{"id":14558,"date":"2017-01-30T16:06:50","date_gmt":"2017-01-30T16:06:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=14558"},"modified":"2026-02-28T13:17:53","modified_gmt":"2026-02-28T13:17:53","slug":"famiglia-tiepolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=14558","title":{"rendered":"La famiglia Tiepolo"},"content":{"rendered":"<h3>La famiglia Tiepolo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deriva la casa <strong>Tiepolo<\/strong> dalla genti romana <em>Villia de Tapis<\/em> o <em>Tapuli<\/em>, secondo quanto argomenta <strong>Jacopo Zabarella<\/strong> nel suo <em>Trasea Peto<\/em>, dove fa menzione di <strong>Tito Villio<\/strong> senatore romano, padre di <strong>Lucio Villio Tapio<\/strong>, che fu pretore della Sicilia, l&#8217;anno di Roma 555, e di <strong>Publio Villio Tapio<\/strong>, gi\u00e0 edile, pretore e poi console. Alcuni di questa famiglia, da Roma passarono con le colonie in Rimini, e vi fiorirono in guisa che ottennero di quella citt\u00e0 il principato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 in Rimini soltanto, ma in Atene anche vissero nobilmente i progenitori della casa <strong>Tiepolo<\/strong>, come aggiungono altri scrittori accennati dal <strong>Cappellari<\/strong>. Per le molteplici incursioni poi dei barbari in Italia, i <em>Villii Tapuli<\/em>, lasciata Rimini, si ricoverarono nelle isole della Venezia, e vi fermarono stanza; e nei primordi del loro giungere si appellarono <strong>Tepuli<\/strong>, e poi corrottamente <strong>Tiepoli<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Frescot<\/strong>, nei suoi <em>Pregi della nobilit\u00e0 veneta<\/em>, e <strong>Pier Antonio Motti<\/strong>, nel suo <em>Mavors<\/em>, del pari attribuiscono a questa famiglia origine romana; ed il <strong>Malfatti<\/strong>, e con esso lui tutti i veneti cronacisti la dicono giunta da Rimini nelle venete isole. Quindi si annovera fra le dodici antiche case chiamate apostoliche, le quali costituirono primamente il corpo della nobilt\u00e0 patrizia, e i di lei membri sostennero pi\u00f9 volte il tribunato, e votarono nella elezione del primo doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Signoreggiarono i <strong>Tiepoli<\/strong> l&#8217;<em>isola di Veglia<\/em> con altri luoghi della Dalmazia, ed anche ebbero il possesso delle due altre isole <em>Scopulo<\/em> e <em>Schiato<\/em> nell&#8217;Arcipelago, dalla prima delle quali deriv\u00f2 il soprannome di Scopolo che ebbe il nostro doge, giusta la testimonianza di <strong>Andrea Dandolo<\/strong>, nella sua <em>Cronaca<\/em>, e di <strong>Lorenzo Pignatoria<\/strong>, nelle sue <em>Notizie istoriche alla Gerusalemme del Tasso <\/em> soprannome che pur conservava <strong>Boemondo<\/strong>, o <strong>Bajamonte Tiepolo<\/strong>, come accenna <strong>Giovanni Villani<\/strong>, nel libro IX delle sue <em>Storie<\/em>, appunto perch\u00e9 aveva egli il possedimento delle due isole dette, le quali gli furono confiscate in occasione della congiura da lui tramata coi <strong>Querini<\/strong>, siccome narra <strong>Andrea Navagero<\/strong>, intorno a cui si veda l&#8217;opera del&nbsp; <strong>&nbsp;Cicogna<\/strong>: <em>Le Inscrizioni Veneziane<\/em>. Eresse questa casa, e restaur\u00f2 parecchie venete chiese, tra le quali quella di San Pietro di Castello e di San Benedetto; ed in molte altre poi si vedono monumenti e memorie cospicue della sua piet\u00e0 e magnificenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il doge<strong> Jacopo Tiepolo<\/strong>, ebbe a padre <strong>Lorenzo<\/strong>, e nel 1205 fu uno degli elettori del doge <strong>Pietro Ziani<\/strong>, e quindi duca di <em>Candia<\/em>, il primo che con tale titolo governasse