi ancora,\u00a0die appartenevano alla Repubblica;\u00a0giacch\u00e9 presso i Veneziani il Leone,\u00a0cio\u00e8 il nome di San Marco, s&#8217;identific\u00f2 talmente con quello dello Stato,\u00a0che esso colpisce l&#8217;orecchio, e tocca il\u00a0cuore, diremo cos\u00ec, pi\u00f9 che la memoria delle tante vittorie ottenute dalla\u00a0Repubblica. Il buon popolo Adriatico\u00a0vi accoppia una certa idea di affezione\u00a0mista a rispetto e a divozione nazionale\u00a0che trae anche in presente dal petto\u00a0sospiri di tenerezza, o di dolore al solo vederne le immagini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Convincente prova di tal verit\u00e0 si \u00e8\u00a0quanto avvenne l&#8217;anno 1796, allorch\u00e9\u00a0le vicende politiche atterrata avendo\u00a0una macchina di quattordici e pi\u00f9 secoli, si volle tolto anche lo stemma\u00a0rappresentativo del Veneto Governo. Il popolo tutto ne fu vivamente afflitto, e in particolare la porzione meno\u00a0incivilita, e conseguentemente pi\u00f9 prossima alla natura e alla schiettezza, non\u00a0pot\u00e9 nascondere il suo grande cordoglio. Tutti i sudditi della costa marittima\u00a0\u00a0 del Levante, della Dalmazia, dell&#8217;Istria\u00a0n\u00e9 diedero i segni pi\u00f9 manifesti. Lunga\u00a0sarebbe, quantunque commovente cosa,\u00a0il narrarli tutti: mi sia per\u00f2 concesso\u00a0il delinear qui la scena interessantissima accaduta in Perasto. Io mi lusingo che non potr\u00e0 a meno di non ispirare ai miei lettori i sentimenti\u00a0medesimi, da cui furono agitati quegli affettuosi abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il Trattato di Campo Formio la\u00a0Dalmazia doveva passare all&#8217;Austria.\u00a0Quindi il generale Rukovina ebbe ordine di prenderne possesso. Il 22 agosto del 1796 arriv\u00f2 egli con una flotta, e mille soldati da sbarco a Pettana,\u00a0che \u00e8 un miglio e mezzo lontano da\u00a0Perasto. I costernati Dalmati vedendo che nulla pi\u00f9 rimaneva a sperare,\u00a0vollero almeno rendere gli estremi\u00a0onori al grande stendardo di San\u00a0Marco. A tal fine i Perastini, non che\u00a0le genti del vicino contado, ed altri\u00a0ancora si radunarono dinanzi al palazzo del Capitan Comandante, il quale\u00a0con dodici soldati nazionali armati di\u00a0sciabole, seguiti da due alfieri, e preceduti da un tenente, si rec\u00f2 nella sala,\u00a0dove stava quello stendardo, e la bandiera di campagna, che da molti secoli la Repubblica Veneta aveva affidato al valore e alla fedelt\u00e0 dei bravi\u00a0Dalmati. Dovevano essi levare quelle\u00a0amate insegne; ma nel punto di eseguire un atto che squarciava i loro\u00a0cuori, perdettero le forze, e tante solamente ne conservarono, quante bastavano per versare un diluvio di pianto. Il popolo affollato, che stava in\u00a0piazza aspettando, e che non vedeva pi\u00f9 uscire nessuno dalla sala, non sapeva\u00a0che pensarsi. Si mand\u00f2 uno dei giudici del paese per ritrarne il motivo;\u00a0ma questi rimase egli stesso si commosso, che colla sua presenza altro\u00a0non fece, che aumentare la tristezza\u00a0degli altri. Finalmente il capitano,\u00a0vincendo per necessit\u00e0 s\u00e9 medesimo, uno sforzo doloroso; stacca le insegne dal luogo dove erano erette, le\u00a0inalbera su due picche; le passa in\u00a0mano ai due alfieri, che scortati dai\u00a0soldati e dal tenente escono in ordinanza dalla sala, e sui loro passi vengono e il capitano e il giudice e tutti\u00a0gli altri. Appena fu visto a comparire\u00a0l&#8217;adorato vessillo, che divent\u00f2 comune\u00a0il lutto, e universale il pianto. Uomini, donne, fanciulli, tutti mandano\u00a0singhiozzi, tutti spargono lagrime. Altro pi\u00f9 non si ode, che un lugubre\u00a0gemito, contrassegno non dubbio dell&#8217;ereditario attaccamento di quella generosa nazione verso la sua Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunta la mesta comitiva in piazza,\u00a0il capitano toglie dalle picche le insegne, e ad un tempo si vede calare la\u00a0bandiera di San Marco dalla fortezza, che tira ventuno colpi di cannone.