{"id":14692,"date":"2017-01-31T15:57:54","date_gmt":"2017-01-31T15:57:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=14692"},"modified":"2017-01-31T20:01:04","modified_gmt":"2017-01-31T20:01:04","slug":"orso-ipato-doge-iii-anni-726-737","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=14692","title":{"rendered":"Orso Ipato. Doge III. Anni 726-737"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Orso Ipato. Doge III. Anni 726-737.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orso Ipato, uomo di acuto ingegno e di nobile prosapia, fu dato a successore a Marcello, e primo incominci\u00f2 ad illustrare il nome dei Veneti con splendide imprese, siccome quello che peritissimo in ogni scienza di guerra, si diede allo studio di esercitare la veneziana giovent\u00f9 a trattare le armi, sicch\u00e9 essa, avendo a spettatore e lodatore il proprio Doge acquist\u00f2, colla perizia della navale disciplina, animo pi\u00f9 altero ed indole pi\u00f9 generosa. \u00c8 tosto ne pot\u00e9 dare splendida prova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Imperocch\u00e9 Orso saliva il trono ducale nel punto in cui gravissimi e luttuosi sconvolgimenti si preparavano in Grecia e in Italia per opera dell&#8217; imperatore Leone III l\u2019Isaurico, il quale, appunto nel 720 emanava editto, per tutto l&#8217;impero, contro il culto delle immagini sante, da cui ne nacquero in Oriente quelle ribellioni e quelle zuffe narrate largamente dagli storici bizantini, e nell&#8217; Occidente quella commozione degli animi, e quei tumulti, che partorirono aperta rottura fra l\u2019imperatore e papa Gregorio II dolorosa e lunga a narrarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu allora che Luitprando, re dei Longobardi, veduto il momento propizio d&#8217; incarnare il preconcetto disegno, quello cio\u00e8 di rendersi signore d&#8217;Italia, si strinse in lega col Papa, e s&#8217;impadron\u00ec di Ravenna e della Pentapoli, vale a dire, delle citt\u00e0 di Rimini, Pesaro, Fano, Umana ed Ancona, e di altri luoghi, quantunque non acconsentisse il Pontefice dichiarare scaduto Leone dalla imperiale autorit\u00e0 sopra quelle terre italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presa Ravenna dai Longobardi, l&#8217;esarca Paolo si ricover\u00f2 nelle isole della laguna, unico asilo che gli parve sicuro, attesa I&#8217;amicizia che per ragion dei commerci, passiva fra il greco impero ed i Veneziani: e, giunto, rappresent\u00f2 loro il grave pericolo che la potenza degli invasori minacciava l&#8217;Italia; n\u00e9 potere eglino stessi andarne immuni; imperocch\u00e9 porrebbero i Longobardi in mare la loro flotta, impedirebbero i commerci, dominerebbero su tutte le spiagge, su tutti i porti: tornare quindi ai Veneziani salute, se rimettessero l&#8217;esarca in seggio ; perciocch\u00e9 otterrebbero dall&#8217; Augusto maggiori concessioni e privilegi pi\u00f9 ampi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole di Paolo fecero che molti, e fra questi il Doge, si inchinassero al partito proposto; nel mentre che altri si opponevano, ricordando i recenti trattati con Liutprando, il rischio d&#8217;incorrere nella nimicizia di questo, e quindi la guerra a cui si andrebbe incontro; ed opinavano di rimanere neutrali, e per tal modo potere ancor francamente esercitale i loro commerci, ricchezza e fortezza della repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sennonch\u00e9, prevalendo la prima opinione, avvalorata dagli eccitamenti del Doge, di animo bellicoso, si statu\u00ec di recarsi al ricuperamento di Ravenna. E perch\u00e9 non trapelasse al di fuori il convenuto, si simul\u00f2 che l&#8217;esarca fosse cacciato dalle Lagune e si ritirasse ad Imola; ove, giunto infatti, raccolse una mano di gente, e comparve sotto le mura di Ravenna, allora bagnate dal mare; mentre i Veneziani, usciti sull&#8217;imbrunire del giorno dall&#8217;estuario, si presentarono, sul romper dell&#8217;alba, dinanzi al porto della citt\u00e0 stessa. La quale fu improvvisamente assalita per terra e per mare ad un tempo, fulminando i nostri entro di essa il terribile fuoco greco, e poscia, improvvisato un ponte di barche, scalarmi le mura. L&#8217; esarca per\u00f2 fu respinto dai Longobardi, accorsi alla riscossa, onde egli, girato il fianco, si un\u00ec agli incalzanti Veneziani, che gi\u00e0 tenevano le\u00a0 mura; ed Orso, guadagnato tanto spazio in citt\u00e0 da ordinare scelta schiera di genti serrata a forma di carro, divise il grosso corpo dei nemici, e li sgomin\u00f2, invadendo quindi le vie e le piazze, attalch\u00e9 a nulla valsero i sopraggiunti Longobardi, che sopraffalli e vinti rimasero. Per tal modo la vittoria riesci completamente gloriosa, rimanendo sul campo Peredeo, duca di Vicenza, e cattivo Ildebrando, nipote dello stesso re longobardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il soccorso prestato dai Veneziani nel ricuperamento di Ravenna valse loro per ottenere altri privilegi commerciali, e al Doge il titolo d&#8217;Ipato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sennonch\u00e9, tornati alla patria, si ridestarono nelle isole le guerre civili fra Equilio ed Eraclea, ed in una zuffa sanguinosa Orso cadde trafitto; dicendo per\u00f2 altri, che venne assassinato nella propria casa. Alcuni storici attribuiscono ad Orso medesimo la cagione di tali sommovimenti, appuntandolo di carattere altero, di natura orgoglioso e salito in orgoglio per la narrata impresa condotta da lui a lieto fine; e s\u00ec che venne a fastidio dei concittadini, che si vedevano trattati a modo di sudditi. Comunque sia la cosa per\u00f2, questo Doge per\u00ec miseramente, sebbene meritevolissimo di aver resa la\u00a0 patria forte e gloriosa. Tanto accadde l\u2019anno 737.\u00a0 (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. \u00a0Venezia MDCCCLXI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Orso Ipato. Doge III. Anni 726-737. 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