quell&#8217;isola. Sollevatisi quei popoli, ed assalito nel proprio palazzo, corse rischio di perder la vita, in guisa che per salvarsi fu costretto indossare vesti femminee, e per una fune calarsi dalle mura, correndo a rinchiudersi nella fortezza di <em>Temene<\/em>. Gli aiuti speditigli dalla Repubblica lo posero in grado di riprender l&#8217;offensiva, ed, ottenute due vittorie, riprese Candia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo di ci\u00f2 ritornava in patria, e veniva surrogato da <strong>Paolo Quirini<\/strong>. Indi fu podest\u00e0 di Costantinopoli e capitano dell&#8217;armata che pass\u00f2 in Terra santa, almeno da quanto dice il <strong>Cappellari<\/strong>. Nel 1224 fu podest\u00e0 di Treviso, e in tale grado lo vediamo firmare la pace fra i Trevigiani ed il patriarca d&#8217;Aquileia. Tornava a Costantinopoli siccome podest\u00e0, e nel 1224 col\u00e0 si ritrovava nel momento in cui vi dimorava <strong>Pietro di Courtenay<\/strong>. Nel 1227 fu nuovamente eletto podest\u00e0 di Treviso, e come tale giur\u00f2, in un congresso tenutosi in Verona, la rinnovazione della Lega Lombarda. Era tuttavia in quella carica nel 1229, quando fu eletto doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu il <strong>Tiepolo<\/strong> sapiente giureconsulto, prode nell&#8217;armi, sagace nei consigli e profondamente religioso. Ebbe due mogli: la prima morta nel 1240; la seconda <strong>Valdrada<\/strong> della casa dei Normanni, figlia di <strong>Tancredi<\/strong>, re di Sicilia; ma, secondo alcuni, men\u00f2 a moglie, prima una sorella di <strong>Marco Storlado<\/strong>, poi una figlia di un principe di Dalmazia. Da queste mogli ebbe quattro figliuoli ed una figlia: il primo, <strong>Pietro, <\/strong><em>conte d&#8217;Ossaro<\/em> e cavaliere, gi\u00e0 podest\u00e0 di Treviso, nel 1236; poi di Milano, nel 1237, e che superiormente vedemmo tratto a morte per ordine dell&#8217;imperatore <strong>Federico II<\/strong>; il secondo, <strong>Lorenzo<\/strong>, poi doge dopo <strong>Rinieri Zeno<\/strong>; il terzo, <strong>Andrea<\/strong>, eletto, nel 1239, capitano della flotta spedita in aiuto dei Genovesi in Puglia ed al ricupero di Pola e di Zara; il quarto, <strong>Giovanni<\/strong>, capitano nel 1236 della flotta spedita in favore di papa <strong>Gregorio IX<\/strong> e contro <strong>Federico II<\/strong>, fu conte di Ossaro e di Ragusi, e sostenne altre cospicue cariche e podestarie. La figlia, da ultimo, ebbe nome <strong>Marina<\/strong>, ed impalm\u00f2 <strong>Bartolomeo Gradenigo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Sanudo<\/strong> e parecchi altri cronacisti segnano, al d\u00ec 2 maggio 1249, la rinunzia al ducato di doge <strong>Tiepolo<\/strong>. Il <strong>Romanin<\/strong> la suppone accaduta il di 20 del mese stesso, perch\u00e9 dice parergli altrimenti troppa la distanza di tempo corsa fra essa rinunzia e la elezione del nuovo doge <strong>Marin Morosini<\/strong>, avvenuta il d\u00ec 13 del giugno susseguente. Ma considerare doveva, che fra la rinunzia dell&#8217;uno e in esaltazione dell&#8217;altro doge, non pass\u00f2 che soli quarantadue giorni, spesi nello stabilire la nuova forma di elezione da seguirsi, come diremo, nel rivedere e correggere la <em>Promissione ducale<\/em>, e nel sindacare la condotta del doge cessato, per darne lode o biasimo; ufficio codesto, che per la prima volta doveva compiersi dalli tre Inquisitori instituiti ducando il <strong>Tiepolo<\/strong> stesso. Il <strong>Litta<\/strong> poi, non sappiamo su qual fondamento, dice che la rinunzio ebbe luogo il d\u00ec 7 giugno, e che la morte del <strong>Tiepolo<\/strong> accadde il giorno 19 del luglio susseguente; cosa quest&#8217;ultimo contraddetta