\u00a0Due vascelli armati per guardia del\u00a0porto le rispondono con undici spari\u00a0e cos\u00ec fanno tutti i vascelli mercantili; fu questo l&#8217;ultimo addio, che la\u00a0fama posta a lutto diede al valore nazionale. Le sacre insegne furono poste\u00a0sopra un bacino; il tenente le ricevette in presenza dei giudici, del capitano e del popolo. Indi marciarono\u00a0tutti con passo lento e melanconico\u00a0alla volta del Duomo. Col\u00e0 giunti,\u00a0vennero accolti dal clero e dal suo\u00a0capo, al quale si fece la consegna\u00a0del sacro deposito, ed ei lo pose sul l&#8217;altare maggiore. Allora il capitano comandante profer\u00ec il seguente discorso,\u00a0che fu tratto tratto interrotto da rivi\u00a0sgorganti ancora pi\u00f9 dal cuore che dagli occhi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0&#8220;<em>In questo momento crudele, che<\/em><em>\u00a0<\/em><em>lacera il nostro cuore per la fatale<\/em><em>\u00a0<\/em><em>perdita del Serenissimo Governo Veneto, in quest&#8217;ultimo sfogo del nostro amore e della nostra fede, con<\/em><em>\u00a0<\/em><em>cui onoriamo le insegne della Repubblica, deh! siaci almeno, o miei cari<\/em><em>\u00a0<\/em><em>concittadini, di qualche conforto il<\/em><em>\u00a0<\/em><em>pensare, che n<\/em><em>\u00e9<\/em><em> le nostre passate<\/em><em>\u00a0<\/em><em>azioni, n<\/em><em>\u00e9<\/em><em> quelle di questi ultimi<\/em><em>\u00a0<\/em><em>tempi hanno dato origine a questo amaro ufficio, che per noi ora di<\/em><em>\u00a0<\/em><em>viene anzi virtuoso. I nostri figli<\/em><em>\u00a0<\/em><em>sapranno da noi, e la storia far<\/em><em>\u00e0<\/em><em> sapere all&#8217;Europa intera, che Perasto<\/em><em>\u00a0<\/em><em>ha sostenuto degnamente sino agli<\/em><em>\u00a0<\/em><em>estremi respiri la gloria del vessillo<\/em><em>\u00a0<\/em><em>Veneto, onorandolo con quest&#8217;atto<\/em><em>\u00a0<\/em><em>solenne, e deponendolo irrigato di<\/em><em>\u00a0<\/em><em>lagrime universali e acerbissime. Esaliamo, miei concittadini, la nostra<\/em><em>\u00a0<\/em><em> disperazione; ma in mezzo a questi<\/em><em>\u00a0<\/em><em> ultimi solenni sentimenti con cui<\/em><em>\u00a0<\/em><em> suggelliamo la gloriosa carriera da<\/em><em>\u00a0<\/em><em> noi percorsa sotto il Serenissimo<\/em><em>\u00a0<\/em><em> Governo Veneto, rivolgiamoci tutti<\/em><em>\u00a0<\/em><em> verso questa amata insegna, e sfoghiamo la nostra afflizione cos<\/em><em>\u00ec<\/em><em>: Oh<\/em><em>\u00a0<\/em><em> vessillo adorato! dopo trecento e<\/em><em>\u00a0<\/em><em> settantasette anni, che ti possediamo senza interruzione, la nostra fede<\/em><em>\u00a0<\/em><em> e il valore nostro ti conserv<\/em><em>\u00f2<\/em><em> sempre<\/em><em>\u00a0<\/em><em> intatto non men sul mare, che ovunque fosti chiamato dai nemici tuoi,<\/em><em>\u00a0<\/em><em>che furono pur quelli della religione.