{"id":14709,"date":"2017-01-31T16:41:35","date_gmt":"2017-01-31T16:41:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=14709"},"modified":"2026-06-29T05:59:13","modified_gmt":"2026-06-29T05:59:13","slug":"maurizio-galbajo-doge-vii-anni-764-787","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=14709","title":{"rendered":"Maurizio Galbajo. Doge VII. Anni 764-787"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Maurizio Galbajo. Doge VII. Anni 764-787.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raumatosi il clero ed i nobili in assemblea, sul lido di Malamocco, fu eletto doge, nel 704, Maurizio Galbajo, che il Sanudo appella Calbalono. Di questo tutti gli storici fanno menzione, siccome d&#8217;uomo adorno delle pi\u00f9 invidiate ed amabili doti, fra quanti meritarono che fosse loro affidata la sorte di un popolo valoroso ed illustre. Lui uomo di grande ingegno, peritissimo in ogni scienza politica, prudente, chiaro per la integrit\u00e0 del vivere; lui nobile di stirpe, e nobilissimo per incliti fatti; lui ricco di ci\u00f2 tutto era mestieri per rendere felice una gente. Egli possedeva la qualit\u00e0 pi\u00f9 desiderabile in coloro che sono investiti del potere supremo, la moderazione. La sua dolcezza e probit\u00e0 gli conciliarono altissima stima: in somma, fu di quei principi la memoria dei quali non si \u00e8 conservata per splendide gesta, ma per le benedizioni dei popoli. Era lealmente soggetto alle leggi, in guisa che si reputava governato precipuamente dalla ragione e dalla giustizia, e fu giudicato meritevole che gli si levassero dallato i due tribuni. Ci\u00f2 peraltro non \u00e8 detto dal Sagomino, dal Dandolo, dal Giustiniano e dal Sanudo, ma ragionevolmente \u00e8 da altri storici riferito. Finalmente anche ad esso \u00e8 attribuito il titolo d&#8217;Ipato, ma \u00e8 notizia questa tanto poco sicura, quanto meno importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La eccellenza dei suoi portamenti nella cura del governo apparve tosto nel conciliare i cittadini tra loro discordi, frenando con risoluto animo le risse fra Equilio ed Eraclea, e comprimendo la prepotenza dei nobili e la superbia dei popolani. Studi\u00f2 di accrescere i commerci, la navigazione, le industrie, mezzi soli per augumentar la ricchezza delle nazioni. Asseriscono anche gli antichi, avere egli conservata illesa la patria dalle perturbazioni che al suo tempo affliggevano Italia. E questa \u00e8 la vera lezione, non l&#8217;altra dei pi\u00f9 recenti scrittori, che dicono aver egli fornito a Carlo Magno una flottiglia per vincere l&#8217;assediata Pavia; mentre, e nessuno fra gli storici stranieri accennano a questo fatto, e dalle cose accadute coll&#8217;andare degli anni, come vedremo, ci\u00f2 non risulta. Ma ben risulta, avere i Veneziani spedite le barche loro a Pavia, affine di condur vettovaglie all&#8217;esercito, siccome ricorda il Beneventano. E questo fu appunto per ragion di commercio, curato dai Veneziani siccome cosa suprema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;isola di Rivoalto di questi tempi unita per via di ponti colle isolette circostanti, e pi\u00f9 salubre, pi\u00f9 sicura e pi\u00f9 popolata delle altre, mal comportando di essere soggetta al vescovo di Malamocco, chiese di avere un vescovo proprio. La quale domanda essendo paruta giusta al Doge, unitosi al patriarca di Grado Giovanni, convoc\u00f2 il sinodo nazionale nella chiesa di Malamocco, e nominato venne a primo vescovo Obelerio, o Obeliebato, figlio di Encangelo, tribuno di Malamocco, e se ne fiss\u00f2 la sede in Olivolo, isoletta vicina a Rivoalto, dov&#8217;era una vecchia chiesa per avanti edificata e un castello; tantoch\u00e9 fu appellato da prima vescovo Olivolense, e quindi, andato in disuso quel nome all&#8217;isola, assunse, intorno al 1090, il titolo di vescovo Castellano. Tale avvenimento \u00e8 fissato dagli storici pi\u00f9 sinceri all&#8217;anno 776.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 qui ristettero le cure solerti di Maurizio per conservare l&#8217;ordine, e coll&#8217;ordine l&#8217;interna pace, che sorto essendo l&#8217;ambizioso Giovanni, patriarca di Aquileia, contro il patriarca gradense, e tentando spogliarlo dei possedimenti e dei dritti a lui spettanti, suborn\u00f2 i vescovi dell&#8217;Istria, acciocch\u00e9, toltisi dalla soggezione del suo rivale, si dichiarassero dipendenti da lui. Questi lo fecero assai volentieri, massime per essere aiutati dai re Longobardi: laonde il Doge, spediti legati a Roma, ottenne da papa Stefano IV due lettere, una di consolazione pel patriarca di Grado, l&#8217;altra di amara doglianza per quello di Aquileia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;avvenimento per\u00f2 pi\u00f9 importante del ducato di Maurizio \u00e8 l&#8217;associazione al potere, che, con licenza del popolo, egli fece del suo figliuolo Giovanni. Tutti gli scrittori, quale pi\u00f9, quale meno, condannarono questa condiscendenza dei Veneziani siccome debolezza funesta. Imperocch\u00e9, dicono, che tale colleganza, nuova nelle isole, conceduta ai grandi meriti di Maurizio, disegnante il succedituro, e veduta in tanti imperatori romani, fu in progresso di tempo dai succeduti dogi voluta o nel figlio o nel fratello, senza meriti e senza grazia di patrizi, ma per arbitrio di potest\u00e0; onde, per quella trista declinazione delle cose umane, la convenevole condiscendenza divenne poi male politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maurizio godette d&#8217;avere a compagno il figlio negli ultimi nove anni di sua vita; e, nel ventesimoterzo, cio\u00e8 nel 787, lasci\u00f2 nel suo popolo grande desiderio di se. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. &nbsp;Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maurizio Galbajo. Doge VII. Anni 764-787. 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