dalla inscrizione sepolcrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il doge<strong> Lorenzo Tiepolo<\/strong>, figlio del doge <strong>Jacopo<\/strong>, fu eletto, nel 1236, capitano generale dell&#8217;armata contro i Genovesi, coi quali combatt\u00e9 vittoriosamente ad <em>Acri<\/em>, facendo altre imprese segnalate, siccome \u00e8 detto a suo luogo. Fu signore di <em>Veglia<\/em> nella Dalmazia, e nel 1264 era podest\u00e0 di Treviso, e l&#8217;anno appresso di Padova. Essendo nella stessa qualit\u00e0 a Fano, nel 1267, veniva innalzato al grado supremo della sua patria, sicch\u00e9 il Senato mand\u00f2 ivi a levarlo dieci oratori con quattro galee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbe due mogli, la prima <strong>Agnese Ghisi<\/strong>; la seconda <strong>Marchesina<\/strong>, figlia di <strong>Boemondo di Brienne<\/strong>, re di Rascia o Servio. Abitava nella contrada di Santo Agostino, giusta il cronacista <strong>Martino da Canale<\/strong>. Ebbe due figli. Il primo, Pietro, che, nel 1275, era conte di Ragusi, e fu ammogliato dal padre con ricca e nobile donna vicentina. Il secondo, <strong>Jacopo<\/strong>, chiaro per imprese guerriere, ed oratore a vari principi e s\u00ec caro al popolo per le sue virt\u00f9, che morto il doge <strong>Giovanni Dandolo<\/strong> venne acclamato principe egli stesso. Sennonch\u00e9, vero repubblicano, sapendo non essere questa la via regolare per salire a si alto grado, celatamente fugg\u00ec e si nascose nella sua villa di <em>Marocco<\/em>, dove in abito sconosciuto tanto si trattenne, finch\u00e9 venne eletto legittimamente <strong>Pietro Gradenigo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impalm\u00f2 una figliuola di <strong>Stefano<\/strong> conte di <em>Tra\u00f9<\/em> e balio di Dalmazia e di Croazia, la quale gli port\u00f2 in dote molte terre e castella nella Schiavonia. Per la qual cosa, volendo la Repubblica impedire queste illustri parentele nella famiglia del doge, morto <strong>Lorenzo<\/strong> suo padre, nella promissione ducale proib\u00ec ai figliuoli del principe questi illustri maritaggi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innalzavano anticamente per arme i <em>Tiepoli<\/em> un castello con due torri di argento in campo azzurro, che mutarono poi per pubblico decreto del dicembre 1310, in occasione della congiura, in un corno di bufalo d&#8217;argento in campo azzurro; corno che il <strong>Frescot<\/strong> ed altri scrittori appellano <em>striscia d&#8217;argento ravvolta in forma di corno ducale<\/em>. Quindi sotto il ritratto del doge <strong>Jacopo Tiepolo<\/strong>, come sotto quello di <strong>Lorenzo<\/strong> suo figlio, e sull&#8217;urna che serra le ossa d&#8217;entrambi, per testimonianza del cronacista creduto <strong>Daniel Barbaro<\/strong>, fu mutato nel nuovo l&#8217;antico scudo a quel tempo, ed il segno di tal cambiamento si scorge tuttavia nell&#8217;urna ora detta, cosa rilevata prima di noi dall&#8217;illustre <strong>Cicogna<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri quattro scudi diversi reca il <strong>Coronelli<\/strong>, nel suo <em>Blasone<\/em>, inquartati o divisi in vario modo, ma per\u00f2 non usati comunemente dai <em>Tiepoli<\/em>. Il <strong>Litta<\/strong> poi, nella sua opera: <em>Le Famiglie illustri d&#8217;Italia<\/em>, uno scudo offerse dei <em>Tiepoli<\/em>, che non fu mai proprio di loro, vale a dire, diviso in due parti, nella superiore delle quali \u00e8 un corno ducale in campo celeste, e nella inferiore un castello d&#8217;argento con due torri di forma diversa dall&#8217;antica, in campo azzurro. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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