{"id":1791,"date":"2016-03-16T15:54:52","date_gmt":"2016-03-16T15:54:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1791"},"modified":"2020-01-12T15:51:27","modified_gmt":"2020-01-12T15:51:27","slug":"isola-di-santilario-torre-chiesa-e-monastero-di-santilario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1791","title":{"rendered":"Isola di Sant&#8217;Ilario."},"content":{"rendered":"<h3>Isola di Sant&#8217;Ilario. Torre, Chiesa e Monastero di Sant&#8217;Ilario. <em>Chiesa e Monastero distrutti<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia dell&#8217;isola, della chiesa e del monastero <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima che dalla citt\u00e0 di <em>Malamoco<\/em> trasferita fosse la Sede Ducale in Venezia nell\u2019anno 809 gi\u00e0 l\u2019<em>Ordine di San Benedetto<\/em> erasi stabilito in un\u2019isoletta delle venete lagune, dal nome del santo titolare della chiesa ivi fondata volgarmente detta <em>Isola di San Servolo<\/em>. L\u2019epoca della fondazione del monastero, per la mancanza di documenti, non ci \u00e8 palese, e solo si fa dalla <em>Cronaca del Doge<\/em> <strong>Dandolo<\/strong>, che <strong>Angelo Participazio<\/strong>, il primo dei Dogi che risedesse in Rialto, commiserando le ristrettezze, nelle quali per l\u2019angustia delle fabbriche vivevano tanti devoti monaci abitanti in <em>San Servolo<\/em>, don\u00f2 nell\u2019anno 819 a <strong>Giovanni<\/strong> Abbate l\u2019<em>Isola di Sant\u2019Ilario<\/em>, luogo posto negli estremi confini delle lagune, perch\u00e9 ivi con\u00a0numeroso\u00a0stuolo dei suoi monaci potesse pi\u00f9 quietamente servire a Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Imitatore del Padre negli atti di religione <strong>Giustiniano Participazio<\/strong> figlio e successore del sopra lodato <strong>Angelo<\/strong>, lasci\u00f2 per sostentamento dei monaci in pio legato rilevanti rendite, avendo prima anche in vita beneficato il monastero con amplissimi privilegi d\u2019intera esenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avendo poi l\u2019attenzione degli Abbati acquistate al monastero dilatate possessioni nei vicini territori di Padova, e di Treviso, <strong>Pietro<\/strong> <em>Abbate del monastero<\/em> (che era denominato allora con doppio titolo dei <em>Santi Ilario, e Benedetto<\/em>) impetr\u00f2 nell\u2019anno 1110 dall\u2019Imperatore\u00a0 <strong>Enrico V<\/strong>, che con nuovo diploma confermare volesse l\u2019esenzioni tutte, ed i privilegi accordati al monastero da <strong>Carlo<\/strong>, da tre <strong>Ottoni<\/strong>, e da cinque <strong>Enrichi<\/strong> di lui precessori nell\u2019Impero Romano. Avendo poi\u00a0nell\u2019esame dell\u2019antiche carte riconosciuto l\u2019Imperatore, essere state dal Vescovo di Treviso ingiustamente offese le prerogative del monastero, chiamato a se il vescovo l\u2019obblig\u00f2 a lasciare libere all\u2019Abbate tutte le giurisdizioni a lui competenti. Fu poi l\u2019Imperiale diploma d\u2019<strong>Enrico V<\/strong> ad istanza di <strong>Ugerio<\/strong> <em>Abbate<\/em> confermato, ed ampliato nell\u2019anno 1136 da <strong>Lotario<\/strong>, di questo nome III, Imperatore dei Romani, il di cui diploma fu dall\u2019eruditissimo <strong>Conrado Gianningo<\/strong> inserito negli atti di <em>Sant\u2019Ilario Vescovo di Padova<\/em>,\u00a0ove stabilisce, che questo Santo Vescovo di Padova fosse il titolare della chiesa e monastero, posti nelle lagune venete, e che alla visita d\u2019essa chiesa si portasse ogni anno con particolar solennit\u00e0 il Doge e il Senato nella Festa dei\u00a0 Principi degli Apostoli <em>San Pietro e San Paolo<\/em>. Comunque sia la cosa, n\u00e9 della distinzione del Santo titolare, n\u00e9 della pretesa annuale visita fanno menzione veruna gli storici, ed i cronologi, che scrissero abbondantemente delle antiche cose veneziane; e che ci ragguagliano, essere stati in questo monastero sepolti quattro Dogi di veneziani,\u00a0cio\u00e8 <strong>Angelo Participazio<\/strong> donatore\u00a0e fondatore del luogo, <strong>Giustiniano Participazio<\/strong> di lui figlio, <strong>Pietro Candiano<\/strong> di questo nome IV e <strong>Vitale Candiano<\/strong>, il quale dopo un anno e due mesi di Principato vest\u00ec l\u2019abito, e profess\u00f2 la regola di San Benedetto, ed aggravato sentendosi da pericolosa infermit\u00e0 pass\u00f2 a <em>Sant\u2019Ilario<\/em>, ove dopo quattro giorni rese l&#8217;anima a Dio, e fu ivi sotterrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quei medesimi tempi, che per concessioni ed acquisti si rendeva sempre migliore lo stato del monastero, la Repubblica di Venezia dichiar\u00f2 la guerra nell\u2019anno 1144 contro dei padovani, per aver questi in vicinanza del monastero di <em>Sant\u2019Ilario<\/em> introdotto il fiume Brenta con nuovo alveo a danno delle lagune; ma essendosi poco dopo conclusa la pace, rest\u00f2 tra le altre condizioni stabilito, che si dovessero dal Comune di Padova riguardare, e proteggere gli Abbati di <em>Sant\u2019Ilario<\/em> come suoi cittadini, ed a vantaggio del monastero fosse concessa la quarta parte dei noleggi di tutte le barche, che da <em>Noventa<\/em>, villaggio del padovano, navigassero verso Venezia nei mesi di aprile, maggio, ed agosto.