<\/em><em>\u00a0<\/em><em> Per trecento e settantasette anni le<\/em><em>\u00a0<\/em><em>nostre sostanze, il nostro sangue, le<\/em><em>\u00a0<\/em><em>vite nostre ti furono sempre consacrate, e da che tu fosti con noi, e<\/em><em>\u00a0<\/em><em>noi con te, fummo sempre felicissimi, fummo sul mare illustri e vittoriosi sempre. Niuno con te ci vide<\/em><em>\u00a0<\/em><em>mai fuggire, niuno con te ci pot<\/em><em>\u00e8<\/em><em> vincer mai. Se i tempi presenti<\/em><em>\u00a0<\/em><em>infelicissimi per imprevidenza, per<\/em><em>\u00a0<\/em><em>viziati costumi, per dissensioni, per<\/em><em>\u00a0<\/em><em>arbitrii<\/em> <em>illegali offendenti la natura<\/em><em>\u00a0<\/em><em>e il jus delle genti, non ti avessero<\/em><em>\u00a0<\/em><em>perduto in Italia, tue sarebbero state<\/em><em>\u00a0<\/em><em>sempre le nostre sostanze, il sangue,<\/em><em>\u00a0<\/em><em>le vite nostre; e piuttosto che vederti vinto e disonorato il nostro<\/em><em>\u00a0<\/em><em>valore, la fedelt<\/em><em>\u00e0<\/em><em> nostra avrebbero<\/em><em>\u00a0<\/em><em>preferito di restar sepolti con te. Ma<\/em><em>\u00a0<\/em><em>poich<\/em><em>\u00e9<\/em><em> altro a far non ci resta per<\/em><em>\u00a0<\/em><em>te, sia il nostro cuore la tua tomba<\/em><em>\u00a0<\/em><em>onorata, e la nostra desolazione il<\/em><em>\u00a0<\/em><em>tuo pi<\/em><em>\u00f9<\/em><em> grande elogio<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terminato questo discorso, Monsignor Abate ne pronunzi\u00f2 un altro\u00a0sullo stesso soggetto e con sentimento\u00a0eguale. Indi il capitano si lev\u00f2, ed\u00a0afferrato un lembo dello stendardo vi\u00a0pose su le labbra senza le poterne divellere, e ciascuno a gara concorse a\u00a0baciarlo tenerissimamente, irrigandolo\u00a0di calde lagrime. Ma dovendosi una\u00a0volta por fine alla cerimonia dolente,\u00a0si chiusero quelle care insegne in una\u00a0cassa, che l&#8217;Abate colloc\u00f2 in un reliquiario sotto l&#8217;altar maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 fu compito quest&#8217;atto di verace attaccamento, non che gli altri\u00a0uffizi dettati dal cuore, il popolo taciturno usc\u00ec di chiesa, portando in volto l&#8217;impronta della tristezza e dell&#8217;ambascia, contrassegni i pi\u00f9 infallibili\u00a0della procella dell&#8217;animo. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) GIUSTINA RENIER MICHIEL. Origine delle Feste veneziane. (MILANO 1829. Presso gli editori degli annali universali delle scienze e dell&#8217;industria.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Festa della traslazione del corpo di San Marco a Venezia La religione fu sempre di grande\u00a0 aiuto ai Governi, sia per condurre le\u00a0 armate a pericolose ed importanti imprese, sia per soffocare in mancanza\u00a0di leggi le passioni e le discordie della\u00a0plebe, sia per accrescere quello splendore, che gli uomini utili alla patria\u00a0trassero dalle loro azioni, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1949,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[218],"tags":[232,233,155,234],"class_list":["post-1828","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-feste","tag-basilica-di-san-marco","tag-perasto","tag-san-marco","tag-traslazione-del-corpo-di-san-marco"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/tintoretto_domenico_676_trafugamento_del_corpo_di_san_marco.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1828","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1828"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1828\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1942,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1828\/revisions\/1942"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1949"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1828"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1828"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1828"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}