(1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grandi peripezie soffersero il borgo ed il <em>monastero di Sant&#8217;Ilario<\/em> dalle continue guerre tra i padovani ed i nostri, in ciascheduna delle quali, sciolti i freni al <em>Brenta<\/em>, irrompeva quel fiume sulle inferiori campagne e le danneggiava altamente. Tuttavia alle guerre si aggiunse nel principio del XI secolo la prepotenza del famoso <strong>Jacopo<\/strong> da <em>sant&#8217;Andrea<\/em> rammentato nell\u2019inferno da <strong>Dante<\/strong>. Figlio era costui della celebre <strong>Speronella<\/strong>, pi\u00f9 volte da noi ricordata, la quale, ad ogni desio mutando marito, sette ne aveva sposati e per la rara bellezza e per le grandi ricchezze funesta cagione era divenuta di molte guerre nella <em>Marca Trivigiana<\/em>. Il figlio quindi sortiva dalla madre i vizi se ereditate ne aveva le ricchezze. Divenuto estremamente prodigo si ridusse all\u2019accatto ed all\u2019assassinio. Assali con una banda di sgherri di notte il <em>monastero di Sant&#8217;Ilario<\/em>, ed involate dalla cassa 10.000 lire, rub\u00f2 i sacri arredi, cacci\u00f2 l\u2019abate, parte dei monaci e sforz\u00f2 gli altri ad eleggersi nuovo abate. A tre successivi abati tocc\u00f2 la medesima sorte, talch\u00e9 l\u2019ultimo impetr\u00f2 dal vescovo di Castello, cui era addetto quel monastero, di potersi ridurre coi monaci a Venezia nella propria <em>abbazia di San Gregorio<\/em>; trasferimento che anche approvava <strong>Innocenzo III<\/strong> (anno 1215). Non pertanto, postosi freno dal governo alle violenze di quel <strong>Andrea<\/strong> tornarono i monaci al chiostro; ma per poco, dacch\u00e9 insorgendo le discordie tra <strong>Federico II<\/strong> imperatore ed il Pontefice <strong>Gregorio IX<\/strong>, protetto dai veneziani, l&#8217;imperatore sdegnato spinse potente esercito ai confini delle laguna nel Padovano, \u00e8 se le valide difese dei nostri non avessero respinti gli imperiali non sarebbe rimasto illeso il <em>monastero di Sant&#8217;Ilario<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per altro punto non valse a quel convento la difesa dei nostri quando nel 1250 la furia del tiranno <strong>Ezzelino<\/strong> veniva ad assaltarlo con grosso numero di tedeschi e vicentini. Bene il doge <strong>Tiepolo<\/strong> sul fatto sped\u00ec suo figlio con numerose truppe a demolire il forte costrutto dal tiranno ed a ricuperare il monastero; ma intanto il monastero ne aveva risentiti i danni, ed i monaci erano un&#8217;altra volta stati costretti a ricoverarsi nella abbazia loro di <em>San Gregorio<\/em> di Venezia. Passata anche tale tempesta tornavano i monaci, n\u00e9 pi\u00f9 risentivano gravi molestie se non nel 1504, in cui vi fu una passeggera contesa con i padovani per costruire un forte protettore delle saline che volevano piantare presso le lagune. Per\u00f2 nel 1519 e nel 1556 si rinnovarono le contese finch\u00e9 nel 1562 il <em>Carrarese<\/em> voleva fare suo <em>Sant&#8217;Ilario<\/em>, e se rientr\u00f2 allora nel dovere, lo assali nondimeno nel 1575 in unione agli Ungheri ed ai Tedeschi, scoppiando indi a poi la guerra Genovese (anno 1579) ad ultima rovina di s\u00ec celebre monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fattasi anche l\u2019aria morbosa, per i gran tagli dati ai vicini fiumi, venne dai monaci abbandonato del tutto. Approfond\u00f2 il terreno per il concorso di tante acque; la laguna arriv\u00f2 fino alle mura del monastero ed un luogo che sino dalle epoche romane aveva abitazioni e frequenza di popolo disparve per le nuove vicende. Difatti le scavazioni fatte nel secolo trascorso attestarono esser in prima col\u00e0 uno strato di fango marino, indi altro di terra cretosa, poi un terzo di terra vegetale con molte radici e rami di quercia, in uno a pavimenti di mosaico, ad olio cinerarie, a monete d\u2019imperatori, ecc. Quell\u2019ultimo piano sta a due piedi e mezzo sotto l\u2019 ordinario livello della marea. Cos\u00ec il tempo, le cose, gli uomini sconvolgono la terra! (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni reperti archeologici provenienti dalla zona di <em>Sant&#8217;Ilario<\/em> si trovano presso il\u00a0 <em>Museo Archeologico Nazionale<\/em> di Piazza San Marco a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Isola di Sant&#8217;Ilario. Torre, Chiesa e Monastero di Sant&#8217;Ilario. 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